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Putin contro il Sionismo globale dei Rothschild

Last Update: 6/29/2024 10:33 PM
10/4/2023 12:10 AM
 
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Russia, rotta sull'America Latina

Che un solo Paese, per grande che sia, riunisca intorno a sé un intero continente non è cosa consueta. Che lo faccia la Russia, che ha celebrato una conferenza interparlamentare con l’intera America Latina e Caraibi, è di per sé un fatto di grande portata e di ancor maggiore prospettiva. Mosca dimostra di non essere vittima della antica Dottrina delle “sfere d’influenza” (peraltro dagli USA permanentemente aggirata) né, men che mai, di una sudditanza di fronte al tracciato storico che disegna l’interventismo USA nel continente. Nonostante l’America Latina sia considerata dall’Occidente come una sorta di riserva di caccia esclusiva degli Stati Uniti, l’iniziativa politica e commerciale di Mosca verso il subcontinente americano ha visto un livello sempre maggiore di cooperazione, ponendo su un livello primario le relazioni dell’America Latina con il gigante euroasiatico. Al punto che, come ha sottolineato il Presidente Putin nel suo intervento di apertura, spesso Russia e America Latina condividono una idea delle relazioni internazionali e della necessità di una dimensione multipolare della governance mondiale.

Indifferente alle pressioni statunitensi, il complesso dei Paesi latinoamericani sembra voler condividere con Mosca dialogo, scambi e progetti con reciproca soddisfazione. Lo conferma il volume degli scambi, aumentato del 25% negli ultimi cinque anni. D’altra parte c’è una grande differenza tra russi e statunitensi nell’approccio con la regione. A differenza del ruolo statunitense, che ha considerato il subcontinente una estensione obbediente degli USA, terreno delle peggiori sperimentazioni di governo e dottrine economiche, oltre che di saccheggio di risorse e braccia a basso costo, Mosca si presenta ai latinoamericani senza nessun intento annessionista, solo con una reiterata volontà di cooperare su tutti i fronti, da quello economico a quello politico e della sicurezza. Da parte della Russia non c’è, come è ovvio, solo l’interesse ad una crescita della cooperazione economica: c’è un progetto ambizioso sul terreno delle relazioni, che prevede una maggiore integrazione politica e che ha nella cooperazione economica uno dei principali riverberi. Quello che Mosca propone è un deciso cambio di paradigma per la storia dell’America Latina, l’archiviazione definitiva del suo ruolo di vittima della Dottrina Monroe e l’assunzione di un proprio ruolo sovrano e indipendente come precondizione per un suo sviluppo socioeconomico senza precedenti, libero dai condizionamenti economici e politici patiti fin ora. La concreta possibilità che questo avvenga a breve e medio termine c’è, risiede proprio nelle mutate condizioni dei rapporti di forza internazionali, che pongono oggi il Sud globale in una nuova e preminente posizione.

Il progetto di ribaltamento dell’ordine unipolare, la necessità di un nuovo progetto multipolare e orientato alla condivisione di responsabilità ed opportunità per il Sud globale, che si fondi dul Diritto Internazionale e nel rispetto dei reciproci modelli sociopolitici ed istituzionali e nella fine di sanzioni unilaterali, illegittime ed illegali, è un progetto che la Russia condivide con il blocco dei paesi BRICS e con molti altri che pure ancora non ne sono parte. Come ha ricordato il capo del Cremlino, la Russia accoglie con favore le intenzioni di diversi Paesi della regione di unirsi alle attività dei BRICS e, come Presidente dei BRICS, farà tutto quello che può per facilitarne l’ingresso. Il disegno strategico di Mosca è ben rappresentato in un progetto che prevede una diversa architettura del mercato degli scambi, un percorso sempre più intenso di cooperazione economica tra America Latina e Russia, dove possono registrarsi i maggiori processi di mutazione della produzione, distribuzione e consumo dei prodotti grezzi e finiti, delle materie prime di suolo e sottosuolo, di risorse fossili e minerarie, degli alimenti, delle riserve di acqua e di biosfera. Insomma, per le dimensioni ed il peso specifico in moltissimi comparti, questo avvicinamento tra Eurasia e America Latina può oggettivamente disegnare una mappa delle risorse mondiali impareggiabile per qualunque altra aggregazione. Come ha affermato lo stesso Putin, “in questa nuova, auspicabile architettura policentrica, gli stati latinoamericani, con il loro enorme potenziale economico, le risorse umane e il loro desiderio di attuare una politica estera sovrana e indipendente, avranno uno dei ruoli principali nel mondo”.

In questo nuovo disegno del pianeta, entrano con decisione anche i processi liberatori che hanno investito l’Africa, ridisegnando la mappa politica del Sahel e, in prospettiva, quella dell’intero continente. I legami dell’Africa con l’America Latina sono storici e politici e, nel quadro di un nuovo schema dell’insieme degli scambi globali, possono dare all’insieme del Sud globale un profilo completamente diverso da quello in vigore fino a poco tempo fa, che fornisce globalmente un’ulteriore spinta verso il mutamento dei rapporti di forza internazionali. L’incontro interparlamentare, come prima il Forum di San Pietroburgo, il Vertice BRICS di Johannesburg e la riunione del G77+Cina a L’Avana, conferma la nuova dimensione politica della Russia. L’ampliamento delle sue relazioni commerciali con Asia, Africa e America Latina, il rafforzamento della sua posizione in Medio Oriente e il suo ruolo nei BRICS disegnano lo spessore di una crescente influenza del Cremlino sui diversi scenari internazionali. Del resto, l’intenzione di limitare la crescita dell’influenza russa sulla scena internazionale, isolandola dall’Europa, promuovendo una frantumazione della Federazione Russa e il ribaltamento dei poteri nei Paesi alleati e confinanti, allo scopo di ridurre Mosca ad una potenza di spessore regionale circondata dalla NATO, si è dimostrato da subito il peggior azzardo che Washington potesse avviare. Si pensava di riattivare l’Alleanza Atlantica, dichiarata cerebralmente morta dallo stesso Macron, e si è ritenuto che attaccare la Russia potesse esporne la fragilità, ma ciò non è successo. Anzi, la NATO, pure ampliata a Svezia e Finlandia, registra la sua nuova sconfitta sul campo dopo quelle in Afghanistan e in Siria.

Washington voleva isolare la Russia finanziariamente ed economicamente, ma se sul piano delle operazioni finanziarie Mosca si è giovata della sua piattaforma e di quella cinese (altrettanto se non più diffuse ormai di quelle statunitensi), i tentativi occidentali di aumentare la produzione del greggio per supplire all’assenza delle forniture russe è stata respinta al mittente dall’OPEP+. Si vaticinava il crollo del suo PIL ed è crollato quello europeo; si prevedeva una inflazione altissima ma è solo l’Occidente ad aver raggiunto e superato il 10% della stessa, nonostante gli aggiustamenti dei tassi decisi dalla FED ed obbediti dalla BCE. Si è provato a colpirla e isolarla politicamente e commercialmente, ma la Russia ha saputo resistere sul piano politico, evidenziando le responsabilità gravissime della NATO in Ucraina ed il ruolo pericoloso della compagine nazista al potere a Kiev. Il mondo ha compreso, visto che l’adesione alle sanzioni antirusse ha riguardato solo 52 Paesi su 194. Le sanzioni sono diventate più dure per i sanzionatori che per i sanzionati ed hanno rigettato addosso all’Occidente tutto il peso economico di una strategia folle.

Sul piano commerciale la vittoria russa è ancora maggiore: in una strategia di ampliamento del suo portafoglio ha diversificato le sue esportazioni, oggi prevalentemente indirizzate proprio ai Paesi aderenti ai BRICS in tre continenti su cinque. E’ facile rilevare come oggi la Russia disponga di più forza ed influenza globale di quanto ne avesse all’inizio dell’Operazione Militare Speciale. Aver chiuso la fase della Guerra Fredda per cimentarsi con la calda non è stata una buona idea per un impero in cerca di collagene per contrastare la sua decadenza. Mosca ha dimostrato che, da sola, può vincere sul campo contro la più poderosa alleanza militare della storia e che la sua capacità di resistere e, contemporaneamente, sviluppare iniziative politiche, commerciali e di sicurezza in altre parti del mondo, è maggiore di quanto si sarebbe mai immaginato. I russi, come sempre nella storia, sono all’altezza delle sfide che prima l’espansionismo tedesco e poi l’imperialismo statunitense gli hanno posto. Che il nemico si chiami NATO o che si chiami USA o UE non ha molta importanza: invertire gli acronimi non porta all’inversione dei destini.

Fabrizio Casari
01 ottobre 2023
www.altrenotizie.org/primo-piano/10083-russia-rotta-sull-america-lat...
3/20/2024 7:51 PM
 
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Idiozie scelte: Putin votato per protesta contro Putin

E’ veramente incredibile come i cittadini occidentali siano presi per il naso da un meccanismo narrativo implacabilmente stupido e volto al rimbecillimento di massa, che è il principale obiettivo delle oligarchie: così la massiccia affluenza alle urne dei cittadini russi si è trasformata nella fantasia delle cronache in una protesta contro Putin. Allo stesso modo si potrebbe dire che la ressa davanti ai negozi durante il black friday è una sorta di protesta contro il consumismo o che le file in aeroporto durante le vacanze siano una manifestazione ecologica. E’ una pena vedere scritte e lette queste stupidaggini infantili che in realtà indicano come l’Occidente semplicemente non riesce a sopportare la verità: Vladimir Putin gode di grande popolarità e ha vinto facilmente la rielezione. Le geremiadi dei leader politici occidentali hanno riempito i media ripetendo fino alla noia, ovviamente senza alcun motivo concreto, come del resto ormai accade per qualsiasi argomento, che le elezioni in Russia sarebbero fittizie e illegali.

Il bello è che questa robaccia assurda viene dopo i giganteschi brogli nelle elezioni americane del 2020 e l’incarcerazione di centinaia di sostenitori di Trump con accuse infondate di insurrezione, tutti eventi che hanno smascherato la vera natura della democrazia piramidale americana. Per non parlare delle leggi liberticide di molti Paesi occidentali che denunciano uno stato di tirannia (per ora) latente e morbida, ma pronta a divenire conclamata apertamente quando se ne presentasse la necessità. La sola cosa che cresce o per meglio dire l’unica verità è l’ipocrisia.

Del resto è l’occidente stesso che contraddice le sue presunte verità: prima delle elezioni, i sondaggisti nostrani avevano appreso, con loro grande sorpresa, derivata del resto dalle loro inconsapevoli discriminanti ideologiche, che Putin aveva un indice di gradimento pari all’86%. Quasi otto russi aventi diritto su dieci hanno votato alle elezioni presidenziali e hanno dato a Putin l’87% dei voti, praticamente come nelle previsioni occidentali. La polizia e l’esercito russi non hanno costretto le persone alle urne, né i russi che non hanno votato sono stati minacciati da sanzioni economiche o penali. Anche gli elettori delle repubbliche devastate dalla guerra di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporhyzhia si sono recati a votare in massa. E uno dei momenti più straordinari all’indomani delle elezioni è stato l’arrivo di Vladimir Putin sulla Piazza Rossa insieme ai tre candidati politici dell’opposizione che sono stati i suoi avversari. Tutti e quattro gli uomini hanno parlato alla folla e hanno giurato fedeltà alla Madre Russia. Anche il candidato comunista, che ha raccolto circa il 4% dei voti, non ha mostrato rancore e ha celebrato con entusiasmo il decimo anniversario del ritorno della Crimea alla Federazione Russa.

L’informazione occidentale può scrivere e dire tutte le cazzate che vuole, ma la realtà è che la Russia prende questa battaglia contro la NATO come una questione esistenziale e dunque appoggia il leader che ha avuto il coraggio e la determinazione di dire basta ai reiterati tentativi di distruggere la Federazione Russa, culminati con l’aggressione economica e l’uso della clava ucraina. Certo si cerca disperatamente di far credere che Mosca sia debole e possa prima o poi cedere, ma la realtà è che il Cremlino e il Parlamento russo andranno fino in fondo, così come l’Occidente, o almeno questo occidente ormai irriconoscibile, andrà a fondo.

19 marzo 2024
ilsimplicissimus2.com/2024/03/19/idiozie-scelte-putin-votato-per-protesta-contr...
4/16/2024 5:58 PM
 
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Anche Putin persegue l'agenda globalista, nonostante una parte degli antisistema creda in lui...

Avevo postato qualcosina su un altro topic

6/25/2024 6:37 AM
 
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Secolo americano vs Secolo asiatico

“Putin è andato in Asia per sconvolgere la situazione e ci è riuscito”. Questo il titolo, azzeccato, di un articolo del New York Times per il resto non indimenticabile. In sostanza, Washington ha accusato il colpo perché Putin, con il suo viaggio in Corea del Nord e Vietnam, ha fatto una vera e propria mossa del cavallo, che rovina anni e anni di programmazione degli strateghi statunitensi. Anzitutto, è d’obbligo una premessa. La visita di Putin, che sapeva perfettamente che sarebbe suonata come una sfida agli occhi dei suoi antagonisti, è in reazione alla continua escalation della Nato in Ucraina, che ha toccato il fondo con il placet dato a Kiev di attaccare il suolo russo con armi americane.

Lo zar aveva ammonito che la mossa avrebbe avuto una risposta e così è avvenuto. Ma come si è concretizzata tale risposta? Tante le criticità poste agli Usa dagli accordi raggiunti con Corea del Nord e Vietnam, ad esempio la possibilità di fornire a Pyongyang armi in grado di colpire le basi Usa nel Pacifico. Ma l’essenza della questione è un’altra. Da anni gli strateghi statunitensi fanno piani secondo uno schema predefinito: alle colonie europee la mission suicida di confrontarsi con la Russia attraverso l’ampliamento della guerra ucraina, fino a farla diventare una guerra europea su larga scala, così che gli Stati Uniti possano dedicarsi al confronto più decisivo, quello contro la Cina, considerato il nemico più insidioso.

Il sottomarino russo a Cuba
Uno schema che la Russia aveva infranto già con l’invio di un sottomarino russo a Cuba. Un’azione del tutto dimostrativa, dal momento che è cosa usuale per i sottomarini russi battere rotte prossime agli Stati Uniti (come per gli americani battere rotte prossime alla Russia). La missione del sottomarino in questione era quella di farsi vedere, come appunto è avvenuto, comunicando a Washington che una guerra su ampia scala in Europa a rischio nucleare non sarà limitata al Vecchio Continente. Se nucleare sarà, le atomiche cadrebbero anche sull’America, e forse prima là che qua. Questo, in realtà, era il messaggio in subordine, dal momento che il messaggio principale, inequivocabile, era quello di rievocare la crisi dei missili cubani, che ebbe l’esito di aprire gli occhi agli antagonisti globali spingendoli a mettersi d’accordo (rimandiamo a un articolo di Piccolenote sul carteggio Kruscev-Kennedy di allora, che fa percepire, per contrasto, l’abisso politico e cognitivo in cui è caduto l’Occidente).

Purtroppo, il motore della macchina bellica americana va al massimo dei giri, alimentato dalla follia dei circoli che la gestiscono traendone potere e prebende, per cui gli è impossibile aprirsi a una prospettiva negoziale. Non accolta la prospettiva negoziale, com’era ovvio che fosse, resta quindi la rottura dello schema statunitense del confronto parallelo Ue-Russia e Usa-Cina. Con il suo tour asiatico, lo zar ha inteso rompere ancora più tale schema, segnalando che la Russia non lo accetta e intende partecipare, e non certo come mera comparsa, anche al confronto asiatico, dove peraltro si gioca la lotta più cruciale per il destino del mondo, dal momento che il baricentro del commercio globale si è spostato nel Pacifico. Se si pensa che tutta la strategia Indo-pacifica sulla quale gli Stati Uniti stanno lavorando da decenni è tutta e solo rivolta a contenere la Cina, si può comprendere la portata di quanto avvenuto. I poveretti, nel chiuso dei loro salotti, dei loro circoli e dei loro think tank, rischiano di dover buttare nel cestino tutto quel che hanno prodotto finora. Si comprende l’irritazione.

Il secolo asiatico, il collante russo
Peraltro, la mossa del cavallo di Putin apre prospettive del tutto imprevedibili se vista sotto un altro punto di vista. Infatti, la Russia ha rapporti con Paesi con i quali la Cina non riesce a trovare un appeasement, tanto che certe conflittualità, a parte momenti distensivi, si sono ormai cristallizzate. Anzitutto quella con l’India, che non riesce a non vedere nel gigante asiatico ai suoi confini altro che un concorrente. Ma anche il Vietnam, col quale, pure dopo la storica visita di inizio anno di Xi Jinping, sono rimasti contenziosi.

La Russia può arrivare laddove la Cina, che ha con Mosca un partenariato ormai indissolubile, non può, agendo come collante di un mosaico che può far prendere forma concreta al “Secolo asiatico”. Questa la vera posta in gioco, cioè il confronto tra il “Progetto per un nuovo secolo americano”, redatto dai circoli neocon poco prima del crollo delle Torri gemelle, e il “Secolo asiatico”. Non per nulla, prima di intraprendere il suo viaggio, lo zar aveva detto che la priorità della Russia per il prossimo secolo è lo sviluppo dell’Estremo oriente russo. Da cui la furia dei neocon, che in risposta al viaggio asiatico dello zar, hanno dato via libera a Kiev di colpire il territorio russo fino a 100 Km di profondità. La rabbia, oltre a essere uno stato d’animo, è anche una patologia, che, nella sua forma “furiosa” si accompagna a sintomi quali “inquietudine, confusione, agitazione, comportamento bizzarro, allucinazioni”…

22 giugno 2024
www.piccolenote.it/mondo/secolo-americano-vs-secolo-asiatico
[Edited by wheaton80 6/25/2024 6:41 AM]
6/25/2024 6:43 AM
 
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Re:
Femisia (JLUL221203), 16/04/2024 17:58:

Anche Putin persegue l'agenda globalista, nonostante una parte degli antisistema creda in lui...

Avevo postato qualcosina su un altro topic.



Ne sono consapevole, ma non quella dei Rothschild.
6/29/2024 10:33 PM
 
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Mi spiegheresti meglio, please? 🤔🙏

Però, poi, se il risultato non cambia...



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