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LA FEDE DI PERSONAGGI DELLO SPETTACOLO

Last Update: 5/30/2019 1:40 PM
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2/15/2018 10:28 PM
 
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Bono: “L’unico problema che Dio non può risolvere
è quello che proviamo a nascondere”

 
 

Il cantante irlandese riflette sui Salmi e sulla vita cristiana.
E ricorda il suo viaggio in Terra Santa: "Qui la morte è morta"

“Ero a Gerusalemme in pellegrinaggio con la mia famiglia, e andai sul Golgota. Trascorsi lì un po’ di tempo, da solo, dove la morte è morta. Pensavo proprio questo: ‘Qui la morte è morta’ “, ha ricordato Bono, il cantante degli U2, in una serie di interviste che ha rilasciato parlando dei salmi e della fede cristiana.

L’artista irlandese riconosce che “la morte non ha più potere su di me come ne ha avuta a 14 anni, quando è morta mia madre. Una parte della nostra psicologia si basa sulla paura della morte. La Scrittura dice che ora vediamo come in uno specchio, ma allora vedremo faccia a faccia. Sapendo ciò, la vita è più facile. Io non vedo l’ora di vederci chiaro, su tutto!”

Bono ha partecipato alla videoserie “Bono & David Taylor: Beyond the Psalms“, prodotta dalla Fuller Theological Seminary, un’istituzione evangelica con sede in California.

Bono ammette che “la cosa più difficile che richiedono i salmi è l’onestà. Leggo la Sacra Scrittura e vi trovo adulteri, assassini, egomaniaci… come molti dei miei amici! [Ride]. Quella che David fa al marito di Betsabea è incredibile… È un passaggio così buio. Ma nei salmi successivi si riflette tutta la grazia e la redenzione. È l’onestà a caratterizzare questi versi. Non possiamo piacere a Dio se non essendo brutalmente onesti. Questa è la radice del nostro rapporto con Dio.L’unico problema che Dio non può risolvere è quello che proviamo a nascondere“.

Rene Romero Schuler/Reneschuler -cc

Bono dice anche che se c’è qualcosa che gli hanno insegnato i salmi, è che “Dio ascolta“. E a coloro che non hanno esperienza, raccomanda ilSalmo 81: “È un buon inizio. Dice: ‘Difendete il debole e l’orfano, al misero e al povero fate giustizia. Salvate il debole e l’indigente‘. Questa non è carità, questa è giustizia”.

A tal riguardo afferma che “è incredibile che quando Gesù inizia la sua missione, quando inaugura il tempo della grazia del Signore, quando dice che è venuto a dare la vista ai ciechi, ecc… in realtà tutto ciò è giustizia. Non è carità. Mi piace ricordare il Salmo 9: ‘Il Signore sarà un riparo per l’oppresso, in tempo di angoscia un rifugio sicuro’, o il Salmo 11: ‘Per l’oppressione dei miseri e il gemito dei poveri, io sorgerò’. Questo è Cristo. Questa è la ragione di Cristo. È il suo manifesto. E dovrebbe essere anche il nostro manifesto”.


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4/26/2018 10:16 AM
 
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Luciano Ligabue:
vi racconto il mio dialogo con Dio

LIGABUE
 
 
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"Non me lo immagino con la barba bianca". La fede del cantautore è una continua ricerca tra domande e qualche delusione

La ricerca e la voglia di dialogare con Dio continua. Non si è fermata neppure dopo quasi quarant’anni di attività discografica. La “prognosi” Luciano Ligabue non l’ha ancora sciolta: non si è ancora espresso definitivamente sulla sua fede, sul rapporto con il Signore, su cosa sia Dio per lui.

Lorenzo Galliani in Hai un momento, Dio? Ligabue tra rock e cielo” (Ancora editrice) racconta questa sorta di cammino iniziatico, ancora in itinere, che la rockstar italiana sta compiendo.

“Credo in Dio senza barba bianca”

Durante un’intervista al programma Le Iene, Ligabue si era espresso così:

D: Credi in Dio? Ligabue: Credo in un Dio che non ha la barba bianca.

Un Dio che non ha la barba bianca, ma che sarà pur qualcosa o qualcuno. C’è il desiderio di comunicare con un «oltre»

D: Dici mai le preghiere? Ligabue: Qualche volta sì. […]

D: Per che cosa preghi? Ligabue: In genere per la salute della mia famiglia.

“Forse assomiglia molto a Gesù”

Nella canzone Almeno credo, Ligabue dice: «Credo che ci voglia un dio/ ed anche un bar…».

«Credo in una forma personale di buon senso – risponde il cantautore a G. Mattei in “Anima mia. Rock, pop & Dio”  che mi piacerebbe fosse utilizzata da tutti: capire cioè i valori che davvero contano. Mi dà fastidio l’indifferenza, la rassegnazione. In maniera personale, non proprio cattolica, credo nel Padre Eterno. Sento forte il bisogno di un confidente al di là di questo mondo mortale. Forse assomiglia molto a Gesù Cristo, del resto non riuscirei a dargli un’altra faccia. Spero solo che trovi un momento anche per me».


«Credo», «sento», «spero». Tanta ricerca, poche certezze. Ma d’altra parte – sottolinea sempre Galliani in “Hai un momento, Dio?”   come ricorda sempre la canzone Almeno credo, in questa vita «nessuno c’ha il libretto d’istruzioni».

 

“Vivere è un atto di fede”

Se questo dio – o chi per lui – sembra nascosto nei cieli, in realtà anche la vita stessa, che pure abbiamo sotto gli occhi, è densa di mistero. O, per usare le parole del rocker emiliano, «vivere è un atto di fede, mica un complimento» (così recita la canzone “Atto di fede” del 2010). Versi nei quali è proposto uno sguardo positivo nei confronti dell’esistenza umana.

«Lo so – affermava Ligabue nel libro “La vita non è in rima” (a cura di Antonelli) perché l’ho verificato: avere fiducia nella vita permette alla vita stessa di essere più degna di essere vissuta. Anche se quell’atto di fede nei confronti dell’universo non è così facile. Fra le convinzioni che ho c’è ancora quella per cui si raccoglie ciò che si semina. Ho una forte componente spirituale e credo moltissimo nel bisogno di credere. Ho bisogno anche di pensare che il credere nobiliti la vita. Mi relaziono con un’entità a cui non do per forza una faccia».

“Hai un momento, Dio?”

La voglia, la richiesta di avviare un dialogo con Dio è “celebrata” in una canzone in particolare. “Hai un momento, Dio“.

La canzone, contenuta nell’album Buon compleanno Elvis del 1995, immagina la possibilità di un dialogo a tu per tu con Dio, in un clima molto informale. Al punto che la prima domanda che Ligabue gli rivolge non è proprio sui massimi sistemi: «Chi prende l’Inter?». C’è l’urgenza di una relazione («Hai un momento Dio?/ No, perché sono qua/ Insomma ci sarei anche io»), urgenza comune a tanti uomini («Lo so che fila c’è/ ma tu hai un attimo per me?») che si trovano a non avere risposta («Perché ho qualche cosa in cui credere/ perché non riesco mica a ricordare bene che cos’è»).

 

Una condizione di disagio

Liga mostra una condizione di disagio, anche se tradotta in rime quasi gioiose, perchè un dialogo con Dio non ce l’ha. Perché un dialogo presuppone che siano entrambi i soggetti a parlare, non uno soltanto. Nel suo romanzo, “La neve se ne frega”, scrive:

Ho l’impressione che noi quando preghiamo ci rivolgiamo come a un muro, non abbiamo risposte. È anche possibile che la colpa sia mia, che cioè le risposte ci siano, ma io non riesco a comprenderle. Non smetto mai di ricercare.

In “Hai un momento, Dio?”, invece Ligabue fa un passo ulteriore, offrendo l’immagine di un Dio che indossa un gilet, a rendere la sua presenza ancora più «terrena».

In “Hai un momento, Dio?” volevo dire quanto fosse necessario per me poter avere un dialogo con un Dio di cui non dover avere per forza timore. Quindi raffigurarselo addirittura all’interno di un bar, con addosso un bel gilet. Ovviamente voleva essere una cosa paradossale e leggera, non dico provocatoria: in qualche modo l’idea di umanizzarlo così tanto secondo me gli portava dei punti(Luciano Ligabue, “La vita non è in rima”)

Un Dio che si diverte

In Quando canterai la tua canzone, emerge il desiderio di «avere almeno due o tre cose certe/ e avere un Dio che si diverte».

Beh, visto cosa succede quaggiù, nel teatrino delle umane sorti, è bello pensare che, almeno, Dio si possa divertire. Capisco che quando si gioca un po’ su certi concetti si rischia di offendere qualche sensibilità. Però, se è davvero vero che siamo fatti a sua immagine e somiglianza, mi piace pensare che lui abbia parecchie delle doti cosiddette «umane» (Luciano Ligabue, “La vita non è in rima”).

 

“E’ un dialogo interiore”

In una intervista a Galliani, l’autore di “Hai un momento, Dio?“, la rockstar evidenzia: «Il dialogo con Dio è un dialogo interiore, mi viene da dire che vada di pari passo con i cambiamenti interni prodotti inevitabilmente dall’esperienza esistenziale di ognuno di noi».

Se Dio è centrale nella vita e nella ricerca musicale di Ligabue, in più di un’occasione non ha nascoste critiche alla Chiesa.

Critiche verso una Chiesa “punitiva”

La principale riguarda l’atteggiamento a suo avviso “punitivo” nei confronti dei fedeli.

«Sono stato sia cattolico sia comunista, oggi non saprei come definirmi,ma queste dottrine sono legate al senso di colpa e al senso del dovere. Per evitare guasti sociali, producono molti guasti nelle vite individuali», diceva in un articolo su Panorama (2002).

I sacramenti

Troviamo in Liga affermazioni molto dure anche sui sacramenti:

C’è qualcosa che mi allontana dall’idea di un dio ed è la religione praticata dagli uomini. È difficile avere a che fare con una religione punitiva che ti obbliga a confessarti, a mangiare il corpo di Cristo e a berne il sangue. Non è questo il modo per me di avvicinarmi a Dio e di soddisfare la voglia che io ho di avere un contatto con un essere superiore (Ansa, 23 aprile 2002).

Ognuno la vive a modo suo. Di certo, per i cattolici l’Eucarestia non assomiglia certo a un atto di cannibalismo e la religione abbracciata non viene percepita come punitiva. Altrimenti sarebbero i primi a levare le tende.

 

Le 5 parole “cristiane” di Ligabue

 

D’altro sul piano valoriale sono diversi i principi che accomunano la dottrina cattolica al cantautore di Correggio. Galliani ne ha raccolto cinque.

 

Per primo la gratitudine. «Mi dichiaro fortunato, senza pudore. Ho conosciuto anche dolori profondi, ma sono cose della vita che toccano tutti. Non posso pretendere di esserne indenne. Il sentimento della gratitudine è poco frequentato, dovrebbe essere più esteso. Ringraziare fa star bene chi riceve ma anche chi è grato. Scalda il cuore», (Massimo Cotto, Luciano Ligabue. “Urlando contro il cielo”)

 

La seconda parola chiave è responsabilità. Un concetto che, ad esempio, viene espresso in Vita da mediano.

 

 

 

«La vita è un piacere ma anche qualcosa che un po’ ci si deve guadagnare con il sudore e con la volontà. Io credo che la gente consapevole difficilmente pensa di essere benedetta da genio o talento e che, se vuole produrre qualcosa, deve farlo faticando» (Riccardo Bertoncelli, Vivere a orecchio).

 

La terza parola è equilibrio. Perché, dice il Liga, il successo può far sentire bene, ma non è il fine ultimo della felicità.

 

Ligabue non si mette mai al centro. Essere famoso e acclamato non autorizza nessuno a sentirsi più importante degli altri. «Non dovete badare al cantante», afferma nell’omonima canzone, «tutta gente che viene e che va». E ancora: «Non dovete badare al cantante/ quello lì che si crede una star/ Quello lì che si crede uno che lasci il segno/ e invece una volta passato chi si volterà?».

 

 

 

Le “periferie”

 

La quarta parola è sguardo. Le storie raccontate dalla rockstar sono spesso sguardi di provincia, periferie nascoste da portare alla luce. Ad esempio, la sua prima canzone composta (e mai incisa), a fine anni Settanta, si chiamava Cento lampioni e parlava di una prostituta che voleva smettere. Sembra quasi che questo scenario faccia eco alle “periferie esistenziali” richiamate spesso da Papa Francesco.

 

La quinta ed ultima parola è realismo. Ligabue non ha costruito su di sé alcun personaggio, né tanto meno quello del cocker maledetto.

 

Trovo sempre più noiosa l’idea di questo ribellismo trasgressore ad ogni costo, questo cliché del rocker che ha schifo del mondo che lo circonda, che vuole distruggere e distruggersi, che vive di risse, grandi gesta sessuali, grandi approcci con la droga, fino al gesto estremo, quello che ti mette nell’Olimpo dei più grandi per sempre (Riccardo Bertoncelli, Vivere a orecchio).

 

Il Liga non ha mai inneggiato allo sballo. Più di tanti altri artisti, però, si è soffermato sugli effetti devastanti delle droghe pesanti. Senza sparare sentenze, ma neppure senza nascondersi dietro un dito.

 


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4/27/2018 6:19 PM
 
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5/28/2018 4:46 PM
 
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10/11/2018 9:48 AM
 
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Avril Lavigne passa alla musica cristiana



AVRIL LAVIGNE



 




Ha scritto il testo di questa canzone su quello che credeva fosse il suo letto di morte


Dio, tienimi la testa fuori dall’acqua,
non lasciare che anneghi, diventa più difficile.
Ti troverò lì sull’altare
mentre cado in ginocchio.

La cantante e compositrice canadese Avril Lavigne ha appena pubblicato il suo primo singolo in cinque anni ed è già alla quinta posizione della classifica delle canzoni cristiane Christian Billboard.

Avete letto bene, la famosa icona del pop-punk si è introdotta nel genere della musica cristiana con il suo ultimo lavoro, Head Above Water.

Negli ultimi cinque anni, la Lavigne ha messo in sospeso la sua carriera mentre lottava per la vita contro la debilitante malattia di Lyme. La sua lotta è stata ancor più drammatica per l’incapacità del suo medico di identificare la malattia. Per quache tempo la cantante è rimasta in una sorta di limbo, sentendosi terribilmente malata mentre le dicevano che forse tutto dipendeva dalla sua testa.

 

Ci son voluti quasi due mesi prima che le venisse diagnosticata la malattia di Lyme, ma come sa chiunque conosca questa malattia più si ritarda il trattamento peggiore sarà lo sviluppo del disturbo.

La cantante ha confidato la sua esperienza durante un’intervista rilasciata ad ABC News in cui ha ringraziato i suoi fans per averle inviato tanti video di sostegno:

“Mi sono seduta sul letto e ho guardato quei video, e ho fatto esattamente quello che sto facendo in questo momento. Ho pianto in modo irrefrenabile. Mi sono sentita molto amata. Sembra sciocco dirlo, ma ho davvero sentito la vicinanza dei miei fans durante tutto questo processo”.

Il testo di Head Above Water paragona la malattia al fatto di annegare. Ogni versetto rivela l’orrore che Avril ha provato non sapendo se avrebbe vinto o meno la malattia di Lyme. Ciascun ritornello arriva allora come una preghiera disperata perché Dio la aiuti a tenere la testa fuori dall’acqua e le permetta di resistere un altro giorno.

A livello musicale, Avril non ha perso nulla in questa pausa quinquennale. Anche se la melodia non fa lo stesso uso della distorsione acustica delle opere precedenti, mantiene la personalità di pop-punk rocker per cui è nota. Il brano Head Above Water si concentra sulla voce della Lavigne, che è maturata e si è rafforzata notevolmente dal suo primo lavoro, Sk8er Boi.

Anche l’arrangiamento del tema è decisamente appropriato, con un crescendo a livello di intensità. Ci è piaciuto soprattutto l’uso dell’accompagnamento orchestrale per creare una vibrazione fragorosa mentre lei canta sopra la tempesta. Il suo melisma nell’ultima metà del ritornello ce l’ha anche fatta immaginare come cantante di musica country.

In una dichiarazione pubblicata insieme alla canzone, Avril ha descritto il momento in cui ha iniziato a scrivere il testo, quando credeva di essere in punto di morte.

“Pensavo di stare per morire e avevo accettato la cosa. Mia madre si è stesa a letto con me e mi ha abbracciata. Ho sentito che stavo annegando. A voce bassa ho pregato: ‘Dio, per favore, aiutami a tenere la testa fuori dall’acqua’. In quel momento è iniziata la composizione dell’album. È stato come si fosse aperto qualcosa. Si è trattato di un’esperienza molto spirituale. Da quel momento i testi delle canzoni sono fluiti attraverso di me”.

 

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10/14/2018 9:29 PM
 
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Blaise Matuidi sorprende i giovani cattolici: «mostriamo la gioia dell’essere cristiani!»




Calciatori cattolici. Il centrocampista della Juventus, Blaise Matuidi, ha registrato a sorpresa un video per un centinaio di giovani radunati nella chiesa di Saint-Pierre de Neuilly-sur-Seine, esortandoli a lodare Dio e a vivere la gioia del cristianesimo.


 


Il calciatore francese Blaise Matuidi sta vivendo un ottimo momento a livello calcistico, insostituibile nel centrocampo della Juventus e da poco campione del mondo con la nazionale francese.


Ma, oltre al calcio, Blaise ha una vita privata lontana dai riflettori e dal discutibile modello di molti suoi colleghi. Di origini angolane, è sposato con Isabelle, la sua fidanzata dall’età di 16 anni, con cui ha avuto tre figli. Il noto calciatore è anche un cattolico praticante e condivide la fede con la sua famiglia.


Il 22 settembre scorso, in occasione di un concerto del gruppo musicale cattolico Glorious -fondato da tre fratelli dopo la Giornata Mondiale della Gioventù del 2000-, nella chiesa di Saint-Pierre de Neuilly-sur-Seine, il calciatore ha sorpreso i giovani presenti. Essendo la parrocchia in cui Matuidi e Isabelle si sono sposati ed essendo un fan del gruppo musicale, ha registrato un video con un messaggio: «Cari giovani, vorrei augurarvi un ottimo concerto con i Glorious, per cantare, lodare e pregare Dio in questa bellissima chiesa, dove Dio ha benedetto il mio matrimonio. Ogni giorno apprezzo questo regalo». Ha quindi aggiunto: «Vorrei cogliere l’occasione per incoraggiarvi a vivere la vostra fede, a mostrare la gioia dell’essere cristiani, a seguire i vostri sogni e a rendere il mondo un posto migliore».


 Matuidi è l’unico tra i suoi cinque fratelli ad essere nato in Europa, dopo che i suoi genitori nel 1983 fuggirono dalla guerra civile che devastò l’Angola e cercarono rifugio in Europa. Prima in Belgio, poi si trasferirono nella parte meridionale della Francia, a Tolosa. In un’intervista al quotidiano L’Equipe, Faria Rivelino Matuidi, padre del calciatore, ha confessato che sopraffatti dalle difficoltà economiche, poco prima della nascita di Blaise prese contatto con un medico abortista. E’ stata la moglie, la mamma del calciatore, a rinunciare ad interrompere la gravidanza: «Mia moglie è una persona molto religiosa. Mi disse: “ciò che ci è stato dato da Dio, lo terremo”».


Una parola, infine, sul gruppo musicale Glorious. Come già detto è formato da tre fratelli e ha registrato molti album, vantando una buona diffusione in Francia. Ha partecipato anche alla Giornata mondiale della Gioventù di Madrid e a diversi eventi in Vaticano. Oltre a fare tournée in tutto il paese, assieme all’arcivescovo di Lione hanno avviato il progetto Lyon Centre, dove accompagnano musicalmente le veglie dei giovani e alcune celebrazioni. Ogni settimana circa 1.000 ragazzi partecipano a queste serate, formate da musica, preghiera e catechesi.



[Edited by Credente. 10/14/2018 9:30 PM]
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11/20/2018 7:16 PM
 
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Francesca Fialdini: mi sento sempre più amata dalla Madonna



FRANCESCA FIALDINI
 




La conduttrice pellegrina a Lourdes con l'Unitalsi: "tornare a farsi piccoli è il segreto della vita"


Francesca Fialdini, presentatrice, scrittrice, oggi su Rai1 al timone della nuova stagione de La vita in diretta insieme a Tiberio Timperi, ha raccontato il suo pellegrinaggio a Lourdes con l’Unitalsi alla rivista Maria con te  (n. 26, 4 Novembre 2018). La conduttrice – in una intervista esclusiva a Ugo Bogotto e Diletta D’Agostini – anche in questa occasione ha parlato della sua fede e della sua devozione alla Madonna con grande semplicità e trasporto.



Tempo fa aveva confidato a Credere l’esempio prezioso delle sue nonne“due donne toste, semplici e di preghiera” e gli anni dell’adolescenza trascorsi prima con gli amici della parrocchia di San Pio X, a Massa, e poi con il gruppo giovani di Assisi “ne combinavamo di ogni! Recite, gite, volontariato… eravamo sempre in pista. Sotto le feste di Natale e Pasqua praticamente sparivo da casa!” (Credere)

Farsi piccoli (come Bernadette) è il segreto della vita

Francesca si reca a Lourdes per la prima volta all’età di 16 anni, un’esperienza che lascia il segno nel cuore assetato di vita e di senso della giovane, che ancora crede che la chiave per essere felici nella vita sia solo una, farsi piccoli:

“Sono venuta a 16 anni con la mia parrocchia: abbiamo fatto i passi di Bernadette, una proposta pastorale molto efficace anche per i giovani. Da quella volta ho legato un po’ il mio cuore a questo posto e ci torno sempre tanto volentieri. (…) questo posto è diventato (…) un luogo grande di spiritualità  (…) perché Maria ha scelto una persona piccola come Bernadette e dunque il tornare a farsi piccoli è il segreto della vita.” (Maria con te)

 

 Maria mi fa sentire amata

Le parole più belle la conduttrice le spende per la Madonna, esprimendo la sua devozione filiale. A Lei affida tutto e si sente abbracciata dal suo amore che sana le ferite e accoglie ogni debolezza. La cosa che più mi ha colpito dell’intervista però è quanto sia importante per lei riscoprirsi figli di Dio, altrimenti, dice, tutto perde senso.

“(…) facendomi sentire amata, che è una cosa grandissima, perché poi non stiamo attenti a tutto, a volte ci ossessioniamo con il lavoro che facciamo, cerchiamo sempre di essere al meglio possibile, di fare il meglio possibile, ma se prima non ci si sente comunque nella mani di Dio, affidati e figli, rischiamo di fare una scommessa sul nulla. E allora è una forza interiore il rapporto con Lei, è come bere un bicchiere d’acqua pura, ogni mattina prima di andare al lavoro e sentirsi ricaricati da questo amore, da questa bellezza. Allora ci si sente comunque in pace, non invincibili, ma in pace, che è già un grandissimo risultato”. (Ibidem)

La Vergine è sempre lì per me ed io la prego con le parole di San Francesco

Maria, afferma la conduttrice, è una madre sempre presente che nel segreto, nel silenzio, ama i suoi figli e li guida:

“(…) è una madre che non vedi, ma che sai che c’è, che è sempre lì per te, una madre cui puoi chiedere tutto, affidare tutto. E’ una risorsa, una forza quotidiana, silenziosa, ed è bello anche che sia così, perché nel segreto, nel silenzio crescono i fiori più belli” (Maria con te).


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11/30/2018 3:38 PM
 
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La devozione degli astronauti e il Salmo 8






In tanti hanno già parlato delle immagini della Stazione spaziale internazionale che ritraggono la “nostra” Samantha Cristoforetti, impegnata nella sua nuova missione. Alle sue spalle, appese alle pareti della navicella, c'erano alcune icone cristiane e un crocifisso.

In molti hanno paragonato la notizia -emersa in contemporanea- con quella di Davide Zotti, responsabile scuola dell’Arcigay, che ha rimosso il crocefisso dall’aula della scuola in cui insegna per fare un dispetto alla Chiesa e a Papa Francesco i quali ribadiscono un punto di vista sull’omosessualità differente dal suo. E’ stata aperta una procedura presso l’Ufficio Scolastico Regionale del Friuli Venezia Giulia e il militante Arcigay rischia un procedimento disciplinare. La Corte Europea legittima il crocifisso nelle aree pubbliche, i militanti laicisti lo rimuovono insofferenti e gli astronauti lo portano in cielo con loro.

«Dicono che non ci sono atei in trincea, ma probabilmente non ve ne sono nemmeno nelle navicelle spaziali», ha ironizzatol’astronauta statunitense Michael Timothy Good. Il suo collega Josu Feijoo ha confermato: «non si può essere un astronauta senza credere in Dio». Forse il più famoso è Neil Armstrong, il primo essere umano a camminare su un corpo celeste extra terrestre (sua la frase «questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigantesco per l’umanità»), un uomo profondamente religioso, come abbiamo raccontato. Bella anche l’intervista a John Herschel Glenn, primo americano in orbita nello spazio.

Quando si parla di questo a molti viene in mente anche Yuri Gagarin, il primo uomo a volare nello spazio. Come ha rivelato in un’intervista nel 2006 un amico di Gagarin, il colonnello Valentin Petrov, fu Nikita Kruscev durante il congresso del Partito Comunista dell’Unione Sovietica ad affermare: “Gagarin è volato nello spazio, ma non ha trovato nessun Dio. Dopo il crollo della potenza sovietica, tuttavia, alcuni ex colleghi di Gagarin rivelarono che il cosmonauta era un cristiano ortodosso e che aveva fatto battezzare una delle due figlie proprio alla vigilia del famoso viaggio. Una devozione confermata dal colonnello Petrov.

La bellezza dell’Universo richiama inevitabilmente la grandezza di Dio, la sproporzione tra la piccolezza dell’uomo rispetto all’infinità vastità dello spazio amplificano la domanda estasiata del profeta: “Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi?” (Salmo 8). Lo ha confermatoanche Paolo Nespoli, in orbita nel 2011: «Non ho trovato segni, ma da lassù si capiscono molte cose sulla vita. E su Dio».


[Edited by Credente. 11/30/2018 3:38 PM]
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12/10/2018 9:41 PM
 
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Mango: «l’immenso è Dio, ed è bello cantarlo»




neri per caso blue note 2008 elio e le storie tese rolling stones 2008Come molti sanno già il noto cantante Giuseppe Mango è morto pochi giorni fa, stroncato da un infarto durante un concerto che stava tenendo al Pala Ercole di Policoro, in provincia di Matera. Autore di bellissime canzoni, come “La rondine”, “Bella d’estate”, “Lei verrà” e “Oro”.


Proprio “Oro” è stato l’ultimo brano cantato da Mango prima del tragico evento sul palco. Ricordiamo anche la morte del fratello Giovanni, anche lui colpito da infarto il giorno seguente durante la veglia in attesa dei funerali del fratello Giuseppe.


«L’artista ha un dovere», diceva, «far riscoprire la bellezza del mondo a quanta più gente possibile, tramite quanto sa esprimere». Sposato con Laura, ha lasciato i due figli Filippo e Angelina. Il primo vorrebbe seguire le orme del padre, ma lui era deciso: «Ai talent non lo manderò mai. Lì si creano inconsistenze artistiche e illusioni pericolose. Non si può fare della musi­ca un mestiere senza sacri­fici o gavetta. Anche negli anni Ottanta i discografici non sempre intuivano la qualità di un brano».


Nei suoi brani trattava temi che pochi avevano il coraggio di affrontare, come quello sul matrimonio e sulla fedeltà alla propria metà contenuto in “La sposa”: «Scrivendo quasi tutto io sono più diretto», disse. «In particolare nel far risaltare valori che il mondo di oggi non esalta quasi più. La sposa è un esempio: però non è solo il canto della fedeltà di una scelta d’amore. È anche una canzone sulla coerenza con noi stessi, sulla necessità di rispettare anzitutto la nostra stessa persona».


Nel suo ultimo album, “L’amore invisibile”, compare una personale riscrittura del brano “L’immenso” di Amedeo Minghi. Mango ha però voluto isolare e ripetere più volte nel finale il verso «L’immenso è Dio», spiegandone il motivo così: «Andava rimarcata quella riflessione, a mio avviso. Non è vero che oltre il mondo fisico non c’è nulla, ed è bello cantarlo». Ora Pino è faccia a faccia con l’Immenso a cui ha reso onore con la sua voce.

fonte UCCR


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12/22/2018 9:17 PM
 
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Terence Hill: ecco chi mi ha ridato
l’entusiasmo di sentirmi cristiano

TERENCE HILL
Sebastian Kahnert I dpa-Zentralbild I dpa Picture-Alliance
dpatop - 20 August 2018, Germany, Dresden: The Italian actor Terence Hill comes to the German premiere of his film "Mein Name ist Somebody - Zwei F‰uste kekehren zur¸ck". Hill also directed and wrote the tragicomedy. Photo: Sebastian Kahnert/dpa-Zentralbild/dpa
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L'attore e regista: la svolta è arrivata grazie ai libri di fratel Carlo Carretto

In occasione dell’uscita di “Il mio nome è Thomas“, l’ultimo film diretto e interpretato da Terence Hill, l’attore e regista ha rilasciato a Famiglia Cristiana (5 dicembre) un clip in cui svela che un religioso italiano gli ha fatto cambiare il suo rapporto con la fede.

Siamo negli anni ’70 e Terence Hill (pseudonimo di Mario Girotti) è nel pieno del successo. Ha girato i primi “spaghetti western” insieme all’amico Bud Spencer, incassando un buon successo di pubblico e critica, e decide di trasferirsi per un periodo negli Stati Uniti, partecipando ad alcune produzioni hollywoodiane.

La scoperta di fratel Carlo

In America l’attore scopre i libri di un religioso, allora vivente, fratel Carlo Carretto (1919-1988), autore di “Lettere nel deserto” e di altri volumi in cui Terence rispecchia il suo pensiero. «Molti negli Usa lo conoscevano e lo apprezzavano. Giravano una ventina di libri di Carretto che in Italia neppure si trovavano. Io mi sono subito entusiasmato per il modo suo di rapportarsi con il mistero (di Cristo ndr). Le parole con cui si esprimeva erano semplici, dirette: non c’era tutta quella costruzione pesante che si ritrovava nei testi della chiesa americana del tempo».

“Ha anticipato il messaggio di Papa Francesco”

«A me – prosegue l’attore – Carretto ha dato l’entusiasmo di essere cristiano», nonostante in quel periodo, «se tu avevi delle cose dentro era meglio che non le dicevi, se no passavi per stupidello». E’ come se gli avesse mostrato il bello di manifestare la fede, senza remore. «Ha anticipato il messaggio di Papa Francesco», si spinge a dire Terence Hill.

La vita contemplativa

Religioso della congregazione cattolica dei Piccoli Fratelli del Vangelo, fratel Carlo a 44 anni abbracciò la vita contemplativa nel deserto del Sahara, in una fraternità nel cuore dell’Algeria. Fu la svolta della sua vita: Dio e la preghiera caratterizzavano le sue giornate, insieme alla passione per la scrittura.

 

“Vero impenetrabile mistero”

Ecco uno dei passi nei suoi scritti, che ha conquistato anche Terence Hill:

«Il mistero della Chiesa di Cristo, vero impenetrabile mistero, ha il potere di darmi la santità ed è fatta tutta quanta, dal primo all’ultimo, di soli peccatori, e che peccatori! Ha la fede onnipotente e invincibile di rinnovare il mistero eucaristico, ed è composta di uomini deboli che brancolano nel buio e che si battono ogni giorno contro la tentazione di perdere la fede. Porta un messaggio di pura trasparenza ed è incarnata in una pasta sporca, come è sporco il mondo. Parla della dolcezza del Maestro, della sua non-violenza, e nella storia ha mandato eserciti a sbudellare infedeli e torturare eresiarchi. Trasmette un messaggio di evangelica povertà, e non fa che cercare denaro e alleanze con i potenti».


fonte ALETEIA

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2/8/2019 10:33 AM
 
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Simone Cristicchi.
Le radici della sua nuova spiritualità francescana, l'amicizia con un monaco e la promessa di Papa Francesco:
il cantautore si racconta alla vigilia di Sanremo

Una spiritualità vicina al mondo francescano attraversa il “nuovo” Simone Cristicchi. E la importerà al festival di Sanremo con il brano “Abbi cura di me“.

Il popolare cantautore, di recente, ha anche incontrato Papa Francesco a cui ha strappato una promessa. Simone sta, infatti, vivendo una nuova fase interiore e non è più critico come un tempo, nei confronti della Chiesa.

E’ come se all’orizzonte stesse ritrovando quel rapporto con Dio che sembrava smarrito.

L’amico monaco

«Un mio amico monaco – dice ad Avvenire (27 gennaio) mi ha detto che sono un cristiano inconsapevole. Credo che occorra ritornare alle priorità della vita. Siamo invasi ogni giorno da mille progetti, da mille informazioni, mille immagini, siamo continuamente collegati e connessi con la realtà virtuale».

Così, prosegue Cristicchi, «si perde interesse per le grandi domande dell’esistenza. Siamo noi stessi che ci dobbiamo risvegliare e capire l’importanza della vita. In realtà c’è tanta bellezza che ci circonda, la meraviglia di esserci e di partecipare».

Eremi e fraternità

La spiritualità, dice, «va toccata con mano. Parliamo di Vangelo, di zen, di darma, ma tu la spiritualità la devi toccare e farne esperienza. E l’esperienza più forte è vedere persone rapite da qualcosa di superiore, che hanno abbandonato la vita precedente per un desiderio di infinito che appartiene a tutti. In alcuni luoghi c’è un’energia intrinseca che riesce a cambiarti».

 

Poi rivela: «Ho molto frequentato il Monte Labro ad Arcidosso in Toscana, il luogo dove visse David Lazzaretti su cui ho scritto lo spettacolo “Il secondo figlio di Dio”, e poi l’eremo francescano diCampello sul Clitunno, l’eremo di Monte Giove a Fano e la Fraternità di Romena guidata da don Luigi Verdi con cui registrerò fra maggio e giugno il nuovo progamma per Tv2000».

La promessa di Francesco

Qualche giorno si è anche visto con Papa Francesco. «L’ho incontrato la settimana scorsa al termine dell’Udienza generale. È stato molto gentile e disponibile. Gli ho strappato la promessa di un’intervista per il documentario sulla felicità al momento che riterrà opportuno. Sto aspettando una risposta ufficiale».

Laude francescana

Intanto, all’orizzonte, c’è il festival di Sanremo dove sarà presente con “Abbi cura di me”, che sembra una laude francescana.

«Il brano nasce mentre lavoravo al mio ultimo spettacolo “Manuale di volo per l’uomo“, che tratta il tema del dolore e di come attraverso l’arte lo si possa sublimare e trasformarlo in qualcosa di bello. Nasce dalla voglia di mettere in musica quelle poche cose che ho imparato dalla vita. Nei versi della canzone ricorre il tema millenario dell’accettazione, della fiducia, dell’abbandonarsi all’altro da sé».

 

La suora di clausura

Soprattutto, evidenzia il cantautore, «è una dichiarazione di fragilità e debolezza, una richiesta d’aiuto, una preghiera all’Amore universale, che può essere verso un padre, una madre, un figlio. Anche verso Dio? Certo. Una suora clausura mi ha dato l’interpretazione più bella. È una preghiera di Dio all’uomo, perché anche Dio ha le sue fragilità».

L’allodola

Non è un caso che quell’interpretazione si venuta da una religiosa di clausura. «Le persone più gioiose e felici che ho incontrato, sono quelle appartate dal mondo, ma non per una questione di fuga o di snobismo. Nel silenzio – conclude Cristicchi – ci si connette a qualcosa. Ed è proprio soggiornando in un eremo quest’estate che ho scritto Lo chiederemo agli alberi, secondo inedito dell’album. Parlo dell’allodola, che è come le monache, l’uccellino prediletto da San Francesco e rappresenta l’umiltà, perchè si ciba delle piccole briciole, del poco che ha, e canta dall’alba alla notte».


2/8/2019 11:27 AM
 
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Davvero molto interessante e curioso questo tema. Molte storie di personaggi famosi non le avevo mai sentite.
E' stato bello conoscerle grazie :)
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2/18/2019 10:02 PM
 
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Ilary Blasi: ho un sogno, accompagnare i malati a Lourdes



 




La showgirl e moglie del calciatore Francesco Totti:
bello dedicarsi a chi ha bisogno. E prima di dormire prega sempre

Una pimpante showgirl che sugli schermi Mediaset è alla conduzione de Le Iene e il Grande Fratello Vip. Ma anche una ragazza che ama fare volontariato ed è fermamente credente.

Stiamo parlando di Ilary Blasi, che per il 2019, pare sia intenzionata a realizzare un suo sogno preciso.

Il viaggio con i malati

«Mi piacerebbe – dice la Blasi – un’esperienza a Lourdes. Accompagnare i malati, la gente che va in pellegrinaggio, che è una cosa che sogno di fare da anni», ha affermato. «Ho avuto tanto dalla vita, non lo dimentico», ha poi concluso la conduttrice Mediaset: «Penso che sia giusto e bello dedicarsi anche a chi ha bisogno» (Gente, 2 gennaio).

 

Madrina Lilt

Non è la prima iniziativa solidale in cui sarebbe impegnata. Due anni è fa è stata Madrina della Campagna “Nastro Rosa LILT 2017” .

«Purtroppo il tumore al seno – affermava la Blasi in occasione dell’evento organizzato dalla Lega Italiana Lotta ai Tumori – interessa tutte le donne, a tutte le età. E c’è solo un modo per combatterlo: fare Prevenzione».

Il tatuaggio

La conduttrice è anche una credente di lungo corso. Una fede che è stata tramandata dalla famiglia ed è ricordata da uno dei suoi sei tatuaggi. Precisamente quello che sul collo, dietro la nuca, sul lato sinistro. Si tratta di una piccolissima croce nera, omaggio alla fede cattolica. In questo modo, Ilary riesce a sentirsi più vicina alla religione (donna.fanpage.it, 2016).

 

D’altro canto già in un’intervista a Vanity Fair nel 2008, dichiarava che ogni sera amava ripetere un rito, cioè una «preghierina fissa tutte le sere prima di andare a dormire».


2/23/2019 10:56 PM
 
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Attore che ha rifiutato di girare scene intime per rispetto nei confronti della moglie è stato licenziato e ha perso un milione di dollari


Neal McDonough
“Non trovavo lavoro. Mi ritenevano un fanatico. 




Ma ho messo Dio e la famiglia al primo posto e me stesso al secondo.
È così che vivo”

Neal McDonough, attore che ha partecipato a note produzioni cinematografiche e televisive come Capitan AmericaMinority Report e Desperate Housewives, è sposato da 15 anni con la modella Ruvé Robertson, con la quale ha avuto cinque figli.

In un’intervista recente ha riferito al sito Closer Weekly che nel 2010 è stato licenziato perché, in segno di rispetto nei confronti della moglie e per via delle sue convinzioni religiose, ha rifiutato di girare scene di sesso con l’attrice Virginia Madsen durante le riprese della serie Scoundrels, prodotta dal canale ABC.

“Non bacerò un’altra donna, perché queste labbra sono già impegnate”, ha dichiarato.

McDonough è stato sostituito tre giorni dopo l’inizio delle riprese, e in base ad alcune stime del sito Deadline.com, ha perso circa un milione di dollari per via di questa decisione.

Il licenziamento lo ha sorpreso: “Non trovavo più lavoro perché tutti pensavano che fossi un fanatico religioso”.

I problemi momentanei non lo hanno però abbattuto, e alla fine sono stati ampiamente superati.

 

“Ho messo Dio e la famiglia al primo posto e me stesso al secondo. È così che vivo. È per questo che vado in chiesa tutti i giorni e ringrazio Dio per tutto ciò che mi ha dato. E lo ringrazio soprattutto per avermi dato Ruvé, perché senza di lei non starei sicuramente raccontando questa storia. Dopo quasi 20 anni, 5 figli e una vita meravigliosa, siamo partner in tutto e sono la persona più benedetta del mondo”.

È interessante osservare che questo tipo di testimonianze non appare nei titoli dei grandi portali di notizie, anche se questi riportano ogni giorno informazioni sul modo delle celebrità.

 

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