Medieval 2 Total War
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Le pagine bianche

Last Update: 8/25/2015 10:59 PM
11/26/2012 12:02 PM
 
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Królestwo Polskie - Racconto romanzato & Immagini - Campagna Storica E/E
Premessa


Questa nuova AAR che mi accingo a scrivere ha lo scopo ludico personale di accompagnare la mia nuova campagna ad un racconto, nel quale narrerò le vicissitudini di quattro fratelli e, se Dio vuole, della loro succesiva prole. Essi sono i figli di Boleslao III Piast, Gran Duca di Polonia, morto nel suo letto nel 1138.

Rispetto all'AAR "L'Oddissea Cristiana", tengo a precisare per chi l'avesse letta, la narrazione avverrà tramite il punto di vista dei personaggi, partendo dalle loro informazioni storiche reperite nelle rispettive biografie. I fatti, tuttavia, evolveranno nel corso del racconto fin dai primi anni, fin là dove la mia fantasia troverà il coraggio di inoltrarsi...



A proposito della campagna


Informazioni:
Campagna: Feudal Full Storica
Obiettivi: Controlla 35 regioni comprese Dunàtùl. Elimina fazioni: Velikij Novgod
Difficoltà: Estrema/Estrema

I trucchi:
Essendo l'obiettivo principale della campagna la buona riuscita del racconto, mi avvalerò a fine narrativo di alcuni trucchi, in particolar modo nei primissimi turni:
cercando di immedesimarmi nella storia ho ritenuto "antistorico" e alquanto irreale che non vi fossero già torri di guardia entro i confini del regno, pertanto ho utilizzato l'add_money e il character_reset per contornare i confini con suddette torri nel primo turno. Non ultilizzerò l'add_money in nessun altra circostanza statene certi!
Utilizzerò invece il character_reset per spostare unicamente eventuali nuovi familiari nel turno in cui appaiono, per iniziare la loro vita in un punto a mio piacimento sulla mappa (poi capirete il perchè [SM=g27965] [SM=g27964] ).
Utilizzerò il toggle_fow per poter postare gli screen della mappa strategica, per scovare eventuali principesse per i matrimoni e per avere una panoramica per definire la strategia iniziale. Non sbircerò tuttavia la mappa per ulteriori fini strategici a campagna avanzata, lo assicuro, ci sono le spie per questo [SM=g27960] !
Utilizzerò l'autosave per ricaricare la campagna nel qual caso un generale dovesse morire accidentalemente prima che la narrazione lo imponga. Nel qual caso invece una morte imprevista si addica alla storia la includerò nel racconto. Spazio agli imprevisti!
Se imparo ad usarlo utilizzerò anche il give_trait per aggiungere alcune caratteristiche ai personaggi oltre a quelli casuali, per integrali sia nella narrazione che nel gioco. Questo non significa che i personaggi avranno solo tratti positivi...anzi! Anticipo che mi prefiggo di massacrarne diversi con il peggio a disposizione [SM=g27980].

Ultima considerazione:
La storia si evolverà tenendo fede principalmente agli imprevisti del gioco mentre l'espansione seguirà le esigenze di nuovi feudi da assegnare ai familiari ed eventuali "appetiti" [SM=g27975] o "smanie di potere" [SM=g27961]. Ho studiato una trama di base con la quale iniziare, tuttavia, non ho ancora idea dove andrò a parare.
Spero la lettura sia coinvolgente e sopratutto divertente [SM=g27964] !
Si parte!

[SM=x1140485]

LE PAGINE BIANCHE




Anteprima e cenni storici





Nel 1138, dopo la morte del regnante, il Gran Duca di Polonia Boleslao III, il trono passò a Ladislao II primogenito e figlio della prima consorte del defunto re.
Ai fratellastri minori, figli della seconda moglie di Boleslao III, Salome von Berg, andarono diverse terre, ma questi, insoddisfatti, iniziarono a tramare contro Ladislao. Le prime controversie ebbero inizio nel 1141, quando Salome e i sui figli Boleslao IV e i fratelli Henryk e Mieszko, si ritrovarono di nascosto a Łęczyca per organizzare le nozze della loro sorella minore con uno dei figli del gran principe di Kiev. La loro mossa avrebbe portato un valido alleato tra loro fila nella rivendicazione del titolo. Scoperto ciò, tuttavia, Ladislao si affrettò a reagire organizzando per primo un matrimonio fra uno dei suoi figli e una delle figlie del principe. Il matrimonio preventivo mandò così a monte il progetto dei fratellastri, primo episodio storico di una serie di gravi dispute che segnarono il biennio 1141/42.
Dopo la morte di Salome nel 1144, Ladislao si prese con la forza i territori di Łęczyca appartenuti alla matrigna. Boleslao non accettò tale sopruso e aiutato dai fratelli minori e da Piotr Włostowic, importante voivoda all'epoca, decise di dare il via ad un vero e proprio colpo di stato, che, tuttavia, non andò subito a buon fine.
Nel 1146 Włostowic venne catturato ed esiliato dal Gran Duca. Data la popolarità del personaggio storico, l'esilio fece ridurre enormemente i suoi sostenitori e lo portò qualche anno dopo alla sconfitta decisiva.
Ladislao venne esiliato in Boemia e da allora venne soprannominato "Ladislao II l'esiliato".
I tre fratelli si spartirono così il regno:
Boleslao IV prese il suo posto come Granduca di Polonia e come Duca di Slesia e governatore della città di Krakow, a Mieszko toccò la Grande Polonia e i territori di Gniezno e Wrezlaw, mentre a Henryk, il minore dei tre, andarono le terre di Sandromierz nonchè il controllo della cittadina di Plock.




Ladislao, tuttavia, non si diede per vinto e con l'appoggio dell'imperatore tedesco Corrado III, suo cognato, e agli intrighi della moglie Anna di Babenberg, tentò una campagna di riconquista che si rivelò essere fin dalle prime battute un vero e proprio disastro.
Per prevenire ulteriori attacchi, il nuovo Gran Duca Boleslao IV, iniziò una saggia politica volta ad instaurare rapporti amichevoli e vincoli matrimoniali con tutti i principi tedeschi dell'Est, sottraendo pian piano a Ladislao potenziali alleati.
Nel 1447 il legato papale Humbold riconobbe a Boleslao IV il titolo di Re di polonia e nessun nobile osò rimettere in discussione la questione.
Vi era tuttavia ancora un erede, il piccolo Casimiro II, quinto figlio del defunto Boleslao III, il quale negli anni di guerra civile, data la sua giovane età, era rimasto esterno alla disputa. Compiuti i sedici anni, nel 1154, non vi era difatto, alcun feudo a disposizione per lui.
Il fratello maggiore Boleslao ne aveva tuttavia assunto il protettorato in quegli anni, designandolo in seguito come suo erede legittimo con la promessa di concedergli alcune terre.
Fu cosi che ebbe inizio, da una disputa fra fratelli, il cammino che condusse il Regno di Polonia a ridisegnare negli anni a venire le mappe del mondo conosciuto...



[Edited by + Mather + 12/1/2012 6:14 PM]





"Chi in cento battaglie riporta cento vittorie, non è il più abile in assoluto; al contrario, chi non dà nemmeno battaglia, e sottomette le truppe dell’avversario, è il più abile in assoluto."
Cit. - Sun Tzu, L'arte della guerra
11/26/2012 8:38 PM
 
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CAPITOLO I
PRIMA PARTE
11-18 Giugno 1155 d.C.


Il monastero di Kielce


18 Giugno 1155 d.C.

La contea di Kielce era un luogo del tutto nuovo agli occhi di Casimiro. I bassi altipiani erano ricorperti da ampi boschi di pini e betulle che si estendevano a vista d'occhio. Questi si alternavano a vaste pianure dall'erba fitta e alta. Mentre ne attraversava il sentiero, appena visibile anche per un occhio esperto, il ronzio incessante delle cavallette fra i prati stordiva la mente, costringendolo più volte a fermarsi per ritrovare la via.
Per lo più il paesaggio ricordava le pianure di Krakow, città in cui era nato e cresciuto, ma quello che lo affascinava era la totale assenza di costruzioni, uomini o donne che fossero. Era in viaggio da quasi due settimane ormai e aveva visto solo sporadicamente qualche piccola fattoria a ridosso di un ruscello o di un piccolo laghetto. Per la strada avevano incrociato un paio di carovane mercantili dirette a Sud, ma nulla più.
Fin da quando era nato, diciassette anni orsono, non si era mai allontanato così tanto da casa. Era solito partecipare fin da ragazzino alle battute di caccia e a passare anche diversi giorni nelle boscaglie limitrofe alla capitale, ma non credeva, tuttavia, che il regno di suo fratello fosse così vasto e incontaminato. Aveva studiato mappe e letto libri a proposito del Sacro Romano Impero, dell'Italia e della Terra Santa ma non si era mai fatto un'idea reale di quanto questi fossero estesi e lontani.

Alzò lo sguardo e si accorse di essere rimasto nuovamente indietro. Strinse i fianchi con gli speroni e lanciò Dzikan al galoppo per raggiungere il gruppo. Il suo era un purosangue, dalla costituzione robusta ma dalle linee snelle. Gli era stato regalato per il suo sedicesimo compleanno e da allora non vi era stato giorno in cui non lo avesse cavalcato. Lo esibiva come un trofeo, come se quello fosse il miglior cavallo che un uomo potesse desiderare. Ci era voluto un po' per riuscire a cavalcarlo con destrezza, ma ora si sentiva un tutt'uno con lo stallone.
Superò la lunga fila di cavalieri e raggiunse la testa del gruppo. Infine tiro le redini e si rimise al trotto al fianco di Boleslao. Lo guardò esitante e ne ammirò per un attimo il portamento. Era uomo alto e snello dai folti ricci biondo-rossastri, gli occhi chiari e dal viso puntellato di lentiggini. Si ergeva da vero nobile, fiero e incurante ma allo stesso tempo umile e degno.


Questi lo guardò sghignazzando, come se potesse leggergli nella mente, e prima che egli potesse aprir bocca gli disse con tono leggermente severo ma comprensivo: - Smettila di meravigliarti per ogni sasso o filo d'erba che vedi, non ho alcuna intenzione di aspettarti se ti perdi di nuovo. - Casimiro finse di non sentire, si strinse nelle esili spalle e replicò: - Quanto manca al monastero? -
Boleslao cambiò espressione, aveva sentito quella domanda almeno una decina di volte negli ultimi due giorni e non aveva intenzione di replicare alle lagne provocatorie di un giovane adolescente. Infine sospirò, lo fissò intensamente per un momento e rispose: - Entro sera saremo arrivati se affrettiamo il passo. - E poi aggiunse con tono di sfida: - E se me lo chiedi ancora una volta ti farai il resto della strada a piedi. -
Casimiro soffocò una risata, sapeva che la minaccia del fratello non era seria, avrebbe dovuto rincorrerlo per molte miglia prima di riuscire a disarcionarlo e in ogni caso non lo avrebbe mai fatto davanti agli uomini, per non risultare patetico. Inoltre erano di fretta. Quindi gli sorrise e fingendo sbadataggine e ribattè: - Si, scusami, solo che mi annoio e non mi accorgo del tempo che passa. -
Boleslao non aveva proprio la forza di continuare quell'inutile battibecco, scrutò il cielo con attenzione e infine si voltò verso il capitano Michal Groc, un cavaliere veterano che lo affiancava fin dai primi anni della guerra civile, ordinando con tono deciso: - Comanda agli uomini di affrettare il passo, Mieszko e Henryk ci stanno aspettando, dobbiamo arrivare prima del calar del sole. - Prontamente arrivò la risposta: - Si mio signore. -
L'ordine fu eseguito con un sordo suono di corno che riecheggiò in tutta la pianura.
Casimiro fu contento di accelerare, non sopportava quelle lunghe e noiose cavalcate, almeno cosi avrebbe sentito l'aria accarezzargli viso. Si tenne vicino a Boleslao ma non osò mai superarlo durante la corsa. I due non si rivolsero più parola, nemmeno quando venne dato il contrordine di decelerare per non stremare i cavalli.

Qualche ora più tardi la compagnia si era fermata per una sosta nei pressi di un torrente. I cavalli furono legati vicino alla sorgente affinchè potessero bere e rinvigorirsi. Boleslao aveva riunito gli ufficiali di grado maggiore e parlava animatamente. Non era il caso di disturbarlo.
Non sapeva cosa lo aspettasse quella sera o nei giorni seguenti, ma fantasticava su quello che sarebbe potuto succedere. Boleslao gli aveva solo ordinato di prepararsi per la partenza, definendo unicamente i dettagli riguardo la destinazione. Quello che sapeva per certo era che ogni Piast una volta compiuti i sedici anni doveva recarsi presso il monastero di Kielce, circa duecento miglia a nord dalla capitale, per trascorrervi due anni. Tuttavia Boleslao aveva menzionato una "sacra benedizione" a cui avrebbe dovuto partecipare e non sapeva in cosa consistesse esattamente.
Quello era il luogo in cui erano custodite le ceneri dei suoi avi nonché di suo padre, il quale era morto prima che lui nascesse. Anche le ceneri di sua madre, in seguito alle celebrazioni funebri svoltesi a Krakow undici anni prima, erano state portate li.
Non vedeva gli altri due suoi fratelli da allora, Henryk e Miszeko. Li ricordava a stento. Aveva sei anni quando sua madre Salomea morì e da allora ebbe solo il fratello Bolesalo come punto di riferimento. Quest'ultimo si investì ufficialmente del suo protettorato e si preoccupò affinché gli venissero insegnate le arti della scienza e della letteratura nonché le migliori tecniche di combattimento e le strategie da utilizzare in battaglia.
Per anni si era allenato con la giostra nel cortile del palazzo e aveva affinato le tecniche di utilizzo della spada grazie all'aiuto di validi maestri. Era da poco stato nominato cavaliere e Boleslao, anche se non lo ammetteva, era fiero di lui poiché aveva dimostrato in più di un'occasione di essere molto portato al comando. Prendeva le decisioni in fretta, valutando tutte le variabili in maniera lucida e consapevole. Non temeva il pericolo, anzi si poteva affermare che era un temerario. Non aveva tuttavia mai ucciso nessuno se non qualche cervo e alcuni capi di bestiame. Fremeva all'idea di poter un giorno uccidere un uomo. Si domandava quali emozioni avrebbe provato e come si sarebbe sentito. Il fratello aveva passate molte sere davanti al camino nel salone del palazzo a raccontargli delle eroiche gesta che avevano consentito la sua ascesa. Non vedeva l'ora di mettere in pratica tutti gli insegnamenti ricevuti. Lui era il principe di Polonia e voleva portare tale titolo con onore.


All'improvviso sentì il suo nome venir pronunciato a gran voce. Era Boleslao, lo stava cercando. Non si era nemmeno accorto di essersi allontanato dal resto degli uomini seguendo a ritroso la corrente del fiumiciattolo. Rispose scocciato indicando la sua posizione. Possibile che a volte dovesse essere ancora trattato come un ragazzino?
- Dove diavolo ti eri cacciato? - lo rimproverò Boleslao. Gli spinse quindi con forza la testa verso il basso e per poco Casimiro non perse l'equilibrio rischiando di finire a mollo. - Ahi, ma che fai?! Ci siamo appena fermati, stavo facendo due passi per sgranchirmi le gambe! - Ribattè infastidito per lo scappellotto Casimiro.
- Dobbiamo ripartire - rispose seccato Boleslao - Bisogna muoversi, non manca molto e fra poco sarà buio. -
- Perché tutta questa fretta? Secondo me potremmo anche accamparci qui e arrivare domani con calma. I cavalli sono spossati. - Contestò Casimiro mentre scrutava il fratello nell'attesa di restituirgli il favore.
- Smettila di argomentare questioni delle quali non hai completo controllo o conoscenza, dobbiamo arrivare stasera. - Disse solennemente Boleslao. Si fermò un attimo e poi riprese pensieroso: - La pioggia ci ha rallentato molto in questi giorni, saremmo dovuti essere al monastero l'altro ieri. -
- Proprio non capisco Bolly, perché proprio oggi? - "Bolly" era il suo modo di chiamare il fratello quando cercava di strappargli informazioni, per qualche motivo, che tutt'ora nemmeno lui capiva, spesso risultava essere la tattica vincente.
- Tanto vale che te lo dica. - Riprese Boleslao intenerito dal nomignolo. - Stasera c'è la luna piena e non possiamo perdere questa occasione. Ma adesso su muoviti, vai e raggiungi gli altri. -
- Va bene. Ah.. dimenticavo... - Con un gesto rapido colpì a mano aperta la nuca del fratello e prese a correre spedito. Boleslao sorrise mentre si massaggiava il collo. Non era proprio capace a farsi rispettare come avrebbe fatto un vero padre. Ma non gli importava, il loro rapporto era perfetto così com'era.
Casimiro non si diede più pace dopo le nuove rivelazioni. Adesso più che mai aveva fretta di raggiungere Kielce e andare incontro al suo destino. La luna piena. Perché era così importante? Aveva sentito storie strane in proposito, ascoltando avidamente nelle taverne i miti e le leggende narrati da vecchi marinai provenienti da lontano Nord. Non aveva mai visto il mare: se lo immaginava come un grande lago le cui sponde distanti fossero invisibili all'orizzonte; si diceva inoltre che fosse salato e che navi maestose venissero usate per solcarne le acque spumose. Tutti quei pensieri lo eccitarono, ma al tempo stesso si sentì po' intimorito. Raccolse dunque la sacca che aveva abbandonato sotto la chioma di un albero, accarezzò Dzikan dolcemente e si mise in sella.
La compagnia ripartì al galoppo lasciandosi alle spalle la pianura in una nube di polvere.
[Edited by deemax87 12/4/2012 8:27 PM]





"Chi in cento battaglie riporta cento vittorie, non è il più abile in assoluto; al contrario, chi non dà nemmeno battaglia, e sottomette le truppe dell’avversario, è il più abile in assoluto."
Cit. - Sun Tzu, L'arte della guerra
11/27/2012 12:11 AM
 
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Scudiero
A meno che esistano precedenti, è un'idea di AOR molto originale!
In pratica invece di raccontare un gioco, tu giochi un racconto.

Per quanto riguarda l'utilizzo dei trucchi, non offenderti se mi riservo il giudizio "a posteriori" : significa che ti leggerò!

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Quando un popolo, divorato dalla sete di libertà, si trova ad avere dei mescitori che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, allora accade che se i governanti resistono alle richieste dei cittadini sempre più esigenti, sono denunciati come tiranni.
E avviene anche che chi si dimostra disciplinato è definito un uomo senza carattere; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato; che il maestro non osa rimproverare gli scolari, e costoro si fanno beffe di lui.
In questo clima di libertà, e nel nome della medesima, non vi è più riguardo nè rispetto per nessuno. In mezzo a tanta licenza, nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia...

PLATONE, IV secolo a.C.

- - - -

Utente di youtube commenta un video di un team coreano femminile di danza:

"TO THE FAPCAVE!"
11/27/2012 2:16 PM
 
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Non so se sia o meno originale ma mi sto divertendo un mondo con questa Rpg fatta in questo modo. Ho voluto specificare che userò qualche trucco a fine narrativo così da annettere completamente il gioco nel racconto. Oggi cercherò di capire come cambiare le caratteristiche dei personaggi a mio piacimento.
Felice che ti sia piaciuto il I capitolo :P ora metto il II!





"Chi in cento battaglie riporta cento vittorie, non è il più abile in assoluto; al contrario, chi non dà nemmeno battaglia, e sottomette le truppe dell’avversario, è il più abile in assoluto."
Cit. - Sun Tzu, L'arte della guerra
11/27/2012 3:25 PM
 
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CAPITOLO II
Buon sangue non mente


11 giugno 1155 d.C

Mieszko battè il calice di sidro di mele con forza sul tavolo e proruppe con una sonora risata. Non vedeva Henryk da un paio di anni e avevano molto di cui parlare. - E poi quando siamo entrati in quella chiesa, era li, dietro all'altare, a sbandierare che quella era la casa di Dio e che non poteva essere toccato! - continuò Henryk. Mieszko a malapena riusciva a stare in equilibrio sulla sedia ma aggiunse ridendo: - Hahaha si si mi ricordo, quel codardo...hahaha...si era pure fatto il segno della croce quando gli uomini lo hanno disarmato...hahaha. -
Parlavano di Ladislao, o meglio, "Ladislao II l'esiliato", il loro fratellastro.
Erano passati diversi anni ormai da quando erano saliti al potere in seguito al colpo di stato effettuato ai danni del fratello e ora ne ricordavano con il sorriso la cattura. Il discorso era nato del tutto involontariamente, ma adesso incalzavano di buona lena la conversazione con aneddoti a proposito della guerra civile che li aveva coinvolti.
Spodestare il fratello li aveva resi potenti e temuti e da allora tutto era cambiato. Ladislao era stato accompagnato fino ai confini del regno e fu abbandonato a se stesso con una riserva d'acqua, qualche provvista e un cavallo. Non fu ucciso in quanto aveva ancora diversi sostenitori, grazie ai vincoli matrimoniali dei figli, i quali avrebbero potuto appellasi al fratricidio come pretesto per rivendicare le terre da lui precedentemente possedute. Si mormorava che avesse chiesto asilo ad alcuni familiari in Boemia e che da allora vivesse li. In seguito aveva provato a riarmarsi e marciare su Krakow con l'appoggio dell'imperatore Corrado III, ma il tentativo fallì miseramente prima ancora di cominciare.
Infine il Papa aveva dato il suo assenso a favore del loro fratello maggiore, Boleslao IV, e nessuno osò più rimettere in questione l'argomento.
Non avevano più sue notizie da allora.


Henryk era contento di rivedere il fratello. Erano sempre stati molto uniti, fin dall'infanzia. La pensavano allo stesso modo su molte questioni, la politica anzitutto, e questo rendeva il loro legame ancora più intenso.
Mieszko era un uomo possente, dalla lunga barba grigiastra, gli occhi scuri e i lunghi capelli neri. Aveva preso dal padre, Boleslao III, ne era la copia perfetta. Coloro che avevano più confidenza lo chiamavano scherzosamente "niedźwiedź", ossia "l'orso".
Henryk invece era magro, dalla statura media, biondo e con gli occhi verdi. Portava dei baffetti curati accompagnati da una barbetta corta. Se li si confrontava attentamente non si assomigliavano per niente, a parte per quel naso importante, comune a tutti i Piast.
- Allora dimmi, cosa te ne parte del mio primogenito Odon? - Chiese con un velo di soddisfazione Mieszko.
Henryk scrutò nuovamente il ragazzo con attenzione e rispose: - Bhé, non lo vedevo da molti anni, è cresciuto molto da allora. Sembra sveglio e talentuoso, lo hai educato bene. Quanti anni ha adesso? Dodici? -
- Tredici! - Si affrettò a rispondere il piccolo Odon.
Uno schiaffo centrò la guancia destra del ragazzino il quale cadde dalla sedia e soffocò un gemito. - Nessuno ti ha dato il permesso di parlare! -
- Si padre. - Fu la risposta malinconica di Odon che si rimise al proprio posto senza lamentele riprendendo a sorseggiare la zuppa di cavoli e patate. Mieszko non era sempre così duro con il figlio, ma voleva dare la giusta impressione al fratello.
- Suvvia non c'è bisogno di malmenare il ragazzo, in fondo non ha fatto nulla di male. - Disse Henryk leggermente divertito per la scena.
- Si è intromesso - ribattè Mieszko - I ragazzi alla sua età non hanno il privilegio di partecipare ai discorsi degli adulti, gli avevo raccomandato di sedere e tacere. -
Mieszko si era portato appresso Odon nella lunga traversata che divideva Kielce da Gniezno. Avevano viaggiato per più di un mese, attraverso tutta la Grande Polonia. Henryk non era sicuro del perché il fratello avesse portato il figlio con sé, ma aspettava che questi si allontanasse per chiederglielo.

Finito il pasto Odon chiese il permesso di congedarsi e il padre acconsentì in fretta. Era un ragazzo schivo, a dispetto delle apparenze. Come il padre la sua corporatura era robusta, con occhi e capelli neri, ma doveva ancora crescere. Un leggero filo di barba soffice gli copriva il volto, ma osservandolo da alcuni metri sarebbe sembrato glabro. Uscì dal refettorio e si incamminò verso il chiostro del monastero. Passò velocemente sotto gli ampi porticati, che circondavano un piccolo giardino, al cui interno si innalzava un fontana. Al centro la statua di un angelo dai capelli ricci riversava l'acqua da una brocca nella conca sottostante.
Proseguì ed entrò in un grande salone. Erano arrivati quella mattina, ma non aveva ancora visitato la struttura in quanto il padre gli aveva ordinato di cacciare un po' di selvaggina insieme agli uomini. Non lo sopportava poiché impallidiva alla vista del sangue. Mieszko lo aveva notato e da allora lo costringeva sempre ad assistere i guardacaccia. Inoltre quando venivano catturati ladruncoli o vi erano impiccagioni lo accompagnava alle torture pubbliche e alle esecuzioni. Ciò nonostante il suo rigetto per la violenza non era cambiato. Avrebbe preferito giocare con i suoi coetanei nei boschi o fare il bagno nel fiume piuttosto che sorbire quelle atroci "lezioni".
Si affacciò all'uscio di una stanza nella quale alcuni monaci leggevano in silenzio. Era la biblioteca. La maggior parte di essi aveva la sua età ma gli era stato proibito parlare con gli altri bambini, novizi del monastero. Un monaco gli fece cenno di fare silenzio e passò oltre. Proseguì la visita annoiato arrivando alle scale che portavano verso i dormitori al secondo piano. Non salì immaginando ci fosse poco da vedere. Uscì nel piazzale e percorse il perimetro. Si ritrovò presto in un nuovo giardino sormontato da croci e lapidi. Era arrivato al cimitero, posizionato sul retro della costruzione, al cui centro si innalzava una piccola cappella. Il portone d'ingresso era di legno massiccio lavorato e diviso a quadrettoni. Osservò affascinato i disegni intagliati che rappresentavano alcune scene bibliche. Si guardò intorno e non vedendo nessuno entrò. All'interno grossi blocchi di pietra squadrata avevano la funzione di gelidi sedili e gli angoli della stanza erano sormontati da grandi statue. In fondo vi era un altare sul quale poggiavano alcuni candelabri con dei ceri accessi. L'atmosfera era alquanto mistica.
Percorse la lunghezza dell'edificio e notò appoggiato al lato, su di un leggio, un grande libro rivestito da una spessa copertina in cuoio. Grandi lettere erano incise al centro. Lesse l'iscrizione senza capirne il significato: "Reges Et Nobilis Regni Poloniae". Si rassicurò che nessuno lo stesse guardando e, incuriosito, aprì il volume con cautela. In verità non sapeva leggere molto bene, ma poteva, sforzandosi, capire qualche parola. Notò fin da subito un'alternanza di pagine minuziosamente scritte ad inchiostro a disegni curati e pittoreschi raffiguranti ritratti e città. Sfogliò il libro pagina per pagina ammirandone la fattura.
La sua attenzione cadde improvvisamente su una delle ultime pagine in cui vide, accanto ad altre, una figura molto assomigliante a suo padre. Cercò di leggere e stupito trovò poco più sotto il suo nome.


Sgranò gli occhi cercando di capire meglio di cosa si trattasse quando una voce ruppe il silenzio.
Odon rabbrividì. - Non potete stare qui signorino. - Disse la voce.
Odon si voltò e vide un monaco che lo guarava con aria seria ed interrogativa.
- Siete il figlio del Duca Mieszko Piast di Pomerania non è cosi? - Continuò il monaco.
- Si.. - mormorò Odon. - Dite a vostro padre che vorrei riceverlo, mi può trovare nello scriptorium. -
Odon annuì e corse fuori dalla cappella. A stento tratteneva le lacrime. Era appena arrivato e già si era messo nei guai. Suo padre l'avrebbe sicuramente punito. Quando si arrabbiava ne aveva una paura viscerale. Oltretutto in quei giorni era stato molto più severo del solito e si raccomandava con lui di continuo. Mentre correva senza una meta davanti a sé vide il bosco. Un'idea si concretizzò nella sua mente. Riprese a correre e sparì fra gli alberi.

- Allora dimmi.. - continuo Henryk - ..come mai nella lettera mi hai chiesto di anticipare di una settimana l'arrivo rispetto alla data scelta da Boleslao? -
- Volevo essere sicuro di poterti parlare in privato fratello, ho diverse questioni da sottoporre al tuo giudizio. - Rispose Mieszko asciugandosi con la manica la schiuma del sidro. Era l'occasione che Henryk desiderava per fare finalmente la domanda relativa al figlio.
- C'entra qualcosa con il piccolo Odon? So che ci tieni molto a lui e al suo futuro, perchè hai voluto rischiare la sua incolumità portandolo con te attraverso mezzo regno? Non so come sia la situazione da voi, ma a Plock dobbiam tener testa a molte compagnie di ribelli e briganti che arrivano da Est. Spero l'avevi messo in conto. Inoltre se mi permetti, conosci la tradizione: non avrebbe dovuto visitare questo luogo prima del suo sedicesimo compleanno. -
- Bah.. tu ti preoccupi troppo Henryk! Da quando sei tornato dalla crociata contro gli slavi vedi nemici ovunque. Perché, invece, non ti trovi una bella donna e non inizi a mettere su famiglia? Io ho già quattro figli, tutti maschi, se aspetti ancora un po' rischi di non avere eredi. -
- Sai come la penso su questo argomento... non cambiare discorso. Non mi hai risposto. Boleslao non sarà contento di vedere qui Odon. -
- Boleslao non sarà contento di molte cose fratello. -

Henryk aggrottò la fronte. Ne aveva avuto il sospetto ma voleva che fosse Mieszko ad iniziare l'argomento. Adesso poteva finalmente farsi dire esattamente cosa aveva in mente: - Sarebbe a dire? - riprese Henryk fingendo incuranza.
Mieszko fece un grande respiro e scelse con cura le parole per articolare la frase senza tralasciare alcun dettaglio: - Ho intenzione di chiedere a Boleslao di designare Odon come suo erede legittimo; voglio che questa luna venga benedetto davanti al sacro reliquiario al posto di nostro fratello Casimiro. Non vedo perché debba essere lui il prossimo erede della nostra casata. Siamo stati noi, io e te fratello, a creare tutto questo con il nostro sudore e il sangue dei nostri uomini. Mentre quel bamboccio ciucciava ancora il latte di nostra madre. Parliamoci chiaro, in famiglia quello che ha i maggiori diritti di successione sono io. Pertanto voglio che sia mio figlio a ereditare il trono. Immagino che tu capisca e condivida le motivazioni che mi spingono a fare queste dichiarazioni... - si fermò un istante cercando di leggere l'espressione del fratello dopodiché procedette trepidante: - Non è cosi Henryk? -
Henryk finse stupore ma i suoi sospetti avevano trovato conferma. Lo aveva capito appena aveva visto Odon in sella al pony arrivare quella mattina. Non poteva essere un caso che ci fosse anche lui, suo fratello doveva aver qualcosa in mente.
Fin da piccoli Mieszko si era dimostrato molto egoista e ambizioso. Durante la guerra civile aveva temuto per la vita di Boleslao, soprattutto nelle battaglie campali quando si erano trovati fianco a fianco a combattere contro Ladislao. Mieszko in più di un occasione era rimasto a fissarlo, sembrava che pregasse di vederlo morto da li a poco. Tuttavia non si era mai risparmiato per la causa del fratello dimostrandosi infine degno e leale. Adesso quindi che la guerra era finita e che le sue speranze di prendere il posto del padre defunto erano svanite, cercava di sistemare il figlio, era ovvio.
Boleslao a confronto era invece più mite e riflessivo. Ma non per questo meno capace. In fondo se adesso governava un terzo del regno il merito era suo. Era stato equo nella spartizione delle terre ed era riuscito a prevenire ulteriori attacchi da parte dell'Imperatore.
Se avesse dovuto scegliere, tuttavia, avrebbe sicuramente preferito Mieszko a Boleslao. Quando era al suo fianco sentiva uno strano senso di onnipotenza, e tale sensazione gli dava letteralmente alla testa.
- Spiegati meglio fratello, dimmi, qual'è il tuo piano? - insistette Henryk trattenendo un visibile entusiasmo.
- Boleslao a mio parere è si è rammollito in questi ultimi anni, ecco la verità. Lo ammetto è stato bravo a comandare la ribellione e a spodestare Ladislao, ma se ci pensi bene la vera mente è sempre stata nostra madre, Salomea. Fu lei a organizzare la diplomazia e a convincere Piotr Włostowic alla nostra causa e abbiamo vinto solo grazie questo. Ho riflettuto a lungo e credo sia arrivato il momento di riprenderci ciò che è nostro. I tempi sono maturi fratello. E non parlo solo di riconquistare l'intera Pomerania che è mia di diritto. Parlo di ricostruire il Grande Regno di nostro padre! -
Era vero, dopo la guerra civile il glorioso Regno di Polonia che aveva creato il padre e il nonno prima di lui, si era frantumato.
A Nord in Pomerania un'altra casata governava le terre. A Est avevano perso ogni tipo di controllo sui regni indipendenti mentre a Sud, in Boemia, c'era adesso Ladislao con i suoi parenti.
- E quindi, se io sostenessi la candidatura di tuo figlio, cosa otterrei in cambio? - Disse Henryk che ne frattempo si era alzato in piedi per l'agitazione.
- Un esercito da me stipendiato al tuo comando e il futuro consolato di Gdansk ti bastano? -
Henryk rise, difatto si trovava bene già così, a lui interessava l'onore non il potere; non poteva tuttavia negare che l'idea di annettere anche Gdansk alle sue terre, oltretutto senza spese, gli faceva davvero molta gola.
- Speriamo di far ragionare Boleslao allora. - Disse rimettendosi a sedere e sollevando il boccale.
- Non temere.. Boleslao ragionerà vedrai! - ribattè Mieszko con aria trionfante.
I due brindarono.

All'improvviso la porta si aprì di colpo. L'anziano abate a passo deciso varco la soglia e si diresse verso i due commensali. Fissò Mieszko severamente e disse: - Sir Mieszko, l'avevo mandata a chiamare da suo figlio, l'ho attesa tutto il pomeriggio nello scriptorium. Tengo a precisare che questa è la casa del Signore e qui la vostra autorità è nulla davanti a Dio. Potrebbe pertanto gentilmente seguirmi? Le devo parlare urgentemente. -
Mieszko arrossi dalla rabbia, Odon non era venuto ad avvisarlo e l'aveva messo in ridicolo davanti al fratello con cui aveva appena finito una conversazione vitale, nonchè davanti all'abate. - Questa me la paga - pensò. Si alzo velocemente e chiese scusa per l'attesa menzionando che il figlio non si era fatto vedere.
Uscì dalla stanza mentre Henryk ripensava soddisfatto a quello che era successo nelle ultime ore. Era andata meglio del previsto.


[Edited by deemax87 12/9/2012 1:09 AM]





"Chi in cento battaglie riporta cento vittorie, non è il più abile in assoluto; al contrario, chi non dà nemmeno battaglia, e sottomette le truppe dell’avversario, è il più abile in assoluto."
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CAPITOLO III
L'abate Jankowski


14 Giugno 1155 d.C.

Mieszko era fuori sé. Avevano passato gli ultimi tre giorni a cercare Odon, ma inutilmente. Il ragazzo era sparito.
Inoltre come se non bastasse l'anziano abate, Wojtek Jankowski, aveva espresso un forte dissenso, definendo la sua presenza nel monastero "intrusiva", data la sua giovane età. La tradizione era chiara. E a suo giudizio non potevano essere fatte eccezioni. Mieszko non era andato molto per il sottile durante la discussione e si era fatto scappare le sue intenzioni giustificando la presenza del figlio come "necessaria" per la salvaguardia del regno. L'abate non fu d'accordo e in ogni caso voleva discutere della cosa con Boleslao il quale avrebbe avuto l'ultima parola in merito.
Per un attimo, in seguito alla conversazione con Henryk, aveva creduto che tutto sarebbe filato liscio. Avrebbe fatto pressione insieme al fratello su quelli che erano gli originali diritti di successione e Boleslao avrebbe ceduto dopo un po'.
Ma adesso si rendeva conto di quanto la situazione fosse assai più delicata. Boleslao non era solito tornare suoi passa facilmente e non aveva considerato che l'opinione dell'abate potesse essere una pedina importante sulla scacchiera. Era un personaggio importante fra i nobili e godeva di grande influenza nell'ambito ecclesiastico, in particolar modo sul cardinale, diretto intermediario con il Papa. Senza la sua benedizione nemmeno l'appoggio di Henryk avrebbe cambiato le cose.
Adesso però vi era una cosa più importante a cui pensare: doveva trovare suo figlio.
Immaginò il motivo della sua fuga poichè l'abate aveva raccontato di averlo visto curiosare nella sacra cappella prima che sparisse. Era stato molto duro con lui negli ultimi giorni, poichè voleva necessariamente che Henryk ne avesse un'impressione positiva.
Ora che era scappato invece si era rivelato per quello che era, un ragazzino che ha paura della sua ombra, incapace di sostenere qualsiasi tipo di stress psicologico. Come poteva giustificare tale comportamento a suo fratello? Non aveva più parlato con Henryk a proposito dell'accordo preso ma sapeva che prima o poi avrebbe commentato definendo il ragazzo non pronto a tale investitura.
La proposta di concedergli terre e potere bellico lo avevano sicuramente allettato ma Henryk, lo sapeva bene, non era in fondo un tipo molto venale. Avrebbe sicuramente rimesso tutto in discussione davanti a tanta inadeguatezza. Henryk era interessato principalmente a due cose: gli uomini e la sua immagine. La sua omosessualità non era evidente, nessuno l'avrebbe pensato se non lo conosceva a fondo. Era un segreto di famiglia, solo lui, la loro defunta madre e Boleslao ne erano al corrente. Grazie alle sue gesta durante la guerra civile e la crociata contro gli slavi godeva di una reputazione inattaccabile ed era molto stimato dal Consiglio dei nobili. Quello che più lo interessava era l'opinione che gli altri avevano di lui e non si sarebbe esposto così tanto per un pivello. Se perdeva anche il suo appoggio non avrebbe avuto speranze di vedere suo figlio nominato Gran Duca. Aveva scommesso troppo su di lui e fin da piccolissimo lo aveva tenuto sempre sotto pressione. Ma Odon sembrava non capire i desideri del padre, era più che altro interessato allo svago e ai giochi. Non era nemmeno una cima nello studio. Aveva speso fior di bisanti per accogliere nella sua casa letterati e grandi maestri, ma senza grandi successi.
Mentre rimuginava camminando in cerchio il suo capitano entrò dalla porta.
- Mio signore abbiamo pattugliato anche tutto il bosco a Est ma di vostro figlio non vi è traccia. Abbiamo inoltre avuto risposta dalle guardie del ponte a Sud, le quali assicurano che nessuno è passato. -
Mieszko imprecò, non era la prima volta che Odon scappava, ma di solito tornava dopo un giorno o due, sporco, infreddolito e affamato. Lo aveva punito solo la prima volta dopo una bravata simile ma in seguito si limitava a non rivolgerli parola per qualche settimana temendo che una punizione troppo dura potesse farlo scappare nuovamente. Amava suo figlio, il problema è che si aspettava troppo da lui.
- Organizza quattro squadre - disse infine al capitano. - Ricominciate da capo e ripercorrete tutte le zone. Potrebbe anche aver attraversato il fiume a nuoto. -
- Temo sia impossibile: anche un bravo nuotatore avrebbe grosse difficoltà, il fiume è in piena ha piovuto molto in questi giorni. Eventuali tracce sono state cancellate e i cani non trovano nessuna pista. Credo dovremmo temere il peggio. -
Mieszko per la prima volta iniziò a preoccuparsi seriamente per la vita del figlio.
- Andate lo stesso. Fate come vi ho detto. Vivo o morto dovete trovarlo. -
Il capitano si mise sull'attenti, poi si voltò e chiuse la porta dietro di sé.
Adesso Mieszko era davvero distrutto. Sperava che la pioggia avesse fatto desistere il figlio dalla fuga, invece aveva solo peggiorato la situazione. Inizialmente quando ci si accorse della sua mancanza l'unica reazione fu un'impeto di collera. Adesso invece provava solo un forte senso di irrequietudine.

17 Giugno 1155 d.C.

Passarono altri tre giorni senza nessuna notizia. Mieszko era disperato e oramai attendeva che qualcuno gli dicesse che era suo figlio era stato trovato morto, forse annegato. Aveva mandato ancora due compagnie a perlustrare le rive del fiume da Nord a Sud, ma erano partite da due giorni e non erano ancora rientrate.
Come se non bastasse aveva discusso pesantemente con Henryk: come previsto il fratello aveva espresso il suo dissenso, dicendo di essersi sbagliato sulla maturità del ragazzo e che per discutere di un'eventuale candidatura forse era meglio aspettare la maggiore età. Ma nel frattempo Casimiro avrebbe ricevuto la benedizione e sarebbe stata confermata ufficialmente la sua successione a Gran Duca.
Miezko aveva argomentato fin da subito malamente la questione, la scomparsa di Odon l'aveva reso irascibile e poco predisposto ad una normale conversazione, così, in uno scatto d'ira, aveva erroneamente minacciato Henryk di rivelare i sui gusti sessuali al Consiglio se il fratello non manteneva la parola datagli la sera del loro incontro. Henryk era andato immediatamente su tutte le furie definendolo dapprima egoista e in seguito vile e meschino. Non si erano più parlati da allora.
Boleslao inoltre non era ancora arrivato. Probabilmente la pioggia lo aveva rallentato.
Mentre decideva sul da farsi gli si avvicinò l'abate Jankowski.
- Sir Mieszko, ha un momento prego? -
Mieszko non aveva tempo per ulteriori sermoni dal vecchio ma cercò di rispondere gentilemente: - Si? Mi dica abate Jankowski. -
- Forse sarebbe meglio discutere in un luogo più tranquillo... -
- Riguarda mio figlio?? Perchè se è morto voglio saperlo subito! -
- Si, esattamente, a proposito di suo figlio. Ma non tema sono sicuro che gode di ottima salute... -

Mieszko lo fissò per un momento dopodiché non si trattenne, lo prese per collottola e lo sbatté con forza contro il muro.
- Dov'è mio figlio!?! - Urlò.
L'abate, che nel frattempo aveva perso il copricapo, cercò di mantenere un'aria serena e con quanta più calma riuscisse a dimostrare disse: - Sir la prego, non mi fraintenda, non so dove sia vostro figlio, sto solo pregando nostro Signore affinché possa aver trovato un luogo sicuro dove nascondersi e cibarsi... -
Mieszko pian piano fece toccare terra all'abate, mollando finalmente la presa dopo qualche istante. Non aveva pensato a questa ipotesi.
- Molte scuse per il malinteso. - Disse infine. - Per un attimo ho creduto che voi sapeste più di quanto non abbiate voluto rivelare. -
Jankowski leggermente scosso, raccolse il cappello e riprese il suo discorso.
- Mi è stato riferito che da qualche giorno sparisce della frutta e della verdura dal magazzino. Inoltre, proprio questa mattina, in cucina, il cuoco si è lamentato del furto di diverse pagnotte dalla cesta... -
Mieszko sentì il cuore accelerare mentre ascoltava quelle parole. - Continui la prego. -
- Come ben sa il monastero è la casa del Signore, qui accogliamo poveri e mendicanti, rubare del cibo non è pratica comune in questa contea poiché la nostra mensa è sempre aperta ai più bisognosi. -
Mieszko provò subito grande gioia dopo quelle rivelazioni, soffocata poco dopo da una forte collera. - Appena gli metto le mani addosso quello sporco bastardo si ricorderà per la vita di chi è figlio! - Disse volgarmente incurante della presenza ecclesiastica.
- La ringrazio per l'informazione, mi scusi ancora per l'equivoco. - continuò - Se non le dispiace adesso vado ad avvisare i miei uomini di perlustrare con i cani ogni angolo del monastero. -
- Temo di dover dissentire Sir. -
- In che senso?! -
- Non posso permettere che i suoi uomini girino liberamente dove vogliono, le rammento che questa è la casa del Signore. -
- Si si, ho capito.. del Signore.. ha qualche idea quindi a parte dirmi ogni volta quello che non posso fare!? -
- Beh.. potremmo lasciare "un'esca", se vostro figlio si nasconde veramente da qualche parte non tarderà ad avere di nuovo fame e allora... -
- Bene! Si! Mi sembra un'ottima idea, potrebbe gentilmente occuparsene lei? -
- Certamente. -
- Ottimo! Allora mi tenga informato, la ringrazio di tutto. Ora se mi permette vado... -
- Veramente volevo discutere con lei ancora di una cosa Duca. -

Mieszko guardò l'abate, era vecchio ma tutt'altro che stupido. Nonostante lo strattone aveva condotto egregiamente la conversazione, non lasciandogli alcun spazio di manovra. Era successo lo stesso quando era venuto a rimproverarlo per la presenza di Odon nel monastero. A niente erano servite le sue obiezioni. La tradizione della famiglia imponeva che i nuovi membri della casata si spogliassero della loro condizione nobiliare e partecipassero alla vita monastica per due anni, a partire dal sedicesimo anno d'età in poi. Quella regola era stata decretata dai monaci per puro senso pratico: i bambini creavano problemi, erano indisciplinati, non lavoravano ma tuttavia avevano una bocca per mangiare. Un ragazzo considerato adulto invece poteva lavorare la terra e contribuire attivamente alle attività del monastero.
Jankowski si era rivelato irreprensibile a riguardo e giudicava la "visita" di Odon oltremodo lesiva. E adesso, nuovamente, dettava le regole di quello che si poteva o non si poteva fare, di come andassero fatte le cose e di cosa si doveva parlare. Mieszko non riusciva più a sopportarlo.
- Mi dica allora di cosa mi vuole parlare? - Incalzò Mieszko.
- Riguardo la sacra benedizione destinata al principe Casimiro... -
- Si?! - Ancora quell'argomento?? Mieszko cominciò a sentire i nervi pulsare nelle tempie.
- Ho riflettuto attentamente in questi giorni alla sua problematica e credo di aver trovato finalmente una soluzione che potrebbe giovare ad entrambi... -
- Beh, forza, non si faccia pregare! Mi dica. Cos'ha in mente? -
- Oh, non qui, la prego... venga andiamo nel mio scriporium... -

Mieszko si senti frustrato, solo adesso aveva capito il piano originale dell'abate: aveva intuito chissà da quanto tempo che Odon non era veramente scappato e aveva avuto tutto il tempo per decidere sul da farsi. Oggi aveva avuto la conferma dal cuoco e quindi poteva esporsi abbastanza fiducioso. Aveva capito quanto la questione fosse per lui opprimente e adesso lo avrebbe ricattato.
Non lo temeva affatto come la gente comune era solita fare. Anzi lo aveva in pugno. Chissà adesso quali pretese avrebbe avanzato.
Si sforzò tuttavia con tutto sé stesso di rimanere tranquillo e con finta indifferenza segui l'abate attraverso il cortile.
[Edited by deemax87 12/9/2012 1:15 AM]





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Capitolo IV
L'incontro


18 Giugno 1155 d.C.

Boleslao alzò il pugno e la compagnia arrestò al marcia. Sull'altipliano dinnazi a sé si poteva scorgere le mura del Monastero di Kielce. Erano arrivati.
Guardò Casimiro e non trattenne un commento: - Secondo te quanto manca al monastero? –
Casimiro sorrise. Accettò divertito la provocazione e rispose: - Per me se ti impegni arrivi domani! –
Spronò Dzikan al galoppo e superò Boleslao. Questi accettò la sfida e lo seguì. Venne suonato il corno e il gruppo di cavalieri riprese il cammino.
Pochi minuti dopo l'intera compagnia arrivò nel piazzale. I cavalli furono consegnati agli stallieri e Casimiro si raccomandò più volte che a Dzikan fosse dato un occhio di riguardo. Dopo il lungo viaggio finalmente erano a destinazione.

Boleslao prese un attimo da parte il fratello e si raccomandò con lui di mantenere un comportamento signorile. Conosceva le regole del monastero, vi era stato a suo tempo quando era ragazzo. Inoltre da li a poco avrebbe rivisto i suoi fratelli maggiori. Non li vedeva da unici anni, in pratica non li aveva mai conosciuti e voleva che essi lo apprezzassero per le sue doti.
Ordinò al capitano Groc di seguire le indicazioni dei monaci per la sistemazione delle truppe e si diresse immediatamente verso lo scriptorium.
Non conosceva personalmente l'abate Jankowski. Il suo predecessore, colui che lo aveva preso in consegna venti anni prima, era morto da molti anni ormai.
Il cardinale Mateusz, con il quale aveva avuto udienza prima della partenza, si era raccomandato di portare una lauta donazione all'abate e nella sacca che teneva stretta nella mano destra vi erano mille bisanti. Per tutto il viaggio non se n'era mai separato e di notte l'aveva usata come cuscino. Nessuno sapeva che portava tale somma con sé. Voleva consegnarli quanto prima e sistemare la cosa. Era estremamente in ritardo, avrebbe fatto buio da li a poco e sperava che almeno tutti i preparativi fossero stati effettuati. Nelle sue lettere l'abate sembrava essere un persona molto colta e posata. Non vi erano sbavature nei suoi scritti e aveva assicurato che tutto sarebbe stato pronto per la prima luna piena di Giugno.
Quella notte avrebbe portato a compimento la missione affidatagli da sua madre sul letto di morte. Lo aveva pregato di prendersi cura del fratellino, di insegnargli tutto ciò che sapeva e di renderlo un uomo giusto e onesto. Boleslao era il suo primogenito, il suo figlio prediletto. Era stata una donna dall'acume virtuoso e dal carisma irresistibile. Boleslao aveva preso tutto da lei e aveva cresciuto Casimiro come un figlio, anche se aveva sempre conservato un rapporto fraterno. Per questo lo aveva designato come suo erede. Nessun altro avrebbe potuto governare il regno meglio di lui alla sua morte, ne era sicuro. Aveva solo bisogno di più disciplina e di molta umiltà. Ma quella sarebbe arrivata con la maturità e la permanenza al monastero avrebbe sicuramente giovato ad entrambe.

Mentre camminava a passo svelto, guardava affascinato la struttura. Molte migliorie erano stato apportate dalla sua ultima visita. Il tetto e i porticati erano stati completamente ristrutturati e il chiostro presentava una fontana. Mentre attraversava il salone principale incrociò distrattamente lo sguardo con suo fratello Henryk. Non lo riconobbe subito, ma questi gli sorrise e allargò le braccia alla sua vista. Non si vedevano da sette anni. Bolesalo sorrise e abbracciò caldamente il fratello.
In fondo non era poi cambiato molto, furno quei buffi baffetti che portava tirati a lucido a trarlo in inganno.
- Che bello rivederti! - Esclamò Henryk. - Il piacere è tutto mio fratello! –
I due si scambiarono qualche breve frase di benritrovato, ma poi Boleslao menzionò la fretta. Voleva vedere subito l'abate. Henryk, tuttavia, nell'udire ciò si oscurò in volto e Boleslao non potè fare a meno di notarlo. - Henryk, è successo qualcosa? - Disse preoccupato.
- Putroppo non lo troverai nel monastero, l'abate non c'è. E' partito questo pomeriggio con alcuni di monaci e non è ancora rientrato. -
- Come partito? Per dove? Eravamo d'accordo di eseguire la benedizione con questa luna. Parla fratello dimmi quello che sai! -

Henryk si trovo spiazzato ma trovò subito un modo per uscire dalla situazione: - In verità non so dirti altro, prova a chiedere a Mieszko, lui ci ha parlato questa mattina. Non ti allarmare comunque, vedrai che presto sarà di ritorno. -
- Ah, bene! Anche Mieszko è qui, ci siamo tutti. Ma perché diavolo... -
Si interruppe quando vide Mieszko dall'altra parte della sala.
- Mieszko! Fratello! - Esclamò.
Mieszko valcò la soglia a grandi falcate, e li raggiunse. Aveva un'espressione soddisfatta in volto e si erigeva come una statua.
- Ben arrivato Boleslao! Com'è andato il viaggio? Siete in ritardo. Colpa della pioggia vero? Pensa che noi siamo qui da più di una settimana... hahaha! -
Boleaslao aggrottò la fronte. Come mai così tanto anticipo? Forse erano partiti preventivamente con qualche giorno di scarto e non avevano trovato intoppi durante il viaggio. Accantonò il ragionamento, quando, inaspettatamente, face il suo ingresso Casimiro.
Mieszko e Henryk pensarono fosse uno degli uomini della scorta di Boleslao ma poi notarono che si dirigeva verso di loro sorridendo.
- Salve fratelli! - Disse con voce ferma e decisa.
Casimiro aveva seguito Boleslao tenendosi a distanza, nella speranza che incontrasse per primo i fratelli. Aveva scelto quel momento per un'entrata principesca volta a spiazzare i presenti. Ci era riuscito.
Henryk non potè fare a meno di notare la sua somiglianza con il giovane uomo. Ora che lo guardava da vicino era praticamente identico a lui quando aveva vent'anni. Tuttavia Casimiro era più alto, superava addirittura Mieszko. Anche lui portava baffi e barbetta e presentava un ghigno simpatico. Narciso quel'era, provò subito un'attrazione quasi morbosa verso quel ragazzo. Un brivido attraversò il suo corpo. Non riusciva a credere che quello fosse davvero il piccolo Casimiro.
Mieszko invece lo guardò con aria di sufficienza, così come si guarda un rivale sconfitto. Valutò velocemente il suo fisico e lo diede per spacciato. Proruppe quindi in una falsa risata esclamando a gran voce: - Hahaha... Casimiro! Ma che gioia rivederti... devi averne mangiati di maiali in questi anni a Krakow per diventare cosi alto, eh?! hehehe... -
Casimiro non gradì molto quella battuta. Era provocatoria, aveva usato la parola "maiali" nell'accoglierlo e per molti questo poteva rasentare la soglia dell'insulto. In definitiva la sua uscita era del tutto inadeguata dopo tanti anni passati distanti. Il tono tuttavia sembrava sinceramente amichevole così, incurante, rispose subito a tono scherzando: - Haha tu devi essere Mieszko... Beh, devo dire che anche tu devi averne ingoiate di vacche dalle tue parti per ritrovarti con quella pancia! -
Boleslao impallidì, Henryk scoppiò a ridere mentre Mieszko divenne paonazzo.
Era dannatamente permaloso e nessuno che lo conosceva almeno un po' avrebbe osato rivolgersi cosi a lui. Strinse i pugni e per poco non imprecò. Avrebbe voluto staccagli la testa dal collo all'istante. Deglutì e cercò di darsi contegno. Ma era impulsivo e non si trattenne. Trasformò l'impeto in rabbiosa vendetta scegliendo accuratamente le parole per esprimere il suo trionfo: - E bravo il nostro Casimiro lingua lunga... vedo che tuo fratello non ti ha insegnato affatto l’educazione! Dalle mie parti si uccide per molto meno di ciò che hai appena detto! Ma non temere non sarà il tuo caso piccolo erede senza regno... vieni, voglio presentarti una persona: mio figlio, Odon Piast di Pomerania, il nuovo erede legittimo nonchè unico vero principe di Polonia! -
Boleslao si girò di scatto verso il fratello e lo fulminò con lo sguardo, poi guardò Henryk il quale smise di ridere e chinò il capo.
Casimiro, invece, che non aveva minimamente compreso la serietà delle affermazioni continuò il teatrino: - Oh... ma certo vostra altezza... come posso non notare vostro figlio, il principe invisibile! Dalle vostre parti per caso anche... -
- BASTA!!! - Urlò Boleslao.
Casimiro si azzitì, non aveva mai visto il fratello urlare in quel modo.
Boleslao era furibondo. Conosceva Mieszko e non era cambiato per niente negli ultimi anni. Anzi era peggiorato molto. Conosceva il suo temperamento litigioso ma le sue non erano parole buttate li per far scena. Credeva davvero in ciò che diceva. Poi in un attimo la situazione fu chiara: i suoi fratelli dovevano essersi dati appuntamento per parlare alle sue spalle, per questo erano li da così tanto tempo. Ma cosa era successo in quei giorni prima del suo arrivo a Kielce per portarlo a fare quelle dichiarazioni?
Non fece tempo a raccogliere i pensieri quando vide entrare un monaco nella sala. Riconobbe dal copricapo che si trattava dell’abate Jankowski. Per mano teneva un ragazzino sui dodici-quattordici anni, il quale si guardava attorno impaurito.
Ci fu silenzio assoluto per un istante.
L'abate fissò negli occhi uno a uno i presenti e disse con tono pacato: - Sir Mieszko Piast, Sir Henryk Piast, Sir Casimiro Piast, Gran Duca Boleslao Piast...vi invito solertemente a lasciare immediatamente questo salone. State disturbando oltremodo la quiete di questo luogo sacro.
Questa è la casa del Signore. -


FINE PRIMA PARTE
[Edited by deemax87 12/9/2012 1:21 AM]





"Chi in cento battaglie riporta cento vittorie, non è il più abile in assoluto; al contrario, chi non dà nemmeno battaglia, e sottomette le truppe dell’avversario, è il più abile in assoluto."
Cit. - Sun Tzu, L'arte della guerra
11/29/2012 9:36 PM
 
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Ho trovato questa prima parte coinvolgente e molto promettente. Aspetto di leggere il seguito. Complimenti! [SM=x1140522]




11/29/2012 10:22 PM
 
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Ti ringrazio :)! In verità ho scritto già i successivi 2 capitoli, ma aspettavo che l'amministratore mather riuscisse a sbloccare la modifica libera dei propri post nella sezione di AAR... putroppo per qualche strano motivo non posso apportare modifiche nonostante egli affermi che l'impostazione di modifica libera sia già attiva senza alcun limite di tempo. Ora sta discutendo della problematica in sala reale. Volevo correggere diversi errori di sintassi nonchè dare una rinfrescata ai primi capitoli dopo una revisione a posteriori. In verità non intendo cambiare la trama, ma vi sono parti che non mi piacciono per niente e volevo aggiungere diversi dettagli nonchè cambiare gli obiettivi di campagna, impostandola come storica, data l'impronta iniziale che ho dato alla narrazione. Pertanto adesso prima di postare i successivi capitoli voglio essere sicuro di quello che scrivo prima di pubblicare. Tu per caso nella tua AAR (l'ho iniziata a leggere, davvero molto particolare complimenti in anticipo, prometto un commento imparziale appena conclusa la lettura:) hai facoltà di modificare i messaggi liberamente anche diversi giorni dopo la pubblicazione?





"Chi in cento battaglie riporta cento vittorie, non è il più abile in assoluto; al contrario, chi non dà nemmeno battaglia, e sottomette le truppe dell’avversario, è il più abile in assoluto."
Cit. - Sun Tzu, L'arte della guerra
11/30/2012 4:09 PM
 
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ATTENZIONE!

Volevo informare chiunque stesse seguendo questo racconto che finalmente sono riuscito a fare le modifiche che da tempo speravo di fare.
Ringrazio l'amministratore Mather per il supporto.

Informo pertanto chiunque avesse letto la storia fin ad adesso che sono stati modificati/aggiunti alcuni passi e dialoghi, nonchè diversi dettagli oltre ad aver corretto evidenti errori grammaticali, di sintassi e logici.

La trama sostanzialmente non è cambiata affatto, ma consiglio vivamente una nuova lettura per cogliere alcune sfumature che anticiperanno i prossimi capitoli, nonchè per capire correttamente la psicologia di alcuni personaggi (in particolare casimiro e henryk). Magari alcuni non noteranno alcuna differenza con la vecchia versione ma sono sicuro che i più accorti non tarderanno a fare corrette supposizioni.
Mi scuso per l'inconvegnente, d'ora in poi pubblicherò unicamente solo dopo aver valutato precedentemente eventuali cambiamenti.

Posso anticipare che l'intrigo troverà parziale soluzione nella seconda parte, composta probabilmente da 4 nuovi capitoli.

un saluto ai lettori! [SM=g27960]

[SM=x1140439]
[Edited by deemax87 12/1/2012 5:41 PM]





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12/5/2012 3:54 AM
 
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CAPITOLO V
SECONDA PARTE
1157 d.C.


L'eretico


7 Dicembre 1157 d.C.

- Dove diavolo è il mio cavallo?!? – Urlò Sobislaw Sobieslawice.
Marek, il suo assistente, aveva appena finito di stringere i nodi della sua spessa armatura ed era ora inginocchiato a terra intento a far calzare i suoi piedi negli stretti stivali di cuoio. La nebbia mattutina aveva coperto lo schieramento delle truppe nemiche e il repentino inizio dell’assalto aveva colto un po’ tutti di sorpresa.
Un attendente si precipitò dunque nella stanza.
- Duca... Le difese stanno cedendo! Il nemico sta occupando le vie della città! Dovremmo suonare la campana!?! -
Sobislaw imprecò furibondo. – Si si certo! Suonate subito la campana! Voglio tutti qui nel piazzale! Non avranno questa città! E tu.. muoviti dannazione!!! –


L’assistente finì il lavoro, aiutò il Duca ad alzarsi e corse velocemente fuori dalla stanza. Sobilaw si mosse lentamente, appesantito dalla pesante corazza, e si affacciò dal balcone al lato della camera. Un brivido gli percorse la schiena. Dal palazzo poteva vedere chiaramente quello che stava succedendo: ovunque si sentivano grida strazianti e urla di guerra. I suoi uomini erano intenti a combattere sia sulle mura che nelle strade mentre i cavalieri ducali, la sua guardia personale, si stavano già scontrando nel piazzale sottostante circondati da lancieri e balestrieri a cavallo. Le mura a ovest avevano preso fuoco e diverse costruzioni nelle vicinanze stavano bruciando.
Lukasz Biurek, il suo fido scudiero, lo vide sporgersi e urlò dal basso a squarciagola: - Mio signoreee!!! Gli uomini hanno perso il controllo delle fortificazioni!!! Quali sono gli ord.. - Non fece a tempo di finire la domanda che una lancia lo trafisse da parte a parte. Il corpo cadde esanime sulla neve in una pozza di sangue.


– Che Dio ci salvi ! – Esclamò Sobislaw a voce alta. Indietreggiò allibito decidendo sul da farsi. Doveva raggiungere al più presto il retro del palazzo, utilizzando un'uscita secondaria, montare a cavallo e fuggire dal cancello a Nord. Percorse con la mente la via più breve per attuare il suo piano, uscì quindi in fretta nell'anticamera e procedette lungo l'edificio. Ma appena raggiunse le gradinate principali un rumore arrestò il suo cammino, paralizzandolo. Nell’atrio a pian terreno riecheggiò un inconfondibile fragore di spade... uno strillo, poi un frastuono, la voce di Marek che urlava rauca - Scappateee!!! - e infine il rumore di passi veloci su per le scale. Arretrò titubante e si guardò attorno agitato. Ritornò quindi sui suoi passi, precipitandosi nella stanza, serrò la porta e si mise a cercare qualcosa, qualsiasi cosa, che potesse utilizzare per barricarsi. Ribaltò dunque il tavolo e spinse. Prese alcune sedie e poi ancora un mobile e li scaraventò accatastandoli davanti all’uscio. Sfoderò infine la spada dall’elsa, stringendola con ambedue le mani, e tremando tese l’orecchio. Ci fu silenzio per qualche minuto ma poco dopo sentì battere sordamente contro la porta. – Aprite! Aprite e arrendetevi! – Esortò la voce. Non disse nulla ma la sollecitazione fu ripetuta.
– Sono il Duca Sobislaw Sobieslawice... - rispose infine. – Voglio arrendermi... ma prima di tutto invoco il diritto di poter parlare con Sir Henryk Piast! Voglio fare un patto con lui! Avete sentito?!? –

Novantasette minuti prima...

Henryk fissava concentrato le mura di legno della cittadina portuale di Gdansk. Tutto era pronto e lo schieramento era in attesa del suo ordine. L’aria gelida e salmastra riempiva le narici e tendendo l’orecchio si poteva udire in lontananza lo scroscio delle onde del mare. Nessuno fiatava. Aveva nevicato parecchio in quei giorni e una leggera foschia mattutina contornava il paesaggio che si uniformava sotto una spessa coltre di bianco tenue.
Rispensò a suo fratello. Nessuno poteva affermare che Mieszko non era stato di parola: aveva assegnato al suo comando quasi duemila uomini provenienti da tutta la Grande Polonia. Henryk, tuttavia, non era per niente soddisfatto. I castelli di Gniezno e Wrezlaw erano famosi in tutto il regno per aver addestrato in varie occasioni valide truppe e guerrieri capaci. Mieszko, invece, aveva inviato unicamente nove unità di “Vojnici” per un totale di millequattrocento uomini. Essi erano lancieri slavi di secondo rango, coscritti nelle milizie cittadine principalmente per la difesa di strade e borghi da briganti e ribelli. Armati unicamente di una lunga lancia, per la maggior parte erano solo dei giovani che con ogni probabilità non avevano mai partecipato ad una vera battaglia. Non possedevano protezioni e potevano contare soltanto su un grande scudo per la difesa. Sicuramente avrebbero rappresentato un valido supporto a truppe più esperte durante uno scontro campale, ma, nel suo caso, erano il cuore pulsante dell’esercito.


Nelle prime file, invece, a stento mantenevano la posizione circa cinquecento “Smerd” equipaggiati con un piccolo arco. Quest’ultimi erano per lo più contadinotti, manovali, carpentieri, braccianti... arruolati dal fratello quasi sicuramente con la forza. La loro abilità bellica era discutibile quanto la loro disciplina. Durante le esercitazioni condotte quell’estate, ogni decina di frecce scoccate solo un paio si avvicinava quantomeno al bersaglio. Rappresentavano l’unica unità da tiro appiedata disponibile e non avrebbe mai potuto contare su di essi durante la mischia; in definitiva facevano solo numero.
La terza ed ultima linea dello schieramento era composta da centocinquanta “Strzelcy”: cavalleggeri muniti di piccola balestra e protetti da armature leggere. Abili nelle pianure a fronteggiare gli slavi dell’Est non avevano però utilità nell’assalto data la corta gittata dei loro dardi. Quest’ultimi insieme alla sua scorta personale, composta da ottanta cavalieri reali, rappresentavano tutta la cavalleria disponibile.


Era dunque questa la “grande armata” promessagli dal fratello due anni prima durante l'incontro al monastero di Kielce.
Henryk percorse con lo sguardo la lunghezza della lunga linea di uomini e deglutì per la tensione. Aveva inviato diverse spie in ricognizione in quei mesi per ottenere infomazioni circa la guarnigione presente, ma un solo uomo era tornato vivo con un rapporto tutt’altro che confortante: il Duca Sobislaw Sobieslawice era arroccato in città con circa millequattrocento uomini fra milizie e "Traperzy", fanteria leggera composta da uomini duri le cui pesanti asce rappresentavano il punto il forza; nonché alcune unità di balestrieri, i "Kusznicy".


Da sette lune aveva posto l’assedio a Gdansk mettendo a dura prova la resistenza delle sue truppe. Calcolò che sarebbe potuto rimanare li per molti mesi ancora, forse addirittura anni, prima che il Duca Sobilaw, preso per sfinimento, avesse dato l’ordine di respigerlo tramite una battaglia campale: lo sbocco al mare rappresentava un’ ottima risorsa e sicuramente la città non soffriva ancora la fame.
Non poteva tuttavia aspettare ancora. L’inverno stava per iniziare e non sapeva quanti uomini avrebbero superato i gelidi mesi seguenti accampati nelle sottili tende a ridosso della città. Durante l’estate era stato facile mantenere alto il morale e stabili gli approvvigionamenti ma da qualche tempo il cibo scarseggiava e oramai aveva dato completamente fondo alle casse per mantere vive le salmerie.

Henryk non avrebbe sicuramente fatto molto caso a tutti questi dettagli se Mieszko fosse stato li con lui adesso. Aveva atteso pazientemente tutto l’anno che questi lo raggiungesse, possibilmente con alcuni rinforzi, per sferrare insieme l’attacco. Nell’ultima lettera ricevuta, tuttavia, il fratello si era scusato sbrigativamente annunciando che questioni urgenti lo desideravano altrove e di non aspettarlo ulteriormente. Incredulo aveva riletto più volte quelle righe stracciando infine il messaggio.
Si morse un labbro mentre ripensava alla sua stupidità: non gli era mai importato seriamente dell’annessione di quell’inutile cittadina marinara ai suoi possedimenti e più volte aveva meditato circa la possibilità di togliere l’assedio e fare dietrofront. L’unica cosa che lo aveva eccitato in principio era tornare a combattere a fianco del fratello maggiore, sognando di cavalcare al suo fianco fra le risate e le bevute, mentre gli uomini esultanti acclamavano i loro nomi.
Mieszko invece si era praticamente fatto beffe di lui: più volte aveva rimandato il suo arrivo assicurando il suo appoggio alla campagna e infine lo aveva abbandonato solitario assieme alle sue grandiose promesse: " - ...pertanto la nostra bandiera e i nostri vessili torneranno a sventolare a Gdansk e io, Henryk Piast di Sandromierz, prometto davanti a Dio che mi occuperò personalmente della sua riconquista! - ” aveva dichiarato pubblicamente davanti al Consiglio.
Boleslao aveva accolto l’iniziativa con la sua solita lungimiranza: Sobislaw aveva preso il controllo del ducato durante la guerra civile e in seguito aveva dichiarato l’indipendenza dal regno. Il fratello maggiore non aveva fatto nulla in proposito, conscio che il Duca poteva contare su molti sostenitori importanti nonché di un esercito personale di tutto rispetto. Negli ultimi anni aveva tuttavia governato senza render più conto a nessuno e, così, si era attirato le antipatie dell’Imperatore nonché di tutta la nobiltà che conta. Dopo un’attenta riflessione aveva dato infine il suo assenso augurandogli buona fortuna.
Henryk già si immaginava le risa e gli scherni che avrebbe dovuto sopportare se adesso si fosse tirato indietro: chiunque l’avrebbe definito “codardo” o ancor peggio “indegno ”. Tali disonori per lui, così attento alla “purezza” della sua immagine, sarebbero stati peggio della morte stessa. - Mieszko! Che tu sia maledetto per avermi messo in questa situazione! - ripensò furibondo.

Dunque, ora era li. Pronto e teso. Il momento era arrivato. La leggera superiorità numerica era l’unica arma a suo vantaggio e in quella fredda mattina di inizio Dicembre avrebbe assaltato Gdansk con quella “sottospecie” di armata al suo comando, segnando così, in modo o nell’altro, il suo destino.
- Perdonatemi Duca... non capisco cosa stiamo aspettando... la foschia si sta diradando velocemente, a breve non potremo più contare sull’effetto sorpresa... - disse nervosamente il capitano Piotr Rubniach fissandolo esitante. Henryk si voltò pensieroso come se non avesse udito quelle parole. Infine con un’espressione risentita in volto rispose: – Si si certo capitano... stavo riflettendo su alcune variabili... procediamo come d’accordo. Raggiungi pure l'altro lato, io darò il segnale appena sarai arrivato. –



La terra iniziò leggermente a tremare sotto il passo regolare degli uomini che avanzavano. Henryk aveva diviso l’esercito in due legioni da circa mille uomini ciascuna per condurre un attacco da due lati. Aveva studiato la strategia minuziosamente: quattro unità di Vojnici avrebbero assaltato simultaneamente le mura con le scale per coprire l’avanzamento di due unità munite di ariete. Gli Smerd si sarebbero avvicinati quasi fin sotto i lunghi pali di legno, tirando a chiunque si fosse affacciato sopra di essi. Sperava che quest’ultimi attirassero così l’attenzione dei balestrieri, limitando considerevolmente le perdite delle assai più imporanti milizie. Le restanti tre unità di Vojnici avrebbero dovuto attendere pazientemente l’evoluzione della situazione, salendo a loro volta sulle scale o aiutando i loro compagni nello sfondamento dei i cancelli. Una volta aperto un varco sarebbero entrati in battaglia gli Strzelcy, bersagliando il nemico nelle strade e cercando di occupare il centro della città supportando così i lancieri soppravvissuti all’assalto frontale. Infine avrebbe raggiunto lui stesso a sua volta gli uomini per dare il colpo di grazia agli eventuali superstiti, nonché per fronteggiare la cavalleria nemica, che senza dubbio avrebbe rappresentato un grosso ostacolo.
Si domandò che faccia avesse quel Duca Sobislaw. Se fosse riuscito ad ucciderlo o a imprigionarlo Gdansk sarebbe caduta facilmente. Strinse la spada e guardò fisso dinnanzi a sé. La battaglia ebbe inizio prima del previsto. Da ogni direzione frecce e dardi scagliati da archi e balestre provenienti dalle torri e dai baluardi oscurarono parzialmente il cielo. Henryk rabbrividì. Quello era senza dubbio il momento cruciale: i suoi uomini avrebbero continuato ad avanzare ignorando i morti e i feriti o avrebbero arretrato dandosi alla fuga?



- Aprite subito! - riprese la voce incurante delle dichiarazioni. Sobilaw iniziò a camminare febbrilmente avanti e indietro per la stanza e decise infine di calarsi in qualche modo dalla struttura. Corse di finestra in finestra notando con grande disappunto che il palazzo era letteralmente circondato. Non aveva scampo. Poi sentì un tonfo. Poi un altro ancora. La porta dunque cedette sotto i poderosi colpi di una trave usata come ariete e cinque uomini armati entrarono sommossamente nella stanza. Sobilaw immediatamente rivoltò la spada e si inginocchiò porgendola in segno di resa. Un pugno gli centrò la faccia e cadde a terra sanguinante. – So..sono il Duca Sobislaw Sobieslawice... - disse sputando sangue e toccandosi il naso dolorante mentre arretrava seduto con la mano sinistra aperta rivolta verso gli uomini - ...fermatevi in nome di Dio! Voglio poter parlare... -
- Abbiamo capito chi sei! – Disse uno degli uomini sghignazzando. - Non temere non è ancora giunta la tua ora... abbiamo bisogno che tu dica due paroline ai tuoi cavalieri giù nel piazzale... –

Henryk ammirava incredulo quello che era successo nell’ultima ora e mezza. Non aveva avuto il tempo di realizzarlo durante la foga dello scontro. Ce l’aveva fatta, aveva vinto! Le mura erano state abbandonate e i suoi uomini stavano disarmando i Kusznicy e le poche milizie superstiti. Nelle strade interi gruppi di Traperzy si arrendeva gettando le grandi asce a terra.
In seguito allo sfondamento delle porte era giunto insieme ai suoi prodi cavalieri a sostegno dei lancieri e degli Strzelcy nel piazzale dinnanzi al palazzo. La cavalleria ducale nemica si era rivelata un osso duro, ma anche quest’ultima si era infine consegnata, quando dal balcone il Duca Sobislaw aveva pregato insistentemente di abbassare le armi e desistere dallo scontro.
Piotr Rubniach si avvicinò a lui sorridendo: – Congratulazioni Sir. La città è vostra adesso! –
- Si Piotr. Ce l’abbiamo fatta! – rispose Henryk carico di adrenalina.
- Che ne facciamo dei prigionieri? –
- Conduceteli tutti qui nella piazza e legateli, ma ripeto: non uccideteli per nessun motivo. Prima di tutto voglio parlare con quel Duca Sobieslawice... –
Scese da cavallo e fece per incamminarsi quando improvvisamente si voltò nuovamente verso il capitano: - Se vengo a sapere che anche un solo uomo ha usato violenza contro donne o bambini, commesso saccheggi o distrutto strutture, verrà qui oggi giustiziato per alto tradimento e crimine di guerra! –
- Non temete Duca, gli uomini sanno come si devono comportare, come da vostri precedenti ordini. –

Henryk salì velocemente le scale ed entrò nella stanza. Alcuni Vojnici erano rimasti di guardia ad un giovane sui venticinque anni, seduto sanguinante e legato ad una sedia. Aveva i capelli neri e gli occhi chiari. Il viso era gonfio e graffiato vicino a naso e bocca ma i lineamenti erano morbidi, quasi vellutati. Trasalì alla sua vista: era davvero un bel ragazzo.
- Chi l’ha colpito così ripetutamente al volto!? – Chiese bruscamente.
Gli uomini si guardarono impauriti, infine uno di essi rispose: - Non voleva arrendersi abbiamo dovuto usare la forza... -
- Spogliatelo! Non ha diritto di rimanere vestito come un principe! –
- Sir Henryk vo..volevo fare un accordo con voi... mio fratello pagherà... - Mormorò Sobilaw ansioso e con voce tremolante mentre gli uomini si accinsero a togliergli l’armatura.
- Non stiate troppo a crucciarvi Sobislaw. Fra poco avremo tutto il tempo di discutere i dettagli della vostra resa... - Rispose Henryk fissando ardentemente il corpo del giovine.
Quando gli uomini ebbero finito Henryk comandò loro di raggiungere il resto delle milizie nel piazzale. Disse di volerlo interrogare personalmente in privato e che nessuno, per nessun motivo, avrebbe dovuto disturbarli. Poi, una volta soli, si accostò a Sobislaw rannicchiato mezzo nudo in un angolo. Tremava come una foglia. Henryk era eccitatissimo.
Delicatamente si avvicinò al suo orecchio destro e sibilò: - Adesso tu farai tutto quello che io ti dirò di fare… non è cosi? –
- S..s..si... – Fu vacillante la risposta.
Lo aiutò ad alzarsi e gli ordinò con un certo garbo di mettersi in ginocchio sulla sedia appoggiata contro il muro rivolgendogli le spalle. Sobilaw non capì subito il motivo di quella richiesta ma poi un’idea orribile prese forma nella sua mente. Tirò fuori tutto il suo coraggio e obiettò: – Sir Henryk! Mio fratello pagherà molto! Non può farmi questo... la scongiuro in nome di Dio... ragioni! - Henryk, spazientito, gli prese con forza la testa per i capelli, lo cinse con l'avrambraccio e con un coltellaccio gli accarezzò delicatamente la gola premendo a tratti: – Non vorrei mai che tuo fratello debba piangere la tua morte domani... perchè non fai il bravo e non ti metti su quella sedia come ti ho chiesto? – Sobilaw non si mosse e annuì ma appena Henryk allentò la presa si divicolò riuscendo per un attimo ad avvicinarsi alla porta. Henryk lo afferrò per un braccio e prese a colpirlo ripetutamente alla nuca col manico del coltello. Sobilaw cadde a terra privo di sensi.
Quando riprese conoscenza dolorante, si ritrovò legato ed imbavagliato. Henryk lo fissava esultante. - Finalmente ti sei svegliato! - Sobislaw iniziò a piangere. Henryk oramai era totalmente incapace di trattenersi. Strappò con foga i pantaloni e lo penetrò violentemente.

Nel piazzale furono ammassati circa quattrocento prigionieri. Gli uomini erano in festa e si congratulavano abbandonandosi a fragorose risate e vigorose pacche sulle spalle. Gli incendi furono domati e i feriti meno gravi vennero trasportati in fretta e furia nella chiesetta e nell'oratorio antistante, per sottoporsi alle prime cure; a coloro che invece non ebbero stessa fortuna fu dato il colpo di grazia per alleviar loro la pena. Quasi duemila uomini erano periti quel giorno a Gdansk, colorando la neve delle strade di un maleodorande rosso violaceo. Il rapporto delle perdite aveva tuttavia superato la più lucida e favorevole previsione:


Henryk, dopo qualche tempo, fece la sua apparizione dal balcone del palazzo; attese che gli uomini si riunissero per ascoltare quello che aveva da dire. In mano teneva la testa mozzata di uomo: era la testa del Duca Sobislaw Sobieslawice.
La lanciò a terra e questa rotolò davanti alla lunga fila di prigionieri inginocchiati, legati insieme a catenaccio. I soldati risero davanti a quel gesto.
Guardò dunque fisso il suo pubblico che ammutolì al suo cenno. Inspirò profondamente e disse solennemente a gran voce: - Quest’uomo, conosciuto anche come il Duca Sobislaw Sobieslawice, è stato qui ora processato e ha confessato i suoi peccati, maledicendo la Santa Vergine e rinnegando più volte l'autorità di Dio. Egli si è macchiato di infamia e disonore, facendo ricorso a false promesse e grandi menzogne per condurre Voi tutti a seguirlo nelle suoi più folli vaneggiamenti, mossi, come da sua stessa ammissione, dal volere di Satana, il Diavolo in persona. –
Un brusio concitato si levò nell’auditorio. Henryk attese qualche momento e poi riprese: - Egli ha pagato pertanto con la vita la sua blasfemia e il suo spirito arde già ora all’inferno! Dichiaro che il suo corpo venga qui oggi bruciato e che il suo nome venga bandito dal regno come portatore di grande eresia...
...come recita la Sacra Bibbia, su cui tutti noi abbiamo prestato giuramento, siamo tutti fratelli in questo mondo. Non dobbiamo dunque combatterci e odiarci l’un l’altro, ma rimanere unitì per far fronte alle insidie che uomini come costui portano ogni giorno alla nostra attenzione...
...non vedo dunque colpe in voi, o combattenti valorosi, prodi guerrieri e brava gente, che dapprima accecati e in seguito ingannati avete perso il sentiero della fede a causa di questo nefasto demone...
...dichiaro pertanto che siete tutti liberi! Potete andare fratelli miei! Potete lasciare questo luogo e raccontare che io, Henryk Piast di Sandromierz, vi ho reso salva la vita nel nome di Cristo Gesù e Dio onnipotente! Oppure, per vostra libera scelta, potete rimanere qui e servire ancora questa città che è stata oggi liberata dal fuoco della perdizione...
...prometto quindi di governare con onore e dignità, nella giustizia nel timor di Dio, guidando Voi tutti attraverso quei principi che hanno da sempre reso grande il regno di Polonia. -


Quando Henryk ebbe finito il suo discorso, che aveva le parvenze più che altro di un lungo sermone, gli uomini si guardarono un po’ dubbiosi l’un l’altro cercando approvazione nel loro vicino. In seguito annuirono in maggioranza e levarono le spade al cielo. I prigionieri alzarono lo sguardo increduli, fissando i loro vecchi nemici i quali gli fecero cenno di alzarsi. I cittadini, accorsi in gran numero nella piazza, felici di aver salva la vita e di non perdere alcun bene, con grande calore diedero anch’essi il loro consenso.
La folla infine scoppiò in un boato intonando in coro: - Henryk Piast! Henryk Piast! Henryk Piast! Henryk Piast! -


ndr.
In seguito a questo capitolo si è sviluppato un dibattito sull'omofobia e la discriminazione razziale... chi non fosse interessato a leggerlo troverà il VI capitolo a pagina 3, post N°41.
[Edited by deemax87 12/9/2012 4:59 PM]





"Chi in cento battaglie riporta cento vittorie, non è il più abile in assoluto; al contrario, chi non dà nemmeno battaglia, e sottomette le truppe dell’avversario, è il più abile in assoluto."
Cit. - Sun Tzu, L'arte della guerra
12/6/2012 4:34 PM
 
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perchè ho fatto l'errore di leggere?!? era una cronaca intrippante fino a quel "Strappò con foga i pantaloni e lo penetrò violentemente"

perchè?? perchè???

sappi che hai perso un lettore!!
12/6/2012 4:47 PM
 
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Onestamente non so se una frase del genere scritta in una aar debba essere censurata (dovrei chiedere a mather) però credo che sarebbe meglio cercare un modo più velato per descrivere uno stupro (di qualunque tipo esso sia) perchè questa aar può essere letta da chiunque, anche da minori...






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"Il termine capatosta (letteralmente, "testardi") è il soprannome che identifica i molesi almeno dal Settecento, quando, dopo una lunghissima battaglia legale, riuscirono ad emanciparsi dalla signoria dei Vaaz."

12/6/2012 6:58 PM
 
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RE:



UnequivocalMr.Crow, 06/12/2012 16:47:

Onestamente non so se una frase del genere scritta in una aar debba essere censurata (dovrei chiedere a mather) però credo che sarebbe meglio cercare un modo più velato per descrivere uno stupro (di qualunque tipo esso sia) perchè questa aar può essere letta da chiunque, anche da minori...



[SM=g27966] Non volevo offendere nessuno ne tantomeno risultare osceno, questo è un racconto e in molti libri che ho letto scene di strupi vengono descritte molto peggio... intendevo descrivere successivamente anche momenti di "amore" fra uomo e donna nonchè calcare ulteriormente sulla vena segreta sadico/pervertita di Henryk che si nasconde dietro alla sua "eroica" facciata. Sono un amante di Ken Follet (penso si noti) e fin da ragazzo ho letto numerosi suoi libri con paragrafi interi dedicati alla violenza o all'amore. Se tuttavia non è possibile romanzare questo tipo di "scene" in questo forum (posso capirlo per i minori) posso farne tranquillamente a meno e mi scuso con lo staff.

Prima di postare nuovamente vorrei chiedere, se possibile, una delucidazione su quello che si puo scrivere [SM=g27982] e quello che invece andrebbe censurato, poichè nei seguenti capitoli (che non ho ancora pubblicato) ho descritto scene davvero molto cruente nonchè scene di sesso ricche di particolari mantendedo uno stile tuttavia non completamente "esplicito".

bob92, 06/12/2012 16:34:

perchè ho fatto l'errore di leggere?!? era una cronaca intrippante fino a quel "Strappò con foga i pantaloni e lo penetrò violentemente"

perchè?? perchè???

sappi che hai perso un lettore!!



[SM=g27983] Mi dispiace tu ti sia indignato così tanto, non intedevo offendere ne i gay [SM=g27981] (io sono etero ma non ho nulla contro la "categoria", anzi ho carissimi amici gay che stimo molto) ne attirare le antipatie di coloro che invece per omofobia non accettano di leggere la descrizione di una scena di violenza omossessuale [SM=x1140417].

Trovavo interessante l'idea di contornare il racconto anche con un filo maggiore di realismo (stupri anche maschili nel medioevo erano la norma...) Se non vuoi piu seguire il racconto sei libero di farlo anche se mi sembra un tantino esagerata la tua reazione, ma questa è solo un'opinione personale [SM=g27965] .

Detto questo provvedo a modificare quel pezzo e descrivere l'atto con parole meno "forti".
[Edited by deemax87 12/6/2012 7:21 PM]





"Chi in cento battaglie riporta cento vittorie, non è il più abile in assoluto; al contrario, chi non dà nemmeno battaglia, e sottomette le truppe dell’avversario, è il più abile in assoluto."
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12/6/2012 7:50 PM
 
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Re: RE:
deemax87, 06/12/2012 18:58:

Prima di postare nuovamente vorrei chiedere, se possibile, una delucidazione su quello che si puo scrivere [SM=g27982] e quello che invece andrebbe censurato, poichè nei seguenti capitoli (che non ho ancora pubblicato) ho descritto scene davvero molto cruente nonchè scene di sesso ricche di particolari mantendedo uno stile tuttavia non completamente "esplicito".




Non so dirtelo...onestamente non mi sono mai trovato di fronte a questioni di questo tipo...in genre su questi aspetti mi sono trovato a moderare solo cose eclatanti tipo un utente folle che in passato postava immagini piuttosto esplicite (erano sostanzialmente immagini porno)...

Perciò non riesco a valutare bene la situazione: potrebbe essere che sono vietate categoricamente oppure potrebbe essere che in forma letteraria siano tollerate...

Per sapere con certezza se si può o non si può, ho mandato una ffz direttamente all'admin (che è anche moderatore diretto di questa sezione)...di sicuro lui ci saprà dire se si può o meno...

Nel frattempo hai fatto benissimo a modificare la frase...comunque stai tranquillo, la tua buonafede è evidente per cui non rischi nulla... [SM=x1140440]

PS: anch'io sono un fan di ken follett...bellisima anche la serie televisiva andata in onda di recente su sky...mi riferisco a "Mondo senza fine"






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12/6/2012 8:35 PM
 
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Non mi sembra ci sia niente di eclatante in quello che ho letto "si strappo' con foga i pantaloni e lo penetrò violentemente" : embè ?

Per quanto frase piuttosto esplicita non mi risulta siano state utilizzate descrezioni in dettaglio di organi genitali o cose simili. Ci si è tenuti di molto alla lontana pur volendo rendere la chiara immagine di uno stupro. Per quanto mi riguarda non ho letto nulla di offensivo, omofobo o lapidario nei confronti di qualsiasi categoria.

Nulla di dissimile da un South Park o da una battuta a doppio senso dei Griffin.

Puoi tranquillamente ripristinare la frase precedente : se a qualcuno non piace lo stile incisivo puo' girare semplicemente al largo, non c'è mica l'obbligo di lettura ;)




"Aspetta ! Gli uomini su quella barca chi sono ?!"

"Normanni ! Venitemi tutti dietro e fate silenzio !"

"Perchè ? Sono pericolosi ?"

"Dipende ! Forse ci lasceranno stare, o forse ci ammazzeranno tutti !"

Il 13° Guerriero

"Italiano del cazzo, puzza d'aglio, terrone sfollato, pizzaiolo, mangiaspaghetti, Vic Damone, Perry Como, Luciano Pavarotti, O sole mio, coglione e neppure sai cantare !"

"i meridionali infatti seguitano a vivere in quartieri diversi dai padani, frequentano posti diversi e fanno lavori diversi. ovvero non si sono mai mischiati con i padani, salvo rare eccezioni.
NOI NON FAREMO LO STESSO SBAGLI DEI NOSTRI AVI di allearci con roma."


Anonimo leghista di youtube

Risposta : "Guarda che la gente scopa a differenza tua."





12/7/2012 12:14 AM
 
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dio che serietà..

mi scuso io se non ho inserito faccette et simila per dare l'idea di un commento ironico..

omofobo lo sono, e pure razzista, ma tanto vedo che qua prendersela con quelli della Lega o di destra in generale sembra un passatempo comune..quindi mi sembra che non vada molto controcorrente

tolto questo inciso, ripeto che il mio commento era ironico e non mi sono certo scandalizzato (tra l'altro anche io adoro Ken Follett) e continuerò a seguire questa AAR sicuramente appassionante e per certi versi "innovativa", anzi, complimenti!!
12/7/2012 1:47 AM
 
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Principe


omofobo lo sono, e pure razzista, ma tanto vedo che qua prendersela con quelli della Lega o di destra in generale sembra un passatempo comune..quindi mi sembra che non vada molto controcorrente



Non è di certo un segreto il nostro gemellaggio con il movimento Antilega : c'è tanto di post in sezione Udienza.

Non starò qui a diquisirne i motivi : dal razzismo facilone e becero, al vilipendio, all'ignoranza bucolica, all'incostituzionalità (per non parlare delle frodi finanziarie perpetrate ai danni di cittadini paganti da NORD a SUD, ma quest'ultimo non sarebbe di certo un argomento valido per istituire un gemellaggio); ad ogni modo scegliene tu uno dal mazzo.

Siamo su MTW ITALIA, non MTW PADANIA, PAPEROPOLI o TOPOLINIA (poichè in quanto a serietà sarebbero tutte sullo stesso piano) ed il concetto è molto semplice : tutto cio' che infanga la nazione Italia (da "Roma Ladrona" a "Regaliamo il Sud alla Spagna", a "mi pulisco il culo col tricolore") non è gradito.

Ti confermeranno direttamente gli utenti di destra che al di fuori di questo gemellaggio vige la libertà di opinione : chiaro è che se mi esponi una stella a cinque punte con la scritta BRIGATE ROSSE, una SVASTICA o una bandiera di Israele in fiamme, mi sembra superfluo dover giustificare un intervento di moderazione, la libertà di un utente comincia dove finisce quella dell'altro.

Fintanto che non si infrange il regolamento nessuno viene certamente buttato fuori, ma dal tuo tipo di indole (alludo al vantarsi di essere razzista e omofobo a 20 anni suonati) ti consiglierei personalmente - e senza alcuna malizia - altre tipologie di forum perchè quaggiu' certi atteggiamenti si suole associarli a cretineria, non so se mi sono spiegato.






"Aspetta ! Gli uomini su quella barca chi sono ?!"

"Normanni ! Venitemi tutti dietro e fate silenzio !"

"Perchè ? Sono pericolosi ?"

"Dipende ! Forse ci lasceranno stare, o forse ci ammazzeranno tutti !"

Il 13° Guerriero

"Italiano del cazzo, puzza d'aglio, terrone sfollato, pizzaiolo, mangiaspaghetti, Vic Damone, Perry Como, Luciano Pavarotti, O sole mio, coglione e neppure sai cantare !"

"i meridionali infatti seguitano a vivere in quartieri diversi dai padani, frequentano posti diversi e fanno lavori diversi. ovvero non si sono mai mischiati con i padani, salvo rare eccezioni.
NOI NON FAREMO LO STESSO SBAGLI DEI NOSTRI AVI di allearci con roma."


Anonimo leghista di youtube

Risposta : "Guarda che la gente scopa a differenza tua."





12/7/2012 2:47 PM
 
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Contadino
credo ci sia stata un'incomprensione Mather..
sebbene stia al Nord, in una zona in cui fino all'altro ieri si contavano più leghisti che vacche, non mi schiero assolutamente con la destra e in special modo con la Lega.
Come hai ben espresso nel tuo post, siamo su MTW ITALIA e ti assicuro che quell'Italia non la cambierei con nient'altro. Amo la mia nazione dalle vette del Monviso fino allo Stromboli.
L'inciso mio era più che altro per una questione di "coerenza"..il vostro andare contro la Lega ecc ecc, a mio parere, RIPETO A MIO PARERE, non fa che alimentare la già ben nutrita faziosità che divide questo Paese.
Dal mio punto di vista è una sorta di razzismo, fossi leghista potrei ritenermi offeso, meno offeso mi sento a sentirmi dare del cretino per il semplice fatto di avere espresso una mia idea.
Da quel che ricordo la libertà di parola esiste ancora..
Potrei anche io condire la discussione di un banale insulto, ma evito, in primis perchè non lo ritengo necessario (ripeto, credo sia solo un'incomprensione) e secondo perchè cosa risolverei probabilmente? nulla, mi beccherei probabilmente un ban che non mi va, visto che seguo molto volentieri MTW ITALIA da anni e ultimamente ho pure cominciato a sentire la voglia di partecipare ai vostri progetti, se non altro in segno di gratitudine per tutto il lavoro che mi ha permesso di divertirmi alla grande con Bellum e spero presto con DBM..

Chiedo nuovamente venia all'utente deemax, visto che con un paio di post completamente OT son venuto a rompere le balle proprio nella tua cronaca. Se vuoi edito tutto e via, insomma..

Però lo devo ammettere, un po' discriminato mi ci sento eh [SM=g27964]

a sto giro lo smile lo metto sennò sai che casini [SM=x1875397]

in ogni caso viva l'Italia [SM=x1140427]
12/7/2012 4:38 PM
 
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UnequivocalMr.Crow, 06/12/2012 19:50:




PS: anch'io sono un fan di ken follett...bellisima anche la serie televisiva andata in onda di recente su sky...mi riferisco a "Mondo senza fine"



wow non sapevo avessero fatto una serie su "mondo senza fine" [SM=x1140440] ! avevo giusto iniziato a rileggerlo qualche giorno fa... il mio racconto vuole essere un tributo allo stile di follet sempre ricco di intrighi e manipolazioni, violenza e sesso! non ho mai scritto niente in vita mia e adesso che ho iniziato mi rendo conto di quanto sia difficile partorire una narrazione con un senso logico e allo stesso tempo interessante e di facile lettura...XD


+ Mather +, 06/12/2012 20:35:

Non mi sembra ci sia niente di eclatante in quello che ho letto "si strappo' con foga i pantaloni e lo penetrò violentemente" : embè ?

Puoi tranquillamente ripristinare la frase precedente : se a qualcuno non piace lo stile incisivo puo' girare semplicemente al largo, non c'è mica l'obbligo di lettura ;)



La nuova frase: "strappo' con foga i pantaloni e lo violentò ripetutamente" forse suona anche meglio [SM=g27964]...
dopo tutto sto casino lascio ai lettori l'ultima scelta [SM=g27960] ditemi voi quale preferite [SM=x1140441] ???


VOTATE [SM=g27964] !!!
A: strappo' con foga i pantaloni e lo penetrò violentemente

B: strappo' con foga i pantaloni e lo violentò ripetutamente


[SM=x1140476]


bob92, 07/12/2012 00:14:



Chiedo nuovamente venia all'utente deemax, visto che con un paio di post completamente OT son venuto a rompere le balle proprio nella tua cronaca. Se vuoi edito tutto e via, insomma..
..tolto questo inciso, ripeto che il mio commento era ironico e non mi sono certo scandalizzato (tra l'altro anche io adoro Ken Follett) e continuerò a seguire questa AAR sicuramente appassionante e per certi versi "innovativa", anzi, complimenti!!



Non ti preoccupare anzi mi fa piacere aizzare discussioni con quello che scrivo...a suo modo vuol dire che sono riuscito in bene o in male a suscirare qualche emozione! [SM=g27960]

A breve i prossimi capitoli!



[Edited by deemax87 12/7/2012 7:24 PM]





"Chi in cento battaglie riporta cento vittorie, non è il più abile in assoluto; al contrario, chi non dà nemmeno battaglia, e sottomette le truppe dell’avversario, è il più abile in assoluto."
Cit. - Sun Tzu, L'arte della guerra
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