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RACCONTI BIBLICI PER RAGAZZI (Testo e immagini)

Ultimo Aggiornamento: 08/06/2017 15:33
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17/01/2017 19:34
 
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continuazione da pag.1


   
1
GESU’ NELLA SINAGOGA Marco 1
E’ sabato, giorno di festa per gli Ebrei. Nessuno lavora, perché quel­lo è il giorno della settimana com­pletamente dedicato a Dio. Al mat­tino tutti si recano nella sinagoga, la casa della preghiera. Là si legge la sacra scrittura, cioè la Bibbia: per esempio i libri con gli insegnamenti di Mosè, o gli scritti dei profeti. Poi, tra gli uomini presenti, chi vuole può spiegare e commentare quello che è stato letto. Anche Gesù con alcuni discepoli va nella sinagoga e dopo la lettura si alza per dare la spiegazione.








 
2
GESU’ E L’INDEMONIATO Marco 1
Un giorno, nella sinagoga di Cafar­nao, Gesù spiegava la sacra scrittu­ra, cioè la Bibbia, con sicurezza e autorità. La gente che ascoltava era meravigliata del suo insegnamento. A un certo punto, però, il discor­so di Gesù viene interrotto. Un uomo, un pover'uomo di cui il de­monio si era impadronito, si mette a gridare: «Che fai qui, Gesù di Naza­ret? Che vuoi da me? Sei forse ve­nuto a rovinarmi? Io so chi sei: tu sei il Santo mandato da Dio!» Gesù allora si rivolge al demonio che era in quell'uomo, lo sgrida e gli dice: «Taci tu, ed esci da que­st'uomo!» A quelle parole il demo­nio tenta di ribellarsi, e scuote e fa gridare il pover'uomo. Infine lo la­scia e se ne va. L'uomo torna tran­quillo: è guarito! In tutti i presenti lo stupore au­menta, e quando escono dalla sina­goga vanno a raccontare a tutti: «Abbiamo visto cose straordinarie! Gesù insegna con autorità, non come i maestri della legge. Gesù comanda anche agli spiriti maligni, ed essi gli obbediscono!» Ben presto queste parole si dif­fondono in tutta la regione della Galilea, e tutti sentono parlare di Gesù di Nazaret.





3
GESU’ GUARISCE LA SUOCERA DI PIETRO Marco 1
Nella sinagoga di Cafarnao, un giorno di sabato, Gesù aveva spie­gato la legge del Signore e aveva guarito un pover'uomo di cui il de­monio si era impadronito. Ora Gesù esce dalla sinagoga e con i suoi discepoli va nella casa di Simone Pietro, dove abita. La suocera di Simone Pietro è a letto con la febbre. Gesù si avvicina alla donna, la prende per mano e la fa alzare. Subito la febbre sparisce, la donna è guarita! Ella si mette al­lora a preparare il pranzo a Gesù e agli altri discepoli.








 
4
GESU’ GUARISCE MOLTI MALATI Marco 1
Quando il sole comincia a calare e non fa più così caldo, alla porta del­la casa di Pietro a Cafarnao comin­cia a venire gente. La fama di quel­lo che è accaduto al mattino nella sinagoga, quando Gesù ha liberato un pover'uomo posseduto dal de­monio, si è sparsa, e molti vengono a cercare Gesù perché guarisca le loro malattie, o portano i loro cari che non possono venire da soli. La gente via via aumenta. Gesù non respinge nessuno. Im­pone le mani e guarisce paralitici, ciechi e indemoniati.







 
   
5
DOV’E’ GESU’ Marco 1
E’ mattina: molta gente si affolla presso la casa di Pietro a Cafarnao, dove Gesù abita. Tutti vogliono che Gesù guarisca le loro malattie, li li­beri dagli spiriti maligni. Pietro apre la porta e fa entrare questi uomini pieni di speranza. Poi va a chiamare Gesù, ma il suo letto è vuoto. Dev'essere uscito quando era ancora buio, se nessuno se ne è accorto. Dove sarà andato? Pietro e gli altri discepoli rifletto­no un poco, poi capiscono: cono­scono il loro Maestro, e sanno dove devono andare a cercarlo. Pietro e i discepoli escono, e van­no in un luogo solitario, su per la collina. E qui trovano Gesù, in gi­nocchio in preghiera. Gesù è a col­loquio con il Padre suo che sta nei cieli. Pietro e i compagni lo chiama­no: «Vieni! Tutti ti cercano!» Ma Gesù risponde: «Andiamo nei villaggi vicini, in modo che possa portare il mio messaggio anche là. Per questo infatti io sono venuto: devo occuparmi anche di loro!» E ricomincia così un'altra giorna­ta di Gesù. Egli si mette in viaggio per tutta la Galilea, seguito dai discepoli, e pre­dica nelle sinagoghe, guarisce i ma­lati e scaccia gli spiriti maligni.





 
6
CHI E’ IL PIU’ GRANDE? Matteo 18
Un giorno i discepoli si avvicinaro­no a Gesù e gli chiesero: «Chi è il più grande nel regno dei cieli?» Gesù chiamò accanto a sé un bambino, lo mise in mezzo a loro e disse: «Vi assicuro che se non cam­bierete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Chiunque diventerà piccolo come questo bambino, quello sarà il più grande nel regno dei cieli, che è la casa del Padre mio e Padre vostro». Aggiunse Gesù: «Io amo i bambi­ni. Chi, per amore mio, accoglie e ama un bimbo, accoglie e ama me».







 
  7
L’UCCISIONE DI GIOVANNI BATTISTA Marco 6
Giovanni Battista diceva a tutti quello che era giusto e quello che era sbagliato. E lo diceva anche al re. Re della Galilea era a quel tempo Erode Antipa, figlio di quell'Erode che aveva cercato di fare morire il bambino Gesù. Erode Antipa aveva sposato Ero­diade, la moglie di suo fratello, e ciò era male agli occhi del Signore. Gio­vanni lo aveva più volte rimprovera­to per questo, ed Erodiade aveva giurato di vendicarsi. Per questo Gio­vanni era stato messo in prigione. Un giorno Erode aveva invitato a una festa i personaggi più importan­ti del regno. A un certo punto della festa la figlia di Erodiade, una fan­ciulla di nome Salomè, entrò nella sala e si mise a danzare. Danzava così bene, che il re Erode le disse: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò!» Spinta dalla madre, Salome' rispose: «Voglio che tu mi dia subito la testa di Giovanni Battista». Erode si rattristò. Non avrebbe voluto fare uccidere Giovanni, ma poiché aveva giurato davanti a tutti gli invitati, chiamò una guardia e le ordinò di andare ad uccidere Gio­vanni Battista. Fu così che il corag­gioso profeta subì il martirio.



 
8
IL RICCO E LA PECCATRICE Luca 7
Un uomo ricco di nome Simone un giorno invitò Gesù a pranzo. Men­tre erano a tavola, entrò nella casa una donna che tutti conoscevano per i suoi molti peccati. Teneva in mano un vasetto di profumo. Silen­ziosamente, la donna si avvicinò a Gesù, si rannicchiò ai suoi piedi e si mise a piangere. Le sue lacrime ba­gnavano i piedi del Maestro, ed ella li asciugava con i suoi capelli e li co­spargeva di profumo. Al vedere ciò, il padrone di casa pensò: «Dicono che questo Gesù sia un profeta; ma si vede che non è vero, altrimenti saprebbe che quella donna è una peccatrice e non si lascerebbe toccare da lei». Ma Gesù, che legge anche il pen­siero, gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». «Di' pure, Maestro» rispose l'altro. E Gesù riprese: «Un tale aveva prestato cinquecento de­nari a un uomo e cinquanta a un altro. Poiché essi non avevano il mezzo di restituirglieli, condonò il debito a tutti e due. Chi dei due pensi che lo amerà di più?» Simone rispose: «Suppongo, quello al quale ha condonato di più». «Hai detto bene» disse Gesù. Poi, volgendosi verso la donna, continuò: «Vedi questa donna? Tu non mi hai accolto in casa tua fa­cendomi lavare i piedi, come si usa fare con gli ospiti. Ella invece mi ha bagnato i piedi con le sue lacrime, e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato il bacio di saluto. Ella invece da quando sono entrato non ha smesso di baciarmi i piedi. Tu non mi hai versato profumo sul capo. Ella invece mi ha cosparso di profumo i piedi». Concluse Gesù: «Questa donna ha commesso molti peccati, ma tutti le sono perdonati, perché con il suo comportamento ha dimostrato di amarmi molto». E, rivolgendosi alla donna, le disse: «Io ti perdono i tuoi peccati: va' in pace».

 
9
I FRATELLI DI GESU’ Marco 3
Un giorno Gesù entrò in una casa e una gran folla gli si raccolse intorno. Giunse allora la madre di Gesù con alcuni parenti, ma non riusciva ad entrare in casa a causa della folla che stava intorno a Gesù. Qualcuno avverti Gesù: «Sono arrivati tua madre e i tuoi parenti. Sono fuori e ti cercano». Gesù allora, rivolto alla folla dei presenti, disse: «Vi assicuro che chi ascolta la parola di Dio e la mette in pratica, è come se fosse mio fratel­lo, o mia sorella, o mia madre. Ed io li amo altrettanto».





 
10
IL FIGLIO DELLA VEDOVA Luca 7
Gesù si recò un giorno in un villag­gio chiamato Nain. Lo accompa­gnavano i suoi discepoli, e una gran folla lo seguiva. Era ormai alle prime case del vil­laggio, quando incontrò un funera­le: sopra una portantina, come allo­ra si usava, era disteso il corpo di un ragazzo, unico figlio di sua ma­dre, che era vedova. La povera donna, rimasta sola, seguiva i portatori, ed erano con lei numerosi compaesani. Vedendola, il Signore Gesù ne ebbe compassio­ne e le disse: «Non piangere!» Si avvicinò poi alla portantina, la toccò e così fece fermare i portatori. Allora Gesù, rivolto al morto ada­giato sulla portantina, disse: «Ragaz­zo, dico a te, alzati!» A quelle parole il ragazzo si levò, si mise a sedere e cominciò a parlare. Gesù lo prese per la mano e lo affidò alla madre. Di fronte al miracolo strepitoso di un morto richiamato in vita, tutti i presenti rimasero sbigottiti e si mise­ro a lodare Dio dicendo: «Dio ha vi­sitato il suo popolo, mandando tra noi un grande profeta!» Essi non avevano ancora com­preso che Gesù non era soltanto un profeta: egli stesso era Dio!

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17/01/2017 19:40
 
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11

LA COLLERA E LA PACE Matteo 5

Un giorno Gesù diede questo inse­gnamento, a proposito di come si deve trattare chi offende o fa del male. Disse: «Conoscete il coman­damento che dice "Non uccidere. Chi uccide un altro uomo sarà por­tato davanti al giudice." Ma io vi dico che anche chi va in collera contro il suo prossimo sarà portato davanti al tribunale di Dio. «Perciò, se stai portando un'offer­ta all'altare di Dio e ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, va' a fare pace con lui. Poi torna, e incomincia la tua preghiera».








 
12
LA PECORELLA SMARRITA Luca 15
Disse Gesù un giorno: «Se un uomo ha cento pecore e ne perde una, non dice: "Pazienza, me ne re­stano novantanove". Invece lascia le novantanove al sicuro e parte alla ricerca di quella smarrita, finché non l'ha trovata. E quando l'ha tro­vata, se la mette sulle spalle e torna a casa, poi chiama i vicini e gli amici e dice: "Fate festa con me, perché ho ritrovato la mia pecorella!" «Così nel regno dei cieli si fa gran festa per ogni peccatore che ascolta l'invito di Dio, cambia vita e torna ad essere suo amico».







 
13
UNA DONNA TOCCA IL MANTELLO DI GESU’ Marco 5
C'era una donna che da dodici anni soffriva di perdite di sangue. Aveva cercato in ogni modo di guarire. Si era rivolta a molti medici spenden­do tutti i suoi soldi, ma tutto era sta­to inutile. Un giorno ella sentì parlare di Gesù e dei molti miracoli che face­va guarendo gli ammalati. Allora la donna pensò: «Bisogna che vada da lui. Se riuscissi anche soltanto a toccargli il mantello, sono sicura che guarirei». Andò a cercare Gesù, e lo trovò, come spesso accadeva, circondato dalla folla, che lo pressava da ogni parte. A fatica, pian piano la donna riuscì a passare attraverso la folla, fino a toccare il mantello di Gesù. Subito la perdita di sangue cessò, ed ella si rese conto di essere im­provvisamente guarita. Gesù in quel momento si voltò e chiese: «Chi mi ha toccato?» I disce­poli osservarono: «Vedi che folla ti si stringe intorno! Come puoi chie­dere chi ti ha toccato?» Ma Gesù sapeva di quel tocco speciale, e quando la donna, tutta timorosa, gli si inginocchiò davanti come a chiedere perdono del suo gesto, egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata: va' in pace».





 
14
LA PERLA PREZIOSA Matteo 13;5
Un giorno Gesù descrisse in questo modo il regno dei cieli: «Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose. Un giorno trova una perla di grande valore: al­lora va a vendere tutto quello che possiede per comprarla». Un'altra volta Gesù diede questo insegnamento: «Vi è stato detto di non giurare il falso, e di mantenere quello che avete giurato. Ma io vi dico: non dovete giurare mai. Dite semplicemente sì quando è sì, no quando è no. Le parole dette in più vengono dal diavolo».







 
15
LA LEGGE DI DIO Matteo 5
Un giorno Gesù disse: «Vi assicuro che fino a quando ci sarà il cielo e la terra, ci sarà sempre la legge di Dio. Della legge di Dio non sarà abolita nemmeno una parolina, Ànzi, nemmeno una virgola! «Perciò chi non osserva i coman­damenti della legge di Dio, anche il più piccolo, e insegna agli altri a fare come lui, sarà il più piccolo nel regno di Dio. «Al contrario, chi mette in pratica tutti i comandamenti della legge di Dio e li insegna agli altri, sarà gran­de nel regno di Dio». 








 
16
UNA MANDRIA DI PORCI NEL LAGO Matteo 8
Gesù giunse un giorno nella regio­ne dei Gadareni, e prima che en­trasse in città gli vennero incontro due uomini posseduti dai demoni. I due poveri disgraziati erano molto agitati: i demoni li facevano agire come matti furiosi, tanto che nessuno poteva più passare per quella strada, perché essi saltavano addosso a tutti. Quando videro avvicinarsi Gesù, che era accompagnato dai suoi di­scepoli, i demoni parlarono per bocca di quei due uomini e dissero: «Che cosa vuoi da noi, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci?» Essi sapevano che Gesù avrebbe guarito i due uomini, cacciando via da loro i diavoli. Poco lontano c'era al pascolo una numerosa mandria di porci. Allora i demoni dissero a Gesù: «Se ci scacci di qui, almeno mandaci in quella mandria». «Andate» disse loro Gesù, ed essi uscirono dal corpo dei due uomini, entrarono in quello dei porci e li spinsero a precipitarsi nel lago, dove morirono. I due uomini furono guariti, men­tre i mandriani corsero in città tutti meravigliati e raccontarono a tutti il miracolo degli indemoniati e dei porci annegati nel lago.




 
17
FARE IL BENE IN SEGRETO Matteo 6
Un giorno Gesù disse: «State atten­ti: non dovete fare il bene allo sco­po di essere visti e ammirati dagli altri, altrimenti non avrete alcuna ri­compensa dal Padre vostro che sta nei cieli. «Dunque, quando dai qualcosa ai poveri, non farlo sapere a tutti; chi lo fa per essere lodato dalla gente, ha già ricevuto la sua ricompensa. Invece, quando aiuti qualcuno, non farlo sapere neppure ai tuoi amici. Dev'essere un segreto: e il Padre tuo, che vede anche ciò che è na­scosto, ti darà il premio».






 
18
IL GRANDE BANCHETTO Luca 14
Un giorno Gesù raccontò questa parabola: «Un signore invitò molti suoi amici a casa sua, e aveva pre­parato per loro un grande banchet­to. Tutto era pronto, quando gli in­vitati cominciarono a scusarsi. «"Ho comprato un campo e devo andare a vederlo" disse uno. «Ho comprato cinque paia di buoi e devo andarli a provare" dis­se un altro. «"Mi sono appena sposato, non posso venire" disse un terzo. «Allora quel signore disse ai suoi servi: "Andate per le piazze e le strade della città, e portate qui i po­veri, i ciechi e gli zoppi". «Quando poi gli dissero che c'era ancora posto, quel signore aggiun­se: "Cercatene altri, magari lungo le siepi. Voglio che la mia casa sia pie­na. E vi assicuro che nessuno di co­loro che hanno rifiutato il mio invito gusterà la mia cena"». Con questa parabola Gesù ha voluto parlare del paradiso, che è un luogo dove si fa festa come ad un grande banchetto. Quel signore che ha imbandito il banchetto è Dio. Egli invita tutti, ed è una grave responsabilità rifiutare il suo invito. Niente vale di più che entrare a fare festa per sempre nella casa di Dio.




 
19
AMATE I VOSTRI NEMICI Matteo 5
Un giorno Gesù diede questo mera­viglioso insegnamento a proposito dei nemici, cioè di coloro che offen­dono o fanno del male agli altri. Disse Gesù: «Non vendicatevi contro chi vi fa del male. Se qualcu­no ti dà uno schiaffo, tu presentagli l'altra guancia. Se uno vuol prender­ti il vestito, tu dagli anche il mantel­lo. Amate i vostri nemici, pregate per loro. In questo modo sarete figli del Padre vostro che è nei cieli. Egli in­fatti fa sorgere il sole sui cattivi come sui buoni, e fa piovere su chi fa il bene e su chi fa il male».








 
20
GESU’ RISUSCITA LA FIGLIA DI GIAIRO  Marco 5
Un uomo di nome Giairo si avvici­nò un giorno a Gesù e gli si gettò ai piedi dicendo: «La mia bambina è in fin di vita. Vieni a imporle le mani, perché guarisca e viva!» Gesù si mosse per andare con lui. Per via incontrarono un servo di Giairo, che disse: «Non è più neces­sario disturbare il Maestro: tua figlia è morta!» Giairo stava per scoppiare a pian­gere, ma Gesù gli disse: «Non teme­re, continua solo ad avere fede!» Giunti alla casa di Giairo, Gesù disse alla gente che piangeva: «Perché piangete? La fanciulla non è morta, ma dorme!» Al sentirlo parlare così, i presenti rimasero stupiti. Ma Gesù mandò fuori tutti, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e i suoi tre di­scepoli Pietro, Giacomo e Giovan­ni, ed entrò nella stanza dove avevano adagiato il corpo della ragaz­za morta. Gesù si avvicinò a lei, le prese la mano e disse: «Talità kum», che si­gnifica: «Fanciulla, te lo dico io, al­zati!» Subito, a quelle parole, la fanciul­la si alzò e si mise a camminare. Aveva dodici anni, ed era ritornata in vita per opera di Gesù.  




 
 
21
COME AGNELLI IN MEZZO AI LUPI… Matteo 10
Gesù si spostava da un villaggio al­l'altro ad annunciare la buona novel­la, ma non poteva giungere dapper­tutto. Mandò allora in alcuni villaggi i suoi discepoli, dopo averli istruiti così: «Annunciate il regno di Dio, ma non procuratevi monete d'oro o d'argento, o di rame per questo!» Disse ancora Gesù: «Io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi: voi siate prudenti come i serpenti, e sem­plici come le colombe. Ma non ab­biate paura! Chi accoglie voi, acco­glie me. E chi accoglie me, accoglie il Padre che mi ha mandato!»






 
22
LA PARABOLA DEL SERVO SPIETATO Matteo 18
Un giorno Pietro chiese a Gesù: «Tu dici che dobbiamo perdonare chi ci offende o ci fa del male. Ma quante volte dovrò perdonare una stessa persona? Fino a sette volte?» «Settanta volte sette, se necessa­rio» rispose Gesù. E per spiegare le sue parole narrò questa parabola: «Un re stava facendo i conti con i suoi servi che amministravano i suoi beni. Arrivò un servo che gli dove­va una somma enorme, diecimila monete d'oro. Poiché questo servo non aveva da pagare, il re - come si usava allora - diede ordine che' lui e i suoi familiari fossero venduti come schiavi, in modo che con il ri­cavato si saldasse il debito. Ma il servo si gettò ai piedi del re e gli disse: "Abbi pazienza con me, e ti restituirò tutto!" «Il re ebbe pietà di lui, lo lasciò andare e addirittura cancellò il suo debito, cioè gli regalò la somma che gli doveva restituire. «Il servo uscì per la via e incontrò un suo compagno che doveva pa­gargli una piccola somma, appena cento denari. Quando lo vide gli si gettò addosso, lo prese per il collo, glielo strinse come per soffocarlo e gli gridò: "Restituiscimi subito il de­naro che ti ho prestato!" «Il compagno cadde ai suoi piedi e lo supplicò: "Abbi pazienza con me, e ti restituirò tutto!" Ma il servo non volle sentire ragioni, e lo fece mettere in carcere. «Qualcuno andò a riferire al re l'accaduto. Il re chiamò il servo e gli disse: "Tu sei un uomo malvagio. Io ti ho cancellato quel tuo debito enorme. Dovevi anche tu avere pie­tà del tuo compagno e cancellare il suo piccolo debito!" Poi il re fece mettere il servo in prigione». Gesù aggiunse: «Così il Padre che è nei cieli farà con voi, se non perdonerete di cuore chiunque vi fa del male e non lo tratterete genero­samente come un fratello».

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17/01/2017 19:42
 
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23
GESU’ GUARISCE UN SORDOMUTO Marco 7
Gesù si trovava in territorio stranie­ro, nei dintorni della città fenicia di - Sidone, quando gli condussero davanti un sordomuto, pregandolo di guarirlo. Gesù allora prese in disparte il pover'uomo, gli pose le dita negli orecchi con la saliva gli toccò la lin­gua, poi guardò verso il cielo, fece un sospiro e disse: «Apriti!» Subito l'uomo guarì. Pieni di stupore i presenti presero - a lodare Gesù dicendo: «Ha fatto bene ogni cosa! E straordinario! Fa udire i sordi e fa parlare i muti!» 






  24
TU SEI PIETRO! Matteo 16
Gesù era in cammino con i suoi di­scepoli nella regione di Cesarea. Cammin facendo, egli chiese loro: «Che cosa pensa la gente del Fi­glio dell'uomo? Chi dicono che egli sia?» Spesso Gesù chiamava se stesso così, Figlio dell'uomo, come già il profeta Daniele aveva chiama­to il misterioso personaggio apparso nella sua visione. Alla domanda i discepoli rispose­ro: «Qualcuno pensa che tu sia il profeta Elia, altri il profeta Geremia, altri ancora uno degli antichi profeti, tornato ora in vita». «E voi, chi dite che io sia?» chiese ancora Gesù. A questa seconda do­manda rispose Simone Pietro. Egli disse: «Tu sei il Cristo, il Fi­glio del Dio vivente!» E Gesù disse: «Beato te, Simone, perché quello che hai detto non l'hai capito da te, ma te l'ha rivelato il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: tu sei Pietro, e sulla pietra che sei tu costruirò la mia Chiesa, e neppure il demonio riuscirà a di­struggerla. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che tu di­chiarerai proibito in terra, anche Dio lo considererà proibito, e tutto ciò che tu dichiarerai permesso, an­che Dio lo considererà permesso».




  25
IL CIECO DI BETSAIDA Marco 8
Accompagnato dai suoi discepoli Gesù giunse un giorno nella città di Betsaida. Là gli condussero davanti un cieco, perché lo guarisse. Gesù lo prese in disparte, gli mise un po’ di saliva sugli occhi, gli stese le mani sul capo e gli chiese: «Vedi qualcosa?» «Vedo degli uomini» rispose. «Pen­so che siano uomini, perché vedo come degli alberi che camminano». Gesù gli mise di nuovo le mani sugli occhi, e il cieco guardò dritto davanti a sé: era guarito e vedeva chiaramente e in distanza ogni cosa.








 
26
GLI OPERAI DELLA VIGNA  Matteo 20
Un giorno Gesù raccontò questa parabola: «Il regno dei cieli è simile al padrone di una vigna, che di buon mattino andò in piazza ad as­sumere gli operai, e li mandò a la­vorare nella vigna dopo essersi ac­cordato con loro sulla paga: un da­naro al giorno. «A mezza mattina il padrone as­sunse altri operai, altri a mezzogior­no, altri ancora nel pomeriggio e in­fine alcuni un'ora prima che facesse buio: e a tutti promise che avrebbe dato loro la giusta paga. «Al termine della giornata di lavoro, il padrone diede la paga agli operai, a cominciare dagli ultimi, quelli che avevano lavorato un'ora sola, ed essi ricevettero un danaro ciascuno; e altrettanto diede via via a tutti gli altri. «Quelli che avevano lavorato di più, e specialmente quelli assunti di prima mattina, si misero a brontola­re: "Ma come! Questi hanno lavo­rato un'ora sola, e li compensi come noi che abbiamo faticato tutta la giornata, sopportando il caldo?" «Il padrone però rispose: "Amici, non vi faccio torto. Non ci siamo forse messi d'accordo per il com­penso di un danaro? E non ve l'ho forse dato? Se poi io voglio dare agli ultimi come a voi, non posso fare ciò che voglio con le cose che mi appartengono? Siete forse invi­diosi perché io sono buono?"» Con questa parabola Gesù ha voluto dire che Dio è giusto, e dà a ciascuno il premio promesso. Ma è anche buono, e distribuisce i suoi doni come vuole. Gli operai della prima ora sono gli Ebrei, chiamati per primi ad en­trare nel regno di Dio. Via via poi sono venuti tutti gli altri; quelli del­l'ultima ora sono per esempio certi peccatori che si mettono ad amare il Signore molto avanti nella loro vita, e il Signore ugualmente poi li chiama con sé in paradiso.

 
27
GESU’ COME GIONA Matteo 12
Alcuni uomini dissero un giorno a Gesù: «Maestro, facci vedere un mi­racolo». Essi non credevano che Ge­sù fosse il Cristo annunciato dai pro­feti, e volevano metterlo alla prova. Gesù lo sapeva bene. Per questo rispose: «Questi peccatori pretendo­no un miracolo! Essi vedranno il se­gno del profeta Giona. Come Gio­na rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così io resterò nel­la terra fino al terzo giorno». Con queste parole Gesù annunciava che la prova più grande l'avrebbe data risorgendo dai morti il terzo giorno. 








 
  28
LA FEDE CHE SPOSTA LE MONTAGNE Matteo 17  
Un giorno si avvicinò a Gesù un uomo che si gettò in ginocchio da­vanti a lui e gli disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È malato di epiles­sia, e soffre molto. Quando ha una crisi, spesso cade nel fuoco o nell'ac­qua. L'ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo». Portamelo qui» gli disse Gesù. Quando ebbe davanti il ragazzo, Gesù parlò minacciosamente al de­monio che era in lui. Il demonio lo lasciò, e da quel momento il ragaz­zo guari. Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, lo presero in disparte e gli domandarono: «Perché noi non sia­mo stati capaci di scacciare quel de­monio e di guarire il ragazzo?»  E Gesù rispose: «Per la vostra poca fede. Vi dico in verità: se avre­te tanta fede quanto un granellino di senape, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà. Nulla sarà impossibile per voi!» Poco dopo Gesù ripeté ai suoi di­scepoli l'annuncio di quello che gli stava per accadere. Disse: «Presto io sarò consegnato nelle mani dei miei nemici, che mi uccideranno. Ma il terzo giorno risorgerò». A que­ste parole i discepoli si rattristarono.  




 
        .
 
29
LA TRASFIGURAZIONE DI GESU’ Mattea 17
Un giorno Gesù prese con sé gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovan­ni e li condusse a pregare su un alto monte, in un luogo solitario. E là, davanti a loro, si trasfigurò, cioè cambiò aspetto e divenne bellissi­mo: il suo volto brillava come il sole, e le sue vesti divennero candi­de come la luce. E comparvero a conversare con Gesù il profeta Elia e Mosè, il condottiero che aveva guidato il popolo di Dio fuori dalla schiavitù dell'Egitto. Pietro allora prese la parola e dis­se: «Signore, come è bello stare qui! Se vuoi, preparo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Stava ancora parlando, quando una nuvola luminosa li avvolse. Poi si udì una voce che diceva: «Questi è il mio Figlio prediletto, che io ho mandato. Ascoltatelo!» All'udire la voce di Dio, i tre di­scepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da un grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e dis­se: «Alzatevi, non temete». Essi sollevarono gli occhi e non videro più nessuno: c'era soltanto Gesù nel suo aspetto consueto. Mentre scendevano dal monte Gesù ordinò loro: «Non raccontate a nessuno quello che avete visto, finché io non sarò risorto dai morti».












Quando Gesù si spostava da un villaggio all'altro, spesso la folla lo seguiva. Tutti ascoltavano volentieri le sue mera­vigliose parabole e gli altri suoi inse­gnamenti, e amavano vederlo gua­rire i malati e compiere altri prodigi. Una volta Gesù si era spostato con i suoi discepoli in un tratto soli­tario delle rive collinose che circon­dano il lago di Tiberiade, e una gran folla gli era andata dietro. Era­no lontani dai centri abitati. Per questo Gesù disse: «Dove possiamo comperare il pane da dare da man­giare a tutti?» Aveva rivolto questa domanda a Filippo, ma solo per richiamare l'at­tenzione su quello che stava per fare. Filippo rispose: «Duecento de­nari di pane non basterebbero nep­pure a darne un pezzo a ciascuno!» Andrea, il fratello di Pietro, ag­giunse: «C'è qui un ragazzo che si è portato dietro cinque pani d'orzo e due pesci; ma che cosa sono mai per tanta gente?» Disse allora Gesù ai discepoli: «Fateli sedere». Tutti sedettero sull'erba, e i disce­poli calcolarono che erano presenti circa cinquemila persone. Quando tutti furono seduti, Gesù prese i pani del ragazzo, alzando gli occhi al cielo li benedisse, poi li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero alla folla, finché ne volevano, e altrettanto i pesci. E tut­ti quelli che erano presenti mangia­rono a sazietà. Quando ebbero finito di mangia­re, Gesù ordinò di raccogliere il pane che era avanzato, e ne riempi­rono ben dodici ceste. Vedendo questo miracolo di Gesù, che aveva moltiplicato i pani e i pesci tanto che con cinque pani e due pesci aveva sfamato cinque­mila persone, tutti rimasero stupiti. Dicevano: «Egli dev'essere proprio il Messia, il Cristo di cui hanno par­lato i profeti!» Non era giunto ancora, però, il momento che Gesù si manifestasse per quello che era davvero. Perciò egli lasciò la folla e salì più in alto, sul colle, tutto solo. Venuta la sera i discepoli scesero al lago, salirono in barca e si dires­sero verso Cafarnao. Ad un tratto si levò il vento, e la barca era agitata dalle onde; era buio, e i discepoli cominciarono ad avere paura. Ma ecco: nel buio videro avvici­narsi Gesù, che camminava sulle acque. Meravigliati, essi stentavano a credere ai loro occhi, finché Gesù parlò. Disse: «Coraggio, sono io: non temete». Gesù salì sulla barca, e i discepoli gli si gettarono ai piedi dicendo: «Tu sei davvero il Figlio di Dio!» Giunsero a Cafarnao. Il giorno dopo la folla che aveva mangiato i pani del miracolo tornò a cercarlo, e quando l'ebbero trovato alcuni gli chiesero: «Maestro, quando sei ve­nuto qui?» Gesù rispose loro: «Voi mi cerca­te perché avete mangiato quel pane, e sperate che io ve ne dia an­cora. Io vi dico però che dovete cercare non il cibo materiale, ma il cibo che non si consuma e vi dà forza per arrivare alla vita eterna». Gli chiesero: «Come si fa ad ave­re quel cibo di cui parli?» «Dovete credere che io sono sta­to mandato da Dio» rispose Gesù. Ma qualcuno obiettò: «Ai nostri antenati, nel deserto, Dio ha dato la manna per cibo, un pane disceso dal cielo». Gesù rispose: «La manna era un cibo che nutriva il corpo. Io sono il vero pane disceso dal cielo: chi crede che io sono venuto dal cielo, nutre la sua anima. I vostri antenati mangiarono la manna, ma poi morirono. Chi ha fede in me, non morirà in eterno». A quelle parole i presenti mormo­ravano tra loro dicendo: «E un uomo, mangia e dorme come noi, sappiamo che è di Nazaret... come può dire di essere venuto dal cielo?» Gesù rispose: «Non mormorate tra di voi. Il pane che io do da man­giare sono io stesso, il mio corpo. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me, e io in lui. Per questo la sua vita non finirà mai, ed egli vivrà per sempre insie­me a me». I presenti non capivano che Gesù parlava della fede: chi crede che egli è il Figlio di Dio, è unito a lui come se si nutrisse di lui. E parlava, Gesù, dell'eucarestia, cioè della Messa, quando si fa la comunione e allora si mangia con fede quel pane che è il suo corpo. Gesù disse queste cose così im­portanti, parlando nella sinagoga di Cafarnao. Quelli che ascoltarono le sue parole rimasero tutti sorpresi. Molti, a sentir dire che bisognava mangiare la sua carne, non vollero neppure cercare di capire, e se ne andarono. Anche alcuni discepoli, che fino a quel momento lo avevano seguito con simpatia, dopo il discorso di Cafarnao si ritirarono e non anda­rono più con lui. Gesù allora si rivolse ai suoi dodi­ci discepoli più fedeli, gli apostoli, e chiese loro: «Volete andarvene an­che voi?» Pietro rispose a nome di tutti: «E da chi andremo, Signore? Tu solo hai parole di vita eterna. Noi credia­mo e sappiamo che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

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1

LA MONETA IN BOCCA AL PESCE Matteo 17

Al tempo di Gesù era prescritto che ogni israelita pagasse una tassa per le spese del tempio di Gerusalem­me. Il tempio era dedicato a Dio: il Figlio di Dio, Gesù, non avrebbe dovuto dunque pagare la tassa. Ma non era giunta l'ora che egli si rive­lasse a tutti. Un giorno gli incaricati di riscuo­tere la tassa chiesero ai discepoli: «Il vostro maestro paga la tassa per il tempio?» Pietro rispose loro: «Si, la paga». Mentre entravano in casa, Gesù disse a Pietro: «Secondo te, Simo­ne, chi deve pagare le tasse ai re di questo mondo, gli estranei o i figli dei re?» «Gli estranei» rispose Pietro. E Gesù disse: «Certo, i figli non sono obbligati a pagare le tasse. Ma ugualmente verserò questo tributo al tempio del Padre mio. Va' dun­que in riva al lago, getta l'amo e prendi il primo pesce che abbocca. Aprigli la bocca e vi troverai una moneta. Prendila e con essa paga la tassa per me e per te». Pietro eseguì fedelmente quello che Gesù gli aveva ordinato: andò a gettare l'amo, e il primo pesce che catturò aveva in bocca una mo­neta d'argento. Pietro la prese e la consegnò agli esattori delle tasse. 











  2
LA PARABOLA DEL MAGGIORDOMO Matteo 24
 Un giorno Gesù raccontò questa parabola: «Un signore, che si dove­va allontanare dalla sua casa, diede l'incarico al suo maggiordomo di sorvegliare la casa e i servi. Poi al­l'improvviso tornò, e pensava: "Il mio maggiordomo è stato certo fe­dele ai suoi doveri. In premio gli af­fiderò l'amministrazione di tutte le mie sostanze". «Invece, quando entrò in casa, il signore trovò il maggiordomo inten­to a mangiare e a bere con gli ubriaconi, perché aveva pensato: "Il mio padrone tarda a venire, e io intanto faccio quello che mi pare". Allora il signore licenziò il maggior­domo infedele, e non lo volle più vedere in casa sua». Il significato della parabola è chiaro. Il padrone di casa è il Signo­re. Il maggiordomo è ciascun uomo, al quale il Signore affida qualcosa da amministrare: le sue capacità, le sue ricchezze, l'autorità che esercita sugli altri e così via. Il rendiconto al padrone si fa quando si passa da questa vita al­l'altra. Ciò accade spesso all'im­provviso, quando meno lo si aspet­ta. Con questa parabola Gesù vuo­le invitare tutti a essere sempre pronti a rendere conto a Dio.






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IL BUON SAMARITANO Marco 12; Luca 10
Un giorno un uomo chiese a Gesù: «Maestro, che cosa devo fare per entrare nella vita eterna?» Gesù rispose: «Osserva quello che sta scritto nella legge di Mosè. Il comandamento principale è: Ama il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la men­te e con tutte le tue forze. E il se­condo è: Ama il prossimo tuo come te stesso». Ma quell'uomo chiese: «E chi è il mio prossimo?» Per farglielo comprendere, Gesù narrò questa parabola: «Un uomo scendeva da Gerusa­lemme a Gerico, quando si imbatté nei briganti, che lo derubarono di tutto e lo bastonarono, lasciandolo mezzo morto. Passò di là un sacer­dote, il quale lo vide e tirò dritto senza fermarsi. Lo stesso fece un levita del tempio. «Passò poi uno straniero, un sa­maritano, il quale invece ebbe com­passione di lui. Gli medicò le ferite, lo caricò sul suo somarello e lo por­tò in una locanda, dove si prese cura di lui. Il giorno dopo, dovendo proseguire il viaggio, diede del de­naro al locandiere dicendogli: "Abbi cura di lui e, se spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno"». Gesù aggiunse: «Secondo te, chi di questi tre si è comportato come prossimo per quell'uomo che aveva incontrato i briganti?» «Quello che ha avuto compassio­ne di lui» rispose l'uomo che aveva interrogato Gesù. E Gesù concluse: «Va', e anche tu comportati allo stesso modo». Con la parabola del buon samari­tano Gesù ha voluto insegnare a tutti che ciascuno di noi deve essere sempre pronto ad aiutare chiunque è nel bisogno, non importa se è uno sconosciuto o magari un nemi­co. Così come ha fatto lui, Gesù, che per amore di tutti gli uomini ha dato la sua stessa vita.
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GESU’ E I BAMBINI Matteo 19
Un giorno alcune mamme con i loro bambini si fecero largo tra la folla che stava intorno a Gesù e gli si avvicinarono. Esse volevano che il Maestro posasse le mani sui loro bambini e li benedicesse. Ma i discepoli si spazientirono: Gesù stava parlando, e non doveva essere disturbato! Gesù, invece, disse: «Lasciate che i bambini vengano a me, perché il regno dei cieli è dei bambini e di quelli che sono come loro». Poi Gesù volle i bambini accanto a se, li abbracciò e li benedisse.







 
5
LA PARABOLA DEI DUE FIGLI Matteo 21
Un giorno Gesù disse: «Un uomo aveva due figli. Chiamò il primo e gli disse: "Figlio mio, va' a lavorare nella vigna". Egli rispose: "Vado", ma poi non andò. Il padre chiamò il secondo figlio, e gli disse la stessa cosa. Questi rispose: "Non ci vado", ma poi andò». Gesù chiese allora: «Chi dei due figli ha fatto la volontà del padre?» Gli ascoltatori risposero: «Il secon­do». E ciò è giusto. Non è sufficien­te, infatti, dire di voler bene a quel padre che è il Signore. Contano molto più i fatti che le parole.





  6
GESU’ INCONTRA UN GIOVANE RICCO Matteo 19
Un giovane si avvicinò a Gesù e gli chiese: «Maestro, che cosa devo fare per avere la vita eterna?» «Osserva i comandamenti» gli ri­spose Gesù. Il giovane insistette: «Quali co­mandamenti?» E Gesù rispose: «Non uccidere, non rubare, non dire il falso contro nessuno, onora il padre e la madre, ama il tuo prossimo... » «Questi li ho sempre osservati» lo interruppe il giovane. «Che mi man­ca ancora?» Gesù allora gli disse: «Se vuoi es­sere perfetto, va' a vendere quello che possiedi e dallo ai poveri: così ti sarai assicurato un tesoro nel cielo. Poi vieni e seguimi». Ma dopo avere ascoltato queste parole, il giovane si allontanò con la faccia triste, perché aveva molte ric­chezze e non sapeva rinunciarvi. Allora Gesù disse ai discepoli: «E difficile che un ricco entri nel regno dei cieli! È più facile che un cam­mello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio!» I discepoli si sorpresero per quel­le parole e dissero: «Allora, chi si salverà?» Ma Gesù rispose: «Per gli uomini è impossibile, ma per Dio tutto è possibile!»




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PADRE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI… Matteo 6; Luca 11
Un giorno un discepolo chiese a Gesù: «Signore, insegna anche a noi a pregare il Padre». E Gesù ri­spose: «Quando pregate, dite così: "Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidia­no, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male".»






  8
LA PARABOLA DEI TALENTI  Matteo 25
Gesù raccontò questa parabola: «Un ricco signore, che doveva partire per un lungo viaggio, chiamò i suoi dipendenti e affidò loro i suoi beni. Al primo diede cinque talenti, al secondo due e al terzo uno. «Mentre il padrone era assente, quello che aveva ricevuto cinque talenti andò ad investirli e alla fine ne guadagnò altri cinque. Così fece anche quello che ne aveva ricevuti due, che alla fine ne guadagnò altri due. Invece il terzo andò a fare una buca in terra, e vi nascose il talento che aveva ricevuto. «Quando il padrone tornò, chia­mò i tre dipendenti per regolare i conti con loro. Il primo gli restituì dieci talenti; e il padrone gli disse: "Bene! Tu sei stato bravo e fedele. Rimani a fare festa con me". Lo stesso il padrone disse al secondo dipendente, che gli riportò quattro talenti invece di due. «Venne il terzo, con il talento che era andato a dissotterrare, e glielo riconsegnò. Ma a lui il padrone dis­se: "Tu sei stato un amministratore cattivo e pigro. Non sei degno di restare nella mia casa!"» La parabola dei talenti vuol dire che tutto quello che abbiamo ce l'ha dato il Signore, perché lo mettiamo a frutto facendo tante opere buone.











 
9
IL PREMIO PER CHI SEGUE GESU’ Matteo 19
«Se vuoi essere perfetto, vendi quello che possiedi e dallo ai pove­ri, poi vieni a seguirmi» aveva detto Gesù al giovane ricco. Pietro allora si rivolse a Gesù e gli disse: «Ecco, noi discepoli abbiamo abbandonato tutto per seguirti. Quale ricompensa avremo?» Era vero: per stare con Gesù e spostarsi con lui da una città all'altra gli apostoli avevano lasciato le loro case, il loro lavoro, i loro cari. Spes­so, insieme con il Maestro, erano senza un posto in cui dormire. Gesù lo sapeva: a un uomo che gli chiedeva dove abitava aveva risposto: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli i loro nidi. Io non ho neppu­re una pietra su cui poggiare il capo la notte». Ma non sarebbe stato sempre così! A Pietro quel giorno Gesù ri­velò: «Quando io sarò seduto sul mio trono glorioso, voi dodici siederete su dodici troni accanto a me, a regnare per sempre insieme con me». Aggiunse poi: «Chiunque avrà lasciato case, o lavoro, o familiari per amore mio riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti che ora sono i primi saranno gli ultimi, e molti che ora sono gli ultimi saranno i primi».



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DIO ASCOLTA LE PREGHIERE Matteo 7
Un giorno Gesù diede questo inse­gnamento a proposito della pre­ghiera, per dire che bisogna pregare con fiducia: Dio è un Padre buono. Disse Gesù: «Chiedete e vi sarà dato. Cercate e troverete. Bussate e vi sarà aperto. Chi di voi darebbe una pietra a un figlio che chiede un pane? Chi gli darebbe un serpente se chiede un pesce? Chiunque, per quanto cattivo, sa dare cose buone ai propri figli. A maggior ragione, dunque, il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiederanno!»






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I PRIMI POSTI A TAVOLA Luca 14
Un giorno Gesù era stato invitato a pranzo da un capo dei farisei, cioè un maestro della legge del Signore, insieme con parecchie altre perso­ne. Egli notò che alcuni cercavano di andare a mettersi nei posti di ri­guardo, il più possibile vicino al pa­drone di casa, per fare vedere agli altri invitati di essere più importante di loro. Gesù raccontò allora questa pa­rabola, per ricordare a tutti i presen­ti il dovere di essere umili. L'umiltà, infatti, ha un grande valore per ac­cedere al regno dei cieli. Disse Gesù: «Quando sei invitato a pranzo da qualcuno, non andare a metterti al primo posto. Se arriva un ospite più importante di te, il pa­drone di casa verrà a dirti: "Cedigli il posto", e tu pieno di vergogna di fronte a tutti dovrai prendere l'ulti­mo posto. «Invece, quando sei invitato a pranzo, va a metterti all'ultimo po­sto. E possibile che il padrone di casa venga a dirti: "Vieni, amico! Prendi un posto migliore!" E questo sarà per te motivo di onore davanti a tutti gli invitati». Concluse Gesù: «Infatti, ricorda­te: chi si esalta sarà umiliato. Invece chi si dimostra umile sarà esaltato».
 

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12

INVITARE I POVERI Luca 14

Gesù era stato invitato a pranzo e intorno a lui sedevano ricchi ospiti. Disse Gesù al padrone di casa: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, o i tuoi parenti, o i tuoi vicini, allo sco­po che poi essi ti invitino e tu abbia la tua ricompensa. «Al contrario, quando offri un banchetto, invita i poveri, gli storpi, gli zoppi, i ciechi. Essi non hanno la possibilità di ricambiare il tuo invito. Ma tu rallegrati di questo, perché ri­ceverai la tua ricompensa da Dio nella vita eterna».







 
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DUE UOMINI AL TEMPIO Luca 18
Due uomini salirono al tempio a pregare. Il primo, in piedi, disse: «O Dio, ti ringrazio perché io non sono un peccatore, come questo tale che è entrato con me. Io digiuno e os­servo tutte le più piccole regole della tua legge». L'altro, invece, si era fermato in distanza. Non osava neppure alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Dio perdonò il secondo e non il primo, perché chi si esalta sarà umi­liato, e chi si umilia sarà esaltato.






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LA PARABOLA DEL FIGLIO PRODIGO Luca 15
Gesù raccontò questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Un gior­no il minore disse al padre: "Dam­mi la parte di beni che mi spetta". Il padre gliela diede ed egli parti per un paese lontano, dove sperperò tutti i soldi vivendo in modo cattivo. «Era ormai ridotto in miseria, e per vivere si ridusse a fare il guar­diano di porci: ma anche così pativa la fame. Allora pensò: "Quanti servi in casa di mio padre mangiano in abbondanza! Tornerò da mio padre e gli dirò: "Padre, ho peccato con­tro Dio e ti ho dato un grande dolore. Non sono più degno di essere tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi servi". Si mise subito in cammi­no e ritornò verso casa. «Era ancora lontano, quando il padre lo vide e si commosse. Gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio cominciò il discorso che si era preparato, ma il padre non lo lasciò neppure finire. Chia­mò i servi e disse loro: "Presto, por­tate il vestito più bello e fateglielo indossare. Mettetegli i sandali ai pie­di e un anello al dito. Preparate un grande banchetto e facciamo festa!" «Il figlio maggiore si trovava nei campi. Tornando a casa, sentì da lontano rumore di festa; chiamò un servo e gli chiese che cosa stesse accadendo. Quando lo seppe, si ar­rabbiò e non volle entrare in casa. «Il padre allora uscì e cercava di farlo partecipare alla gioia generale. Ma il figlio maggiore gli disse: "Io lavoro ogni giorno da tanti anni, e per me non si è mai fatto festa. Ed ecco che torna questo tuo figlio senza cervello, che ha sperperato tutto, e tu gli imbandisci un ban­chetto!" Rispose il padre: "Figlio mio, tu sei sempre con me e tutto quello che è mio è anche tuo. Ma bisogna far festa e stare allegri, per­ché tuo fratello era come morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato!"»
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LA CASA SULLA ROCCIA Matteo 7
Un giorno Gesù disse: «Chi ascolta le mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sopra la roccia. Cadde la pioggia, strariparo­no i fiumi, soffiarono i venti su quel­la casa, ma essa non cadde, perché aveva le sue fondamenta sopra la roccia. «Invece, chi ascolta le mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo sciocco che ha costruito la sua casa sopra la sabbia: pioggia, fiumi e vento si abbatterono su quella casa, ed essa crollò».






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GESU’ GUARISCE DIECI LEBBROSI Luca 17
Gesù era in cammino verso Geru­salemme quando, prima di entrare in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi. La lebbra era una malattia grave e contagiosa. Chi ne era colpito non poteva abitare in mezzo agli al­tri e doveva stare fuori dai villaggi, tenendosi lontano da chi non ne era colpito. Per questo i dieci lebbrosi si ten­nero a distanza, e si rivolsero a Gesù gridando: «Gesù, Maestro, abbi pietà di noi!» Gesù rispose: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». La legge, infatti, prescriveva che i lebbrosi guariti do­vevano presentarsi ai sacerdoti per­ché ne verificassero la guarigione. Dando ai dieci lebbrosi quella rispo­sta, Gesù li invitava a credere che egli li avrebbe risanati. E infatti così avvenne: mentre erano in cammino furono tutti guariti. Uno di loro allora, uno straniero della Samaria, tornò indietro a rin­graziare Gesù. Allora Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Soltanto questo straniero è tornato a glorifi­care Dio!» Poi Gesù disse al samaritano: «Al­zati e va': la tua fede ti ha salvato». 



        
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L’OFFERTA DELLA VEDOVA Luca 21
Gesù si trovava un giorno con i suoi discepoli nel tempio di Gerusalemme, e insegnava non lontano dal luogo dove si infilavano le monete date come offerta. Alzando gli oc­chi, Gesù vide alcuni ricchi che davano offerte abbondanti. Venne poi una povera vedova, che infilò due monetine di rame. Gesù disse allora: «Davanti a Dio quella povera vedova ha offerto più di tutti. Gli altri, infatti, hanno dato un po' del loro superfluo. Ella inve­ce ha donato tutto quanto aveva per vivere. »





  18
GESU’ ALLA FESTA DELLE CAPANNE Giovanni 7
Si avvicinava la festa delle Capan­ne, quella che si celebrava per ri­cordare i quarant'anni vissuti dal popolo di Dio nel deserto. Anche Gesù si recò a Gerusalemme. In città si faceva un gran parlare di lui. C'era chi ammirava i suoi in­segnamenti. Chi era stupito di fron­te ai suoi miracoli. Altri si chiedevano: «Come mai egli conosce la sa­cra scrittura, senza avere studiato?» E Gesù rispondeva: «Io insegno cose non mie, ma di Colui che mi ha mandato». Alcuni poi gli erano ostili e spar­gevano la voce che egli volesse in­gannare la gente. Per mettere fine a tutte quelle voci i capi del popolo mandarono ad arrestare Gesù. Ma le guardie tornarono a mani vuote. I capi del popolo chiesero loro: «Perché non l'avete preso?» E le guardie risposero: «Mai un uomo ha parlato come lui!» L'ultimo giorno della festa davan­ti alla folla Gesù si levò in piedi nel tempio e disse: «Chi ha sete, venga a me e beva!» Con quelle parole Gesù annun­ciò una promessa: chi crede in lui riceve in dono lo Spirito Santo. Egli soddisfa ogni sete, cioè il desiderio di ciò che è più importante per ogni uomo: essere amico di Dio.











  19
LA PARABOLA DI LAZZARO E DEL RICCO CATTIVO Luca 16
Disse Gesù ai suoi discepoli: «C'era un uomo ricco che indossava abiti lussuosi e faceva festa con grandi banchetti. Alla sua porta sedeva un mendicante, di nome Lazzaro, co­perto di piaghe e affamato. «Un giorno Lazzaro morì, e fu portato in paradiso accanto ad Abramo. Morì anche il ricco, e finì all'inferno. Quando alzò gli occhi e vide Lazzaro accanto ad Abramo, il ricco gridò: "Padre, abbi pietà di me! Manda Lazzaro a mettere un dito nell'acqua, perché mi bagni la lingua. Questo fuoco mi tortura!" «Abramo rispose: "Figlio, nella vita terrena tu hai ricevuto tanti beni, mentre Lazzaro ha sofferto tanto. Per di più, tra noi e voi c’è un abisso invalicabile!" «Il ricco disse allora: "Mandalo al­meno a casa mia, dai miei cinque fratelli, per invitarli a cambiare vita affinché non finiscano anch'essi in questo luogo di tormenti". Ma Abramo rispose: "Hanno la parola di Dio: l'ascoltino!" «Il ricco insistette: "Ma se uno dai morti andrà da loro, allora sì che cambieranno vita". Rispose Abra­mo: "Se non ascoltano la parola di Dio, non si convinceranno neppure se uno resuscitasse dai morti!"»



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GESU’ E’ IL BUON PASTORE Giovanni 10
Gesù cercava in vari modi di far ca­pire a chi lo ascoltava chi era e che cosa era venuto a fare sulla terra. Per questo prendeva esempio da ciò che i suoi ascoltatori conosceva­no bene. Un giorno Gesù parlò delle peco­re e dei pastori, e della differenza tra i pastori che sono proprietari delle pecore, e i pastori che sono dei guardiani pagati per badare alle pecore degli altri. Disse Gesù: «Io sono il buon pa­store. Il buon pastore offre la vita per le sue pecore. Il guardiano che è pagato, invece, quando vede ve­nire il lupo abbandona le pecore e fugge, perché le pecore non sono sue. Così il lupo le rapisce e le di­sperde, e fa strage nel gregge». «Le belve sono come i ladri» dis­se ancora Gesù. «Non vengono se non per rubare, uccidere e distrug­gere. Io invece sono venuto perché le mie pecorelle abbiano la vita, e l'abbiano in abbondanza.» «Io sono il buon pastore» diceva Gesù. I suoi ascoltatori probabil­mente ricordavano il salmo: "Il Si­gnore è il mio pastore". Dunque  Gesù era il Signore Dio! Ecco per­ché le sue pecorelle, cioè i suoi ami­ci, ricevevano da lui la vita in ab­bondanza, la vita senza fine. 

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17/01/2017 19:50
 
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21

LA DONNA CURVA DELLA SINAGOGA Luca 13

Un giorno di sabato Gesù stava in­segnando nella sinagoga, quando vide una povera donna tutta curva. Era così da diciotto anni: la sua ma­lattia non le permetteva in nessun modo di mettersi diritta. Gesù allora chiamò a sé la don­na, le impose le mani e le disse: «Donna, sei libera della tua infermi­tà». Subito ella si raddrizzò e si mise a lodare e ringraziare Dio. Il capo della sinagoga però, inve­ce di rallegrarsi con lei, si arrabbiò: considerava l'opera di Gesù un la­voro, e di sabato ogni lavoro era proibito. Per questo si rivolse ai pre­senti e disse: «Ci sono sei giorni per lavorare: venite a farvi curare in uno di quei giorni, e non di sabato!» Gesù allora disse: «Voi sciogliete il vostro bue o il vostro asino e lo portate ad abbeverarsi anche il sa­bato, non è vero? E questa povera donna, incatenata per diciotto anni dalla sua malattia, non doveva es­sere sciolta dalle sue catene il gior­no di sabato?» A sentire così, i nemici di Gesù non sapevano cosa rispondere e si vergognavano. La folla invece si ral­legrava per le meraviglie che Gesù operava di continuo e per gli inse­gnamenti che le accompagnavano.



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LA PARABOLA DELLA MONETA SMARRITA Luca 15
Gesù raccontò questa parabola: «Una donna possedeva dieci mone­te. Era ben sicura che fossero dieci: le aveva contate tante volte! Un giorno però le contò di nuovo e se ne ritrovò nove. Allora accese la luce, cercò in tutti gli angoli, prese la scopa, la passò per tutta la casa, e infine ritrovò la moneta. «Quando l'ebbe trovata, la donna chiamò le amiche e le vicine e dis­se: "Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la moneta smarrita!" «Così si fa festa in cielo per ogni peccatore che cambia vita».






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SE DI SABATO CADE UN ASINO NEL POZZO... Luca 14
Un uomo ricco aveva invitato a pran­zo Gesù insieme con alcuni maestri della legge, specialisti nel dire che cosa era permesso e che cosa era proibito secondo la legge data da Mosè. Era un giorno di sabato. Gesù vide tra i presenti un uomo dall'aspetto ammalato. Si rivolse al­lora ai maestri e chiese loro: «Se­condo voi, la legge permette o non permette che in giorno di sabato si curino le malattie?» Ma i maestri tacevano: secondo loro era proibito, ma temevano che dicendolo sarebbero apparsi senza cuore. Allora Gesù, con l'esempio, diede l'interpretazione giusta della legge di Mosè. Egli prese il malato per mano, lo guari e lo rimandò a casa sua. Poi spiegò: «Chi di voi, se gli cade nel pozzo un asino o un bue, non si affretta a tirarlo fuori anche se è sabato?» I maestri della legge tacquero. Avevano ben compreso: aiutare un uomo o una donna è più importan­te di qualunque altro dovere. I Cristiani invece del sabato os­servano il riposo voluto da Dio alla domenica. Ma questo comanda­mento non impedisce che in quel giorno si compiano opere buone.





  24
LA LUCE DEL MONDO Giovanni 8; 10
Un giorno Gesù disse: «Io sono la luce del mondo. Chi segue me non cammina nel buio, ma avrà la luce della vita». Gesù parlava della vita senza fine che egli dona a chi crede in lui. I capi del popolo un giorno gli dissero: «Se sei il Cristo, dillo aper­tamente». E Gesù: «Ve l'ho detto, e non mi credete! Ma lo confermano le opere che io compio nel nome del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola. Egli mi ha mandato nel mondo, perché io doni la vita eterna a chi crede in me».






  25
L’ALBERO E I FRUTTI Matteo 12
Un giorno Gesù disse: «Chi non è con me, è contro di me. E chi non raccoglie insieme con me, getta via il raccolto. «Se prendete un albero buono, anche i suoi frutti saranno buoni. Se prendete un albero cattivo, an­che i suoi frutti saranno cattivi. Per­ché l'albero si riconosce appunto dai frutti. I cattivi non possono dire cose buone, perché dalla bocca esce ciò che si ha nel cuore, Chi dice cose cattive, è come un albero che fa frutti cattivi, e un giorno do­vrà renderne conto a Dio».








 
26
CHI E’ SENZA PECCATO… Giovanni 8
Gesù si trovava nel tempio quando i maestri della legge gli portarono una donna che aveva commesso il peccato di infedeltà verso il suo sposo. «Maestro» gli dissero «per questo peccato la legge di Mosè sta­bilisce che il colpevole sia ucciso a colpi di pietre. Tu che ne dici?» Quegli uomini in realtà volevano tendere un tranello a Gesù, per avere motivo di accusarlo. Infatti, se Gesù avesse detto di perdonare la donna, lo avrebbero accusato di violare la legge, e se avesse detto di condannarla, avrebbero detto che era cattivo. Gesù non rispose alla domanda dei suoi nemici; in silenzio si mise a scrivere col dito per terra. Essi però insistettero, e Gesù alzando il capo disse: «Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra contro di lei». Udite quelle parole, i presenti se ne andarono uno per uno. Gesù ri­mase solo con la donna e le chiese: «Dove sono coloro che ti accusava­no? Nessuno ti ha condannata?» «Nessuno» rispose la donna. E Gesù concluse: «Neppure io ti condanno. Va' e non peccare più». In questo modo Gesù ha voluto insegnare che soltanto Dio può giu­dicare il cuore degli uomini.



  27
LA PARABOLA DEL RICCO STOLTO Luca 12
Un giorno Gesù raccontò questa pa­rabola: «Un uomo ricco aveva delle terre che gli avevano fruttato buoni raccolti. Allora quell'uomo pensò: "I miei magazzini sono già pieni. Dove metterò il nuovo raccolto? Ecco che cosa farò: li demolirò e ne costruirò altri più grandi, per farci stare tutto. E così, senza lavorare, potrò divertir­mi per molti anni!" «Ma Dio gli disse: "Stolto! Pro­prio questa notte dovrai morire. E di chi saranno le tue ricchezze?" «Ecco che cosa accade a chi non cura di arricchire davanti a Dio!»






  28
LA SALVEZZA DI ZACCHEO Luca 19
Al tempo di Gesù gli esattori delle tasse venivano chiamati pubblicani. Questi funzionari agivano per conto dell'imperatore di Roma, che co­mandava anche in Palestina. Essi non erano ben visti dagli Ebrei, che li consideravano traditori. Gesù camminava un giorno per Gerico, circondato da una grande folla. Il capo dei pubblicani della cit­tà, di nome Zaccheo, era molto cu­rioso di vedere questo famoso Gesù. Quando seppe che Gesù era in città, salì su un albero, e poiché era basso di statura aspettò che Gesù passasse lì sotto. Quando Gesù giunse sotto l'albero, alzò gli occhi e disse: «Zaccheo, presto, scendi, perché oggi mi fermo in casa tua». La folla si meravigliò che il Maestro rivolgesse la parola a un pubblicano e addirittura andasse nella sua casa. Ma Zaccheo non stava in sé dalla gioia, e quando Gesù entrò nella sua casa gli disse: «Ecco, Signore: io do la metà dei miei beni ai poveri, e se ho rubato a qualcuno, gli restitui­sco quello che gli ho preso quattro volte tanto!» Gesù osservò: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa. Il Figlio del­l'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare quelli che erano perduti». 











  29
GESU’ GUARISCE UN UOMO CIECO DALLA NASCITA Giovanni 9
Gesù camminava per via con i suoi discepoli, quando incontrò un uomo che chiedeva l'elemosina. Il mendicante era cieco dalla na­scita. Gesù ebbe compassione di lui: sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va' a la­varti alla piscina di Sibe». L'uomo andò, e tornò che vedeva. Ciò avvenne in giorno di sabato, e provocò discussione tra i capi del popolo. Essi si fecero narrare varie volte da colui che era nato cieco come avesse acquistato la vista, e alcuni dicevano: «Quel Gesù non viene da Dio, perché non rispetta il riposo del sabato, voluto da Dio». Altri però ribattevano: «Ma se è un peccatore, come può compiere pro­digi così straordinari?» Più tardi Gesù incontrò di nuovo l'uomo che aveva risanato e gli chiese: «Tu credi nel Figlio dell'uo­mo?» Gesù chiamava se stesso così, come aveva detto di lui il profeta Daniele, per indicare che egli era in­sieme uomo e Dio. L'uomo che era stato cieco rispose: «Dimmi chi è, perché io creda in lui». Gesù disse: «Tu lo vedi: è colui che parla con te». L'altro si inginocchiò ai piedi di Gesù e disse: «Io credo, Signore!»



  30
I CAPI NEL REGNO DI DIO Marco 10
Un giorno si avvicinarono a Gesù i fratelli Giacomo e Giovanni e gli chiesero: «Maestro, quando avrai stabilito il tuo regno glorioso, con­cedi a noi di essere i capi più impor­tanti dopo di te». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete». E annunciò ancora una volta che, prima di ri­sorgere glorioso, egli sarebbe stato catturato dai suoi nemici e messo a morte tra molte sofferenze. Cercò poi di far capire ai suoi di­scepoli che anch'essi sarebbero en­trati con lui nel suo regno glorioso, ma dovevano essere disposti come lui a dare la vita. I discepoli però non capirono. Anzi, sentendo la richiesta di Giaco­mo e Giovanni, gli altri si arrabbia­rono con loro, perché tutti riteneva­no di essere non meno meritevoli. Tutti volevano essere importanti, e comandare, nel regno di Dio. Allora Gesù spiegò: «Nel mio re­gno le cose non andranno come su questa terra. Qui, i re e gli altri capi comandano con durezza, e impon­gono ai sudditi la loro volontà. Nel regno di Dio, invece, non è così: chi vuol essere grande si farà servitore degli altri; chi vuol essere il primo, sarà il servo di tutti».



31
LA PARABOLA DELLE FANCIULLE PREVIDENTI Matteo 25
Per spiegare come sarà il regno di Dio, Gesù raccontò un giorno que­sta parabola: «Il regno dei cieli è si­mile a dieci fanciulle, chiamate a fare le damigelle d'onore dello spo­so. Esse presero con sé le loro lam­pade a olio e si avviarono incontro allo sposo. Ma cinque di loro erano un po' sventate, e dimenticarono di prendere l'olio di riserva. Cinque invece erano previdenti e portarono con sé, oltre alle lampade, anche un vasetto d'olio ciascuna. «Poiché lo sposo tardava ad arri­vare, tutte finirono con l'addormen­tarsi. A mezzanotte le svegliò un gri­do: "Ecco lo sposo! Andategli in­contro!" «Le dieci fanciulle si svegliarono e trovarono le loro lampade tutte spente. Ma quelle previdenti le riac­cesero subito con l'olio di riserva, mentre le altre non sapevano come fare, e dovettero andare a compe­rare dell'altro olio. «Intanto però giunse lo sposo, e le cinque che erano in attesa con le lampade accese entrarono con lui alla festa di nozze. Quando le altre tornarono, bussarono: "Signore, si­gnore, aprici!" Ma lo sposo rispose: "Veramente, non vi conosco!" «State dunque pronti, perché non sapete quando il Signore verrà.»
 
 

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Quando si trovava a Gerusa­lemme, di tanto in tanto Gesù andava nel vicino vil­laggio di Betania, ospite di alcuni suoi amici: erano Lazzaro e le sue sorelle Marta e Maria. Essi volevano molto bene a Gesù, e lo accoglieva­no con ogni riguardo, facendo cia­scuno del suo meglio. Una volta che Gesù era in casa, Marta si mise subito a preparare il pranzo. Era molto affaccendata e andava e veniva per la casa. Maria, invece, se ne stava seduta accanto a Gesù ad ascoltare le sue meravi­gliose parole. Ad un certo punto Marta, passan­do, si lamentò e disse a Gesù: «Si­gnore, non ti importa che mia sorel­la mi ha lasciata sola a servire? Dille che mi aiuti!» Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per troppe cose. Una sola cosa è davvero necessaria. Maria ha scel­to la parte migliore, e nessuno gliela porterà via!» Gesù voleva dire: è bene occu­parsi delle cose materiali, ma non bisogna dimenticare che ascoltare il Signore che parla e intrattenersi con lui vale molto di più. Accadde poi che Lazzaro si am­malò di una malattia grave. Marta e Maria, le sue sorelle, pensarono di farlo sapere a Gesù, che era lonta­no, e gli mandarono a dire: «Signo­re, il tuo amico è ammalato». Quando lo seppe, Gesù disse ai suoi discepoli: «Questa malattia ser­virà a manifestare la gloria di Dio e la gloria del Figlio di Dio». Gesù si trattenne altri due giorni nel luogo in cui si trovava, poi disse: «Andia­mo verso Gerusalemme. Il nostro amico Lazzaro si è addormentato, ma io vado a svegliano». «Se si è addormentato, vuoi dire che sta meglio, e presto guarirà» os­servarono i discepoli. Ma essi non avevano compreso le parole di Gesù. Allora egli parlò loro aperta­mente: «Lazzaro è morto» disse «e io sono contento per voi di non es­sere stato là, perché così crederete. Andiamo da lui!» Quando giunse a Betania. Gesù trovò che Lazzaro era già stato se­polto da quattro giorni. Poiché Be­tania distava solo tre chilometri da Gerusalemme, molti amici e parenti erano venuti a consolare Marta e Maria per la morte del fratello. Come seppe che Gesù stava ve­nendo, Marta gli andò incontro, mentre Maria rimase in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma so anche che qualunque cosa chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le rispo­se: «Tuo fratello risorgerà». «So che risorgerà» osservò Marta «come tut­ti, alla fine del mondo». Gesù allora le manifestò una cosa molto importante. Le disse: «Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno». E aggiunse: «Cre­di tu questo?» Marta rispose: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo». Poi tornò in fretta in casa e disse a sua sorella: «Il Maestro è qui, e ti chiama». Maria allora si alzò e uscì. Quelli che stavano in casa con lei la segui­rono pensando: «Va a piangere al sepolcro». Giunta davanti a Gesù, Maria gli si gettò ai piedi dicendo: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!» Vedendo Maria piangere, e con lei tutti quelli che l'accompagnavano, Gesù si com­mosse profondamente e chiese: «Dove l'avete messo?» «Vieni a ve­dere» gli risposero. In quel momen­to Gesù scoppiò in pianto. I presen­ti allora dissero: «Vedi come amava il suo amico!» Ma altri obiettarono: «Lui che ha dato la vista a un cieco dalla nascita, non poteva fare in modo che Lazzaro non morisse?» Sempre profondamente com­mosso, Gesù giunse davanti al se­polcro, che era una grotta chiusa con una grossa pietra. «Togliete la pietra» ordinò Gesù. Ma Marta obiettò: «Signore, già manda cattivo odore, perché è stato sepolto già da quattro giorni!» «Come ti ho detto, se credi vedrai la gloria di Dio» ri­batté Gesù. Tolsero la pietra. Gesù alzò gli occhi al cielo e disse ad alta voce: «Padre, ti ringrazio di avermi ascol­tato». Poi a gran voce gridò: «Lazza­ro, vieni fuori!» E Lazzaro uscì dal sepolcro, vivo. Al vedere ciò, molti di quelli che erano venuti da Gerusalemme a consolare Marta e Maria credettero in Gesù, e tornati in città riferirono quello che avevano visto. I capi del popolo allora si riuniro­no per decidere che cosa fare a proposito di Gesù. Dicevano: «Egli compie molti miracoli. Molti credo­no in lui e non seguono più i nostri comandi». Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo. Sei giorni prima della Pasqua, Gesù tornò a Betania, dai suoi ami­ci. Essi gli prepararono la cena; Marta serviva, Lazzaro era uno dei commensali e Maria dimostrò tutto il suo amore a Gesù versandogli sul capo un vasetto di profumo raro. «Che spreco!» disse qualcuno, ma Gesù la difese: «No» disse «l'ha fatto perché mi vuoi bene. Vi assicuro che nel mondo intero si racconterà ciò che ella ha fatto». Luca 10; Giovanni li; 12
 1
GESU’ IN TRIONFO ENTRA A GERUSALEMME Matteo 21; Luca 19
Gesù era in cammino verso Geru­salemme. Quando fu nel villaggio di Betfage, tra Betania e il monte degli Ulivi, chiamò due discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio che è di fronte a voi. Appena entrerete, tro­verete un'asina e il suo puledro le­gato, sul quale nessuno è mai salito. Scioglietelo e portatelo qui. E se qualcuno vi chiederà perché lo scio­gliete, risponderete che il Signore ne ha bisogno». I due discepoli andarono e trova­rono tutto come Gesù aveva detto. Condussero a lui l'asinello, gli getta­rono addosso i loro mantelli e vi fecero salire il Maestro che procedette verso la città. Qualcuno allora ricordò una frase del profeta Zaccaria. Parlando del Messia che doveva venire, egli si era rivolto a Gerusalemme annun­ciando: «Ecco, il tuo re viene a te - tutto mite, seduto su un asinello». Lungo la via, una folla numero­sissima accorse e gli fece festa come a un trionfatore. Alcuni stendevano i loro mantelli sulla strada dove egli stava per passare, altri agitavano - rami di palma e d'olivo, mentre tutti acclamavano con gioia: «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Gloria a Dio nell'alto dei cieli!»












 
2
UN TRANELLO PER GESU’ Luca 20
I nemici di Gesù gli tendevano dei tranelli, per avere di che accusano. Un giorno gli presentarono una mo­neta e gli chiesero: «E’ giusto o no pagare le tasse all'imperatore?» Era proprio una domanda diffici­le. Qualunque fosse stata la rispo­sta, avrebbero avuto motivo di ac­cusare Gesù. Infatti, se avesse detto che era giusto, lo avrebbero accusa­to di essere un traditore del suo po­polo, un amico dell'imperatore di Roma e dei suoi odiati soldati che comandavano in Palestina. era giusto pagare le tasse all'impe­ratore, sarebbero andati dal gover­natore che in Palestina teneva il po­sto dell'imperatore di Roma e lo avrebbero accusato di tradimento, per farlo arrestare e condannare. Gesù conosceva gli inganni dei suoi accusatori. Allora disse: «Mo­stratemi una moneta. Chi raffigura l'immagine che vi è sopra? E di chi è il nome che la circonda?» «Dell'imperatore» risposero. E Gesù concluse: «Rendete dunque all'im­peratore ciò che è dell'imperatore, e a Dio ciò che è di Dio». Meravi­gliati della risposta, i nemici di Gesù tacquero, e anche quella volta si allontanarono senza poterlo accusare.






 
3
GESU’ PROMETTE CHE RITORNERA’ Matteo 25
Dopo il suo ingresso trionfante in Gerusalemme, ogni giorno Gesù stava nel tempio ad ammaestrare i suoi discepoli e tutti coloro che lo volevano ascoltare, mentre i capi del popolo cercavano il modo di farlo morire. Gesù promise che sarebbe ritor­nato, e annunciò che lui, Gesù, avrebbe giudicato il mondo per in­carico di Dio Padre. «Convocherò davanti a me tutti gli uomini, e li di­viderò in due gruppi, come fa il pa­store che alla sera divide le pecore dalle capre» disse Gesù.









 



4
GESU’ ANNUNCIA IL GIORNO DEL GIUDIZIO Matteo 25
Nel giorno del Giudizio Gesù, come un re glorioso, ritornerà a giudicare gli uomini. Egli li riunirà davanti a sé e li separerà in due gruppi. Disse Gesù: «Al primo gruppo, quello dei buoni, dirò: "Venite a godere il premio preparato per voi, perché avevo fame e mi avete dato da mangiare, avevo sete e mi avete dato da bere, ero senza casa e mi avete ospitato, ero senza vestiti e me ne avete dati, ero malato e siete venuti ad assistermi..." «Essi mi risponderanno: "Ma quando ti abbiamo ospitato? Quan­do mai, Signore, ti abbiamo dato tutto questo?" E io spiegherò: "Ogni volta che avete aiutato qual­cuno in difficoltà, io l'ho considera­to come un dono fatto a me «Ai cattivi invece dirò: "Via, lon­tano da me per sempre, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero forestiero e non mi avete ospitato..." «Essi mi risponderanno: "Ma quando mai, Signore, ti abbiamo visto così e non ti abbiamo assisti­to?" E io spiegherò: "Ogni volta che vi siete rifiutati di aiutare chi ne aveva bisogno, è come se aveste ri­fiutato il vostro aiuto a me».

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5
LA PARABOLA DEL FICO Matteo 24
Quando Gesù parlò del suo ritorno, disse che in quel giorno questo mondo finirà e un nuovo mondo comincerà. Ma quando sarà quel giorno? «Nessuno lo sa» disse Gesù «tranne Dio». Per questo è necessa­rio essere sempre pronti a rendere conto delle proprie azioni. «Dalla pianta del fico e dalle altre piante imparate questa parabola» disse Gesù. «Quando i suoi rami di­ventano teneri e spuntano le prime foglie, voi capite che l'estate è vici­na. Così dovrete fare voi: tenervi pronti e desti per il regno di Dio».





 
6
SI DECIDE LA MORTE DI GESU’ Giovanni 11
I capi del popolo d'Israele si riuniro­no per prendere una decisione defi­nitiva a proposito di Gesù. Dicevano: «Egli fa numerosi mira­coli e la gente lo segue. Avete nota­to che l'hanno accolto come un trionfatore, quando è venuto in cit­tà? Se non interveniamo, andrà a fi­nire che lo proclameranno re. Ma l'imperatore di Roma che ci gover­na non permette a noi di avere un nostro re; allora manderà i suoi sol­dati a distruggere il tempio e forse a ucciderci tutti». Per questo decisero di farlo morire, e si accordarono con uno degli apostoli, Giuda Iscariota. In cambio di trenta denari egli promise loro che li avrebbe condotti dove pote­vano catturano. Gesù sapeva che lo volevano cat­turare e mettere a morte. Lo sape­va: proprio per questo lui, il Figlio di Dio, si era fatto uomo! Volle però che la sua morte avvenisse quando decideva lui, in coincidenza con la festa di Pasqua. Con quella festa di aprile gli Ebrei ricordavano l'allean­za stipulata da Dio con il suo popo­lo, mediante Mosè. Mediante Gesù, morto e risorto, Dio stipulava un'al­leanza nuova, non solo con gli Ebrei ma con tutti gli uomini.






 
7
L'ULTIMA CENA DI GESU’ Marco 14; Giovanni 6; 13
Prima di lasciarsi catturare Gesù volle riunirsi con i suoi apostoli a consumare la cena di Pasqua: e fu quello un incontro colmo di avveni­menti straordinari. A quei tempi, prima di mettersi a tavola, il padrone di casa ordinava ai servi di lavare i piedi degli ospiti. Ma quella sera Gesù stesso riempì l'acqua di un bacile e passò a lavare i piedi degli apostoli. Poi spiegò loro il significato di quello che aveva fat­to. Disse: «Voi mi chiamate Signore e Maestro, e fate bene perché lo sono. Se dunque io, il vostro Signo­re e Maestro, ho compiuto questo gesto di amore per voi, tanto più voi dovrete compiere gesti di amore gli uni per gli altri». Diede poi agli apostoli un annun­cio: «Uno di voi mi tradirà». Tutti rimasero sbalorditi e quasi non volevano credere. Ma era vero: Giuda Iscariota per trenta denari aveva promesso ai capi del popolo di fare catturare Gesù. Giuda, visto­si scoperto, usci nella notte. La cena proseguiva secondo le regole della cena di Pasqua, con l'agnello arrostito, il pane senza lie­vito e le erbe amare. Ma a un certo punto Gesù introdusse una scon­volgente novità: prese il pane, lo spezzò e lo diede agli apostoli di­cendo: «Prendete e mangiatene tut­ti. Questo è il mio corpo, che io do in sacrificio per voi». Allo stesso modo prese il calice del vino e lo fece passare dicendo: «Prendete e bevetene tutti. Questo vino è il mio sangue, versato per voi e per tutti. E il sangue con il quale Dio stabilisce una nuova al­leanza con gli uomini e perdona i peccati». Questo comando viene rispettato ogni volta che si celebra la Messa. Gesù ha realizzato così la promessa fatta nella sinagoga di Cafarnao: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna».
  
8
L'ORTO DEGLI ULIVI Marco 14
Conclusa la cena di Pasqua, Gesù e gli undici apostoli rimasti uscirono dalla casa dove si erano riuniti e si avviarono al monte degli Ulivi, ap­pena fuori città. Ai piedi del monte vi era un uli­veto chiamato Getsemani. Esso ap­parteneva a certi amici di Gesù, i quali gli permettevano di andare a trascorrervi la notte. Anche quella notte Gesù vi si recò. Quando vi giunse disse agli apostoli di sedersi mentre egli si al­lontanava a pregare accompagnato da Pietro, Giacomo e Giovanni. Gesù era il figlio di Dio, e perciò sapeva a quante sofferenze stava per andare incontro. Però era an­che uomo, e come tutti gli uomini temeva la sofferenza. Per questo cercava forza, chiedendola nella preghiera a Dio suo Padre. Disse Gesù: «Padre, se ti è possi­bile, allontana da me questi dolori. Però sia fatto non come voglio io, ma come vuoi tu». Era tanto grande la sofferenza di Gesù, che egli sudò sangue. Dopo aver pregato Gesù si avvi­cinò ai tre apostoli, e vide che si erano addormentati. Li svegliò e disse: «Non avete saputo stare sve­gli un'ora sola con me? Ecco, colui che mi tradisce è vicino».











 
9
GESU’ ARRESTATO Matteo 26
Giuda Iscariota, il traditore, sapeva che Gesù si ritirava a passare la not­te nell'uliveto del Getsemani. Alla testa di un gruppo di guardie armate di spade e bastoni egli si stava avvicinando, e aveva dato loro un segno perché non si confondessero nel buio con gli altri apostoli e arre­stassero proprio Gesù. Aveva detto: «E’ quello che io bacerò». Giuda entrò nel Getsemani con le guardie, si avvicinò a Gesù e lo baciò dicendo: «Salve, Maestro». Gesù gli ripose: «Amico, con un bacio mi tradisci?» Le guardie si precipitarono per prendere Gesù. Pietro voleva impe­dirlo: estrasse la spada e colpì una guardia di nome Malco, staccandogli un orecchio. Ma Gesù lo rimpro­verò: «Metti via la spada» gli disse. «Chi di spada ferisce, di spada peri­sce.» Poi toccò l'orecchio di Malco e lo guarì. Disse poi a Pietro: «Che cosa cre­di? Se lo chiedessi, il Padre mi manderebbe un esercito di angeli a condurmi in salvo. Ma deve com­piersi quello che i profeti avevano annunciato». Mentre le guardie portavano via Gesù, gli apostoli si fecero prendere dalla paura e fuggirono.






 
10
PIETRO RINNEGA GESU’ Luca 22
Quando Gesù era stato arrestato e trascinato via dalle guardie, gli apo­stoli erano fuggiti. Pietro però gli era andato dietro di nascosto, per vedere dove lo portavano. Lo con­siderava un impegno cui non pote­va venir meno. Infatti, durante l'ultima cena, Pie­tro aveva promesso a Gesù: «Se anche tutti ti abbandonassero, io non ti abbandonerei mai!» «Davvero?» gli aveva risposto Gesù. «E invece questa notte stessa, prima che il gallo canti, dichiarerai tre volte che non mi conosci!» Ora Pietro voleva dimostrare di essere coraggioso e fedele. Per questo di lontano seguì Gesù, e giunse fino al cortile della casa di Caifa, il sommo sacerdote. Ma quando sep­pe che Gesù veniva percosso e che era stato condannato a morte, co­minciò a avere paura. Pietro si avvicinò ad un gruppo di persone riunite intorno al fuoco in mezzo al cortile per scaldarsi: la not­te era piuttosto fredda. Una serva di Caifa lo osservò un poco, poi gli disse: «Tu stavi con quell'uomo di Nazaret, non è vero?» Pietro fu preso dalla paura di fare la stessa fine di Gesù, e rispose: «Non so neppure chi è». Si allontanò dal gruppo, ma una guardia lo riconobbe e gli disse: «Non eri con lui nel podere degli Ulivi?» «No» ribatté Pietro. «Non è vero!» Altri allora si raggrupparono in­torno a lui e osservarono: «Ma sì, sei uno dei suoi! Si capisce anche dall'accento che sei delle sue parti». E Pietro ripeté: «Non è vero. Vi dico che non lo conosco!» E in quel momento un gallo can­tò. Pietro si ricordò di quello che il Signore Gesù gli aveva detto: «Questa notte stessa, prima che il gallo canti, dichiarerai tre volte che non mi conosci». Pietro allora uscì fuori e pianse amaramente.
 
11
GESU’ PROCESSATO DA CAIFA Marco 14
Gesù fu portato a casa del sommo sacerdote Caifa per essere proces­sato. Vi erano anche gli altri capi del popolo, e tutti avevano pagato dei testimoni perché accusassero falsamente Gesù. Caifa chiese a Gesù: «Se sei il Figlio di Dio, dillo!» E Gesù rispose: «Sì, lo sono!» A queste parole Caifa esclamò: «Ha bestemmiato! Non abbiamo più bisogno di testimoni: voi tutti l'avete sentito. Merita la morte!» Allora molti si misero a insultare Gesù, a colpirlo con pugni e schiaf­fi. Qualcuno gli sputò in faccia.





 
12
GESU’ DAVANTI A PONZIO PILATO Luca 23
I capi del popolo non potevano mettere a morte Gesù senza il per­messo del governatore Ponzio Pila­to, che comandava in Palestina per conto dell'imperatore di Roma. Per questo lo portarono davanti a lui, e per convincerlo a condannarlo gli dissero che Gesù si era proclamato re, e quindi era rivale dell'imperato­re romano. Pilato capi che i capi del popolo volevano condannare Gesù per altre ragioni, quindi gli chiese: «Tu sei re?» «Sì, lo sono» rispose Gesù. «Ma il mio regno non è di questo mondo.»





 
13
GESU’ TORTURATO Luca 23
Per liberarsi di Gesù, Pilato lo man­dò da Erode Antipa, re della Gali­lea, che in quei giorni si trovava a Gerusalemme. Erode lo interrogò, ma Gesù non rispose. Fu così che lo rimandò da Pilato. I capi del popolo avevano radu­nato una gran folla davanti al palaz­zo di Pilato, e l'avevano pagata per­ché gridasse che Gesù doveva esse­re condannato a morte. Pilato tentò di placare la folla. Ordinò ai soldati di frustare Gesù. Ed essi si divertiro­no a torturarlo fingendo che fosse un re: gli misero un manto rosso sulle spalle, una canna come scettro e una corona di spine in testa. Gesù era tutto sanguinante quan­do Pilato lo presentò alla folla di­cendo: «Ecco l'uomo».. Ma dalla fol­la di nuovo gridarono: «A morte! Crocifiggilo! Crocifiggilo!» Pilato fece un ultimo tentativo. Disse: «Per Pasqua è usanza che io liberi un prigioniero. Volete che li­beri Barabba, o questo Gesù?» Barabba era un assassino. Ma la folla gridò: «Barabba! Barabba!» «Ma che male ha fatto quest'uo­mo?» insistette Pilato. «Io non trovo nessuna colpa in questo Gesù!» Ma la folla mandata dai capi ripe­té: «Crocifiggelo! Crocifiggelo!»

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14
GESU’ CONDANNATO A MORTE Giovanni 19
Ponzio Pilato sapeva che Gesù era innocente, ma ebbe paura che i capi degli Ebrei mandassero a dire all'imperatore di Roma: «Il tuo go­vernatore ti è nemico, perché ha li­berato uno che si proclamava re». Per questo egli consegnò Gesù ai soldati perché fosse crocifisso, e scrisse lui stesso la tavoletta da ap­pendere alla croce, sulla quale era esposta la ragione della condanna: «Gesù di Nazaret, re dei Giudei». E perché tutti capissero, la tavoletta era scritta nelle tre lingue parlate in Palestina: ebraico, latino e greco.





 
15
SULLA VIA DEL CALVARIO Marco 15
I soldati misero sulle spalle di Gesù il pesante legno della croce, e lo condussero per le strade di Gerusa­lemme fino al luogo dove si eseguivano le condanne a morte. Era un rialzo di roccia tondeggiante, detto Calvario, che si trovava appena fuori le mura. Erano in molti a seguire Gesù lungo la strada in salita che portava al Calvario. Alcuni lo deridevano, altri erano soltanto curiosi. Un grup­po di donne piangeva per la sua - sorte. Gesù soffriva molto: ogni tan­to cadeva sotto il peso della croce.





 
16
MARIA E GIOVANNI Luca 23; Giovanni 19
Per le percosse che aveva ricevuto e per la corona di spine che gli face­va sanguinare la testa, Gesù era molto debole e ogni tanto cadeva sotto il peso della croce. Allora i sol­dati costrinsero un uomo di passag­gio, un certo Simone Cireneo, a portare la croce in aiuto di Gesù. Giunti al Calvario, i soldati spo­gliarono Gesù, lo distesero sulla croce e gli inchiodarono al legno le mani e i piedi. Poi sollevarono la croce piantandola nel terreno e si misero ad aspettare che Gesù mo­risse. Mentre lo crocifiggevano, Gesù disse: «Padre, perdonali, per­ché non sanno quello che fanno». I soldati erano soliti dividersi tra loro gli abiti dei condannati a mor­te. Gesù portava una tunica tessuta tutta d'un pezzo: invece di tagliarla, decisero di tirarla a sorte e se la pre­se tutta il vincitore. Stavano ai piedi della croce la madre di Gesù, Maria, e l'apostolo Giovanni. Gesù si rivolse a Giovan­ni per affidargli Maria, e a lei disse di considerare Giovanni come figlio. «Donna, ecco tuo figlio» le disse. E a Giovanni: «Ecco tua madre.» Molta gente era venuta a vedere la crocifissione di Gesù come se si trattasse di uno spettacolo.






 
17
IL BUON LADRONE Luca 23
Erano stati condotti al Calvario in­sieme con Gesù due ladroni colpe­voli di gravi delitti. I soldati li avevano crocifissi uno da una parte e uno dall'altra di Gesù. Uno dei due gli disse: «Sei davve­ro il Cristo? Salva te stesso e noi». Ma l'altro intervenne: «Non hai nessun timor di Dio, tu? Noi subia­mo il giusto castigo per quello che abbiamo fatto. Lui invece non ha fatto nulla di male!» E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno». Gesù gli rispose: «Oggi sarai con me in paradiso!»






18
GESU’ MUORE Matteo 27; Luca 23; Giovanni 19
Gesù era stato crocifisso già da qualche ora, quando accadde un fenomeno straordinario. Verso mez­zogiorno si fece buio su tutta la ter­ra, fino alle tre del pomeriggio. In quel momento Gesù gridò: «Padre, nelle tue mani affido la mia vita» e morì. Allora al buio generale si ag­giunse un terremoto: la terra tremò tanto che le rocce si spezzarono. Al vedere ciò, l'ufficiale romano che comandava i soldati disse: «Davvero costui doveva essere il fi­glio di Dio!» Anche quelli che erano venuti per vedere lo spettacolo, davanti a questi eventi straordinari se ne tor­narono a casa battendosi il petto. Invece gli amici di Gesù e le don­ne che lo avevano seguito fin dalla Galilea se ne stavano ad una certa distanza e osservavano tutto quello che accadeva. Poiché era la vigilia della festa della Pasqua, fu deciso di togliere i corpi dalle croci. Per essere certi che i condannati fossero morti, i soldati andarono a spezzare le gam­be ai due che erano stati crocifissi insieme con Gesù. Poi si avvicina­rono a Gesù, e videro che era già morto. Allora non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli trafis­se il fianco con la lancia.












 
19
GESU’ E’ SEPOLTO Matteo 27; Giovanni 19
Giuseppe di Arimatea era stato di­scepolo di Gesù, ma di nascosto, per paura delle autorità. Egli si pre­sentò a Pilato per chiedergli il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Il corpo di Gesù fu staccato dalla croce, fu avvolto in un lenzuolo e fu portato a seppellire in fretta in un vicino sepolcro di proprietà di Giu­seppe di Arimatea. In fretta, perché cominciava la fe­sta ebraica di Pasqua, e nessun la­voro era permesso. Per questo il corpo di Gesù non fu cosparso di unguenti e di aromi come si usava. Maria Maddalena e le altre donne che volevano bene a Gesù si pro­posero di tornare alla tomba il gior­no dopo il sabato, e prendersi cura del corpo di Gesù. I capi del popolo si recarono poi da Pilato e gli dissero: «Ci siamo ri­cordati che quell'impostore, quan­d'era vivo, aveva detto: "Il terzo giorno risorgerò". Ordina dunque che il sepolcro sia vigilato, perché non vengano i suoi discepoli a ru­bare il corpo, per poi dire al popolo che è risuscitato». Pilato rispose: «Fate come volete». Essi perciò an­darono a sigillare la pietra che chiu­deva il sepolcro e vi posero alcune guardie a custodirlo.






 
20
IL TERZO GIORNO… Marco 16; Giovanni 20
Gesù era morto sulla croce ed era stato sepolto il giorno prima del sa­bato, festa di Pasqua. Il giorno dopo il sabato, alcune donne anda­rono a comperare unguenti ed aro­mi da spargere sul corpo di Gesù, e si recarono alla tomba. Lungo il cammino si chiedevano: «Chi ci rotolerà via la grossa pietra che chiude il sepolcro?» Ma, giunte sul luogo, videro che il masso era già stato spostato e il sepolcro era aperto. Stupite, entrarono e videro un giovane, un angelo vestito di una veste bianca. Le donne si impres­sionarono, ma l'angelo disse loro: «Non abbiate timore! Voi cercate Gesù di Nazaret, il crocifisso: ebbe­ne, è risorto, non è qui. Ora andate a dirlo ai suoi discepoli». Uscite dal sepolcro, le donne fug­girono spaventate e non dissero niente a nessuno, perché avevano paura. Anche Maria Maddalena si recò al sepolcro, lo trovò vuoto e credet­te che avessero portato via il corpo del Signore. Allora si mise a piange­re, quando si sentì chiamare: «Don­na, perché piangi?» Tra le lacrime, ella chiese a chi le aveva rivolto la parola: «Se hai pre­so tu il corpo, dimmi dove lo hai portato e andrò a prenderlo!» Ma chi aveva parlato non rispose. Invece la chiamò per nome: «Ma­ria!» Allora ella lo riconobbe: era Gesù, vivo, che le diede un incari­co: «Io salgo al Padre» le disse. «Va' ad annunciarlo ai miei fratelli.» Maria, colma di gioia, corse dagli apostoli. «Ho visto Gesù!» disse, e riferì quello che egli le aveva detto. Essi non volevano credere alle parole della donna. Pietro e Gio­vanni si recarono anch'essi al sepol­cro, e quando lo videro vuoto co­minciarono a capire che cosa inten­deva Gesù, quando aveva detto che sarebbe risorto dai morti.
 
21
L'INGANNO DEI CAPI Matteo 28
Dopo la risurrezione di Gesù, le guardie che custodivano il suo se­polcro andarono dai capi del popo­lo a riferire quanto era accaduto. Allora i capi diedero loro molti soldi perché dicessero: «Di notte, mentre dormivamo, i suoi discepoli sono venuti a rubare il corpo». E aggiun­sero: «Se Pilato lo verrà a sapere, vi libereremo noi da ogni colpa». Le guardie presero i soldi e segui­rono quelle istruzioni: che erano davvero strane, poiché dovevano dire che avevano visto rubare il cor­po di Gesù... mentre dormivano.





 
22
I DUE DISCEPOLI DI EMMAUS Luca 24
Lo stesso giorno in cui Gesù era ri­suscitato, due suoi discepoli che an­cora non lo sapevano, amareggiati per la sua morte erano in cammino verso il villaggio di Emmaus. Un viandante si unì a loro e chiese: «Perché siete così tristi?» «Tu solo non sai quello che è successo a Gerusalemme?» rispose­ro. «Noi speravamo che Gesù ci li­berasse dal dominio dei Romani e restaurasse il regno d'Israele... » Quel viandante era Gesù, ma essi non lo riconobbero. Allora egli spie­gò loro tutto quello che i profeti avevano annunciato di lui. Spiegò che il Messia non doveva venire a restaurare il regno d'Israele, ma a dare a tutti gli uomini la possibilità di entrare nel regno di Dio. Giunti al villaggio, i due discepoli lo invitarono a cenare con loro. A tavola, Gesù prese il pane, lo spez­zo... come aveva fatto nell'ultima cena. Allora essi lo riconobbero, ma in quel momento egli scomparve! Pieni di entusiasmo e di emozio­ne, i due discepoli partirono per tor­nare subito a Gerusalemme, dove trovarono gli apostoli e altri con loro: e a tutti raccontarono ciò che era accaduto lungo la via di Em­maus, e di come avevano ricono­sciuto Gesù allo spezzare del pane.










23
GESU’ APPARE AGLI APOSTOLI Luca 24
I due discepoli di Emmaus stavano narrando agli apostoli, riuniti nel ce­nacolo, che Gesù, risorto dai morti, li aveva accompagnati durante il loro cammino. D'improvviso, lo stesso Gesù in persona apparve in mezzo a loro di­cendo: «Pace a voi!» Tutti rimasero stupiti e spaventati. Vedevano bene che era Gesù, ep­pure non era identico a prima. Ma egli disse: «Perché siete perplessi e dubbiosi? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Guardatemi e toccatemi: un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Sopraffatti dalla gioia di vedere che il Signore era vivo, e dall'emo­zione di quell'incontro, gli apostoli non sapevano che cosa fare. Per dare loro un'altra prova, Gesù chiese: «Avete qui qualcosa da mangiare?» Gli apostoli gli offrirono una por­zione di pesce arrostito. Gesù la prese, e la mangiò davanti a loro, per dimostrare che egli era una per­sona reale. «Tutto si è svolto come vi avevo predetto» ricordò Gesù. «Era scritto che il Cristo doveva patire e risorge­re dai morti il terzo giorno».







 
24
TOMMASO L’INCREDULO Giovanni 20
 Il giorno stesso della sua risurrezio­ne dai morti, Gesù apparve agli apostoli riuniti e disse loro: «Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi». Poi soffiò su di loro e aggiunse: «Riceverete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati in cielo. A chi non li perdonerete, non saranno perdonati». In quell'occasione mancava l'a­postolo Tommaso. Gli altri poi gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli rispose: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e non metto il dito nel posto dei chiodi, e non metto la mano nel suo fianco trafitto dalla lancia, non crederò». Otto giorni dopo gli apostoli era­no di nuovo in casa, e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, e disse come la volta precedente: «Pace a voi!» Poi si rivolse a Tommaso e pro­seguì: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani. Stendi la tua mano, e mettila nel mio fianco. E non essere più incredulo, ma credente!» Tommaso allora esclamò: «Mio Signore e mio Dio!» E Gesù gli dis­se: «Tu hai creduto perché mi hai visto. Beati coloro che non mi ve­dranno, eppure crederanno!»

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17/01/2017 19:58
 
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25
COLAZIONE SULLA RIVA DEL LAGO Giovanni 21
Poco tempo dopo un gruppo di apostoli andò a pescare sul lago di Galilea. Mentre rientravano, dalla spiaggia uno sconosciuto chiese: «Non avete preso nulla?» «Nulla» ri­sposero gli apostoli. E lo sconosciu­to: «Gettate la rete a destra della barca». Essi fecero così, e la rete si riempì. Allora Giovanni capì: lo sco­nosciuto era Gesù! A riva Gesù li attendeva. Aveva acceso un fuocherello e aveva pre­parato alcuni pani. «Portate il pesce pescato» disse Gesù. «E insieme faremo colazione.»





 
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PASCI LE MIE PECORELLE... Giovanni 21
Sulle rive del lago di Galilea Gesù aveva procurato pane e pesce e ave­va fatto colazione con un gruppo dei suoi apostoli. Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simone Pietro: «Simone figlio   di Giovanni, mi ami tu più di questi altri?» «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo» rispose Pietro. E Gesù: «Pasci i miei agnelli». Poi riprese: «Simone di Giovanni, mi ami?» «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo» rispose di nuovo Pietro. E Gesù: «Pasci le mie pecorelle». Una terza volta Gesù disse: «Simo­ne, figlio di Giovanni, mi ami davve­ro?» Pietro si meravigliò che per la terza volta Gesù gli ripetesse la do­manda e rispose: «Signore, tu sai tut­to. Tu sai che io ti amo». E Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore». Pietro aveva negato tre volte di conoscere Gesù, là nella casa di Caifa. Ora, sulle rive del lago, Gesù gli offriva la possibilità di manifesta­re per tre volte il suo amore. Dicendo a Pietro «Pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle, pasci le mie pecore» Gesù dava a Pietro il comando della Chiesa. Pietro dove­va prendersi cura di tutte le pecorel­le di Gesù, cioè i suoi amici che lo amano e credono in lui.






 
27
GESU’ TORNA AL PADRE Matteo 28; Atti 1
Nei quaranta giorni che seguirono la sua risurrezione dai morti, Gesù spiegò agli apostoli molte cose del regno di Dio, e disse loro quello che dovevano fare nel nome suo. Diede loro il potere di perdonare i peccati, perché tutti possano, se vogliono, essere amici di Dio e en­trare un giorno nel suo regno. Disse anche Gesù: «A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque, e insegnate a tutti i popoli ciò che vi ho comandato. Chi crederà, battezzatelo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Ed ecco, io sono con voi tut­ti i giorni, fino alla fine del mondo». Gesù annunciò poi che presto avrebbe mandato loro lo Spirito Santo, e per questo non dovevano allontanarsi da Gerusalemme. Poi, quaranta giorni dopo la ri­surrezione, condusse gli apostoli sul monte degli Ulivi e là, sotto i loro occhi, si levò in alto, finché una nube lo tolse ai loro sguardi. Gli apostoli continuavano a guar­dare finché comparvero due uomini vestiti di bianco, due angeli, che dissero: «Uomini di Galilea, perché ve ne state lì a guardare il cielo? Questo Gesù, che vi ha lasciato per salire in cielo, allo stesso modo un giorno ritornerà».











  
28
IL DISCEPOLO MATTIA Matteo 27; Atti 1
Dopo l'ascensione di Gesù al cielo, gli apostoli tornarono in città e se ne stavano in preghiera con Maria, la madre di Gesù, e con un gruppo di discepoli. Erano in attesa dello Spirito Santo, promesso da Gesù. Intanto pensarono di risolvere un problema. Giuda Iscariota, l'aposto­lo che aveva tradito Gesù, aveva capito il male commesso. Aveva preso le trenta monete ricevute in cambio del tradimento, le aveva re­stituite ai capi del popolo ed era an­dato ad impiccarsi. Gli apostoli erano dunque rimasti in undici. Per questo Pietro si alzò e disse: «Dobbiamo trovare qualcuno che prenda il posto di Giuda. Deve essere uno dei discepoli che abbia seguito Gesù dal giorno in cui egli ricevette il battesimo da Giovanni Battista; che abbia ascoltato tutti gli insegnamenti di Gesù, e possa testi­moniare che egli è risorto e salito in cielo». Tra i discepoli che presentavano questi requisiti ne furono indicati due. Allora pregarono così: «Signo­re, tu che conosci i cuori, indicaci quale di questi due hai scelto». Tira­rono a sorte, e la sorte cadde su un discepolo di nome Mattia, il quale si unì così agli altri undici apostoli.





 
29
FUOCO DAL CIELO Atti 2
Dieci giorni dopo che Gesù era sali­to al cielo, ricorreva la festa di Pen­tecoste. A Gerusalemme erano giunti Ebrei provenienti da ogni parte, anche da paesi lontani. La Pentecoste, infatti, era una delle principali feste ebraiche, quella che celebrava il raccolto, e cadeva cin­quanta giorni dopo la Pasqua. Erano le nove del mattino. Nella sala dove stavano in preghiera gli apostoli con Maria madre di Gesù e altri discepoli, d'improvviso si sentì un gran rumore come di vento im­petuoso, e apparve qualcosa di simile a un fuoco, che si divise in tutte te lingue e andò a posarsi sopra cia­scuno dei presenti. Tutti furono ricolmi di Spirito Santo, il dono promesso da Gesù, la terza Persona della Trinità che è Dio. Lo Spirito Santo diede agli apostoli un grande coraggio: essi uscirono e si misero a parlare a tutti di Gesù. Presso la casa si era riunita tanta gente, incuriosita dal gran rumore. E con grande sorpresa tutti, com­presi i forestieri, si accorsero che sentivano parlare gli apostoli nella propria lingua. Diceva la gente: «Come mai sentiamo questi uomini parlare nella nostra lingua? Tra noi ci sono Parti, Medi, Elamiti. Alcuni vengono dalla Mesopotamia, dalla Cappadocia, dal Ponto, dall'Asia, dalla Frigia, dall'Egitto e dalla Libia, da Creta e dall'Arabia. C'è chi vie­ne da Roma. Com'è che tutti allo stesso modo sentiamo questi uomi­ni annunciare le meraviglie di Dio?» Alcuni però ridevano e dicevano: «Quelli che parlano sono ubriachi!» «No» rispose Pietro. «Non siamo ubriachi, anche perché sono solo le nove del mattino! Piuttosto, sappia­te questo: quel Gesù che è stato messo in croce, era il Cristo, il Mes­sia che doveva venire. Era il Figlio di Dio! Per questo è risorto e ha mandato lo Spirito Santo!»
 
30
TREMILA NUOVI FRATELLI Atti 2
Pietro spiegava alla folla che Gesù era il Messia annunciato dai profeti. «I nostri capi l'hanno fatto crocifig­gere» diceva «ma Dio lo ha risusci­tato dai morti!» Colpiti dalle sue parole alcuni chiesero: «Che cosa dobbiamo fare?» E Pietro rispose: «Cambiate vita. Ciascuno di voi si faccia battez­zare nel nome di Gesù Cristo. Rice­verà il perdono dei peccati e il dono dello Spirito Santo». Allora molti chiesero di essere battezzati. Così quel giorno circa tremila persone si unirono ai credenti in Gesù.

 

 
 
Coloro che credevano nel Si­gnore Gesù crescevano ogni giorno di numero. Essi erano assidui nell'ascoltare l'insegnamen­to degli apostoli e nel partecipare alle preghiere in comune, e special­mente alla celebrazione della Mes­sa, che allora si chiamava "frazione del pane". Tutti coloro che erano diventati credenti tenevano le loro proprietà in comune. Chi aveva case o campi li vendeva e distribuiva il ricavato ai più poveri. Quelli che abitavano a Gerusalemme ogni giorno si reca­vano al tempio a pregare. Tutti era­no un cuore solo e un'anima sola e manifestavano apertamente la loro fede: Gesù, il crocifisso, è risorto dai morti e ora sta alla destra del Padre nei cieli.  Tutti appartenevano al popolo di Israele e ritenevano che Gesù fosse venuto a portare la salvezza soltan­to al loro popolo. Ma ben presto si pose un problema: un numero sempre maggiore di persone non ebree, per esempio Romani o Greci sentivano parlare di Gesù e chiede­vano di diventare suoi seguaci. Nel­la Chiesa, che era la famiglia dei se­guaci di Gesù, si discuteva se am­mettere o no coloro che non appartenevano al popolo di Israele. Sorgeva poi un altro problema. Gli Ebrei osservavano molte regole particolari, ad esempio riguardo al cibo. Essi non mangiavano certi animali come i maiali, alcuni uccelli, i molluschi e nessun altro animale che fosse morto soffocato. Chiama­vano questi cibi "impuri", e anche quando gli Ebrei diventavano Cri­stiani continuavano a ritenere pec­cato cibarsi di essi. Coloro che non erano Ebrei, invece, non seguivano queste regole. Ora: se li si ammette­va nella Chiesa, cioè se divenivano Cristiani, dovevano anche osserva­re le regole degli Ebrei? Ad esem­pio, dovevano smettere di mangiare gli animali "impuri"? A risolvere questi problemi inter­venne direttamente il Signore. Le cose andarono cosi. Nella città di Cesarea viveva con la sua famiglia un ufficiale dell'eser­cito romano, di nome Cornelio. Egli era un uomo buono, che, amava Dio e cercava di rispettare la sua volontà: pregava sempre e dava elemosine ai poveri. Un giorno, verso le tre del pome­riggio, ebbe la chiara visione di un angelo che gli disse: «Cornelio, le tue preghiere e le tue elemosine sono salite dinanzi a Dio. Ora man­da degli uomini a Giaffa, perché conducano qui un tale Simone det­to anche Pietro, che si trova appun­to a Giaffa, ospite di un certo Simo­ne conciatore di cuoio, la cui casa si trova sulla riva del mare». Cornelio chiamò due dei suoi servi e un soldato di cui si fidava, spiegò loro ogni cosa e li mandò a Giaffa. Il giorno dopo, mentre i tre inviati di Cornelio erano in cammino e si stavano avvicinando alla città, verso mezzogiorno Pietro salì a pregare sulla terrazza della casa di cui era ospite. Era l'ora di pranzo, e Pietro ebbe fame. D'improvviso, durante la preghiera ebbe una visione: vide scendere dal cielo una grande tova­glia, su cui stava ogni specie di ani­mali che egli aveva sempre conside­rati impuri. Una voce gli diceva: «Alzati, Pietro, e mangia!» «No davvero, Signore» rispose Pietro «perché io non ho mai man­giato nulla di impuro». Ma il Signo­re gli disse: «Nulla di quello che io ho creato è impuro». La scena si ripeté tre volte, di modo che Pietro non avesse dubbi su quello che aveva visto. E Pietro capì: le regole alimentari dipendono dalle abitudini dei diversi popoli; nessuno deve pretendere che esse siano uguali per tutti. Capì anche che davanti a Dio non ci sono po­poli privilegiati; tutti sono ugual­mente cari al suo cuore. Intanto gli inviati di Cornelio era­no giunti a Giaffa, avevano trovato la casa del conciatore di cuoio e si stavano informando se Pietro abi­tasse là. Lo Spirito Santo disse a Pietro: «Ecco, tre uomini ti cercano. Va' con loro, perché sono io che li ho mandati». Il giorno dopo Pietro, accompa­gnato da alcuni Cristiani, andò con loro a Cesarea. Entrò nella casa di Cornelio e disse: «Voi sapete che gli Ebrei come me non vanno a casa di uomini appartenenti ad altri popoli, perché li considerano impuri. Ma Dio mi ha mostrato che niente e nessuno è impuro. Anzi, mi rendo conto che Egli non fa preferenze di persone: chiunque vive come piace a lui, è a lui gradito». Pietro si mise poi a spiegare tutto quanto bisogna sapere su Gesù. E stava ancora parlando, quando lo Spirito Santo scese su tutti coloro che ascoltavano. I Cristiani di origine ebraica che avevano accompagnato Pietro si meravigliarono che lo Spirito scen­desse anche sopra quelli che non erano Ebrei. Ma davanti a ciò che accadeva, Pietro disse: «Come si può ancora impedire che vengano battezzati nel nome di Gesù questi uomini che hanno ricevuto lo Spiri­to Santo al pari di noi?» Cornelio e i suoi familiari furono battezzati. Essi furono i primi non Ebrei a divenire Cristiani, ed entrare a far parte della Chiesa. I primi di una lunga schiera, che non si è ancora conclusa. Atti 2; 10.
  1
LO STORPIO DELLA PORTA BELLA Atti 3
Un giorno, verso le tre del pomerig­gio, gli apostoli Pietro e Giovanni salirono al tempio di Gerusalemme a pregare. Giunti presso la porta del tempio che era detta "Bella" videro un uomo, storpio fin dalla nascita, che ogni giorno da molti anni veniva condotto li a chiedere l'elemosina a chi entrava nel tempio. Egli chiese l'elemosina anche a Pietro e a Giovanni. Ma Pietro lo fissò e gli disse: «Guarda verso di noi». Lo storpio ubbidì, pensando di ricevere qualcosa da loro. Invece Pietro gli disse: «Non ho monete d'oro né d'argento; ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cri­sto, cammina!» Mentre così diceva, lo prese per la mano destra e lo sollevò. E di colpo i piedi e le caviglie dello stor­pio si rinvigorirono. Egli balzò in piedi e si mise a camminare e a sal­tare di gioia, poi seguì gli apostoli nel tempio, per lodare Dio e ringra­ziarlo per la sua misericordia. C'era molta gente che andava e veniva per la Porta Bella, e tutti co­noscevano lo storpio che sedeva a elemosinare: al vedere che ora egli camminava e saltava, tutti rimasero sorpresi e meravigliati.
 
2
BARNABA.  UN APOSTOLO GENEROSO Atti 4
I primi Cristiani mettevano in comu­ne i loro beni, così che nessuno mancava del necessario. Chi possedeva campi o case li vendeva, portava il ricavato agli apostoli ed essi lo distribuivano a chi era nel bisogno. Così fece tra gli altri un certo Giu­seppe, un ebreo di Cipro che gli apostoli soprannominarono Barna­ba. Il nome significa "capace di esortare" gli uomini al bene: Barna­ba infatti divenne un collaboratore degli apostoli, molto attivo nel par­lare a tutti di Gesù.






 
  3
PIETRO E GIOVANNI IN TRIBUNALE Atti 4
Pietro aveva risanato lo storpio del­la Porta Bella. Alla folla accorsa egli spiegò che aveva potuto farlo per opera di Gesù. Subito, però, giunsero le guardie: arrestarono Pietro e Giovanni e li misero in prigione. Il giorno dopo i capi del popolo interrogarono i due apostoli: «Chi vi ha dato il potere di fare questo?» Pietro, pieno di Spirito Santo, ri­spose con coraggio: «Gesù di Naza­ret! Quel Gesù che voi avete fatto morire e Dio ha fatto risorgere dai morti. Anzi, sappiate: Gesù è l'unico che può liberarci dal male!» I capi ebraici erano sorpresi che due popolani come Pietro e Gio­vanni parlassero con tanta sicurezza e temevano che la notizia del mira­colo potesse indurre altri uomini a diventare Cristiani. Perciò ordinaro­no agli apostoli di non parlare più di Gesù e di non insegnare nel suo nome. Ma Pietro e Giovanni repli­carono: «Dite voi stessi se è più giu­sto obbedire a voi o a Dio. Noi non possiamo fare a meno di parlare di ciò che abbiamo visto e udito!» Di nuovo i capi minacciarono Pietro e Giovanni, poi li lasciarono liberi, per paura del popolo che li lodava per il miracolo compiuto.
 
4
ALMENO SFIORATI DALL’OMBRA Atti 5
Gli apostoli si recavano ogni giorno nel tempio, si mettevano sotto il portico di Salomone a insegnare la dottrina di Gesù e facevano molti miracoli in mezzo alla gente. Tutto il popolo li stimava, e cresceva ogni giorno il numero degli uomini e del­le donne che credevano nel Signo­re Gesù. Da tutta Gerusalemme e dai vil­laggi vicini la gente portava i malati sulle barelle e li deponeva sulle piazze, perché Pietro, passando, li sfiorasse almeno con l'ombra del suo corpo. E tutti venivano guariti.




 
  5
STORIA DI DUE BUGIARDI atti 5
Un tale Anania e sua moglie Saffira vendettero un loro campo perché il ricavato venisse distribuito ai pove­ri, ma nascostamente tennero una parte della somma per sé. Pietro venne a saperlo e disse ad Anania: «Come sai bene, nessuno ti obbligava a vendere il campo, e an­che dopo averlo venduto potevi fare dei tuoi soldi quello che volevi. Ma non dovevi dire di aver conse­gnato tutto! Tu non hai mentito a noi: hai mentito a Dio». Anania rimase così sconvolto al pensiero di quello che aveva fatto, che cadde subito in terra morto. Alcuni giovani avv/olsero il suo corpo in un lenzuolo, e lo portaro­no a seppellire. Tre ore dopo, senza sapere quello che era accaduto arri­vò Saffira. Pietro le chiese: «Saffira, avete venduto il campo proprio a questo prezzo?» Ella rispose di sì, e Pietro allora aggiunse: «Tu e tuo marito vi siete messi d'accordo di sfidare il Si­gnore! Ecco, stanno tornando colo­ro che hanno seppellito tuo marito. Ora porteranno via anche te». E difatti anche Saffira cadde a terra davanti a Pietro e morì all'i­stante. Tutti compresero che menti­re al Signore è colpa grave.


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6
SETTE AIUTANTI PER GLI APOSTOLI Atti 6
Il numero dei discepoli di Gesù au­mentava di continuo, e i dodici apostoli non riuscivano più a svol­gere il loro compito verso tutti. Allo­ra convocarono un'assemblea e dis­sero: «Non è giusto che noi trascu­riamo di annunciare la parola di Dio, per occuparci del cibo. Fratelli, scegliete tra voi sette uomini pieni di fede e saggi. Essi saranno i nostri aiutanti». La proposta piacque a tutti, e set­te uomini, tra cui Stefano e Filippo, divennero aiutanti degli apostoli nella distribuzione del cibo.
 
7
STEFANO, IL PRIMO MARTIRE Atti 6-7
Stefano, uno dei sette aiutanti degli apostoli, era pieno di fede e di amore per il Signore Gesù, e discu­teva molto abilmente con gli Ebrei per dimostrare loro che Gesù era il Messia inviato da Dio. Poiché non riuscivano a controbattere le sue affermazioni, alcuni Ebrei cominciarono ad accusarlo falsamente. Dicevano che Stefano aveva bestemmiato contro Mosè, la legge di Dio e il tempio. E ripetero­no queste false accuse, finché Ste­fano fu arrestato e processato da­vanti al sommo sacerdote. Egli chiese a Stefano se le accuse mosse contro di lui erano vere. Stefano fece allora un lungo discorso: ricordò che spesso gli uomini d'I­sraele avevano agito male verso Dio; non avevano ascoltato i profeti e neppure Mosè; avevano ricevuto da Dio la sua legge, ma spesso non l'avevano rispettata. Stefano disse poi che Dio aveva deciso di farsi conoscere aperta­mente dagli uomini, e per questo aveva mandato suo Figlio, Gesù. Come in passato gli Ebrei avevano ucciso i profeti inviati da Dio, così ora avevano ucciso Gesù. Le parole di Stefano fecero infu­riare il sommo sacerdote, e tutto il tribunale riunito con lui. Ma Stefano proseguì e disse: «Ecco, io vedo nei cieli, e vedo Gesù che sta alla de­stra di Dio Padre». Questo significava proclamare che anche Gesù è Dio. Il tribunale allora si scandalizzò e condannò Stefano ad essere lapidato, cioè uc­ciso a colpi di pietra. Subito lo tra­scinarono fuori città, e presero a ti­rargli addosso le pietre. Stefano pregava; ricordando poi quello che Gesù aveva detto sulla croce, an­ch'egli disse: «Signore Gesù, accogli la mia vita». Poi, sentendosi ormai vicino a morire, cadendo in ginoc­chio aggiunse: «Signore, perdonali per quello che stanno facendo».
 
8
SAULO CONTRO I CRISTIANI Atti 6-7
Stefano fu il primo martire cristiano, il primo cioè di tutti coloro che die­dero la vita per amore di Gesù. Quelli che lo avevano ucciso a colpi di pietre avevano affidato in custo­dia i loro mantelli a un giovane di nome Saulo. Quel giorno ci fu a Gerusalemme una persecuzione contro i Cristiani. Anche Saulo entrava nelle case, prendeva uomini e donne e li face­va mettere in prigione. Molti fuggi­vano in altre città. E là si mettevano a parlare di Gesù: così la sua cono­scenza si diffondeva per il paese.








 
9
FILIPPO E IL MAGO SIMONE Atti 8
Filippo, uno dei sette aiutanti degli apostoli, si recò in una città della Samaria, e là si mise ad annunciare il Signore, accompagnando la paro­la con molti miracoli. Così numerosi abitanti della città credettero nel Signore Gesù e si fe­cero battezzare. Tra loro c'era un uomo di nome Simone, il quale era famoso come mago e da tempo in­cantava molti con le sue magie. Anzi, Simone stava sempre con Fi­lippo, e vedendo i grandi miracoli e prodigi che avvenivano, stava at­tento a tutto ciò che egli faceva.





10
PIETRO E IL MAGO SIMONE Atti 8
Gli apostoli Pietro e Giovanni si re­carono in Samaria a visitare coloro che avevano accolto la parola di Dio. Essi pregavano perché i Sama­ritani ricevessero lo Spirito Santo: essi infatti erano solo stati battezzati nel nome del Signore Gesù. Poi stendevano le mani su di loro, ed essi ricevevano lo Spirito Santo. Quando vide che lo Spirito Santo veniva dato con l'imposizione delle mani, il mago Simone andò dagli apostoli, offrì loro del denaro e dis­se: «Date anche a me questo pote­re, e fate in modo che quelli su cui io poserò le mani ricevano lo Spiri­to Santo!» Ma Pietro, indignato, rispose: «Vattene tu e il tuo denaro! Tu hai pensato che il dono di Dio si possa comperare con i soldi: smettila di credere che sia così, e prega il Si­gnore che ti perdoni le tue cattive intenzioni! Mi accorgo infatti che sei pieno di male e prigioniero della cattiveria!» Certo Pietro ricordava che Gesù, parlando dei doni di Dio, aveva comandato agli apostoli: «Gratuitamente avete ricevuto, gra­tuitamente date!» Al rimprovero di Pietro Simone si pentì e disse: «Pregate voi il Signore per me, perché mi perdoni».
 
11
IL MINISTRO DELLA REGINA DI ETIOPIA Atti 8
Un angelo del Signore si presentò a Filippo e gli disse: «Alzati e va' ver­so sud, sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza». Filippo andò, e mentre cammina­va fu raggiunto da un carro da viag­gio, su cui un uomo stava leggen­do. Era un etiope, sovrintendente ai tesori di Candace regina d'Etiopia. Egli era un credente in Dio, e stava tornando da Gerusalemme dove si era recato a pregare nel tempio. Lungo la strada il ministro legge­va il libro del profeta Isaia, e quan­do Filippo si unì a lui stava leggen­do il brano che dice: «Come una pecora egli fu condotto al macello, e come un agnello muto egli non si lamentò... » Il ministro chiese a Filippo: «Dim­mi, ti prego, di chi sta parlando il profeta?» Filippo gli spiegò che con quelle parole Isaia annunciava la morte del Messia, innocente e mite come un agnello, e gli parlò di Gesù. Gli parlò tanto bene, che giunti ad una fonte, il ministro disse a Filippo: «Ecco: qui c'è acqua. Che cosa im­pedisce che io sia battezzato?» Il ministro fece fermare il carro, tutti e due scesero nell'acqua, e Fi­lippo lo battezzò.


 
12
SAULO SULLA VIA DI DAMASCO Atti 9
Saulo era deciso a eliminare i disce­poli di Gesù. Per questo chiese ai capi del popolo il permesso di re­carsi a Damasco ad arrestare i Cri­stiani che si trovavano in quella cit­tà. Ebbe il permesso, e anche una scorta di guardie. Era in cammino, e stava avvici­nandosi a Damasco, quando all'im­provviso una luce dal cielo lo avvol­se. Egli cadde a terra e udì una voce che diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» «Chi sei tu?» rispose Saulo. E la voce riprese: «Io sono Gesù, che tu perseguiti».
 
13
SAULO E ANANIA Atti 9
Là, sulla via di Damasco, Gesù si era rivelato a Saulo, il persecutore dei Cristiani. Gesù gli disse anche: «Alzati e entra in città: qualcuno ti dirà ciò che devi fare». Saulo si alzò da terra e si accorse di essere rimasto cieco. Le guardie che lo accompagnavano lo presero per mano e lo condussero in città. A Damasco abitava un cristiano di nome Anania. Il Signore in visio­ne gli parlò così: «Va' sulla strada chiamata Diritta, e cerca un uomo di Tarso che si chiama Saulo. In questo momento egli sta pregando, e in visione ti ha visto arrivare a mettergli le mani sugli occhi perché recuperi la vista». Anania rispose: «Signore, so tutto il male che egli ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme». Ma il Signore dis­se: «Va' e mettigli le mani sugli oc­chi. Egli è per me uno strumento che ho scelto per farmi conoscere da tutti i popoli». Anania andò, gli stese le mani su­gli occhi e gli disse: «Saulo, fratello mio, mi ha mandato a te il Signo­re». E Saulo riacquistò la vista e fu subito battezzato. E per mostrare a tutti che egli era un altro uomo, Saulo cambiò il pro­prio nome in quello di Paolo.
 
14
PAOLO CALATO DENTRO UNA CESTA Atti 9-13
Saulo aveva ricevuto il battesimo e era diventato Paolo, un uomo nuo­vo che credeva in Gesù. Subito prese ad annunciare la sua fede nelle sinagoghe di Damasco. Gli Ebrei si meravigliavano e dicevano: «Non è lui quello che a Gerusalem­me incarcerava i Cristiani? Com'è che ora è diventato cristiano?» Alcuni Ebrei non sopportarono la sua predicazione e decisero di met­terlo a morte. Ma Paolo venne a conoscenza dei loro piani: e di notte si fece calare dentro una cesta giù dalle mura di Damasco.








 
15
PIETRO GUARISCE UN PARALITICO Atti 9
La Chiesa attraversava un momen­to di tranquillità, e cresceva conti­nuamente, facendosi forte con l'aiu­to dello Spirito Santo. Pietro, il capo della Chiesa, deci­se di andare a far visita alle diverse comunità cristiane. Giunto nella cit­tà di Lidda, trovò un uomo di nome Enea, che da otto anni giaceva pa­ralitico su un lettuccio. Pietro gli disse: «Enea, Gesù Cri­sto ti guarisce. Alzati, e rifatti il let­to». Subito il paralitico si alzò. Lo vi­dero gli abitanti di Lidda, e si con­vertirono al Signore Gesù.





 
16
PIETRO RISUSCITA TABITA’ Atti 9
Pietro si trovava in visita alla comu­nità di Lidda, quando nella vicina città di Giaffa si ammalò e morì una donna cristiana. Si chiamava Tabi­tà, nome che significa "gazzella", ed era benvoluta da tutti perché faceva molte opere buone ed elemosine ai poveri. I credenti erano molto addolorati per la morte di Tabità, e saputo che l'apostolo Pietro si trovava a Lidda lo mandarono a chiamare per mez­zo di due uomini, che gli dissero: «Vieni subito con noi». Pietro andò, e appena giunto lo condussero nella stanza dove ave­vano deposto il corpo della donna. Erano presenti alcune vedove, le quali piangendo mostrarono a Pie­tro i vestiti che Tabità confezionava per loro quando era in vita. Pietro allora fece uscire tutti dalla stanza. Si inginocchiò a pregare, e poi, rivolto al corpo, disse: «Tabità, alzati!» La donna aprì gli occhi, vide l'apostolo e si mise a sedere. Egli la prese per mano e la fece alzare, poi la presentò alle vedove e agli altri credenti. Il fatto della risurrezione di Tabità fu risaputo in tutta Giaffa, e molti per questo credettero nel Signore Gesù, facendosi Cristiani.

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17

ERODE FA IMPRIGIONARE PIETRO Atti

A Gerusalemme il re Erode comin­ciò a perseguitare i Cristiani, e fece uccidere l'apostolo Giacomo. Ve­dendo che ciò era gradito ai capi ebrei, fece arrestare anche Pietro e lo fece imprigionare sotto buona guardia: quattro squadre di quattro soldati ciascuna. Mancavano pochi giorni alla festa di Pasqua, e il re si proponeva di processare pubblicamente il capo della Chiesa subito dopo la festa. Mentre Pietro era tenuto in pri­gione, una preghiera incessante sa­liva a Dio dalla Chiesa per lui.

 

 









 
18
PIETRO LIBERATO DAL CARCERE Atti 12
Si avvicinava il giorno in cui Erode, il re della Palestina, voleva giudica­re Pietro davanti al popolo. In car­cere, la notte prima del processo, Pietro dormiva legato da catene e sorvegliato dai soldati. Ed ecco che una luce sfolgorò nella cella, e un angelo del Signore gli si presentò. L'angelo toccò Pietro, lo svegliò e gli disse: «Alzati, in fretta!» A quelle parole Pietro si accorse che le catene gli erano cadute dalle mani. L'angelo proseguì: «Mettiti la cintura e legati i sandali». Pietro fece quello che gli veniva ordinato. L'angelo disse ancora: «Avvolgiti nel mantello e seguimi». Pietro non si rendeva ben conto che era realtà quanto stava avve­nendo. Era convinto di avere una visione. Seguì l'angelo, con lui ol­trepassò la prima guardia e la se­conda e, quando giunsero alla por­ta di ferro per cui dal carcere si esce in strada, la porta si aprì da sola davanti a loro. Uscirono, percorsero un tratto di strada, e Pietro si accorse che l'an­gelo era scomparso. Solo allora si rese ben conto di quanto era acca­duto, e disse tra sé: «Il Signore ha mandato il suo angelo a liberarmi. Mi ha strappato dalle mani di Erode, che voleva la mia rovina».
  
19
UNA FANCIULLA DI NOME RODE Atti 12
Le preghiere della Chiesa erano state esaudite: il Signore aveva mandato il suo angelo a liberare Pietro dal carcere. Ora il capo della Chiesa si trovava per le strade di Gerusalemme, e pensava che appe­na le guardie avessero scoperto la sua scomparsa dalla cella lo avreb­bero ricercato. Doveva trovare un luogo dove nascondersi. Dopo aver riflettuto, decise che il luogo più adatto era una casa di amici: la casa di Maria, la madre di Giovanni detto anche Marco, colui che più tardi avrebbe scritto uno dei quattro Vangeli. In quella casa era riunito un buon numero di Cristiani, raccolti in pre­ghiera. Appena udirono bussare alla porta, mandarono una fanciulla di nome Rode a sentire di chi si trattasse. Ella si avvicinò alla porta. Quan­do riconobbe la voce, sopraffatta dalla gioia, dimenticò di aprire, e in­vece corse ad annunciare agli altri che fuori c'era Pietro. «Tu non sai quello che dici!» fu la loro risposta. Intanto Pietro conti­nuava a bussare. Quando si decise­ro ad aprire e lo videro, rimasero senza parole. Ed egli narrò loro quanto era accaduto.

 
20
LA COMUNITA’ DI ANTIOCHIA Atti 11
Coloro che erano fuggiti da Gerusa­lemme, quando era scoppiata la persecuzione al tempo di Stefano, si erano sparsi in molti luoghi. Alcuni erano giunti nella grande città di Antiochia, in Siria. Là essi ricominciarono ad annun­ciare il Signore Gesù agli Ebrei e anche ai non Ebrei, i pagani. La po­tenza del Signore era con loro, e così un gran numero credette e si convertì al Signore. Là per la prima volta i credenti in Gesù, il Cristo mandato dal Signo­re, furono chiamati Cristiani.








  
21
LA MISSIONE DI PAOLO E BARNABA Atti 11-13
Un giorno la comunità di Antiochia era riunita in preghiera, ed erano presenti numerosi Cristiani che si erano distinti per la loro fede e per le loro buone opere. Mentre essi ce­lebravano il culto del Signore, lo Spirito Santo disse loro: «Mettetemi da parte Barnaba e Paolo, perché li ho destinati a una missione specia­le». La missione consisteva nell'an­dare ad annunciare la parola del Si­gnore Gesù in luoghi dove non era ancora conosciuta. Allora, dopo avere digiunato e pregato, la comunità di Antiochia stese su di loro le mani e li salutò. Ed essi, mandati dallo Spirito Santo, partirono per un lungo viaggio. La prima meta del loro itinerario fu l'isola di Cipro. Nelle varie città dell'isola di Cipro Paolo e Barnaba presero ad annun­ciare la parola del Signore. Aveva­no deciso che era giusto annunciar­la per prima agli Ebrei, e per questo entravano di sabato nelle sinagoghe e si mettevano a parlare del Signore Gesù. Le loro parole qualche volta era­no accolte con interesse dagli Ebrei; qualcuno si convertiva, diventando cristiano. Ma spesso gli Ebrei non volevano ascoltare gli apostoli.




 
22
PAOLO E IL MAGO ELIMAS Atti 13
Nella città di Pafo dell'isola di Cipro il governatore romano Sergio Paolo aveva fatto chiamare Barnaba e Paolo per ascoltare la parola di Dio. Egli aveva al suo seguito il mago Elimas, che era ebreo. Ma quando i due apostoli cominciarono a parla­re, il mago si opponeva loro in ogni modo e faceva di tutto perché il go­vernatore non credesse. Allora Paolo lo fissò e gli disse: «Quando smetterai di sconvolgere la volontà del Signore? Ecco: per qualche tempo, come ammonimen­to, resterai cieco». E così avvenne.







 
  
23
PAOLO PERSEGUITATO Atti 13-14
Lasciata l'isola di Cipro, Paolo e Barnaba proseguirono il loro viag­gio sbarcando in Asia Minore, l'at­tuale Turchia. Qui passarono in va­rie città, annunciando la parola di Dio prima agli Ebrei, e quando essi la rifiutavano, ai pagani. Spesso gli Ebrei si opponevano loro in ogni modo. A Listra furono proprio alcuni Ebrei che indussero la folla a prendere Paolo a sassate, finché lo credettero morto. Poi lo trascinarono fuori città e lo abban­donarono. Per fortuna alcuni disce­poli lo soccorsero e lo aiutarono.





 
24
PAOLO E BARNABA SCAMBIATI PER DEI Atti 14
Nel loro viaggio missionario, Paolo e Barnaba erano giunti nella città di Listra, in Asia Minore. Là Paolo si mise a predicare, e mentre parlava vide che lo ascolta­va anche un uomo, paralizzato alle gambe fin dalla nascita. Paolo lo fis­sò con lo sguardo e disse a gran voce: «Alzati dritto in piedi!» E il malato con un balzo si levò e si mise a camminare. Al vedere il miracolo, i pagani co­minciarono a dire: «Gli dèi sono scesi tra noi in figura umana!» E ri­tenevano che Barnaba fosse il loro dio che chiamavano Zeus, o Giove, mentre pensavano che Paolo fosse il dio Ermes, o Mercurio. I pagani offrivano ai loro dèi sa­crifici di animali. Il sacerdote di Zeus, accompagnato dalla folla, ar­rivò allora con un toro che voleva offrire a Barnaba in sacrificio. Ma Paolo e Barnaba, al vedere ciò, si precipitarono in mezzo alla folla gri­dando: «Cittadini, non fatelo! Noi siamo uomini come voi. Siamo ve­nuti anzi ad invitarvi a lasciare que­ste false divinità per convertirvi al Dio unico e vero!» Con queste parole e con molta fatica riuscirono a convincere la fol­la a non offrire loro il sacrificio.

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17/01/2017 22:39
 
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  25
PAOLO INVIATO IN EUROPA Atti 16
Terminato il viaggio con Barnaba, Paolo ripartì con un altro discepolo, Sila, per annunciare la parola di Dio. A Listra Paolo conobbe Timo­teo, un giovane cristiano, e lo prese con sé. Con lui Paolo portò il van­gelo in molte città. Quando giunse­ro a Troade, Paolo ebbe una visio­ne. Una notte egli vide un abitante della Macedonia, che è una regione situata a nord della Grecia, che lo supplicava: «Vieni ad aiutarci!» La visione veniva dal Signore, e Paolo subito si imbarcò con i disce­poli, giungendo in Europa.





 
26
LIDIA, LA COMMERCIANTE DI PORPORA Atti 16
Nel suo secondo viaggio missiona­rio l'apostolo Paolo era accompa­gnato da Timoteo e da altri disce­poli. Tra essi era Luca, un giovane medico che in seguito scrisse uno dei Vangeli e il libro degli Atti degli Apostoli in cui si narrano anche i viaggi di Paolo, cui Luca partecipò. Dopo la visione che esortava Paolo a passare dall'Asia in Europa, la comitiva si imbarcò su una nave che li portò a Neàpoli, in Macedo­nia. Da qui proseguirono a piedi per l'importante città di Filippi. Il sabato, come al solito, essi an­nunciavano il vangelo agli Ebrei. Saputo che essi si riunivano lungo il fiume, fuori città, vi si recarono. Lungo il fiume erano riunite un gruppo di donne. Paolo e i discepo­li sedettero e incominciarono a par­lare loro. Ad ascoltarli c'era una donna di nome Lidia, commercian­te di porpora. Il Signore aprì il cuore a Lidia, perché credesse alle parole di Pao­lo. Ella si convertì, e fu battezzata insieme con la sua famiglia. Poi in­vitò Paolo e i compagni a casa sua: «Se siete convinti che ho accolto sinceramente il Signore, venite nella mia casa». E insistette finché Paolo e i discepoli accettarono.
 
 
27
PAOLO INCARCERATO A FILIPPI Atti 16
Nella città di Filippi, situata nella pro­vincia romana della Macedonia, Paolo formò una comunità di Cristia­ni. Alcuni cittadini però si opposero a lui, e un giorno lo presero insieme con il suo discepolo Sila, e trascinaro­no entrambi nella piazza principale della città, davanti ai giudici. Qui li accusarono: «Questi uomini mettono disordine nella nostra città. Sono Ebrei, e predicano usanze contrarie alle nostre». A queste parole la folla si scagliò contro di loro, e i giudici li fecero ba­stonare e gettare in prigione.






28
UN TERREMOTO A FILIPPI Atti 16
Paolo e Sila erano stati incarcerati a Filippi. Nel corso della notte, men­tre stavano pregando e cantando inni al Signore, un forte terremoto scosse le fondamenta della prigio­ne, aprì le porte e spezzò le catene dei prigionieri. Vedendo le porte aperte, il carce­riere pensò che i prigionieri fossero fuggiti. Egli ne sarebbe stato consi­derato responsabile: perciò estrasse la spada per uccidersi. Ma Paolo gli gridò forte: «Non farti del male, sia­mo ancora tutti qui!» Il carceriere stentava a crederlo: prese una lanterna, si precipitò nella cella di Paolo e Sila e, quando vide che c'erano davvero, si sentì molto sollevato. Li condusse fuori e disse loro: «Vedo che voi siete uomini mi­gliori degli altri. Dunque anche la fede che annunciate dev'essere buona. Che devo fare?» «Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato» rispose Paolo, il quale poi gli spiegò chi è Gesù e che cosa comporta credere in lui. Il carceriere di Filippi accolse la fede, e subito fu battezzato. Poi si prese cura di Paolo e di Sila, lavò le loro piaghe, li invitò in casa sua e offrì loro da mangiare, tutto pieno di gioia per avere creduto in Dio.
  
29
LE ARMI DEL CRISTIANO Efesini 6
Quando era in carcere, Paolo pote­va osservare da vicino i soldati di guardia. L'armatura che essi porta­vano gli diede l'idea che ogni cri­stiano è come un soldato, impegna­to a vincere il male con le armi che Dio gli dà. Così dice Paolo: «Fratelli, vostra cintura è la verità. Vostra corazza sono le opere buo­ne. I sandali ai vostri piedi sono la prontezza nell'annunciare a tutti il vangelo. Vostro scudo è la fede. Vostro elmo è la salvezza che ci ha portato il Signore Gesù. Vostra spa­da sia la parola di Dio!»





 
30
PAOLO CITTADINO ROMANO Atti 16
A Filippi i giudici avevano fatto ba­stonare l'apostolo Paolo e il suo di­scepolo Sila e li avevano fatti mette­re in carcere. Il giorno dopo diedero ordine di liberarli. Ma Paolo disse alle guardie: «Prima ci hanno basto­nato e incarcerato senza processo, noi che siamo cittadini romani. E ora vorrebbero farci uscire di nasco­sto? No: devono venire di persona a farci uscire, riconoscendo così da­vanti a tutti che noi non abbiamo fatto nulla di male». Le guardie riferirono queste pa­role ai giudici, i quali si spaventarono al sentire che Paolo e Sila erano cittadini romani. Infatti la legge romana era molto severa, e proibiva che chiunque avesse il titolo di citta­dino di Roma fosse bastonato. Allora i giudici si recarono alla prigione, a scusarsi con Paolo e Sila per quanto era accaduto il giorno prima, e dichiararono davanti a tutti che erano liberi. L'apostolo e Sila lasciarono la prigione e andarono a casa di Lidia, la commerciante di porpora che li ospitava. Qui incontrarono gli altri Cristiani della città di Filippi, li incoraggiaro­no a mantenersi fedeli al Signore, poi partirono.
 
31
COME GLI ATLETI… 1Corinzi 9
Quando parlava, Paolo faceva spesso degli esempi che i suoi ascoltatori potessero capire, come questo, preso dalla vita sportiva. «Fratelli, sapete che nelle gare di corsa allo stadio molti partecipano, ma uno solo ottiene il premio. An­che voi correte in modo da ottenere il premio che dà il Signore! «Sapete anche che gli atleti fatica­no molto negli allenamenti per otte­nere in premio una corona che pre­sto appassisce. Noi invece lo faccia­mo per avere una corona che dura per sempre, il premio del Signore!»
 
 
 
Paolo, il persecutore dei Cri­stiani, aveva avuto un dram­matico incontro sulla via di Damasco con Gesù risorto, e da al­lora era diventato instancabile nel­l'annunciare la parola di Dio. Da solo o in compagnia di alcuni disce­poli egli compì lunghi e difficili viag­gi in Asia e in Europa, e riuscì a convertire molte persone alla fede di Dio. Egli viaggiava a piedi o per nave, di solito in compagnia di altri Cri­stiani, come Barnaba, Timoteo, Marco e Luca, che scrissero due dei quattro Vangeli, Sila, Tito e altri. La sua predicazione avveniva in questo modo. Quando giungeva in una città, si recava al sabato nella sinagoga a parlare di Gesù con gli Ebrei. Alcuni si facevano seguaci di Gesù, ma la maggior parte lo osta­colava e gli diventava nemica. Allo­ra Paolo si rivolgeva ai pagani. Quando Paolo giunse ad Atene, la più importante città greca, gli ca­pitò una strana avventura. La città era piena di divinità e di magnifici templi ad esse dedicati. Paolo fre­meva dentro di sé nel vedere tutti quegli idoli. Andava poi nella piazza principale e si metteva a discutere con i filosofi, che ad Atene erano molti e molto stimati. Alcuni diceva­no: «Che cosa è venuto ad inse­gnarci questo ciarlatano?» Ma altri dicevano: «E’ venuto a parlarci di divinità straniere». E poiché ad Atene il passatempo più gradito era ascol­tare e raccontare le ultime notizie, Paolo fu invitato a parlare di fronte al Consiglio della città, che si chia­mava Aeropago. Di fronte ai più importanti perso­naggi della città Paolo incominciò a dire: «Cittadini di Atene, vedo che voi siete gente molto religiosa. Ho attraversato la vostra città e ho visto che avete innalzato meravigliosi templi a molti dei. Passando per una piazza ho anche visto un altare con questa scritta: "Al Dio Scono­sciuto". Bene: quel dio che voi ado­rate e che non conoscete ancora, io sono venuto a rivelarvelo». I cittadini di Atene rimasero me­ravigliati a quelle parole, ma Paolo proseguì: «Questo Dio è colui che ha creato il mondo e tutto ciò che esso contiene. Egli è il Signore del cielo e della terra, e per la verità non abita nei templi costruiti dagli uomini. Non ha bisogno, infatti, che gli uomini lo servano, ma al contra­rio e lui che dà a tutti la vita, e non solo la vita, ma tutte le altre cose. Egli creò il primo uomo, e da lui ha fatto discendere tutti gli altri uomini e tutti i popoli che abitano la terra. Poiché egli, dunque, ci ha creato si­mili a lui, non dobbiamo pensare che sia fatto d'oro, o d'argento, o di marmo. Non dobbiamo pensare, cioè, che le statue che gli uomini in­nalzano agli dèi siano il vero dio. Paolo stava ora per spiegare agli Ateniesi il punto più delicato della sua predicazione e lo fece con que­ste parole: «Dio ora ha deciso di non tenere più conto dei tempi pas­sati, quando gli uomini vivevano nell'ignoranza. Dio ha mandato tra gli uomini suo Figlio Gesù, che tutti ci giudicherà con giustizia nel giorno stabilito da Dio, quando tutti gli uo­mini risusciteranno dai morti, pro­prio come ha fatto Gesù, che era morto ed è risuscitato… » Nell'ascoltare questa spiegazione di Paolo, però, alcuni Ateniesi inco­minciarono a ridere, altri lo presero in giro con parole scherzose. «Su questo punto ti sentiremo un'altra volta!» dissero quegli increduli, e molti incominciarono ad andarsene via. Altri, invece, credettero alle paro­le di Paolo e si fecero Cristiani. Quella di Paolo fu davvero una vita straordinaria. Dopo il suo terzo viaggio, l'apostolo fu arrestato, te­nuto a lungo prigioniero in Palesti­na e poi fu trasferito a Roma. Ven­ne però liberato, e compì ancora al­tri viaggi, preoccupato sempre di portare dovunque possibile la paro­la del Signore. In una lettera ai Cristiani di Co­rinto, Paolo fece questo racconto: «Cinque volte ho ricevuto la pena ebraica delle trentanove frustate. Tre volte la pena romana della bastonatura. Una volta sono stato feri­to a colpi di pietre». E ancora aggiunse: «Tre volte ho fatto naufragio. Una volta ho passa­to un giorno e una notte in balìa delle onde. Ho viaggiato molto ed ho affrontato ogni specie di pericoli: pericoli nei fiumi, pericoli nelle città, nei deserti e per mare. Pericoli dei briganti, pericoli da parte di chi non è cristiano e da chi fa solo finta di esserlo. Ho sopportato lavori pe­santi. Ho passato intere notti senza dormire. Ho sofferto la fame e la sete. Spesso non ho mangiato e spesso sono rimasto al freddo per­ché non avevo nulla con cui coprir­mi. Oltre a tutto questo, ogni giorno ho avuto preoccupazioni per tutte le comunità cristiane. Se qualcuno è in difficoltà, io ne soffro. Se qualcu­no è debole nella sua fede, io me ne tormento». Ma dove trovava Paolo la forza per affrontare tutto ciò? Lui stesso ce lo ha rivelato: «Quattordici anni fa fui portato in paradiso. Lassù ho udito parole meravigliose che per un uomo è impossibile ripetere». Dio, dunque, gli aveva concesso un anti­cipo di quella gioia che certamente gli ha dato al termine delle sue fati­che, sopportate per amore suo. Atti 17; 2Corinzi 11-12

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17/01/2017 22:41
 
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1

PAOLO A CORINTO Atti 18

Dopo Atene Paolo andò a Corinto. In quella città egli incontrò un’ebreo di nome Aquila. Con la moglie Pri­scilla quest'uomo si era rifugiato a Corinto da Roma, dopo che l'impe­ratore aveva mandato via dalla ca­pitale tutti gli Ebrei. Paolo fu accolto nella loro casa, e poiché faceva il loro mestiere, che era di cucire le tende, prese ad aiu­tarli. Paolo, infatti, cercava di non pesare sugli altri, e per quanto gli era possibile provvedeva alle neces­sità della sua vita lavorando. Il sa­bato poi si recava nella sinagoga.






 
2
IL SOGNO DI PAOLO atti 18
A Corinto Paolo ogni sabato si re­cava nella sinagoga per predicare e convertire tutti, Ebrei e Greci. A tut­ti egli spiegava che Gesù era il Mes­sia mandato da Dio. Ma gli Ebrei non volevano credergli e gli si op­posero al punto di insultarlo. Allora Paolo si stracciò le vesti in segno di sdegno e disse: «Io sto fa­cendo tutto ciò che mi è possibile per salvarvi. Se non vi salverete, sarà colpa vostra! Io ora cercherò di salvare quelli che non sono Ebrei!» Quindi Paolo lasciò la sinagoga. Una notte il Signore apparve in sogno a Paolo e gli disse: «Non avere timore! Continua a predicare e non tacere, perché io sono con te! Nessuno potrà farti del male. Anzi, molti abitanti di questa città appartengono già al mio popolo» Paolo rimase a Corinto un anno e mezzo, e predicava la parola di Dio. Come il Signore aveva detto, alcuni Ebrei si convertirono. Tra di essi c'era anche il capo della sinagoga, un uomo di nome Crispo, e tutta la sua famiglia. Si convertì anche un gruppo pagani, e tutti insieme formarono una numerosa comunità cristiana, che Paolo istruì nella fede con l'aiu­to dei suoi discepoli Tito e Timoteo.
  
3
LA RISPOSTA DI GALLIONE Atti 18
Un giorno a Corinto alcuni Ebrei portarono Paolo davanti al gover­natore romano Gallione. «Que­st'uomo cerca di convincere la gen­te ad adorare Dio in modo contra­rio alla legge» dissero. Paolo non ebbe il tempo di difen­dersi, perché Gallione rispose: «Se si trattasse di un delitto o di una cat­tiva azione, io vi ascolterei, o Ebrei!       Ma visto che si tratta di questioni della vostra legge, arrangiatevi da soli. Io non voglio essere giudice di queste faccende!» Così Gallione mandò via tutti dal tribunale.
 
4
APOLLO PREDICA AD EFESO Atti 18
Nella città di Efeso un cristiano di nome Apollo parlava di Gesù con molto impegno sia agli Ebrei sia ai pagani. Aquila e Priscilla, i due sposi ami­ci di Paolo, ebbero modo di ascol­tarlo e si resero conto che senza vo­lere Apollo diceva molte cose ine­satte, perché non era stato istruito a sufficienza nella fede di Gesù. Allo­ra lo presero in disparte e gli inse­gnarono quello che ancora non co­nosceva. Così, per opera di Aquila e Priscilla, Apollo riprese a parlare di Gesù secondo verità.


 
5
PAOLO A EFESO Atti 19
Paolo lasciò Corinto e la Grecia per fare ritorno in Asia Minore. Attra­versò le sue regioni montuose e giunse nella grande e importante città di Efeso. Qui già si trovavano alcuni credenti, e a loro Paolo chie­se: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete divenuti Cristiani?» Ma i credenti dissero: «Noi non sappiamo che cosa è lo Spirito San­to. Noi abbiamo ricevuto il battesi­mo di Giovanni il Battista». Allora Paolo spiegò loro che quello di Giovanni era un battesimo per coloro che accettavano di cam­biare vita e di credere in colui che doveva venire dopo di lui, e cioè Gesù; solo ricevendo lo Spirito Santo essi sarebbero divenuti veri Cristiani. Dopo questa spiegazione, quei discepoli chiesero di ricevere lo Spi­rito Santo. Paolo stese le mani su di loro, e lo Spirito Santo li ricolmò. Subito essi cominciarono a rendere testimonianza del Signore Gesù. Dio faceva miracoli straordinari per mezzo di Paolo. La gente pren­deva fazzoletti e panni che erano stati in contatto con Paolo, li mette­va sopra i malati ed essi guarivano. Anche chi era oppresso dagli spiriti maligni, ne veniva liberato.












 
6
I MAGHI DI EFESO Atti 20
Al vedere i miracoli che si compivano per mezzo di Paolo, alcuni cer­carono di trarne profitto. Così sette fratelli ebrei andarono da un inde­moniato e dissero: «Nel nome di quel Gesù che Paolo predica, esci da quest'uomo». Senonché lo spirito maligno ri­spose: «Gesù lo conosco e Paolo so chi è. Ma voi, chi siete?» E subito l'indemoniato si scagliò contro di loro, li afferrò e li picchiò fino a farli fuggire. Molti maghi e indovini con­fessarono allora di essere degli im­broglioni e divennero Cristiani.
 
7
UN RAGAZZO DI NOME EUTICO Atti 20
Nel corso dei suoi viaggi Paolo compì questo miracolo. Era la ricor­renza del giorno della risurrezione di Gesù, e Paolo stava celebrando la Cena del Signore. Un ragazzo di nome Eutico stava seduto sul da­vanzale della finestra, quando si ad­dormentò e cadde dal terzo piano. Fu raccolto che era morto. Paolo scese, si chinò su di lui, lo prese tra le braccia e disse: «Non rattristatevi. Il ragazzo è vivo!» Poi tornò nella casa e concluse la cele­brazione. Il ragazzo intanto era stato portato a casa sano e salvo!
 
 
8
GLI OREFICI DI EFESO Atti 19
Al tempo in cui l'apostolo Paolo si trovava a Efeso, la grande e impor­tante città dell'Asia Minore, scoppiò una sommossa a causa sua. Un orafo di nome Demetrio fab­bricava tempietti della dea Artemi­de, la divinità di cui gli Efesini erano famosi seguaci. Demetrio e i suoi colleghi ricavavano lauti guadagni dal loro lavoro. Demetrio radunò un giorno quelli che facevano il suo stesso lavoro, e disse loro: «Avete sentito quello che quel forestiero di nome Paolo va ri­petendo? Egli dice che non sono divinità le opere delle nostre mani, che ci danno tanto benessere. Egli ha già distolto molti dall'adorare la dea Artemide, e il nostro lavoro ri­schia di andare in rovina». Gli orafi si misero allora a gridare: «Grande è Artemide, la dea degli Efesini!» Essi misero a rumore tutta la città. La folla corse al grande tea­tro all'aperto, dove cominciò a gri­dare e protestare contro Paolo e i suoi amici. A un certo punto, furono trasci­nati nel teatro due discepoli e com­pagni di viaggio di Paolo, di nome Gaio e Aristarco. Temendo per loro, Paolo avrebbe voluto recarsi in teatro a parlare alla folla, ma i Cristiani della città glielo impediro­no, perché era troppo pericoloso. In teatro intanto regnava la più grande confusione. Chi diceva una cosa e chi un'altra. Molti gridarono per due ore in coro: «Grande è Ar­temide, la dea degli Efesini!» Arrivò poi il cancelliere della città, il quale con molta fatica riuscì a farsi ascoltare dalla folla. Disse: «Voi avete trascinato qui questi uomini, ma essi non hanno offeso la nostra dea Artemide. Se Demetrio e gli al­tri ritengono di essere danneggiati, si rivolgano al tribunale. E voi tutti tornate alle vostre case». La folla lo ascoltò, e Gaio e Ari­starco furono liberati.
 
9
UN ADDIO NEL PORTO DI MILETO Atti 20
Viaggiando per nave Paolo giunse al porto di Mileto. Lì si congedò dalla comunità cristiana e disse: «Ora intendo tornare a Gerusalem­me, e prevedo che non ci incontre­remo più. Lo Spirito Santo mi av­verte che dovrò affrontare molte difficoltà. Ma la cosa più importante è che io non smetta di svolgere il compito che ho ricevuto dal Signo­re Gesù: annunciare a tutti che Dio ama gli uomini!» Allora tutti scoppiarono a piangere. E quando venne l'ora della partenza, lo accompagnarono fino alla nave.

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10

PER MARE VERSO GERUSALEMME Atti 21

Paolo era di ritorno da uno dei suoi lunghi, faticosi e pericolosi viaggi missionari. Era diretto a Gerusalem­me, dove contava di celebrare la fe­sta di Pentecoste. Egli sapeva, e lo aveva manife­stato ad alcuni discepoli, che si pre­parava per lui una serie di dure pro­ve. I capi degli Ebrei si erano sem­pre opposti alla sua attività di apostolo di Gesù, e a Gerusalemme avrebbero cercato qualche altro modo per impedirgli di continuare a svolgere la sua missione. Quando la nave su cui viaggiava giunse a Tiro, egli approfittò della sosta prolungata per incontrare i Cristiani residenti in quella città. An­ch'essi comprendevano che era molto pericoloso per lui recarsi a Gerusalemme, e lo esortavano a non farlo. Ma Paolo era irremovibile: consi­derava suo dovere andare, anche se questo avesse comportato dare la vita, come Gesù. Perciò, venuta l'ora della partenza, i Cristiani di Tiro, con mogli e figli, accompagna­rono Paolo fino alla nave. Inginoc­chiati sulla spiaggia, pregarono in­sieme con lui, poi lo salutarono af­fettuosamente ed egli, tornato a bordo della nave, partì.






11
UNA PAROLA DI GESU’ Atti 20
I Vangeli, che narrano la vita e le opere di Gesù, non dicono tutto di lui, ma soltanto quello che ciascun evangelista riteneva più importante riferire e raccontare. Un giorno, in uno dei suoi discor­si, l'apostolo Paolo raccontò una frase di Gesù che non è scritta nei Vangeli. Egli stava esortando i suoi ascolta tori ad essere pieni di amore verso il prossimo, aiutando special­mente i più bisognosi, e aggiunse:«Ricordiamoci delle parole del Si­gnore Gesù che disse: "Vi è più gioia nel dare che nel ricevere ».








12
LA PROFEZIA DI AGABO Atti 21
La nave su cui Paolo viaggiava, di­retto a Gerusalemme, attraccò nel porto di Cesarea, e Paolo e i suoi compagni, prima di proseguire per la città santa, andarono a trovare Filippo, uno dei sette primi collabo­ratori degli apostoli. Erano presso di lui da alcuni gior­ni, quando giunse dalla regione di Gerusalemme un profeta di nome Agabo. Entrato in casa di Filippo, egli prese la cintura di Paolo, si legò con essa mani e piedi, poi disse: «Questo annuncia lo Spirito Santo: l'uomo cui appartiene questa cintu­ra sarà legato in questo modo dagli Ebrei di Gerusalemme e sarà con­segnato ai pagani». Al vedere e all'udire quelle cose, i compagni di viaggio di Paolo, Filip­po e tutti gli altri amici, piangendo, esortarono l'apostolo a cambiare programma, e non andare più a Gerusalemme. Ma Paolo rispose: «Perché fate così? Se continuate a piangere, mi spezzate il cuore. Io sono pronto non soltanto ad essere legato, ma anche a morire a Gerusalemme, per amore del Signore Gesù». E difatti, alcuni giorni dopo, com­pletati i preparativi, Paolo proseguì il viaggio per Gerusalemme.
 
13
PAOLO ARRESTATO A GERUSALEMME Atti 21
Dopo tanti viaggi Paolo ritornò a Gerusalemme, dove i fratelli di fede, i Cristiani, lo accolsero festo­samente. Per prima cosa Paolo andò a salutare l'apostolo Giacomo di Alfeo, che dopo la partenza di Pietro era il capo della comunità cri­stiana della città. Quindi Paolo andò nel tempio. Ma qui lo videro alcuni Ebrei non Cristiani originari dell'Asia Minore, i quali lo afferrarono e si misero a gridare: «Uomini d'Israele, aiuto! Questo è l'uomo che va insegnan­do a tutti e dovunque una dottrina contraria alla nostra fede!» Tutta la città fu in subbuglio, e molti accorsero. Preso Paolo, lo tra­scinarono fuori del tempio, e stava­no già cercando di ucciderlo quan­do giunsero i soldati romani. Alla vista dei soldati, gli Ebrei smisero di picchiare Paolo. Il capo del drappello lo arrestò, e chiese ai presenti di che cosa fosse colpevo­le. Ma non riuscì a capire nulla, per­ché parlavano tutti insieme, dicen­do cose diverse tra loro. Allora deci­se di trasferirlo nella fortezza per interrogarlo con calma. E per sal­varlo dalla violenza della folla i sol­dati dovettero portarlo sulle spalle. Una gran massa di popolo infatti veniva dietro e gridava: «A morte! »




 
14
LA DIFESA DI PAOLO Atti 22
Mentre. lo stavano portando nella fortezza, Paolo chiese al comandan­te romano di potere parlare alla fol­la. «Tu parli greco?» gli disse il co­mandante, e gli diede il permesso. Paolo disse in ebraico alla folla: «Fratelli, ascoltate la mia difesa. Sono un ebreo, nato a Tarso ma cresciuto ed educato a Gerusalemme. Con molto fervore dapprima ho persegui­tato i seguaci di Gesù, ma poi egli stesso mi ha parlato sulla via di Da­masco». E proseguì narrando la sua conversione. Ma la folla degli Ebrei continuava a dire «A morte!»
 
15
PAOLO CONFORTATO DA GESU’ Atti 22-23
La difesa di Paolo davanti al suo stesso popolo di Gerusalemme non gli era valsa a nulla. La folla gridava che era un traditore e che doveva essere messo a morte. I soldati ro­mani condussero Paolo nella fortez­za, dove lo legarono per frustarlo. Paolo però disse: «La legge romana proibisce di frustare un cittadino ro­mano, e io lo sono!» A queste parole il comandante delle guardie ebbe paura, perché erano previsti gravi castighi per chi maltrattava un cittadino romano. Così decise di far giudicare Paolo dal supremo tribunale degli Ebrei. Davanti al tribunale degli Ebrei sorse ben presto una grande dispu­ta su come giudicare Paolo: c'era chi non trovava in lui nulla di male, e chi lo voleva mettere a morte. Il contrasto si fece tanto vivace, che il comandante temette per la vita di Paolo e decise di metterlo al sicuro. Mandò i soldati a prenderlo, e lo ri­portò nella fortezza dove gli Ebrei non potevano entrare. Quella notte, in cella, Paolo ebbe una visione di Gesù che gli disse: «Fatti coraggio! Tu ti sei dichiarato pubblicamente mio discepolo qui a Gerusalemme. E necessario che tu faccia altrettanto anche a Roma!»  

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16
PAOLO SFUGGE AD UN COMPLOTTO Atti 23
Paolo era in carcere nella fortezza romana di Gerusalemme. Alcuni Ebrei che gli erano nemici giuraro­no di non mangiare nulla finché non fossero riusciti ad ucciderlo. Pensarono di fare così: convincere i capi del popolo a riportare l'aposto­lo in tribunale per giudicarlo nuova­mente. Lungo il tragitto essi intende­vano saltargli addosso e farlo morire. Ma un ragazzo, parente di Paolo, venne a sapere del complotto e riferì tutto al comandante romano, che se­gretamente mandò Paolo a Cesarea sotto buona scorta.




 
17
UNA LETTERA AL GOVERNATORE ROMANO Atti 23
Questa fu la lettera che il comandan­te romano di Gerusalemme scrisse al governatore della Palestina a cui affi­dava la responsabilità della vita di Paolo. «Ti mando quest'uomo.  Gli Ebrei stavano per ammazzarlo, quando io intervenni con le mie guardie. Poiché è cittadino romano, l'ho liberato e l'ho mandato davanti al tribunale degli Ebrei per capire di che cosa essi lo accusavano. Si tratta solo di questioni che riguardano la loro legge. Tuttavia gli Ebrei prepara­no una congiura contro di lui. Per questo te lo mando!»




18
PAOLO RICORRE ALL’IMPERATORE DI ROMA Atti 25
Per evitare che gli Ebrei di Gerusa­lemme lo uccidessero, il comandan­te delle guardie romane aveva fatto portare Paolo a Cesarea, perché fosse processato direttamente dal governatore romano che comanda­va in Palestina. Da Gerusalemme i capi del po­polo ebraico scesero a Cesarea per accusare Paolo di predicare una nuova dottrina. Ciò non era proibi­to dalla legge romana, e perciò il governatore non aveva motivo per condannare Paolo. Tuttavia, per non dispiacere ai capi degli Ebrei, tenne l'apostolo Paolo in prigione. Trascorsero due anni, e giunse a Cesarea un nuovo governatore il quale rifece il processo. Anch'egli non trovò motivo di condanna, e manifestò l'intenzione di trasferire Paolo di nuovo a Gerusalemme. Paolo però sapeva che là i suoi nemici avrebbero potuto facilmente metterlo a morte; allora non gli re­stava se non una cosa da fare. Come la legge permetteva ai cittadi­ni romani, egli affermò che intende­va ricorrere all'imperatore, cioè es­sere giudicato dai tribunali di Roma. «Sei ricorso all'imperatore, e dal­l'imperatore andrai» gli rispose il go­vernatore della Palestina.
 
19
PAOLO DAVANTI AL RE AGRIPPA Atti 25-26
Pochi giorni dopo il re Agrippa e sua sorella Berenice arrivarono a Cesarea per salutare il governatore romano. Questi gli raccontò il caso di Paolo. Agrippa disse: «Sarei cu­rioso di sentire che cosa dice». Fu fatto venire Paolo, che spiegò ad Agrippa, che era ebreo e conosce­va bene i profeti, le ragioni per cui Gesù è il Messia. Paolo narrò anche la propria storia, come da persecuto­re dei Cristiani fosse diventato apo­stolo di Gesù, e parlò così bene che Agrippa concluse: «Per poco non mi convinci a farmi cristiano!»



 
20
TEMPESTA E NAUFRAGIO Atti 27
Sotto la guardia di alcuni soldati ro­mani al comando del centurione Giulio, Paolo fu inviato da Cesarea a Roma per essere giudicato dal tri­bunale dell'imperatore. Con lui ve­nivano mandati a Roma due com­pagni di Paolo: Luca, che narrò poi ciò che avvenne, e Aristarco. La nave su cui si imbarcarono navigò molto lentamente, sicché quando giunsero nell'isola di Creta era ormai inverno e, con i mezzi di allora, non si poteva più navigare. Il comandante della nave volle però partire, per giungere almeno in un porto più accogliente. Ma si levò un uragano, la nave fu presa da un turbine e i marinai non riusci­rono più a governarla. Per quattordici giorni essa andò alla deriva, sbattuta dai venti e dalle onde. Tutti i passeggeri disperavano ormai di salvarsi, ma Paolo li riani­mò dicendo: «Non temete! Questa notte mi è apparso un angelo del mio Dio, il quale mi ha assicurato che io giungerò a Roma dove sono diretto, e tutti i passeggeri della nave si salveranno. Perciò ora man­giate un poco per prendere forze, e abbiate fiducia». Egli per primo si mise a mangia­re, e tutti, rinfrancati, lo imitarono. I marinai intanto ebbero la sensazio­ne che la terra fosse vicina. Allora gettarono le ancore e attesero l'al­ba, per vedere dove si trovavano. Fattosi giorno, notarono un'insena­tura e tentarono di approdare. La nave, però, si arenò ancora lontana dalla riva, e sbattuta dalle onde, prese a sfasciarsi. I soldati pensaro­no di uccidere i prigionieri, per evi­tare che fuggissero gettandosi in mare. Ma il centurione Giulio li fer­mò. Anzi, ordinò a quelli capaci di nuotare di gettarsi per primi in ac­qua, e poi fece lo stesso con gli altri che si gettarono in mare aggrappati a tavole di legno. Come Paolo ave­va predetto, t ti si salvarono.
 
21
MORSO DA UNA VIPERA Atti 28
Paolo, i soldati romani e tutti i pas­seggeri della nave erano scampati al naufragio e erano approdati nell'i­sola di Malta. Qui gli abitanti li ac­colsero intorno ad un grande fuoco perché potessero scaldarsi. Anche Paolo raccolse un fascio di rami da gettare sul fuoco; ma ecco che una vipera saltò fuori e si attaccò alla sua mano. Al vedere ciò la gente pensò: «Certo quest'uomo è un as­sassino. Si è salvato dal mare, ma la giustizia l'ha colpito ugualmente!» Ma Paolo con un colpo scosse la vi­pera che cadde nel fuoco.








 
22
PAOLO A MALTA Atti 28
Paolo, naufrago sulla spiaggia dell'i­sola di Malta, aveva raccolto della legna per alimentare il fuoco che gli abitanti avevano acceso. Dalla le­gna era uscita una vipera che si era attorcigliata ad una mano. La gente, convinta che il rettile l'avesse mor­so, aspettava di vedergli gonfiare la mano o che addirittura cadesse morto a terra. Ma dopo aver atteso a lungo e vedendo che a Paolo non succedeva alcun male, tuffi conclu­sero che egli doveva essere un dio. Questa loro convinzione si raffor­zò in seguito ad un miracolo che si verificò di lì a pochi giorni. Vicino al luogo del naufragio aveva i suoi possedimenti il governatore dell'iso­la, un certo Publio. Egli accolse Paolo e i suoi compagni e li ospitò con grande cortesia. Un giorno il padre di Publio era a letto ammala­to con la febbre alta. Paolo andò a visitarlo, pregò, stese le mani su di lui e lo guari. Dopo questo avvenimento anche gli altri abitanti dell'isola, che erano ammalati, andarono da Paolo, e tuffi guarirono. Per questo Paolo era trattato con ogni riguardo. E quando tre mesi dopo ripartì, i Maltesi lo rifornirono del necessario per il viaggio.
 
23
L’INCONTRO SULLA VIA APPIA Atti 28
Finito l'inverno, quando era impos­sibile navigare, Paolo e i suoi due compagni Luca e Aristarco riprese­ro il viaggio verso Roma. Là egli doveva essere giudicato dal tribuna­le dell'imperatore. Per questo viag­giava sotto la scorta di alcuni soldati romani. La nave su cui si imbarcarono la­sciò Malta alla volta della Sicilia. Approdò a Siracusa, dove rimase tre giorni. Quindi, costeggiando l'i­sola e traversando lo stretto di Mes­sina, giunse a Reggio. Il giorno se­guente si levò lo scirocco, il vento del sud, che permise alla nave di giungere rapidamente a Pozzuoli. A Pozzuoli Paolo trovò alcuni Cristiani, i quali lo invitarono a fer­marsi con loro una settimana. Ri­partì poi a piedi alla volta della capi­tale dell'Impero. I Cristiani di Roma, saputo del suo arrivo, gli an­darono incontro lungo la Via Appia. Quando li vide, Paolo ringraziò il Signore e si sentì incoraggiato. A Roma poi, in attesa del processo, gli fu consentito di abitare per suo con­to, con un soldato di guardia. Paolo trascorse due anni in quel­la casa, e a tutti coloro che lo anda­vano a trovare l'apostolo annuncia­va il regno di Dio e insegnava tutto ciò che riguardava il Signore Gesù.

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24

PAOLO INSEGNA L’AMORE 1Corinzi 13

Paolo era instancabile ad insegnare ciò che riguardava il Signore Gesù e ciò che a lui più piace. E che cosa piace più di tutto a Gesù? Ciò che a lui piace di più è l'amore. «Se io sapessi parlare tutte le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi l'amore, sarei come una campana che suona, come un tamburo che rimbomba. Anche se io fossi un profeta, e conoscessi tutti i misteri, anche se avessi una fede che trasporta le montagne, ma non avessi l'amore, che cosa conterebbe? Anche se io distribuissi tutte le mie ricchezze ai poveri, ma non avessi l'amore, non avrei nulla. Chi ama è paziente.  Chi ama è premuroso. Chi ama non è invidioso. Chi ama non si vanta. Chi ama non si gonfia d'orgoglio. Chi ama è rispettoso. Chi ama tutto scusa, & tuffi ha fiducia, tutto spera, tutto sopporta. L'amore non avrà mai fine. Ora vediamo Dio confusamente, come in uno specchio antico, ma un giorno lo vedremo faccia a faccia. Tre sono le cose che contano: la fede, la speranza e l'amore. Ma la più grande è l'amore.»

 

25

IN FAVORE DI UN SERVO FUGGITO Lettera a Filemone

L'apostolo Paolo era prigioniero a Roma, quando ebbe modo di avvi­cinare un certo Onesimo. Era questi un servo fuggito dal suo padrone, dopo averlo derubato. Paolo gli parlò, e lo convinse a cambiare vita e a divenire cristiano. Lo convinse addirittura a tornare dal suo padro­ne, con una lettera che lo stesso Paolo gli scrisse. Egli conosceva il padrone di Onesimo: si chiamava Filemone, ed era un cristiano che accoglieva nella sua casa per le preghiere in comune gli altri Cristiani della sua città. A Filemone dunque Paolo scris­se: «Ti rimando Onesimo, divenuto per me come un figlio. Se ti ha offe­so o se deve restituirti qualcosa, provvederò io per lui. Sarei stato contento di poterlo tenere con me, ora che sono in catene per avere annunziato il Signore Gesù, ma te lo rimando. Tu non accoglierlo più come un servo, ma come un caro fratello. Se mi consideri tuo amico, ti prego, accogli Onesimo come ac­coglieresti me!» Le cose andarono proprio così: Filemone accolse il suo servo fuggi­tivo, e invece di punirlo lo trattò da fratello. Come aveva chiesto Paolo, ma soprattutto come aveva inse­gnato il Signore Gesù.




 
26
IL POVERO E IL RICCO Lettera di Giacomo 1
Tra i seguaci di Gesù c'era un uomo di nome Giacomo, che fu il capo della comunità cristiana di Ge­rusalemme. Giacomo fece suoi gli insegnamenti di Gesù a proposito della povertà e della ricchezza. Scrisse Giacomo: «Fratelli, se qualcuno di voi è povero, sia orgo­glioso perché Dio lo onora. Se inve­ce uno di voi è ricco, sia contento perché Dio lo umilia. Il ricco infatti passa via come il fiore del campo. Si leva il sole, il suo ardore fa secca­re l'erba, il fiore cade e tutta la sua bellezza svanisce. »





 
27
UNA VITA OFFERTA IN SACRIFICIO 2Timateo 4
La prigionia di Paolo a Roma durò due anni. Alla fine egli venne rico­nosciuto innocente e venne posto in libertà. Paolo riprese allora a viaggiare, a portare ovunque la pa­rola di Dio, visitando le comunità già costituite e fondandone nuove. Fu ad Efeso, nell'isola di Creta, a Corinto, a Mileto, nella regione del­la Troade. Forse fu anche in Spa­gna. Ma al tempo dell'imperatore Nerone egli fu nuovamente arresta­to e condotto a Roma. In vent'anni di viaggi e di inse­gnamento egli aveva portato il van­gelo in tutto l'Impero romano. Tut­tavia la sua vita stava volgendo al termine, ed egli stesso si sentiva prossimo al martirio. Per questo egli scrisse all'amico Timoteo e gli disse: «La mia vita sta per essere offerta in sacrificio a Dio. È giunta per me l'ora di partire per l'ultimo viaggio. Ho combattuto la buona battaglia, sono arrivato fino al termine della mia corsa ed ho conservato la fede. Ora è pronta per me la corona del vincitore, premio di chi è giusto. Il Signore, che è giudice giusto, me la consegnerà. Nell'ultimo giorno egli la consegnerà non solo a me, ma a tutti quelli che aspettano con amore il momento del suo ritorno». Le opere
 
28
LE OPERE BUONE Lettera di Giacomo 2
Quanti meravigliosi insegnamenti sono scaturiti dalla parola di Dio! Tra questi uno, importantissimo, dice che le parole non bastano, ci vogliono anche le azioni. Scrive Giacomo: «Fratelli, a che serve se uno dice di avere la fede, ma poi non lo dimostra con i fatti? Suppo­niamo che uno di voi abbia poco di che coprirsi o abbia poco da man­giare. Bene, se tu gli dici: "Copriti pure! Mangia quanto vuoi!", ma poi non gli dai quello che gli serve per non avere freddo o fame, che senso hanno avuto le tue parole?»





 
29
IL VERO CRISTIANO AMA LA PACE Lettera di Giacomo 3
Chi è il vero cristiano secondo Gia­como? Il vero cristiano è un uomo buono e mite, con il cuore pieno del desiderio della pace. E un uomo a cui Dio ha dato la sua saggezza. E la saggezza che viene da Dio è pura, pacifica, docile, piena di bon­tà e di comprensione, e si esprime attraverso i frutti delle opere buone. Le persone che creano la pace intorno a sé sono come i seminatori che raccolgono il frutto delle loro fatiche. E infatti coloro che fanno opera di pace raccolgono pace e il frutto di una vita giusta. Per essere pacifici bisogna anche sapere moderare la propria parola. Scrive Giacomo: «La lingua è una piccola parte del nostro corpo, ma e responsabile di grandi imprese. As­somiglia al timone di una nave: se c'è il timone che la guida, anche un'imbarcazione grande e pesante, spinta da un vento impetuoso, va dove il pilota vuole». Il vero cristiano è paziente e atten­de fiducioso il ritorno del Signore, come il contadino attende le piogge. Il vero cristiano è sincero, e non giura né in nome del cielo, né in nome del­la terra, ma dice sì quando è sì, e dice no quando è no! Anche Gesù, ricordi, aveva detto così!

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17/01/2017 22:47
 
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IO SONO IL PRIMO E L’ULTIMO Apocalisse 1

C'era un seguace di Gesù, il cui nome era Giovanni. A causa della sua fede era stato mandato a vivere in esilio in un'isola del mar Egeo. Egli è l'autore del Vangelo di Gio­vanni, e di un libro del Nuovo Testa­mento che si chiama Apocalisse e che contiene le descrizioni di molte visioni che egli ebbe e che rivelano gli avvenimenti futuri. «Un giorno» egli scrive «ero in esilio nell'isola di Patmos, perché avevo an­nunciato la parola di Dio e la testimo­nianza portata da Gesù. Sentii una voce forte come una tromba che dice­va: "Scrivi quello che vedi in un li­bro". «Mi voltai e vidi sette candelabri d'oro e, in mezzo a loro, qualcuno si­mile ad un uomo. Indossava una tuni­ca lunga fino ai piedi. Teneva sette stelle sulla sua mano destra. «Quando lo vidi, io caddi ai suoi piedi. Ma egli pose la sua mano su di me e mi disse: "Non spaventarti. Io sono il Primo e l'Ultimo. Io sono il Vi­vente. Ero morto, ma ora vivo per sempre. Scrivi quello che hai visto e che vedrai, e mandalo alle sette chie­se, simboleggiate dalle sette lampade e dalle sette stelle"» Era Gesù, il Figlio di Dio, che co­mandava al suo apostolo di diffonde­re ovunque la parola di Dio.

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