Chi era Padre Tomas Tyn O.P. (breve biografia)

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Caterina63
00giovedì 3 settembre 2009 08.12

Tomas Josef M. Tyn O.P.


                                            

- bibliografia -


Libri:

  • De gratia divina et iustificatione. Oppositio inter theologiam Sancti Thomae et Lutheri (Tesi di licenza in teologia, direttore di tesi P. Alberto Galli O.P.), Studio teologico Domenicano, Bologna 1976, pp. 341, tesi n. 154.
  • L’azione divina e la libertà umana nel processo della giustificazione secondo la dottrina di S. Tommaso d’Aquino. Il confronto tra l’azione divina e gli atti del libero arbitrio nella giustificazione, Tesi di Dottorato in Teologia presso la Pontificia Università "S. Tommaso d’Aquino" ("Angelicum"). Estratto, Roma 1979. Direttore di tesi P. Prof. Felice Lagutaine O.P.
  • Metafisica della sostanza. Partecipazione e analogia entis, con presentazione di Adriano Bausola e prefazione di P. Vincenzo Benetollo O.P. Edizioni Studio Domenicano (ESD), www.esd-domenicani.it, Bologna 1991.

Articoli:

  • Prochorus und Demetrios Kydones. Der byzantinische Thomismus des 14. Jahrhunderts, in Thomas von Aquin. Interpretation und Rezeption, Matthias Grünewald Verlag, Mainz 1974, pp. 837-912.
  • Il confronto tra l’azione divina e gli atti del libero arbitrio nella giustificazione, in Sacra Doctrina 89 (1979), pp. 59-129.
  • Concetto di teologia in Lutero, in Sacra Doctrina 89 (1979), pp. 143-147.
  • La causalità della volontà umana, in Sacra Doctrina 92 (1980), pp. 21-82.
  • L’ascesa metafisica a Dio. Una lettura albertina del XII libro della Metafisica di Aristotele, in Sacra Doctrina 95 (1981), pp. 5-65.
  • Gli aspetti morali della legislazione in materia di aborto, in Sacra Doctrina 96 (1981), pp. 205-218.
  • Evoluzione e dottrina cristiana, in AA. VV. ,Evoluzione, cultura ed intelligenza fra passato e futuro, Atti del Primo Seminario de "I martedì", Edizioni Cappelli, Bologna 1985, pp. 49-57.
  • Lo studio della teologia sotto la guida di S. Tommaso, in Sapienza 1 (1986), pp. 5-37.
  • L’interpretazione del rapporto tra Dio e il mondo secondo San Tommaso d’Aquino, in Per la filosofia. Filosofia e insegnamento, IV (1987), pp. 51-73.
  • L’essere nel pensiero di Giovanni di san Tommaso O.P., in Giovanni di San Tommaso nel IV centenario della sua nascita (1589). Il suo pensiero filosofico, teologico e mistico, in Atti del convegno di studio della Società Internazionale S. Tommaso d’Aquino (SITA), Roma 25-28 novembre 1988.
  • La fede. Sacrificio ragionevole, ne "I martedì", 13 (1989), pp. 13-15.
  • Natura e limiti della volontarietà e della libertà, in In memoria di Padre Thomas Tyn O.P. La sua collaborazione alla rivista "I martedì", Bologna (senza data), pp. 9-14.
  • Le difficili vie dell’etica, in I Martedì.
  • La superiorità dell’essere, in I Martedì.
  • Accettare il soprannaturale, in I Martedì.
  • I limiti della vita, in I Martedì.

Recensioni:

  • Küng, H., La giustificazione, Editrice Queriniana, Brescia 1969, in Sacra Doctrina 79, (1975), p. 538.
  • Langemeyer, L., Gesetz und Evangelium, Paderborn 1970, in Sacra Doctrina 89 (1979), p. 540.
  • Weier, R., Das Theologische Verständnis Martin Luters, Paderborn 1976, in Sacra Doctrina 89 (1979), pp. 143-147.
  • Decea Sanz J. M., Fe y jusificación en santo Tomás de Aquino, Madrid 1976, in Sacra Doctrina 91 (1979), p. 454.
  • Bednarski, A. -F., L’expérience dans l’éthique eudémoniste, La nécessité des prémisses empiriques en morale, Roma 1979, in Sacra Doctrina 92 (1980), p. 154.

Registrazioni magnetiche:

  • Soprattutto lezioni di filosofia, teologia e spiritualità. Man mano che vengono messe per iscritto sono pubblicate in volume fuori commercio ovvero messe sul sito a cura della Associazione Figli Spirituali di Padre Tomas Tyn, c/o Dott.ssa Rosanna Schinco, Via Altopiano 77, 40044 Sasso Marconi BO.



Un grazie al sito:
http://www.totustuus.biz/users/tyn/bibliografia.htm

Caterina63
00giovedì 3 settembre 2009 08.13


Tomas Josef M. Tyn O.P.
- cenni biografici -



Alle dieci e trenta del 1° gennaio 1990, a Neckargemünd, nella Germania Occidentale, con il volto sereno e quasi sorridente, offrendo le sue sofferenze per le vocazioni, è spirato padre Tomas Josef M. Tyn O.P.

Nato a Brno, in Cecoslovacchia, il 3 maggio 1950, da Zdenek e da Ludmila Konupcikova-Tynova, entrambi medici, dall'ambiente familiare assorbe quei princìpi cristiani di cui il regime socialcomunista ostacola la pubblica professione.



Superati brillantemente i corsi scolastici elementari e medi nella sua città natale, grazie a una borsa di studio frequenta l'Accademia di Digione, in Francia, dove, il 1° luglio 1969, consegue con alte votazioni il baccellierato. Benché sorvegliato come gli altri studenti cecoslovacchi, ha contatti con padre Henri-Marie Féret O.P., di cui frequenta un corso speciale. Nel frattempo, nel 1968, i suoi genitori hanno lasciato la Cecoslovacchia.



Considerato un giovane studioso molto impegnato e dotato di talenti eccezionali, con particolare inclinazione alla filosofia e alle lingue orientali, il 28 settembre 1969 prende l'abito dell'Ordine dei Predicatori a Warburg, in Vestfalia, dove fa il noviziato, il 29 settembre 1970 fa la professione semplice, e inizia il corso istituzionale filosofico-teologico nella Provincia di Teutonia.



Disorientato dagli errori teologici e filosofici insegnati dai confratelli, nel 1973, "fugge" a Bologna, sulla tomba del Padre dei Predicatori, nel Convento di San Domenico, ove è maestro dei novizi il suo connazionale padre Jirí Vesely O.P.



Qui, nella Provincia di Lombardia, completa i suoi studi con il lettorato-licenza. È ordinato sacerdote a Roma il 29 giugno 1975 da Papa Paolo VI, e all'Università San Tommaso corona il suo curriculum scolastico con il dottorato in Sacra Teologia, conseguito nel 1978 sotto la guida di padre Edward Kaczynski O.P. con una tesi su L'azione divina e la libertà umana nel processo della giustificazione secondo la dottrina di S. Tommaso d'Aquino (Il confronto tra l'azione divina e gli atti del libero arbitrio nella giustificazione) (Tamari, Bologna 1979),



Tornato a Bologna come professore di Teologia Morale, mostra grande fermezza contro le deviazioni che attualmente si manifestano in questa materia. Nel 1980 è vicereggente dello STAB, lo Studio Teologico Accademico Bolognese, ove insegna logica minor e maior, metafisica, etica, storia della filosofia e teologia morale; nel 1984 è annoverato fra i membri della Commissione per la vita intellettuale della Provincia.

Sul finire del 1989 è improvvisamente colto da forti dolori e una sentenza agghiacciante gli dà poche settimane di vita, che passa con i familiari, assistito anche dalla loro competenza medica. Chiude la sua esistenza terrena dopo aver ricevuto l'Estrema Unzione dal padre priore, Patrizio Pilastro O.P.

Il padre provinciale, Francesco Pierbon O.P., partecipa ai suoi funerali, che si sono svolti il 5 gennaio 1990.

Sempre gentile e cordiale nell'ascolto anche dei più umili e ignoranti, rispondeva con grande dolcezza, chiarezza e convincimento. Quanto era mansueto nei rapporti con le persone, tanto la sua voce era come tuono dalla cattedra e dal pulpito: l'uomo di Dio manifestava così il biblico "lo zelo per la tua casa mi divora". Si prestava volentieri, spesso l'unico, anche alle più umili funzioni nella comunità.



Il suo senso di Dio e la sua profonda pietà hanno animato la sua intensa e molteplice attività di insegnamento e di apostolato, di cui ha fatto oggetto le più diverse realtà: così, per esempio, su richiesta di un gruppo di fedeli, dopo l'indulto concesso dalla Santa Sede, ha celebrato la Messa secondo il rito detto di san Pio V.



Quanto alla produzione scientifica, oltre a scritti minori su varie riviste, lascia studi comparsi in Sacra Doctrina e in Sapienza, nonché il contributo Evoluzione e dottrina cristiana al volume collettivo Evoluzione, cultura e intelligenza fra passato e futuro (Cappelli, Bologna 1985, pp. 49-57) e un corposo saggio su Metafisica della sostanza. Partecipazione e analogia entis (Edizioni Studio Domenicano).

Le realtà beneficate dal suo ministero dottrinale e spirituale, soprattutto in occasione di ritiri associativi, ricordano con profonda commozione le sue coraggiose pubbliche espressioni di simpatia e di condivisione nei confronti dell'apostolato contro-rivoluzionario.


Caterina63
00giovedì 3 settembre 2009 08.14


Patrizio Pilastro O.P.
Provinciale Utriusque Lombardiae
(Bollettino di San Domenico, n. 4 - luglio-agosto 1990


P. TOMAS TYN O.P.
HA OFFERTO LA SUA VITA
PER LA SUA PATRIA, LA CECOSLOVACCHIA

La visita del Papa in Cecoslovacchia del 22 aprile di quest'anno ci è parsa una buona occasione per narrare le meraviglie di Dio e raccontare che il sacrificio di P. Tomas è stato gradito al Signore (Dan. 3, 10).

Tutto ha avuto inizio il 29 giugno 1975, solennità degli apostoli S. Pietro e S. Paolo. Quel giorno P. Tomas ha la grazia, con altri numerosi candidati, di essere ordinato sacerdote, a Roma, da papa Paolo VI. Mentre il Papa posa le mani sul suo capo, P. Tomas, già profugo con la sua famiglia nella Germania Federale, offre al Signore la sua vita per ottenere la libertà della sua Patria.

16 ottobre 1978: il card. Carlo Woityla, arcivescovo di Cracovia, viene eletto papa e assume il nome di Giovanni Paolo II. P. Tomas, allora sottomaestro dei novizi nel convento di S. Domenico di Bologna, con lo sguardo al televisore parla ad alta voce e come assorto in se stesso scandisce con grande intensità queste parole: D'ora in avanti non sarà più possibile che le cose continuino come prima. Io, che gli ero vicino, non ho più dimenticato quelle parole.

P. Tomas percepiva più di noi che l'elezione del papa slavo rivestiva un significato religioso scolvolgente per i popoli dell'Est d'Europa, e che la loro vita ne sarebbe stata coinvolta. Non avrebbe presto, infatti, gridato il papa: aprite le porte a Cristo! esprimendo con quelle parole l'anelito di tutto un programma?

P. Tomas ha confidato il proprio segreto non molto tempo prima del sorgere della sua malattia ad un giovane confratello, che dopo la morte di P. Tomas l'ha confidata al P. Priore e al Priore Provinciale.

Soltanto il 22 aprile di quest'anno il sacrificio di P. Tomas e il suo significato sono stati resi pubblici. In quella Domenica il Santo Padre ha attestato con la sua presenza a Praga la riacquistata libertà in Cecoslovacchia. IL card. Tomaseck, arcivescovo di Praga, ha dichiarato ad alta voce davanti al Santo Padre e a tutto il popolo: Questo giorno e questa prima Messa con il Santo Padre entrano nella nostra storia come una festa della libertà spirituale.

Impressionanti certe coincidenze: all'inizio e ai primi accenni della rivolta popolare in Cecoslovacchia (estate 1989) P. Tomas accusa i primi dolori lancinanti del male. Quando la Cecoslovacchia riprende il cammino della libertà e la Chiesa ritrova la via della libertà (inverno 1989), P. Tomas, dopo lunghe sofferenze, conclude la sua immolazione (gennaio 1990).

Naturalmente della scoperta sono stati informati telefonicamente, dell'offerta di P. Tomas, i familiari. Questi ritenevano che il cielo fosse rimasto sordo alle loro suppliche, ma ora ricevevano una risposta insolita, inaudita, sconvolgente. La spiegazione veniva, ora, dal loro stesso figlio: la sua morte dolorosa è stata un gesto d'amore, dell'amore più grande, proprio come si legge nel Vangelo: nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici (Gv. 15, 13). Naturalmente i genitori di P. Tomas non riuscivano a capacitarsi tanta era la loro commozione e la consolazione.

A tutti gli altri, a quanti hanno avuto in P. Tomas il Maestro illuminato e il sostegno spirituale, ecco che questa rivelazione fuori misura ridà coraggio. La pena di averlo perduto si muta in una nostalgia che è dolce sicurezza di sentirsi ancora amati dal Cielo.

P. Tomas poteva e può far proprie le parole di S. Caterina da Siena sul letto di morte: Figlioli carissimi, non dovete rattristarvi se io muoio, ma piuttosto rallegrarvi. Tenete per fermo che io ho dato la vita per la Santa Chiesa. E questo, io credo, per una grazia eccezionale che mi ha concesso il Signore (B. Raimondo da Capua, Vita di Caterina da Siena).


Caterina63
00giovedì 3 settembre 2009 08.15
Un ricordo a tredici anni dalla morte del sacerdote domenicano

Padre Tomáš Týn:
una vita vissuta per la Verità e l’Eucaristia
di Paolo Risso
(L’Osservatore Romano, sabato 19 luglio 2003, p. 4)



Il 1° gennaio 2003, si sono compiuti 13 anni dalla santa morte del sacerdote domenicano P. Tomáš Týn e ora ci siamo trovati tra le mani la sua immagine che contiene la preghiera per la devozione privata che chiede a Dio la sua glorificazione, muovendosi i primi passi per la sua causa di canonizzazione.


Sacerdote e Ostia con Gesù


Nato il 3 maggio 1950 a Brno (Cecoslovacchia), venne educato nella fede cattolica, nonostante l’ostilità del regime comunista allora al potere nella sua patria. Avvinto dall’ideale di s. Domenico di Guzman di consacrarsi a Dio nella preghiera, nello studio e nella contemplazione, nella predicazione della Verità, a Warburg, in Westfalia, il 28 settembre 1969, vestì l’abito domenicano e, dopo il noviziato, seguì il corso filosofico-teologico completando a Bologna gli studi e conseguendo la Licenza in Teologia. A Roma, all’"Angelicum", ottenne il dottorato in Teologia e, il 29 giugno 1975, fu ordinato sacerdote in "S. Pietro" da Papa Paolo VI.

Il giorno della sua ordinazione, P. Tomáš offrì a Dio la vita per la libertà della Chiesa perseguitata dal comunismo nella sua terra d’origine.

Rientrato a Bologna, si dedica con grande impegno all’insegnamento come professore di Teologia Morale presso lo "Studium" domenicano con diverse prestigiose incombenze. Un vero intellettuale e docente, e prima di tutto un grande innamorato di Gesù Cristo, un apostolo appassionato della verità, un sacerdote che svolse un’ampia opera di apostolato, di istruzione e di direzione spirituale. Penetrato a fondo il mistero della Verità di Dio, la ama come l’unico Bene e la distribuisce a piene mani in modo mite, pieno di frutti senza numero.

Alla fine del 1989, Dio accetta la sua offerta vittimale per la libertà della Chiesa nella sua patria: colpito da un male improvviso a inesorabile, a Nekargemund (Germania), presso i suoi genitori,

il 1° gennaio 1990, alle ore 10.30, va incontro a Dio, dopo aver visto, dal suo letto di dolore, il crollo delle dittature nell’Est europeo, Cecoslovacchia compresa


Non l’apparenza, ma Dio

La sua opera è stata pubblicata con il titolo "Metafisica della sostanza. Partecipazione e analogia entis" (Ed. Studio Domenicano, Bologna 1991). In essa, nella nostra epoca che dichiara superata "la filosofia dell’essere", cioè l’unica filosofia vera, capace di dare accesso alla verità e non solo a delle opinioni, P. Tomáš, dopo aver seguito, nella prima parte, il triste cammino del pensiero umano fino alla dissoluzione della ragione, presenta, nella seconda parte, una vigorosa sintesi della metafisica, della "filosofia dell’essere", quindi il ruolo fondamentale dell’analogia e del concetto di partecipazione: davvero lo splendore della Verità.

Nella prima parte, impressionano profondamente soprattutto le pagine dedicate alla "fenomenologia" rappresentata da Edmund Husserl, che ha dato a molti l’illusione che essa costituisca una riscoperta della stessa filosofia dell’essere e dell’analogia.

P. Tomáš, con lucidità e sicurezza, dimostra che nella fenomenologia — che ha ingannato molti per la sua ambiguità — "le cose alle quali si voleva ridiventare fedeli in opposizione agli arbitrii della dialettica idealistica, sono ben altro che realtà obiettive, il cerchio magico del soggettivismo non vi è stato spezzato e l’essere, messo sempre in disparte, non essendo fatto oggetto del pensiero, non permette nemmeno il ritorno alla partecipazione e all’analogia" (p. 366).

Lo spiega chiaramente il nostro Autore: "La volontà di tornare alle cose fondando una scienza rigorosa del reale potrebbe far pensare che tale reale sia un che di oggettivamente esistente. Nulla di più falso. Husserl si pone decisamente sulla posizione di Cartesio, affermando che l’unica assoluta certezza a quella dell’"io penso". Il cerchio si chiude senza eccezioni nell’ambito dell’io, della "mia" esperienza che sola è certa, a differenza delle esperienze esterne che non hanno alcuna garanzia di verità" (p. 371).

Cosi P. Tomáš disvela l’esito ateo della fenomenologia e, senza illusione di sorta, annota: "Per la fenomenologia l’io è l’essere assoluto, ogni altro pensabile esterno all’io è semmai un essere contingente. L’antropocentrismo a l’immanentismo soggettivistico non potrebbero trovare un’espressione più pregnante e più significativa" (p. 371). La conclusione è chiara e evidente: "Messa in parentesi la realtà dell’ente, non ci si stupisce di veder finire nella medesima parentesi, con la stessa disinvoltura, anche l’Ente supremo, cioè Dio" (p. 374).

"La luce del Sommo Vero"

Nominalismo soggettivistico e ateismo sono il risultato della fenomenologia che certamente non aiuta gli uomini a cercare e tanto meno a trovare la Verità, ma li confonde con prospettive inconsistenti e ingannatrici. Nominalismo e ateismo — le cose come flatus vocis, come inane vacum, di cui non possiamo dire altro che "nuda nomina tenemus" — sono appunto ciò che caratterizza grandissima parte del pensiero contemporaneo.

A questo pensiero — fenomenologia compresa — fatto di nomi vuoti e di somma confusione, P. Tomáš nella sua citata opera, risponde con la Verità dell’essere — dell’uomo, di Dio, di Gesù Cristo, la metafisica della sostanza appunto — che, anche oggi, essendo la filosofia perenne, è l’unica risposta alla ricerca della Verità che agita anche l’uomo contemporaneo. Al termine della sua opera, egli scrive:

"L’oblio della metafisica coincide con quello dell’analogia ed è un oblio in cui una cupa notte è scesa sull’uomo, che creato com’è, a immagine del suo Creatore, non trova luce se non nell’intelligenza del Sommo Vero. Un’umanità perversamente compiaciuta del suo spirito anti-metafisico è un’umanità che, per quanto si ritenga vigorosa e gioviale, di fatto è rimasta tragicamente mutilata nel suo stesso essere umano (...). Bella cosa è conoscere gli enti nella loro particolarità, ma infinitamente più bello ancora è meditare l’essere stesso che solo ci apre l’unica strada rimasta all’umanità, quella che conduce in Alto, perché accomuna la terra al Cielo, l’uomo a Dio" (p. 955).

In difesa dell’Eucaristia

Immanentismo, soggettivismo, relativismo, nominalismo, questi gravissimi errori, condotti alle estreme conseguenze anche dalla fenomenologia, P. Tomáš li ha visti invadere, come un veleno subdolo, molta riflessione teologica contemporanea, portando alla negazione della Verità, in particolare riguardo alla SS.ma Eucaristia, Presenza reale e Sacrificio del Cristo, il più sublime Tesoro che abbiamo.

Alla scuola del suo confratello s. Tommaso d’Aquino, sommo teologo e cantore dell’"Eucaristia", P. Tomáš ha visto che questo pensiero soggettivistico, "fenomenologico", relativistico e negatore della sostanza, ha altresì "desostanzializzato" l’Eucaristia, riducendo il dogma della transustanziazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo, a transignificazione e transfinalizzazione, da realtà vera e sostanziale del Cristo presente e immolato, a puro simbolo e spoglia memoria di Lui. Ciò che svuota lo stesso sacerdozio cattolico (il sacerdote è solo "propter Eucaristiam" e senza l’Eucaristia è un disoccupato e un fallito) e scardina completamente la dottrina e la realtà della nostra fede.

Contro questa negazione, P. Tomáš Týn è insorto con la luce e la forza della verità e della sua vita sacerdotale esemplare, offrendo — nell’estate 1989 — la sua vita anche in difesa dell’Eucaristia contro ogni profanazione e sacrilegio che potesse colpire in essa la Presenza adorabile del Signore. Maestro di metafisica — la "metafisica della sostanza" — P. Tomáš ha risposto all’errore e al sacrilegio con l’affermazione dell’Eucaristia così come Gesù l’ha voluta e stabilita fin dal suo primo annuncio a Cafarnao (Gv 6, 22-58); difensore e apostolo dell’Eucaristia, secondo il perenne immutabile Magistero di Cristo e della Chiesa, così come insegna S.S. Giovanni Paolo II nella recente magistrale Enciclica Ecclesia de Eucaristia.

 
Caterina63
00giovedì 3 settembre 2009 08.16
Padre TOMAS TYN O.P.:
predicatore del Rosario

di Paolo Risso

(L'Osservatore Romano, 24-9-2003, p. 6)

In queste ultime setttmane dell'anno dedicato dal Santo Padre Giovanni Paolo II al Rosario, ritorna alla memoria ciò che l'indimenticabile domenicano, P. Tomas Tyn, predicò sulla corona di Maria SS.ma. Qualcuno ci ha ricordato la devozione che il giovane Tomas ebbe al Rosario di Maria fin dalla sua fanciullezza, nella sua patria oppressa dai comunisti, la Cecoslovacchia, là dov'era nato il 3 maggio 1950.

Sappiamo della gioia grande che egli provò quando, vestendo il bianco abito di s. Domenico il 28 settembre 1969 e Warburg (Germania), poté cingere ai fianchi il Rosario quale distintivo della sua identità di religioso domenicano.

II Rosario e Maria, sulle orme di s. Domenico di Guzman, di s. Pio V, di P. Lacordaire, del Beato Giacinto Cormier, e dei domenicani santi, egli, diventato sacerdote il 29 giugno 1975 per l'imposizione delle mani da parte di Papa Paolo VI, l'avrebbe vissuto e predicato con il suo nobilissimo insegnamento allo «Studium» dei Padri Predicatori di Bologna, nelle conferenze e nelle omelie, negli incontri, in mezzo alle anime, verso le quali sarebbe andato con una vera passione per la loro salvezza eterna.

P. Tomas, con questa sua visione e fedeltà al Rosario, è sulla linea della più pura predicazione domenicana, meglio, della predicazione della Chiesa, riguardo a Gesu Cristo.

Come s. Domenico predicava il Verbo incarnato e fatto uomo agli albigesi - gli gnostici del suo tempo - che negavano l'incarnazione, e lo faceva accompagnato e sostenuto dalla preghiera mariana, così nel nostro tempo, che in una nuova gnosi rifiuta Gesù Cristo, Uomo Dio e unico Salvatore dell'umanita, P. Tomas vede il tentativo piu grave di scardinare tutto il Cattolicesimo e l'opera della Chiesa, dissolvendo il dogma della divinità di Cristo: a rimedio e salvezza, egli predica e diffonde il Rosario di Maria SS.ma, come sintesi del mistero di Cristo, Dio fatto uomo, e dato agli uomini dalla Madre sua, « l'Emmanuele» il Dio-con-noi, visibile e palpabile, mediatore tra Dio e gli uomini, crocifisso in espiazione dei nostri peccati per la nostra redenzione, risorto e glorificato, emissore dello Spirito Santo sui credenti in Lui.

Un giorno, P. Tomas così concludeva la sua omelia: «Cari fratelli, cerchiamo di fare tesoro di questa preghiera; cerchiamo soprattutto con amore apostolico, con amore per le anime redente da Cristo, di diffondere questa preghiera; facciamoci, in tutta la nostra vita, apostoli del S. Rosario a Maria, e Maria ci benedirà nel momento della nostra morte».

La diffusione del Rosario come segno dell'amore apostolico per le anime, come passione missionaria, come difesa della fede in mezzo agli errori del mondo d'oggi, come intercessione di salvezza presso Dio. La «piccola via del Rosario», come sintesi possibile a tutti, come «summa» di professione di fede e di preghiera, di azione e di apostolato, per radicare Gesù Cristo, Uomo-Dio, nelle anime.

Docente, contemplativo e apostolo è il P. Tomas Tyn, proprio perché domenicano, tomista e rosariante: dai misteri dell'Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione del Figlio di Dio, contemplati nel Rosario, egli passa, nella sua predicazione e nel suo insegnamento, a condurre le anime all'Eucaristia, là dove Gesù Cristo è realmente presente e immolato, vivo e vero con il suo Corpo, il suo Sangue, la sua Anima e la sua Divinità.

Di lui, vero «uomo eucaristico» e «sacerdos propter Eucaristiam», possediamo tra mano alcune stupende istruzioni sull'Eucaristia, nelle quali ha raccolto e diffuso la più autentica dottrina della Chiesa, da Gesù nella sinagoga di Cafarnao (Gv 6, 22-59), al Cenacolo del suo Sacrificio (Mt 26, 25-29, e simili), a Tommaso d'Aquino, al Concilio di Trento, fino al Servo di Dio Pio XII (Mediator Dei, l947), e alla Dominicae Coenae (1980) e, potremmo dire, all'Ecclesia de Eucaristia (2003) di Giovanni Paolo II.

In quella sua parola appassionata per il più grande Tesoro che abbiamo, il Sacramento SS. del Corpo e del Sangue del Signore, noi comprendiamo perché egli abbia voluto, nell'estate 1989, offrire a Dio la sua giovane vita, affinché Gesù Eucaristico non avesse mai a essere profanato da mani immonde e sacrileghe, ma soltanto adorato e glorificato dai sacerdoti e dai credenti sulla terra, così come lo è dagli Angeli e dai santi in Cielo.


Caterina63
00giovedì 3 settembre 2009 08.16
Recensione del libro
"La Beata Sempre Vergine Maria Madre di Dio. Omelie Mariane di P. Tomas Tyn O.P."
Associazione Figli Spirituali di Padre Tomas Tyn, c/o Dott.ssa Rosanna Schinco, Via Altopiano 77, 40044 Sasso Marconi BO.




Nel 1968, grazie al conseguimento di una borsa di studio, un diciottenne nato in Moravia (Cecoslovacchia) riesce a passare i confini del blocco socialista dominato dall’URSS e giunge in Francia. La sua famiglia – padre e madre sono psichiatri -, sempre grazie a sotterfugi dovuti alle loro spiccate qualità professionali, erano riusciti a raggiungere l’Occidente libero pochi mesi prima.

Tomas – questo il nome del ragazzo – è un giovane di forte costituzione, un gigante alto circa un metro e ottantacinque, all’apparenza del peso di settantacinque chili, biondo e con gli occhi azzurri, dai lineamenti apertamente slavi. L’aspetto di forza e sicurezza, tuttavia, contrasta con il suo atteggiamento: uno sguardo diretto e penetrante ma modesto e sereno, un piglio deciso ma attentissimo alla sensibilità e comprensione dell’interlocutore, una voce maschia e potente ma dal tono dolcissimo, sempre pronta a tacere per ascoltare.

La famiglia di Tomas è cattolicissima da generazioni, di quel cattolicesimo che – basato sull’unione tra fede e vita – si esprime non solo nel tempo propriamente liturgico, ma va a permeare ogni aspetto del quotidiano: dalla scelta delle amicizie e dei giochi ad ogni momento della vita in famiglia; dall’etica professionale fino al giudizio sulle realtà culturali e politiche che caratterizzano la vita del mondo. Da generazioni, i Tyn sono integralmente cattolici e, in quanto tali, specialmente in un regime socialista, perseguitati: Tomas apprende dal latte materno non solo la fede, ma anche l’importante arte di proporre al prossimo l’integralità del messaggio cristiano nella misura comprensibile all’interlocutore e senza compromettere la propria incolumità.

Tale abilità si manifesta fin da subito: nel periodo trascorso in Francia, Tomas manifesta un costante bisogno di "passeggiate" la domenica mattina, con le quali riesce astutamente a sfuggire al controllo degli insegnanti socialisti… per andare a Messa!. Di più: dopo qualche anno trascorso nel convento domenicano a Warburg, in Westfalia - in un per lui insopportabile clima di deriva modernistica, povertà teologica e di cedimento ai "segni dei tempi" -, manifesterà "un incontenibile desiderio di proseguire gli studi vicino al fondatore" e otterrà di venire trasferito a Bologna dove, appunto, sono venerate le spoglie mortali di san Domenico di Guzman.

Come era prevedibile, viste le doti di famiglia, Tomas eccelle tra tutti i suoi colleghi e confratelli, in ogni ramo degli studi teologici e filosofici e nelle pratiche regolari dell’allora numerosa comunità domenicana. Scevro da ogni tratto "da primo della classe" – sembra non rendersi conto dell’abisso che lo separa dai suoi colleghi - è benvoluto da studenti, professori e superiori. Le occasionali esternazioni – soleva ripetere, ad es., che "la pace dei pacifisti è la pace dei cimiteri" e continuerà a farlo sempre, anche nelle omelie nella Parrocchia di san Giacomo fuori le Mura – anziché essere interpretate come l’esito di una riflessione sistematica e coerentemente controcorrente, vengono giustificate come "sfoghi" di un ragazzo che "chissà quanto ha sofferto" e perciò non gli alienano la simpatia di quanti lo circondano.

Tali esternazioni, tuttavia, vengono notate e approfondite da qualcuno e Tomas – che nel frattempo diviene sacerdote – si ritrova ad avere tre amici che, come lui, colgono la drammaticità dei "segni dei tempi": sono Padre Pietro Lippini O.P., P. Alberto Galli O.P. e Padre Roberto Coggi O.P. Il primo di costoro, che sarà Provinciale per otto anni, assicurerà a Padre Tomas una certa libertà d’azione e di espressione, aspetti tutt’altro che scontati in quegli anni di intolleranza postconciliare.

Così, la vita conventuale di Padre Tomas, pur non venendo notata, riuscirà ad esprimersi con pienezza: solo per ragioni gravissime o disposizioni dei superiori manca alla recita dell’Ufficio e in coro è spesso l’unico sacerdote tra tanti novizi: la sua osservanza è totale, gioiosa, radicale. Partecipa alla "tombola conventuale" successiva al pranzo della domenica solo per obbedienza e della televisione guarda solo i telegiornali, i dibattiti politici e ciò che rileva dal punto di vista della comprensione del contesto sociale.

Pratica una povertà radicale, compatibilmente con il peculiare "stile" che un domenicano e un professore universitario deve tenere: accetta volentieri indumenti smessi da altri - è il Priore a fargli notare che gli si stanno rompendo le scarpe e l’orologio da polso non gli funziona più – e indossa abiti religiosi sempre rattoppati, che però mantiene ben puliti.

La sua castità è perfetta: guarda dritto negli occhi l’altro sesso e lascia avvicinare alla distanza inferiore al metro solo le signore di cui è certissimo dei costumi. Ai penitenti di sesso maschile suggerisce: "Dovete vedere, parlare e trattare ogni donna come se fosse la Vergine Maria!". Alla pessima abitudine di ricevere donne nei salottini adiacenti la portineria, preferisce quasi sempre il confessionale in basilica.

L’obbedienza di Padre Tomas è disarmante: è fuor di discussione la sua fedeltà alla Chiesa e al suo Vicario in tempi nei quali anche i religiosi più seri si sentono in dovere di "dire la loro" su quanto fa il Pontefice e sulla storia della Chiesa. Ma ciò che i più ignorano è la sua obbedienza all’interno del convento, un’obbedienza che non esclude nemmeno le cose più faticose. Un solo esempio: quante volte il priore chiederà: "Chi va a confessare domani al santuario di Fontanellato?", ottenendo come risposta uno straordinario silenzio! Il fatto è che per arrivare per tempo a Fontanellato bisogna alzarsi prima che sorga il sole, prendere un treno lentissimo e un bus… al priore non resta che andare verso il fondo della sala capitolare e chiedere "Vuoi andare tu, Tomas?". La risposta è scontata, sussurrata per non irritare i confratelli e accompagnata da un sorriso solare: "Con piacere Padre! Grazie!".

La parte più nota della vita di Padre Tomas è quella professionale: al giovanissimo religioso moravo viene affidata subito una cattedra nello Studio Teologico Accademico retto dai domenicani a Bologna. Vi insegnerà praticamente tutto, fino alla morte, dalla storia della filosofia alla teologia morale, sempre in modo semplice e teso ad ottenere comprensione da tutti i discenti e suscitare in loro passione per la Verità: di questo impegno imponente (e massacrante!) ci restano centinaia di musicassette capaci ancora oggi di entusiasmare chi le ascolta. Di scritto ci ha lasciato, tutto sommato, poco: due opere scientifiche – ovviamente comprensibili solo agli "addetti al lavori" - e qualche decina di articoli e brevi saggi "comprensibili", apparse su riviste di varia importanza.

Si deve ora presentare la raccolta curata dalla Dott.ssa Schinco, una pediatra sua figlia spirituale che ha umilmente trascritto e raccolto alcune delle omelie tenute dal Padre. Tali omelie sono espressione del suo ministero domenicale presso la parrocchia già citata e, soprattutto, alle persone convenute ogni sabato mattina in Basilica - a seguito del permesso dato da S. Em.za il Card. Giacomo Biffi – per seguire la celebrazione della Santa Messa detta "di San Pio V".

Come inquadrare questo particolare aspetto del sacerdozio di Padre Tomas?

Nel 1980 due giovani aderenti ad Alleanza Cattolica in Bologna vengono ricevuti dal nuovo Padre Provinciale dei domenicani, P. Lippini O.P., abbonato alla rivista di quel movimento - "Cristianità" - sin da quando era parroco a Venezia. Padre Pietro li abbraccia, si rallegra per il loro impegno, li incoraggia a diventare santi… ma, quando i due chiedono di poter fruire della sua direzione spirituale, egli risponde: "Se fossi ancora parroco lo farei, ma ora non posso più: sono osteggiato e ho tutta la Provincia da far tornare a San Domenico. C’è però un giovane religioso che vi piacerà, vi guiderà meglio di quanto io potrei mai fare e, se vedo bene, credo che anche voi lo aiuterete in qualcosa".

E’ l’inizio di un’amicizia che condurrà alcuni giovani di Alleanza Cattolica a far parte dell’Ordine Domenicano e farà scoprire a Padre Tomas non solo un "passato" contro-rivoluzionario, al quale egli sente di appartenere naturalmente, ma una metodologia d’azione che si sposa perfettamente con il suo caratteristico "dire ciò che può essere compreso da chi ascolta", applicazione consequenziale e prudenziale del tomistico "omne enim receptum determinatur in recipiente secundum modum recipientis" (De Anima, q. 20). Così, a sua volta, il religioso moravo si innamorerà di questo movimento e della sua prospettiva operativa, fino ad imparare e citare a memoria interi passi del suo "libre de chevet": Rivoluzione e Contro-Rivoluzione del prof. Plinio Correa de Oliveira.

E’ anche a seguito di questa amicizia che il giovane moravo prende consapevolezza di far parte anche di una "famiglia spirituale" diversa ma complementare a quella domenicana, ed è naturale per lui accettare di celebrare l’antico rito perché così ha la possibilità di migliorarsi dal punto di vista liturgico e insieme insegnare apertamente la dottrina cattolica di sempre, mai disgiunta dall’invito a "diventar santi e gran santi!". Alla Messa del sabato mattina verranno ad ascoltarlo da tutta Italia e alcuni sceglieranno di seguire la vocazione sacerdotale o religiosa, specie dopo l’assicurazione per cui "i frati rischiano di distruggere l’Ordine, ma san Domenico vigila e lo preserva da lassù".

Di quei momenti di intenso raccoglimento e di luce fa stato la piccola raccolta frutto della carità della Dott.ssa Schinco. Purtroppo, la carta stampata non può suscitare l’amore verso Dio e sua Madre che la presenza del Padre suscitava, ma il testo è almeno qualcosa, è un retaggio da trasmettere a chi non ha fruito del fiume di grazie che si riversava sui fedeli del sabato mattina.

La predicazione di Padre Tomas è, infatti, rivolta esclusivamente ad ottenere la conversione del cuore di chi lo ascolta per far sì che costui decida di seguire la volontà di Dio per dare a Lui maggior gloria, ottenendo quindi anche la salvezza della propria anima e la "consecratio mundi". Il mezzo ascetico proposto in modo privilegiato è il Santo Rosario: la predicazione del Rosario è costante, pressante, quasi ossessiva. Da "antico" domenicano preferisce raccomandare la contemplazione – e la contemplazione dei misteri del Rosario - alla meditazione: "la dimensione contemplativa è della vita cristiana; contemplare e poi contemplata aliis tradere, cioè in qualche modo far sì che ciò che si è contemplato diventi anche il bene per altre anime che il Signore affida al nostro amore, alla nostra attenzione" (Omelia del 7-10-1989).

Per dare gloria a Dio, salvare se stessi e riconsegnare il mondo a Cristo, il giovane domenicano non può evitare dal mettere in guardia i suoi figli dai due maggiori pericoli di allora per la fede cattolica: il progressismo intra ecclesiale e il socialismo dilagante, anche nel mondo occidentale. Se in confessionale P. Tyn sussurra dolcemente fin quasi a bisbigliare, all’Omelia la sua voce tuona tanto forte al punto da dover spegnere il microfono: "bisogna respingere non solo il comunismo esplicito, ma quello in qualche modo implicito! Pensate alle forme pericolose del sinistrismo radicale: si vuole creare una mentalità schifosa, una mentalità che esalta il fango contro il cielo!" (Omelia "Il messaggio di Fatima"). E sul progressismo infra ecclesiale: "se devasta il singularis cinghiale del bosco con devastazione appariscente, devastano anche le piccole volpi che si aggirano per la vigna e che in qualche modo mordono le radici di questa mistica vigna. Vedete, cari fratelli, c’è chi vuole operare questa modernistica separazione della fede dalle sue radici cristiche. Ecco allora: che cosa dobbiamo fare ? Non permettere né che il cinghiale del bosco, ma nemmeno che le piccole volpi, che non si vedono, devastino la mistica vigna del Signore" (Omelia sul Cuore Immacolato di Maria).

No, il bellissimo ragazzo vestito con l’abito dei predicatori non era "politicamente corretto", ma nemmeno "ecclesialmente corretto": era fedele alla Sposa di Cristo e a Pietro, ma non era cieco, sordo o muto. Era un degno figlio di quel Padre di cui si è scritto: "Il vero dialettico sdegna gli errori parassiti e si porta di slancio al centro stesso del ragionamento nemico. In modo simile noi vediamo Domenico, come un capo in guerra, cercare di venire a contatto con l’avversario non per saggiarlo, ma per batterlo" (G. Bernanos, Domenico l’incendiario, in:
www.paginecattoliche.it/modules.php?name=News&file=article... ).

Padre Tomas è morto il 1 gennaio 1990; in tale guerra ha dato tutto: "il 29 giugno 1975, solennità degli apostoli S. Pietro e S. Paolo […] P. Tomas ha la grazia […] di essere ordinato sacerdote, a Roma, da papa Paolo VI. Mentre il Papa posa le mani sul suo capo, P. Tomas, già profugo con la sua famiglia nella Germania Federale, offre al Signore la sua vita per ottenere la libertà della sua Patria […]. Impressionanti certe coincidenze: all'inizio e ai primi accenni della rivolta popolare in Cecoslovacchia (estate 1989) P. Tomas accusa i primi dolori lancinanti del male. Quando la Cecoslovacchia riprende il cammino della libertà e la Chiesa ritrova la via della libertà (inverno 1989), P. Tomas, dopo lunghe sofferenze, conclude la sua immolazione (gennaio 1990)" (P. P. Pilastro, La morte di P. Tomas, in:
www.totustuus.biz/users/tyn/LAMORTE.htm).

Buon Padre,
sei passato tra noi come un tuono, "beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo", perché eri schiavo di Maria. Purtroppo, non abbiamo la tua fede e dopo 15 anni dalla tua dipartita ancora non riusciamo ad imitare nessuna delle tue virtù: siam buoni solo di far peccati.
Ma ci hai insegnato che dobbiamo andare "alla scuola della Vergine Immacolata […] ove Maria santissima, dinanzi ai suoi, a coloro che sono più provati di tutti, dinanzi ai malati, dinanzi agli handicappati, dinanzi ai suoi poveri, Maria santissima fa piovere le grazie dal Cielo, le grazie miracolose a dispetto di tutto il razionalismo, a dispetto di tutto il modernismo, di tutto il razionalismo scientistico del tempo di oggi" (Omelia per La festa della Madonna di Lourdes).
Così cerchiamo di fare, ma tu chiedi alla Vergine di ottenerci la grazia di conoscere perfettamente la volontà di suo Figlio e la forza di compierla interamente, prima o poi.

Fra’ Luigi Maria Grignion, T.O.D.
Sabato Santo 2005

Caterina63
00giovedì 3 settembre 2009 08.19

Bologna, al via la causa di beatificazione per il padre domenicano Tomas Tyn
di Stefano Andrini
(Avvenire-Bologna7, 26-2-2006)


Un eccellente teologo e un ardente predicatore che ha portato alla conversione molte anime e ha offerto una vita breve e intensa per la libertà del suo Paese. Questo il ritratto del domenicano padre Tomas Tyn di cui l'arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra ha aperto ieri, nella basilica di San Domenico, il processo diocesano di canonizzazione. Nato a Brno, nella Repubblica ceca, il 3 maggio 1950 Tyn fu educato alla fede cattolica. Dotato di straordinarie capacità di apprendimento dopo gli studi elementari si trasferì, grazie a una borsa di studio, a Digione, in Francia, dove nella locale Accademia conseguì il baccellierato per l'insegnamento di lettere e filosofia e conobbe l'Ordine dei predicatori.

Seguendo la vocazione giovanile entrò nel noviziato domenicano di Warburg in Germania. Nel 1973 si trasferì a Bologna per completare la formazione religiosa e dottrinale. Qui insegnò teologia dogmatica nell'allora Studio teologico accademico bolognese. "Tyn - racconta padre Giovanni Cavalcoli vice-postulatore della causa di canonizzazione - era un spirito profondamente amante della verità. Accompagnò l'insegnamento con una molteplice attività di predicatore e sacerdote presso persone di ogni ceto e categoria sociale. Aveva un'eccezionale intelligenza e una vastissima cultura; amava tuttavia farsi piccolo con i piccoli".

Angustiato per le condizioni della Chiesa nell'allora Cecoslovacchia, pensò di offrire la propria vita per la sua liberazione dal giogo comunista. "Il Signore - spiega padre Cavalcoli - accettò la sua offerta" Padre Tomas, colpito nell'ottobre del 1989 da un male terribile e dolorosissimo, che egli sopportò con eroica serenità, morì a Nekargemund (Germania) il primo gennaio del 1990 a soli 39 anni, proprio nel momento in cui nella sua patria il regime comunista era sostituito dalla democrazia.


Caterina63
00martedì 6 aprile 2010 21.33

Conferenza di Bux e Messa per la beatificazione di P. Thomas Tyn

Figli spirituali
del Servo di Dio P. Tomas Tyn
organizza due importanti eventi a Bologna:


Mercoledì 28 aprile, ore 21
Aula Magna ANT
via Jacopo di Paolo, 36
40128 Bologna
conferenza di

Mons. Nicola Bux

Benedetto XVI e la liturgia

PER LA MAPPA CLICCA QUI


Domenica 2 maggio, ore 18
Parrocchia S. Maria della Pietà
via san Vitale, 112
Santa Messa solenne per il buon andamento della causa di beatificazione del Servo di Dio P. Tomas Tyn

per informazioni tel. 051-860327
e-mail:
redazione@hancigitur.net

Caterina63
00lunedì 12 aprile 2010 08.53
Inserto per bambini - Rosarium - Movimento Domenicano del Rosario - Provincia

"S.Domenico in Italia", 3/2008, Speciale P. Tomas Tyn, pp. 10-15


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