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CERCHI NELLA PIETRA

Last Update: 6/5/2012 7:19 PM
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Articolo di di Mauro Paoletti per Edicolaweb

Quante volte capita di passare in un luogo e non accorgersi di ciò che fa parte del paesaggio? Ci passiamo centinaia, migliaia di volte; per millenni, spesso senza sapere che stiamo calpestando una pagina del passato.
Poi, un giorno, abbiamo l'occasione di salire su uno degli alberi presenti; su una collina che circonda il paesaggio o di elevarci ancora più in alto e ci accorgiamo, guardando in basso, sopra cosa passeggiavamo. Notiamo magari strani disegni, simboli e ci domandiamo da quanto tempo sono in quel luogo e chi siano gli autori.
È quanto accaduto con le strutture presenti in Medio Oriente, situate nella regione del Harrat Ash Shaam, un terreno vulcanico di circa 40.000 chilometri quadrati che si estende fra il sud della Siria, in Giordania nei pressi di Azraq el Duraz, fino al nord ovest dell'Arabia Saudita. Qui, per millenni, le persone hanno calpestato il suolo senza rendersi conto di cosa in realtà fossero.
Nella regione del Harrat Ash Shaan, 25 milioni di anni fa, ripetute eruzioni vulcaniche hanno disseminato il terreno di basalto scuro e qualcuno, per una ragione ancora ignota usando lo stesso metodo utilizzato a Nazca, ha tracciato migliaia di cerchi e strutture.

Lo studio di tali modelli iniziò negli anni 1970, presso l'Università di Sidney, ad opera del Prof Alison Betts. I primi rilevamenti di tali strutture vennero effettuati nel 1920 dai piloti della RAF, fra questi Percy Maitland nel 1927 che pubblicò sulla rivista Antiquity un resoconto su tale avvistamento.
Le foto scattate all'epoca suscitarono l'interesse e la curiosità di David Kennedy, professore di storia classica antica dell'Università di Western, in Australia, il quale nel 1990 studiò centinaia di foto scattate dall'esercito nel '70 evidenziando migliaia di siti archeologici in Giordania.
Dal 1997 la Royal Air Force incaricò il professor Kennedy di sorvolare la regione, in seguito al programma archeologico APAAME.
Kennedy aveva letto i rapporti redatti dai piloti e, insieme al collega Robert Benley, ha segnalato la scoperta.
David Kennedy, grazie al progetto APAAME (Ricerca Fotografica Aerea del Medio Oriente, che ha lo scopo di sviluppare una esplorazione attraverso il satellite) e Google Earth ha scansionato un vasto territorio mettendo in evidenza alcuni cerchi costruiti su colline e pendii. Alcuni raggruppati, altri isolati, in particolare nelle aree con presenza di cobalto, in luoghi come Azraq, Ariten e Safawi. Semplici cerchi con raggi o inseriti all'interno di altri più grandi, formando strane figure definite "ruote", causa la somiglianza con queste.
Molti di questi cerchi sono stati costruiti sopra antiche trappole per animali datate circa 9000 anni fa.
Costruzioni definite "aquiloni" presentano muri perimetrali da venti a settanta metri di diametro e linee murarie di centinaia di metri che si allungano nel deserto; antiche trappole per convogliare verso i cacciatori gli animali fra cui gazzelle e orici.
Nella regione sono state ritrovate anche linee che partono da luoghi di sepoltura, e misteriose pareti che percorrono il paesaggio per centinaia di metri senza scopo apparente.
All'interno delle ruote sono stati trovati attrezzi del neolitico.
Si è ipotizzato fossero sepolture o resti di abitazioni primitiva, ma in seguito tutto ciò è stato escluso. È stato accertato si tratti di geroglifi. Siano essi tali, siano resti di costruzioni, qualunque funzione avessero, tali strutture pongono la domanda: Chi popolava la regione 9000 anni fa?
Tenendo in considerazione che in tale epoca sicuramente la zona non poteva essere arida e ostile all'uomo, ma al contrario fertile e con un clima mite, quale popolo viveva nella regione?
A cosa servivano? Perché sono circolari? Per quale motivo alcuni sono allineati con il sole, mentre altri sembrano essere in corrispondenza di tumuli funerari?
Nella sola Giordania sono cinquemila e più numerosi delle Linee di Nazca, estesi su un'area più vasta, e molto più vecchi. Alcune delle strutture circolari nei pressi del monastero Deir Mar Musa al-Habashi, Monastero di San Mosè l'Abissino, sembrerebbero risalire a 6.500-2.300 anni fa.
La scoperta dei cerchi e degli allineamenti di pietre è stata fatta dall'archeologo Robert Mason, il quale presume di aver individuato tombe di otto metri di diametro con una camera al centro. Vicino ad ognuna di esse un cerchio di pietra di due metri di diametro.
Ciò fa ipotizzare che le strutture abbiano avuto una diversa funzione da quelle funebre, Gli allineamenti si diramano in varie direzioni e serpeggiano verso le coline. Mason ha rinvenuto strumenti di pietra non comuni costruiti con materiali che non risulta reperibile in loco.
In Arabia Saudita migliaia di tombe a forma di ciondolo del tutto simili a quelle presenti nello Yemen; alcune di 50 metri.
Ad Ain Ghazal, in Giordania sono state rinvenute moltissime sepolture risalenti a 8000 anni fa. Osservando gli scheletri si desume che fossero individui dediti alla pastorizia. Da statue ritrovate sembra fossero di media statura, con il collo lungo, occhi sproporzionati, molto grandi con iridi piccole e strette, distanziati e delineati con bitume nero. Naso e bocca piccoli. Prive di genitali e raramente con seni; sempre comunque in evidenza gli occhi come se questi fossero di particolare importanza. Il Prof Gary Rollefson del Dipartimento di Antropologia del William College di Walla Walla, Washington, è del parere che non fossero del tipo europeo.
Le statue rinvenute in loco, tutte di grandi proporzioni, dai trenta centimetri a un metro di altezza, presentano tali particolari; sono in gesso e dalle analisi al carbonio 14 risultano antiche di 9000 anni.
A 9000 anni risalgono anche i reperti rinvenuti nel sito archeologico di Al Maqar, nella penisola arabica nei pressi di Abha Asir, in Arabia Saudita, come annunciato dalle Antichità e Musei della Commissione Saudita per il Turismo e Antichità nello scorso agosto 2011.
Sono state rinvenute sculture a cavallo e di cavalli a dimostrazione che nel luogo si addomesticavano quegli equini 9000 anni fa. Non è stato rinvenuto in altre parti del mondo un busto di cavallo alto un metro come quello trovato ad Al Maqar. Sono stati ritrovati anche resti di scheletri e animali mummificati con processi sconosciuti.
Nel sito sono stati trovati altri reperti, come punte di freccia, raschiatoi, macine per cereali, per la filatura e tessitura, che collocano il sito al 7000 a.C. e lo rivelano come il luogo di una civiltà prevalentemente artigianale.

Cerchi in pietra sono frequenti, se ne segnalano nell'età del bronzo, del ferro, in tutta l'Europa e in altre parti del mondo.
La scansione della terra, utilizzando Google Earth, ha facilitato l'individuazione di costruzioni, geoglifi e siti archeologici. Nel 2008, per esempio, David Thomas ricorrendo a tale procedura ha rintracciato ben 463 ruote nel deserto di Registan in Afghanistan.
In America sono note le Ruote della Medicina che nella cultura degli indiani americani. Un cerchio disegnato sulla terra che esprime l'armonia dell'universo. Suddiviso in quattro parti dai raggi interni indica i quattro punti cardinali; al centro il simbolo del Dio: una croce. Quest'ultima rappresenta i rami dell'albero sacro che simboleggia a sua volta l'unione tra la terra e il cielo.
In pratica la struttura perfetta che sostiene la vita in tutto il creato.
Materialmente la ruota non è altro che un cerchio costruito utilizzando pietre e bastoni posti a volte su di un solco impresso sul terreno. Diviene un luogo sacro dove, recandosi, si trae forza.
Secondo gli studiosi le ruote sarebbero state disegnate per scopi astronomici.
Una delle più note ruote della medicina si trova sulle montagne del Big Horn nello Wyoming, dentro la Foresta Nazionale sulle Montagne Rocciose; su di un plateau. Misura trenta metri di diametro e settantotto di circonferenza.
L'origine di tale figura risale a tempi imprecisabili e si ritrova anche fuori dell'America del Nord.
Esemplari di Ruote della Medicina si segnalano in Australia e in Europa.
Nel promontorio di Ponta de Sagres, nell'Algarve, sulla costa portoghese, sopra un pianoro sul mare, si può ammirare la Rosa Dos Ventos, un cerchio di quarantatre metri di diametro raffigurante i quattro cardinali. Presenta linee interne che la dividono in quarantadue sezioni, non del tutto ben conservati. Le ventotto linee ben delimitate segnano i giorni del ciclo lunare dello zodiaco babilonese.
Nel Sud Africa a ovest di Maputo, nella regione dove si trovano antiche miniere d'oro sfruttate per migliaia di anni da una civiltà scomparsa, si trovano altri cerchi di vari modelli.
Non si può tralasciare le figure che troneggiano nella piana di Nazca, anche se qui le figure presenti sul terreno sono notevolmente diverse. Dissimile anche il loro significato e le implicazioni che esse racchiudono.
Una serie di geoglifi occupano una regione desertica di 450 chilometri quadrati creati togliendo sassi e pietre da una superficie rossa, ponendoli in solchi di diversi centimetri, formando figure di ogni tipo, con un preciso orientamento; come le grandi frecce che puntano verso il sorgere e il tramontare del sole. Fatto appurato da Maria Reiche che ha studiato e vissuto a lungo nella zona con lo scopo di determinare la funzione di quelle linee.
Disegni, segni, linee e figure visibili solo dall'alto, sopra gli antichi tracciati dei fiumi presenti nella regione, evidenziati dalle foto prese dal satellite.
Intorno a Nazca ci sono anche disegni geometrici che pongono ben altri interrogativi e possono essere ricollegati alle "ruote" e ai cerchi, nonché a evidenze di un sistema visivo d'atterraggio.
Il complesso, che è situato nella regione di Palpa, vicino a Nazca, non è mai stato menzionato, né mostrato dalle guide turistiche, nemmeno a Maria Reiche, tanto meno nei lavori di disegno che riguardano la regione.
Si tratta di tre distinti diagrammi, formati da cerchi concentrici, a suo tempo citati da Eric Von Dâniken, nel suo libro "L'arrivo degli Dei" e da lui fotografati nel 1997.
Vengono descritti come "una forma geometrica di cinquecento metri di diametro, con un grande cerchio, nella cui circonferenza si contano più di 60 punti. Accanto al primo, un secondo cerchio con punti più piccoli; nel mezzo due quadrati separati da linee che incrociano da ogni angolo. Il tutto incluso in due quadrati giganteschi rinchiusi diagonalmente, uno sul vertice dell'altro".
Consistono in tre forme che si estendono per più di un chilometro. Una fenditura geologica la percorre nel mezzo e la circonferenza, i punti, le linee, passano sopra la fenditura, come se il creatore del disegno non lo avesse ritenuto importante.
Come dichiarato da Dâniken, il pilota dell'aereo, con il quale sorvolò la zona, lo aveva rassicurato affermando che quel disegno è sempre stato in quel punto da decenni.
I raggi che si dipartono verso l'esterno richiamano la raffigurazione di una stella, o di un sole. Considerando anche l'allineamento della figura rispetto ai punti cardinali, si scopre che i raggi, o le assi tracciate dal centro, puntano verso stelle note quali Cappella, Aldebaran, Rigel e Sirio; ma il tutto può essere semplice coincidenza.
Esiste anche un altro disegno sulla sommità di una montagna: una gigantesca scacchiera rettangolare formata da 36 linee diagonali e 15 longitudinali, ordinate in punti e linee, come l'alfabeto Morse. La scacchiera presenta una profonda fenditura che la percorre nel mezzo. Ogni pilota conosce modelli simili.
Peter Belting, brillante pilota e ufficiale comandante radarista dell'aeronautica tedesca, ha spiegato che sono modelli noti con i nomi di VASIS (Visual Approach Side Indicator System) e di PAPI (Precision Approach Path Indicator), un sistema visuale di atterraggio in grado di indicare al pilota se la traiettoria è troppo bassa, alta, spostata o se il corridoio di atterraggio è chiuso.
Ogni aiuto nella manovra di atterraggio consiste in messaggi formati da luci e colori codificati facilmente comprensibili; ogni Vasis o Papi, possiede luci elettriche ma può funzionare anche senza.
L'ipotesi trova riscontro nel fatto che per facilitare l'atterraggio sulle portaerei è stata escogitata una griglia luminosa, visibile solo da vicino, divenuta fondamentale per ogni pilota, in quanto la nave su cui atterrare naviga alla velocità di cinquanta chilometri orari e si sposta continuamente sulle onde. Inoltre durante i voli notturni ci si avvale esclusivamente delle luci.
Si aprono scenari che pongono un ulteriore domanda: un tempo molto remoto qualcuno volava nei nostri cieli?
In quanto alla scelta di tracciare un cerchio si può desumere sia dovuta alla facilità di realizzazione. Basta un paletto conficcato in punto del terreno e una corda legata a questo. Girandovi intorno tenendo tesa la corda realizzeremo un cerchio perfetto.
In merito al significato si può ipotizzare, fra le altre cose, volessero rappresentare il sole, la luna, il globo terrestre o, più semplicemente, tracciati per circoscrivere il luogo dove costituire il centro abitativo.
Difficile rispondere a riguardo e ancora più difficile spiegare il bisogno, la necessità, di tracciare figure o simboli visibili solo dall'alto; seppur considerando la possibilità di aprire nuovi scenari che però esulano dal mero campo archeologico.
Il Prof. Rollefson, pur dichiarando che non c'è modo di definire la loro reale funzione, considera che possono essere stati recinti per ovini. Gli animali sarebbero stati sistemati nei vari spazi o spicchi del cerchio in modo che ogni famiglia poteva riconoscere i suoi. Secondo il professore appaiono troppo grandi per essere considerati strutture; per cui la domanda in merito al loro scopo rimane senza risposta.
Resta solo certo che è stato rintracciato qualcosa mai rinvenuta prima in Medio Oriente.
È stata scritta una nuova pagina riguardante la storia del genere umano; è stata aperta una nuova finestra dalla quale si getta uno sguardo su dieci millenni fa.

Fonte: Edicolaweb


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Sembrano gli antenati dei cerchi nel grano la struttura misteriosa sembra la stessa





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