Vi riporto un articolo...

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astrodanzante
00mercoledì 15 giugno 2005 14.36
Manifesto 14/06/05



STATI UNITI
La fede del Kentucky
ALESSANDRO PORTELLI

Lexington, Kentucky, 11 giugno. Sono appena arrivato e mentre cerco di elaborare il jet lag sfoglio un giornale locale - il giornale locale, dato che come in quasi tutte le media città americane anche qui nella stampa quotidiana vige un regime di monopolio. Già il nome doppio, Herald Leader, suggerisce una fusione: prima c'erano lo Herald e il Leader, adesso sono diventati uno col nome di tutti e due. Peraltro non è un brutto giornale, neanche tanto conservatore. Dopo tutto, questa è una città universitaria, con un ceto colto e una componente giovanile incrociati col business del tabacco, del carbone, dei cavalli. Pagina sportiva: aperture con grande titolo e foto sul campionato statale scolastico di baseball. Negli ottavi di finale, «Lexington Christian» batte «Covington Catholic». Ai quarti sono già passate «Trinity» e «Christian County». Altro che l'acqua santa di Trapattoni. L'allenatore del Lexington Christian spiega la vittoria di rimonta dei suoi col fatto che «hanno molta fede e molto cuore». Si vede che quelli di Covington sono cattolici di poca fede. Ovviamente, sono tutte scuole private. Nella pagina seguente, il campione di golf Matt Gogel racconta il suo incontro con Madre Teresa: titolo, «Forse lei ha benedetto il suo stile».

Pagine locali. Apertura: Sean D. Baker fa causa al governo per essere riammesso nelle forze armate da cui è stato congedato per una lesione cerebrale che gli provoca crisi epilettiche. La lesione gliel'hanno fatta a Guantanamo i suoi commilitoni durante un'esercitazione di «forced cell extraction»: si adddestravano a trascinare fuori dalla cella un prigioniero riluttante. Baker faceva la parte del prigioniero, ma nessuno l'aveva detto agli altri, che quindi hanno usato su di lui le modalità che gli insegnano a usare coi detenuti veri. «Gli hanno afferrato e storto le gambe per incatenarlo, mentre un altro gli sbatteva violentemente la testa sul pavimento di acciaio della cella e lo strangolava (come abbiamo visto nel finale di Fai la cosa giusta) applicando la tecnica dei 'punti di pressione alla gola'», tecnica in cui evidentemente era stato debitamente istruito. Si sono fermati solo quando Baker si è fatto riconoscere gridando la parola d'ordine; se era un detenuto vero chissà dove arrivavano. Non c'è stata nessuna inchiesta, Baker ha aspettato un anno e mezzo prima di ricevere la pensione di invalidità. Chiede di essere riarruolato perché «ci tiene molto a essere un soldato» e perché, dice il suo avvocato, se non fa il militare ha ben poco altro da aspettarsi dalla vita. Un inserto settimanale di quattro pagine: «Faith and Values», fede e valori. L'ultima volta che sono stato qui, due anni fa, non esisteva. Si occupa di «religione, spiritualità, etica». L'articolo principale con grande foto e ripresa all'interno, si intitola «Arf Father», gioco di parole (specie se uno ha un accento del Sud) su «Our Father», padre nostro; ma «Arf» vuol dire «bau bau» e la storia parla di un prete cattolico che ha un cane da cui è talmente inseparabile che lo segue anche sull'altare mentre dice messa (come da foto). A me che non sono credente «Arf Father» pare blasfemo, ma questa è una religiosità che non è tanto interessata a queste minuzie quanto a occupare tutti gli spazi immaginabili, compreso il rapporto fra una persona e il suo cane.

Pagina degli editoriali. Il meglio è una scelta di vignette politiche da altri giornali americani. A proposito di fede e valori: un tizio dice, «se le chiese vogliono cohtrollare il governo, almeno dovrebgero pagare le tasse come tutti». L'altro gli guarda i piedi e dice, «dove hai trovato quelle scarpe che ti coprono gli zoccoli caprini?». Cioè: se parli di tassare le chiese, ti guardano come se fossi il diavolo. Un'altra, sul piano Bush di privatizzazione della sicurezza sociale. Ieri: un datore di lavoro che dice al dipendente, grazie dei tuoi anni di servizio, eccoti la pensione. Oggi: un datore di lavoro che dice al dipendente: grazie dei tuoi anni di servizio, eccoti una penna. Il gioco di parole fra «pension» e «pen» è anche un'icona verbale del taglio ai benefici sociali in atto. Ancora: General Motors, grande svendita. Un quadro porge la lettera di licenziamento a un operaio delle carrozzerie, e nell'altra mano ha un cartello: posti di lavoro offresi, venti percento di sconto. Un editoriale parla della mobilitazione cittadina per impedire la vendita delle risorse idriche della città a una multinazionale tedesco-inglese: organizzano un referendum per imporre che l'acqua sia controllata localmente. Questa storia c'era già due anni fa.

Prima pagina. Lexington sarà l'unica città d'America in cui l'11 settembre sarà vacanza per i pompieri.

Taglio centrale: Droga e schiavitù per i braccianti. In una coltivazione di patate e cavoli della Florida settentrionale, i braccianti vengono reclutati fra i senza casa possibilmente tossici. Ogni giorno, il padrone gli mette a disposizione crack, eroina, alcool e sigarette, e scala il costo dalla paga. In una modalità che qui in Kentucky conoscono bene, perché era quella tipica dei villaggi aziendali minerari, i braccianti accumulano tanti debiti che per ripagarli sono costretti a lavorare gratis «in condizioni di servitù forzata equivalenti alla schiavitù». Il giornale commenta che mentre negli almeno cinque casi di schiavitù rurale registrati in Florida negli ultimi anni queste cose si facevano agli immigrati clandestini, con la minaccia di denunciarli alle autorità migratorie, in questo caso la cosa nuova è che le vittime sono cittadini americani. Né di questo né della storia di Baker a Guantanamo si parla nella sezione sulla fede e i valori.

Cronaca. Il pastore e i nove fedeli rimasti in una chiesa in Louisiana arrestati per pratiche rituali di pedofilia e bestialità. Un trafiletto: se usate Google per trovare il luogo di culto più vicino, non digitate «church». Le istituzioni religiose adesso scelgono nomi fantasiosi e attraenti - Comunità della Vita Superiore, Luce del Porto, Great Exchange (che a me sembra più una borsa che una chiesa). In questo modo pensano di attrarre giovani per i quali la parola «chiesa» sa di troppo vecchio, di papà e mamma. O gente che in una «church» non ci ha mai messo piede.

Mentre scrivo, domenica mattina, arriva il giornale di oggi. Bush proclama il successo del Patriot Act, duecento terroristi condannati. Il giornale commenta: in realtà, sono solo trentanove . Nell'inserto sulla fede e i valori non trovo niente sul tema della menzogna. (alessandro portelli)
edorian
00mercoledì 15 giugno 2005 16.14
la cosa allucinante...
è che niente ti tutto questo mi stupisce

[Modificato da edorian 15/06/2005 16.41]

pescetrombetta
00mercoledì 15 giugno 2005 16.38
Astro, è partito il tuo cd... magari ti risolleva l'umore [SM=g27822]
Grazie per questa ulteriore immersione nella reality life
astrodanzante
00mercoledì 15 giugno 2005 16.41
[SM=g27838]
zaren1
00mercoledì 15 giugno 2005 17.55
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grazie Astro.

un appunto: credo che il giornalista dovrebbe anche aggiornarci sul caso antrace...dopo due o tre famigerate bustarelle inviate e ricevute da chissà chi non se ne sa più nulla. Puf, scomparso il "pericolo". Questi terroristi ne san sempre una in più...
astrodanzante
00mercoledì 15 giugno 2005 18.16
in compenso Bacillus Anthracis è tornato nei programmi di microbiologia [SM=g27827]
BENDETTA
00sabato 18 giugno 2005 11.29
NON CI POSSO CREDERE
Per le nozze di Totti che sposa all'Ara Coeli alias Campidoglio alias p,zza Venezia alias pieno centro di Roma.
domani alle 17.00 spostati n. 7 (sette) capolinea di autobus.
astrodanzante
00domenica 19 giugno 2005 17.15
ve ne segnalo un altro

http://www.carmillaonline.com/archives/2005/01/001181.html#001181


carmilla mi porterà via l'intera domenica
astrodanzante
00mercoledì 22 giugno 2005 02.09
Scava scava giovane talpa
Scava nei tempi immancabilmente "non sospetti".


la Repubblica - Sabato, 12 gennaio 1985 - pagina 7
di DOMENICO DEL RIO

CONCILIO VATICANO II VENTI ANNI DOPO/4 I teologi giudicano l' attuale responsabile della Congregazione per la dottrina della fede
QUEL DIAVOLO DI RATZINGER...

"Grande inquisitore profeta di sventure"

"RATZINGER è un profeta di sventura, uno di quelli biasimati da papa Giovanni nel discorso di apertura del Concilio". A dare un giudizio così secco è Hans Kung, il teologo "biasimato" a sua volta dal Sant' Uffizio, che, al contrario di Boff e di Schillebeeckx, si è sempre rifiutato di venire a Roma a farsi interrogare e giudicare. Mandava a dire che non aveva tempo. Ma che cosa diceva papa Giovanni in quel suo famoso discorso di apertura? Era l' 11 ottobre 1962, e nella basilica vaticana splendente di luci, Roncalli parlava con la quella voce cantilenante. "Nell' esercizio quotidiano del nostro ministero pastorale", diceva, "ci feriscono talora l' orecchio suggestioni di persone, pur ardenti di zelo, ma non fornite di senso sovrabbondante di discrezione e di misura. Nei tempi moderni essi non vedono che prevaricazione e rovina; vanno dicendo che la nostra età, in confronto con quelle passate, è andata peggiorando; e si comportano come se nulla avessero imparato dalla storia, che pure è maestra di vita. A noi sembra di dover dissentire da cotesti profeti di sventura, che annunciano eventi sempre infausti, quasi che incombesse la fine del mondo". Quel giorno, a sentire quella descrizione di profeti di sventura, tutti pensarono al cardinale Ottaviani, che allora reggeva il Sant' Uffizio e definiva se stesso "il carabiniere della Chiesa". Ora, parlando di Ratzinger, il paragone con Ottaviani viene spontaneo a qualcuno. Dice Giuseppe Alberigo: "Il modo con cui Ratzinger concepisce la funzione della sua Congregazione per la dottrina della fede richiama quello di Ottaviani. Anzi, mi chiedo se in fondo il povero Ottaviani, ai suoi tempi, non abbia avuto meno spazio di quanto riesce ad avere Ratzinger oggi. Ottaviani aveva di fronte un papa, Pio XII, che era secondo me, a un livello teologico superiore a quello di Wojtyla. Se oggi il prefetto del Sant' Uffizio ritiene di muoversi in una certa direzione, non credo che il papa gli ponga dei problemi. Anche per il solito rapporto che c' è tra un ex professore polacco e un ex professore tedesco. E' ovvio che il polacco soccomba". Ma perchè Ratzinger è un "profeta di sventura"? "Perchè la sua visione delle cose è piena di pessimismo", spiega Kng. "E' la posizione di un uomo che ha paura e perciò, per reazione, agisce da inquisitore. Ha paura che la Chiesa cambi, paura di dover constatare che questa sua azione, che dura da vent' anni, per imporre agli altri la propria visione, non ha successo. Anche il suo rievocare il diavolo è una proiezione della sua paura. Lui e quelli come lui che cosa sono mai riusciti a cambiare nella Chiesa, nella mente dei fedeli? Niente. La gente pensa in modo diverso in fatto di divorzio, di sacramenti ai divorziati. La pensa diversamente sul ruolo che le donne dovrebbero avere nella comunità cristiana. Il Popolo di Dio cammina per conto suo, e intanto a Roma si colleziona tutto ciò che di negativo c' è nella Chiesa". E, dunque, che uomo è infine questo Ratzinger? "Che uomo è?", si sfoga ancora Kng. "Basta vedere come tratta i suoi colleghi in teologia. Giudizi negativi su tutti. Per lui c' è un solo buon teologo nella Chiesa: Joseph Ratzinger. E' l' orgoglio dell' uomo di potere che è salito in lui". "Ratzinger, quest' anno", racconta Paul Valadier, direttore della rivista "Etudes", "è venuto in Francia, ha tenuto due conferenze, una a Lione e una a Parigi, sulla catechesi, anzi per dir meglio, contro la catechesi approvata dai vescovi francesi. Devo dire che non ha lasciato certo una buona impressione, si è visto che non era bene informato, che parlava in maniera molto astratta, teorica, lontana dalla realtà. In questo modo non ha certamente aumentato la propria autorità. Del resto, non si capisce bene quale ruolo egli svolga, essendo teologo e insieme prefetto del Sant' Uffizio. In pratica si presenta solamente come il capo di un vecchio tribunale inquisitorio". Schillebeeckx, il teologo domenicano olandese, già inquisito dalla Sacra Congregazione per la dottrina della fede, narra del suo ultimo incontro con il prefetto del Sant' Uffizio. E' stato alla fine di settembre, a Roma, ma di quel colloquio si era avuta solo la notizia. "Non ho voluto dare pubblicità all' incontro", dice Schillebeeckx, "perchè era la stessa settimana in cui era stato chiamato a Roma Leonardo Boff. Non volevo aumentare la tensione. D' altra parte, non ero stato convocato da Ratzinger. Mi aveva chiamato il superiore generale dell' Ordine, il quale evidentemente aveva avuto nuovamente un dossier su di me. E' stato il padre generale, l' irlandese Damian Byrne, che mi ha pregato di andare insieme a lui da Ratzinger. L' incontro è stato breve, una ventina di minuti soltanto, e non ha avuto aspetti drammatici come quello di Boff. Ratzinger è stato molto cortese. Voleva sapere quale sarebbe stato il tenore del mio nuovo libro sui ministeri nella Chiesa, che sto per pubblicare a giorni. Gli ho detto che, secondo me, non ci sarà nulla che contraddica direttamente dichiarazioni emanate dal Sant' Uffizio sul sacerdozio ministeriale. Ratzinger non mi ha chiesto altro nè mi ha detto se ha intenzione di vedermi ancora o no. Mi ha congedato avvertendomi, però, che attende di esaminare il mio nuovo libro e che io devo aspettarmi una nuova valutazione di Roma sulla mia opera". Un Ratzinger sospettoso? "Oh, sì", sorride Schillebeeckx, "credo che egli abbia sempre qualche sospetto quando io scrivo un libro. Sospettoso, scontento e pessimista lo è sempre stato, anche fin dai tempi del Concilio. Nelle riunioni di teologi che facevamo a Roma (ne facevamo una ogni quindici giorni, c' erano Rahner, Congar, ecc.), quando affrontammo lo schema della "Gaudium et spes", il documento conciliare sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, Ratzinger sosteneva che il testo era troppo ottimista nei confronti del mondo e voleva che si accentuasse maggiormente quello che si chiama peccato originale. Forse bisognerebbe ricordare che Ratzinger ha avuto la sua abilitazione teologica con un lavoro su Sant' Agostino. Egli è più agostiniano che tomista, cioè non avverte completamente quello che dice San Tommaso: che la grazia divina suppone la natura. Penso che questa sia una deficienza in Ratzinger in quanto teologo". "Ho conosciuto Ratzinger durante il Concilio e poi qui in Germania", osserva Wolfgang Seibel, il gesuita direttore della rivista "Stimmen der Zeit", di Monaco, la città dove Ratzinger è stato arcivescovo prima di essere chiamato a Roma: "Egli ha sempre avuto uno stile piuttosto individuale di dirigere la diocesi, senza molti collegamenti con la Conferenza episcopale tedesca. Non gli sono mai piaciute le strutture organizzate dentro la Chiesa. Forse per questo parla male ora delle Conferenze episcopali. Probabilmente ha avuto delle esperienze poco piacevoli nei rapporti con l' episcopato. D' altra parte, mi sembra anche più cambiato da diversi anni. Lui dice che sono stati gli altri a cambiare e perciò si è messo a fare queste battaglie contro quello che egli chiama "l' antispirito del Concilio". Ma non è vero. E' lui che è diventato più conservatore. Ha assunto un atteggiamento sempre più critico verso l' evoluzione avvenuta dopo il Concilio. Più volte si è espresso in questo senso, ma nell' ultima intervista a Jesus sembra aver concentrato tutto il suo spirito pessimistico". Il pensiero critico e pessimistico del cardinale Prefetto del Sant' Uffizio verso il Concilio, anzi sembra verso tutti i Concili, è stato documentato dalla rivista bolognese "Il regno", nel numero uscito in questi giorni. Dice il direttore della rivista, Alfio Filippi: "Abbiamo ricostruito la figura di Ratzinger teologo in questi anni, e si vede che non è affatto quello studioso aperto di cui si era parlato. Adesso si è accentuato, col nuovo ruolo che ha a Roma, l' aspetto autoritario e conservatore delle sue prese di posizione in campo teologico. Basterebbe leggere l' intervento che ha avuto a Bogotà, alla fine del marzo scorso, in una riunione di vescovi latino-americani. Il testo è stato pubblicato integralmente ora dalla "Rivista ecclesiastica brasiliana". Ratzinger traccia un panorama mondiale dello stato attuale della teologia cattolica. E' una visione impressionante, tutta a tinte fosche: in ogni parte del mondo, in Europa, in America del nord, in America latina, in Africa, tutto va male, la teologia segue strade pericolose. Secondo lui, crolla tutto: la fede in Dio, il concetto di soprannaturale, i valori morali, la morale sessuale, perfino la distinzione fra uomo e donna, il mondo cerca la salvezza, ma solo in se stesso". "Il regno" riporta alcuni giudizi catastrofici che, già dieci anni fa, il "profeta di sventura" Joseph Ratzinger dava sul Concilio Vaticano II e sull' avvenire della Chiesa. Ratzinger cominciava col porsi domande retoriche: "Il Concilio è stata una falsa strada, dalla quale occorre far marcia indietro per salvare la Chiesa? Le gioie e le speranze si sono rovesciate in tristezza e angoscia?". Ma poi terminava: "L' ingenuo ottimismo del Concilio e l' autoesaltazione di molti, che lo hanno fatto e propagandato, giustificano in modo inquietante le più fosche diagnosi dei primi uomini di Chiesa sul pericolo dei Concili. Non tutti i Concili validi si sono rivelati, alla prova dei fatti della storia, Concili utili; di taluni, alla fine, rimane solo un gran niente".
zaren1
00mercoledì 22 giugno 2005 09.08
Un articolo dell'85....e poi si dice che historia non è magistra vitae.

Astro, quello che hai riportato è molto, molto interessante. Lode a te, giovane talpa.

Ma soprattutto il praticare e predire la paura e le sventure da parte di capi senza polso sta diventando obsoleto e diffuso.
Poteva andar bene fino a qualche decina di anni fa. Ma ora tutti hanno accesso libero all'istruzione. Da questo ne consegue...

Tra l'altro, un giorno prima della farsa-referendum, stavo leggendo un articolo sul Corriere della Sera in cui un cardinale discuteva sul significato del voto. Semplicemente diceva che la Chiesa e la sua dottrina crescono attorno all'uomo; è quindi la prima a riconoscere l'uomo come essere pensante e quindi dotato di libero arbitrio.
Il fatto di non aver riconosciuto il libero arbitrio nel referendum ha dimostrato un'enorme contraddizione.

Forse ora quel prete non avanzerà nella carriera ecclesiastica, ma ha detto una cosa giusta nella sua logica.

CorContritum, se mi sono espressa male correggimi.

[Modificato da zaren1 22/06/2005 9.09]

Giusitta
00mercoledì 22 giugno 2005 09.28

Ma soprattutto il praticare e predire la paura e le sventure da parte di capi senza polso sta diventando obsoleto e diffuso.
Poteva andar bene fino a qualche decina di anni fa. Ma ora tutti hanno accesso libero all'istruzione. Da questo ne consegue...



mi pare invece sia l'attuale politica americana
e gli americani si armano fino ai denti...

astrodanzante
00mercoledì 22 giugno 2005 20.57
MUTANDE AI CAVALLI DI ROMA, PER UNA CITTA' PIU' PULITA
I CAVALLI DELLE 'BOTTICELLE' ROMANE AVRANNO LE MUTANDE ROMA - Saranno ancora piu' eleganti, con le loro mutande rosse e grigie, i cavalli delle 'botticelle' romane, le tipiche carrozze che portano a spasso per la capitale romani e turisti. Da lunedi' prossimo tutte le 43 'botticelle' di Roma dovranno avere gli appositi ''indumenti'' per garantire il decoro della citta'.

L'obbligo delle mutande, sia quando i cavalli sono in sosta, sia quando portano i turisti a zonzo ad ammirare le bellezze artistiche della citta', e' frutto dell'intesa raggiunta oggi dal Campidoglio con l'Associazione sindacale dei vetturini romani.

Il modello di mutanda e' gia' sperimentato. E' lo stesso in uso da tempo a Firenze e garantisce igiene e anche una certa eleganza. ''E' in nylon - ha spiegato il vice presidente dell'associazione Emiliano Peluso, 30 anni - ma non bisogna pensare che venga indossato dai cavalli. La 'mutanda', in realta', e' il rivestimento in stoffa a un secchiello, con dentro una busta di plastica, posti nella parte anteriore della carrozza. Quando il secchiello e' pieno, si toglie la busta di plastica e l'igiene e' garantita''.

I vetturini romani hanno gia' acquistato 50 'mutande' per un investimento complessivo di 3.000 euro, secondo il modello omologato, e la foto che le immortala sara' anche distribuita ai vigili urbani, in modo da poter individuare a vista eventuali trasgressori. ''La sanzione non e' stata ancora fissata - ha spiegato Peluso che ha ereditato l'attivita' dai suoi zii e i suoi cugini - ma a quel che ci risulta dovrebbe aggirarsi sui 100 euro, oltre a misure disciplinari che possono arrivare alla sospensione della licenza''.

Le botticelle, nell'Ottocento padrone della citta' e utilizzate allora come i taxi di oggi, grazie all'accordo odierno hanno riconquistato dopo 7 anni anche la possibilita' di stazionare, con ben quattro posti, in piazza del Pantheon. Non solo. Ora sono chiari e definiti anche tutti i punti di stazionamento: oltre al Pantheon, anche piazza Pio XII (6 posti che si aggiungono ai 5 in piazza San Pietro), e poi ancora piazza Madonna di Loreto, piazza del Colosseo, piazza dei Crociferi, Fontana di Trevi, piazza di Spagna, piazza del Popolo, piazza Navona e via Santa Maria in Cosmedin.

''L'accordo - sottolineano il sindaco Walter Veltroni e l'assessore comunale alla mobilita' Mauro Calamante - segna un momento significativo per la tutela di una tradizione importante nella nostra citta' e di una presenza cara ai romani e ai turisti, quella delle 'botticelle'''.

''La nuova regolamentazione - spiegano - fissa i criteri dell'assegnazione dei posti e dello stazionamento delle vetture negli otto luoghi tradizionali delle 'botticelle' e comporta l'impegno dei conducenti a dotare i cavalli di speciali indumenti che salvaguardino igiene e pulizia tanto nei luoghi di sosta quanto sulle vie percorse dai mezzi, una questione la cui soluzione era attesa dalla citta' da molti anni. E' un contributo essenziale, quest'ultimo, alla piu' generale campagna dell'amministrazione per il decoro cittadino''.

© Copyright ANSA Tutti i diritti riservati 22/06/2005 19:00






Roba da matti!!!
Roma è "sporca" per via dei cavalli?
Io cambierei immediatamente lo smog con una sana puzza di merda equina...

Chissà che ne pensa Ferretti. [SM=g27824]
nebbiabianca
00mercoledì 22 giugno 2005 22.10
Il nostro è un governo filoamericano e anche filoecclesiastico.....

Dov'è che si va a vomitare?
WalterA
00giovedì 23 giugno 2005 22.57
Riporto questo...
Fino ad oggi nessuno a postato nulla che riguardasse l'accaduto...
Ho aspettato per non correre il rischio di fare doppioni e solo adesso mi ritrovo a dover postare la faccenda con 20 giorni di ritardo...Accidenti all'autocensura...


Giovedi' 2 giugno, notte inoltrata, al Forte Prenestino sta finendo una festa, iniziativa tranquilla.
Alle ore 1.45 un branco di circa venti persone armate di bastoni penetrano nel piazzale antistante al forte
urlando “duce” e aggredendo chiunque si trovi nei paraggi.

Dopo essersi accaniti su motorini e automezzi parcheggiati entrano nel tunnel principale:
cinque minuti di delirio e furia, lanci di bottiglie sassi nel tentativo di fare male.
La resistenza opposta dai primi occupanti riusciti a fronteggiarli impedisce il peggio,
ma nella colluttazione un ragazzo resta a terra.
Una pugnalata gli ha trapassato la gola.

Da Indimedia.org




aggressione fascista al forte: una testimonianza.

La serata nel forte era tranquilla... l'ora era tarda... e si pensava di tornare a casa.
All'improvviso sento delle urla provenienti dall'ingresso del Forte Prenestino...
mi avvicino, vedo un gruppetto di persone alla festa che regge con forza il cancello...
vedo bottiglie e pietre che passano sopra il cancello, lanciate da qualcuno all'esterno... e poi urla...
immagino subito un aggressione di fascisti.
C'è agitazione... nessuno sa bene cosa fare...
continuano le urla... alcuni dicono che ci sono dei compagni all'esterno... si decide di uscire.
Prendiamo quello che c'è... sedie, bastoni, mazzi di chiavi...
usciamo ad inseguirli.
Sul ponticello dell'ingresso... oltre a vetri rotti di bottiglie... macchie di sangue...
capiamo che durante l'aggressione squadrista, alcuni ragazzi erano rimasti fuori...
Alzo lo sguardo... c'è un ragazzo con un taglio alla gola...
ci sono grida, c'è chi chiama l'ambulanza...
chi invece corre ad inseguire i fascisti. Nell'aria si respira rabbia... cazzo se siamo arrabbiati...
il ragazzo è grave [scopriremo poi che è un compagno della radio], ci sono altri feriti.. colpiti dal lancio di bottiglie di vetro.
Aspettiamo un ambulanza che non vuole arrivare...
alla fine ce la fa...
speriamo tutto bene.




Il forte come tanti altri centri sociali di Roma cerca di convivere con tutto e tutti rischiando a volte di essere ritenuto "scandaloso" in questa sua condotta.
Sia ben chiaro che io molte volte critico i centri sociali come un fenomeno che non cerca molto spesso (anzi troppo spesso) di affondare radici nei quartieri, nelle aree urbane degradate, ma di ritagliarsi una specie di oasi felice dove non essere disturbati e tendere specialmente in questi ultimi tempi a vivere felici SOLO con i propri simili.

Ma secondo me qui si è varcata una soglia, quella della strage, che nulla ha a che vedere con ogni possibile critica e/o politica e/o sociale e/o vattelapesca.

Questo è uno dei tanti episodi in cui si tocca un tasto fondamentale, la vita umana e il suo voler essere presente nelle sfumature del vario e libero.
Si è tentato di uccidere delle persone e non solamente di provocare.
Per quanto mi riguarda auguro al "compagno" una pronta guarigione e un ritorno alla sua attività radiofonica che è una delle cose che ripsetto di più...

[Modificato da WalterA 23/06/2005 23.02]

[Modificato da WalterA 23/06/2005 23.02]

[Modificato da WalterA 23/06/2005 23.30]

pescetrombetta
00lunedì 27 giugno 2005 19.22
WalterA, un rargazzo che conosco era presente. Mi ha parlato di momenti davvero difficili
pescetrombetta
00lunedì 27 giugno 2005 19.26
Qualche giorno fa su Repubblica. Tanto per farsi un'idea dei possibili scenari. A me questo "ringalluzzimento" fa un po' paura.


Il capo della Cei al dibattito con Pera sul libro del Papa
"Gli aborti? Sono piccoli omicidi"
Ruini boccia
i patti civili per i gay
di MARCO POLITI

ROMA - Fede e religione peseranno sulle elezioni politiche del 2006. Lo annuncia il presidente del Senato Marcello Pera alla Radio vaticana prima di presentare nel pomeriggio insieme al cardinale Camillo Ruini l'ultimo libro di Joseph Ratzinger, ormai diventato Pontefice.

"Il fenomeno chiamato risveglio religioso, richiesta di fede e di valori, ha già giocato un ruolo nelle elezioni americane e può giocarlo anche nei paesi europei, Italia compresa", sottolinea la seconda carica dello Stato, distintasi nella campagna referendaria per aver elogiato l'astensionismo.

E, infatti, l'incontro che si tiene nel tardo pomeriggio a palazzo Wedekind, in una sala dal soffitto dorato sorretto da robuste cariatidi, più che a un dibattito assomiglia a un matrimonio. Radioso il cardinale Ruini, reduce dalla vittoria referendaria. Felice il presidente del Senato, che Comunione e liberazione ha appena invitato ad aprire il Meeting di Rimini esaltandolo come "politico atipico di straordinaria laicità, che ha una concezione dello Stato esattamente come la nostra".
Officia Bruno Vespa, mentre si celebra il patto tra gerarchia cattolica e laici devoti, che sottoscrivono riga per riga le analisi ratzingeriane sui guasti del relativismo e su una Chiesa ghettizzata e respinta ai margini. Immagine persecutoria, che in realtà poco riflette l'Italia, ma a nessuno la discrepanza sembra importare.

Platea d'eccezione per l'evento. Il presidente della Camera Casini insieme al sottosegretario Letta e al senatore Andreotti. Il cardinale Herranz in zucchetto porpora con il cardinale Re in semplice clergyman. Più in là il rettore della Lateranense Fisichella e il segretario papale Gaenswein, che si mescola discretamente a prelati e abati, fra cui spicca il nunzio in Italia monsignor Romeo. E parecchi politici del centrodestra da Sandro Bondi a Maurizio Gasparri, a Francesco D'Onofrio, all'onorevole Daniela Santanché. La platea applaude intensamente ogni passaggio teo-con e specialmente le dichiarazioni a difesa dell'embrione e del feto "assassinati".

Già, perché le espressioni terrorizzanti che pensavamo archiviate con il referendum sull'aborto del lontano 1981, tornano improvvisamente in auge ai più alti livelli. Marcello Pera nell'introduzione al libro ratzingeriano "L'Europa di Benedetto" definisce l'aborto come un "piccolo omicidio" commesso dagli adulti. "Forse perché un piccolo omicidio non è un omicidio autentico?". Il termine è preso di peso dalle pagine di Benedetto XVI. E naturalmente l'espressione rimbalza nell'intervento del cardinale Ruini, secondo il quale - come afferma il pontefice - "non ci si può rassegnare all'aborto in quanto rimane un "piccolo omicidio", che come tale ci porta a smarrire l'identità umana".

Anticamera di una revisione della legge 194? Profumo di un trend culturale e politico, piuttosto. Perché al dunque Pera pronuncia il suo "no" all'ipotesi di cambiare la legge di uno "Stato laico", dal momento che il Parlamento l'ha votata e "i cittadini si sono espressi". Prudentissimo anche il presidente della Cei, che ricorda come la Chiesa non possa prescindere dalle circostanze storiche né inseguire "risultati che possono essere contrari agli obiettivi della Chiesa". Quanto al progetto di legge sulle coppie di fatto, il Pacs, il presidente della Cei manifesta sostanziale opposizione su ciò che potrebbe apparire un "piccolo matrimonio" per i partner gay.

Al centro dell'incontro il nuovo patto che Ratzinger propone a credenti e laici. Sostiene il nuovo pontefice che se l'Illuminismo ha partorito il concetto di un'organizzazione della società ispirata ad una morale da praticare "etsi Deus non daretur" (come se Dio non ci fosse), oggi la situazione è diversa. "Il tentativo portato all'estremo di plasmare le cose umane facendo completamente a meno di Dio - così Benedetto XVI - ci porta sempre più sull'orlo dell'abisso, verso l'accantonamento totale dell'uomo". La soluzione? "Anche chi non riesce a trovare la via dell'accettazione di Dio dovrebbe comunque indirizzare la sua vita "veluti si Deus daretur" (come se Dio esistesse)".
Entusiastica la reazione di Pera: "Il laico credente può e deve rispondere di sì". Soddisfatta la replica di Ruini "Ho molto apprezzato l'introduzione di Pera". Il presidente del Senato, infatti, parla un linguaggio ratzingeriano. Rilancia l'allarme per un "Dio escluso dalla coscienza pubblica", per una religione diventata "irrilevante" per la società. Attacca chi vuole togliere le croci dalle aule. Denuncia un'Europa che sta dimenticando di essere nata a Gerusalemme e Betlemme. C'è anche una piccola critica alla gerarchia cattolica perché si sarebbe accontentata dell'articolo 52 nella Costituzione europea invece del richiamo alle "radici cristiane". (Replica realistica di Ruini: "Non volevano darci né uno né l'altro").

Pera chiude con una dichiarazione di fede: "Non sono credente, ma mi riconosco nella tradizione storica, civile, culturale, religiosa dell'Occidente cristiano". Sembra già un manifesto per le elezioni politiche del 2006.

(22 giugno 2005)
pescetrombetta
00lunedì 27 giugno 2005 19.31
Alcuni dati su distribuzione e utilizzo dell'ottopermille (fonte Aduc)

OTTO PER MILLE: AGGIORNAMENTO SULLE CONFESSIONI RELIGIOSE PER L'ANNO 2004
(l'aggiornamento sull'OPM a gestione statale si trova in questa rubrica alla data del 15 aprile 2005- http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=111342)


PREMESSA ESPLICATIVA SULLE CONFESSIONI RELIGIOSE CHE CONCORRONO ALL'ASSEGNAZIONE DELL'OPM:
Sono ancora 6, come l'anno scorso. Qui di seguito le menziono secondo la loro denominazione ufficiale, mettendo fra parentesi l'eventuale abbreviazione che usero’ in questa mia panoramica:
1) Chiesa cattolica; 2) Chiesa evangelica valdese - Unione delle chiese metodiste e valdesi (Valdesi); 3) Unione delle comunita’ ebraiche italiane (UCEI); 4) Chiesa evangelica luterana in Italia (Luterani); 5) Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno (Avventisti); 6) Assemblee di Dio in Italia (ADI).

1) DA UNO SGUARDO D'INSIEME SUL 2004…..

LA TABELLA UFFICIALE DELLA RIPARTIZIONE dell'OPM del 2004 (redditi del 2000, denunciati nel 2001) (http://www.aduc.it/dyn/documenti/allegati/pulce/TABELLA2004.doc) ci fornisce, direttamente o deduttivamente, i seguenti dati.

A) DATI COMPLESSIVI

a) Scelte espresse: 39,62% (quindi: non espresse 60,38%)

b) Ammontare OPM IRPEF: € 897.077.447

c) Distribuito nella misura delle scelte espresse (39,62%): € 355.422.084,50

d) Parte avanzata e ridistribuita tra cinque dei sette concorrenti (Stato compreso), dato che Valdesi e ADI non accettano le quote non espresse (60,38%): € 541.655.362,50.

(N.B.: la somma relativa alle scelte NON ESPRESSE rappresenta il 152% di quella relativa alle scelte espresse).

B) PERCENTUALI DI SCELTA RELATIVE ED ASSOLUTE

Per ciascuno dei 7 beneficiari, la tabella riferisce le percentuali delle scelte espresse, che quindi sono relative al 39,62% dei contribuenti. Ma, se rapportiamo le scelte espresse al numero totale dei contribuenti, quale e’ il reale "gradimento" dei singoli soggetti?
E' quello che vediamo qui, riportando la percentuale di scelta espressa (quindi relativa al 39,62% dei contribuenti) e quella rapportata al 100% dei contribuenti (queste ultime percentuali sono arrotondate alla seconda cifra decimale)

STATO: 10,28% delle scelte espresse (corrisponde al 4,07% del totale contribuenti)
C. CATTOLICA: 87,25% scelte espresse (corr. al 34,56% del totale)
UCEI: 0,42% scelte espresse (corr. allo 0,16% del totale)
LUTERANI: 0,31% scelte espresse (corr. Allo 0,12% del totale)
AVVENTISTI: 0,27% scelte espresse (corr. allo 0,10% del totale)
VALDESI: 1,27% scelte espresse (corr. allo 0,50% del totale)
ADI: 0,20% scelte espresse (corr. allo 0,08% del totale).

(N.B.: Per il meccanismo previsto dall'art. 47 della L.222/1985, l'OPM viene distribuito interamente, e sempre in proporzione delle scelte espresse. Le fasi di distribuzione dell’OPM sono due; nella prima, viene distribuita la quota OPM pari alle scelte espresse -nel 2004, dunque, il 39,62% dell’intera somma- secondo le percentuali di scelta di quella fetta di contribuenti. La parte OPM avanzata (nel 2004, il 60,38%) viene ridistribuita secondo le stesse percentuali di prima. A questa seconda distribuzione non partecipano VALDESI E ADI, che, ai sensi delle loro Intese “devolvono”, per cosi’ dire, allo Stato la parte che toccherebbe a loro.

2) …. AI PARTICOLARI …. BENEFICIARIO PER BENEFICIARIO

A) LO STATO…..

Benche’ per l'OPM a diretta gestione statale abbia gia’ fornito informazioni precise il 15 aprile 2005 (http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=111342, conviene fare qui un breve riepilogo anche alla luce dei nuovi dati.
Preferenze relative: 10,28%; preferenze assolute: 4,07%.
Somma totale ricevuta: € 100.181.895,39 (che corrisponde al 10,28 dell'OPM PIU' le quote non espresse non percepite da Valdesi e Adi. In particolare, dai Valdesi: € 6.879.023,10; dalle ADI: € 1.083.310,72. Come e’ gia’ noto, lo Stato si e’ decurtato l'OPM 2004 di 80 milioni di euro, che la "Finanziaria 2004" (Legge 24.12.2003 n. 350, art. 2 comma 69) ha, per cosi’ dire, ributtato nel grande calderone delle spese generali.
Di conseguenza, ad essere amministrata secondo le norme previste per la gestione OPM statale, e’ stata solo la rimanenza, che, avrebbe dovuto essere di € 20.181.895,39, e che, invece, dal DPCM 23.11.2004, risulta lievemente superiore, cioe’ € 20.517.592,00 (€ 335.696,61 in piu’).
La cifra suddetta e’ stata cosi’ distribuita (in ordine decrescente di percentuali):
a) conservazione beni culturali legati al culto cattolico: 44,64%;
b) calamita’ naturali: 24,73%;
c) conservazione beni culturali civili: 23,03%;
d) fame nel mondo: 4,44%
e) assistenza rifugiati: 3,16%.

B) ……. E LE CONFESSIONI RELIGIOSE
(il primo elenco fornisce i dati relativi al 2004; il secondo la gestione OPM come risulta dalle informazioni fornite dalle singole confessioni)

1. CHIESA CATTOLICA: (preferenze relative: 87,25%; assolute: 34,56%), ha ricevuto:
€ 782.700.072,51 (scelte espresse: € 310.105.768,73; scelte non espresse: € 472.594.303,78);

2. UCEI: (preferenze relative: 0,42; assolute: 0,16) € 3.767.725,27 (scelte espresse: € 1.492.772,75; scelte non espresse: € 2.274.952,52);

3. LUTERANI: (preferenze relative 0,31%; assolute: 0,12%) € 2.780.940,08 (scelte espresse: € 1.101.808,46; scelte non espresse: € 1.679.131,62);

4. AVVENTISTI: (preferenze relative: 0,27%; assolute: 0,10%) € 2.422.109,11 (scelte espresse: 959.639,63; scelte non espresse: € 1.462.469,48);

5. VALDESI: SOLO SCELTE ESPRESSE (quindi: circa 0,50% del totale OPM, anziche’ 1,27%) : € 4.513.860,47; 6. ADI: SOLO SCELTE ESPRESSE (quindi:circa lo 0,08% del totale OPM, anziche’ lo 0,20): € 710.844,17.

Ed ora vediamo, confessione per confessione, quali notizie abbiamo sulla gestione dei fondi OPM.

a) CHIESA CATTOLICA (http://www.sovvenire.it)

Dalle cifre ufficiali dello Stato sappiamo che la Chiesa cattolica ha ricevuto nel 2004 € 782.700.072. Invece, nel "Quadro generale" sul suo sito, la Chiesa cattolica dichiara una cifra maggiore (arrotondata) di 936.527.000 euro (un "conguaglio" statale? Un conglobamento dei fondi destinati a riserva? -non e’ dato saperlo con precisione).
Partendo da questa cifra di € 936.527.000, la Chiesa cattolica indica sommariamente e in cifre arrotondate alle centinaia di migliaia di euro le voci di ripartizione, che sono tre:

Esigenze di culto: € 442.000.000 (47,2%)
Sostentamento del clero: € 319.500.000 (34,1%)
Opere di carita’: € 190.000.000 (18,7%).

Nella voce "esigenze di culto" sono compresi i "beni culturali e artistici", per i quali la spesa dichiarata nel 2004 ammonta a 70 milioni di euro, che rappresenta circa il 7,5% sulla cifra dichiarata dalla Chiesa (il 9% se ci si riferisce a quella dichiarata dallo Stato).
Fra le "esigenze di culto" sono indicate anche le assegnazioni alle diocesi per culto e pastorale, le spese per le nuove chiese e canoniche nel Sud, iniziative di rilievo nazionale.
Sotto la voce "interventi caritativi" si comprendono assegnazioni alle diocesi (per la carita’), Terzo mondo, finalita’ di rilievo nazionale.
Come si vede, non si puo’ parlare di un vero e proprio rendiconto, ma soltanto di indicazioni di massima.

b) VALDESI (http://www.chiesavaldese.org/pages/finanze/otto_mille.php)

Sul loro sito sono consultabili tutti i rendiconti -veramente degni di questo nome, perche’ rimandano ai singoli percettori degli aiuti- a partire dal primo anno di percezione dell'OPM, cioe’ dal 1997 (redditi del 1993).
Due sono le caratteristiche dell'uso OPM di questa confessione:
1. Come gia’ detto, percepisce soltanto la cifra espressa;
2. Tutto l'OPM percepito dai Valdesi e’ usato per finanziare progetti culturali e di solidarieta’ in diversi campi, in Italia e all'estero (e’ escluso qualsivoglia finanziamento di cio’ che riguarda il culto).
Nel 2004 hanno ricevuto dallo Stato € 4.513.860,47, a cui vanno aggiunti gli "interessi e sopravvenienze" che portano la cifra totale gestita nel 2004 a € 4.583.221,67.
L'articolazione generale delle voci e’ la seguente:

Progetti in Italia (e Rio de la Plata): € 2.969.316,33 (64,92%).
Progetti all'estero: € 1.272.564,15 (27,82%)

(N.B.: Per quanto il Rio de la Plata si trovi in Sud America, quella chiesa, fin dalle origini, e’ considerata strettamente legata alla comunita’ italiana).

Per quanto riguarda l'Italia (€ 2.969.316,33), i finanziamenti sono andati a progetti per:

Cultura, pace e diritti umani: 32,90%;
anziani e sanita’: 24,65%;
bambini e giovani: 17,80%;
occupazione, assistenza sociale: 18,36%;
rifugiati, migranti e nomadi: 6,49.

Per quanto riguarda l'estero (Europa dell'est, Africa, America meridionale, Asia), pari a € 1.272.564,15, la suddivisione e’ stata la seguente:
sviluppo agricolo e attivita’ produttive:22,82%;
bambini e giovani: 25,39%;
assistenza e sviluppo sociale: 36,90%;
sanita’: 11,13%;
diritti umani: 3,54%.

Ogni anno, i Valdesi mantengono un piccolo accantonamento per eventuali urgenze.

c) UCEI (comunita’ ebraiche): (http://www.ucei.it/news/newsDett.asp?id=101)

Gli unici dati di cui dispongo attualmente sono quelli che si ricavano dalle tabelle ufficiali dello Stato, perche’ sul sito dell'UCEI, per ora, non ho trovato ne’ rendiconti ne’ riepiloghi della gestione OPM (gli Ebrei lo ricevono dal 2000, quota espressa e non espressa). Mi conferma questa assenza una signora dell'UCEI con cui mi e’ riuscito di mettermi in contatto, la quale mi ha anche informato che stanno lavorando per colmare questa lacuna.
Riepilogo quindi tutti i dati in mio possesso, partendo dal 2001 (redditi del 1997), di cui l'anno scorso vi era sul sito UCEI un riepilogo percentuale.
2001 (redditi 1997) (gia’ convertiti in euro) € 4.752.753,48.
Per attivita’ formative in cultura ebraica: 50,71%;
per attivita’ culturali: 23,75%
per tutela delle minoranze e attivita’ sociali (lotta a razzismo, antisemitismo, assistenza anziani, infanzia e portatori di handicap): 17,50%;
per conservazione patrimonio artistico ebraico: 8,04% (a cui va aggiunto un contributo dall'OPM statale dello 0,6%, pari a 400 milioni di lire (€ 206.582,76 ).

2003 (redditi 1999): € 4.157.497,97
2004 (redditi 2000): € 3.767.725,27.

(Attualmente sul sito UCEI, alla voce “8 per mille”, vi e’ la notizia che quanto sara’ assegnato in questa sede, verra’ destinato alla Protezione civile per un progetto preciso di aiuto alle popolazioni colpite dallo Tsunami nello Sri Lanka, per cui l’UCEI ha gia’ stanziato 200.000euro).

d) LUTERANI (http://www.elki-celi.org/it/index.php?mod=pagina&id=51&m=7)

Ricevono l'OPM (compresa quota non espressa) dal 1999 (redditi del 1995). Attualmente sul loro sito non si trova un archivio OPM, ma e’ disponibile (in modo non tanto leggibile, in verita’) il riepilogo della gestione del 2003, e cioe’ € 2.892.172,50, con l'indicazione anche del numero dei contribuenti che hanno firmato per la Chiesa luterana (45.323). I Luterani usano l'OPM anche per il culto e il mantenimento dei pastori/e. Forniscono le cifre assolute e percentuali, e prospetti analitici delle diverse voci.
La suddivisione fondamentale e’ questa:
PROGETTI della CELI (opere sociali, culturali, evangelizzazione ecc.): € 1.064.318,89 (36,80%)
PROGETTI DELLE COMUNITA': € 870.806,36 (30,11%)
MINISTRI DI CULTO: € 452.300,00 (15,64%)
OPERE SOCIALI: € 215.530,00 (7,45%).

e) AVVENTISTI (http://www.avventisti.it/8x1000/progetti.html)

Ricevono l'OPM (compresa la quota non espressa) dal 2000 (redditi del 1996). Come i Valdesi destinano l'OPM ESCLUSIVAMENTE A INTERVENTI SOCIALI E UMANITARI in Italia e all'estero.
Sul loro sito si trova un archivio con rendiconti abbastanza analitici della gestione OPM, l'ultimo dei quali si riferisce al 2003, allorche’ ricevettero € 2.530.650,94. La cifra che risulta gestita sul loro sito e’ pero' maggiore, perche’ comprende oltre un milione di euro da "proventi diversi" e raggiunge € 4.644.260,52.
In Italia (progetti culturali, di accoglienza a giovani, stranieri, donne, interventi nelle carceri, ecc.): € 3.667.535,48 (circa l'80%).
All'estero (per piccoli progetti in Ghana, Mozambico, Mali e Albania): € 25.302,09 (circa 0,6%).
Ogni anno gli Avventisti accantonano una parte della somma disponibile per far fronte a eventuali urgenze.

f) A.D.I. (http://www.adi-it.org/seas.html)

Ricevono l'OPM dal 1994 (redditi 1990). Anche le ADI, come i Valdesi,percepiscono soltanto la cifra espressa e tutto l’OPM e’ usato per finanziare progetti culturali e di solidarieta’ in Italia e all'estero (e’ escluso qualsivoglia finanziamento di cio’ che riguarda il culto).
L'organismo che si occupa dell'OPM si chiama "Servizio evangelico assistenza sociale" (SEAS). Dato che sul loro sito, alla voce OPM, c’e’ solo una generica descrizione dei campi d’azione senza rendiconti di alcun genere, mi sono messa in contatto e-mail con la sede nazionale, che gentilmente mi ha inviato i rendiconti del fondo OPM del 2003 e 2004 (e anche il parziale 2005).
A quanto si capisce, le ADI non spendono immediatamente tutta la cifra a disposizione, ma una parte cospicua viene lasciata per l'anno successivo (in realta’, lo Stato a volte e’ tardivo nei pagamenti…).

Ecco i dati in mio possesso:

ANNO 2003
Ricevuti dallo Stato: € 727.498,88. La cifra gestita, per accantonamenti ecc., e’ di € 1.071.524,11.
Erogazioni in Italia € 263.915,00
Erogazioni ai Paesi del T.M.: € 105.000,00
Cifra accantonata per il 2004: € 702.471,22.

ANNO 2004
Ricevuti dallo Stato: € 710.844,17. La cifra gestita e’ stata di € 1.418.058,58.
Erogazioni in Italia: € 586.553,00
Erogazioni a Paesi del T.M. : € 130.000,00
Cifra accantonata per il 2005: € 701.336,88.

ANNO 2005
Grazie agli accantonamenti, fra gennaio e marzo 2005 sono gia’ stati erogati € 408.229,93 (aiuti alle vittime dello Tsunami in Asia, aiuti a centri di assistenza italiani per anziani, tossicodipendenti, ecc.).


SPESE DI GESTIONE E PUBBLICITA'

Chiesa cattolica, UCEI e ADI non dichiarano niente a questo proposito.

Valdesi, Avventisti e Luterani, invece, dichiarano quanto hanno speso per queste voci.

I Valdesi dichiarano per il 2004 € 331.876,14 per spese di gestione (7,26%), di cui € 260.687,54 per la pubblicita’ (5,70%).
Gli Avventisti dichiarano per il 2003 una spesa complessiva di € 182.176,49 (circa 7,5% dello stanziamento statale), di cui € 82.490,68 (circa 3,2% dello stanziamento statale) per la sola pubblicita’.
I Luterani dichiarano, per il 2003, il 10% di spese di gestione e pubblicita’, per un totale di € 289.217,25.

PER CONCLUDERE….

… una domanda e un’osservazione ispirate ai beni culturali legati al culto religioso in generale e cattolico in particolare.
Per quanto riguarda la domanda, deve essere ben chiaro che io non sostengo la stupida tesi che lo Stato non deve finanziare il restauro e il mantenimento in buone condizioni delle opere d'arte religiose, ma sostengo, con argomentazioni logiche, che per questo scopo lo Stato non deve usare il denaro del proprio OPM.
Ecco la domanda:
E' lecito, o quantomeno opportuno, che lo Stato continui a spendere i soldi del proprio OPM per i beni culturali legati a qualsivoglia culto (e nella fattispecie al culto cattolico), quando: a) viene scelto dai contribuenti in concorrenza con le confessioni religiose; b) una parte cospicua del suo OPM gli viene girata dai Valdesi e dalle ADI? (In particolare, nel 2004, lo Stato ha ricevuto da queste due confessioni € 7.962.333,72 e ha speso per la conservazione dei luoghi di culto cattolici € 9.160.989,03!).

L’osservazione riguarda la cifra che la Chiesa cattolica destina ai “beni culturali”. Avendo introiti OPM circa 10 volte maggiori dello Stato, destina a questa voce solo il 9%.

(dati aggiornati al 12 maggio 2005)


APPENDICE

TAVOLA DELLE CORRISPONDENZE PER IL PAGAMENTO OPM ALLE CONFESSIONI DIVERSE DALLA CHIESA CATTOLICA

OPM 2004 (DENUNCIA REDDITI DEL 2001 RELATIVA AI REDDITI DEL 2000)
OPM 2003 (DENUNCIA REDDITI DEL 2000 RELATIVA AI REDDITI DEL 1999)
OPM 2002 (DENUNCIA REDDITI DEL 1999 RELATIVA AI REDDITI DEL 1998)
OPM 2001 (DENUNCIA REDDITI DEL 1998 RELATIVA AI REDDITI DEL 1997)
OPM 2000 (DENUNCIA REDDITI DEL 1997 RELATIVA AI REDDITI DEL 1996)

I primi a usufruire dell'OPM sono state le ADI (1993), poi i Valdesi (dal 1997), quindi i Luterani (1999), infine gli Avventisti e l'UCEI (dal 2000).

QUALCHE NOTIZIA SULLE INTESE

I Valdesi, i primi a firmare un'Intesa con lo stato italiano gia’ il 21 febbraio 1984, quando l'OPM non era stato ancora inventato ne’ si prevedeva che il finanziamento pensato per la Chiesa cattolica potesse essere esteso anche alle altre confessioni religiose, stipularono una nuova Intesa il 25 gennaio 1993, accettando l'OPM solo per le scelte espresse, dopo molte sofferte discussioni al loro interno. E' infatti dai redditi di quell'anno che essi cominciano a usufruire dell'OPM. Per precisione storica, va detto che, il Sinodo del 2001 approvo’, sempre con molte discussioni e voti contrari, l'accettazione anche delle quote non espresse. Tuttavia, lo Stato non ha ancora risposto alla richiesta dei Valdesi di rivedere l'Intesa in tal senso, e quindi per ora i Valdesi continuano a usufruire solo delle quote espresse.
Le ADI firmarono l'Intesa nel 1986 e accettarono subito l'OPM.
Gli Avventisti, nella prima Intesa (1986), avevano rinunciato all'OPM. Lo hanno poi accettato, stipulando con lo stato una nuova Intesa nel 1996.
Anche l'UCEI ha stipulato due Intese; la prima nel 1987 (approvata dal Parlamento nel 1989) e la seconda nel 1996, nella quale accetta l'OPM.
I Luterani stipularono l’Intesa nel 1993 (ratifica 1995). Stesse date anche per i Battisti (Unione cristiana evangelica battista d'Italia -UCEBI). I Battisti NON accettarono l'OPM ne’, per ora, hanno avuto ripensamenti.
Per concludere l'argomento, occorre ricordare che il 20 marzo 2000 furono firmate due nuove intese, una con l'Unione buddhista italiana (UBI), e l'altra con la Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova (ambedue concorrono all'OPM; i Buddhisti accettano anche le quote non espresse, i Testimoni di Geova no). Sono passati cinque anni, ma queste intese attendono ancora la ratifica del Parlamento italiano. PERCHE?
(Sulle Intese ex art. 8 C., vedere a questo indirizzo:
http://www.governo.it/Presidenza/USRI/confessioni/intese_indice.html#5)
io non sto bene
00martedì 28 giugno 2005 12.40
grazie per le preziosissime informazioni sull'otto per mille[SM=g27823]
non mi fa pentire della scelta di dare il mio modesto otto per mille alla chiesa evangelica valdese...
mi colpito molto la loro campagna pubblicitaria, ingiustamente censurata dalla rai e da quasi tutti i media (a parte alcune prevedibili eccezione: diario, il mucchio e qualche altro) quella dal titolo "molte scuole nessuna chiesa"...[SM=g27827]
astrodanzante
00venerdì 9 settembre 2005 00.15
Me lo riporta la fishtrumpet, ve lo riporto

http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=44506


Cina, l'accusa di Reporter Senza Frontiere: «Yahoo, informatore della polizia»
di red

Shi Tao, 37 anni, fino a qualche tempo fa era uno dei redattori del «Contemporary Business News», giornale finanziario della provincia di Hunan, Cina meridionale. Il 24 novembre del 2004 alcuni poliziotti del National Sicurity Boureau entrano nella sua casa e, dopo aver sequestrato computer e documenti vari, lo portano via in manette. L’accusa: aver diffuso via internet documenti «Jue Mi», ossia top secret. Cinque mesi dopo l’arresto, il 30 aprile del 2005 un tribunale riconosce che Shi Tao è colpevole e lo condanna a dieci anni di carcere. Il “reato” commesso dal Shi Tao è aver spedito a colleghi e amici una mail in cui semplicemente raccontava che le autorità cinesi avevano vietato a tutti i giornalisti di commemorare in qualsiasi forma il 15esimo anniversario del massacro di piazza Tiananmen del 4 giugno 1989.

In Cina attualmente sono almeno 25 i giornalisti e oltre 60 i “cyberdissidenti” che si trovano in carcere per motivi simili. In Cina infatti il web è diventato il più potente strumento di espressione dell'opinione pubblica dato che tutti gli altri mezzi d'informazione sono strettamente controllati dal governo cinese. Ma la storia di Shi Tao è ancora più grave perché mette sotto accusa non solo il governo cinese ma anche un “gigante del web”, una multinazionale dell'informatica come Yahoo.

Secondo una denuncia di Reporter Senza Frontiere, infatti, Shi Tao non sarebbe mai finito dietro le sbarre se la filiale di Hong Kong del popolare motore di ricerca a stelle e strisce non avesse fornito alle autorità cinesi l’account di posta elettronica del giornalista e informazioni dettagliate che lo collegavano alla mail incriminata. Violando ovviamente ogni forma di tutela della privacy dei propri utenti. «Sapevamo già che Yahoo collaborava in maniera entusiasta con il regime cinese– accusano da Reporter senza Frontiere – ma adesso scopriamo che sono dei veri e propri informatori della polizia. Yahoo ha contribuito a far condannare un valido giornalista che ha pagato duramente per cercare di diffondere all'estero alcune notizie. Un conto è chiudere un occhio di fronte agli abusi del governo cinese, un altro conto è collaborare». Da parte della compagnia web nessuna risposta precisa alle accuse. Un portavoce ha però fatto sapere che il motore di ricerca sta «effettuando delle verifiche» sulla vicenda.

Yahoo non è comunque l’unica compagnia informatica ad essere stata messa sotto accusa Cina per essersi piegata alle operazioni di censura volute da Pechino. Nel giugno scorso, ad esempio, Microsoft ha oscurato i contenuti di diversi blog cinesi. Obiettivo? Secondo dagli attivisti dei diritti umani e della libertà di informazione, penetrare nel promettente mercato asiatico. Internet in Cina ha infatti già quasi cento milioni di utenti ed è destinata a crescere. Non per nulla nell'ultimo anno decine di new company a stelle e strisce hanno aperto filiali sul territorio cinese. Ma, come si chiedono da Rsf, questo le giustifica a «non essere etiche»?.
astrodanzante
00martedì 13 settembre 2005 12.15
Avete presente cosa sta succedendo in Niger negli ultimi tempi?
Se ne dice qualcosa ogni tanto... ma sempre poco.

I dati ufficiali sono spaventosi (altro che guerre, attentati e catastrofi naturali).

Questo è apparso sulla BBC qualche ora fa. http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/4239888.stm


Niger food aid is 'misdirected'
A woman waits outside a Save The Children centre with her son
Disease is adding to the dangers now facing children
Large numbers of children have died as a result of the food crisis in Niger which began early this year, an aid agency estimates.

France's Medecins Sans Frontieres (MSF) says the death rate is several times over the international emergency level.

On average more than 40 young children have been dying a day in one area surveyed in the east of the country.

MSF accuses foreign aid organisations of misdirecting aid to those moderately malnourished rather than most in need.

Thousands have probably died of hunger in recent months.

The World Food Programme says most of the food that is needed is in place but it has not yet been distributed to at least one million people.

Logistical difficulties in acquiring the food at short notice and getting the food to the warehouses has caused the delay.

'Inadequate response'

Yet had the world responded earlier to the signs that a crisis was looming, all of this would have been manageable, says the BBC's Hilary Andersson in Niger.

She said that, although aid has reached many, the situation had visibly worsened in some areas she first visited in July.

Malaria has set in and many of the starving are now struggling to fight disease in their weakened condition, our correspondent adds.

MSF accused the UN last month of an inadequate response to the crisis, saying food relief was being poorly targeted and not delivered to the right place at the right time.

UN Secretary-General Kofi Annan promised Niger all the aid it needed while on a two-day visit to the stricken areas.

The UN estimates that up to three million of Niger's 12 million population are suffering food shortages.

It says 32,000 children with severe malnutrition could face death without the necessary food and medical treatment.

[Modificato da astrodanzante 13/09/2005 12.16]

Giusitta
00martedì 13 settembre 2005 12.21
A proposito di Africa: Good Morning Italia!
Il film di Giobbe Covatta trasmesso lunedì sera da RaiTre ha avuto un grande successo. Malgrado l'ora tarda sono stati tanti, tantissimi, a seguire fino all'ultimo "Bimbi Neri, Notti Bianche", l'intenso documentario di Giobbe Covatta sui cosiddetti "pendolari della notte" del Nord Uganda, decine di migliaia di bambini costretti ogni sera a cercare un posto dove andare a dormire la sera e svegliarsi vivi la mattina per
sfuggire a una guerra che si protrae da anni nell'indifferenza del mondo. Il film di Giobbe racconta una storia per certi versi incredibile eppure drammaticamente reale che ora anche tu puoi contribuire ad affrontare sostenendo i progetti di AMREF.
AMREF è infatti presente nella regione dal 1998. Insieme ad altre organizzazioni umanitarie, dal 2003 è impegnata ad aiutare i “night commuters”.
Lo scopo è quello di ridurre il rischio di infezioni ed abusi sessuali, attenuare l’impatto psico-sociale negativo della situazione, migliorare le condizioni igieniche dei luoghi in cui i bambini passano la notte e formare operatori locali (assistenti sociali e sanitari) che assistono i bambini e sensibilizzano i genitori sui pericoli a cui i piccoli sono esposti. A questo proposito recentemente è stato attivato anche un programma di sensibilizzazione dell’intera popolazione, utilizzando la rete di radio locali.

I risultati raggiunti in questi due anni sono stati molti.
Sono stati assistiti 5.812 bambini, di cui 2.638 maschi e 3.174 femmine, nei tre centri di raccolta e assistenza. In questi centri si sono svolte a pieno ritmo sessioni di Educazione Sanitaria; le tematiche affrontate e discusse hanno riguardato la prevenzione della malaria e dell’HIV/Aids, le malattie trasmissibili, i comportamenti ritenuti a rischio, le principali norme di educazione igienico-sanitaria, ma anche i matrimoni precoci e la violenza sui bambini. È stato anche fornito sostegno psicologico, in sessioni di gruppo o individuali a seconda delle esigenze. Inoltre, assistenti (matrons) e guardiani si prendono cura ogni notte dei bambini nei centri di accoglienza presso il Ministry of Works, il Gulu Regional Hospital e il BuPark.

Io l'ho visto,
molto molto interessante.
astrodanzante
00martedì 13 settembre 2005 12.38
A proposito d'Africa...

Ruanda. Missionario belga rischia condanna a morte

News del 13-09-2005

Il missionario belga Guy Theunis rischia in Ruanda la condanna a morte in relazione al genocidio del 1994. La corte locale incaricata di esaminare il caso del religioso ha deciso di inviare il fascicolo ad un tribunale ordinario, dopo aver valutato che esistono gli estremi per includere il missionario belga nella 'categoria 1', quella cioè dove vengono inseriti i "pianificatori" delle stragi.

Padre Theunis, della congregazione dei 'Padri Bianchi', si difende negando qualsiasi accusa e dichiarando che queste si basano su false informazioni. Ma i nove giudici che hanno analizzato il dossier non sono d'accordo: per loro il missionario rientra tra le 'menti' dello sterminio operato dagli Hutu ai danni dei Tutsi e degli Hutu moderati.

Passando ad un tribunale ordinario, il caso rischia di concludersi con una condanna capitale.Padre Theunis è inoltre accusato di aver pubblicato sulla rivista 'Dialogue', di cui è stato direttore, articoli del giornale estremista ruandese Kangura, il cui direttore, Hassan Ngeze, è stato condannato dal Tribunale delle Nazioni Unite e si trova ora in carcere.

"Sono esterrefatto di queste accuse che mi vengono rivolte – ha dichiarato il missionario di fronte al tribunale locale - non ho mai pubblicato articoli del 'Kangura', ho soltanto tradotto alcune parti della rivista". Padre Theunis era stato arrestato il 6 settembre mentre si trovava all'aeroporto di Kigali.

La guerra civile, scoppiata in Ruanda nel 1990, culminò nell’aprile del 1994 con il genocidio di circa 800.000 tutsi e hutu moderati. Dal 1996 la legge ruandese ha diviso le persone implicate nel genocidio in quattro categorie diverse secondo la gravità del crimine. Dal 1997 al giugno 2002, le corti hanno processato 7.211 persone, rilasciandone 1.386 e condannandone a morte 689, di cui 22 sono state giustiziate nel 1998.
Nel corso della prima metà del 2002, le corti ordinarie hanno processato solo 757 persone per genocidio.

Per sveltire i processi giudiziari, nel marzo 2001, è stato introdotto un sistema giuridico tradizionale, denominato Gacaca, ovvero corti locali diffuse in tutto il paese che si ispirano a principi di riconciliazione. La pena più alta che le corti locali possono comminare è l’ergastolo.
Secondo l’ufficio del procuratore di stato, per i fatti relativi al genocidio del 1994, ad oggi, sono state eseguite 23 condanne a morte, le ultime avvenute il 24 aprile 1998, quando 22 persone sono state giustiziate pubblicamente.

In alternativa alla giurisdizione nazionale, le persone sospette di genocidio e di crimini contro l’umanità possono essere giudicate anche dal Tribunale Penale Internazionale appositamente istituito dall’ONU ad Arusha in Tanzania. Questo tribunale esclude il ricorso alla pena di morte.






comunque la situazione nigeriana è davvero drammatica...
la cosa davvero triste è che è una catastrofe "al rallentatore", si sapeva che sarebbe avvenuta e avviene su tempi lunghi...
pescetrombetta
00lunedì 19 settembre 2005 19.05
Contiene anche "quando stiamo andando, su queste tera", se questo topic esistesse.
Da Repubblica in line
ROMA - "I Pacs sono contrari alla Costituzione". L'invettiva contro la regolarizzazione delle unioni di fatto viene da Camillo Ruini che ha aperto a Roma il Consiglio episcopale permanente della Cei. "La nostra Costituzione nell'art. 29 - ha ricordato il cardinale Camillo Ruini - intende con univoca precisione la famiglia come 'societa' naturale fondata sul matrimonio e ne riconosce i diritti. Per conseguenza la Corte Costituzionale ha ripetutamente affermato che la convivenza more uxorio non può essere assimilata alla famiglia, così da desumerne l'esigenza di una parificazione di trattamento". La protezione giuridica delle unioni di fatto deve seguire la "strada del diritto comune", dice ancora Ruini spiegando che "qualora emergessero alcune ulteriori esigenze, specifiche e realmente fondate, eventuali norme a loro tutela non dovrebbero comunque dar luogo a un modello legislativamente precostituito e tendere a configurare qualcosa di simile al matrimonio, ma rimanere invece nell'ambito dei diritti e doveri delle persone". E dopo aver ribadito che "i vescovi non si schierano in campagna elettorale"* il presidente dei vescovi italiani ha aggiunto: "Il sostegno alla famiglia legittima dovrebbe essere dunque la prima e vera preoccupazione dei legislatori". E, difendendo il cattolico Fazio, Ruini ha anche detto: "Basta con l'abuso della pubblicazione delle intercettazioni, un sistema che ha prodotto gravi danni alle persone e guasti difficilmente riparabili alla dialettica politica e al funzionamento delle istituzioni".^

(2005-09-19 17:00:31)


* ah no?
^ a parte che non centra nulla con il resto dell'articolo. Ma anche volendo, cosa gliene fregherà mai ai vescovi delle intercettazioni?

Qui l'originale
pescetrombetta
00giovedì 22 settembre 2005 15.22
Laicità e trascendenza (per stare nel trend)
Contiene anche "E' per me un dovere amare lo stato italiano", "Un nuovo mondo è possibile", "Aborto è tirannia: ecc", e volendo "E di questo che ne pensate?"

Editoriale di Barbara Spinelli, La Stampa, 18 settembre '05 (qui l'originale)

IL CLERO CONTRO SE STESSO

L’accusa che una parte delle gerarchie ecclesiastiche ha lanciato nei giorni scorsi a Romano Prodi, a proposito delle unioni di fatto, ha un tono che forse non stupirà lo storico della Chiesa ma che qui e ora, nel tempo e nella realtà che viviamo, può turbare il cittadino, credente o non credente. La forza di Gesù e della sua Chiesa è proprio quella di suscitare turbamento, di mettere in allarme, ma non è questa la via stretta imboccata da chi nel clero s'indigna. Il turbamento suscitato dagli attacchi a Prodi non fa chiarezza per mezzo dello scandalo, non induce a pensare più profondamente quel che sta accadendo nelle relazioni tra esseri umani, ma crea piuttosto obnubilazione, ottenebrazione delle menti. È ottenebrato quel che parte del clero pensa delle coppie di fatto, eterosessuali o omosessuali (come scrive Sturzo, è sempre meglio parlare di clero conservatore che di Chiesa). È oscura la risposta che esso dà al malessere di una società che vive una crisi vastissima della famiglia e che sente il bisogno di regolare non solo nuove forme di unioni, ma nuove forme di amicizia-convivenza.
Osservatore Romano e Conferenza episcopale non entrano in merito a tutto questo, aggirano il pensare difficile, e tutta la propria energia sembrano concentrarla su calcoli di politica immediata e sulla personalizzazione dell'assalto a Prodi. Di che cosa è colpevole infatti la guida del centrosinistra? Di «cercar voti sfasciando la famiglia», «rastrellandoli su tutto il territorio». Su questo Prodi va giudicato, e magari condannato; sulla base di calcoli che queste gerarchie ecclesiastiche mostrano di saper fare con previdenza, astuzia, aguzzo senso delle convenienze, non diversamente dai partiti che rivaleggiano per il comando della pòlis.

Questa parte del clero che si riduce a partito, che calcola il guadagno elettorale di una proposta invece di studiare la proposta stessa e la realtà umana che l’ha fatta scaturire, assomiglia poco a un clero forte, sicuro del proprio credo. Il suo argomentare non è diverso da quello che appare sui notiziari Internet, e come essi dipende da sondaggi d'opinione, da giochi di potere che si fanno e si disfano in poche ore. Nei giorni scorsi sul sito della Stampa si poteva rispondere a un instant poll sul Pacs appena proposto da Prodi - gli porterà voti? non glieli porterà? - senza che il lettore potesse giudicare l’idea in sé. Questo è lo spirito dei tempi, lo Zeitgeist di una politica che s’esaurisce in brevi tornaconti partitici. Che regni in un giornale è già un peccato. Spiace se dovesse influenzare anche la Chiesa: se invece di pensare il presente dell'uomo quest’ultima ragionasse su vantaggi elettorali, se invece di riaccendersi si spegnesse, sulla scia di altre luci che si spengono. Cosa importa infatti sapere cosa guadagnerà Prodi? La sola cosa che conti è sapere se la proposta sia buona, se allevii sofferenze senza scardinare le famiglie, se regoli drammi che non riguardano solo le coppie e che altrimenti si surriscalderebbero fino a imporre soluzioni estreme. Se la proposta è buona va meditata come tale, a prescindere dal successo negli instant poll o alle urne.

L’immersione nello Zeitgeist ha già spinto parte della curia a intervenire più volte, ultimamente, su questioni che riguardano la politica e anche l'economia e la finanza. È intervenuta in Germania nel '98-'99, imponendo ai vescovi tedeschi di ritirarsi dai consultori sull’aborto (in questo caso fu determinante il cardinale Ratzinger). È intervenuta in Spagna, opponendosi al matrimonio fra omosessuali (ma né Aznar né i vescovi spagnoli erano contrari alla legalizzazione delle unioni di fatto). È intervenuta in Italia, prima nel referendum sulla procreazione assistita, poi sulle unioni di fatto. E sempre ha agito senza fronteggiare i venti forti delle questioni etiche spinose ma piuttosto aggirandole, ignorandole.

L’aborto è una questione spinosa, essendo un'uccisione del non nato che l'umanità, in assenza di legge, pratica con violenze ancor più brutali. La tutela della famiglia è una questione spinosa, in società demograficamente agonizzanti che vedono l'istituto familiare non solo minacciato ma già oggi eroso, alle prese con la fine della famiglia allargata e con la solitudine generalizzata di individui in cerca di nuove regole di convivenza amorosa o amicistica. È qui che la Chiesa fatica a reagire, permettendo che alcuni suoi esponenti antepongano il calcolo e la scaltrezza alla missione di lungo periodo, la forza dell'autorità precettistica alla carità, la politica alla fede. È come se San Paolo non avesse detto quel che ha detto, sulla circoncisione: come se avesse detto che la circoncisione è quella della carne, non quella del cuore e dello spirito; come se non avesse annunciato che «Qui non c'è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti».

Intervenendo nella politica e contestandone l'autonomia, il clero conservatore viene contaminato dal modo di calcolare che è oggi della politica, e ineluttabilmente anche dal suo brancolare nel buio, dal suo esser distante dalle realtà vissute. Non si batte apertamente contro la revisione della legge sulla procreazione assistita, ma conta astutamente sul premio che si potrà ricavare dai cittadini indifferenti per ottenere l'annullamento d'un referendum per mancanza del quorum. Non si preoccupa di studiare i documenti della Caritas in Germania, che indicano come i 270 consultori abbiano indotto un impressionante numero di donne a rinunciare all'aborto, ma si tira fuori e si de-responsabilizza. E anche sul Pacs, non vede che la crisi della famiglia è già qui, tra noi, indipendentemente da Pacs o matrimoni gay. Che l'assenza di diritti-doveri nelle unioni di fatto o nelle convivenze è all'origine di ingiustizie tali che l'amore tra esseri umani ne è offeso (un esempio a mio parere significativo: il malato in agonia negli ospedali può esser assistito - dunque amato - solo da parenti di sangue. Qui si tratta del diritto a poter esercitare un dovere: è questo il «capriccio gay» di cui parla il presidente del Senato?).

La politica finisce così col divenire più forte dell'amore, dell'amicizia, della carità, minacciando le fondamenta della Chiesa. Don Carrón, successore di Don Giussani alla guida di Comunione e Liberazione, è stato chiaro sui rischi corsi dalla Chiesa spagnola nello scontro con lo Stato: «È evidente che qualcosa non ha funzionato nella trasmissione della fede (...). Non è bastata né poteva bastare la riduzione della fede a etica, a un discorso corretto e pulito, una sottolineatura a volte eccessivamente moralistica del cristianesimo. Non è che uno debba essere senza macchia, anche Pietro e Paolo erano uomini con i loro limiti» (Corriere della Sera, 24 agosto). Lo stesso Ratzinger, prima d'esser Papa, ha detto ai funerali di Don Giussani: «Il cristianesimo non è un sistema intellettuale, un pacchetto di dogmi, un moralismo, ma è un incontro, una storia di amore, un avvenimento».
Probabilmente quest’interferenza dei vertici vaticani nella vita dello Stato avviene perché, in Italia, non esiste più un partito cattolico forte, in grado d'ascoltare la Chiesa ma anche di resisterle. Quando i cattolici son divisi, la voce del clero conservatore si fa più pressante ma non necessariamente più autorevole, scrive con finezza Guido Compagna su Il Sole-24 Ore. De Gasperi e Sturzo resistettero alle pressioni vaticane. Don Sturzo cercò di salvaguardare due passioni a volte contrastanti: la fedeltà alla Chiesa e l'amore della verità. Difese l'aconfessionalità del partito cattolico, ribadì che «la Chiesa non esprime un ordine materiale o politico, ma solo un ordine religioso», scrisse che «non è nella missione della Chiesa prendere iniziative dirette nel campo della economia e della politica, nel senso di trasformarsi essa in un'attività terrena sia pure a scopo etico-religioso» (Luigi Sturzo, Lettere non spedite, il Mulino 1996).

Vista in quest'ottica, e considerata la frequenza con cui si ripete, l'offensiva contro Prodi diventa meno sorprendente. Prodi è un cattolico che crede e vuole esser percepito come adulto: il che vuol dire - in lingua politica - laico alla maniera di De Gasperi. Come Rosmini, avversa la religione di Stato e vorrebbe che gli spiriti veramente religiosi «liberassero» la Chiesa dalla «servitù dei beni ecclesiastici» e del potere temporale. Agendo in tal modo infastidisce il clero conservatore, anche perché la propria fede non la mette al servizio d'un partito cattolico che occupi l'intero centro della politica, ma di un'unione tra forze del centro sinistra in un quadro bipolare. Proprio in quanto cattolico viene insomma disapprovato, perché il cattolico dissidente non è solo voce contraria, ma anche eretica. E perché i politici cattolici oggi sono eretici se adattano lo spirito di De Gasperi e Rosmini alle esigenze del bipolarismo e di alternanze chiare.

Per la Chiesa è un bene che personalità così esistano ancora. Gli interventi di parte del clero sono un segno di debolezza, e la forza per la Chiesa consiste nel liberarsi dai privilegi che vengono dallo Stato, nel ritrovare l'energia spirituale che scaturisce dalla separazione dalla politica temporale. Altrimenti, a forza di chiedere uno Stato etico e di temere il metodo laico di governare una società fatta di diversi, sarà lo Stato a intervenire sulla Chiesa. È il disastro che la Chiesa visse nel 1790, con la costituzione civile del clero: quando la rivoluzione francese tentò di affrancare i cattolici dal papato, e obbligò i sacerdoti a giurare fedeltà a uno Stato sacralizzato da cui ormai dipendevano interamente.
astrodanzante
00giovedì 22 settembre 2005 15.49
quello che mi fa incazzare è che poi saremmo noi quelli del pensiero debole...

sai che c'è? io almeno penso...
lemiemanisudite
00giovedì 22 settembre 2005 15.52

Grazie Claudia.



pescetrombetta
00giovedì 22 settembre 2005 15.58
Re:

Scritto da: astrodanzante 22/09/2005 15.49
quello che mi fa incazzare è che poi saremmo noi quelli del pensiero debole...

sai che c'è? io almeno penso...


Kitaj disse, saggiamente, pensiero complesso!
Ecché c[SM=g27816] [SM=g27816] [SM=g27816] [SM=g27816] !

[Modificato da pescetrombetta 22/09/2005 16.02]

EthikaFonEthica
00sabato 24 settembre 2005 21.25
Spero sia il topic adatto.

Mi ha destato enorme interesse e vorrei condividerlo con voi


GIUSEPPE DOSSETTI
UNA VOCE CHE CHIAMAVA
NEL DESERTO DELLA DC


Prese i voti ma continuò le critiche contro la politica che deludeva "la povera gente". Alla Costituente sostenne la necessità della repubblica presidenziale


Ci sono uomini che hanno occhi e cuore che guardano lontano, in una dimensione che non è la nostra di tutti i giorni, perché in loro urge qualcosa di diverso, che facciamo fatica ad afferrare, presi come siamo dai nostri schemi, dalle nostre faccende, dai nostri interessi. E purtroppo accade che questi uomini siano incompresi da vivi, perché difficilmente classificabili in comode categorie, e incompresi da morti, quando tanti si sentono autorizzati ad esprimere giudizi e a dettare epitaffi, incoraggiati dal fatto che il morto non può esprimere il suo eventuale dissenso. Giuseppe Dossetti non è sfuggito a questo destino. Alle 6.30 di domenica 15 dicembre 96 è tornato "al suo desideratissimo Signore" (sono le parole con cui nel 1968 diede l'annunzio della morte di sua madre). Alle 6.31 sono iniziate le parole di troppo, da parte di troppi. Perché di Dossetti non si poteva non parlare, ma si è parlato ancora una volta a sproposito, con quello sciagurato vizio nazionale di voler sempre classificare, oltretutto secondo schemi ormai decotti: destra, sinistra, centro, cattocomunismo, liberal-cattolicesimo e via straparlando; non rendendosi conto, da parte di molti, che don Giuseppe Dossetti aveva quello sguardo lungo e quel cuore grande che fecero di lui, anzitutto, un uomo, nel senso più pieno della parola. E un uomo vero non è mai soggetto a classificazioni. Forse nell'orgia di parole, che Don Giuseppe avrà ascoltato col suo sorriso dolce dal cielo, la palma della banalità e della superficialità tocca al presidente della Regione Lombardia, Formigoni, secondo il quale "... dal punto di vista politico è l'emblema del complesso di inferiorità del cattolicesimo politico nei confronti del marxismo."

MONTANELLI IL GROSSIER E il primo premio per il cattivo gusto e la gratuita cattiveria spetta senza dubbio a Montanelli che scrive: "... era stato uno di quei 'professorini' della sinistra integralista democristiana che, con la convinzione di trasformare il partito in missione, lo strapparono a De Gasperi... I Quattro Cavalieri di questa Apocalisse, Dossetti, Fanfani, La Pira e Lazzati, erano gli uomini più onesti dello scudocrociato... Ma, salvo Fanfani..., gli altri tre avevano gli occhi troppo levati al cielo per accorgersi della fogna in cui i loro piedi stavano guazzando".

Dossetti nasce il 13 febbraio 1913 a Genova. Giovane di Azione Cattolica, a 21 anni è già laureato, a Bologna, in Giurisprudenza. Poi è in Cattolica a Milano, professore incaricato di diritto ecclesiastico. E' un uomo che brucia le tappe. E che non si rifugia in facili neutralismi, quando la coscienza dice che è il momento di fare la guerra: antifascista, è presidente del CLN di Reggio Emilia; rifiuterà sempre però di portare le armi. La sua carriera politica nella Democrazia Cristiana è rapidissima: vice segretario del partito nel 1945, il 2 giugno del 46 viene eletto alla Costituente e nominato membro della "commissione dei 75" incaricata di elaborare il testo della Costituzione. Svolgerà un lavoro intenso nella prima sottocommissione, che si occupava dei "diritti e doveri dei cittadini". In questo stesso anno fonda con Fanfani, La Pira e Lazzati l'associazione "Civitas Humana", il cui programma è già insito nel nome.

GLI ANNI TERRIBILI Sono gli anni in cui la DC e l'Italia sono guidati da un uomo fuori del comune: Alcide De Gasperi. E sono anni terribili, in cui il Paese deve ritrovare sè stesso, dopo le lacerazioni di una guerra fratricida, e in cui i guasti provocati dagli eventi bellici hanno accentuato le tensioni sociali. Sono gli anni in cui al Nord i comunisti oscillano tra le tentazioni rivoluzionarie e barricadiere di Pajetta e il freddo realismo di Togliatti, ma in cui decine di migliaia di cittadini dormono ancora nei rifugi perché le città del triangolo industriale sono state massacrate dai bombardamenti degli alleati. E al Sud intanto contadini affamati occupano terreni spesso incolti, di proprietà di latifondisti miopi, aggrappati ad egoismi ottocenteschi, provocando interventi di una polizia il cui grilletto facile nasce più dalla impreparazione che da cinica volontà repressiva.

In questo marasma il compito di chi si impegnava in politica era senza dubbio enorme: bisognava ricostruire una Nazione, ridare speranza alla gente, restituire dignità ad un popolo che, come ci ricorderanno senza mezzi termini gli Alleati in sede di trattato di pace, era comunque un popolo sconfitto.

La Democrazia Cristiana alle elezioni del 2 giugno del 46 per l'Assemblea Costituente conquistò la maggioranza relativa, col 35,2% dei voti e 207 seggi su 556. Il 18 aprile del 48 il 48,5% degli elettori scelsero lo scudocrociato.

E fu proprio da questo consenso popolare così ampio che nacquero (o si acutizzarono) i problemi interni del partito. La Democrazia Cristiana ormai esprimeva due anime: quella di De Gasperi e quella di Dossetti. Quella del partito di governo e quella degli ideali. Due anime diverse, ma non inconciliabili. La seconda avrebbe potuto essere lo stimolo, il motivo ispiratore della prima. Se così fosse stato, forse la storia successiva d'Italia sarebbe stata migliore, più pulita.

POLITICO ANOMALO Giuseppe Dossetti lasciò la politica attiva nel 1952, con una breve "riapparizione" nel 56, per contendere invano al comunista Dozza la carica di Sindaco di Bologna. Fu quindi come papa Celestino V, "che fece per viltade il gran rifiuto?"

Non è così: politicamente Dossetti era un anomalo, e tanto più ciò divenne chiaro col passare degli anni, dopo il suo ritiro dalla scena, provocato dal comportamento dei politici "di mestiere". Perchè lo definiamo anomalo? Perchè, col peso che la sua corrente aveva ad un certo punto assunto all'interno della DC, Dossetti avrebbe potuto intraprendere una brillante carriera, controllando quasi il 40% dei voti dei delegati del Congresso della DC. Avrebbe potuto condizionare De Gasperi, avrebbe potuto agevolmente reclamare per sè e per i suoi uomini i ministeri più importanti.

Invece intraprese ben altra "carriera": la prima tappa, il giorno dell'Epifania del 1956, fu la pronuncia dei voti religiosi nelle mani del cardinale Lercaro, che pochi mesi prima aveva dato la sua approvazione alla regola della comunità monastica della "Piccola Famiglia dell'Annunziata", fondata su "silenzio, preghiera, lavoro e povertà". Dossetti, che già precedentemente aveva ricevuto la vestizione a terziario francescano, tre anni dopo, sempre nel giorno dell'Epifania, riceverà l'ordinazione sacerdotale.

Secondo certi archetipi potremmo quindi immaginare "un prete" imprestato alla politica, con tutti i limiti che questo comporta. Val quindi la pena di soffermarci un attimo più nel dettaglio sul Dossetti politico e, ci piace ribadirlo, politico anomalo. Ci sembra significativo il fatto che del gruppo cosiddetto dei "professorini" (Lazzati, La Pira, Fanfani, Dossetti), che tanto peso ebbe nell'Italia postfascista, la carriera più brillante l'abbia fatta proprio colui che fu prima fascista fervente, poi prudente fuoruscito nell'ospitale Svizzera, poi reduce a tempesta finita: Amintore Fanfani. L'antifascismo di Dossetti fu reale e si tradusse, come dicevamo sopra, anche nella presidenza del CLN di Reggio Emilia. Ma il partigiano "Benigno" non portò mai le armi: la sua arma era il Vangelo, era la fede assoluta da cui discendeva l'assoluto rispetto per l'uomo.

INTELLIGENZA LUNGIMIRANTE Nei lavori dell'Assemblea Costituente Dossetti portò tutto il peso della sua preparazione giuridica e i suoi interventi furono sempre di alto livello. Ed oggi, che si parla di repubblica presidenziale come uno dei possibili rimedi all'instabilità cronica dei nostri esecutivi, è interessante rileggere certe opinioni espresse cinquant'anni fa dal "professorino", in favore appunto di una repubblica presidenziale, così come è interessante rileggere i suoi interventi in favore della riforma della pubblica amministrazione, per una più accentuata autonomia degli enti locali, nonchè i suoi dubbi circa la funzionalità del bicameralismo puro. Tutti argomenti che oggi travagliano i nostri politici, convinti di scoprire esaltanti novità.

Troviamo insomma un giovane giurista pensoso dell'avvenire del paese, preoccupato di dare allo Stato anche quella snellezza e quella funzionalità che sono indispensabili se si vuole realmente che il cittadino sia "cittadino" e non "suddito".

Ma l'attività politica quotidiana non soddisfa le urgenze del cuore di Dossetti. E infatti alle elezioni del 1948 decide di non ripresentarsi: recederà dalla sua posizione solo per obbedienza a Monsignor Montini.

Nel congresso della DC, tenutosi a Venezia dal 2 al 6 giugno del 49, i delegati che si riconoscono nella linea di Dossetti, espressa dalla rivista "Cronache Sociali" ottengono oltre un terzo dei voti. E in questa sede De Gasperi non manca di criticare aspramente la "sinistra" del partito: "Egli (Dossetti, ndr) si è preparato a questo congresso per molti mesi... in analisi meditative... Io disgraziatamente non ho avuto questo tempo, perchè ho dovuto occuparmi di realizzazioni e di esperienze costruttive... io accetto anche il pungolo, ma ad una condizione: che a un certo momento quelli che stanno pungolando si mettano anch'essi alla stanga, e dimostrino di saper tirare." Dossetti accetta di tornare alla vice-segreteria, che già aveva avuto nel 1945 e dalla quale si era poi dimesso. Ma avverte che la sua stagione politica si sta concludendo. Ciò nonostante profonderà il suo impegno, avviando quella stagione di grandi riforme che si tradurranno nella legge stralcio di riforma agraria, nell'istituzione della Cassa per il Mezzogiorno, nell'avvio della riforma tributaria di Vanoni.

Ma il dissenso con De Gasperi (o il "velame", come lo chiamerà lo statista trentino) è ormai radicato. Eppure è un dissenso che potrebbe essere costruttivo.

IL COCKTAIL DEMOCRISTIANO La Democrazia Cristiana fondò il suo grande successo elettorale soprattutto sulla contrapposizione al comunismo: la guerra fredda era iniziata subito dopo la conclusione della Guerra Mondiale e l'"interclassismo" della DC trovò la sua vera ragion d'essere nella paura dell'avanzata stalinista in Europa. E in questo senso la DC di De Gasperi raccolse al suo interno di tutto, e in questo "tutto", che frettolosamente si può suddividere in destra, centro e sinistra, i ceti moderati si riconoscevano più facilmente nelle posizioni "liberal-cattoliche" di un Pella che in quelle "populiste" di un La Pira. De Gasperi guidava una DC che era un grande contenitore e guidava un governo che, a un certo punto, aveva dovuto fare delle scelte di campo, con l'estromissione dei comunisti nel 1947 e l'avvio di una collaborazione organica con i liberali, le cui posizioni erano marcatamente "di destra".

Poteva De Gasperi fare diversamente? Probabilmente no. Si trovava a reggere una nazione sfasciata, che non poteva prescindere dagli aiuti americani per la sua ricostruzione, nè questi aiuti erano ovviamente disinteressati. D'altra parte De Gasperi pagava lo scotto del suo potere, ed era assolutamente nel vero quando, come ricordavamo sopra, al congresso del 49 faceva notare che lui non aveva avuto il tempo per lunghe meditazioni, perchè preso dalle urgenze quotidiane. Però mancò, a nostro avviso, della sensibilità necessaria per rendersi conto che l'esperienza di "Cronache Sociali" e del gruppo dossettiano non andava scaricata classificandola come "sinistra" (o incanalata con una vicesegreteria), ma piuttosto si sarebbe dovuta valorizzare come coscienza critica di un partito che quanto più cresceva di importanza tanto più rischiava di perdere la propria matrice originaria, ossia l'ispirazione cristiana. Marta e Maria possono convivere, se Marta comprende che Maria forse non è una brava massaia, ma rappresenta quella luce che non si può spegnere se non si vuole, prima o poi, perdere la strada.

Le critiche di Dossetti sulla politica sociale ed economica, che tardava a venire incontro "alle attese della povera gente" o le perplessità sull'adesione dell'Italia al Patto Atlantico, permisero di classificare i "professorini" come "la sinistra" del partito. Ma se questo può esser vero per chi di loro poi fece carriera politica (passando per altro con agilità da destra a sinistra, al centro), per Dossetti il discorso è ben diverso. E valgano i fatti: quando si rese conto che la sua visione politica non era realizzabile, lasciò la politica in cui, ci pare opportuno ripeterlo, aveva raggiunto posizioni di potenza che non sfruttò. Fu leale finchè fu nel partito. Poi, semplicemente, ne uscì

L'UOMO CHE CAPIVA TROPPO A un uomo che aveva nel Vangelo la sua ispirazione, non poteva non urgere un'equità fiscale, un'equità distributiva, un reale soccorso a una classe operaia che ancora agli inizi degli anni cinquanta era ampiamente sfruttata. Così come non poteva sfuggire il pericolo insito nello "schierarsi" col Patto Atlantico: il mondo usciva da una guerra guerreggiata e si apprestava a ricreare contrapposizioni. Questo, con buona pace dei facili fornitori di classificazioni, non fu filo-marxismo. Fu quella capacità di vedere più avanti degli altri. Ed oggi è lo stesso Papa che mette in guardia contro i pericoli di un neo-liberismo sfrenato, sfruttatore e corrotto, che si è sostituito a tanti regimi comunisti morti di consunzione naturale nell'Europa dell'Est.

È ozioso oggi voler immaginare un'Italia diversa: siamo quello che abbiamo voluto essere. Ma viene la tentazione di chiedersi cosa saremmo stati se una Democrazia Cristiana fosse stata meno centro di potere a tutti i costi, se l'azione politica non fosse stata solo lotta con ogni mezzo, ma reale servizio alla gente. Viene da chiedersi cosa saremmo se la corruzione non fosse stata a un certo punto accettata come componente inevitabile di un sistema che, comunque, aveva il merito di ripararci dal pericolo comunista. Discorsi oziosi, inutili. Don Giuseppe Dossetti non ce ne vorrà se facciamo un paragone, che non è assolutamente irriverente, con Don Camillo, il prete "anomalo" di Guareschi. Don Camillo al Cagnola, uno dei grossi proprietari, che si lamenta degli scioperi dei braccianti, sobillati dai rossi, si trova a un certo punto a dire: "ma chi spinge i braccianti a scioperare? I comunisti, o voi altri, col vostro sporco egoismo, col vostro desiderio di fare sempre più soldi sulla pelle degli altri?". Al che il Cagnola, atterrito, si segna ed esclama: "prete bolscevico!".

UN PURO. PERCIO' SGRADITO Giuseppe Dossetti sceglie il saio e forse, finalmente, non si sente più fuori posto. La sua comunità cresce: dall'originaria sede sul colle di San Luca, sopra Bologna, si espande in Terrasanta, in Giordania, e nel 1985 stabilisce un insediamento anche a Casaglia di Montesole, teatro, negli anni bui, di un eccidio nazista. Nessun insediamento è casuale; Dossetti, anche da religioso, è sempre una spina nel fianco, è sempre un testardo testimone dell'amore per Cristo e quindi per l'uomo. Testimone sul luogo in cui non dimenticare l'abisso nazista, testimone a Gerico sui territori occupati nella guerra dei Sei Giorni da Israele , a cui ricordare in silenzio il primato dell'Amore sulla forza.

Fu anche anche chiamato al Concilio Ecumenico Vaticano II dal cardinale Lercaro, che lo volle con sè come suo perito personale. Al concilio don Giuseppe Dossetti non si limitò a dare le sue competenze di giurista, formulando proposte per lo svolgimento dei lavori conciliari (Ordo Concilii), ma espresse anche la sua ansia e la sua aspirazione per una Chiesa che fosse "povera" per essere realmente "Chiesa dei poveri". La sua vita ascetica era la migliore testimonianza della purezza di questo suo desiderio. Ma la sua presenza al Concilio non è sopportata in alcuni ambienti e Dossetti si ritira, come sempre in silenzio, senza contestazioni. Pro-vicario della sua diocesi, si dedica sempre con passione alla vita della sua comunità, nella ferma volontà che rimanga sempre saldamente radicata al Vangelo, in fedeltà creativa al Concilio e ai segni dei tempi da discernere. Negli anni, a lui fanno riferimento in molti, semplici cittadini ed uomini politici, famiglie e altre comunità, tutti attratti dalla radicalità della scelta religiosa, che non esclude, ove necessario, il far nuovamente sentire la sua voce "fuori", nel mondo.

E a venire, ovviamente, nuovamente frainteso, adoperato, strumentalizzato. La recente difesa della Costituzione, attuata anche attraverso i comitati che portano il suo nome, provoca la classificazione di Dossetti fra quanti considerano "intoccabile" la carta fondamentale. La realtà è ben diversa. L'anziano monaco, giurista e costituente, uomo di fede, studioso profondo, vede i pericoli che nascono dall'avanzare di una nuova classe politica improvvisata e rampante, che sulle ceneri della Prima Repubblica vuole "costruire" "qualcosa": ma cosa? Il lunedì di Pasqua del 1994 Don Giuseppe pronuncia un discorso alla Comunità di Montesole, in cui mette in guardia contro i pericoli delle "nuove illusioni storiche".

E LO CHIAMARONO "CARTESIANO" "Siamo in un periodo di frantumazione del pensiero, di un pensiero che si fa sempre più debole... ogni tentativo di ricostruire una sintesi culturale o una organicità sociale che difenda la Fede sarà sempre più un tentativo illusorio... Forse già in questi giorni si preparano nuovi presidi, nuove illusioni storiche, nuove aggregazioni che cerchino di ricompattare i cristiani. Ma i cristiani si ricompattano solo sulla parola di Dio e sull'Evangelo!... La Chiesa stessa, se non si fa più spirituale, non riuscirà ad adempiere la sua missione e a collegare veramente i figli del Vangelo!".

Che dice Formigoni? E' questo "dal punto di vista politico l'emblema del complesso di inferiorità del cattolicesimo politico nei confronti del marxismo." ? Non vogliamo dare spazio all'alluvione di giudizi su Dossetti: chiunque legga i giornali o segua i programmi radiotelevisivi ne ha già fatto indigestione. Diamo piuttosto l'ultima battuta a Don Giuseppe Dossetti, perché sia ancora lui a dirci una parola che ci aiuti a capirlo. Il 5 novembre 1987 Don Giuseppe teneva una commemorazione nel decennale della scomparsa del suo grande amico Giorgio La Pira. Fu un discorso di grande rigore razionale e filologico, da "cartesiano" (come le stesso La Pira amava canzonarlo), mettendo tuttavia in rilievo il fondo mistico della testimonianza lapiriana. Il giornalista Vittorio Citterich ci racconta che volle rivolgersi scherzosamente al monaco: "Don Giuseppe, si può dire che il più grande riconoscimento al misticismo di La Pira è stato dato dal più cartesiano dei suoi amici." Al che Dossetti rispose: "Che vuole, queste definizioni sono soltanto diverse modalità per esprimere la stessa fede".

CorContritumQuasiCinis
00martedì 27 settembre 2005 09.40
Che ne pensate?

L'economista Noreena Hertz ha una ricetta per dare
una concreta opportunità di ripresa ai Paesi in via di sviluppo.

Terrorismo, miseria e ingiustizia:
perché bisogna cancellare il debito.

di ROSARIA AMATO


ROMA - La cancellazione totale di tutti i debiti illegittimi e inesigibili dei Paesi in via di sviluppo. Una croce, cioè, su tutti i debiti contratti da regimi dittatoriali che hanno usato il denaro contro gli interessi della popolazione, e di tutti quelli il cui pagamento andrebbe a detrimento dei bisogni fondamentali dei cittadini dei Paesi debitori. Dopo, "massicce iniezioni di risorse" che però vengano controllate da "Fondazioni di Rigenerazione Nazionale", che avrebbero il compito di custodire i risparmi sul debito e vigilare sul loro effettivo utilizzo per obiettivi di sviluppo, per poi scomparire per sempre, una volta raggiunti tali obiettivi. Le fondazioni dovrebbero essere amministrate in maggioranza dai cittadini dei Paesi destinatari.

Non si tratta di una nuova platonica "Città ideale". E' il progetto di un'economista molto conosciuta e apprezzata, innanzitutto dal suo governo, quello britannico, che ha fatto proprie diverse sue proposte, ma anche nel resto del mondo. Noreena Hertz, al momento condirettrice a Cambridge del Centre of International Business and Management, commentatrice della BBC e della CNN, è stata definita dall'Observer "una delle maggiori personalità intellettuali del mondo", mentre il New Statesman l'ha nominata "Best of Young British".

Ma alla Hertz dà più soddisfazione ricordare come la Banca Mondiale l'abbia definita, "nonostante le divergenze di veduta", "una delle cinque persone che stanno influenzando maggiormente il dibattito mondiale sulla globalizzazione". E, pur apprezzando gli artisti che si stanno battendo per la cancellazione del debito, da Bono a Geldof, dice che alla dedica di Jovanotti che campeggia nell'edizione italiana del suo Un pianeta in debito (pubblicato da Ponte alle Grazie), avrebbe preferito quella dell'arcivescovo Desmond Tutu, che consiglia la lettura del saggio ai potenti della terra, perché possano poi farne uso.

Cancellare il debito, spiega Noreena Hertz, non è soltanto una necessità dei Paesi poveri, le cui economie fragilissime sono ingoiate dal pagamento degli interessi, tanto che diventa impossibile pensare a qualunque politica sanitaria, scolastica, di sviluppo di qualsiasi tipo. E non è solo una questione etica, anche se naturalmente la questione etica potrebbe avere il suo peso dal momento che a creare questo circolo vizioso sono stati i Paesi occidentali, dall'epoca del colonialismo e soprattutto dalla Guerra Fredda in poi. Ma è anche una questione di sopravvivenza dei Paesi più ricchi.

Cosa ci accadrà se lasceremo ancora le cose come stanno, e se le promesse di cancellazione del debito dei Paesi in via di sviluppo continueranno a rimanere tali?
"Non si tratta solo di un imperativo morale, non c'è solo il fatto che è evidentemente sbagliato dal punto di vista etico continuare a chiedere gli interessi sul debito a un continente come l'Africa che ha 26 milioni di malati di Aids. Il nesso tra debito e malattie è scioccante, immorale, pericoloso e soprattutto non necessario. Ogni giorno nelle nazioni in via di sviluppo muoiono migliaia di persone a causa del debito. Ma quello che ci deve spingere a pensare che si tratti anche di un nostro interesse egoistico, è che se i Paesi in via di sviluppo continueranno ad essere così poveri, ci saranno sempre meno persone che vorranno viverci, e continueranno gli arrivi in massa di persone disperate, come avviene anche in Italia. E' poi evidente il legame tra povertà e terrorismo: non tutti i poveri diventano terroristi, e non tutti i terroristi sono poveri, certo, è stato dimostrato che anzi che in molti appartengono alla classe media. Ma la disperazione, l'insicurezza e la convinzione di doversela cavare da soli dopo essere stati abbandonati dallo Stato sono condizioni che possono condurre i disperati a fare scelte che coinvolgono noi tutti".

Del resto lei sottolinea nel suo libro il fatto che questo debito sia nostra responsabilità: i Paesi poveri non nascono poveri, non lo sono certo perché privi di risorse.
"In una certa misura siamo tutti colpevoli. All'epoca della Guerra Fredda, i prestiti sono stati usati dalle potenze mondiali per tirare i Paesi più poveri dalla propria parte. Stati Uniti, Unione Sovietica e Cina facevano a gara a concedere prestiti, che però non andavano certo a vantaggio della popolazione. Spesso venivano utilizzati per finanziare regimi impresentabili. E' stato calcolato che negli ultimi 60 anni un terzo di tutti i prestiti della Banca Mondiale sia stato oggetto di malversazione. Per esempio la Gran Bretagna ha finanziato la costruzione di una fabbrica di cloro in Iraq, eppure tutti sapevano che razza di dittatore sanguinario fosse Saddam Hussein.

Lei è molto critica nei confronti della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, ne sottolinea l'intransigenza ma anche l'inettitudine. Cosa c'è che non funziona in questi organismi internazionali?
"Io parlo anche per esperienza diretta, perché ho lavorato nel '92 in Russia come consulente dell'International Finance Corporation, organizzazione sorella della Banca Mondiale, per aiutare il governo russo nelle riforme economiche. Ero molto giovane, ci mandavano in giro per le fabbriche e così mi sono resa conto subito di quello di cui chiunque si sarebbe accorto, e cioè che quel piano di privatizzazione avrebbe comportato costi umani altissimi. Migliaia di persone avrebbero perso il lavoro e ogni tipo di tutela sociale e sanitaria (si pensi agli ambulatori delle fabbriche). Quando lo feci presente a Washington, mi risposero che non aveva importanza, che il processo di privatizzazione serviva a togliere i beni pubblici dalle mani dello Stato, per impedire che in futuro il partito comunista tornasse al potere. Quanto alla gente, ci avrebbe pensato il mercato. E invece il mercato non ci ha pensato affatto: tra il 1990 e il 1994 l'aspettativa di vita in Russia si è ridotta di cinque anni, e sono aumentati il tasso di alcolismo e dei suicidi. E poi, a testimonianza di come operano Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, c'è il racconto di Theogène Rudasingwa, alto rappresentante del governo ruandese. Raccontò di quando erano appena entrati a Kigali, alla fine della guerra, con le strade piene di cadaveri, e gli uffici vuoti, non c'erano nemmeno le macchine da scrivere. Si rivolsero alla Banca Mondiale, che rispose loro che non li avrebbe aiutati se prima non avessero pagato i tre milioni di dollari di interessi sul debito scaduto".

Lei ha messo a punto un progetto preciso per l'estinzione del debito e il successivo sviluppo dei Paesi più poveri. E' solo un suo progetto, o è stato condiviso da economisti di altri Paesi, organismi internazionali ed esponenti politici?
"Mi sembra di poter dire che in qualche maniera quello che ho proposto e discusso sta contribuendo a cambiare la mentalità dei governi, a cominciare da quello del mio Paese. Il Regno Unito si è infatti impegnato a non subordinare i prestiti ai Paesi in via di sviluppo alle condizioni poste dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale. Sta inoltre facendo pressioni perché si indaghi sui conti bancari dei dittatori. Quest'estate ho lavorato fianco a fianco con le autorità della Tanzania, cercando di utilizzare al meglio i fondi destinati allo sviluppo, in modo che raggiungessero davvero gli effettivi destinatari. Si tratta di progetti che possono anche essere utilizzati in altri Paesi".

Se anche si raggiungesse l'obiettivo della cancellazione globale del debito, quali sono gli altri passi fondamentali perché i Paesi in via di sviluppo possano tirarsi fuori dal loro attuale stato di miseria?
"Cancellare il debito è solo il primo passo, la strada è lunga. Dopo, occorreranno molti aiuti. Solo per l'Africa subsahariana, occorreranno non meno di 50 milioni di dollari l'anno di ulteriori contributi, necessari se si pensa che, oltre ai malati di Aids, c'è anche da curare la malaria, e poi attualmente i bambini che vanno a scuola possono contare su un solo pasto al giorno, e non hanno i supporti vitaminici. Non ci sono strade: le potenze coloniali hanno pensato solo a costruire grandi porti, perché a loro conveniva così, e quindi la rete viaria è ancora tutta da costruire. Poi bisogna dare a questi Paesi la possibilità concreta di accedere agli scambi commerciali. Si calcola che l'Africa perda circa 300 milioni di dollari l'anno in potenziali esportazioni a causa delle norme di tutela del commercio dell'Unione Europea. Se tutto questo accadrà, forse finalmente l'Africa avrà davvero una possibilità di sviluppo, come non ha mai avuto in passato".

(27 settembre 2005)

Da Repubblica.
zaren1
00giovedì 29 settembre 2005 12.02
Alla ricerca di un posto perduto

di Chiara Cretella



La situazione dei precari dell’università, in particolare delle facoltà umanistiche. Ne avete sentito già parlare, ma a nessuno gliene frega niente di questi giovani che non smuovono nulla nell’economia del paese. Quello che serve è manodopera a basso costo, qualcuno in grado di adattarsi al modello neo-liberista, che decida consciamente di scrivere cazzate. Di vendere aria, di abbassare costantemente il tiro verso un’ignoranza diffusa e generalizzata, su cui far leva con messaggi elettorali populisti, buoni solamente per le frasi scontate dei baci perugina. Ridefiniamo il senso comune. Il buon senso, quello che è carico del buonismo dell’adattamento, in cui la legge del più forte schiaccia il più debole. Stare fermi e non dare fastidio sembra essere la più comoda soluzione anche perché permette di non schierarsi.

Il passaggio dalla teoria alla prassi si sta allargando a dismisura. Un’inazione totale, perché totale è il senso di smarrimento di fronte al Corpo-Stato che ci propone la stessa identica mutazione: metamorfosi adattativa, trasformismo, ridefinire il linguaggio della politica mischiando le carte delle barriere tra le opposizioni, esse infatti arrivano a dire la stessa cosa, ad utilizzare gli stessi slogan, senza che nessuno faccia una piega. La frase: Un presidente operaio è solo l’apice di una poetica iniziata da molto. Lo slogan è fare le scarpe al prossimo tuo come le farebbero a te stesso. Il tacere dell’arte è solo la manifestazione più apparente di questi tempi bui. Non c’è bellezza in monadi isolate che tentano disperatamente di comunicare quanto altro è possibile. La Resistenza, anche quella interiore, individuale, ha sempre un fine collettivo. Il corpo è morto, la mente è agonizzante.
Dell’impossibilità cosa dire. La respiriamo tutti i giorni. Questa impossibilità uccide. Cercare delle colpe per queste morti? Non dare la caccia alle streghe mi si dice. Cosa ne sai tu del prossimo tuo? Arrenditi, sei circondata. L’impasse è una situazione di stallo. Il limbo è la non decisione, lasciarsi galleggiare in un mare indistinto, che spesso è un mare di merda. Conosci altri volti però, e spesso sono come il tuo. Volti dove la conoscenza ha solcato una ruga di tremenda consapevolezza. Neanche alla mia gioventù è stato fatto dono della rivolta. Uscita sia dai binari esistenziali di un vitalismo giovanile sia da quelli sociali generati dal conflitto di classe, questa pace: questo PACIFISMO, sembra essere l’espressione principale di un modello acquiescente. Conflitto, contraddizione, che parole sono queste? Fanno rima con guerra. E noi, non dimentichiamocelo, ci raccontano che siamo in pace. Non stiamo facendo la guerra, no. Andiamo anche lì, tra la disperazione dei civili, a portare la pace.
Confronta poi, mia cara, la nostra democrazia con la terribile situazione di molti altri paesi. Almeno qui puoi dire quello che pensi. Nessuno viene in casa tua ad ucciderti perché hai espresso un’opinione. No, qui da noi ci ammazziamo da soli. Ci basta imbracciare le armi della critica. Non serve più la repressione perché il senso comune ha introiettato il modello della repressione e si autodisciplina. Questo significa non più plateali epurazioni, ma condizione comune di rifiuto da parte di tutti gli apparati decisionali. Chi deve entrare deve avere una comprovata fede di servilismo da dimostrare. La catena delle umiliazioni deve conchiudersi in un percorso in cui tu non sei più l’Altro, vivo di una tua autonomia di pensiero, ma sei diventato Altro da te. Sei diventato come loro. Lo Stato capisce. Lo Stato, non è vero che non ci ascolta. Sa benissimo il nostro malcontento, la nostra rabbia. La chiama “disagio” e gira il dito imputando a colpevole il sistema scolastico. Investire sulla formazione. Non ci dice le cose come stanno: Siete carne da macello, vi siete laureati e abbiamo sbagliato a farvi studiare. Non potendo tornare ai Borboni si decide di portare all’estremo il modello: nasce la formazione infinita. Il giovane a cui manca sempre qualcosa per essere pronto per il mondo del lavoro.
Hai un diploma? Ti manca una laurea. Hai una laurea breve? Non puoi fare la professione, devi fare la specialistica. Hai la specialistica? Ti manca un dottorato. Hai un dottorato? Ma non hai neanche un master, uno stage che ci dica che tu sai adattarti a lavorare per noi. Hai un master? Ti manca il praticantato. Ti senti pronto per insegnare ormai? Ti manca la SSIS, praticamente un’altra laurea solo molto più costosa e con l’obbligo di frequenza. Ma almeno questa servirà? Di certo non ti diamo la cattedra. Ti sei guadagnato l’abilitazione ad inserirti nel fondo di una graduatoria dove davanti a te ci sono le migliaia di precari che aspettano da secoli il loro turno. Che fai? Puoi fare causa al tuo compagno! Così se dimostri che il suo punteggio è più basso del tuo, puoi eliminarne uno. Come il Grande Fratello! Si aprono i ricorsi, le cause legali, si creano alleanze trasversali. Sissini contro precari, associati contro ricercatori e via dicendo. Le statistiche di mio fratello, giovanissimo laureato in Economia: Mi presento all’esame da guardia forestale. Seimila iscritti. Diciamo un dieci per cento gli muore un parente e non si presentano. Cinque per cento si rompono una gamba. Quindici per cento perdono il treno. La tua possibilità sta nella tua determinazione a far morire gli altri. Così, mi dice, puoi fare in Università. Buchi le ruote al favorito. Il secondo gli metti l’acciaio liquido nella serratura di casa. Una buccia di banana eliminerà il terzo sulle scale. Le tue speranze si allargano. Difficile però in una struttura in cui se il favorito non si presenta si è capaci di rimettere a bando il posto e dove il marito è capace di fare l’esame alla moglie.
La Moratti ha definito la figura del Ricercatore come una figura “ad esaurimento”. Almeno le parole, nella loro ambiguità, colgono l’essenza del discorso. Esaurimento collettivo, malessere ma non malattia: ribelliamoci all’idea di una nostra inadeguatezza. Tutto questo è solo il sintomo che il conflitto sociale è più forte che mai, ma sembra che di aggressiva sia solo una parte: la classe dominante che si accanisce contro la subalterna. E noi questo modello dell’altra parte, lo stiamo introiettando, dimostrando di avere solo aspirazioni piccolo-borghesi. Entrare nel meccanismo dell’agonismo, fino a passare dalla condizione di reietti a quella dei prevaricatori. Se qualcuno parla di meritocrazia? Come far capire a chi viene dall’estero che la mafia non è un’invenzione letteraria? Che anche in università vige la regola del M.A.F. (mogli amanti figli)? Torna di gran moda la famiglia. Finite, o voi giovani trentenni, i risparmi accumulati dai padri e non rompeteci i coglioni che l’economia deve girare. Chi si ribella da questa logica parentale è considerato orfano. Come spiegare alla mia amica francese che lavoriamo gratis? Siamo masochisti? Non capisci. È la passione. Impossibile. Questo è il retaggio di un paese che ha abortito ogni rivoluzione. Ti stanno inculando rivendendoti che ti piace?
La SSIS costa 3 mila euro più obbligo di frequenza per 2 anni, più esami da dare e tesi finale, più è a numero chiuso, più è inconciliabile per legge con tutti gli altri lavori di ricerca retribuiti e non (assegni, dottorato, lavori a tempo indeterminato). D’altronde se devi obbligatoriamente seguire tutti i giorni, studiare e fare esami, non si capisce come potresti anche lavorare. Chiedi un esonero dalle tasse? Non puoi. Lo Stato non ammette che, anche se fai nucleo familiare da solo, tu non paghi le tasse. Qualcuno, per forza, deve farlo per te. La tua famiglia, dunque, anche se non la vedi da dieci anni, è fiscalmente il mezzo con cui lo Stato non ti dà niente. E noi che credevamo all’indipendenza! Devi essere povero, ma non spudoratamente povero. Anche per avere la casa popolare o l’assegno del contributo affitto. Possono negartelo. Come dunque, ti chiedono gli impiegati, riesci a vivere? Lavorando in nero, ovviamente. Questo non può dirmelo, lo Stato non ammette lavoro in nero perché lei allora evade le tasse, si vergogni! Ho capito! Sono in un’opera di Beckett!
Torniamo alla SSIS: non parliamo delle classi di abilitazione. Interrogate qualche amico e scoprirete i più incredibili sbarramenti. Idem tutte le altre formazioni post-laurea che proliferano in Italia. Il modello della formazione all’infinito. Ti manca sempre qualcosa, così intanto invecchi, ti smembri, sei frustrato, la burocrazia ha minato la tua capacità di incazzarti perché l’impiegato ti dice che è sempre colpa di una legge retroattiva su cui non puoi fare nulla, perditi in ricorsi, ammansisci il tuo buon senso dicendoti che intanto sei fortunato, perché almeno tu un piatto ancora da mangiare ce l’hai e mi raccomando, torna a casa e guarda la televisione anche se fa schifo perché tanto non c’è nient’altro. In fondo i servizi sociali mi aiuteranno. L’assegno di disoccupazione esiste! Mi spiace, spetta solo se hai perso il lavoro e ci hai già versato un tot di contributi, non se non lo hai mai trovato. Che bello! Posso insegnare lettere all’università ma non alle elementari! Chiaro: tanto ad insegnare all’università non ci entrerò mai! In Italia si riesce a dire bianco ciò che è nero. No, cara, ti sbagli. Sei tu che manchi di ottimismo. C’è ancora il volontariato. Aiutare gli altri ti farà stare meglio. Quello che vedi non è nero, i tuoi occhi egoisti percepiscono come scuro ciò che è solo sbiadito per la tua assenza di gioia. Sicuramente sarà la mancanza di fede in Dio, o forse t’ha lasciato il fidanzato? La vita personale in fondo, è la sola cosa che esiste. Non hai mica un corpo sociale che ti può far star male. Sei la zampetta staccata di un polipo che sta cagandosi addosso. E mi raccomando, fatti rubare il tempo, in questa galera che ti hanno cucito addosso. Non decidere nulla, entra nel percorso obbligato del tuo cursus honorum. Lo chiamano iter formativo, serve però, a non farti aggregare alla rabbia degli altri se non per fare le scarpe a chi, ti dicono, ti ha rubato un posto che non c’è. Fai tutto questo, mi raccomando, e fallo perché questa democrazia te lo permette. Cerebralizza tutto, anche il sesso virtuale delle tue dieci chat. Studia quante volte compare la parola “perché” in Dante. Tutto questo nulla dovrà pure significare qualcosa. Non penserai mica, a soli quarant’anni, di scrivere già qualcosa di criticamente creativo? In fondo non sai nulla della vita, l’hai solo studiata sui libri. Fai tutto questo, ma non scendere in strada a fare la rivoluzione. Il bastone e la carota che si allontana esprime quanto la sicurezza della carota sia solo l’arma teorica con cui il bastone legittima il suo potere.
Fare ricerca in Italia significa anche: correggere esami, bozze, fare ricevimento, segretariato, rispondere al telefono, gestire i siti e l’informatizzazione del dipartimento, scrivere libri, fare lezione, tenere seminari, ecc. Mettici poi le spese proprie: biglietto, benzina, parcheggio, tempo, telefonate. Convegni fuori, a spese proprie. Albergo, treno, ristorante. Chi te lo fa fare? Ma così hai un’altra pubblicazione, ti fa curriculum! Oggi ho capito che non c’è niente di più caro di farsi un curriculum. E poi, quando ce l’hai, ti presenti all’agenzia interinale che ti dice: Impossibile prenderla, lei ha un curriculum troppo elevato. Tolga tutto, scriva che ha fatto solo la terza media e la cameriera. E mi raccomando, ci metta qualche hobby. Gli hobby in un curriculum fanno sempre un’ottima impressione. E forse le porte del call-center si spalancheranno anche per lei. D’altronde, si parte da contratti di una settimana. Poi la licenziamo e la riassumiamo. Così ha qualche speranza, anche se, in tutta onestà, preferiamo gli uomini. Lei ha quasi 30 anni, se la assumiamo part-time, anche se si tratta di un mese solo, e poi ci rimane incinta?
Ecco, mi invade la chiarezza della dianoia di un precario esistenzialismo: che anche il corpo stia perdendo la sua capacità di creare?
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