New Thread
Reply
 
Previous page | 1 2 | Next page
Facebook  

L'ARCHEOLOGIA CONFERMA LA BIBBIA (testi)

Last Update: 8/4/2020 11:25 PM
Author
Print | Email Notification    
10/2/2018 5:53 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Copia della stele di Mesha, re di Moab, nel museo di Al-Kerak, rinvenuta nel 1868


 



Traduzione della stele in basalto nero di Mesha, re di Moab

Sono Mesha, figlio di Kemoshyat, re di Moab, il Dibonita. Mio padre regnò su Moab per trent'anni e io regnai dopo mio padre. Io feci quest'altura per Kemosh in Qeriho, altura (?) di salvezza, poiché egli mi salva da tutti gli assalti e mi fa trionfare su tutti i miei avversari. Omri era re d'Israele e oppresse Moab per molti giorni poiché Kemosh era in collera contro il suo paese. Gli successe suo figlio che disse: "Opprimerò Moab". Al mio tempo egli aveva parlato così, ma io trionfai su di lui e sulla sua casa. E Israele fu rovinato per sempre. Ora Omri aveva preso possesso di tutto il paese di Madeba e vi aveva abitato durante i suoi giorni e la metà dei giorni dei suoi figli, quarant'anni. Ma, al mio tempo, Kemosh l'ha restituito. E io ho costruito Baal Meon, facendovi il deposito, e ho costruito Qiryaton. La gente di Gad aveva abitato nel paese di Atarot da sempre e il re d'Israele aveva costruito Atarot per sé. Io combattei contro la città e la presi. Uccisi tutto il popolo...; la città fu offerta in sacrificio per Kemosh e per Moab. Di là m'impadronii dell'altare del suo Prediletto (?) e lo trascinai davanti a Kemosh a Qeriyot. Vi feci abitare la gente di Saron e la gente di Maharot...
Kemosh mi disse: "Và, prendi Nebo da Israele": Andai di notte e combattei contro di essa dallo spuntare dell'aurora fino a mezzogiorno. La presi e ammazzai tutti, settemila uomini con stranieri, donne, straniere e concubine, infatti li avevo votati all'anatema per Ashtar-Kemosh. Presi da lì i vasi (?) di Yahvé e li portai davanti a Kemosh. Il re d'Israele aveva costruito Yahaz e vi dimorava mentre mi faceva guerra, ma Kemosh lo cacciò davanti a me. Presi da Moab duecento uomini, tutta la sua élite; li guidai contro Yahaz e la presi per annetterla a Dibon. Fui io a costruire Qeriho: il muro del parco e il muro dell'acropoli. Io ho costruito le sue porte, io ho costruito le sue torri; io ho costruito la casa del re; io feci le due vasche per l'acqua in mezzo alla città. Non c'era cisterna in mezzo alla città a Qeriho e io dissi a tutto il popolo: "Costruitevi ciascuno una cisterna nella vostra casa": Io feci scavare le fosse (?) per Qeriho dai prigionieri d'Israele.
Io ho costruito Aroer e ho fatto la strada dell'Arnon. Io ho costruito Bet-Bamoth poiché era stata distrutta. Io ho costruito Bezer poiché era in rovina, con cinquanta uomini di Dibon, essendo tutti gli uomini di Dibon miei sudditi. Ho regnato con capi di centinaia nelle città che avevo annesso al paese. Io ho costruito... Madeba, Bet-Diblathon e Bet-Baal-Maon e vi ho stabilito i... del bestiame piccolo del paese. E Horonan dove abitava... E Kamosh mi disse: "Scendi e combatti contro Horonan": Io sono disceso... e Kemosh l'ha restituita durante i miei giorni...

L'iscrizione ci da la versione moabita dei combattimenti descritti, nella versione ebraica in 2 Re 3, 6-27.




[Edited by Credente. 8/4/2020 11:25 PM]
OFFLINE
11/30/2018 11:27 AM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote


L'ANELLO DI PILATO

Il nome Pilato è stato decifrato su un anello di bronzo ritrovato in scavi effettuati circa 50 anni fa nel complesso archeologico dell'Herodion vicino Betlemme in Cisgiordania.
La decifrazione del nome - subito legato a quello del governatore romano che secondo il Vangelo guidò il processo a Gesù e ne ordinò la crocefissione - è stata resa possibile da un'accurata pulizia dell'oggetto e dopo che l'iscrizione è stata fotografata con una speciale macchina messa a disposizione dei laboratori delle Antichità israeliane.
Sull'anello è stata scoperta l'effigie di un un vaso di vino sovrastata da una scritta in greco tradotto con Pilato. "Quel nome - ha detto il professor Danny Schwartz, citato da Haaretz - era raro nell'Israele di quei tempi. Non conosco nessun altro Pilato di quel periodo e l'anello mostra che era una persona di rango e benestante".



[Edited by Credente. 11/30/2018 11:34 AM]
OFFLINE
9/3/2019 5:42 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

LA STORICITÀ DI GESÙ NEI DOCUMENTI ARCHEOLOGICI


di Pier Luigi Guiducci, docente di storia della Chiesa presso la Pontificia Università Lateranense di Roma. 1 novembre 2015

Sono numerose le tracce e i ritrovamenti che conducono, in modo diretto o indiretto, alla persona di Gesù di Nazareth. Focalizzarne meglio i riferimenti storici espliciti diventa, allora, una conseguenza logica.

Per un lungo periodo di tempo la storicità di Cristo è stata oggetto di un ampio dibattito. Sul piano ufficiale, il tema del confronto ha sempre avuto al centro Gesù di Nazareth. Però, dietro a molti rilievi inerenti la sua reale presenza nella Palestina del I secolo, sono emerse anche delle spinte legate a dottrine di pensiero diverse, influsso di correnti gnostiche, posizioni di religioni non cristiane, orientamenti politici avversi all’autorità ecclesiastica cattolica (nelle sue diverse espressioni), risentimenti legati a conflitti di potere, personalismi sottesi a dure polemiche. Sono poi da aggiungere le molte distruzioni del patrimonio cristiano (edifici di culto, monasteri, biblioteche, opere iconografiche) in diversi Paesi, già dal I secolo.
Questo contesto storico, qui solo accennato, non ha facilitato la comprensione delle reciproche ragioni, e non ha permesso di effettuare ricerche in zone di elevato interesse archeologico, e in determinati luoghi di conservazione di reperti di notevole valore storico. Con il mutare di molti contesti internazionali, e con lo sviluppo di indagini moderne impostate con metodo interdisciplinare (con valorizzazione della stessa archeologia), è stato possibile recuperare molto tempo perduto, e far conoscere alla comunità internazionale i risultati di faticose ricerche.[1] Il presente studio, senza alcuna presunzione di esaustività, cerca di focalizzare l’attuale stato della ricerca, e rivolge una particolare attenzione ad alcune fonti non cristiane e ai contributi offerti da specialisti anche non cattolici.

Ritrovamenti archeologici: 1857

 
Il graffito rinvenuto sul Palatino

Nel 1857 venne trovata sul colle Palatino (Roma) un’insolita rappresentazione figurativa. Si trattava di un graffito con la caricatura di un uomo crocifisso con testa d’asino. Ai suoi piedi, un altro uomo in atto di adorazione. Sul reperto si legge la scritta: “Alexamenoj sebete theon” (“Alessameno venera [il suo] dio”).[2] La raffigurazione proviene dal Paedagogium, un edificio che ospitava coloro che dovevano svolgere compiti di assistenza all’imperatore. Tali persone provenivano, verosimilmente, da classi sociali medio-alte. La struttura venne eretta negli anni di Domiziano (Tito Flavio; 81-96 d.C.), ma il graffito è ritenuto di età severiana (200 d.C. circa).[3] Il fatto di rappresentare Cristo Crocifisso con una “testa d’asino” conduce a ritenere di essere in presenza di un’espressione ingiuriosa, abituale in quel periodo. Configurandosi una bestemmia, diversi autori non utilizzarono questo reperto tra le fonti non cristiane che si riferiscono a Gesù.[4]

Ritrovamenti archeologici: 1941-1990

Nel 1941, nella valle del Cedron (Gerusalemme), il professor Eleazar Lipa Sukenik (1889- 1953)[5] ritrovò un ossario del I secolo d.C.[6] Conteneva le spoglie di una famiglia originaria di Cirene. Fu individuato, in particolare, il nome di “Alessandro di Cirene, figlio di Simone”. Tenuto conto del fatto che Cirene è una località molto distante da Gerusalemme, e che Alessandro era un nome relativamente poco diffuso nella comunità ebraica del tempo, gli studiosi ritennero plausibile l’ipotesi che l’ossario racchiudeva i resti della famiglia di Simone il Cireneo, che il Vangelo di Marco identifica appunto come il “padre di Alessandro e Rufo”.[7]
Trascorsero una quindicina di anni. Nel periodo intercorrente tra il 1955 e il 1962, un francescano, il padre Bellarmino Bagatti (1905-1990), scoprì a Nazareth tre diversi graffiti dove si leggono chiaramente invocazioni in greco alla Vergine Maria, la madre di Gesù.[8]
Nel 1961 venne ritrovata una lapide (82×65 cm) con un’iscrizione che menziona Ponzio Pilato[9], Praefectus Iudaeae, colui che condannò a morte Cristo.[10] Il reperto era collocato su un edificio dedicato all’imperatore Tiberio.[11] Una missione archeologica dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere di Milano, guidata da Antonio Frova (1914-2007), scoprì l’iscrizione ribaltando il gradino di una scala, in un’ala aggiunta tardivamente all’anfiteatro di Cesarea Marittima.[12] La lapide è datata 31 d.C. L’iscrizione è attualmente conservata nel Museo di Israele (Gerusalemme).[13]
Nel dicembre del 1990, nella Peace Forest, vicino North Talpiyyot (quartiere di Gerusalemme), durante la costruzione di un parco fu scoperta una grotta funeraria del periodo del Secondo Tempio. In tale luogo fu rinvenuta una tomba di famiglia al cui interno si trovava un’urna sepolcrale con l’iscrizione “Yehosef bar Kayafa” (“Giuseppe figlio di Caifa”). Nell’ossario, come sostenuto dall’archeologo ed epigrafista Ronny Reich (nato nel 1947), erano racchiuse le ossa di Caifa. Si ricorda, al riguardo, che Giuseppe figlio di Caifa (noto come Caifa), fu sommo sacerdote e capo del sinedrio ebraico dal 18 al 36. Ricoprì tale carica ai tempi di Gesù che fece arrestare, e di cui sollecitò in modo energico la morte (cfr. Lc e Gv).
Dalla fine del 1991 fino a tutto il 1992, due studiosi, gli archeologi ed architetti greci George Lavas e Saki Mitropoulos, lavorarono nell’area del Golgota (basilica del Santo Sepolcro, Gerusalemme).

Le ricerche presso la roccia del Golgota

 
La nave con l’incisioneDomine ivimus

Presso la roccia del Golgota hanno lavorato, nel tempo, più specialisti.[14]Come è noto agli storici, la parte centrale del sito fu parzialmente asportata da Adriano (imperatore dal 76 al 138)[15], e ricoperta da un tempio. Ma l’area del Golgota è comunque vasta. Si pensi che alcune sue parti si trovano, ad esempio, sotto la chiesa evangelica del Redentore (quartiere Muristan). In tale contesto, in uno dei versanti posti all’interno dell’area del Santo Sepolcro (nella cosiddetta cappella di san Vartan), degli archeologi armeni hanno scoperto l’epigrafe in latino di un pellegrino cristiano.
Inciso nella pietra c’è il disegno di una nave con l’albero rovesciato e la scritta sottostante: “Domine ivimus” (Signore, siamo arrivati).[16] Qui, dunque, erano giunti dei pellegrini. Questi ultimi non poterono raggiungere la parte centrale della roccia, poiché su di essa c’era il tempio di Adriano. Così realizzarono un disegno e un’iscrizione un poco distante, restando comunque nell’area della roccia del Golgota. Ciò può essere avvenuto tra il 135 ed il 326, negli anni in cui il vero luogo della crocifissione era inaccessibile. Ed anche questo ritrovamento conferma a sua volta quanto la tradizione del luogo sia stata conservata con tenacia e precisione nei secoli.
Ma la scoperta più recente è legata al lavoro dei già citati Lavas e Mitropoulos. Furono loro a occuparsi del dissotterramento dell’intera parte superiore della roccia nella cappella greco-ortodossa del Golgota. Essi constatarono che, sotto le lastre di marmo del luogo di culto, si trovava uno strato di malta di calce rotondo, dello spessore di 50 cm, rimasto intatto da secoli. Fu asportato con cautela. Si scoprì, nel mezzo, una cavità rotonda, ove si trovava un anello di pietra di quasi 11 cm di diametro. Non c’era alcun dubbio che l’anello serviva al fissaggio di una croce. Si infilava la croce nell’incavo, attraverso l’anello, fino ad incastrarvela, per poterla poi innalzare. Era questo l’anello della croce di Cristo?

L’anello della croce di Cristo?

Gli archeologi si astennero da conclusioni affrettate. Mitropoulos fornì solo due possibili interpretazioni del ritrovamento.
1) Poteva trattarsi di un anello sistemato nel 326. In quell’anno, la madre dell’imperatore Costantino (Elena, 248 circa-329), volle preservare il luogo della crocifissione di Cristo, e quello della sua sepoltura. Per tale motivo suo figlio autorizzò l’edificazione – sopra quell’area – della basilica del Santo Sepolcro.
Si tratterebbe, allora, di un anello costruito in memoria della crocifissione. Se anche fosse “solo” questo, “quell’anello” fornirebbe notevoli indicazioni. Perché? Perché la pratica del fissaggio della croce attraverso un anello (allora sconosciuta agli archeologi), doveva basarsi su precise conoscenze, su salde informazioni tramandate. Chi, altrimenti, si sarebbe inventato un anello di 11 cm di diametro?
Quest’ultimo è un dato-chiave. “Quel” diametro significa che la croce non poteva essere più alta di 2,40 metri. E questa modesta altezza contraddice le aspettative di vari autori. Non conferma neanche quanto si è voluto rappresentare fino ad oggi – ad esempio nelle arti figurative – al di sotto del corpo del Signore crocifisso.
Sull’altezza della croce anche gli evangelisti non forniscono dati. Emerge, così, una situazione ove l’archeologia non è sostenuta da altre scienze.
2) Esiste, poi, un’altra possibilità. L’effettiva appartenenza di “questo” anello alla croce di Gesù.
Di fronte a tale ipotesi, qualcuno potrebbe obiettare che Adriano fece distruggere Gerusalemme nel 135 (fu una seconda distruzione) ed edificare sopra i luoghi del Golgota e del Sepolcro vuoto dei templi. In tal modo si impediva l’accesso ai cristiani (molti erano pellegrini).
Però, proprio questa disposizione dell’imperatore potrebbe aver contribuito alla conservazione della cavità e dell’anello. Adriano, infatti, fece asportare ampie parti della roccia e lasciò stare solo la parte centrale, che spianò. E infatti è stata ritrovata solo una cavità e non anche le due degli altri che furono crocifissi con Gesù. Inoltre, per il compimento di tale azione non serviva distruggere l’interno della cavità di centro. Bastava riempirla e spianarla in modo da potervi costruire sopra. Proprio questo accadde, come indicano con chiarezza i reperti archeologici.
Cavità e anello possono, dunque, essere autentici. Nel frattempo, a Salonicco, sono stati analizzati l’anello e la malta di calce per arrivare a una datazione.
Nel corso dei lavori dei due archeologi greci si è pure arrivati a un’ulteriore conferma dell’autenticità della roccia del Golgota. Sotto la malta di calce (ora rimossa), è emersa per tutta la roccia (fin sotto alla cappella di Adamo) una frattura.
Gli scettici, sulla base della parte inferiore della roccia (l’unica prima visibile), avevano ritenuto – fino a quel momento – che si trattasse di un difetto naturale della roccia. Ora, invece, è sicuro che la frattura è stata causata da un evento naturale di particolare impatto. Per Lavas e Mitropoulos si tratta della conseguenza del terremoto menzionato dall’evangelista Matteo: “La terra tremò, le rocce si spezzarono”.[17]

Ritrovamenti archeologici: 2004-2011

Nel 2004, a Bet Gemal[18], il padre Émile Puech (nato nel 1941), un esperto di epigrafia antica presso l’École Biblique et Archéologique di Gerusalemme, decifrò su una tabula ansata su un architrave, la scritta scolpita nella pietra: “Diakonikon” (cioè un luogo per conservare reliquie) Stephanou Protomartyros”. Era la prova definitiva che in questa località (l’antica Kfargamla) il primo martire cristiano Stefano ebbe la sua prima sepoltura.
Tre anni dopo, il professor Ehud Netzer (1934-2010), dell’Università Ebraica di Gerusalemme, ritrovò la tomba di Erode il Grande, re della Giudea durante il protettorato romano.[19] L’evangelista Matteo lo indica come colui che tentò di far uccidere Gesù.[20] Altri scavi hanno confermato i dati dell’evangelista Giovanni con riferimento alla piscina di Siloe.[21] Secondo Ronny Reich (nato nel 1947), dell’Università di Haifa, la presenza di Gesù nei pressi della piscina potrebbe essere legata alle abluzioni rituali che precedevano l’entrata nel tempio di Gerusalemme.
Il 21 dicembre del 2009, sul sito dell’Israel Ministry of Foreign Affairs apparve questo titolo: “Residential building from the time of Jesus exposed in Nazareth”. In pratica, l’archeologa israeliana Yardenna Alexandre, dell’Israel Antiquieties Authority, aveva scoperto a Nazareth una casa dei tempi di Gesù (I secolo) nei pressi della “casa di Maria”.[22]
Si può, ancora, ricordare il ritrovamento (estate 2011), effettuato nel sito di Hierapolis (oggi Pamukkale, Turchia) della tomba dell’Apostolo Filippo. In questo caso, a dirigere i lavori, è stato l’archeologo Francesco D’Andria, direttore dell’Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali (IBAM), presso il CNR di Lecce.[23]
Ma è utile una sosta. Per un motivo. Tutti i dati segnano delle tracce orientate – in modo diretto o indiretto – alla persona di Gesù di Nazareth. Focalizzarne meglio i riferimenti storici espliciti diventa, allora, una conseguenza logica.

OFFLINE
9/3/2019 5:46 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Il cimitero dei Filistei


Scoperte ad Ascalona, in Israele, le sepolture potrebbero fornire elementi decisivi per chiarire le origini di questi misteriosi "cattivi" della Bibbia

di Kristin Romey

 

 

Resti millenari
Fotografia di Tsafrir Abayov per la Missione Leon Levy ad Ascalona

La scoperta senza precedenti di un cimitero lungo la costa meridionale di Israele (nella foto, il cranio di uno degli individui ritrovati) potrebbe finalmente consentire agli archeologi di ricostruire la storia di uno dei popoli più enigmatici e famigerati della Bibbia: i Filistei. Il sito si trova fuori le mura dell'antichissima città di Ascalona, uno dei cinque principali centri di questa civiltà, abitato tra il XII e il VII secolo a.C.

Benché l'esistenza di queste cinque città (Ashdod, Ascalona, Gaza, Ekron e Gath) e una notevole mole di manufatti appartenenti alla cultura dei Filistei siano stati scoperti da oltre un secolo, finora erano state identificate a malapena una manciata di sepolture. La scoperta di un cimitero che ospita i resti di 211 individui, risalenti tra l'XI e l'VIII secolo a.C., consentirà agli archeologi di rispondere and interrogativi cruciali sull'origine dei Filistei e su come si assimilarono nella cultura locale.

 

 

Appunti da un mistero
Fotografia di Tsafrir Abayov per la Missione Leon Levy ad Ascalona

Nella foto: Adam Aja, assistente alla direzione degli scavi, prende appunti sulle caratteristiche di una sepoltura nel cimitero filisteo scoperto ad Ascalona.

Fino ad oggi, gli archeologi non avevano nessuna idea sulla cultura funeraria dei Filistei, afferma l'archeologo di Harvard Lawrence Stager, che guida la missione Leon Levy ad Ascalona fin dal 1985. "Qualcuno, per scherzo, è arrivato perfino a ipotizzare che questo popolo seppellisse i propri defunti in mare come i Vichinghi", aggiunge l'archeologo Assaf Yasur-Landau, condirettore del progetto Tel Kabri.

 

 

Cattivi biblici
Fotografia di Tsafrir Abayov per la Missione Leon Levy ad Ascalona

I Filistei sono tra i più celebri "cattivi" della Bibbia (nella foto, la sepoltura di un individuo adulto). Questo gruppo di "non circoncisi" controllava la regione costiera che attualmente appartiene a Israele e Striscia di Gaza, entrando spesso in conflitto con i vicini Israeliti, tanto da giungere perfino una volta a rubare loro l'Arca dell'Alleanza. Era filistea l'ingannatrice Dalila, che privò Sansone della sua forza tagliandogli i capelli, e lo era anche gigante il Golia, che faceva tremare l'esercito di Saul prima di essere abbattutto con la fionda da Davide.

La comparsa dei Filistei viene fatta risalire al XII secolo a.C. grazie al ritrovamento di alcuni manufatti appartenenti "a una cultura estremamente diversa", come la definisce Stager, rispetto a quella di altri popoli del tempo. Tra questi vi sono ceramiche che richiamano il mondo greco, l'uso di una scrittura simile a quelle egee piuttosto che a quelle semitiche e il consumo di maiale (e a volte di qualche cane). Alcuni passaggi della Bibbia li descrivono come provenienti dalla "Terra di Caphtor", forse corrispondente alle attuali Cipro e Creta.
 

 

I "popoli del mare"
Fotografia di Glasshouse Images, Alamy

Molti ricercatori legano la presenza dei Filistei all'esplosione dei cosiddetti "Popoli del Mare", una misteriosa confederazione di tribù che imperversarono nel Mediterraneo orientale alla fine dell'Età del Bronzo, tra il XIII e il XII secolo a.C.

Un rilievo nel tempio funerario del faraone Ramses III (nella foto) raffigura la sua battaglia contro questi popoli attorno al 1180 a.C. e riporta i nomi di alcune tribù come quella dei Peleset, che sfoggiano copricapi e gonnellini caratteristici.

Attorno a questo periodo, i Peleset potrebbero essersi stabiliti ad Ascalona, che era già stata per secoli un importante porto canaanita sul Mediterraneo, e nelle altre quattro città. Nella Bibbia la regione venne detta "terra dei Palestu", da cui l'origine del moderno termine "Palestina".

Anche dei Popoli del Mare non si conosce l'origine: il cimitero potrebbe fornire elementi per capire se i saccheggiatori Peleset non siano altro che i Filistei.

 

 

Sepolture uniche
Fotografia di Tsafrir Abayov per la Missione Leon Levy ad Ascalona

Altri esperti ritengono invece che l'origine dei Filistei sia più complessa. Aren Maeir, archeologo dell'Università di Bar-Ilan che ha diretto gli scavi di Gath per vent'anni, ritiene che fossero espressione di più gruppi - tra cui anche pirati - provenienti da regioni diverse che si stabilirono tra i locali Cananei nel corso del tempo.

"Scoprire questo cimitero filisteo è fantastico perché ci sono numerosissime questioni riguardanti le loro origini genetiche e i loro rapporti con altre culture", concorda comunque Assaf Yasur-Landau.

Lo scavo ha rivelato pratiche funerarie molto diverse rispetto a quelle dei Cananei o dei vicini Giudei. Anziché deporre il corpo nella camera e poi esumarlo un anno dopo per deporlo nella sepoltura secondaria, i defunti di Ascalona vennero sepolti individualmente in fosse individuali o tombe comuni e poi non più toccati. Inoltre sono stati individuate anche sepolture di individui cremati.

A differenza degli egizi, i Filistei avevano un corredo funerario molto limitato. Alcuni erano stati adornati con gioielli, mentre altri con piccoli set di ceramiche o anforette contenenti profumi.

 

 

Piccoli resti
Fotografia di Melissa Aja per la Missione Leon Levy ad Ascalona

I resti dei pochi bambini ritrovati nel cimitero (nella foto) sono stati sepolti sotto una coltre di frammenti di ceramica. Gli archeologi affermano che è ancora troppo presto per affermare se queste pratiche funerarie abbiano legami con le culture dell'Egeo.

Un team internazionale di ricercatori al momento sta conducendo analisi sul DNA, sugli isotopi e altri test per determinare le origini della popolazione sepolta nel cimitero di Ascalona e le loro relazioni con i popoli della zona. Poiché la maggior parte delle sepolture risale ad almeno due secoli dopo l'arrivo dei primi Filistei, trovare il loro esatto punto d'origine potrebbe rivelarsi complicato.

"Dal nostro punto di vista, lo scavo è solo il primo capitolo di questa storia", dice Daniel Master, archeologo del Wheaton College e condirettore della missione Leon Levy. "Sono ad Ascalona da 25 anni, ma mi sa che siamo solo all'inizio".

www.nationalgeographic.it/…/1

OFFLINE
11/14/2019 5:25 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

I NEFILIM (menzionati in Genesi 6,4)

OFFLINE
12/7/2019 3:38 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Turchia, ritrovata la chiesa di Laodicea, una della 7 citate nell'Apocalisse di Giovanni






 


È stata ritrovata in Turchia la chiesa cristiana di Laodicea, una delle sette citate nell'Apocalisse di Giovanni, l'ultimo libro del Nuovo Testamento.

Il professor Celal Simsek, capo della missione archeologica turca che ha diretto lo scavo, ha annunciato di aver rinvenuto con un radar sotterraneo i resti dell'edificio sacro nell'antica città di Laodicea nella provincia di Denizli.

Datata all'epoca romana e edificata su una superficie di circa 2000 metri quadri, la chiesa è ancora in un buono stato di conservazione. Il ministero della Cultura Ertugrul Gunay, ha riferito la stampa turca, ha visitato il sito accompagnato dall'archeologo Simsek, che ha illustrato l'eccezionalità della scoperta. Il ministro si è felicitato per il ritrovamento, aggiungendo che l'archeologia in Turchia in tempi recenti ha portato alla luce significative scoperte oltre a quelle già note del sito cristiano di Efeso.

Gunay ha poi annunciato che sosterrà il completamento dello scavo, in modo che i resti dell'intera chiesa possano essere visitabili ai turisti. Nell'area sacra di Laodicea è riemersa anche la piscina battesimale, che secondo Gunay è ancora più bella di quella che si trova a Santa Sofia ad Istanbul.

Le ricerche della missione archeologica diretta da Simsek hanno confermato che la città di Laodicea esisteva già intorno al IV secolo a.C. e divenne uno dei principali centri del cristianesimo primitivo verso il 40/50 d.C e ben presto anche sede di un vescovo.

La chiesa di Laodicea compare nella Lettera ai Colossesi di San Paolo e poi viene menzionata come una delle sette chiese dell'Asia minore di cui parla il libro dell'Apocalisse.

Gli studiosi hanno ipotizzato che la chiesa di Laodicea sia stata fondata da Epafra, un colossese che si era convertito al cristianesimo dopo aver ascoltato la predicazione degli apostoli di Gesù giunti in Turchia.

da
 www.avvenire.it/…/turchia-chiesa-…
............................................................................................................................................................

LAODICEA:



 


 


Il cosiddetto Tempio A di Laodicea, identificato con il Sebasteion (luogo di culto imperiale).

Sorge sul fiume Lico, affluente del Meandro, in Frigia (nell’attuale Turchia). Nel 2011 ritornò alla luce l’antica basilica di Laodicea.

Laodicea colpisce per il biancore delle sue colonne, molte delle quali riemerse intatte da una campagna di scavo condotta prima dall’Università del Québec, poi da Gustavo Traversari dell’Università di Venezia (1994-2000) e infine dall’Università turca di Pamukkale.

Città della Frigia, deve il suo nome al sovrano seleucide Antioco II, che la rifondò dandole il nome della moglie Laodice. In precedenza era nota con il nome di Diospolis e poi Rhoas. Situata nella valle del fiume Lico (Lykos, oggi Çürüksu), un affluente del Meandro, era rinomata in epoca romana per le sue vesti di lana e per essere un centro di scambi commerciali e finanziari. L’imperatore Adriano la visitò forse una prima volta nel 123-124, certamente nel 129-130.

L’importanza di Laodicea oggi è duplice. Per l’archeologia è un importante campo di studio e di ricerca, con i suoi templi, teatri e ninfei, e con un impianto urbanistico di grande rilevanza.

Per il cristianesimo, Laodicea offre la possibilità di un ritorno alle radici. La città ricevette il cristianesimo sin dai tempi apostolici ed è una delle sette chiese citate nell’Apocalisse di san Giovanni, sede di una fiorente comunità cristiana.

Qui si tenne un sinodo, i cui canoni hanno notevole importanza per la storia della Chiesa, e che si svolse probabilmente nel 364. Il testo dei sessanta canoni greci che noi possediamo è, secondo gli studiosi, un sunto dei canoni originali. In almeno cinque canoni è chiaro che sono riprodotte disposizioni disciplinari già sancite a Nicea.

Le norme non vertono su questioni di fede e di dottrina, ma unicamente su questioni disciplinari e liturgiche. Ci si occupa di matrimoni, battesimi, confessioni, digiuni, eresie, rapporti con giudei e non cristiani.

Alcuni canoni intendono reprimere pratiche idolatriche e magiche. Si prescrive che in chiesa si debbano proclamare solo i libri della Sacra Scrittura e se ne fissa il canone.

La città soffrì molto a causa dalle incursioni musulmane a partire dalla fine del VII secolo. Fu occupata poi dai turchi selgiuchidi nel XII secolo e in seguito dagli ottomani. Nel 1402 fu praticamente rasa al suolo dai mongoli.

Del 2011 è la scoperta più eclatante per il mondo cristiano.

Fu ritrovata dal professor Celal Simsek, capo della missione archeologica turca, la grande basilica dell’antica Laodicea, che risale all’epoca bizantina.

La comunità cristiana di Laodicea è citata nella Lettera ai Colossesi di san Paolo e poi viene menzionata come una delle sette chiese dell’Asia minore di cui parla il libro dell’Apocalisse.

Gli esegeti ipotizzano che la chiesa di Laodicea sia nata da Epafra, un colossese convertitosi al cristianesimo forse dopo aver ascoltato la predicazione di Paolo a Efeso.

 
[Edited by Credente. 12/7/2019 3:44 PM]
OFFLINE
5/11/2020 8:43 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

REPERTI  INTERESSANTI CHE CONFERMANO VARIE NARRAZIONI BIBLICHE

Una scoperta archeologica molto importante è quella fatta una missione archeologica italiana, guidata da Paolo Matthiae e Paolo Pettinato, la quale ha riportato alla luce le rovine dell’antica città-stato di Ebla, sorta in Mesopotamia intorno al 3000 a.C. Qui gli archeologi hanno ritrovato l’edificio che ospitava l’archivio di stato della città, il quale era formato da oltre 15000 tavolette di argilla scritte con caratteri cuneiformi, delle quali molte erano completamente intatte. Alcune delle informazioni ritrovate scritte su queste tavolette, dimostrano che il racconto biblico che riguarda i Patriarchi biblici è totalmente verosimile, perché questi documenti confermano che diversi nomi di persone e di luoghi usati nella narrativa biblica della Genesi sono autentici.

Su una delle tavolette di questo archivio gli archeologi trovarono scritto il nome delle cinque città della valle vicino al mar Morto: Sodoma, Gomorra, Adma (o Adama), Zboìm (o Seboim o Tseboim) e Bela, che la Bibbia nomina in Genesi 14,2. Esse erano riportate addirittura nello stesso ordine in cui sono scritte in Genesi. Nelle tavolette era menzionato anche il re Birsha, lo stesso nome che il re di Gomorra aveva al tempo di Abrahamo (Genesi 14,2). Inoltre lo scienziato americano Jack Finegan afferma che la distruzione catastrofica di Sodoma e Gomorra, descritta in Genesi cap. 19,  avvenne verosimilmente intorno al 1900 a.C., proprio come si desume dalla cronologia biblica.

Intorno agli anni 1925 - 1930  furono ritrovano in Iraq le antiche città Mesopotamiche Nuzi e Mari; la prima risalente all’incirca al 3000 a.C. e la seconda al 600 a.C. Fra i loro resti furono trovate tavolette che confermavano gli antichi costumi dei patriarchi descritti nella Bibbia.

Un’altra spedizione archeologica ha ritrovato i resti del palazzo del re assiro Sargon II, a Khorsabad, nell'Iraq settentrionale, ed ha scoperto che sulle pareti di questo palazzo era descritto la conquista di Asdod da parte di questo re. Esattamente lo stesso evento menzionato in Isaia cap. 20. Inoltre, furono rinvenuti anche frammenti di una stele di pietra che commemorava questa vittoria. (Ashdod è una città e porto di Israele che si trova sul mediterraneo. La parte antica di questa città è vicino a quella odierna, e la sua importanza storica risale al tempo degli Assiri, dei Filistei, degli antichi Ebrei e dei Romani).

Nella Bibbia si afferma che il re di Assiria di nome Salmanassar (o Salmaneser), assedio la città Samaria, capitale dell’omonimo regno di Israele e la conquistò dopo tre anni deportandone parte della popolazione. Ebbene, la descrizione della conquista delle città di Samaria, descritta in 2 Re 17,3-6, 24 e 2 Re 18,9-11, è stata ritrovata anch’essa descritta sulle mura del palazzo di re Sargon II sopra menzionato. (I storici hanno accertato che il re Sargon II fu il successore di Salmanassar, e regnò in Assiria all’incirca tra il 721 e il 705 a.C.).

La Bibbia, nel libro di Giudici cap. 9, afferma che il re Abimelec, il figlio del giudeo Gedeone detto anche Ierub-Baal (Giudici 6,32 e Giudici 8,31), distrusse il tempio di El-Berit nella città di Sichem (Giudici 9,46). Evento anch’esso confermato dal ritrovamento dei resti di questa città. In questi scavi hanno ritrovato sia i resti del tempio di El-Berit e sia le testimonianze della sua distruzione fatta da Abimelec. La datazione di quei resti risultò in perfetto accordo con quella del breve regno di tre anni di Abimelec a Sichem.

Altra conferma biblica proveniente da questi scavi è il ritrovamento del famoso “pozzo di Giacobbe” menzionato nella Bibbia in Giovanni 4,6-12.

Un’altra conferma importante all’attendibilità della Bibbia viene dalla scoperta archeologica fatta nel secolo scorso dal Professor Robert Koldewey, il quale ritrovò i resti della Torre di Babele nominata dalla Bibbia in Genesi 11,1-9 e i resti della famosa città di Babilonia, anch’essa menzionata nella Bibbia innumerevoli volte in diversi libri biblici, come ad esempio in  2 Re capitoli 20, 24 e 25. Inoltre, in altro luogo, è stata ritrovata anche una tavoletta sumera che descrive la confusione delle lingue risultante dall'evento della Torre di Babele, attribuendola al “dio della sapienza”.

La distruzione di Ninive, capitale del regno Assiro, profetizzata dal profeta Sofonia (Sofonia 2,12-15) è confermata dalla descrizione dello stesso evento riportata su un reperto archeologico chiamato “tavoletta di Nabopolasar”. Inoltre, attendibili ricostruzioni storiche hanno stabilito che Ninive fu distrutta dai Medi e dai Babilonesi nel 612 a.C., così come era profetizzato nella Bibbia.

La prigionia di Ioiachin, re di Giuda in Babilonia, descritta in 2 Re 24,15-16, è riportata in alcune tavolette scritte in cuneiforme contenenti la cronaca dei primi anni di regno di Nabucodonosor, re di Babilonia.

La dinastia del re Davide riportata nella Bibbia è confermata dalle iscrizioni in aramaico trovate su una tavoletta commemorativa rinvenuta a Tel Dan (cittadina a nord di Israele) datata IX secolo a.C. La tavoletta, che probabilmente faceva parte di un monumento eretto in onore di Hazael, re di Aram, cita diversi eventi che troviamo menzionati nel primo libro dei Re.

La campagna del faraone Sisach (o Shishak) contro Israele, citata in 1 Re 14,25-26, è stato confermata da un ritrovamento archeologico avvenuto a Tebe, in Egitto, dove lo stesso evento è stato ritrovato scritto sulle mura del Tempio di Amun, risalente a quell’epoca.

La Bibbia nel libro di 2 Re cap.3 afferma che il popolo dei Moabiti, che abitavano in una regione vicino al Mar Morto chiamata Moab, erano sotto il dominio di Israele e si ribellarono ad esso. Ebbene, questo passo è confermato dal rinvenimento avvenuto nel 1868 di una tavoletta Moabita che riportava iscrizioni che confermano il contenuto del capitolo 3 del secondo libro dei Re. Essa cita anche il nome Yahweh, che è il nome con cui Dio si presentò a Mosè.

La campagna di conquista del re assiro Sennacherib contro Giuda, che la Bibbia riporta in 2 Re cap. 18 e 19, in 2 Cronache 32 e in Isaia cap. 37, è riportata scritta in cuneiforme su di un reperto archeologico formato da un prisma di argilla cotta chiamato “Prisma Taylor”; e su diverse stele biografiche di Tirhaka, ritrovate dagli archeologi in Egitto nella regione della Nubia.

L'assedio della città di Lachish avvenuto ad opera di Sennacherib re d’Assiria, che la Bibbia riferisce in 2 Re 18,14-17, è descritto anche nelle raffigurazioni fatte in bassorilievo che gli archeologi hanno ritrovato tra le rovine di questa città.

L'assassinio del re assiro Sennacherib, avvenuto per mano dei suoi stessi figli, citato dalla Bibbia in 2 Re 19,37, è confermato dalla descrizione dello stesso evento che è stata trovata nelle memorie lasciate da suo figlio Asarhaddon (o Esarhaddon) che gli succedette al trono di Assiria e ritrovate da archeologi.

Anche gli avvenimenti della conquista e distruzione di Gerusalemme per mano di Nabucodonosor re di Babilonia, che la Bibbia riferisce dettagliatamente nei libri di 2 Re capitoli 24 e 25, 2 Cronache cap. 36 e Geremia cap. 39, sono tutti ampiamente confermati da documenti storici risalenti a quell’epoca. Infatti gli archeologi hanno ritrovato un gran numero di tavolette di creta Babilonesi scritte con caratteri cuneiforme, dove questi stessi fatti sono descritti altrettanto dettagliatamente.

Le prove storiche che testimoniano quest’evento sono tutte concordi e inconfutabili, tant’è vero che esse hanno permesso di datare con precisione l’anno in cui è avvenuta la caduta definitiva e la distruzione di Gerusalemme, cioè il 587 a.C. Questo avvenimento e questa data sono delle certezze storiche che nessun studioso mette in dubbio.

In Daniele 5,30-31 la Bibbia riferisce in modo sintetico la cronaca della caduta della città di Babilonia ad opera di Ciro (Ciro il Grande) re dei Medi e dei Persiani, affermando che questi conquisto questa città nel 539 a.C. deviando le acque del fiume Eufrate. La conferma della veridicità di questo passo biblico proviene sia dai studi storici e sia dal ritrovamento di un importante reperto archeologico denominato “Cilindro di Ciro” sul quale è riportato la conquista di Babilonia da parte di Ciro.

Sul Cilindro di Ciro è riportata anche la liberazione degli schiavi in Babilonia avvenuta per mano di Ciro il Grande. Lo stesso evento la Bibbia lo descrive in modo simile nel libro di Esdra (Esdra 1,1-4 e Esdra 6,3-4).

Altra conferma importante per l’attendibilità storica della Bibbia proviene dal tunnel di Siloe, che corre per mezzo chilometro sotto le mura di Gerusalemme collegando le sorgenti di Ghihon  alla cosiddetta "piscina" (o cisterna) di Siloe, che si trova nella cittadella di Davide, la parte più antica della città di Gerusalemme. Esso e' uno dei più importanti reperti archeologici della capitale d'Israele. La Bibbia afferma che fu il re Ezechia a costruire una “piscina e un acquedotto per portare l’acqua in città” quando Gerusalemme era assediata dagli assiri, (2 Re20,20). Secondo il testo di 2Cronache 32,30, il re Ezechia "chiuse il corso superiore delle acque di Ghihon, convogliandole in basso verso il lato occidentale della città di Davide".

Questi passi biblici ebbero una prima conferma dalla scoperta avvenuta nel 1880, di un'iscrizione all'interno del tunnel che descrive la sua costruzione con parole che corrispondono a quelle riportate nella Bibbia. E una seconda dalla datazione eseguita dagli esperti sulle stalattiti al suo interno, che conferma in modo definitivo che il tunnel di Siloe risale esattamente all'epoca di Ezechia.
 

8/4/2020 11:23 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote




<header class="entry-header">

SCAVI ARCHEOLOGICI A NAZARETH POTREBBERO AVERE RISCONTRI EVANGELICI


</header>


Per leggere questo articolo occorrono circa 3 minuti





La città di Nazareth, nell’odierna Israele, è immersa nella mistica religiosa cristiana poiché si ritiene che sia il luogo in cui sia cresciuto Gesù Cristo. Un nuovo studio ha messo in luce diversi aspetti, a partire da quello che mostra come la popolazione della città abbia respinto la cultura romana culminata con la rivolta del 70 d.C.


Il ricercatore dello studio, Ken Dark, direttore del Nazareth Archaeological Project, nel suo libro recentemente pubblicato (Roman-period and Byzantine Nazareth and its hinterland. Palestine Exploration Fund Annual, 15. Routledge, London and New York 2020), ha scoperto che Nazareth era probabilmente più grande di quanto immaginato, durante il I secolo d.C., e questo potrebbe aiutare a spiegare alcuni eventi descritti nei Vangeli.



La valle tra Nazareth e Sèpphoris
La valle tra Nazareth e Sèpphoris


Dark ha anche scoperto che la popolazione di Nazareth avrebbe resistito ai romani, durante la rivolta che avrebbe portato alle distruzioni del 70 d.C., scavando grotte di rifugio per proteggersi dai soldati romani. A Sèpphoris, invece, monete coniate durente i periodi della rivolta confermano la pacificazione della città in cui gli abitanti non si ribellavano.


La minuzia dello studio di Dark ha rivelato che gli abitanti di Sèpphoris utilizzavano ceramica romana di importazione, mentre quelli di Nazareth adoperavano la ceramica locale, in modo particolare i contenitori calcare, un materiale considerato puro ai sensi delle leggi religiose ebraiche dell’epoca.


E ancora: Dark ha osservato che i contadini vicino a Sèpphoris usavano i rifiuti organici come letame per concimare, nonostante questa pratica fosse vietata sulla base ad alcune interpretazioni dell’antica legge religiosa ebraica; invece, gli agricoltori di Nazareth hanno evitato questa pratica.


Dal punto di vista funerario, le tombe di Nazareth sono prevalentemente del tipo denominate dagli archeologi biblici “kokhim“, le tombe tagliate nella roccia, che hanno un ingresso chiuso da una pietra rotolante, simile a quella citata nel Nuovo Testamento, con una camera centrale comune da cui si irradiavano altri ambienti funerari laterali). Questa tipologia di tomba, conosciuta nel territorio della moderna Israele, potrebbero aver identificato un’identità fortemente ebraica.


Dark ha condotto diversi scavi a Nazareth per molti anni sotto l’egida della University of Reading e, nel preparare il suo studio, ha anche rivisto i precedenti lavori archeologici svolti a Nazareth. Dark ritiene che il suo studio non ha lo scopo di far luce sulla veridicità di Bibbia e Vangeli, ma i risultati potrebbero aiutare a spiegare alcune storie narrate nei libri sacri.


Ad esempio, dai Vangeli si riscontra che, nonostante sia cresciuto a Nazareth, Gesù sia stato scarsamente accolto quando ha visitato la città natale durante il suo ministero. Perfino alcuni membri della sua stessa famiglia non erano contenti di lui. Secondo il Vangelo di Marco, Gesù avrebbe detto: «Nessun profeta è disonorato, se non nella sua patria, fra i suoi parenti e in casa sua» (Marco 6, 4).


Secondo Dark, dunque, l’archeologia di Nazareth, che mostra quanto gli abitanti della città rigettavano fortemente gli oggetti, i valori e le pratiche romani considerati impuri, potrebbe essere in contrasto con alcuni insegnamenti di Gesù il cui messaggio di salvezza, presentato da Gesù, potrebbe essere stato non compreso dalla popolazione locale che avrebbe cercato di creare una barriera culturale tra loro e i romani, non considerando gli insegnamenti del Cristo vicino alle proprie percezioni di ciò che era puro e impuro.


Le ricerche archeologiche interpretate da Dark confermerebbero, quindi, che a Nazareth fosse praticata un’interpretazione rigorosa della purezza. Una purezza da difendere dal paganesimo imperante e i riscontri archeologici dell’ultimo secolo che dimostrano l’esistenza di strutture domestiche, strutture di deposito e nascondigli nel centro di Nazareth risalenti al periodo romano, confermerebbero questa ipotesi!

fonte:
https://www.danielemancini-archeologia.it/scavi-archeologici-a-nazareth-potrebbero-avere-riscontri-evangelici/?fbclid=IwAR13zs7rnWETSOMoGqL3Matr2suVkdUUpabMtuCHljMAubAugAPgdoIzEcg


Admin Thread: | Close | Move | Delete | Modify | Email Notification Previous page | 1 2 | Next page
New Thread
Reply
Cerca nel forum
Tag discussione
Discussioni Simili   [vedi tutte]
ARCHEOLOGIA e BIBBIA (video) (10 posts, agg.: 11/26/2019 6:34 PM)
LA TORRE DI BABELE NELL'ARCHEOLOGIA (26 posts, agg.: 7/1/2010 1:17 PM)
IL MONDO BIBLICO (74 posts, agg.: 12/5/2019 5:20 PM)
Filippo corse innanzi e, udito che leggeva il profeta Isaia, gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?». Quegli rispose: «E come lo potrei, se nessuno mi istruisce?». At 8,30
LUNA ATTUALE
--Clicca sotto e ascolta >> RADIO MARIA<< =============

Santo del giorno

san francesco d'assisi pastore e martire

Cerca in BIBBIA CEI
PER VERSETTO
(es. Mt 28,1-20):
PER PAROLA:

 
*****************************************
Home Forum | Album | Users | Search | Log In | Register | Admin | Regolamento | Privacy
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 5:30 AM. : Printable | Mobile - © 2000-2020 www.freeforumzone.com