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L'ostracismo dei tdG nei confronti dei loro fuoriusciti; Carta canta

Last Update: 9/7/2014 11:20 AM
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8/25/2014 5:28 PM
 
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Come si comportano i testimoni di Geova con gli espulsi o dissociati che non sono loro parenti:


La torre di Guardia del 15/1/1954, p. 62:

"Oggi non viviamo fra nazioni teocratiche in cui i membri della nostra famiglia carnale potrebbero essere sterminati da Dio e dalla sua organizzazione teocratica per apostasia come era possibile ed era ordinato di fare nella nazione d'Israele.

Essendo circoscritti dalle leggi delle nazioni in cui viviamo ed anche dalle leggi di Dio mediante Gesù Cristo, possiamo agire contro gli apostati soltanto fino a un certo punto, vale a dire conformandoci alle due serie di leggi.
La legge dello Stato e la legge di Dio mediante Cristo ci proibiscono di uccidere gli apostati, anche se sono membri della nostra famiglia carnale. Naturalmente, se i figli sono maggiorenni, vi può essere una separazione e una rottura vera e propria nei vincoli familiari, perché i vincoli spirituali sono già spezzati"

La torre di Guardia del 15/8/1956 pag 511:

"Che cosa si deve fare se un proclamatore rifiuta di smettere d'associarsi con un'altra persona disassociata?
...
Egli dovrebbe essere vigorosamente ammonito, e si dovrebbe fargli comprendere che associandosi col disassociato diventa compagno
dell'empietà e che mediante la sua condotta si separa dalla congregazione per schierarsi col colpevole. Se dopo sufficienti avvertimenti il proclamatore persiste nell'associarsi con la
persona disassociata invece di sostenere l'organizzazione di Geova, egli pure dovrebbe essere disassociato. Simpatizzando apertamente
con la persona disassociata il simpatizzante rende più difficile all'espulso di riconoscere il proprio peccato e impedisce il suo profondo pentimento e la sua finale reintegrazione nella congregazione. La condotta ribelle crea difficoltà ad entrambe le persone implicate."


La torre di Guardia del 15.12.1963, p. 760-762:

«Il disassociato è espulso dalla congregazione, e la congregazione non ha nulla a che fare con lui. I membri della congregazione
non gli stenderanno la mano dell'amicizia, e non gli diranno nemmeno
"Ciao" o "Arnvederci". Egli non è benvenuto nelle loro case, nemmeno se tali case sono usate come centri di adorazione per un locale gruppo di testimoni di Geova...
Sotto la disposizione della legge di Geova per l'antico Israele, le persone della congregazione eseguivano la sentenza di morte
su quelli che la meritavano. In Deuteronomio 17:6,7 (VR) leggiamo: "Colui che dovrà morire sarà messo a morte sulla
deposizione di due o di tre testimoni; non sarà messo a morte sulla deposizione di un solo testimonio. La mano dei testimoni
sarà la prima a levarsi contro di lui per farlo morire; poi, la mano di tutto il popolo; così torrai il male di mezzo a te".
Nella congregazione cristiana troviamo un simile principio di cooperazione e partecipazione.
Benché colui che sbaglia non sia messo a morte, la scomunica di tale
individuo è osservata e rispettata da tutti nella congregazione.
...
Perciò i membri della congregazione non si assoceranno al disassociato, né nella Sala del Regno, né altrove. Non converseranno con lui né mostreranno in alcun modo di notarlo. Se il disassociato tenta di parlare ad altri nella congregazione, essi dovranno allontanarsi da lui.

In tal modo capirà pienamente l'entità del suo peccato … Inoltre, il disassociato che vuol fare ciò ch’è giusto dovrebbe dire a chiunque gli si avvicina inconsapevolmente che è disassociato e che non dovrebbero parlare con lui»"


La torre di Guardia del 1/1/1982 pag 23:

"12 Sì, la Bibbia comanda ai cristiani di non stare in compagnia o in associazione con chi è stato espulso dalla congregazione. Perciò i testimoni di Geova chiamano appropriatamente “disassociazione” l’espulsione di un trasgressore impenitente e il successivo stato di isolamento in cui viene tenuto. Il loro rifiuto di associarsi in qualsiasi modo a livello spirituale o ricreativo con una persona espulsa è indice di lealtà alle norme di Dio e di ubbidienza al suo comando riportato in I Corinti 5:11, 13. "

pag 24-26:

"17 I cristiani hanno una felice associazione spirituale con i loro fratelli o con le persone interessate quando studiano la Bibbia o ne parlano insieme. Ma non vorranno avere tale associazione con un peccatore espulso (o con uno che ha rinunciato alla fede e alle dottrine dei testimoni di Geova dissociandosi). La persona espulsa è stata ‘rigettata’, essendo ‘condannata da se stessa’ per il suo ‘peccato’, e i membri della congregazione accettano il giudizio di Dio e lo sostengono. La disassociazione, però, implica più che la cessazione dell’associazione spirituale. — Tito 3:10, 11.
18 Paolo scrisse: ‘Cessate di mischiarvi in compagnia . . ., non mangiando nemmeno con un tal uomo’. (I Cor. 5:11) L’ora dei pasti è un momento di distensione e compagnia. Perciò qui la Bibbia vieta di frequentare anche a scopo di compagnia una persona espulsa, per esempio partecipando insieme a un picnic, a una festa, a una partita di calcio, a una gita al mare, andando insieme a teatro o mangiando insieme. (I particolari problemi riguardanti il caso di un parente disassociato sono trattati nell’articolo che segue).
19 A volte un cristiano può essere sottoposto a forti pressioni perché non segua questa esortazione biblica. Queste pressioni possono essere causate dai suoi stessi sentimenti oppure potrebbero essere esercitate da altri. Per esempio, fu fatta pressione su un fratello perché celebrasse un matrimonio fra due disassociati. Si poteva sostenere con qualche ragionamento che quel servizio fosse un semplice gesto di benignità? Qualcuno poteva pensarlo. Ma perché venivano richiesti proprio i suoi servizi e non quelli del sindaco o di qualche altro pubblico ufficiale autorizzato a celebrare matrimoni? Non era forse per la sua posizione di ministro di Dio e per la sua capacità di indicare agli sposi i consigli della Parola di Dio? Cedere a tali pressioni avrebbe significato avere associazione con la coppia, con persone espulse dalla congregazione per il loro comportamento errato. — I Cor. 5:13.
20 Altri problemi sorgono in relazione agli affari o al lavoro. Che dire se foste dipendenti di un uomo che venisse espulso dalla congregazione o se tale persona fosse un vostro dipendente? Che fare? Se per il momento foste obbligati sotto il profilo contrattuale o finanziario a continuare il rapporto di lavoro, certamente ora assumereste un atteggiamento diverso nei confronti del disassociato. Potrebbe essere necessario discutere con lui su questioni di lavoro o stare a contatto con lui sul posto di lavoro, ma le conversazioni spirituali e i rapporti d’amicizia sarebbero cose del passato. In questo modo potreste dar prova della vostra ubbidienza a Dio e sareste personalmente protetti. Inoltre questo potrebbe far capire alla persona quanto il suo peccato le sia costato caro sotto molti aspetti. — II Cor. 6:14, 17.

PARLARE CON UN DISASSOCIATO O UN DISSOCIATO?

21 Sostenere la giustizia di Dio e il provvedimento della disassociazione da lui istituito significa che un cristiano non dovrebbe parlare affatto con una persona espulsa, non rivolgendole nemmeno un saluto? Alcuni hanno fatto questa domanda, visto il consiglio di Gesù di amare i nostri nemici e di non ‘salutare solo i nostri fratelli’. — Matt. 5:43-47.
22 In effetti, nella sua sapienza, Dio non ha cercato di abbracciare ogni possibile situazione. Quello di cui abbiamo bisogno è afferrare il senso di ciò che Geova dice su come trattare una persona disassociata, così da poterci sforzare di sostenere il Suo punto di vista. Tramite l’apostolo Giovanni, Dio spiega:
Chiunque va avanti e non rimane nell’insegnamento del Cristo non ha Dio. . . . Se alcuno viene da voi e non porta questo insegnamento, non lo ricevete nella vostra casa e non gli rivolgete un saluto. Poiché chi gli rivolge un saluto partecipa alle sue opere malvage”. — II Giov. 9-11.
23 L’apostolo che diede questo saggio avvertimento era stato molto vicino a Gesù e sapeva bene cosa aveva detto Cristo circa il salutare altri. Sapeva anche che il comune saluto di quei tempi significava “Pace”. A differenza di qualche nemico personale o autorevole uomo mondano che si oppone ai cristiani, una persona disassociata o dissociata che cerca di promuovere o giustificare i suoi ragionamenti apostati o che continua nella sua condotta errata non è certo qualcuno a cui augurare “Pace”. (I Tim. 2:1, 2) Tutti sappiamo bene dall’esperienza acquisita nel corso degli anni che un semplice saluto può essere il primo passo che porta a una conversazione e forse anche a un’amicizia. Vorremmo fare questo primo passo con un disassociato?

...

NON PARTECIPIAMO A OPERE MALVAGE

25 Tutti i cristiani fedeli devono prendere a cuore la seria verità scritta da Giovanni sotto ispirazione di Dio: “Chi gli rivolge un saluto [a un peccatore espulso che promuove un insegnamento errato o persiste in una condotta peccaminosa] partecipa alle sue opere malvage”. — II Giov. 11.
26 Molti commentatori della cristianità trovano da ridire su II Giovanni 11. Sostengono che sia ‘un consiglio poco cristiano, contrario allo spirito del nostro Signore’, o che incoraggi l’intolleranza. Ma queste opinioni sono espresse da organizzazioni religiose che non applicano il comando di Dio di ‘rimuovere l’uomo malvagio di fra loro’, e che di rado, se non mai, espellono dalla loro chiesa anche trasgressori di pessima fama. (I Cor. 5:13) La loro “tolleranza” è antiscritturale, non cristiana. — Matt. 7:21-23; 25:24-30; Giov. 8:44.
27 Non è invece errato essere leali al giusto e retto Dio della Bibbia. Egli ci dice che accetterà ‘sul suo monte santo’ solo quelli che camminano in modo immacolato, praticano la giustizia e dicono la verità. (Sal. 15:1-5) Quindi se un cristiano si schierasse dalla parte di un trasgressore che è stato rigettato da Dio e disassociato, o che si è dissociato, ciò equivarrebbe a dire: ‘Nemmeno io voglio stare sul monte santo di Dio’. Se gli anziani vedessero che è diretto in quella direzione, stando regolarmente in compagnia con una persona disassociata, cercherebbero con amore e pazienza di aiutarlo a vedere le cose dal punto di vista di Dio. (Matt. 18:18; Gal. 6:1) Lo ammonirebbero e, se necessario, ‘lo riprenderebbero con severità’. Vogliono aiutarlo a rimanere ‘sul monte santo di Dio’. Ma se egli non smettesse di accompagnarsi con la persona espulsa, si renderebbe in tal modo ‘partecipe (sostenitore o complice) delle sue opere malvage’ e dovrebbe quindi essere rimosso dalla congregazione, espulso. — Tito 1:13; Giuda 22, 23; confronta Numeri 16:26."

La torre di Guardia del 15/4/1988:

"9 Perché anche oggi è appropriato assumere questo atteggiamento risoluto? Ebbene, riflettete sulla severità con cui venivano troncati i rapporti sotto la Legge data da Dio a Israele. In varie questioni gravi, i trasgressori intenzionali venivano giustiziati. (Levitico 20:10; Numeri 15:30, 31) Quando ciò accadeva, gli altri, compresi i parenti, non potevano più parlare col trasgressore morto. (Levitico 19:1-4; Deuteronomio 13:1-5; 17:1-7) Sebbene gli israeliti dell’epoca fossero normali esseri umani con emozioni simili alle nostre, sapevano che Dio è giusto e amorevole e che la sua Legge proteggeva la loro purezza morale e spirituale. Potevano quindi accettare il fatto che la Sua disposizione di stroncare i trasgressori era fondamentalmente buona e giusta. — Giobbe 34:10-12.
10 Possiamo essere altrettanto sicuri che la disposizione di Dio, che impone ai cristiani di non frequentare il peccatore impenitente che è stato espulso, costituisce una protezione per noi: “Eliminate il vecchio lievito, affinché siate una nuova massa, secondo che siete liberi da fermento”. (1 Corinti 5:7) Evitando anche coloro che si sono volontariamente dissociati, i cristiani sono protetti da possibili idee critiche, indifferenti o persino apostate. "

Libro "mantenetevi nell'amore di Dio 2008 pag 208:

"Come dovremmo comportarci con chi è disassociato? La Bibbia dice: “[Cessate] di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo”. (1 Corinti 5:11) Riguardo a chi “non rimane nell’insegnamento del Cristo”, si legge: “Non ricevetelo in casa e non rivolgetegli un saluto. Poiché chi gli rivolge un saluto partecipa alle sue opere malvage”. (2 Giovanni 9-11) Quindi con chi è disassociato non abbiamo contatti di natura spirituale o sociale. La Torre di Guardia del 1° gennaio 1982, a pagina 25, diceva: “Un semplice saluto può essere il primo passo che porta a una conversazione e forse anche a un’amicizia. Vorremmo fare questo primo passo con un disassociato?”
È davvero necessario evitarlo del tutto? Sì, e per diversi motivi. Primo, è una questione di lealtà a Dio e alla sua Parola. Ubbidiamo a Geova non solo quando ci conviene, ma anche quando è difficile farlo. L’amore per Dio ci spinge a ubbidire a tutti i suoi comandi, poiché riconosciamo che egli è giusto e amorevole e che seguire le sue leggi è sempre la cosa migliore. (Isaia 48:17; 1 Giovanni 5:3) Secondo, allontanandoci da un trasgressore impenitente, noi e gli altri componenti della congregazione siamo protetti dalla contaminazione morale e spirituale, e teniamo alto il buon nome della congregazione stessa. (1 Corinti 5:6, 7) Terzo, la nostra ferma adesione ai princìpi biblici può fare del bene al disassociato. Sostenendo la decisione del comitato giudiziario, potremmo toccare il cuore di un trasgressore che finora non ha accettato l’aiuto che gli anziani hanno cercato di dargli. Perdere la preziosa compagnia di persone a cui vuole bene può aiutarlo a ‘tornare in sé’, a riconoscere la gravità del suo errore e a fare passi concreti per riavvicinarsi a Geova."


La torre di Guardia del 15/1/1962 pag 308:

"21 La profezia di Gesù rende sicuro che questo è il tempo in cui dev'essere predicata la buona notizia del regno di Dio in tutte le lingue, in tutti i luoghi. Questa è la parte principale dell'opera di profetizzare che si deve compiere ora. Che accadrebbe, dunque, se il figlio di una famiglia che fa parte della visibile organizzazione
di Dio si opponesse a quest'opera di profetizzare intorno a Regno? Che accadrebbe se il figlio cominciasse a proclamare o profetizzare
qualcosa contro il messaggio del Regno o cercasse di esercitare un'influenza errata perfino su altri membri dell'organizzazione,
facendo questo nel nome di Geova?
Che dovrebbero fare il padre e la madre dedicati e battezzati? Essi non osano lasciarsi dominare dai sentimenti; non osano nemmeno risparmiare questa persona cara che hanno generato.
22 Devono dichiarargli il peccato mortale commesso profetizzando falsamente od opponendosi all'opera di profetizzare del Regno.
Essi non possono tollerare nemmeno che il loro figlio dica falsità nel nome di Geova. Devono trafiggerlo perché ha profetizzato
falsamente. Devono considerarlo spiritualmente morto, uno con cui non si deve avere alcuna associazione né comunione religiosa e il cui profetizzare dev'essere rigettato. Non devono impedire che sia disassociato dalla società del Nuovo Mondo dei testimoni di Geova. In tale situazione ricorderanno le parole del Re di Geova,
Gesù Cristo: "Chi ama il figlio o la figlia più di me, non è degno di me". — Matt. 10:37, Na."

La torre di Guardia del 15/1/1964 pag 43:

"Ma il principio di rimanere insieme si applica forse se l'uomo e la donna sono promessi in matrimonio e uno è poi disassociato?
No, poiché il matrimonio non è stato compiuto. Il cristiano deve troncare il legame col disassociato. "Uscite di mezzo a loro e separatevi". (2 Cor. 6:17) Se il cristiano non tien conto di ciò
sposando il disassociato, anch'egli può essere disassociato.
Benché gli stabiliti legami familiari nella casa restino intatti quando qualcuno è disassociato e le normali funzioni nella
casa siano compiute ogni giorno come al solito, vi è qualcosa che viene infranto.
È il rapporto spirituale tra il disassociato e gli altri membri della famiglia. Come per gli altri esempi menzionati in precedenza,
quando qualcuno è disassociato, non si deve più parlare con lui delle cose relative all'adorazione.
...
Si applica lo stesso principio all'ora dei pasti. Non vi può essere associazione spirituale.
Il capofamiglia disassociato non è in grado di guidare la famiglia in preghiera, né sarebbe appropriato che invitasse
qualcuno dei presenti a rappresentare la famiglia in preghiera, in modoche pregasse sotto la sua direttiva. Chiunque vuole pregare, può pregare in privato.
Ma in sua assenza, i fedeli membri dedicati della famiglia possono unirsi nella preghiera.
Se il marito scomunicato insiste nel dire la preghiera all'ora dei pasti, i membri dedicati della casa non diranno "Amen"
alla preghiera, né si terranno per mano come alcuni ne hanno l'abitudine, perché ciò significherebbe avere associazione spirituale"

La torre di Guardia del 15/11/1970 pag701:

"Qualora il disassociato e il fedele cristiano siano nella stessa famiglia, vivendo nella stessa casa, come un marito e sua moglie, entrano in gioco altri fattori biblici. Se la moglie di un cristiano fosse disassociata per menzogna, egli sarebbe ancora sposato con lei; la Bibbia dice che sono uniti insieme come una sola carne. (Efes. 5:31) In tal caso dovrebbe sempre avere cura di lei come di sua moglie e come membro della sua casa. Ciò significherebbe parlarle delle cose quotidiane della loro vita. Tuttavia, per rispetto verso il decreto di disassociazione, che ha infranto il loro legame di fratello e sorella spirituali, non terrebbe assolutamente lo studio biblico con lei né avrebbe associazione su cose spirituali. (Per ulteriori particolari si veda La Torre di Guardia del 15 gennaio 1964, pagg. 42-44)."

La torre di Guardia del 15/6/1983 pag 31:

"Qual è la ragione di menzionare questi due aspetti? È quella di illustrare che se qualcuno è disassociato, allora deve aver avuto un cuore veramente cattivo e/o dev’essere stato deciso a perseguire una condotta che disonora Dio. Pietro disse che la condizione di una tale persona è peggiore di prima che divenisse cristiana; è come ‘una scrofa lavata che torna a rivoltolarsi nel fango’. (II Pietro 2:20-22) Questo dovrebbe aiutare i parenti cristiani e altri ad avere la veduta di Dio circa una persona disassociata.
Ma le emozioni e gli attaccamenti umani possono avere un potente effetto, rendendo difficile alle persone agire in armonia con la decisione della disassociazione se vi è implicato un parente. (Confronta Numeri 16:16-33). Per esempio, una moglie cristiana fedele comprende che il fatto che suo marito sia stato disassociato significa che i legami spirituali precedentemente esistenti sono stati recisi. Con la sua condotta e le conseguenze che ne sono derivate, egli ha troncato un legame spirituale fra lui e i veri cristiani. Sua moglie continuerà a mostrargli amore e rispetto come marito e capofamiglia, come fanno anche le mogli i cui mariti non sono mai stati credenti. (I Pietro 3:1, 2) Ma non sarà possibile avere con lui associazione spirituale, condividendo considerazioni bibliche e preghiera come essa faceva prima. (Proverbi 28:9) Essa sentirà certamente questa perdita."

Lettere che la Betel - sede romana dei Testimoni di Geova - ha inviato a degli "anziani" in risposta a domande su argomenti di vario genere:

(SCB:SSC 5.8.83)
“Se un fratello carnale insiste di passare le vacanze col proprio fratello dovrebbe essere ammonito facendogli notare il pericolo che incorre nell'avere associazione con questa persona. Se insiste nel volersi associare con tale persona allora valgono le informazioni della W 1.1.82 dove sono indicati i possibili motivi per cui un parente potrebbe anche associarsi ad un disassociato, solo comunque per stretta necessità. Ma passarci le vacanze insieme non è una di quelle cose strettamente necessarie. Quindi la persona potrebbe essere soggetta alla disassociazione se persiste in questo “

(SCD:SSD 27.3.91)
“Ci presenti una situazione che riguarda una persona interessata che ha contatti con un disassociato. Il principio esposto in 1Co 5:11 risponde alla domanda. Se questa persona interessata vuole divenire un componente della congregazione deve sostenere il punto di vista di Geova espresso in questo versetto e troncare ogni rapporto con i disassociati. Certamente il proclamatore che tiene lo studio dovrebbe aiutare questa persona a capire e rispettare questo principio”

(SSE 15.9.84)
“In occasione del matrimonio, se fosse presente il parente disassociato, i cristiani che sono stati invitati, "parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi per non mangiare con lui e non stare in sua compagnia". W 1.1.82 p 31. Tali invitati dovranno decidere il da farsi. Ovviamente i fratelli dovranno essere informati in anticipo se sarà presente al pranzo nuziale il parente disassociato, affinché possano assumersi le loro responsabilità di decidere senza essere oggetto di pressioni. Se venissero a conoscere della presenza del disassociato solo una volta presenti al ricevimento, sarebbero messi in notevole imbarazzo e difficoltà. Ognuno si assumerà la responsabilità delle proprie azioni “


(SSC 24.2.84)
“ESSERE CLIENTI O FARSI CURARE DA UN DISASSOCIATO:
Ci chiedete se è giusto farsi curare da un disassociato. Come voi sapete bene, coloro che sono leali a Geova non rivolgono ai disassociati né il saluto né la parola, questo perché seguono il consiglio di 2Gv 911. Ora nel caso in cui un cristiano fosse obbligato sotto il profilo contrattuale o finanziario a continuare un determinato rapporto con un disassociato, allora potrà discutere con lui su questioni di lavoro, ma le conversazioni spirituali e i rapporti d'amicizia sarebbero cose del passato. Coloro che sono implicati nel problema farebbero bene a chiedersi: È indispensabile che mi rivolga a questo disassociato per ricevere i suoi trattamenti? Potrei rivolgermi altrove? Che cosa penseranno i miei fratelli del fatto che mi faccio curare da un disassociato? Potrei col mio comportamento influenzarli in maniera negativa? Potrei io essere in qualche modo influenzato dal comportamento di questo disassociato? “

[Edited by Cristianalibera 8/26/2014 5:08 PM]



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Carissima,
ho letto. Davvero impressionante.
Sono però anche convinto che, nella pratica, molti non seguono alla lettera queste direttive.
Personalmente ne conosco diversi che sembrano assolutamente estranei a queste regole (almeno tra le proprie mura di casa), sicuramente con i parenti più stretti vedi figli o genitori non più TdG perché disassociati.
È chiaro però che i "più zelanti" potrebbero davvero causare un dramma psicologico a chi lo subisce (l'ostracismo).
A mio modo di vedere questo atteggiamento in se, non ha nulla a che fare il rispetto e il vero amore per il prossimo insegnato da Gesù Nostro Signore.
Un abbraccio.


P.s quello che scrivo vale tutti e non solo per i nostri amici TdG.
Non si può emarginare un essere umano solo perché non è più convinto di "determinate direttive/dottrine" del gruppo stesso.
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Re:
DIEGO.1966, 25/08/2014 18:58:

Carissima,
ho letto. Davvero impressionante.
Sono però anche convinto che, nella pratica, molti non seguono alla lettera queste direttive.
Personalmente ne conosco diversi che sembrano assolutamente estranei a queste regole (almeno tra le proprie mura di casa), sicuramente con i parenti più stretti vedi figli o genitori non più TdG perché disassociati.
È chiaro però che i "più zelanti" potrebbero davvero causare un dramma psicologico a chi lo subisce (l'ostracismo).
A mio modo di vedere questo atteggiamento in se, non ha nulla a che fare il rispetto e il vero amore per il prossimo insegnato da Gesù Nostro Signore.
Un abbraccio.


P.s quello che scrivo vale tutti e non solo per i nostri amici TdG.
Non si può emarginare un essere umano solo perché non è più convinto di "determinate direttive/dottrine" del gruppo stesso.




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Re:
DIEGO.1966, 25/08/2014 18:58:

Carissima,
ho letto. Davvero impressionante.
Sono però anche convinto che, nella pratica, molti non seguono alla lettera queste direttive.
Personalmente ne conosco diversi che sembrano assolutamente estranei a queste regole (almeno tra le proprie mura di casa), sicuramente con i parenti più stretti vedi figli o genitori non più TdG perché disassociati.
È chiaro però che i "più zelanti" potrebbero davvero causare un dramma psicologico a chi lo subisce (l'ostracismo).
A mio modo di vedere questo atteggiamento in se, non ha nulla a che fare il rispetto e il vero amore per il prossimo insegnato da Gesù Nostro Signore.
Un abbraccio.


P.s quello che scrivo vale tutti e non solo per i nostri amici TdG.
Non si può emarginare un essere umano solo perché non è più convinto di "determinate direttive/dottrine" del gruppo stesso.




Concordo assolutamente

Saluti

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Gesù è :Il Signor di me e Il Dio di me " Giovanni 20,28 "
Gesù, non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio "Giovanni 5,18"

Che Dio ci benedica con la Sua Pace
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Queste sono regole che valgono per i tdG normali. Per i tdG internettiani, notoriamente molto avanti, queste regole sono superate da un pezzo. Guardate come dialogano con un disassociato e apostata impenitente.

http://testimonidigeova.freeforumzone.leonardo.it/d/10932644/I-tdG-divorziano-più-di-altre-religioni-/discussione.aspx

Shalom.
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Cari Amici

C'è una bella discussione nella sezione anonimi tdg su proverbi 19 che vale la pena leggere

Un saluto



Gesù è :Il Signor di me e Il Dio di me " Giovanni 20,28 "
Gesù, non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio "Giovanni 5,18"

Che Dio ci benedica con la Sua Pace
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