New Thread
Reply
 
Facebook  

LA FEDE DI PERSONAGGI DELLO SPETTACOLO

Last Update: 8/11/2019 7:50 PM
Author
Print | Email Notification    
12/10/2014 10:50 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Andrea Bocelli:
«canto per diffondere il Vangelo»


OFFLINE
12/12/2014 8:43 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

I Dik Dik e i Pfm parlano della loro fede




Su Avvenire  è comparsa un’intervista al chitarrista e leader dei Dik Dik, Pietruccio Montalbetti, il quale presentando la sua biografia romanzata, I ragazzi della via Stendhal, dice che parlerà anche di “quei viaggi in cui, in fondo, cerco una cosa sola. La fede. Come capitò a mio padre”. E poco dopo: “Il punto è che io non ho il dono della fede e me ne rammarico. In fondo, viaggio per cercarla. In viaggio ho letto Bibbia e Vangeli. Capendo almeno questo: il valore della vita. Unica, irripetibile, da non sprecare”.


Qualche giorno fa, sempre su Avvenire, un altro famosissimo gruppo musicale, i Pfm, ha annunciato che nei prossimi giorni uscirà A.D. 2010 La Buona Novella – Opera Apocrifa, ovvero una rivisitazione del capolavoro di Fabrizio de Andrè. “Restava forte il senso di un lavoro che De André motivava parlando della capacità di Cristo di farsi portavoce di un concetto, la fratellanza universale, davvero capace di cambiare il mondo. [..] Quel Dio-uomo è necessario – spiega Di Cioccio –. Perché si può provare ad imitare, lo si sente vicino, insegna valori concreti». Una storia che De André, appunto, definiva “del più grande rivoluzionario”. Il leader della Premiata Forneria Marconi continua: “Oggi il messaggio cristiano è maggiormente messo in dubbio, ci sono antagonismi, correnti che lo attaccano. Però nel ’70 era veramente rottura di un tabù, fare della vita di Cristo un’opera popolare. Oggi più che rivoluzionario forse è testimonianza, per non dimenticare, per i giovani”.



OFFLINE
12/14/2014 3:01 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

B.B. King,
il re del Blues e la sua fede 

Il Corriere della Sera ha intervistato B.B.King, le leggenda del Blues ha vinto 14 volte il Grammy e la rivista Rolling Stone lo ha posto come terzo chitarrista più bravo del mondo e della storia. Raccontando come incontrò Bono, leader degli U2, dice: «Ci incontrammo e mi spiegò che i nostri stili avrebbero potuto fondersi in una canzone che aveva scritto, «When Love Comes to Town». Parlava della crocifissione di Gesù. Brano bello, solido, intenso. Io, che cantavo gospel da ragazzino nella chiesa del mio paese, sono rimasto molto religioso. Un’altra cosa che mi unisce a Bono».

Ha anche raccontato dell’incontro avuto con Giovanni Paolo II nel 1997:“Mi trovavo con la mia band assieme ad altri artisti. Mi sembra di ricordare che fosse un concerto di beneficenza per raccogliere soldi da destinare alle scuole. Fu il Papa stesso a volerci conoscere personalmente e complimentarsi con noi. In quel momento mi sarei messo a volare dalla felicità» ricorda B.B. King.

In un’altra intervista anni fa disse: «Ho partecipato al Concerto di Natale in Vaticano 1997. Ha significato tanto. L’emozione più grande è stata l’udienza che Giovanni Paolo ha concesso agli artisti. Il Papa è la persona più vicina a Dio, siccome amo Dio, amo anche il Papa. Gli ho regalato una chitarra, lo strumento per il mio lavoro di musicista. Lui mi ha donato un rosario che porterò sempre con me. Quando mi ha benedetto ho cominciato a volare con il mio cuore. Ho partecipato al Concerto di natale perché lo scopo era quello di raccogliere fondi per nuove chiese, e credo che ci sia sempre bisogno di nuove chiese. Ho radici religiose molto profonde. Mia madre mi portava spesso in Chiesa, lì si leggeva la Bibbia, si ascoltava il sermone e si cantava il gospel. Non ho perso nulla di tutto questo. Sono trascorsi gli anni ma il mio cuore è ancora così». (da G. Mattei, Anima Mia, Piemme 1998)


OFFLINE
2/9/2015 2:23 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote





Sapevate che Bob Marley divenne un cristiano?








"Bob è stato davvero un buon fratello, un figlio di Dio, indipendentemente da come la gente lo vede. Il suo desiderio di essere battezzato da qualche tempo, ma aveva vicino a lui che ha controllato e lui intrattenuti. Ancora venuto regolarmente in chiesa ". Questa versione di un inedito Bob Marley, ha detto in un'intervista pubblicata dal Domenica Magazine Gleaner il 25 novembre 1984 abbonda Yesehaq. Egli etiope missionario ortodosso arrivato in Giamaica negli anni '60 e grande amico di Marley, ha accompagnato il cantante giamaicano per la conversione al cristianesimo ortodosso e il battesimo. Lo shock di Bob e il battesimo Yesehaq, che in seguito divenne arcivescovo, ha vissuto a stretto contatto approccio percorso alla fede di Bob, che ha avuto luogo a pochi mesi prima della sua scomparsa. "Ricordo che una volta, mentre celebrava la Messa, ho guardato Bob e le lacrime annaffiato la faccia." "Molte persone pensano di essere battezzati perché sapeva che stava morendo, ma non lo è. Lo ha fatto quando non c'erano pressioni su di lui, e quando fu battezzato, abbracciato la sua famiglia e pianse, pianse insieme per mezz'ora. " Luce della Trinità battesimo ebbe luogo il 4 novembre 1980, nella Chiesa etiopica a New York, dopo tre tentativi falliti, a causa dei rasta, battezzandole nel Kingston. Ha scelto il nome di Berhane Selassie ("Luce della Trinità"). Cinque giorni dopo Bob è stato trasportato in un centro di trattamento in Germania, dove ha trascorso la sua 36 ° compleanno. Tre mesi più tardi, l'11 maggio del 1981, è morto in un ospedale di Miami. Il funerale, tenutosi il 21 maggio del 1981, ha seguito il rito ortodosso, e fu sepolto con la sua Bibbia e la sua chitarra Gibson. No è stato l'unico di conversione Marley ha preso qualche convulsione la sua band: Judy Mowatt, una delle cantanti che lo accompagnavano in tour, in stato di shock per il suo gesto e pochi anni dopo (parlando dei primi anni '90) convertito al cristianesimo pentecostale. Il Mowatt rimane oggi uno dei testimoni oculari del cammino di fede di Bob Marley. conversione inevitabilmente sorprendente, alle porte della morte, un cantante che è stato l'icona per la diffusione della fede rasta, una sorta di sincretismo religioso molto radicata in Giamaica collegare elementi di cristianesimo ortodosso e l'animismo, generosamente accompagnato dal consumo di marijuana. Bob Marley, l'icona continua giustamente ad irradiare il suo potere, anche se sono passati quasi 34 anni dal giorno della sua morte prematura. Per molti aspetti "Tuff Gong", il soprannome che aveva guadagnato nelle strade di Trenchtown, il ghetto di Kingston, è una figura unica nella storia della musica, non solo nel ventesimo secolo. Figlio di un padre bianco e una ragazza nero, "mezzo-sangue" discriminato diventato un leader politico e spirituale per la Giamaica, è stata la prima musica superstar terzo mondo. E 'difficile da trovare negli annali della musica popolare un personaggio che è riuscito a trasmettere il messaggio di fratellanza e di pace. Marley effettuata con paragonabile funzionamento Reggae allo sviluppo e la diffusione lavoro fatto dai Beatles con pop : per brevità, il mondo ha scoperto e amato Reagge grazie a lui, la sua capacità di fondersi con altra musica, la sua straordinaria capacità di trasformare in un linguaggio universale e immediatamente comprensibile a tutti.



OFFLINE
5/24/2015 6:53 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

La testimonianza di Denzel Washington:
«quel che ho avuto lo devo a Dio»

Washington, certamente tra i migliori volti del grande schermo degli ultimi vent’anni, ha scelto di motivare i neolaureati ad una religiosità autentica, a «mettere Dio al primo posto in tutto», a«inginocchiarsi e ringraziarLo» per quello che hanno ricevuto. L’attore, 60 anni, vincitore di due premi Oscar (nel 1989 e nel 2001) è membro di spicco della principale comunità pentecostaledel paese. Si è sposato nel 1983, ha quattro figli e occasionalmente ha ammesso di aver pensato a diventare un predicatore, come lo era suo padre. In un’intervista ha detto di leggere quotidianamente la Bibbia.

Dopo alcune battute iniziali (qui il video dell’evento) è andato subito al sodo: «avrò solo due cose da dirvi. Tutto ciò che si vede in me, tutto quello che ho raggiunto, quello che credo di avere, tutto quello che ho avuto è per grazia di Dio. E’ un dono»«Non sempre Gli sono stato fedele», ha proseguito, «ma Lui mi è sempre stato fedele».

Nell’arido panorama mediatico non c’è spazio solitamente per posizioni così profonde. Per questo ci è sembrato giusto segnalarlo.


OFFLINE
6/18/2015 11:15 AM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

ciao amici
ciao amici, qualcuno puo' dirmi se il giornalista di tv2000 Fabio bolzetta e' cattolico?, quale religione professa?, penso sia cattolico perché fa dalle interviste a personaggi cattolici, grazie.
OFFLINE
6/20/2015 8:28 AM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Caro Eugene

Purtroppo non ho elementi sufficienti per capire se Fabio Bolzetta sia un cattolico.
Dai servizi che propone sul web e in TV, e dal modo con cui le propone, sembra di capire che abbia a cuore le tematiche di fede. Però non ho letto riscontri diretti in cui egli esprimesse la sua posizione.
Qualora trovassi qualcosa al riguardo te lo comunico.
[SM=g7430]
OFFLINE
6/20/2015 7:32 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Grazie per rispondere [SM=g3228773] Credente, sei molto gentile, un abbraccio [SM=g3228777]
OFFLINE
8/25/2015 11:43 AM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

heavy metal  

Il “metallaro” Kirk Martin



 
I suoni dell'heavy metal più duro erano una sinfonia armoniosa per lui. Ferito nell'infanzia, affamato di successo, non esitò a offrire tutto pensando che lì stesse il suo tesoro.

“La cosa più bella era stare sul palco mantenendo il controllo... mi piaceva moltissimo essere adorato e che le persone mi guardassero e dicessero 'Wow, voglio essere così'”. Sono parole di Kirk Martin, che fino a qualche anno faceva da frontman a una band di heavy metal chiamata Power of Pride (Il potere dell'orgoglio) negli Stati Uniti.

Ha tenuto molti concerti, in cui proiettava un'immagine selvaggia e iraconda sul palco. “Far sì che migliaia di persone gridassero blasfemie era la più grande fonte di adrenalina che potessi sperimentare”, ha raccontato al canale televisivo CBN.

Questa immagine sinistra non era solo una posa scenica, ma aveva un'analogia nella vita reale di Kirk. La sua figura imponente dava un contesto al suo carattere attaccabrighe, e i vari tatuaggi sul suo corpo parlavano delle convinzioni e dello spirito che lo abitavano. “Ero così pieno di odio da proiettare quest'odio su molte persone”, ha confessato, proseguendo: “Due dei membri della band – mentre una volta eravamo in viaggio – decisero che erano stanchi di me e che non mi sopportavano più, e decisero di lasciare la band”.

Kirk riconosce che per molto tempo è stato superbo, fomentando con i testi delle sue canzoni la ribellione dei giovani che lo idolatravano. “La mia intenzione era dire alla gente di credere in se stessa, di seguire i propri punti di vista, i propri sogni, e di schiacciare chiunque si mettesse sul suo cammino”.

Le origini del suo successo, segnala, non sono state dovute al semplice impegno o alla qualità della sua musica. Kirk non era disposto a rischiare un fallimento o ad attendere la fortuna, e senza esitare si propose di concretizzare il suo anelito anche se per questo rischiò tutto in un patto sinistro. “Conficcai le unghie al suolo, estirpai la terra e dissi a Satana: 'Se mi dai tutto ciò che voglio, se mi rendi un dio, se mi dai donne, droghe e fama, tutto... se mi dai il potere di schiacciare la gente, ti servirò fino alla fine dei tempi'”.

Il trauma determinante nell'infanzia

Pochi giorni dopo aver pronunciato questa frase, ricorda, una casa discografica gli offrì un succulento contratto perché il suo gruppo potesse registrare un disco.

Quel patto di schiavitù non era però l'unico segreto che Kirk serbava mentre affondava nell'illusione di fama, sesso e fortuna...

“Durante la mia infanzia, alcuni ragazzini del quartiere iniziarono a molestarmi sessualmente e a sodomizzarmi. Avevo probabilmente 8 anni. È successo più di una volta, e non ne ho mai parlato, non l'ho mai detto a nessuno”.

Violentato nell'infanzia, pieno di rabbia... Approfittare sessualmente delle donne divenne una parte dello stile di vita heavy metal di Kirk. “La parte peggiore del mio abuso fu il fatto che l'ho interiorizzato e violentavo altri”, ha ricordato.

L'incontro con la verità

Quando era sul punto di firmare il contratto discografico per il quale aveva venduto la sua anima, Kirk ebbe un incontro con un estraneo misterioso quando era una mattina in una caffetteria.

“Un tipo entrò e si sedette proprio vicino a me tra tutti i posti in cui avrebbe potuto sedersi... C'erano molti posti liberi, e lo guardai subito con un'espressione orribile e meschina sul volto. Gli dissi: 'Che c'è?'. Mi guardò dritto in faccia e replicò: 'Che ti succede, amico?'. Saltai su e misi il naso proprio di fronte al suo. Lo guardai negli occhi e mi limitai a maledirlo, gli dissi tutte le cose immonde che mi venivano in testa e lui mi disse: 'Dio mi ha mandato qui per dirti che ti ama e che vuole che sappia che non è stato responsabile dei giovani che hanno abusato di te quando eri bambino'. La cosa più allucinante è che disse i loro nomi e aggiunse: 'Gesù ti sta aspettando perché ritorni a casa'”.

L'uomo misterioso se ne andò, e Kirk rimase a pensare, sotto shock, per qualche secondo. Poi si alzò per affrontare l'estraneo, ma quando uscì in strada quell'uomo era scomparso.

La notte in cui brillò una sola stella

Qualche ora più tardi, quando Kirk stava per addormentarsi sull'autobus della band, venne scosso nel mezzo della notte. Forse fu un sogno rivelatore, ma lo ricorda come un fatto reale e vissuto.

“All'improvviso apparve una grande stella, come se cadesse dal cielo, e lo spirito di Dio stesso agì sull'autobus. Non sapevo perché odiavo tanto Dio. Tutto, semplicemente, volò via, e l'unica cosa che provavo era amore. Mi sentii accettato, mi sentii come se fossi di nuovo quel bambino, prima che abusassero di me, e dissi: 'Gesù, vieni qui e distruggimi perché non voglio più essere così'. Mi rendo conto ora che di fronte alla presenza di Dio, il peccato, l'odio e la cattiveria non possono resistere, non c'è spazio per loro, devono uscire. E tutte queste cose iniziarono ad abbandonare il mio cuore”.

Kirk, come un bambino, tornò a dormire, e quando si risvegliò la mattina dopo tutto sembrava diverso. “L'erba era più verde, il cielo era più limpido, le nuvole erano belle, e io ero diverso”. Il contratto? Poco gli importava, perché “quello che avevo sempre voluto all'improvviso non lo volevo più. Lasciai tutto e non tornai più nella band”.

Riconciliato

Alla ricerca di risposte e di riconciliazione con la fede, Kirk entrò in una chiesa del suo paese di origine e si abbandonò al cristianesimo. Quando iniziò ad assistere alle celebrazioni, la sua guida spirituale gli consigliò di porre fine al doloroso ciclo iniziato nell'infanzia. La sfida era cercare i ragazzi che avevano abusato di lui per perdonarli. “Li trovai, e non so se si ricordavano di me. Allora chiesi loro: 'Perché mi avete fatto questo?'. Iniziarono a raccontarmi la storia di qualcuno che li aveva violentati, che da bambini avevano trovato una rivista pornografica e quello li aveva portati ad abusare di me, e poi avevano invitato un altro ragazzo a fare lo stesso. Avevano donato il loro cuore a Cristo. Ci siamo seduti, abbiamo pianto e ci siamo abbracciati. Abbiamo parlato di quello che era successo e abbiamo pregato”.

Con il tempo, Kirk ha anche ritrovato il suo talento musicale, basato sulla libertà e la guarigione donate da Dio, scrivendo e interpretando canzoni di lode. Si è formato una famiglia e insieme viaggiano in tutto il Paese condividendo il miracolo che ha cambiato la sua vita.

“Mia moglie è semplicemente un tesoro, e la mia famiglia è la testimonianza più grande della pietà e della grazia di Dio. Io che ero dedito a droghe, sesso e violenza, all'odio, che usavo la musica come uno strumento per distruggere le persone, sono stato raccolto e guarito da Dio... tutto ciò per la sua gloria”.

OFFLINE
9/8/2015 8:54 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

antonello-venditti_650x435



Antonello Venditti:        sono stato vittima di satana
e solo pregando Gesù mi sono salvato!

Si sapeva che la fede non era soltanto quella per la maggica, nel senso della Roma giallorossa. Si sapeva che l’Antonello figlio di Vincenzo Italo, molisano ufficiale di polizia, poi vice prefetto della capitale, e di Wanda, professoressa madre, madre professoressa, soprattutto cattolica vera, profonda, era venuto su tra tormenti dovuti al fisico, prima gracile, dentro un’incubatrice, poi obeso, e struggimenti dovuti ai pensieri, la rabbia giovanile, l’impegno ideologico, il credo comunista senza tuttavia dimenticare l’educazione al Signore trasmessagli da Wanda. Si sapevano tante, tutte queste cose qui di Antonello Vendittima del demonio che lo aveva quasi posseduto, no, del miracolo annunciato, o meglio preannunciato da San Francesco Saverio alla madre devota, «non ti preoccupare, si salverà e da grande sarà un cantante famoso», il pupo sarebbe diventato pupone, dell’arte di scrivere di cantare. Chi poteva immaginare? Lo ha detto, svelato, rivelato lo stesso Venditti a Petrus, quotidiano online sull’apostolato di papa BenedettoXVI, ormai terra di confessione imprevista di molti personaggi (penultimo, prima di Venditti, Lucio Dalla). «Credo in Cristo e senza di lui sarebbe vana e vuota tutta la mia vita. Comunque ho un rapporto stretto con la mia religiosità che preferisco non sbandierare ai quattro venti». Non soltanto Cristo ma anche Satana, appunto, il demonio: «Ne sono stato vittima quando avevo sedici anni, ero ossessionato da una figura malefica che appariva all’improvviso e mi immobilizzava quasi del tutto. Ricordo che potevo muovere soltanto il braccio destro, tanto che mi praticai da solo una specie di preghiera di liberazione facendomi continuamente il segno della croce fin quando l’immagine orribile e malefica non scomparve definitivamente». Il braccio destro, in Petrus non è spiegato, è anche la reliquia di San Francesco Saverio custodita nella Chiesa del Gesù di Roma, una relazione inquietante alla quale sicuramente Wanda madre e professoressa avrà pensato e, sulla quale, pregato. Venditti cattolico di fede, non di fazione, Venditti comunista di spirito non di propaganda: «Perché il vero comunismo non è mai stato realizzato da nessuna parte» aveva detto in un libro intervista «Dal sole di Roma capoccia al cuore di Palermo». Il suo sogno vero, dunque, resta quello di allestire un grande concerto in piazza San Pietro «piena di uomini e di donne che hanno avuto la grazia di essere redenti dal peccato e sono lì portandosi appresso quello che sono e quello che sono stati». Antonello Venditti servo di Cristo, dunque, dello stesso Gesù per il quale venne denunciato per vilipendio. La canzone, del 1974, si intitolava appunto «A Cristo», era un invito ironico ma affettuoso, sicuramente amichevole, rivolto al Signore che era stato segnalato per le strade di Roma e avrebbe fatto meglio a tornarsene da dove era venuto «a ridatte quatto quatto in Galilea », perché per lui non c’era posto, tra lestofanti e ladri, eppure «… Ammazzete, Gesù Cri, quanto sei fico…» erano le parole di un amico, di un fedele, di un ammiratore. È lo stesso Antonè de «la santità der Cuppolone», dunque nulla di nuovo sotto il sole di Roma ma molto di bello, di vero, in questo artista che oggi viene scoperto fedele e praticante, e parla di padre Pio e del papa: «Il Santo degli umili, Santo Pio, dei semplici, delle persone che credono per fede e che non hanno bisogno del miracolo di “vedere e di toccare”. Io non mi considero un novello San Tommaso, non cerco segnali prodigiosi, l’esposizione del corpo di padre Pio non aumenta né diminuisce la mia devozione per lui che è la sintesi della santità, perché credeva e obbediva senza mai chiedere nulla in cambio. Io contesto chi si reca da padre Pio per abusare di lui». E Benedetto XVI poi: «Un signor Papa e un signor teologo. Credo e confido in lui. Noi tutti cristiani dovremmo portare rispetto al papa perché rappresenta il vicario di Cristo in terra. Benedetto XVI è stato voluto dallo Spirito Santo alla guida della chiesa cattolica ed è nostro dovere sostenerlo, ascoltarlo,seguirlo e difenderlo sempre e comunque. E poi lui è Benedetto di nome e di fatto». A lui dedicherebbe «Stella». Questa non è la promozione di un cd in prossima uscita, secondo usi e costumi di molti colleghi e compagni suoi. Queste sono le parole di primavera di un ragazzo che ama Totti e il pallone ma anche, come direbbe un suo amico, il comunismo, quello vero e inesistente, la vita, le donne, il sesso che non c’è senza amore, infine Giulio Cesare e prima di tutti Gesù Cristo. Grazie a quel braccio intorpidito, pregando, una notte prima degli esami, davanti all’immaginetta di San Francesco Saverio.

Fonte: ilgiornale .it


OFFLINE
3/21/2016 12:11 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Nell’universo musicale esistono vari gruppi che sfuggono all’etichetta di “artisti cristiani”, anche se possiedono un repertorio con testi che fanno vergognare altri che si fregiano di questo titolo. Ecco una lista di 11 gruppi di questo tipo:


1. U2

 

Può non essere una novità per molti, ma la band nota a livello mondiale inserisce in varie delle sue canzoni tematiche bibliche e di fede cristiana. Ecco qualche esempio classico.

40, dall’album War, ha testi tratti direttamente dal Salmo 40:
“Ho sperato: ho sperato nel Signore / ed egli su di me si è chinato, / ha dato ascolto al mio grido. / Mi ha tratto dalla fossa della morte, /dal fango della palude”

(I waited patiently on the Lord / He inclined and heard my cry / He lifted me up out of the pits / And out of the miry clay)

I Still Haven’t Found What I’m Looking For è una canzone cristiana:
“Credo che quando giungerà il tuo Regno / Tutti i colori sanguineranno in uno unico / Ma sì, sto ancora correndo / Hai spezzato i vincoli / Hai sciolto le catene / Hai preso su di te la croce / Della mia vergogna / Sai che ci ho creduto / Ma non ho ancora trovato quello che sto cercando”

(I believe when the Kingdom comes / Then all the colors will bleed into one / But yes, I’m still running / You broke the bonds / You loosened the chains / You carried the cross / Of my shame / You know I believed it / But I still haven’t found what I’m looking for)

La maggior parte dei testi di Pop riguarda una crisi di fede, e Wake Up, Dead Man si riferisce direttamente a Gesù Cristo:
“Gesù / Sto aspettando qui, capo / So che ti prendi cura di noi / Ma forse le tue mani sono occupate / Tuo padre ha fatto il mondo in sette giorni / Guida il paradiso / Puoi parlare a mio nome? / Svegliati, svegliati uomo morto”
(Jesus / I’m waiting here, boss / I know you’re looking out for us / But maybe your hands aren’t free / Your father, He made the world in seven / He’s in charge of heaven / Will you put a word in for me? / Wake up, wake up dead man)


2. Mumford & Sons

 

Marcus Mumford, leader della band, è figlio di una coppia di leader della Vineyard Church (Inghilterra) ed è membro di questa Chiesa. Alcuni dei suoi testi riflettono la sua spiritualità; Mumford ha detto al The Guardian che i suoi testi sono “deliberatamente qualcosa di spirituale, ma deliberatamente non religiosi”.

Sigh No More
“Servi Dio, amami e fai ammenda / Non è la fine / Ho vissuto senza ferite, siamo amici / E mi dispiace / Mi dispiace”
(Serve God, love me and mend / This is not the end / Lived unbruised, we are friends / And I’m sorry / I’m sorry)

Below My Feet
“Ero fermo ma sotto il tuo incantesimo / Quando Gesù mi ha detto che andava tutto bene / E allora tutto deve andare bene”
(And I was still but I was under your spell / When I was told by Jesus all was well / So all must be well)

Whispers in the Dark
“Sussurri nell’oscurità / Ruba un bacio e ti spezzerai il cuore / Raccogli i tuoi vestiti e arriccia le dita / Impara la lezione, portami a casa / Risparmia i miei peccati per l’arca / Sono stato troppo lento a partire / Sono un mascalzone ma non una frode / Mi sono proposto di servire il Signore”
(Whispers in the dark / Steal a kiss and you’ll break your heart / Pick up your clothes and curl your toes / Learn your lesson, lead me home / Spare my sins for the ark / I was too slow to depart / I’m a cad but I’m not a fraud / I’d set out to serve the Lord)


OFFLINE
3/21/2016 12:13 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

3. Belle & Sebastian



Stuart Murdoch, compositore principale del gruppo Belle & Sebastian, è stato piuttosto esplicito sulla sua fede e sul suo coinvolgimento nelle attività della sua parrocchia in Scozia, e ha inserito temi biblici in varie canzoni del gruppo. Nonostante questo, i suoi fans sono piuttosto secolari e il gruppo viene citato raramente come una band cristiana. Ecco alcuni versi di Belle & Sebastian notoriamente religiosi:


If You Find Yourself Caught In Love
“Se sei innamorato / Devi pregare quell’uomo che sta in alto / Se non ascolti le voci, allora amico mio / Resterai rapidamente senza opzioni / Che peccato sarà / Parli della libertà, non vedi / L’unica libertà che conoscerai davvero / È scritta in libri di molto tempo fa / Offri la tua volontà a Lui che ti ama / Le cose cambieranno, non dico dal giorno alla notte / Ma qualcosa deve cedere”
(If you find yourself caught in love / You should say a prayer to the man above / If you don’t listen to the voices then my friend / You’ll soon run out of choices / What a pity it would be / You talk of freedom, don’t you see / The only freedom that you’ll ever really know / Is written in books from long ago / Give up your will to Him that loves you / Things will change, I’m not saying overnight / But something has to give)

The Ghost of Rockschool
“Ho visto Dio nel sole / Ho visto Dio nelle strade / Dio prima di dormire e prima della promessa del sonno / Dio nei miei sogni / E l’effusione della grazia / Ho visto Dio splendere / Attraverso il suo riflesso”
(I’ve seen God in the sun / I’ve seen God in the street / God before bed and the promise of sleep / God in my dreams / And the free ride of grace / I’ve seen God shining / Out from her reflection)

The State I Am In
“Mi sono consegnato al peccato / Mi sono consegnato alla Provvidenza / Sono andato e tornato / Lo stato in cui mi trovo / Amore mio, degnati di aiutarmi / Sono stupido e cieco / La disperazione è opera del diavolo, è la stupidità della mente vuota di un ragazzino”
(I gave myself to sin / I gave myself to Providence / And I’ve been there and back again / The state that I am in / Oh love of mine, would you condescend to help me / I am stupid and blind / Desperation is the Devil’s work, it is the folly of a boy’s empty mind)


4. The Avett Brothers

The Avett Brothers sono nati come banda cult nello scenario indie-folk mondiale. Sono stati accettati come un gruppo fondamentalmente secolare, anche se vari dei loro testi sono chiari sulla loro fede cristiana.

Me and God
“Non dubito del fatto che il Buon Libro sia vero / Quello che è giusto per me può non esserlo per te / Rimarrò dietro in chiesa la domenica / Tutte le persone che soffrono con la paura negli occhi / E ringrazio il Signore per la terra / Come Paolo lo ringrazio per le mie mani / Non so se la mia anima è salva / A volte uso brutte parole quando prego / Il mio Dio ed io non abbiamo bisogno di un intermediario”
(Now I don’t doubt that The Good Book is true / What’s right for me may not be right for you / To church on Sunday I’ll stand beside / All the hurtin’ people with the fear in their eyes / And I thank the Lord for the country land / Just like Paul I thank him for my hands / And I don’t know if my soul is safe / Sometimes I use curse words when I pray / My God and I don’t need a middle man.)

Through My Prayers
“In fondo alla mia mente dove non mi importa di andare / Il dolore di una lezione mi sta facendo sapere / Se hai amore nel cuore mostralo finché puoi / Sì, ora capisco / Ma ora la mia unica possibilità / Di parlare con te è attraverso le mie preghiere / Volevo solo dirti che mi importa”

(Down in my mind where I don’t care to go / The pain of a lesson is letting me know / If you have love in your heart let it show while you can / Yes, now I understand / But now my only chance / To talk to you is through my prayers / I only wanted to tell you I care.)


OFFLINE
3/21/2016 12:15 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

5. Black Sabbath



Sì, proprio loro. Le frequenti accuse di satanismo nei confronti del gruppo guidato da Ozzy Osbourne sono assai ironiche, visto che molte delle sue canzoni ha testi con contenuto cristiano e parla di temere (evitare) il diavolo e l’ira di Dio. Sono temi considerati tabù anche per i pulpiti delle chiese, ma che i Black Sabbath presentano in modo piuttosto diretto e crudo. Può non essere una verità che molti amano sentire, ma è comunque una verità nella prospettiva cristiana.


Black Sabbath
“Grande form nera con occhi infuocati / Che dice alle persone cosa desiderano / Satana è seduto lì, sta ridendo / Osserva le fiamme salire / Oh no, no, Dio aiutami!”
(Big black shape with eyes of fire / Telling people their desire / Satan’s sitting there, he’s smiling / Watches those flames get higher and higher / Oh no, no, please God help me!)

War Pigs
“Ora nell’oscurità il mondo smette di girare / Ceneri dove i corpi bruciano / Nessun maiale politico ha più il potere / La mano di Dio è arrivata / Giorno del giudizio, Dio sta chiamando / In ginocchio i maiali di guerra si trascinano / Implorando pietà per i loro peccati / Satana ridendo apre le sue ali / Oh Signore, sì!”
(Now in darkness world stops turning / Ashes where the bodies burning / No more war pigs have the power / Hand of God has struck the hour / Day of judgment, God is calling / On their knees the war pig’s crawling / Begging mercy for their sins / Satan laughing spreads his wings / Oh Lord, yeah!)

After Forever
“Hai mai pensato alla tua anima – può essere salvata? / O forse pensi che quando morirai rimarrai solo nella tomba / Dio è soltanto un pensiero della tua mente o è parte di te? / Gesù è solo un nome che hai letto in un libro quando eri a scuola? / Quando pensi alla morte perdi la testa o mantieni la calma? / Ti piacerebbe vedere il papa appeso a una corda – lo ritieni un pazzo? / Bene, io ho visto la verità / Sì, ho visto la luce e ho cambiato la strada / Sarò preparato quando sarai solo e spaventato alla fine dei tuoi giorni / Forse hai paura di quello che direbbero i tuoi amici / Se sapessero che credi in Dio / Prima di criticare dovrebbero capire / Che Dio è l’unico modo di amare”

(Have you ever thought about your soul – can it be saved? / Or perhaps you think that when you’re dead you just stay in your grave / Is God just a thought within your head or is He a part of you? / Is Christ just a name that you read in a book when you were at school? / When you think about death do you lose your breath or do you keep your cool? / Would you like to see the Pope on the end of a rope – do you think he’s a fool? / Well, I have seen the truth / Yes, I have seen the light and I’ve changed my ways / And I’ll be prepared when you’re lonely and scared at the end of your days / Could it be you’re afraid of what your friends might say / If they knew you believe in God above / They should realize before they criticize / That God is the only way to love.)


6. Lenny Kravitz

Lenny Kravitz è un cristiano devoto e ha scritto di temi spirituali durante tutta la sua carriera. E non sono solo i suoi testi: ha vissuto anni di celibato come parte della sua fede.

Are You Gonna Go My Way? è cantata nella prospettiva di Gesù:
“Sono nato molto tempo fa / Sono il prescelto, sono l’unico / Sono venuto per salvare / E non me ne andrò finché non avrò terminato / Allora è per questo che devi provare / Devi respirare e divertirti / Anche se non pagato faccio questo gioco / E non smetterò finché non avrò finito / Ma quello che voglio sapere davvero è / Seguirai la mia via?”
(I was born long ago / I am the chosen, I’m the one / I have come to save the day / And I won’t leave until I’m done / So that’s why you’ve got to try / You got to breathe and have some fun / Though I’m not paid I play this game / And I won’t stop until I’m done / But what I really want to know is / Are you gonna go my way?)

Believe
“Il Figlio di Dio è davanti a te / Offrendo grazia eterna / Se la vuoi devi credere / Perché essere liberi è solo uno stato mentale / Un giorno ci lasceremo tutto questo alle spalle / Riponi la tua fede in Dio / E un giorno vedrai / Se vuoi lo avrai”
(The Son of God is in your face / Offering us eternal grace / If you want it you’ve got to believe / ‘Cause being free is just a state of mind / We’ll one day leave this all behind / Just put your faith in God / And one day you’ll see it / If you want it you got it)


OFFLINE
3/21/2016 12:18 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Beyond the 7th Sky
“Sto parlando della luna, delle stelle e del cielo / Sto parlando di te, di Dio e di me / Portiamolo dove si è formata la vita / E nel luogo in cui è nato Gesù Cristo”
(I’m talkin’ ‘bout the moon and stars and sky / I’m talkin’ ‘bout you and God and I / Let’s take it to the place where life was formed / And to the place where Jesus Christ was born.)


7. Kings of Leon

I tre fratelli che formano la band sono figli di un pastore della Chiesa Pentecostale Unita, e anche se la loro musica è in genere secolare la loro formazione cristiana influenza vari dei loro testi.

Lucifer
“Sono andato e ho venduto la mia anima a Gesù / E nessuno sa cosa significa Lui per noi / Sono andato e ho ottenuto per me un po’ di quel fuoco dello spirito / Non c’è niente in questo mondo che mi possa portare più in alto”
(I went and I sold my soul to Jesus / And nobody knows just what he means to us / I went and I got me some of that holy ghost fire / Ain’t nothing in this world that can take me higher)

Crawl
“I rossi, i bianchi e gli abusati / Gli USA crocifissi / Man mano che la loro ipocrisia si dispiega / Oh, l’inferno sta davvero arrivando / Il topo e la mosca / Stanno cercando un alibi / Mentre noi aspettiamo l’ira / Non sono mai andati a Messa la domenica”
(The reds and the whites and abused / The crucified U.S.A. / As their hypocrisy unfolds / Oh Hell is truly on its way / As the rat, and the fly / They’re searching for an alibi / As we await the wrath / They never went to Sunday Mass)


8. Evanescence

Il cofondatore degli Evanescence, Ben Moody, veniva dall’ambiente del rock cristiano, e quindi non dovrebbe sorprendere che molte delle canzoni del gruppo siano direttamente religiose o mostrino temi cristiani. I dischi della band si trovavano la maggior parte delle volte nei negozi cristiani prima di diventare un successo.

Tourniquet
“Sto morendo / Pregando / Sanguinando / Gridando / Sono troppo perduto per essere salvato? / Sono troppo perduto? / Mio Dio! / Mio laccio emostatico / Salvezza, torna da me”
(I’m dying / Praying / Bleeding / Screaming / Am I too lost to be saved? / Am I too lost? / My God! / My tourniquet / Return to me salvation”)

Bring Me To Life
“Come riesci a vedere nei miei occhi, come porte aperte / Portandoti al centro di me / Dove sono diventato così insensibile / Senza un’anima / Il mio spirito dorme in un luogo freddo / Finché tu lo trovi lì e lo riporti a casa / Svegliami, svegliami dentro / Salvami”
(How can you see into my eyes, like open doors / Leading you down into my core / Where I’ve become so numb / Without a soul / My spirit’s sleeping somewhere cold / Until you find it there and lead it back home / Wake me up, wake me up inside / Save me)


9. Black Rebel Motorcycle Club

I Black Rebel Motorcycle Club hanno un nome dovuto alla controcultura degli anni Sessanta, e la loro musica è fortemente influenzata da gruppi come The Velvet Underground e The Jesus and Mary Chain. È facile, quindi, non capire che i loro testi riguardano in qualche modo Gesù e Dio. Bassista e cantante, Robert Levon Been è cresciuto nel rock cristiano, visto che suo padre era il frontman della band cristiana The Call.

White Palms
“Gesù sembra rubare la mia anima / Non mi lascerà mai andare / Gesù mi farà pagare / Non avrei mai dovuto andare via / Voglio andare a casa”
(Jesus seems to steal my soul / He’ll never let me go / Jesus gonna make me pay / Never should’ve run away / I wanna go home)

Salvation
“Allora Gesù ti ha lasciato solo / Sembra che niente sia davvero sacro / Nessuno, nessuno sente la tua chiamata / Cadendo, tutto sta cadendo”
(So Jesus left you lonely / Feel’s like nothin’s really holy / No one, no one hears your calling / Falling, everything is falling)

Grind My Bones
“Gesù, permettimi di parlarti / Sto correndo verso il tuo paradiso / Non mi senti arrivare? / E la luce brillante si sta spegnendo / Il predicatore mi dice: “Ragazzo, ho dovuto pagare per parlare” / Mio Signore, vieni a prendermi / Parlano per colpire / E io non riesco a crederci / E non ho mai visto un altro Signore / Egli distrugge le mie ossa per salvarmi l’anima / No, non ho mai visto un altro Signore”
(Jesus, let me tell you son / I’m running to your heaven / Can’t you hear me coming? / And the bright light’s been fading off / The preacher tell me, “Son, I got to pay to talk” / Sweet Lord, come carry me / They fail to impress / And I can’t believe / And I ain’t never seen no other Lord / He grind my bones to save my soul / No, I ain’t never seen no other Lord)


OFFLINE
3/21/2016 12:21 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

10. Sufjan Stevens



Stevens è noto per la sua musica indie, ma è sempre stato esplicito sul suo cristianesimo, e i suoi testi risentono della sua fede.


Seven Swans
“Ho visto un segno nel cielo / Sette trombe, sette trombe, sette trombe / Ho sentito una voce nella mia mente: / Io sono il Signore, io sono il Signore, io sono il Signore / Si prenderà cura di te / Se corri, ti inseguirà / Perché lui è il Signore”
(I saw a sign in the sky / Seven horns, seven horns, seven horns / I heard a voice in my mind: / I am Lord, I am Lord, I am Lord / He will take you / If you run, He will chase you / ‘Cause he is the Lord)

Ah Holy Jesus
“Per me, buon Gesù, è stata la tua incarnazione / La tua tristezza mortale e la tua offerta di vita / La tua morte d’angoscia e la tua amara passione / Per la mia salvezza”
(For me, kind Jesus, was thy incarnation / Thine mortal sorrow and thy life’s oblation / Thy death of anguish and thy bitter passion /
For my salvation.)


The Transfiguration
“Quello che ha detto loro / La voce di Dio: il figlio amato / Pensate a quello che vi dice, pensate quello che sta per arrivare / La profezia è stata messa a morte / È stata messa a morte, e così sarà per il Figlio / E mantenete la vostra parola, camuffate la visione fin quando non arriva il momento”
(What he said to them / The voice of God: the most beloved son / Consider what he says to you, consider what’s to come / The prophecy was put to death / Was put to death, and so will the Son / And keep your word, disguise the vision till the time has come.)

11. The Civil Wars

Joy Williams ha iniziato come cantante pop cristiana, ma si è allontata dalla musica notoriamente religiosa come parte del duo country-folk The Civil Wars. Pur cantando canzoni essenzialmente secolari sull’amore, inserisce nei suoi testi riferimenti alla fede e icone del cristianesimo.

20 Years
“Se significa che aspetterò vent’anni / E altri venti / Pregherò per la redenzione / E per il tuo biglietto sotto la mia porta”
(If it means I’ll be waiting twenty years / And twenty more / I’ll be praying for redemption / And your note underneath my door)

C’est la Mort
“Camminiamo sulla strada che non ha fine / Spiare dove vanno solo gli angeli / Paradiso o inferno o qualche posto lì in mezzo / Fai una promessa e portami con te”
(Let’s walk on the road that has no end / Steal away where only angels tread / Heaven or hell or somewhere in between / Cross your heart and take me with you)

Kingdom Come
“Corri, corri, corri e nasconditi / In qualche luogo in cui nessun altro ti possa trovare / Alberi alti che piegano i propri rami mostrando dove andare / Dove sarai ancora da solo”
(“Run, run, run and hide / Somewhere no one else can find / Tall trees bend their limb pointing where to go / Where you will still be all alone”)


OFFLINE
3/24/2016 11:37 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote


DIO E' QUI CON NOI

Our Lord and God we hung upon a tree. He shed His blood to set the captives free

Tutti conoscono la worship band australiana Hillsong, ma forse non avete sentito parlare di quest’altro gruppo di adorazione australiano: gli Emmanuel Worship, una band cattolica che viene da Brisbane.

Emmanuel significa “Dio con noi”. E questa è la loro missione: portare le persone a conoscere e sperimentare la presenza di Dio attraverso la loro musica. È semplice, ma potente.

Il video della canzone “Dio è qui” centra in pieno la missione degli Emmanuel worship. Unisce i temi della comunione, della missione e della giustizia sociale. È una canzone di adorazione e unendo le immagini dell’Eucarestia e del servizio, ci ricorda che vedere il volto di Cristo nell’Eucaristia dovrebbe portarci e guidarci a riconoscere il Suo volto nel povero. 

Per conoscere di più gli Emmanuel Worship e per acquistare i loro CD e spartiti, visitate il loro sito web.

Libby Reichert

Laura Oig


Curiosità: Emmanuel significa "Dio con noi". Come il loro nome, la musica degli Emmanuel Worship basa tutto sul proclamare al mondo "Non siete soli! Attraverso Gesù Dio è venuto a stare con noi". Con la loro adorazione vogliono che le persone conoscano e sperimentano la presenza del Dio vivente.


Sito webemmanuelworship.com

OFFLINE
4/2/2016 10:54 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Bob Marley ed Andy Warhol,
due talenti toccati dalla Luce della conversione

marley warholE’ una Leggenda. Parliamo di Bob Marley (1945-1981), un genio della musica. È cool, così com’è coolparlare di lui. Insomma tutto, di lui, fa tendenza. Eppure, pochi sanno che una tale icona mondiale, simbolo per milioni di persone (oltre che marchio a uso e consumo di chi voglia sentirsi alternativo e politicamente corretto), ad un certo punto della sua vita si è convertito.

Marley era cristiano, e non perché fosse stato cresciuto così e quindi per abitudine acquisita, ma per sua propria scelta. Robert Nesta Marley, detto Bob, è nato a Nine Mile in Giamaica il 6 febbraio 1945, figlio di padre bianco e ragazza nera. Ha trasformato il proprio essere emarginato in forza per divenire un leader spirituale, un simbolo d’orgoglio per la Giamaica, la prima popstar del terzo mondo, oltre che il primo grande diffusore del reggae: su questo genere ha avuto la stessa portata dei Beatles sul pop. Scegliendo di sfruttare la capacità trascendente propria del concerto musicale per il bene e non per il male, Marley ha reso la sua arte un modo per trasmettere un messaggio universale di pace e fratellanza.

La storia della sua conversione però non è un inedito: è nota dal 25 novembre 1984, tre anni e mezzo dopo la sua morte. A parlarne sul “Gleaner’s Sunday Magazine” fu Abunda Yesehaq, missionario ortodosso etiope arrivato in Giamaica negli anni ’60 e amico di Marley, oltre che strumento della sua conversione. Marley divenne ortodosso e si fece battezzare col nome di Berhane Selassie (“la Luce della Trinità”). «Aveva il desiderio di essere battezzato da tempo», ha raccontato il missionario, amico di Marley. «Ma c’erano persone a lui vicine che lo hanno controllato e lo trattenevano. Ma è venuto in chiesa regolarmente. Mi ricordo che una volta mentre stavo celebrando la Messa, ho guardato Bob e le lacrime gli rigavano il volto». Ne abbiamo parlato su UCCR in un articolo del 2011.

 

Un’altra Leggenda dalla luminosa e sorprendente fede cattolica è Andy Warhol (1928-1987). Aleteia e IlSussidiario hanno svelato aspetti sbalorditivi della vita di un artista associato (anche a causa di lui medesimo) agli eccessi del glamour, della ricchezza e della mondanità. Sospettato di un’omosessualità non provata, egli stesso si circondava di omosessuali, transgender e altri artisti eccentrici, ma chi gli è stato vicino sostiene sia rimasto vergine fino alla morte, celibe e senza eccessi nel suo stile di vita. Padrino e mentore di una rock band trasgressiva, i Velvet Underground (il cui leader Lou Reed, guarda caso, si convertirà al cattolicesimo anni dopo), Andy Warhol, di famiglia cecoslovacca, era un cattolico di rito ruteno, ossia un rito orientale in comunione con Roma.

Era dedito tanto alla filantropia quanto alla pietà personale: oltre alla beneficenza praticata in segreto, in cui dedicava un po’ del suo tempo alla mensa servendo i poveri, andava quasi ogni giorno alla chiesa di San Vincenzo Ferrer nell’Upper East Side di Manhattan, per accendere un cero e pregare un quarto d’ora o per la messa, anche se sedeva vicino l’uscita per evitare di essere notato e, a causa di questa sua paura, spesso perdeva la Comunione. Accanto al letto, sul comodino, Andy aveva una chiesetta di gesso con un crocifisso e un libro di preghiere logoro. Sotto la maglietta bianca indossava una catenina con una croce, e in tasca portava un rosario. Inoltre, ed è forse l’opera di cui è andato più fiero in assoluto, ha pagato gli studi in seminario del nipote divenuto poi sacerdote. Sappiamo che Andy non ha mai fatto pubblici discorsi di fede, eppure lo storico dell’arte John Richardson, all’elogio funebre, assicurò che l’Artista sapeva essere un evangelizzatore efficace e contribuì ad “almeno una conversione”. Non mi stupirei se, dalla Casa del Padre, abbia vegliato anche sulla conversione di Lou Reed.

Cosa potremmo ritrovare, della spiritualità così intima di Andy Warhol, nelle sue opere? Un grande, eccelso merito, che la storia gli ha già riconosciuto e consegnato per sempre: ci ha mostrato noi stessi. Nel pieno del XX Secolo, èra di ossessioni e nevrosi, èra di euforie e depressioni, èra di conquiste ed ebbrezze, l’Artista così schivo e riservato ci ha mostrato da cosa eravamo avvinti ancor prima che lo fossimo davvero, ancor prima che gli ultimi scorci del Secolo XX e i primi del XXI fossero saturi di quel misto di delirio di onnipotenza e mania di grandezza che la fama dà. Ci ha vaticinato che a tutti, prima o poi, spetta un quarto d’ora di celebrità, profetizzando che tutti, prima o poi, questo quarto d’ora lo avremmo cercato.

 

Bob Marley ed Andy Warhol due talenti toccati dalla Luce, quindi. Marley in età adulta e Warhol dalla giovinezza probabilmente, ma entrambi due icone di un Secolo sofferto e travagliato, entrambi sfiorati da quella Luce che, essa sola, può dare senso e significato a tutti i nostri sforzi, senso e significato a tutto ciò che noi cerchiamo di dare al mondo, sia che siamo artisti oppure no.

Claudio S. Gnoffo


OFFLINE
5/5/2016 6:38 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Maurizio Fratamico, intervista esclusiva al fondatore del JoyMix team:
i giovani, la musica, il volontariato

 

Copertina del CD "Fondamentalmente"

 

Maurizio Fratamico in concerto

INTERVISTA a MAURIZIO FRATAMICO –

Siamo veramente lieti oggi di ospitare a Direttanews Maurizio Fratamico: art director, show man, compositore, fondatore del JoyMix team ma, soprattutto, una persona che ha fatto dell’aiuto al disagio giovanile una missione di vita.

1)      Buongiorno Sig. Fratamico: perché ha deciso, ad un certo punto del suo percorso umano e professionale, di dedicare la sua vita ai ragazzi che si trovano in situazioni di disagio?

Approfitto innanzitutto per ringraziarvi di questa possibilità che mi date per raccontare a tanti  ciò che è successo e che ha cambiato la mia vita. Per molti anni ho lavorato come animatore di villaggi turistici, in giro per il mondo. Mi sono trovato a svolgere questa professione in un ambiente a prima vista sicuramente affascinante, nel quale godevo di paesaggi da cartolina e frequentavo persone dal tenore di vita elevato. Con il tempo, però, mi sono reso conto che mi mancava qualcosa. I piaceri di quel tipo di vita servivano a stordire la mente, più che a stimolarla! Mi impedivano di riflettere sul significato profondo delle cose che facevo e delle esperienze che vivevo.

In un momento difficile della mia vita, quando non riuscivo più a capire cosa fare e vivevo una forte solitudine, ho scelto di confidare e investire in un’opportunità che mi è stata offerta. All’epoca avevo 27 anni. Ho trascorso quindi un periodo della mia vita all’interno di una Associazione Onlus di volontariato  di cui mi avevano parlato. Lì ho riscoperto il vero significato dell’ Amore e ho iniziato un percorso di crescita umana e personale, mettendo a disposizione le mie capacità in campo artistico. Ho capito che, anche attraverso la mia testimonianza di vita, avrei potuto aiutare tanti altri giovani che si imbattono nella mia stessa esperienza di difficoltà. Così ho deciso di dedicarmi ai ragazzi che si trovano in situazioni di disagio. Oggi, dopo un bel “cammino”, posso affermare con serenità che è un impegno che dà una grande soddisfazione. Non si tratta solo di intrattenimento. Nei nostri spettacoli cerchiamo sempre di puntare l’attenzione sui contenuti, trattando temi e problematiche che fanno parte dell’esperienza quotidiana dei giovani a cui ci rivolgiamo.


OFFLINE
8/26/2016 11:19 AM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

<header class="entry-header">

Atleti olimpici che non hanno avuto paura di mostrare la loro fede


È stata una piacevole sorpresa vedere così tanti atleti dare testimonianza dei loro forti valori cristiani. Eccone alcuni



</header>
Jamaica's Usain Bolt celebrates after he won the Men's 100m Final during the athletics event at the Rio 2016 Olympic Games at the Olympic Stadium in Rio de Janeiro on August 14, 2016.   / AFP PHOTO / FRANCK FIFE

AFP PHOTO / FRANCK FIFE





Ogni quattro anni, gli atleti che partecipano alle Olimpiadi hanno un’opportunità unica di ispirare il mondo con la loro forza fisica, con i loro movimenti coordinati e con la loro resistenza mentale. Quest’anno molti atleti hanno aggiunto un’altra qualità: la loro forte fede cristiana.


Ci sono stati articoli e interviste incentrati sulla sfera religiosa degli atleti, ma la cosa che mi ha sorpreso di più è che molti di loro hanno parlato e dato testimonianza persino nella televisione nazionale.


Hanno lavorato duramente per disciplinare i propri corpi con lo scopo di ricevere una medaglia d’oro. Ma non hanno trascurato le loro anime, che hanno anzi continuato a nutrire spiritualmente.


Ecco dieci atleti che quest’anno hanno preso posizione sulla loro fede e che non hanno avuto paura di darne testimonianza di fronte agli altri.



RIO DE JANEIRO, BRASILE - 8 agosto: Le medaglie d'argento David Boudia e Steele Johnson (USA) posano durante la cerimonia di consegna delle medaglie per la Piattaforma 10m sincro maschile, durante il 3° giorno dei Giochi Olimpici Rio 2016 presso il Maria Lenk Aquatics Centre. (Foto di Laurence Griffiths/Getty Images)
RIO DE JANEIRO, BRASILE – 8 agosto: Le medaglie d’argento David Boudia e Steele Johnson (USA) posano durante la cerimonia di consegna delle medaglie per la piattaforma 10m sincro maschile, durante il 3° giorno dei Giochi Olimpici Rio 2016 presso il Maria Lenk Aquatics Centre. (Foto di Laurence Griffiths/Getty Images)

David Boudia e Steele Johnson – Dopo aver vinto una medaglia d’argento nella piattaforma 10m sincro maschile, hanno dichiarato in un’intervista: “C’era molta pressione. L’ho percepita… è stata come una crisi di identità. Quando la mia mente è rivolta ai tuffi, e penso che è questo ciò che mi identifica, impazzisco. Ma sappiamo entrambi che la nostra identità è in Cristo, e siamo grati per questa opportunità di poter fare tuffi davanti al Brasile e agli Stati Uniti. È stato un momento elettrizzante per noi”. Boudia raccontato il suo percorso di fede nel libro “Greater Than Gold: From Olympic Heartbreak to Ultimate Redemption.”





Simone Manuel prende parte alle semifinali dei 50m stile libero femminile presso l'Olympic Aquatics Stadium di Rio de Janeiro, il 12 agosto 2016. / AFP PHOTO / GABRIEL BOUYS
Simone Manuel prende parte alle semifinali dei 50m stile libero femminile presso l’Olympic Aquatics Stadium di Rio de Janeiro, il 12 agosto 2016. / AFP PHOTO / GABRIEL BOUYS

Simone Manuel – Immediatamente dopo l’estenuante gara dei 50m stile libero femminile, Manuel è stata intervistata dalla NBC e, trattenendo a stento le lacrime, ha detto: “Tutto quello che posso dire è ‘Tutta la gloria sia a Dio’. È stato un viaggio lunghissimo, in questi ultimi quattro anni… e mi sento davvero benedetta per questa medaglia d’oro”. Manuel non ha paura di condividere la sua fede cristiana anche sui social media, citando “Filippesi 4:13” nelle bio su Twitter e Instagram e scrivendo ai suoi follower: “Tutta la gloria sia a Dio! Non è Lui meraviglioso? Sono estremamente benedetta”.





OFFLINE
8/26/2016 11:22 AM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

RIO DE JANEIRO, BRASILE, 18 agosto 2016. Brianna Rollins ha vinto i 100m ostacoli femminile, guidando la tripletta USA davanti alle connazionali Nia Ali e Kristi Castlin. Angelos Zymaras / AZSPORTSIMAGES / SOOC
RIO DE JANEIRO, BRASILE, 18 agosto 2016. Brianna Rollins ha vinto i 100m ostacoli femminile, guidando la tripletta USA davanti alle connazionali Nia Ali e Kristi Castlin. Angelos Zymaras / AZSPORTSIMAGES / SOOC

Brianna Rollins – Dopo la vittoria totale degli USA nei 100 m ostacoli femminile, la Rollins ha detto ai giornalisti della NBC: “Non ho fatto altro che mettere Dio al primo posto e ho continuato a lasciare che Lui mi guidasse nelle gare… Questa mattina ci siamo messe in cerchio e abbiamo pregato. Abbiamo semplicemente permesso alla Sua presenza di venire tra di noi… affinché ci aiutasse, per poter continuare a glorificare Lui e a fare del nostro meglio. Ed è quello che abbiamo fatto”. Il suo profilo Twitter riflette questa forte spiritualità. Che lei commenta così: “Voglio superare i record mondiali e vincere medaglie d’oro, ma voglio anche essere conosciuta come l’atleta che ha glorificato Dio per raggiungere il suo pieno potenziale”.





Il jamaicano Usain Bolt punta il dito al cielo durante la semifinale dei 200m maschile, presso l'Olympic Stadium di Rio de Janeiro il 17 agosto 2016. / AFP PHOTO / FRANCK FIFE
Il jamaicano Usain Bolt punta il dito al cielo durante la semifinale dei 200m maschile, presso l’Olympic Stadium di Rio de Janeiro il 17 agosto 2016. / AFP PHOTO / FRANCK FIFE

Usain Bolt – Conosciuto come “l’uomo più veloce del mondo”, Bolt mostra la sua fede più con i gesti che con le parole. Fa regolarmente il segno della Croce prima di ogni competizione, e si è detto fiero di indossare una Medaglia Miracolosa al collo. Inoltre, come riportato da Catholic News Agency, il “Vaticano ha invitato Usain Bolt a conferenze sulla libertà religiosa”. L’articolo prosegue così: “In quanto cattolico, Bolt è conosciuto per fare il segno della Croce prima di ogni corsa. Il suo secondo nome è Leo, da San Leone Magno”.





La reazione di Abbey D'agostino (USA) dopo aver gareggiato nei 500m femminili il 16 agosto 2016. / AFP PHOTO / PEDRO UGARTE
La reazione di Abbey D’agostino (USA) dopo aver gareggiato nei 500m femminili il 16 agosto 2016. / AFP PHOTO / PEDRO UGARTE

Abbey D’Agostino – Dopo essere inciampata su un’atleta rivale durante la gara di 5000 metri femminili, la statunitense Abbey D’Agostino si è girata ed ha aiutato l’avversaria ad alzarsi e proseguire la gara. Ha detto a riguardo: “In quegli attimi ho agito d’istinto, ma l’unico modo con cui posso razionalizzare quanto successo è che Dio ha preparato il mio cuore a reagire in quel modo… Per tutto il tempo mi ha mostrato che la mia esperienza qui a Rio sarebbe stata qualcosa di più di una semplice performance atletica… e appena Nikki si è alzata, ho capito che era quello il caso”.




OFFLINE
8/26/2016 11:24 AM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Missy Franklin (USA), durante una conferenza stampa del suo team prima delle Olimpiadi di Rio. Photo: Michael Kappeler/dpa
Missy Franklin (USA), durante una conferenza stampa del suo team prima delle Olimpiadi di Rio. Photo: Michael Kappeler/dpa

Missy Franklin – Nonostante le sue deludenti olimpiadi, la fede di Franklin l’ha aiutata a vedere il lato positivo delle cose. Ai giornalisti aveva parlato della sua fede, dicendo: “La mia esperienza nella Regis Jesuit ha avuto un forte impatto nella mia vita spirituale, in così tanti modi. Sono protestante, ma sto considerando di convertirmi al cattolicesimo… Quando ho iniziato a frequentare il liceo Regis Jesuit la fede non era un aspetto fondamentale della mia vita. Ma seguendo i primi corsi di teologia, andando a Messa e partecipando ai primi ritiri, ho cominciato a rendermi conto dell’importanza di Dio nella mia vita e di quanti lo ami e abbia bisogno di Lui”.





Katie Ledecky (USA) celebra la vittoria nella finale degli 800m stile libero femminile. Alexander Vilf/Sputnik
Katie Ledecky (USA) celebra la vittoria nella finale degli 800m stile libero femminile. Alexander Vilf/Sputnik

Katie Ledecky – Regina in piscina, Ledecky ha vinto cinque medaglie a Rio, tra cui quattro d’oro. Prima di andare a Rio ha detto ai giornalisti di pregare prima di ogni gara: “Dico sempre una preghiera o due prima di ogni gara. L’Ave Maria è una preghiera meravigliosa e mi dà calma”. Attribuisce alla sua educazione cattolica i suoi successi, sia nella piscina che nella vita.



OFFLINE
9/11/2016 11:01 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote


Il capitano della nazionale brasiliana, dopo l'oro alle Olimpiadi,
ha indossato una fascia per esprimere la sua fede in Cristo


neymar-100-jesus

Neymar, il campione della nazionale brasiliana di calcio è tornato a indossare una fascia con una dedica a Gesù. Lo ha fatto dopo la vittoria della medaglia d’oro alle Olimpiadi in Brasile, dopo le polemiche del gennaio scorso, quando la Fifa oscurò la scritta dedicata a Gesù nelle foto scattate in occasione della consegna del Pallone d’oro (Today.it, 21 agosto).

LE DITA AL CIELO

Questa volta, nella foto postata sul suo profilo Instagram, l’asso brasiliano ha cinto la sua fronte con la stessa fascia, per ribadire la sua profonda religiosità (è un Atleta di Cristo, cristiano evangelico), ringraziando il cielo per il titolo vinto, accompagnando l’immagine con la frase: “toda honra e toda glória” (ogni onore e ogni gloria)

LA FASCIA IN CHAMPIONS

Anche in occasione della finale di Champions League, la massima competizione calcistica in Europa, che a giugno 2016 ha visto trionfare il suo Barcellona, il campione brasiliano sfoderò senza “intoppi” il suo attaccamento alla figura di Gesù. Durante la premiazione e gli usuali festeggiamenti ha indossato sulla fronte una striscia con la scritta: “100% JESUS”.

LA GAFFE FIFA

Immagini che in parte cancellano la grave censura della Fifa a gennaio 2016 (Sport Mediaset, 16 gennaio 2015) quando durante l’assegnazione del Pallone del D’Oro, fu mandato in onda un video in cui il brasiliano – come sempre in questi casi – aveva una vistosa fascia sulla fronte con la scritta “100% JESUS”. Ma gli spettatori di tutto il mondo nella clip della Fifa hanno visto un’altra immagine, ovvero una fascia bianca senza alcuna scritta, abilmente cancellata con un programma di grafica professionale.

C_29_articolo_1086912_lstParagrafi_paragrafo_0_upiImgParFull (1)

CIO ALLA RISCOSSA

Tuttavia, come riportato nel giornale brasiliano “O Estado de S. Paulo”, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) starebbe considerando l’ipotesi di inviare una lettera di protesta alla Nazionale brasiliana che ha partecipato a Rio 2016 proprio per il gesto di Neymar.

Il regolamento del CIO impedisce, negli eventi organizzati dal Comitato stesso, ogni manifestazione di tipo religioso, commerciale o politico. In questo caso specifico le autorità hanno interpretato la fascia come un ornamento personale di Neymar e non dovrebbero esserci sanzioni. Quello del CIO sarebbe dunque un “richiamo educativo” per esortare ad evitare tali gesti in futuro.

Il Comitato Olimpico Internazionale, all’inizio dei Giochi di Rio, ha vietato anche esternazioni di tipo politico. Uno spettatore è stato cacciato dagli spalti durante la gara di tiro con l’arco perché portava un cartello con la frase “Fuori Temer” (in riferimento all’attuale presidente del Brasile). Le autorità hanno tuttavia poi deciso di lasciar correre, sostenendo che queste manifestazioni facciano parte del l’esercizio della libertà di espressione.

A tal proposito, il sacerdote cattolico Augusto Bezerraha commentato scherzosamente su Facebook:

“Che dire sulla protesta del CIO in merito alla fascia di Neymar che dice ‘100% Jesus’… Il CIO ci prova, ma è Gesù a vincere. Non capiscono ancora che Gesù è l’unico rimasto imbattuto in tutta la Storia. È Lui il vero vincitore. Ha fatto un ‘ippon’ al diavolo, poi una goleada all’inferno, ha saltato gli ostacoli della schiavitù e ci ha salvati, gettando nell’oblio il peso del peccato. No, non ha nuotato, ma ha camminato sulle acque. E ha vinto la gara che nessuno è mai riuscito a vincere: quella contro la morte. E vive, da allora, imbattuto! L’oro è di Cristo! “.


OFFLINE
1/16/2017 7:29 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

L’ex calciatore del Manchester United diventa frate domenicano



Il centrocampista Philip Mulryne ha condiviso maglia e spogliatoio con le stelle del Machester United: David Beckham, Ryan Gigg, Nicky Butt, Paul Scholes, Andy Cole e Ole Gunnar Solskjaer. Oggi, invece, condivide il saio con san Domenico di Guzmán, fondatore dell’ordine dei Domenicani.


Nordirlandese, ha debuttato in Nazionale l’11 febbraio 1997 (segnando un gol) e nei Red Devils il 14 ottobre 1997. Nel 1999 è passato al Norwich City, contribuendo a portare il club inglese in Premier League nel 2004. Si è infine ritirato nel 2008, tornando a Belfast.


Ma proprio lì, nel Nord Irlanda, l’inaspettato incontro con mons. Noel Treanor, vescovo della diocesi di Down e Connor, che diventa suo confidente e confessore, coinvolgendosi in attività caritatevoli. E’ qui che Mulryne sente la chiamata alla vocazione: dopo 4 anni di studio (filosofia e teologia) nel Pontificio Collegio Irlandese, il 29 ottobre 2016 è stato ordinato diacono dall’arcivescovo di Dublino e nel 2017 riceverà l’ordinazione sacerdotale, divenendo frate domenicano.


«Oggi sono molto più sereno rispetto a quando giocavo»ha dichiarato. L’ex calciatore Paul McVeigh, suo amico, ha rivelato«Con mio grande stupore, e molto probabilmente quello di tutto il mondo calcistico, Phil ha deciso di allenarsi per diventare un prete cattolico. Sono ancora in contatto con lui e sapevo che stava trasformando la sua vita, dedicandosi alla beneficenza e aiutando i senza tetto. Eppure è stato uno shock completo sentire che aveva scelto questa come sua vocazione. Sono venuto ad incontrarlo a Roma e l’ho trovato davvero molto contento».


Campi prestigiosi, fama mediatica, stipendi faraonici, auto di lusso e tante donne: lo stereotipo della vita da sogno del calciatore. Eppure, evidentemente, nulla di ciò che può offrire il “mondo” riesce davvero a soddisfare l’animo umano, che è misteriosamente in costante ricerca dell’Infinito. La storia di padre Philip insegna.



OFFLINE
3/23/2017 11:10 AM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote







 





Il cantautore ci parla della sua devozione a Maria, “incontrata” a trent’anni


«Ma Dio cosa vuole che faccia della mia vita?» è la domanda che si pone Giacomo Celentano, figlio di Adriano e Claudia Mori, quando un giorno, senza sapere perché, è assalito da un malessere inspiegabile, un affanno al petto che non lo lascia respirare. Eppure ha tutto: amici, successo, soldi, una ragazza.


Nel suo ultimo libro: “I tempi di Maria” (Itaca edizioni), il cantautore Giacomo Celentano, racconta di sé, della sua vita, della famiglia, tutto attraverso la lente della fede. Il testo è un inno di lode a Dio e soprattutto alla Madonna, che l’autore “incontra” all’età di trent’anni.



«Ho avuto modo di scoprire la mia Madre Celeste tardi, solo da adulto, all’età di trent’anni. Un giorno un mio carissimo amico, Roberto Bignoli, cantautore di musica cristiana, mi disse: «Giacomo, perché non vai a Schio, nel Veneto; lì, in un paesino che si chiama San Martino, appare la Madonna». Non me lo sono fatto ripetere due volte e sono partito subito, anzi ci siamo andati tutti insieme: io, Roberto, Katia – allora eravamo ancora fidanzati – e Paolo. È un posto straordinario (…) Arrivato lì ho respirato subito un’aria diversa, di pace, poi ho ricevuto quasi immediatamente un segno: in certi luoghi, come vicino alla fontana che si trova a metà strada lungo la Via Crucis, ho sentito un profumo soave di rose, che secondo le persone del posto è uno dei segnali più frequenti che la Madonna manda ai pellegrini».



AVERE TUTTO MA ESSERE INFELICI


Facciamo un passo indietro. È il 1990 e la vita procede in maniera splendida, Giacomo è il classico “figlio di papà”, ricco di tutto ma privo dell’unica cosa che può renderlo felice sul serio: Dio.



«In quel periodo avevo tutto: soldi, giovinezza, la fidanzata, gli amici, la mia famiglia d’origine, la macchina, la notte andavo a ballare in discoteca; insomma, ero il classico figlio di papà. Una cosa mi mancava, ma non ci facevo minimamente caso perché ero troppo preso da me stesso: Dio. Fatto sta che una sera di settembre, mentre stavo per andare a dormire, di punto in bianco mi sentii male: mi si dimezzò, forse anche di più, la capacità toracica con una conseguente insufficienza respiratoria. Nel cuore del¬la notte capii che era successo qualcosa di grave dentro di me, ma non sapevo cosa. Passai quella notte in bianco, con i pensieri che si affollavano nella mente; era la mia prima notte da malato. (…)La mia malattia portò scompiglio in famiglia, tanto che i miei genitori mi portarono subito a fare delle visite, che però, cosa strana, non riscontrarono nessuna anomalia nei polmoni. Fisicamente ero sano, ma di fatto respiravo come un vecchio di novant’anni. In pochi mesi persi quasi tutto: gli amici, la fidanzata, il lavoro; la mia stessa famiglia faceva fatica a comprendermi, tant’è che mi ritrovai da solo con la mia malattia. Cos’era successo?



DAL BUIO DELLA DEPRESSIONE SI RIACCENDE LA FEDE


La malattia azzera tutto e in poco tempo Giacomo perde ogni cosa… o quasi. Perché è in quel deserto, in quella “terra bruciata” intorno a lui, che il Signore vuole incontrarlo, farsi riconoscere come Padre e abbracciare suo figlio.



«Dio, da Padre amorevole e premuroso, aveva permesso quella malattia perché sapeva che solo così, avendo fatto terra bruciata attorno a me, io, come suo figliol prodigo, potevo rivolgermi di nuovo a Lui, pregarlo e cercarlo. E così avvenne».



Sono setti anni di preghiera, di forte riavvicinamento alla Chiesa e ai sacramenti. L’autore racconta che arriva perfino a pensare che il sacerdozio sia la sua strada, perché prova una pace e un benessere grande quando è vicino al Signore. Ma “in realtà, la mia non era tanto una vocazione, quanto la smania di rifugiarmi in un posto nasco¬sto dal mondo e quindi di ripiegarmi su me stesso”.


«HO INCONTRATO GESÙ NEGLI OCCHI PROFONDI DI MIA MOGLIE KATIA»


Nel 1997 Giacomo conosce Katia, anche lei credente, che lo avvicina al culto della Divina Misericordia di Santa Faustina Kowalska. Nel 2002 si sposano e nel 2004 diventano genitori di Samuele.



«Mi diceva che Gesù mi amava e che mi avrebbe guarito completamente, che sarei tornato a cantare. Tutte cose che si sono avverate. (…) ringrazio il Signore per avermi donato questa famiglia che, pur con i suoi limiti e peccati, cerca nel quotidiano di vivere il Vangelo. Io, da parte mia, posso dire di avere incontrato Gesù negli occhi profondi di mia moglie Katia, e che il mio incontro con il Signore si può riassumere nella parabola della pecorella smarrita. Ossia Gesù nel mio momento di massimo smarrimento e di buio è venuto a cercarmi, mi ha trovato, e io mi sono lasciato trovare; mi ha caricato sulle sue spalle, ha curato con il suo amore la mia anima e il mio corpo e mi ha ricondotto all’ovile, che è la sua santa Chiesa. Gesù è il vero medico del corpo e dell’anima».



 




Sono pagine piene di vita e di preghiera, di pellegrinaggi (molto bello e intenso il racconto su Medjugorie) e di testimonianze che, come recita il titolo, parlano dei tempi di Maria, della sua materna protezione in questo nostro mondo secolarizzato, in piena crisi spirituale, dove la famiglia è attaccata, i giovani e i bambini sono confusi da false teorie che vogliono minare la loro libertà e bellezza, dove i desideri vengono trasformati in diritti e gli uomini in acquirenti o prodotti da consumare. Per questo Giacomo Celentano ci indica Maria, ci invita ad ascoltare i suoi messaggi di Regina della Pace, e a pregare il rosario in famiglia, perché come diceva Madre Teresa “una famiglia che prega unita resta unita”.


Nella presentazione monsignor Giovanni D’Ercole ben sottolinea questi aspetti:



«Nelle pagine che seguono (…)vi è il richiamo alle grandi apparizioni del secolo scorso e ai fenomeni legati con la spirituali¬tà mariana di questi anni. Non uno studio scientifico, ma una raccolta di documentazioni e riflessioni, pensieri spirituali e preghiere, esperienze e considerazioni che narrano questi nostri tempi, Tempi di Maria, segnati in maniera straordinaria dalla presenza vigile della Regina della pace, Madre della misericordia».



Il professor Giuseppe Noia autore della prefazione coglie l’aspetto più profondo del libro di Giacomo Celentano: la testimonianza dell’amore di Dio e dello sguardo della Vergine Maria, Madre tenera di ogni uomo che ci mostra la Misericordia del Figlio.



«(…) Ciò che ha ricevuto, Giacomo lo vuole condividere, lo vuole spezzare con quante più persone possibili, attraverso la testimonianza della sua conversione e di alcune tenerezze che Dio gli ha fatto: la mano sulla spalla per tre volte, il profumo di rose in momenti particolari, la pace del cuore. Egli si ingegna, quindi, a proporre una modalità di serenità e di pace perché ha ricevuto la grazia di rilanciare, con passione, i grandi messaggi di san Luigi Grignon de Monfort. Ci invita a non sprecare questo tempo di grazia in cui la Madonna, da trentacinque anni, appare per consegnare il messaggio della potenza della preghiera che, con l’ascolto docile ai Suoi ammonimenti, fa conoscere la bellezza della vita nascosta insieme a Gesù. Come ogni mamma terrena sembra apparentemente ripetere le stesse cose ma ciò che dice la Santa Vergine, per chi le accoglie, nel profondo della propria anima, le Sue parole sono sempre nuove e attuali e ci guidano come la stella che ha guidato i Magi, per essere anche noi stelle per gli altri e indirizzare le nostre esistenze verso il centro della storia e del tempo: Gesù Cristo Benedetto, il Tenero e Misericordioso Dio incarnato e morto per noi».




OFFLINE
4/7/2017 12:58 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Giusy Buscemi:
«L’amore di Dio esiste, e io l’ho trovato»

La giovane attrice siciliana racconta il suo cammino di fede, dal catechismo in parrocchia ai pellegrinaggi con il fidanzato... E ai suoi coetanei dice: «Fate entrare il Signore nella vostra vita. A tutto il resto penserà lui»

Di Agnese Pellegrini

Occhi smeraldo, magnetici, e una massa di boccoli dorati, una carriera nelle serie televisive più seguite e una fama da modella. Ventiquattro anni tra pochi giorni, Giusy Buscemi è una delle attrici più amate dal pubblico e quasi non ti aspetti di sentirla ragionare di fede, snocciolando con decisione, e assoluta naturalezza, i valori in cui crede, i santi che ama, le preghiere che recita. «Non ne parlo spesso in pubblico, perché non voglio che la mia fede venga strumentalizzata», dice. «Tuttavia, non la nascondo e, se qualcuno mi fa delle domande sul mio essere cristiana, rispondo ben volentieri».

 CON I PIEDI PER TERRA

Giusy ha calamitato milioni di spettatori con il suo fare gentile, un mix di dolcezza e tenacia. È stata incoronata la più bella d’Italia e oggi è una delle regine del piccolo schermo. Tuttavia, mantiene i piedi per terra e, tra i ricordi più belli che custodisce degli anni vissuti in Sicilia, prima del successo, ci sono gli incontri di catechismo«Insegnavo ai bambini che si preparavano a ricevere la prima Comunione», ricorda. «Provengo da una famiglia cattolica, che mi ha trasmesso la fede. Io, a mia volta, ho frequentato il catechismo fino alla Cresima. Successivamente, mi sono preparata due anni per poterlo insegnare ai bambini. Lo rifarei? Certo che sì! Allora, però, ero molto giovane, e mi piaceva “fare la maestra”. Oggi, dopo un accompagnamento spirituale vissuto qui a Roma dove risiedo, mi sento più preparata, con una consapevolezza nuova».

Giusy parla con trasporto, come se nel mondo dello spettacolo fosse “normale” incontrare persone che non hanno timore a manifestare la propria fede. «In effetti, è così. Ho moltissimi amici attori con i quali intavolo discussioni e riflessioni su Dio. Sono incontri privati, di cui sui giornali non si parla, ma non avvengono raramente, anzi…». Intanto, lei sta vivendo un momento di grande serenità, anche dal punto di vista spirituale: «Io e il mio fidanzato abbiamo frequentato il corso di preparazione al matrimonio», confida, «e tra i nostri progetti c’è anche il matrimonio».


LEGGI ANCHE: “Quando ho la sensazione interiore di trovarmi al posto giusto, capisco che sta operando la provvidenza”.
Intervista a Giusy Buscemi


UN NUOVO VOLTO DI CHIESA

Nel passato di Giusy ci sono i ricordi di una ragazza che, per 19 anni, ha trascorso le sue giornate a Menfi, un affascinante paese della Sicilia, immerso nella storia e lambito dal Mediterraneo, popolato da intriganti dune mobili di sabbia chiara e finissima. «Ho avuto un’infanzia come quella di tante altre mie coetanee», racconta. «Liceo scientifico, danza, catechismo, tanti amici… Poi, dopo il diploma, ho cercato la mia strada, tentando diverse opzioni: ho provato l’ammissione a varie Università e mi sono anche iscritta al concorso di Miss Italia. Dopo la vittoria, ho iniziato con i cast e i provini e, piano piano, ho mosso i primi passi nella recitazione». Proprio a Roma, Giusy ha avuto il suo incontro più “autentico” con Dio: «Vivevo in questa città da un anno. È stato proprio allora che, frequentando la parrocchia, ho avuto il dono di incontrare uomini e donne di Dio, in particolare due suore che mi hanno fatto vedere un volto della Chiesa che non conoscevo. Mi sono innamorata della luce che avevano negli occhi e ho avuto la certezza che il Signore mi chiamava ad approfondire e a far crescere la mia fede. Da allora, con il mio fidanzato, ho iniziato un cammino, che ci ha portato anche a compiere diversi pellegrinaggi in molti dei santuari più amati: Fatima, Medjugorje e soprattutto Lourdes, un posto che mi è rimasto nel cuore per l’intenso clima di preghiera che ti fa sentire avvolta da una benedizione speciale».

DARE SPAZIO A DIO

Come speciale, per l’attrice siciliana, è santa Teresina di Lisieux:«Ho per lei una devozione particolare», confida, «e amo molto la sua umiltà e “piccolezza”, che poi diventa grandezza agli occhi di Dio». Un atteggiamento dell’animo che anche lei chiede nelle sue preghiere: «Mi piace recitare l’Angelo di Dio», rivela Giusy, «perché sento intensamente, nella mia vita, la presenza dell’Angelo custode, che “regge e governa” ognuno di noi…». Proprio ai giovani, ai suoi coetanei, Giusy si rivolge e dice:«Chiedo ai ragazzi di offrire a Dio la possibilità di entrare nella loro vita: dobbiamo essere aperti all’eventualità di incontrarlo, di farne esperienza. Per ognuno di noi esiste il “momento giusto”, ma c’è bisogno che impariamo a interpretare i segni che Dio ci offre nella concretezza dei nostri giorni, come ad esempio l’invito che riceviamo da un amico o da una persona cara. Ai ragazzi va detto che Dio esiste e ci ama: poi sarà lui a fare il resto e a trasformare i cuori, facendo scaturire in ognuno di noi il desiderio di pregare, per instaurare un dialogo più profondo e sincero».

Di traguardi da raggiungere e di sogni da realizzare, Giusy ne ha ancora molti: «Soprattutto vorrei poter attuare il progetto che Dio ha disegnato per me e lanciare nel mondo un messaggio di speranza.Perché nel mondo il vero amore esiste, va soltanto focalizzata la luce, per vederlo in pienezza».

 


L’IMPEGNO CONTRO L’ABORTO

C’era anche Giusy alla presentazione del libro Ci alzeremo in piedi. L’Italia dall’aborto alle unioni civili: il mio viaggio tra passione civile e testimonianza cristiana, di Olimpia Tarzia. L’attrice, che ha letto alcune pagine del libro (un excursus sui pronunciamenti del Magistero, dal Concilio vaticano II a Francesco), ha partecipato all’evento insieme a Enrico dal Covolo, rettore della Pontificia università lateranense, che ne ha curato la postfazione, Francesco D’Agostino, professore di Filosofia del diritto e presidente onorario del Comitato nazionale per la bioetica, e Cesare Mirabelli, ex presidente della Corte costituzionale.


OFFLINE
4/25/2017 7:49 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Blanka Vlašić: dagli infortuni alla depressione
fino al salto in alto della conversione

 
 

L'atleta croata, due volte compionessa del mondo, si abbandona a una chiacchierata intima in cui rivela molto di sé

La nostra chiacchierata serale inizia così, dopo aver cambiato al volo tre microfoni perchè Skype aveva deciso di non funzionare più tanto bene. Proprio in quel momento e nonostante i test…Inizia anche con Blanka, puntualissima, che ci avverte di dover svolgere il suo stretching durante l’intervista. Per questo avremmo visto sbucare alternativamente il suo viso, qualche ciuffo di capelli, una caviglia un po’ a sorpresa, in vari punti dello schermo della videochiamata in corso. (Nel frattempo lascio bollire l’acqua per la cena imminente. Qualcuno arriverà in tempo per buttare e scolare al momento opportuno la pasta, no?).

La prima domanda fa un po’ da riscaldamento – per me! -:

Ma che cosa ami dello Sport e in particolare della tua disciplina?

Blanka ci racconta di venire da una famiglia di sportivi e per questo non solo è dotata di talento naturale, ma ha potuto rendersene conto presto e metterlo a frutto prestissimo. Ringrazia già Dio per questo e si capirà nel prosieguo che per lei non è un modo di dire:

Dio mi ha dato il talento e, sempre grazie a Dio, l’ho riconosciuto in tempo. Per questo ho iniziato ad allenarmi molto presto. Quando riconosci che puoi fare una cosa meglio degli altri alla fine te ne innamori e diventa parte di te.

A questo proposito, da quando hai incontrato Gesù Cristo la preghiera è un aiuto per avere maggiore equilibrio e concentrazione?

A questo punto Blanka, che forse sente stretta questa domanda così parziale, o forse lontana dal cuore di quel che le è successo, decide di raccontare come sono andate le cose e come questo Gesù si sia fatto ri-conoscere nella sua vita.
È una conversione, la sua. Uno dei miracoli più grandi e sorprendenti ai quali si possa assistere.

C’è una storia dietro di me! Perché Gesù non c’è sempre stato, non c’è sempre stata la fede. C’è stato un momento speciale nella mia vita in cui mi sono convertita.

Dice con sintesi cristallina e appassionata – e forse con un mesto dolore per gli anni in cui Gesù non c’è stato -. Per arrivare a quel momento così incredibile deve tornare però all’inizio, al salto in alto.

Il salto in alto è molto drammatica come disciplina; ed è questo che lo rende interessante. Non dura 90 minuti…Non capite male: a me piace il gioco del calcio. Ma nel caso del salto in alto si gioca tutto in pochi secondi. Si vede subito se l’asticella cade o rimane su. Per questo è molto emozionate ed è proprio uno dei motivi per cui mi piace così tanto.

Come vi ho detto vengo da una famiglia di sportivi. Sono cresciuta praticando tutta una serie di sport, ne ho provati diversi: salto in lungo, sprint.. ma mi è riuscito meglio il salto in alto. Quindi è stata una scelta naturale per me. I miei primi giochi olimpici sono stati all’età di 16 anni a Sidney e sono stati anche l’inizio della mia carriera. Da quel momento è stata una continua ascesa: ho vinto due titoli mondiali juniores e ho avuto dei risultati buoni anche nelle competizioni per adulti.

 

Nel 2007 ho vinto anche la grande medaglia a Osaka, ai Campionati del mondo (vincerà infatti il titolo mondiale di salto in alto, ndr). Gli anni 2007, 2008, 2009, 2010 sono stati i migliori della mia carriera. Ho fatto dei salti molto alti in questo periodo e vincevo buona parte delle gare. Sono una persona a cui piace vincere. Ogni gara, per me, sono i campionati del mondo. Mi piace competere, mi piace trovare i miei limiti e superare i miei record. Nel 2009 ho saltato 2.08, che è il mio migliore risultato personale.

Nel 2011, però, ho iniziato a sentire un dolore alla caviglia sinistra, quella della gamba che uso per staccare. Ho avuto questo dolore per tutta la stagione. Avevo difficoltà già durante campionati del mondo (Taegu, 2011, ndr) e non sarei riuscita a risolvere questo problema senza l’intervento chirurgico che ho subito all’inizio del 2012, l’anno delle Olimpiadi.

Mi avevano detto che sarei stata in grado di saltare, a Londra (città della XXX Olimpiade, nel 2012, ndr), purtroppo però l’ intervento è stato molto complicato a causa di un problema al tallone, una deformazione che aveva dato problemi al tendine d’Achille.

Tutta una serie di problemi che sarebbero usciti prima o poi, lo sapevamo, anche se non sapevamo quanto gravi sarebbero stati. L’ intervento è stato molto complicato. E anche la ricostruzione di tutta la caviglia era complessa. Avevo sofferto molto in quegli anni perché era la gamba che usavo per staccare e anche il recupero si è rivelato lento e ostinatamente difficile.

Inoltre mi manca la tiroide, che mi è stata tolta con un intervento nel 2005; non è facile vivere senza la tiroide.
Prendi le pillole, ma non è la stessa cosa. Anche per questo fattore il mio recupero non è stato veloce come avrebbe potuto. Si è poi aggiunta la complicanza di un’infezione. Quindi per tutto il 2012 sono stata infortunata.

La gamba mi faceva male; sentivo dolore ogni giorno. Ho dovuto rinunciare alle Olimpiadi e pian piano mi sono depressa gravemente perché non potevo più fare quello che mi piaceva. Perché mi era stata tolta la vita, l’unica vita che conoscevo, fino allora. È stato un periodo molto oscuro per me. È continuato anche nel 2013.

Sono cattolica, ho ricevuto tutti i sacramenti. Ma avevo smesso di andare in chiesa, dopo la cresima. Non mi interessava il dono della fede. L’ho semplicemente messa da parte e con essa anche la Chiesa cattolica. Ma Dio ha dei piani speciali per noi. In questi momenti di debolezza e tristezza mi sono sentita persa. Perché non avevo più la mia identità.

Chi sono senza il salto? Qual è il mio valore? Ho un valore? Se la gente non mi dice più: “Oh, tu sei brava perché salti bene!”…È stata una crisi enorme. Ho sofferto i sintomi veri e propri della depressione. Inoltre il mio piede non migliorava, mi faceva sempre male. E continuavo a sognare di saltare …

In questi momenti mi sentivo veramente da sola, anche se avevo un sacco di persone vicine che mi sostenevano. Le ho chiuse fuori io stessa. In questi momenti, mi sentivo abbandonata da tutto perché ero in una realtà che non mi piaceva.

Non vedevo nulla di buono in ciò che mi toccava vivere. I dottori non potevano aiutarmi. Nessuno sapeva dirmi perché (la caviglia, ndr) ci metteva così tanto a guarire.

Quello che Blanka sembra consegnarci è una solitudine di significato, una desolazione. A lei mancava il senso, la percezione di un significato della propria vita che in quel momento non riconosceva più. È il punto più basso, per lei. Ma la gioia, la commozione, con la quale lo racconta (sempre mentre fa stretching), fa già presentire che è proprio lì, proprio nascosta in questa oscurità e portata a braccia dalla sofferenza, che arriva una nuova vita! Sentite qua:

In quel momento è successo: è stato durante una conversazione con mio fratello, il più grande dei miei tre fratelli. Anche lui aveva avuto una esperienza simile alla mia qualche mese prima, un problema di salute (Marin è un giocatore di basket). Mi ha detto (da notare, vi prego, questo approccio così razionale, lucido. E maschile direi..):

“Guarda, Blanka, ho provato tutto. E non funziona niente. E allora adesso inizio ad andare in Chiesa e vediamo cosa succede”. Ha iniziato ad andare in chiesa. Non capiva nulla; semplicemente ci è andato.

Dio ha bisogno di una cosa piccola da parte nostra per fare cose grandi. Mio fratello ha ricominciato ad andare in chiesa e si è sentito coinvolto. Ha capito tutte le cose che gli mancavano e voleva proprio che anche io mi rendessi conto che qualsiasi cosa mi stesse succedendo Dio mi ama e mi accetta, qualsiasi cosa faccia: se sono prima o ultima, se salto oppure no, se ho salute o no.. ho già la cosa più importante della vita, ce l’ho già e non ho bisogno di raggiungerla.

Mi ha parlato molto di questa scintilla.. me ne ha parlato subito dopo un allenamento. All’inizio non volevo ascoltarlo, lo ignoravo. Poi è successa questa cosa (è avvenuta la conversione, ndr) e di colpo le cose di cui mi parlava avevano un senso.

Sono tornata a casa quel giorno come una persona diversa. Avevo lasciato la mia casa triste, depressa, senza prospettive e sono tornata a casa piangendo le lacrime del sollievo, della gioia. Ma mi sono anche resa conto di quanto ero ferita, perché mi ero allontanata da Dio. Mi sono sentita a casa, di nuovo! La mia anima aveva riscoperto il suo scopo, che non è saltare! Che non sono queste cose materiali del mondo, ma è qualcosa che è scritto nel mio cuore, è scritto nella mia anima e una volta che ci si rende conto di questo, ci si rende conto che è sempre stata lì.

Che belle queste parole dal sapore agostiniano che Blanka sceglie per raccontare la sua conversione:

Quindi non voglio dire che ho trovato Dio perché non puoi trovare Qualcuno che in realtà ti ha trovata per primo, ma posso dire che la mia anima si è ricordata di Dio. Quel momento è stato un momento di sollievo. Quella notte, andando a dormire, pensavo “qualsiasi cosa succeda, adesso, sono dalla parte giusta e sono al sicuro”.

Era l’inizio del 2013 quando ho ricominciato ad andare in chiesa, riprendendo ad accostarmi ai Sacramenti; ho anche trovato un padre spirituale. Le mie preghiere, la mia vita spirituale sono una dimensione così ricca e soddisfacente che rende tutte le cose più semplici: cioè, il mio piede continuava a farmi male, non avevo ancora la salute, però, da quel momento, la mia vita è diventata più profonda, più significativa.

Quando ci si concentra su Gesù Cristo tutto il resto, tutto ciò che succede nella vita, può essere triste o felice, ma sai benissimo che ad un certo punto finirà. Non ci si può più deprimere troppo per le cose che succedono nella vita. Adesso ho occhi nuovi. Tutto ha un significato, la sofferenza ha un significato!

Ha un potere fortissimo e quindi questo rende la mia vita molto migliore. La Chiesa è mia madre, per questo in fondo è stato molto facile ritornare. Non posso comprendere e spiegare del tutto questa cosa, perché non si può capire Dio, ma adesso so che in quel momento sapevo già tutto quello che dovevo fare, non dovevo imparare cose a proposito di Dio e della Sua Chiesa perché questa conoscenza mi era già stata data in quel momento e sapevo già tutto.

Era come se dicessi “Oh sì, è tutto naturale, è tutto normale!”… tutto è andato al posto giusto. Sono andata a confessarmi. Ho pianto per 7 giorni. Ero ormai una persona diversa. E questo cambiamento, il cambiamento di mio fratello e il mio, hanno cambiato tutta la mia famiglia. I miei genitori si sono sposati in Chiesa dopo 30 anni di matrimonio civile. È stato un anno molto speciale per noi.

Quello che Blanka racconta dopo è altrettanto sorprendente perché contiene miracoli e normalità. I tempi di Dio e i tempi della convalescenza. La complessità del corpo umano di fronte ad un infortunio che porta disequilibrio e compensazioni e la possibilità di affrontare tutto con una forza inedita. Senza super poteri, ma con l’Onnipotente al proprio fianco.

Racconta della gara ai Mondiali di Pechino e del miracolo di quella competizione che ha vinto senza avere potuto fare nessuna preparazione. Racconta e ringrazia. E fa una acuta notazione su come gli uomini sono abituati a concepirsi unici artefici dei propri successi. Ha vinto l’argento, ai campionati del mondo nel 2015, e ne dà merito a Maria. È in questo periodo che si è avvicinata moltissimo alla Vergine Maria. Blanka lavora, si fa operare, si impegna, affronta tutto. Ma riconosce la propria debolezza e in essa vede, lucidamente, operare la mano di Dio.

 

Dice:

Ho fatto una gara veramente da folli. Sapevo che è stato un miracolo. Lo dico sempre. So che qualcuno non vuole sentire queste cose perché oggi è normale dire “io l’ho fatto”, “è merito del mio lavoro”, ma in quel momento non ero io. Ero una testimonianza anche per me. Mi è stato mostrato questo: “tu sei debole, tu sei infortunata. Ma Io sono qui e posso fare avvenire i miracoli.

E pensando forse alle obiezioni che le si potrebbero muovere al riguardo aggiunge:

Non penso che Dio sia una macchina che ti dà qualsiasi cosa tu voglia, non la vedo così. Questo però è stato per me un grande miracolo.

Sono arrivata al 2016 che non potevo né camminare né correre senza provare dolore. Così ho deciso di farmi operare. Abbiamo trovato la clinica migliore in Finlandia. Tutto si è svolto in 20 minuti: un’ottima operazione, nessuna complicanza. Volevamo essere pronti per Rio (XXXI Olimpiade).

Era un periodo davvero breve, solo sei mesi. Pochissimo tempo per preparami. Non era solo poco per recuperare dall’intervento. Era del tutto insufficiente anche per prepararmi dal punto di vista atletico. Ho lottato molto. È stato un anno pieno di dolore (come sembra diverso però, adesso, anche il soffrire..).

Mi allenavo solo con la gamba sana e non facevo salti durante gli allenamenti. Mi sono detta: “Voglio andare a Rio e non riesco nemmeno a camminare. Sento male quando cammino, figurati quando salto! Però voglio provarci lo stesso…”. Sono andata.

È stata la gara più difficile della mia vita…Durante le finali, anche se avevo trovato un sistema diverso di rincorsa, qualcosa non ha funzionato. Ho sentito dolore durante tutta la gara. Saltavo piangendo.

“Non posso farlo! È impossibile. Devo andare via. Ho fatto del mio meglio, ma non posso fare di più. Fa male. Fa così male!”, dissi al mio allenatore. “Non rinunciare – mi ha risposto lui -. Ora sei qui. Succeda quel che succeda, tu non te ne andare, non rinunciare”. Allora ho provato con tutte le mie forze.

Ho saltato per la medaglia di bronzo, che è stata un altro miracolo, un miracolo ancora più grande rispetto all’anno prima, perché c’erano tutte queste ragazze molto più pronte e allenate di me e non so come sia successo, ma ho ottenuto la medaglia di bronzo.

Sapevo che era stato un regalo da parte di Dio. Così ho donato la mia medaglia al Santuario della Madonna di Marija Bistrica, in Croazia, e l’ho dedicata a Lei.

Penso che sia stata la Madonna a rendere possibile questa vittoria. È stata un’altra prova di come Dio faccia meraviglie, dalla nostra fragilità, dai nostri corpi fragili, dalle nostre anime fragili!

Adesso sono ancora in fase di guarigione. Va sempre meglio e speriamo di riuscire a saltare senza dolore, quest’anno.

Ecco questo è quanto. Ora sapete quello che è successo.

E lo dice, nel suo outfit da sportiva di altissimo livello, con quel taglio di capelli così fresco e cool, ma lo dice come lo direbbero i primi cristiani. Che rendevano testimonianza a quello che avevano visto e udito, con semplice audacia, in mezzo ad un mondo che guardava altrove.

È davvero incoraggiante e consolante, signore e signori, vedere e ascoltare questa ragazza. 1 metro e 93 cm di muscoli guizzanti e grazia femminile. Due occhi magnetici e le parole di chi è grato di aver ri-trovato la verità della propria vita e ora, nella sua vita, tutto è come prima e nulla è più come prima. E non perde occasione per raccontarlo a tutti, pagando volentieri il prezzo.

È infatti con una certa fierezza che riferisce delle sue dichiarazioni alla stampa croata in occasione dei suoi successi sportivi: lei ringrazia, ringrazia sempre. E la stampa no, non apprezza. Ringrazia troppo. “Ma noi siamo apostoli e ci tocca”, dice. E la si sente sorridere.

Racconta ancora volentieri di sé, del suo recente viaggio in Terra Santa. Del fatto che è stata a Roma diverse volte. Che è affezionata a Padre Pio. A S. Faustina Kowalska. E ad un santo croato, Aloise Stepinac.

C’è una tale ricchezza nella Chiesa Cattolica. È così grande e così forte! Sono fiera di farne parte. Mi piacciono tutti i santi..! Sapete noi abbiamo Medjugorje qua vicino ad un’ora da qui, ci vado molto spesso. Per me il rosario è la preghiera più potente. Mi sento molto vicina a Nostra Signora. So che Lei è la via più veloce per raggiungere Gesù. Non puoi sbagliare, se chiedi a Maria.

Racconta con la medesima naturalezza della sua devozione per il santo croato e dell’entusiasmo che le ha suscitato Costanza Miriano (giornalista e scrittrice italiana il cui Sposati e sii sottomessa è stato tradotto in numerose lingue, tra cui anche il croato, e che Blanka ha potuto incontrare e gustare di persona poche settimane fa. È anche convinta che il tema del matrimonio sia decisivo e che noi donne, noi sì, abbiamo proprio dei super poteri. Dobbiamo ritrovarli!)

Della straordinarietà della vita di Chiara Corbella. E del fatto che non la stupisca per nulla che ci siamo capite così bene. Certo, c’era il mio amico poliglotta e traduttore di professione al mio fianco, ma lei è sicura che il vero responsabile sia lo Spirito Santo. Per i seppur garbati apprezzamenti dei miei amici italiani che le accenno mostra un tiepido entusiasmo. Non siamo altissimi, noi, abitanti del bel Paese, statisticamente parlando.

L’intervista è finita. La sua sessione di streching pure.

(E le mie figlie mangeranno gli spaghetti scotti).


OFFLINE
5/7/2017 10:39 AM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Renato Zero e il Crocifisso:
«T’hanno staccato da tutti i muri, povero Gesù mio»

 

Il poliedrico cantante durante l’ultima puntata di Amici parla del suo rapporto con Cristo e la fede

Sabato sera è stato ospite nel programma di canale 5 “Amici” di Maria De Filippi, Renato Zero, il famoso cantante, istrionico, eccentrico, provocatorio, esagerato, che anche in quest’occasione ha lasciato il segno, un’impronta unica e anticonformista.

Mia madre è sempre stata una sua fan, una sorcina (così il cantante appella affettuosamente il suo pubblico) della prima ora e cantava per casa e in macchina le sue canzoni che io ho così imparato a memoria. Magari più di qualcuno penserà, sorridendo, che mai la magia della memoria dell’infanzia è stata così infranta… ma “state buoni, se potete” (cit. San Filippo Neri) e non siate troppo snob.

 

Nella mia adolescenza sono stata con lei ad ascoltare tanti concerti del Renatino nazionale e conservo ricordi bellissimi di quelle serate: una mamma giovane con la sua giovanissima figlia che cantano e ballano insieme, con il profumo dei panini con la frittata dentro lo zaino. Mio padre ci prendeva in giro, ma quello era un appuntamento tutto nostro che condividevamo in famiglia, soltanto con mio cugino e pochissimi altri affezionatissimi.

Quando ho visto il video della chiacchierata/intervista di Renato Zero con Maria De Filippi andata in onda sabato sera, ho pensato che fosse bello condividerla con voi lettori. Per carità… non si tratta di chissà quale testimonianza, anzi, molti di voi magari leggendo penseranno “da quale pulpito”, ma non è mia intenzione innalzare Renato Zero all’onore degli altari, però penso faccia bene sapere che ci sono ancora personaggi che in TV non nascondono la loro fede e non si vergognano di nominare Gesù, divenuto per il piccolo schermo il nuovo Voldemort, il “Tu sai chi”, l’innominabile, o l’Innominato.

La padrona di casa Maria De Filippi ha organizzato per il suo ospite d’eccezione un’intervista particolare, a partire da alcuni oggetti contenuti in un baule, molto significativi per la vita dell’artista. Procedendo di oggetto in oggetto e di ricordo in ricordo, ad un certo punto la conduttrice ha mostrato al cantante un rosario con un grande crocifisso, Renato Zero lo ha preso in mano e ha detto scuotendo il capo con il suo inconfondibile accento romanesco:

«Ehhh… t’hanno staccato da tutti i muri, povero Gesù mio».

Ed ha proseguito:

«Questa non è soltanto un’icona. A me m’ha dato tanto Gesù, soprattutto Gesù più che Dio, perché Gesù era un uomo, era vulnerabile. Dio è molto in alto, molto irraggiungibile, ma Lui è venuto, pensate, fino a qui. Ricordatelo ogni tanto come faccio io nelle mie canzoni»

E poi ha mandato un bacio alla croce e ha concluso:

«Ciao, Gesù».

Non trovate anche voi temerario e anticonformista un simile atto nella TV dei nostri giorni? Una ardita e scomoda manciata di secondi per il piccolo schermo? Un gesto politically incorrect, ricco di devozione semplice e popolare? Con quel bacio lanciato insieme a un invito rivolto a tutto il pubblico: “ricordatevi di Gesù”?

Curioso però notare come spesso, chi mostra interesse e sensibilità per Gesù, finisca poi per distinguerlo da Dio avvertito come un’entità lontana e astratta.

Zero è un cantante fuori le righe, sulla cresta dell’onda da cinquant’anni, un artista che ha giocato con i costumi più appariscenti e improbabili, con il trucco più esagerato, un personaggio che ha unito teatro, ballo e musica, mixando frivolezza e provocazione, ma che è stato al contempo interprete e autore di splendide e intense canzoni che hanno superato il luccichio e l’ambiguità di strass e paillettes, andando oltre, anzi, per citare un suo bellissimo brano, andando più su!

“PIÙ SU” E “IL CIELO”: CANZONI PRO LIFE

“Più su”

«(…) E poi,
Più in alto e ancora su,
Fino a sfiorare Dio,
E gli domando io:
“Signore, perché mi trovo qui,
Se non conosco amore?!”»

«(…) Canto e piango pensando che un uomo si butta via,
Che un drogato è soltanto un malato di nostalgia,
Che una madre si arrende e un bambino non nascerà,
Che potremmo restare abbracciati all’eternità…»

«Sveleremo al nemico quel poco di lealtà,
Insegneremo il perdono a chi dimenticare non sa,
La paura che senti è la stessa che provo io,
Canterai e piangerai insieme a me,
Fratello mio!!!»


“Il cielo”

«Quanta violenza,
sotto questo, cielo!
un altro figlio nasce e non lo vuoi…
gli spermatozoi, l’unica forza,
tutto ciò, che hai!
Ma che uomo, sei,
Se non hai…
il cielo!»

Per scoprire qualcosa della sua vita e del suo rapporto con la fede ho dato una sbirciata al bel libro del giornalista e storico della canzone Andrea Pedrinelli “Universo Zero. Il romanzo di Renato” (Giunti editore), un corposo testo che ripercorre la vita e la carriera del cantante, passando in rassegna cronologicamente dischi, brani, interviste, programmi, successi e fallimenti, filmati, chi più ne ha più ne metta. L’autore si è destreggiato tra i vari momenti dell’esistenza artistica del cantante costruendo una biografia e una narrazione avvincente e, nonostante la ricchezza degli episodi, ben lineare e ordinata. Andrea Pedrinelli parte dall’infanzia, prosegue con gli anni del Piper, gli incontri, i sogni, la passione per il cinema e la musica. Nel suo racconto traccia la linea valoriale ed etica di Renato Zero, l’importanza della fede, a tratti mascherata, a volte confusa, ma ricorrente nei brani, nonostante i travestimenti, le provocazioni.

IL PICCOLO RENATO CHIERICHETTO

Fin dalle prime pagine emerge una fede forte, vissuta in famiglia:

«“Papà aveva dieci fratelli di cui uno, zio Pietro, sacerdote. An¬davamo in vacanza nella sua parrocchia a Esanatoglia, 500 metri sul livello del mare, colline marchigiane, e anche lì facevo il chierichetto. Del resto, se io ho studiato dalle suore, papà era stato in seminario. E aveva pure tre cugini frati”. Anche questa fede vissuta in modo concreto si ritroverà, meno posticcia di quanto spesso si pensi, nell’opera di Renato Zero. Fra le paure di un Dio veterotestamentario trasmes¬segli dalle suore, paure gridate negli anni ’70 (periodo in cui le suore stesse non vengono trattate benissimo, nelle canzoni di Zero) e la luce del Dio neotestamentario, che verrà invece cantato nella maturità de¬gli anni del nuovo millennio».

“POTREBBE ESSERE DIO”: UNA TESTIMONIANZA DI FEDE

In questo bellissimo brano il cantante parla di Dio affermando in primis che l’uomo non è Dio (anche se spesso crede di esserlo) e passando in rassegna ciò che Dio non è, gli idoli contemporanei: pornografia, numeri, parapsicologia…

Così commenta Andrea Pedrinelli:

«“Dio non sarà aritmetica, né parapsicologia… / Non sta nei falsi tuoi simboli, nella pornografia / Ti giochi Dio al Totocalcio, lo vendi per una dose / Lo butti via in una frase, lo cercherai in farmacia…”. Renato sta cercando il centro della propria vita e dall’educazione di Fiacchini riemerge, prepotente, la fede. Potrebbe essere Dio, canta Zero in Tregua: e mettendo in fila i “non dei” della modernità rimarca Colui che Dio lo è veramente, i Suoi valori, i Suoi comandamenti. “La fede non è un imbroglio”, dice Renato: “Dio sarà ricostruire / Lo ri¬troverai in un pensiero, in un desiderio, nel tuo cielo… Dio!”. Dio è una “promessa” eterna, sicura, da riportare: “Dove nascerai, là dove morirai”, anche “nella fabbrica”; se qualcuno non Gli credesse, ci pensa Renato a spiegare che c’è: “Se mai un Dio non ce l’hai / Io ti presenterò il mio / Dove abita io non saprei / Magari in un cuore, in un atto d’amore…”. Sino al gran finale in cui, parlando provocatoria¬mente al contrario, Renato dichiara anche che Dio non tradisce. Mai. Sono gli uomini, piuttosto, a tradire».


SANREMO 2016: NON INDOSSA IL NASTRINO ARCOBALENO

Mi piace anche ricordare l’intervento di Renato Zero ospite durante il Festival di Sanremo 2016, edizione che ebbe al centro le polemiche sulle “Unioni Civili” e la stepchild adoption. Il cantante non indossò il nastrino arcobaleno sfoggiato dalla maggior parte dei colleghi sul palco e anzi, nel discorso di presentazione del suo album, nominò la famiglia di Nazareth, la capanna in cui nacque Gesù. Questo suscitò aspre critiche, rimproveri e insulti da parte della comunità Lgbt.


“AVE MARIA” E “LA VITA È UN DONO”

Sono tanti i brani in cui l’artista nomina Dio, in cui ribadisce il valore assoluto della vita, basti pensare alle canzoni “Ave Maria” e “La vita è un dono” (dedicata a papa Wojtyla). L’autore nel libro ne sottolinea l’importanza e il successo, affrontando in maniera approfondita il rapporto del cantante con la fede e con Dio.

«Ma qual è il Dio di Renato Zero? La risposta è chiara: quello cristiano. “Dio è quello che manca nella vita. La sicurezza. Lo specchio del¬la coscienza, qualcosa di irrinunciabile, uno di quei valori indispen¬sabili per riuscire a vivere, la risposta più bella alla promessa che l’uomo ha fatto a se stesso di trovarsi un senso. Questo è un argomen¬to cui tengo molto e lo voglio dire esplicitamente. Naturalmente ogni popolo ha diritto di credere in un suo Dio ma il mio è quello cristiano, con tutto quello che rappresenta per l’umanità”. E ancora: “Posso capire certe critiche alla Chiesa, non sempre pre¬sente dove ci aspetteremmo che fosse. Ma Dio è un’altra cosa. Io ce l’ho nei cromosomi, una fede non bigotta, che non cerca Dio quando serve e quando non serve se ne frega. Il cielo, Potrebbe essere Dio, Ave Maria non sono compiacenti o ruffiane; sono un modo di dire la fede e lanciare la discussione verso chi non vuole credere. Magari anche la discussione su cosa sia davvero la fede: per me qualcosa di costrutti¬vo, che aiuta e non va evocato solo alla bisogna”».

Mia madre e mia zia nei primi anni ’80 incontrarono Renato Zero a Viale Mazzini, me lo avranno raccontato decine di volte. Fu lui ad avvicinarsi, e questo le lasciò stupite e le divertì molto. Renato parcheggiò la moto, tolse il casco in maniera esuberante, scosse la chioma nera e vaporosa e si diresse verso di loro che lo riconobbero all’istante:

– “Ciao ragazze”
– “Ciao Renato”
– “Come state? Di dove siete?”

E così nacquero due sorcine.


OFFLINE
5/18/2017 12:05 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

L’attore Gary Sinise testimonia la sua fede cattolica




Il famoso detective di CSI-NY ha percorso una lunga strada prima di trovare Gesù



Gary Sinise – attore, regista, bassista, patriota, filantropo e convertito al cattolicesimo – è stato un ospite a sorpresa presso la convention annuale dei Cavalieri di Colombo che si è tenuta ad Orlando nell’agosto 2014.


La persona più sorpresa della sua presenza potrebbe essere stato lo stesso Gary Sinise. Ha confessato che “lui e la sua famiglia non aderivano a nessuna religione” fino a quando, nel 2000, la moglie ha riabbracciato le radici cattoliche di sua madre. Da allora ha intrapreso un lento percorso spirituale, che l’ha portata a ricevere la Cresima nel 2010.



In un’intervista di diversi anni fa, l’attore ha raccontato di aver reagito con sorpresa alla decisione della moglie, offrendole poi il suo sostegno. Lui stava girando nel North Carolina quando sua moglie Moira e i loro tre bambini andarono a fargli visita. In quello stesso momento ci fu un violento uragano. Capendo che i voli locali sarebbero stati cancellati, affittò una macchina e li andò a prendere sfidando venti impetuosi, una pioggia battente e fulmini potentissimi. A un certo punto Moira si voltò verso di lui e gli annunciò che, al loro ritorno a Chicago, sarebbe tornata alla Chiesa Cattolica e i bambini avrebbero frequentato scuole cattoliche. Lui era stordito, e neanche troppo felice della decisione. L’unica conoscenza che aveva delle scuole cattoliche erano le storie tremende che due amici gli avevano raccontato, infarcite di “sensi di colpa”. Così Gary ha detto qualcosa come “No! Sei pazza?”


Ma Moira fece come aveva deciso, iniziando il proprio percorso spirituale e iscrivendo i bambini ad una scuola cattolica. Due anni più tardi, nella notte di Pasqua, entrò ufficialmente nella Chiesa. Nel frattempo, la scuola si rivelò essere il contrario di quello che il marito si aspettava. Ha scoperto che si trattava di un ambiente straordinario, e ne divenne un grande sostenitore. Ci vollero altri 10 anni prima che prendesse la sua decisione, ma furono 10 anni pieni di attività di beneficenza.



Poco dopo l’11 Settembre, fu “invitato in quanto celebrità” per intrattenere i primi soccorritori; fu così che apprese la storia di eroi come Padre Mychal Judge, un cappellano dei vigili del fuoco di New York morto mentre stava aiutando delle persone coinvolte negli attentati alle Twin Towers.


Nel 2003 Sinise ha co-fondato “Operation Iraqi Children”, che in nove anni ha sostenuto il grande lavoro delle truppe americane raccogliendo e donando materiale scolastico e vestiario ai bambini le cui scuole erano state ricostruite dalle truppe. Tra le donazioni citiamo 358.763 kit di materiale scolastico, migliaia di attrezzature sportive, centinaia di scatole di scarpe, vestiti, cibo, prodotti per l’igiene e giocattoli.


Durante una serie di concerti per veterani eseguiti dal gruppo di Sinise, iLt.Dan Band, l’attore ha preso a cuore la causa di aiutare gli ex militari statunitensi rimasti feriti. La sua fondazione ha intrapreso il programmaRestoring Independence and Supporting Empowerment (RISE), con l’obiettivo di costruire “case intelligenti” per gli ex militari con disabilità più gravi.


 


In collaborazione con i Cavalieri di Colombo ha permesso ad un ex soldato, che aveva perso entrambe le gambe e un braccio in un’esplosione in Afghanistan, di trasferirsi insieme a sua moglie in una nuova casa ad alta tecnologia.


Sinise ha espresso gratitudine per la collaborazione dei Cavalieri e per i loro anni di ‘opere di carità e missioni incredibilmente generose’.


 



[Edited by Credente. 5/18/2017 12:06 PM]
OFFLINE
5/25/2017 5:59 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

Brother Isaiah: 


Una canzone su Madre Teresa



Ispirato dall'intuizione della santa sulla preghiera, questo frate scalzo canta "Receive Me (I'm Yours)"

All’inizio dell’anno Brother Isaiah ha fatto parlare di sé con Jacob’s Song, una traccia introspettiva e acustica ispirata ad un incontro con un senzatetto a New York. Il giovane membro dei Frati Francescani del Rinnovamento (CFR) – un ragazzo comune, magro e col pizzetto, “cresciuto tra surf, sci in stile libero (sì, ha fatto un salto mortale all’indietro con gli sci), suonando nei garage con gli amici e giocando a lacrosse” – ha girato un video musicale con gli Spirit Juice Studios negli angoli oscuri e polverosi della città, armati di poco più di una chitarra, di un tamburo e di un microfono.

Quel team è tornato con un nuovo singolo. Ma questa volta l’ispirazione viene da una delle ultime sante canonizzate dalla Chiesa.

Renewal in Motion, il braccio creativo del CFR, ha scritto in un post: “Madre Teresa ha detto una volta: ‘Pregare non significa chiedere’”. “Pregare significa mettersi nelle mani di Dio, a Sua disposizione, ascoltare la Sua voce nella profondità dei nostri cuori”. Queste parole hanno ispirato l’ultimo singolo di Brother Isaiah, “Receive Me (i’m yours)“.

Come “Jacob’s Song,” “Receive Me” è piacevole nella sua semplicità, aprendo tra una chitarra melodica alla Jack Johnson e un “oh, ah” alla Fugees. La canzone e il video sono entrambi più tranquilli e personali, abbandonando le strade della città per un’ambientazione ridotta e minimalista in cui il frate scalzo contempla il suo rapporto con Dio:

You loosen my grip on life (Allenti la mia presa sulla vita)

You lighten my heart with your love (Alleggerisci il mio cuore con il tuo amore)

You relax my soul in your tender arms (Rilassi la mia anima tra le tue tenere braccia)

And you quiet my heart (E tranquillizzi il mio cuore)

In this love-filled silence (In questo silenzio pieno di amore)

Yes you quiet my heart (Sì, tranquillizzi il mio cuore)

Oh, love (Oh, amore)

To your hands, my life (Alle tue mani, la mia vita)

To your path, my feet (Al tuo cammino, i miei piedi)

To you oh Lord, I abandon everything (A te, Signore, abbandono tutto)

La maggior parte delle canzoni ispirate a Santa Teresa – e ce ne sono tante – si concentra sui suoi anni di servizio ai poveri e ai malati di Calcutta. È facile capire perché: Santa Teresa ha ricordato al mondo che “il frutto della fede è l’amore” e “il frutto dell’amore è servizio” – non solo a parole, ma con le azioni. Ha stupito il mondo con un servizio senza limiti, ottenendo il Premio Nobel per la Pace nel 1979, la Medaglia Presidenziale della Libertà nel 1985 e innumerevoli altri riconoscimenti ufficiali.

Ma Madre Teresa ha testimoniato un’altra verità: che la fede deriva dalla preghiera – quell’attitudine fondamentale di apertura verso Dio – e che la preghiera, attraverso la fede, l’amore e il servizio, si trasforma in pace. Come si evince dalla sua vita e dalla vita di tanti altri santi, questa pace è più profonda della semplice felicità, e non è incompatibile con la sofferenza e con l’oscurità spirituale.

Ad attirarci alle sonorità di “Receive Me” è la stessa cosa che continua ad attirarci alla vita di Madre Teresa. È ciò in cui consiste la fede e la preghiera: accedere ad una pace che oltrepassa la comprensione.

L’EP “Broomstick” di Brother Isaiah è disponibile su iTunes e Amazon, e tutti i proventi saranno destinati ad aiutare le madri single in difficoltà.


8/23/2017 5:41 PM
 
Email
 
User Profile
 
Modify
 
Delete
 
Quote

New Thread
Reply
Cerca nel forum
Tag discussione
Discussioni Simili   [vedi tutte]
UOMINI DI SCIENZA CREDENTI (O EX NON CREDENTI) (78 posts, agg.: 8/22/2018 2:50 PM)
MI SARETE TESTIMONI (Atti 1,8)
LUNA ATTUALE
banner-credenti-forum

Santo del giorno

san francesco d'assisi pastore e martire

Cerca in BIBBIA CEI
PER VERSETTO
(es. Mt 28,1-20):
PER PAROLA:

 
*****************************************
Home Forum | Album | Users | Search | Log In | Register | Admin | Regolamento | Privacy
Tutti gli orari sono GMT+01:00. Adesso sono le 10:20 AM. : Printable | Mobile - © 2000-2019 www.freeforumzone.com