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Dossier Ostracismo e diritti fondamentali dell'uomo

Ultimo Aggiornamento: 04/02/2011 21.13
29/06/2009 08.06
 
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L'ostracismo imposto ai testimoni di Geova
L'ostracismo imposto ai testimoni di Geova


Vogliamo prendere in esame i seguenti articoli della costituzione italiana e delle carte per i diritti dell'uomo:

"Art. 3:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese

Art. 8:
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.

Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.

art 13:
È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà."

Carta dei diritti fondamentali dell’unione europea:
Dignità umana:
Art. 1 'La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata'

Nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo si legge:
«Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo» (Articolo 18)



Secondo voi la congregazione dei testimoni di Geova viola questi articoli quando ad esempio essa dichiara ai propri aderenti di ostracizzare coloro che per libera scelta o per altri motivi, si trovano fuori da codesta organizzazione?

Per comprendere se la congregazione dei tdg vìola questi articoli, dobbiamo esaminare attentamente alcune cose:

1) Individuare cosa usa il corpo direttivo per informare i suoi aderenti sul comportamento che essi devono seguire verso gli ex.

Scegliere quindi gli articoli che lo autoreferenziano come l'unico canale di Dio ecc...

2) l'esposizione dettagliata con tutti i riferimenti di tali pubblicazioni siano esse libri e riviste di pubblico dominio, che circolari interne rivolte ai singoli tdg (ministero del regno) che lettere o pubblicazioni rivolte agli anziani.

In questo caso dovrà essere chi è ancora testimone di Geova a riportare il ministero del regno e chi è stato anziano a pubblicare le lettere o quello che dice il libro degli anziani.


3) le esperienze dei singoli fuoriusciti raccontate senza esagerazioni di sorta, sul trattamento che nella loro vita hanno subito e subiscono ancora da parte dei loro precedenti correligionari, specialmente di coloro che sono parenti stretti.

[Modificato da (Mario70) 04/02/2011 21.35]
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29/06/2009 08.06
 
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punto primo

1) Individuare cosa usa il corpo direttivo per informare i suoi aderenti sul comportamento che essi devono seguire verso gli ex.



Il corpo direttivo dei tdg afferma di essere "l’unico canale di Dio esistente oggi sulla terra", le sue pubblicazioni contengono quello che lui chiama "il cibo a suo tempo" tramite il quale tutti i tdg seguono le direttive.
Quindi esaminando queste pubblicazioni possiamo conoscere quale è il pensiero e le direttive di questo corpo direttivo nei riguardi del "suo gregge" ovvero tutti i testimoni di Geova del mondo.

Ecco cosa scrivono nei loro articoli:
(W= la rivista la torre di guardia; KM= l'opuscolo ad uso interno chiamato "il ministero del regno"; G= la rivista svegliatevi)

W 1/8/02 IDENTIFICHIAMO IL CANALE ODIERNO.
16. Oggi c’è un”'altra” “ nazione”che ha Geova come Giudice,Legislatore,e Re invisibile.(Matteo 21:43).Essa venne all’esistenza nel 1secolo E.V.A. A quel tempo il tabernacolo di Mosè era già stato sostituito da un bellissimo tempio a Gerusalemme,dove i leviti continuavano a officiare(Luca 1:5,8,9).Tuttavia nel 20 e.v. venne all’esistenza una altro tempio,un tempio spirituale,il cui Sommo sacerdote è Gesù Cristo.(Ebrei 9: 9,11).Ancora una volta sorse la questione dell’autorità divina. Di chi si sarebbe servito Geova per guidare questa nuova “nazione”? Gesù diede prova della sua incondizionata lealtà a Dio. Amava la gente .Compì pure molti segni meravigliosi.Tuttavia ,come i loro antenati ostinati,la maggior parte dei leviti rifiutò di accettare Gesù.(Matteo 26:63-68; Atti 4:5,6,18; 5:17)Alla fine Geova costituì il sacerdozio levitico con un sacerdozio molto diverso, da un regal sacerdozio.Questo regal sacerdozio esiste tuttora.
17.Chi compone oggi questo regal sacerdozio? L’apostolo Paolo ci fornisce la risposta nella sua prima lettera ispirata.Agli unti membri del corpo di Cristo , Pietro scrisse:Voi siete una razza eletta ,un regal sacerdozio, una nazione santa,un popolo di speciale possesso,affinchè dichiarate le eccellenze di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua meravigliosa luce. (1 Pietro 2:9).Da queste parole è chiaro che,come gruppo ,gli unti seguaci delle orme di Gesù compongono questo “regal sacerdozio”, che Pietro definì pura “nazione santa”.Essi costituiscono il canale che Geova impiega per dare al suo popolo istruzione e guida spirituale.


Torre di Guardia 1/4/1986 pg 31
"Che sulla terra oggi esiste uno” schiavo fedele e discreto” al quale sono stati affidati tutti gli interessi terreni di Gesù e che questo schiavo è in stretta collaborazione con il Corpo Direttivo dei Testimoni di Geova .(Matteo 24:45-47)"


W 82 1/6 p.27 par 4
"Il sentiero dei giusti risplende sempre più. Geova Dio ha anche provveduto la sua organizzazione visibile,il suo “schiavo fedele e discreto”,A meno che non si sia in contatto con questo canale di comunicazione che Dio usa, non si farà progresso nella via della vita,non importa quanto si legga la Bibbia."


W 81 15/8 pg 18
"Per aiutarci a capire la Parola di Dio in questi “ ultimi giorni” Geova Dio ha amorevolmente provveduto un organizzazione visibile,”lo schiavo fedele e discreto”. "


Km 9/02 pg 8 par 5
"Ricordiamo che il vostro Padre Celeste ha stabilito un canale di comunicazione “ Lo schiavo fedele e discreto”.Questo” schiavo ha responsabilità” di determinare sia quali informazioni rendere disponibili alla famiglia della fede che il “tempo” appropriato in cui farlo.Per avere informazioni attendibili dovremmo sempre rivolgerci al canale stabilito da Dio."



W 90 15/3 10-14 par 21
"Quando nel 1918 Gesù Cristo ispezionò quelli che asserivano di essere suoi schiavi ,trovò un gruppo internazionale di cristiani che pubblicavano verità bibliche da impiegare sia all’interno della congregazione che all’esterno nell’opera di predicazione. Lo schiavo fedele e il suo Corpo Direttivo erano al loro posto,pronti a ricevere un incarico più ampio. Come dovremmo essere felici che le cose sono andate così,perché i cristiani leali beneficiano riccamente dell’opera svolta con devozione dallo schiavo fedele e discreto e del suo Corpo Direttivo."


Torre di Guardia 1/9 1981
"A partire dalla Pentecoste del 33 E.V.,e per tutti i successivi 19 secoli, questa congregazione paragonata a uno schiavo ha cibato spiritualmente i suoi componenti in modo fedele e discreto. Questo schiavo o congregazione unta dallo spirito è in effetti l’unico canale riconosciuto che rappresenta sulla terra il regno di Dio nel” tempo della fine”. "

“I Testimoni di Geova, proclamatori del Regno di Dio 1993” cap 28 .pg 624
"Oggi i testimoni di Geova riconoscono che la Torre di Guardia e altre pubblicazioni simili sono impiegate dallo schiavo fedele e discreto per dispensare cibo spirituale .Non sostengono che questa classe sia infallibile ,ma la considerano l’unico canale che il Signore usa negli ultimi giorni di questo sistema di cose."

W 94 1/10 8
"Questo “schiavo “è un servitore del Signore Gesù Cristo e del suo Padre Geova.Quegli antichi israeliti erano la “nazione santa”,tutti insieme costituivano un unico popolo.Solo pochi contribuirono a scrivere o a ricopiare le Sacre Scritture. “Questa nazione” che produce i frutti del Regno dev’essere la vera ed estesa congregazione cristiana. I singoli componenti della congregazione sono chiamati dispensazione di verità spirituali,le quali costituiscono un” cibo” adatto ai credenti. Di conseguenza quel servitore o “schiavo” provvede come organismo collettivo il cibo spirituale a tutti i singoli componenti di questa congregazione ,i quali formano la famiglia dei “domestici “."

W 15/7/2010 pag 26:
"10 Nei nostri giorni, quando arriva il momento di chiarire un punto di natura spirituale, lo spirito santo aiuta fratelli responsabili dello “schiavo fedele e discreto” che prestano servizio alla sede mondiale a comprendere verità profonde che in precedenza non
erano state comprese. (Matt. 24:45; 1 Cor. 2:13)
Quindi l’intero Corpo Direttivo valuta se una data spiegazione deve essere modificata. (Atti 15:6) Le conclusioni a cui giunge vengono pubblicate a beneficio di tutti. (Matt. 10:27) Con l’andare del tempo è possibile che ci sia bisogno di ulteriori chiarimenti, e anche questi vengono spiegati con onestà."
[Modificato da (Mario70) 04/02/2011 21.39]
06/08/2009 20.49
 
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Secondo punto
2) l'esposizione dettagliata con tutti i riferimenti di tali pubblicazioni siano esse libri e riviste di pubblico dominio, che circolari interne rivolte ai singoli tdg (ministero del regno) che lettere o pubblicazioni rivolte agli anziani.


Come comportarsi con i disassociati che non sono nostri parenti:

La torre di Guardia del 15/1/1954, p. 62:

"Oggi non viviamo fra nazioni teocratiche in cui i membri della nostra famiglia carnale potrebbero essere sterminati da Dio e dalla sua organizzazione teocratica per apostasia come era possibile ed era ordinato di fare nella nazione d'Israele.

Essendo circoscritti dalle leggi delle nazioni in cui viviamo ed anche dalle leggi di Dio mediante Gesù Cristo, possiamo agire contro gli apostati soltanto fino a un certo punto, vale a dire conformandoci alle due serie di leggi.
La legge dello Stato e la legge di Dio mediante Cristo ci proibiscono di uccidere gli apostati, anche se sono membri della nostra famiglia carnale. Naturalmente, se i figli sono maggiorenni, vi può essere una separazione e una rottura vera e propria nei vincoli familiari, perché i vincoli spirituali sono già spezzati"
(articolo originale postato da Achille qui:
http://www.infotdgeova.it/apo.htm)

La torre di Guardia del 15/8/1956 pag 511:

"Che cosa si deve fare se un proclamatore rifiuta di smettere d'associarsi con un'altra persona disassociata?
...
Egli dovrebbe essere vigorosamente ammonito, e si dovrebbe fargli comprendere che associandosi col disassociato diventa compagno
dell'empietà e che mediante la sua condotta si separa dalla congregazione per schierarsi col colpevole. Se dopo sufficienti avvertimenti il proclamatore persiste nell'associarsi con la
persona disassociata invece di sostenere l'organizzazione di Geova, egli pure dovrebbe essere disassociato. Simpatizzando apertamente
con la persona disassociata il simpatizzante rende più difficile all'espulso di riconoscere il proprio peccato e impedisce il suo profondo pentimento e la sua finale reintegrazione nella congregazione. La condotta ribelle crea difficoltà ad entrambe le persone implicate."


La torre di Guardia del 15.12.1963, p. 760-762:

«Il disassociato è espulso dalla congregazione, e la congregazione non ha nulla a che fare con lui. I membri della congregazione
non gli stenderanno la mano dell'amicizia, e non gli diranno nemmeno
"Ciao" o "Arnvederci". Egli non è benvenuto nelle loro case, nemmeno se tali case sono usate come centri di adorazione per un locale gruppo di testimoni di Geova...
Sotto la disposizione della legge di Geova per l'antico Israele, le persone della congregazione eseguivano la sentenza di morte
su quelli che la meritavano. In Deuteronomio 17:6,7 (VR) leggiamo: "Colui che dovrà morire sarà messo a morte sulla
deposizione di due o di tre testimoni; non sarà messo a morte sulla deposizione di un solo testimonio. La mano dei testimoni
sarà la prima a levarsi contro di lui per farlo morire; poi, la mano di tutto il popolo; così torrai il male di mezzo a te".
Nella congregazione cristiana troviamo un simile principio di cooperazione e partecipazione.
Benché colui che sbaglia non sia messo a morte, la scomunica di tale
individuo è osservata e rispettata da tutti nella congregazione
.
...
Perciò i membri della congregazione non si assoceranno al disassociato, né nella Sala del Regno, né altrove. Non converseranno con lui né mostreranno in alcun modo di notarlo. Se il disassociato tenta di parlare ad altri nella congregazione, essi dovranno allontanarsi da lui.

In tal modo capirà pienamente l'entità del suo peccato … Inoltre, il disassociato che vuol fare ciò ch’è giusto dovrebbe dire a chiunque gli si avvicina inconsapevolmente che è disassociato e che non dovrebbero parlare con lui»"


La torre di Guardia del 1/1/1982 pag 23:

"12 Sì, la Bibbia comanda ai cristiani di non stare in compagnia o in associazione con chi è stato espulso dalla congregazione. Perciò i testimoni di Geova chiamano appropriatamente “disassociazione” l’espulsione di un trasgressore impenitente e il successivo stato di isolamento in cui viene tenuto. Il loro rifiuto di associarsi in qualsiasi modo a livello spirituale o ricreativo con una persona espulsa è indice di lealtà alle norme di Dio e di ubbidienza al suo comando riportato in I Corinti 5:11, 13. "

pag 24-26:

"17 I cristiani hanno una felice associazione spirituale con i loro fratelli o con le persone interessate quando studiano la Bibbia o ne parlano insieme. Ma non vorranno avere tale associazione con un peccatore espulso (o con uno che ha rinunciato alla fede e alle dottrine dei testimoni di Geova dissociandosi). La persona espulsa è stata ‘rigettata’, essendo ‘condannata da se stessa’ per il suo ‘peccato’, e i membri della congregazione accettano il giudizio di Dio e lo sostengono. La disassociazione, però, implica più che la cessazione dell’associazione spirituale. — Tito 3:10, 11.
18 Paolo scrisse: ‘Cessate di mischiarvi in compagnia . . ., non mangiando nemmeno con un tal uomo’. (I Cor. 5:11) L’ora dei pasti è un momento di distensione e compagnia. Perciò qui la Bibbia vieta di frequentare anche a scopo di compagnia una persona espulsa, per esempio partecipando insieme a un picnic, a una festa, a una partita di calcio, a una gita al mare, andando insieme a teatro o mangiando insieme. (I particolari problemi riguardanti il caso di un parente disassociato sono trattati nell’articolo che segue).
19 A volte un cristiano può essere sottoposto a forti pressioni perché non segua questa esortazione biblica. Queste pressioni possono essere causate dai suoi stessi sentimenti oppure potrebbero essere esercitate da altri. Per esempio, fu fatta pressione su un fratello perché celebrasse un matrimonio fra due disassociati. Si poteva sostenere con qualche ragionamento che quel servizio fosse un semplice gesto di benignità? Qualcuno poteva pensarlo. Ma perché venivano richiesti proprio i suoi servizi e non quelli del sindaco o di qualche altro pubblico ufficiale autorizzato a celebrare matrimoni? Non era forse per la sua posizione di ministro di Dio e per la sua capacità di indicare agli sposi i consigli della Parola di Dio? Cedere a tali pressioni avrebbe significato avere associazione con la coppia, con persone espulse dalla congregazione per il loro comportamento errato. — I Cor. 5:13.
20 Altri problemi sorgono in relazione agli affari o al lavoro. Che dire se foste dipendenti di un uomo che venisse espulso dalla congregazione o se tale persona fosse un vostro dipendente? Che fare? Se per il momento foste obbligati sotto il profilo contrattuale o finanziario a continuare il rapporto di lavoro, certamente ora assumereste un atteggiamento diverso nei confronti del disassociato. Potrebbe essere necessario discutere con lui su questioni di lavoro o stare a contatto con lui sul posto di lavoro, ma le conversazioni spirituali e i rapporti d’amicizia sarebbero cose del passato. In questo modo potreste dar prova della vostra ubbidienza a Dio e sareste personalmente protetti. Inoltre questo potrebbe far capire alla persona quanto il suo peccato le sia costato caro sotto molti aspetti. — II Cor. 6:14, 17.

PARLARE CON UN DISASSOCIATO O UN DISSOCIATO?

21 Sostenere la giustizia di Dio e il provvedimento della disassociazione da lui istituito significa che un cristiano non dovrebbe parlare affatto con una persona espulsa, non rivolgendole nemmeno un saluto? Alcuni hanno fatto questa domanda, visto il consiglio di Gesù di amare i nostri nemici e di non ‘salutare solo i nostri fratelli’. — Matt. 5:43-47.
22 In effetti, nella sua sapienza, Dio non ha cercato di abbracciare ogni possibile situazione. Quello di cui abbiamo bisogno è afferrare il senso di ciò che Geova dice su come trattare una persona disassociata, così da poterci sforzare di sostenere il Suo punto di vista. Tramite l’apostolo Giovanni, Dio spiega:
Chiunque va avanti e non rimane nell’insegnamento del Cristo non ha Dio. . . . Se alcuno viene da voi e non porta questo insegnamento, non lo ricevete nella vostra casa e non gli rivolgete un saluto. Poiché chi gli rivolge un saluto partecipa alle sue opere malvage”. — II Giov. 9-11.
23 L’apostolo che diede questo saggio avvertimento era stato molto vicino a Gesù e sapeva bene cosa aveva detto Cristo circa il salutare altri. Sapeva anche che il comune saluto di quei tempi significava “Pace”. A differenza di qualche nemico personale o autorevole uomo mondano che si oppone ai cristiani, una persona disassociata o dissociata che cerca di promuovere o giustificare i suoi ragionamenti apostati o che continua nella sua condotta errata non è certo qualcuno a cui augurare “Pace”. (I Tim. 2:1, 2) Tutti sappiamo bene dall’esperienza acquisita nel corso degli anni che un semplice saluto può essere il primo passo che porta a una conversazione e forse anche a un’amicizia. Vorremmo fare questo primo passo con un disassociato?

...

NON PARTECIPIAMO A OPERE MALVAGE

25 Tutti i cristiani fedeli devono prendere a cuore la seria verità scritta da Giovanni sotto ispirazione di Dio: “Chi gli rivolge un saluto [a un peccatore espulso che promuove un insegnamento errato o persiste in una condotta peccaminosa] partecipa alle sue opere malvage”. — II Giov. 11.
26 Molti commentatori della cristianità trovano da ridire su II Giovanni 11. Sostengono che sia ‘un consiglio poco cristiano, contrario allo spirito del nostro Signore’, o che incoraggi l’intolleranza. Ma queste opinioni sono espresse da organizzazioni religiose che non applicano il comando di Dio di ‘rimuovere l’uomo malvagio di fra loro’, e che di rado, se non mai, espellono dalla loro chiesa anche trasgressori di pessima fama. (I Cor. 5:13) La loro “tolleranza” è antiscritturale, non cristiana. — Matt. 7:21-23; 25:24-30; Giov. 8:44.
27 Non è invece errato essere leali al giusto e retto Dio della Bibbia. Egli ci dice che accetterà ‘sul suo monte santo’ solo quelli che camminano in modo immacolato, praticano la giustizia e dicono la verità. (Sal. 15:1-5) Quindi se un cristiano si schierasse dalla parte di un trasgressore che è stato rigettato da Dio e disassociato, o che si è dissociato, ciò equivarrebbe a dire: ‘Nemmeno io voglio stare sul monte santo di Dio’. Se gli anziani vedessero che è diretto in quella direzione, stando regolarmente in compagnia con una persona disassociata, cercherebbero con amore e pazienza di aiutarlo a vedere le cose dal punto di vista di Dio. (Matt. 18:18; Gal. 6:1) Lo ammonirebbero e, se necessario, ‘lo riprenderebbero con severità’. Vogliono aiutarlo a rimanere ‘sul monte santo di Dio’. Ma se egli non smettesse di accompagnarsi con la persona espulsa, si renderebbe in tal modo ‘partecipe (sostenitore o complice) delle sue opere malvage’ e dovrebbe quindi essere rimosso dalla congregazione, espulso. — Tito 1:13; Giuda 22, 23; confronta Numeri 16:26."

La torre di Guardia del 15/4/1988:

"9 Perché anche oggi è appropriato assumere questo atteggiamento risoluto? Ebbene, riflettete sulla severità con cui venivano troncati i rapporti sotto la Legge data da Dio a Israele. In varie questioni gravi, i trasgressori intenzionali venivano giustiziati. (Levitico 20:10; Numeri 15:30, 31) Quando ciò accadeva, gli altri, compresi i parenti, non potevano più parlare col trasgressore morto. (Levitico 19:1-4; Deuteronomio 13:1-5; 17:1-7) Sebbene gli israeliti dell’epoca fossero normali esseri umani con emozioni simili alle nostre, sapevano che Dio è giusto e amorevole e che la sua Legge proteggeva la loro purezza morale e spirituale. Potevano quindi accettare il fatto che la Sua disposizione di stroncare i trasgressori era fondamentalmente buona e giusta. — Giobbe 34:10-12.
10 Possiamo essere altrettanto sicuri che la disposizione di Dio, che impone ai cristiani di non frequentare il peccatore impenitente che è stato espulso, costituisce una protezione per noi: “Eliminate il vecchio lievito, affinché siate una nuova massa, secondo che siete liberi da fermento”. (1 Corinti 5:7) Evitando anche coloro che si sono volontariamente dissociati, i cristiani sono protetti da possibili idee critiche, indifferenti o persino apostate. "

Libro "mantenetevi nell'amore di Dio 2008 pag 208:

"Come dovremmo comportarci con chi è disassociato? La Bibbia dice: “[Cessate] di mischiarvi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo”. (1 Corinti 5:11) Riguardo a chi “non rimane nell’insegnamento del Cristo”, si legge: “Non ricevetelo in casa e non rivolgetegli un saluto. Poiché chi gli rivolge un saluto partecipa alle sue opere malvage”. (2 Giovanni 9-11) Quindi con chi è disassociato non abbiamo contatti di natura spirituale o sociale. La Torre di Guardia del 1° gennaio 1982, a pagina 25, diceva: “Un semplice saluto può essere il primo passo che porta a una conversazione e forse anche a un’amicizia. Vorremmo fare questo primo passo con un disassociato?”
È davvero necessario evitarlo del tutto? Sì, e per diversi motivi. Primo, è una questione di lealtà a Dio e alla sua Parola. Ubbidiamo a Geova non solo quando ci conviene, ma anche quando è difficile farlo. L’amore per Dio ci spinge a ubbidire a tutti i suoi comandi, poiché riconosciamo che egli è giusto e amorevole e che seguire le sue leggi è sempre la cosa migliore. (Isaia 48:17; 1 Giovanni 5:3) Secondo, allontanandoci da un trasgressore impenitente, noi e gli altri componenti della congregazione siamo protetti dalla contaminazione morale e spirituale, e teniamo alto il buon nome della congregazione stessa. (1 Corinti 5:6, 7) Terzo, la nostra ferma adesione ai princìpi biblici può fare del bene al disassociato. Sostenendo la decisione del comitato giudiziario, potremmo toccare il cuore di un trasgressore che finora non ha accettato l’aiuto che gli anziani hanno cercato di dargli. Perdere la preziosa compagnia di persone a cui vuole bene può aiutarlo a ‘tornare in sé’, a riconoscere la gravità del suo errore e a fare passi concreti per riavvicinarsi a Geova."

Come comportarsi con i disassociati che sono nostri parenti ma che non vivono nella nostra stessa casa:


La torre di Guardia del 15/1/1964 pag 41:
"Nel caso del parente disassociato che non abita nella stessa casa, i rapporti con lui sono pure limitati a ciò che è assolutamente necessario. Come per il lavoro secolare, questi rapporti sono limitati
e anche eliminati completamente se è possibile.
Un punto importante da notare è che, benché vi siano vincoli naturali che possono giustificare rapporti occasionali, i legami spirituali sono completamente troncati, non si può parlar di cose relative all'adorazione con i parenti disassociati.
Che fare se una persona espulsa dalla congregazione visita improvvisamente parenti dedicati? Che deve fare in tal caso
il cristiano? Se è la prima volta che viene fatta la visita, il cristiano dedicato può, se la coscienza glielo permette, mostrare
riguardi familiari in questa particolare occasione. Ma se la coscienza non glielo permette, non ha l'obbligo di farlo. Se gli
usa cortesia, il cristiano deve però specificare che questa non deve diventare un'abitudine. Se lo diventa, ciò non è diverso dall'associarsi a qualsiasi altra persona disassociata, e va contro lo spirito del decreto di disassociazione. Si dovrebbe far comprendere al parente disassociato che ora le sue visite non sono benvenute come prima, quando camminava rettamente con Geova. — 2 Giov. 9-11.
È indispensabile che i cristiani dedicati della congregazione rendano chiaro al parente disassociato mediante le loro azioni
che il suo modo d'agire è disapprovato dalla famiglia. Devono mantenere una ferma determinazione per i giusti princìpi.
Il malfattore deve comprendere che la sua posizione è completamente cambiata, che i suoi fedeli parenti cristiani disapprovano completamente la sua empia condotta e mostrano tale disapprovazione
limitando i rapporti a quelli inevitabili

La torre di Guardia del 15/11/1970 pag701:

"Ma la domanda principale che consideriamo è se il parente è fuori dell’immediata cerchia familiare, se non abita nella stessa casa. Sarebbe possibile qualche contatto?
Di nuovo, la disassociazione non scioglie i legami carnali, ma, in tale situazione, i contatti, se fossero proprio necessari, sarebbero molto più rari che tra persone abitanti nella stessa casa. Tuttavia, potrebbero esserci questioni familiari assolutamente necessarie che richiedessero di comunicare, come le formalità legali per un testamento o della proprietà. Ma il parente disassociato dovrebbe capire che la sua posizione è cambiata, che non è più gradito nella casa né è un compagno preferito.
Questa condotta è sia scritturale che ragionevole. Come abbiamo visto, Dio consiglia ai cristiani di ‘cessar di mischiarsi in compagnia’ di tale individuo, “non mangiando nemmeno” con lui. Egli comanda pure ai cristiani di ‘non riceverlo mai nella loro casa né di rivolgergli un saluto’. Se si mantenessero normali contatti sociali tra parenti con questo disassociato, cosa non necessaria giacché vive fuori di casa, il cristiano ubbidirebbe a Dio? In una piccola congregazione con alcune famiglie imparentate, se tutti agissero verso l’espulso come prima della disassociazione, andando a fare la spesa insieme, merende insieme, badando al bambini gli uni degli altri, difficilmente egli capirebbe che tutti i suoi fedeli parenti cristiani hanno letteralmente odiato il male da lui praticato. (Sal. 97:10) Né gli estranei potrebbero vedere alcun cambiamento anche se sapessero della condotta non cristiana del peccatore.
Dobbiamo tenere bene a mente il fatto che se il disassociato non può più godere della compagnia dei suoi parenti cristiani non è per colpa loro, come se essi lo trattassero altezzosamente. Essi agiscono secondo i princìpi, alti princìpi, i princìpi di Dio. Il disassociato stesso è responsabile della propria situazione; egli se l’è causata. La responsabilità gravi su chi ce l’ha!
...
Ma finché ciò non accada, i fedeli cristiani hanno l’obbligo di sostenere l’azione della disassociazione evitando di associarsi con il disassociato. Se egli è un parente che abita fuori di casa, cercheranno di non avere nessuna associazione con lui. E se sorge qualche inevitabile questione familiare assolutamente necessaria, terranno i contatti con lui al minimo, non avendo decisamente nessuno scambio di idee su cose spirituali. In tal modo mostrano lealtà a Dio, alla sua Parola e alla sua congregazione."

Ministero del Regno, 2/1971 p. 2:

“Lealtà a Dio quando un familiare è disassociato. Il servitore di congregazione considera i consigli contenuti alle pagine 700-702 de “La Torre di Guardia” del 15 novembre 1970 e nel libro “Lampada”, pag. 178. L’amore verso Dio e la lealtà verso la vera adorazione ci dovrebbero spingere a rispettare il decreto di disassociazione. Se qualcuno persiste in un’associazione che non è assolutamente necessaria con un familiare disassociato che vive fuori di casa, il comitato dovrebbe amorevolmente aiutarlo a capire i principi inerenti e a conformarsi ai consigli biblici. Se un disassociato non abita nella casa, 2 Giovanni 9-11 mostra che non lo dovremmo “mai ricevere nella nostra casa né rivolgergli un saluto”. L’insistenza a trascurare il comando biblico di “ cessar di mischiarci in compagnia” di tale persona può condurre alla disassociazione, ma questa non dovrebbe essere la ragione della nostra ubbidienza, non è vero? Se amiamo Geova, ubbidiamo alla sua Parola”.

Il libro "Organizzazione per predicare il Regno e fare discepoli", 1973, p. 172, 173:

«Con fedeltà verso Dio, nessuno della congregazione dovrebbe salutare tali persone quando le incontra in pubblico né dovrebbe accoglierle nella propria casa. Anche i parenti consanguinei che non abitano nella stessa casa con un parente disassociato, siccome valutano la parentela spirituale più di quella carnale, evitano il contatto con tale parente disassociato. …


La torre di Guardia del 1/1/1982 pag 30:

"PARENTI DISASSOCIATI CHE NON VIVONO IN CASA

18 La seconda situazione da considerare è quella di un parente disassociato o dissociato che non appartiene all’immediata cerchia familiare o non vive nella stessa casa. Con tale persona esiste ancora un legame di parentela naturale o acquisita, per cui, anche se in misura limitata, potrebbe esserci il bisogno di sbrigare questioni familiari necessarie. Ciò nonostante non è come se vivesse nella stessa casa, dove i contatti e la conversazione non si potrebbero evitare. Dovremmo tenere bene in mente l’ispirata esortazione biblica: ‘Cessate di mischiarvi in compagnia di alcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido . . . non mangiando nemmeno con un tal uomo’. — I Cor. 5:11.

19 Di conseguenza i cristiani imparentati con un disassociato che non vive in casa con loro dovrebbero sforzarsi di evitare l’associazione non necessaria, riducendo al minimo anche i contatti d’affari. La ragionevolezza di questo comportamento è evidente se si considera ciò che è accaduto quando i parenti hanno adottato l’errato punto di vista: ‘Anche se disassociato, siamo parenti, e quindi possiamo trattarlo esattamente come prima’. "



La torre di Guardia del 15/3/1986 pag 18:

"12 Alcuni che hanno uno spirito critico sostengono che l’organizzazione di Geova sia troppo rigida circa il troncare qualsiasi contatto sociale con i disassociati. (II Giovanni 10, 11) Ma perché questi critici la pensano così? Stanno forse mettendo un vincolo familiare o un’errata lealtà a un amico al di sopra della lealtà a Geova, alle sue norme e alle sue esigenze? Tenete presente inoltre che, se si continua ad avere contatti sociali con un disassociato, anche se si tratta di un parente, si può far concludere a colui che ha sbagliato che la sua condotta non sia poi tanto grave, causandogli così altro danno ancora. Non frequentandolo, invece, è possibile si sviluppi in lui il desiderio di riavere ciò che ha perduto. Il modo di fare le cose seguito da Geova è sempre il migliore e serve a proteggerci. — Proverbi 3:5."

La torre di Guardia del 15/04/1988 pag 28:

"11 Dio si rende sicuramente conto che il mettere in pratica le sue giuste leggi relative al troncare i rapporti con i trasgressori coinvolge spesso i parenti e influisce su di loro. Come già menzionato, quando un trasgressore israelita veniva giustiziato, i familiari non potevano più avere contatti con lui. Anzi, se un figlio era ubriacone e ghiottone, i suoi genitori erano tenuti a portarlo davanti ai giudici e, se si mostrava impenitente, i genitori dovevano partecipare alla sua giusta esecuzione, ‘per togliere ciò che è male da Israele’. (Deuteronomio 21:18-21) Come si può comprendere, questa non doveva essere una cosa facile per loro. Immaginate anche come potevano sentirsi i fratelli, le sorelle o i nonni del trasgressore. Nondimeno, il fatto di mettere la lealtà al loro giusto Dio al di sopra degli affetti familiari poteva salvare loro la vita.
...
14 La situazione è diversa se il disassociato o dissociato è un parente che vive fuori di casa o non è dell’immediata cerchia familiare. Potrebbe essere possibile non avere quasi nessun contatto col parente. Anche se eventuali questioni di famiglia richiedessero qualche contatto, è certo che questi contatti dovrebbero essere mantenuti al minimo, in armonia col principio divino di “non mischiarvi con alcuno che, chiamandosi fratello, sia un fornicatore [o colpevole di un altro peccato grave] . . . con un tale non dovete neppur mangiare”. — 1 Corinti 5:11, Versione Riveduta.
15 Si capisce che questo può essere difficile, a causa dei sentimenti e dei vincoli familiari, ad esempio dell’amore che i nonni provano verso i nipoti. Tuttavia questa è una prova di lealtà a Dio, come spiega la sorella citata a pagina 26. Chiunque provi la tristezza e il dolore che il parente disassociato ha in tal modo causato, può trovare conforto ed essere incoraggiato dall’esempio di alcuni parenti di Cora. — Salmo 84:10-12."

La torre di Guardia del 15/10/1988 pag 28:

"La situazione è diversa se il disassociato o dissociato è un parente che vive fuori di casa o non è dell’immediata cerchia familiare. Potrebbe essere possibile non avere quasi nessun contatto col parente. Anche se eventuali questioni di famiglia richiedessero qualche contatto, è certo che questi contatti dovrebbero essere mantenuti al minimo"

La torre di Guardia del 15/4/1991 pag 16:

"10 Dio comanda che, se un malvagio viene espulso, i cristiani devono ‘cessare di mischiarsi in sua compagnia, non mangiando nemmeno con un tal uomo’. In questo modo i leali che rispettano e vogliono seguire la legge di Dio troncano con lui ogni rapporto, compresi i rapporti sociali. Alcuni di questi cristiani leali potrebbero essere parenti che non fanno parte dell’immediata cerchia familiare né vivono con il trasgressore. Per loro potrebbe essere difficile seguire questo comando divino, proprio come non era facile per i genitori ebrei sotto la Legge mosaica essere fra coloro che giustiziavano un figlio malvagio. Ma il comando divino è chiaro; possiamo quindi essere certi che la disassociazione è un provvedimento giusto"


La torre di Guardia del 1/11/1994:

"20 Ci sono occasioni, però, in cui un servitore di Geova non può mostrare compassione. (Confronta Deuteronomio 13:6-9). ‘Cessare di mischiarsi in compagnia’ di un intimo amico o di un parente che è stato disassociato può mettere a dura prova un cristiano. In tal caso è importante non lasciarsi impietosire. (1 Corinti 5:11-13) Questa fermezza può persino incoraggiare il peccatore a pentirsi. "


Il libro "MANTENETEVI NELL'AMORE DI DIO" edito nel 2008 a pagina 208 dice:

"In altri casi il parente disassociato non fa' parte dell'immediata cerchia familiare o vive fuori casa.Anche se in qualche rara occasione dovesse rendersi necessario avere dei contatti per sbrigare questioni familiari, tali contatti dovrebbero essere mantenuti al minimo. I familiari leali non cercano scuse per avere a che fare con un parente disassociato che non vive sotto lo stesso tetto. La lealta' a Geova e alla sua organizzazione li spinge piuttosto ad attenersi alle istruzioni scritturali sulla disassociazione."

Inserto del Ministero del Regno (km -I 8/2002), agosto 2002, pp.3,4:

"Benefici derivanti dalla lealtà a Geova: Cooperare con la disposizione scritturale della disassociazione ed evitare i trasgressori impenitenti reca benefici. Preserva la purezza della congregazione e ci distingue come sostenitori delle elevate norme morali della Bibbia. (1 Piet. 1:14-16) Ci protegge da influenze corruttrici. (Gal. 5:7-9) Inoltre dà al trasgressore la possibilità di trarre pieno beneficio dalla disciplina ricevuta che lo aiuterà a produrre “un pacifico frutto, cioè giustizia”. – Ebr. 12:11.
Dopo un discorso udito a un’assemblea di circoscrizione, un fratello e sua sorella capirono che dovevano cambiare il modo in cui trattavano la madre, che viveva altrove e che era stata disassociata sei anni prima. Subito dopo l’assemblea l’uomo chiamò la madre e, dopo averle assicurato che le volevano bene, le spiegò che non le avrebbero più parlato se non per questioni familiari importanti. Di lì a poco la madre cominciò a frequentare le adunanze e poi fu riassociata. Inoltre il marito incredulo cominciò a studiare e in seguito si battezzò.
Sostenendo lealmente la disposizione scritturale della disassociazione diamo prova del nostro amore per Geova e rispondiamo a colui che lo biasima. (Prov. 27:11) In cambio possiamo contare sulla Sua benedizione. Il re Davide scrisse di Geova: “In quanto ai suoi statuti, non mi allontanerò da essi. Con qualcuno leale agirai con lealtà”. – 2 Sam. 22:23, 26. "

La torre di Guardia del 15/2/2011 pag 31,32:
"15 Condividiamo il punto di vista di Gesù su coloro che si ostinano a seguire una condotta illegale? Dobbiamo riflettere su queste domande: ‘Sceglierei di frequentare regolarmente qualcuno che è stato disassociato o si è dissociato dalla congregazione cristiana? Che dire se fosse un parente stretto che non vive più in casa?’ Una situazione del genere pu `omettere a dura prova il nostro amore per la giustizia e la nostra lealtà a Dio.
16 Consideriamo l’esperienza di una sorella il cui figlio adulto un tempo amava Geova. In seguito, però, il figlio scelse di praticare impenitentemente l’illegalità. Così fu disassociato dalla congregazione. La sorella amava Geova,ma voleva bene anche al figlio e trovava molto difficile ubbidire al comando scritturale di evitare di frequentarlo.
17 Che consiglio avreste dato a questa sorella? Un anziano la aiutò a capire che Geova comprendeva il suo dolore. La incoraggiò a riflettere sul dolore che dovette provare Geova quando alcuni dei suoi figli angelici si ribellarono. Nel corso del ragionamento, le fece notare che, pur sapendo quanto possa essere dolorosa una situazione del genere, Geova richiede che i peccatori impenitenti vengano disassociati. La sorella prestò ascolto ai consigli e sostenne lealmente la disposizione della disassociazione. Tale lealtà rallegra il cuore di Geova.— Prov. 27:11.
18 Se vi trovate in una situazione del genere, ricordate che Geova vi capisce. Troncando i rapporti con il disassociato o il dissociato, dimostrate di odiare gli atteggiamenti e i comportamenti che hanno portato a questa situazione. Ma dimostrate anche che amate abbastanza il trasgressore da agire nei suoi migliori interessi. La vostra lealtà a Geova può aumentare le probabilità che la persona che ha ricevuto la disciplina si penta e torni a Geova.
19 Una persona che fu disassociata e in seguito venne riassociata scrisse: “Sono felice che Geova ami tanto il suo popolo da far sì che la sua organizzazione sia mantenuta pura. Quello che agli estranei può sembrare un atteggiamento rigido, è un provvedimento sia necessario che veramente amorevole”. Pensate che questa persona sarebbe stata aiutata a pervenire a tale conclusione se i componenti della congregazione, inclusi i suoi familiari, avessero mantenuto con lei contatti regolari mentre era disassociata? Sostenendo la disposizione scritturale della disassociazione dimostriamo di amare la giustizia e riconosciamo il diritto di Geova di stabilire norme di condotta."

Come esempio viene citato un figlio "che pratica impenitentemente l'illegalità", una persona non tdg si immagina un mafioso, in una occasione del genere se una madre decide di non voler frequentare il figlio per fargli capire che la sua condotta è aberrante, lo posso anche capire, ecco perchè se un non tdg legge l'articolo capisce una cosa che per quanto estrema può essere condivisibile (se vostro figlio fosse un pluriomicida mafioso cosa fareste?) ma sia la domanda che si pone al tdg, che tutto il contesto, cosa insegna al tdg?
Ecco cosa chiedono le domande riportate in calce in questa rivista:


16, 17. Quale difficoltà dovette affrontare una madre cristiana, e cosa la aiutò a sostenere la disposizione secondo cui i peccatori impenitenti devono essere disassociati?

18, 19. (a) Troncando i contatti con chi pratica l’illegalità dimostriamo di odiare che cosa? (b) Quale può essere il risultato quando siamo leali a Dio e alle sue disposizioni?



il contesto infatti parlava di:


‘Sceglierei di frequentare regolarmente qualcuno che è stato disassociato o si è dissociato dalla congregazione cristiana? Che dire se fosse un parente stretto che non vive più in casa?



Il tdg non fa caso al movente della disassociazione esposto sopra (usato per pararsi il sedere da chi tdg non lo è), lui sa bene che ad essere disassociato non è solo il pedofilo o il mafioso, ma anche chi semplicemente non accetta più la religione dei tdg per qualsivoglia motivo, fosse anche fumare o non credere più che nel 1914 Cristo inizia a regnare o perchè magari non accetta più il divieto di festeggiare il proprio compleanno.
Avendo in mente questo il tdg è invitato a "troncare i rapporti con il disassociato" anche se questi è il proprio figlio.
L'escamotage di associare la disassociazione con chissà quali misfatti morali è la tecnica più usata dal CD e i poveri ingenui tdg indottrinati, troppe volte abboccano senza notare le differenze profonde che ci sono tra un delinquente e uno che cambia semplicemente idea o uno che è andato a letto con la fidanzata.
Un fornicatore non è certo paragonabile a un pluriomicida, trattare tutti alla stessa maniera è di una meschinità e ignoranza unica.

Dalla Torre di Guardia del 15 luglio 2011 pagine 30-32

"Quando qualcuno che amiamo abbandona Geova:

12 Senza dubbio siamo tutti d’accordo sul fatto che per piacere a Dio dobbiamo essere fisicamente, moralmente e spiritualmente puri. (Leggi Tito 2:14).
A volte però possono sorgere situazioni in cui, sotto questo aspetto, la nostra lealtà al proposito di Dio viene dolorosamente messa alla prova. Supponiamo ad esempio che l’unico figlio di una coppia cristiana esemplare lasci la verità. Avendo preferito “il temporaneo godimento del peccato” a una buona relazione con Geova e con i propri genitori cristiani, il giovane viene disassociato.— Ebr.11:25.
13 I genitori sono affranti. In quanto alla disassociazione, sanno che la Bibbia dice di ‘cessar di mischiarsi in compagnia di qualcuno chiamato fratello che è fornicatore o avido o idolatra o oltraggiatore o ubriacone o rapace, non mangiando nemmeno con un tal uomo’. (1 Cor. 5:11, 13) Comprendono anche che il “qualcuno” menzionato in questa scrittura include i familiari che non vivono sotto lo stesso tetto.

Ma essi amano moltissimo il loro figlio! Sopraffatti dalle emozioni, potrebbero ragionare: ‘Come possiamo aiutare nostro figlio a tornare a Geova se limitiamo drasticamente la nostra associazione con lui? Non sarebbe più utile mantenere contatti regolari?

14 Ci sentiamo vicini a quei genitori. Dopo tutto il loro figlio ha fatto la sua scelta, decidendo di seguire uno stile di vita non cristiano anziché continuare a godere della compagnia dei suoi genitori e degli altri compagni di fede. I genitori, invece, non hanno potuto fare altro che prendere atto della sua decisione. Non sorprende che si sentano impotenti.

15 Cosa faranno adesso questi cari genitori? Ubbidiranno alle chiare istruzioni di Geova?
O si sentiranno giustificati a frequentare regolarmente il loro figlio disassociato sostenendo che si tratta sempre di “necessarie questioni familiari”? Nel prendere la propria decisione, i genitori non devono trascurare di chiedersi cosa pensa Geova di quello che stanno facendo. Lo scopo di Geova è quello di mantenere pura l’organizzazione e, se possibile, di indurre i trasgressori a tornare in sè. In che modo i genitori cristiani possono agire in armonia con questo scopo?
16 Aaronne, fratello di Mosè, si trovò davanti a una situazione difficile in relazione a due suoi figli. Pensate come dev’essersi sentito quando i figli Nadab e Abiu offrirono fuoco illegittimo a Geova e questi li fece morire all’istante. Naturalmente ciò pose fine a qualsiasi associazione i due potessero avere con i loro genitori. Ma non è tutto. Geova comandò ad Aaronne e ai suoi figli fedeli: “Non andate con le teste scompigliate, e non dovete
strappare le vostre vesti [in segno di lutto], affinché non moriate e affinché [Geova]non si indigni contro tutta l’assemblea”. (Lev. 10: 1-6).
Il messaggio è chiaro. Il nostro amore per Geova dev’essere più forte del nostro amore per i familiari che gli divengono sleali.

17 Oggi Geova non mette immediatamente a morte quelli che violano le sue leggi.

Amorevolmente dà loro l’opportunità di pentirsi delle loro opere ingiuste. Ma come si sentirebbe Geova se i genitori di un trasgressore impenitente continuassero a metterLo alla prova frequentando senza necessità il loro figlio disassociato?"

Notate la domanda ai paragrafi 14 e 15

"14, 15. Qual è in effetti la decisione che si presenta a chi ha un figlio disassociato?"

Cosa accade al parente che non ubbidisce a questi consigli?
Il libro "pascete il gregge di Dio riservato agli anziani dei testimoni di Geova dice:

[IMG]http://im2.freeforumzone.it/up/26/24/277202520.jpg[/IMG]

Torre di guardia del 15/4/2012 pag 12:

"LEALTA' A GEOVA
16 Ci sono componenti della congregazione che hanno commesso peccati gravi e che sono stati ripresi “con severità, affinchè
fossero sani nella fede”. (Tito 1:13) Nel caso di alcuni, la loro condotta ha portato alla disassociazione. Per “quelli che ne sono stati addestrati”, la disciplina è stata di aiuto per ristabilirsi
spiritualmente. (Ebr. 12:11) E se il disassociato è un parente o un caro amico?Allora a essere in gioco è la nostra lealtà, non verso quella persona, ma verso Dio. Geova senz’altro nota se ci atteniamo al comando di non avere contatti con qualsiasi disassociato. — Leggi 1 Corinti 5
17 Consideriamo solo un esempio del bene che può derivare quando una famiglia sostiene lealmente il comando di Geova di non stare in compagnia di parenti disassociati. Un ragazzo era disassociato da più di dieci anni, durante i quali i genitori e i quattro fratelli avevano ‘cessato di mischiarsi’ in sua compagnia.
A volte cercava di prendere parte alle attività della famiglia ma, lodevolmente, tutti i familiari erano decisi a non avere alcun contatto con lui. Dopo la sua riassociazione disse che la compagnia della famiglia gli era sempre mancata, specie di sera quando si ritrovava da solo. Ammise comunque che se i familiari avessero trascorso del tempo con lui, anche solo per brevi periodi, questo avrebbe soddisfatto il suo bisogno di stare in loro compagnia. Tuttavia, poichè la famiglia non aveva avuto alcun contatto con lui,
l’ardente desiderio di stare con loro era diventato una delle ragioni che lo avevano indotto a ristabilire la sua relazione con Geova. Teniamone conto se mai fossimo tentati di violare il comando di Dio
di non stare in compagnia di parenti disassociati."

Che schifo di esempio... e tornare dopo un ricatto psicologico del genere è da prendere come esempio?
Come possono dei GENITORI e dei fratelli decidere di non aver ALCUN contatto con il proprio figlio o il proprio fratello per ubbidire ciecamente a degli uomini che si sono arrogati il posto di Dio?


La torre di guardia del 1/1/2013 pag 16:

" Non cercate scuse per frequentare un familiare disassociato ad esempio tramite e-mail (1Cor.5:11).Continuate a impegnarvi nelle attività spirituali. (1Cor.15:58). La sorella già citata dice:“So che devo tenermi occupata servendo Geova e rimanere spiritualmente forte, così quando mia figlia tornerà Geova sarà in grado di aiutarla "

Capito? Se al genitore tdg viene in mente di mandare una e-mail al proprio figlio disassociato, sta cercando delle scuse! L'unico modo per riavere dei contatti con lui, sarà quando lui "tornerà a Geova ".


Come comportarsi con i disassociati che sono nostri parenti stretti e che vivono nella stessa casa:



La torre di Guardia del 15/1/1962 pag 308:

"21 La profezia di Gesù rende sicuro che questo è il tempo in cui dev'essere predicata la buona notizia del regno di Dio in tutte le lingue, in tutti i luoghi. Questa è la parte principale dell'opera di profetizzare che si deve compiere ora. Che accadrebbe, dunque, se il figlio di una famiglia che fa parte della visibile organizzazione
di Dio si opponesse a quest'opera di profetizzare intorno a Regno? Che accadrebbe se il figlio cominciasse a proclamare o profetizzare
qualcosa contro il messaggio del Regno o cercasse di esercitare un'influenza errata perfino su altri membri dell'organizzazione,
facendo questo nel nome di Geova?
Che dovrebbero fare il padre e la madre dedicati e battezzati? Essi non osano lasciarsi dominare dai sentimenti; non osano nemmeno risparmiare questa persona cara che hanno generato.
22 Devono dichiarargli il peccato mortale commesso profetizzando falsamente od opponendosi all'opera di profetizzare del Regno.
Essi non possono tollerare nemmeno che il loro figlio dica falsità nel nome di Geova. Devono trafiggerlo perché ha profetizzato
falsamente. Devono considerarlo spiritualmente morto, uno con cui non si deve avere alcuna associazione né comunione religiosa e il cui profetizzare dev'essere rigettato.
Non devono impedire che sia disassociato dalla società del Nuovo Mondo dei testimoni di Geova. In tale situazione ricorderanno le parole del Re di Geova,
Gesù Cristo: "Chi ama il figlio o la figlia più di me, non è degno di me". — Matt. 10:37, Na."

La torre di Guardia del 15/1/1964 pag 43:

"Ma il principio di rimanere insieme si applica forse se l'uomo e la donna sono promessi in matrimonio e uno è poi disassociato?
No, poiché il matrimonio non è stato compiuto. Il cristiano deve troncare il legame col disassociato. "Uscite di mezzo a loro e separatevi". (2 Cor. 6:17) Se il cristiano non tien conto di ciò
sposando il disassociato, anch'egli può essere disassociato.
Benché gli stabiliti legami familiari nella casa restino intatti quando qualcuno è disassociato e le normali funzioni nella
casa siano compiute ogni giorno come al solito, vi è qualcosa che viene infranto.
È il rapporto spirituale tra il disassociato e gli altri membri della famiglia. Come per gli altri esempi menzionati in precedenza,
quando qualcuno è disassociato, non si deve più parlare con lui delle cose relative all'adorazione.
...
Si applica lo stesso principio all'ora dei pasti. Non vi può essere associazione spirituale.
Il capofamiglia disassociato non è in grado di guidare la famiglia in preghiera, né sarebbe appropriato che invitasse
qualcuno dei presenti a rappresentare la famiglia in preghiera, in modoche pregasse sotto la sua direttiva. Chiunque vuole pregare, può pregare in privato.
Ma in sua assenza, i fedeli membri dedicati della famiglia possono unirsi nella preghiera.
Se il marito scomunicato insiste nel dire la preghiera all'ora dei pasti, i membri dedicati della casa non diranno "Amen"
alla preghiera, né si terranno per mano come alcuni ne hanno l'abitudine, perché ciò significherebbe avere associazione spirituale"

La torre di Guardia del 15/11/1970 pag701:

"Qualora il disassociato e il fedele cristiano siano nella stessa famiglia, vivendo nella stessa casa, come un marito e sua moglie, entrano in gioco altri fattori biblici. Se la moglie di un cristiano fosse disassociata per menzogna, egli sarebbe ancora sposato con lei; la Bibbia dice che sono uniti insieme come una sola carne. (Efes. 5:31) In tal caso dovrebbe sempre avere cura di lei come di sua moglie e come membro della sua casa. Ciò significherebbe parlarle delle cose quotidiane della loro vita. Tuttavia, per rispetto verso il decreto di disassociazione, che ha infranto il loro legame di fratello e sorella spirituali, non terrebbe assolutamente lo studio biblico con lei né avrebbe associazione su cose spirituali. (Per ulteriori particolari si veda La Torre di Guardia del 15 gennaio 1964, pagg. 42-44)."

La torre di Guardia del 15/6/1983 pag 31:

"Qual è la ragione di menzionare questi due aspetti? È quella di illustrare che se qualcuno è disassociato, allora deve aver avuto un cuore veramente cattivo e/o dev’essere stato deciso a perseguire una condotta che disonora Dio. Pietro disse che la condizione di una tale persona è peggiore di prima che divenisse cristiana; è come ‘una scrofa lavata che torna a rivoltolarsi nel fango’. (II Pietro 2:20-22) Questo dovrebbe aiutare i parenti cristiani e altri ad avere la veduta di Dio circa una persona disassociata.
Ma le emozioni e gli attaccamenti umani possono avere un potente effetto, rendendo difficile alle persone agire in armonia con la decisione della disassociazione se vi è implicato un parente. (Confronta Numeri 16:16-33). Per esempio, una moglie cristiana fedele comprende che il fatto che suo marito sia stato disassociato significa che i legami spirituali precedentemente esistenti sono stati recisi. Con la sua condotta e le conseguenze che ne sono derivate, egli ha troncato un legame spirituale fra lui e i veri cristiani. Sua moglie continuerà a mostrargli amore e rispetto come marito e capofamiglia, come fanno anche le mogli i cui mariti non sono mai stati credenti. (I Pietro 3:1, 2) Ma non sarà possibile avere con lui associazione spirituale, condividendo considerazioni bibliche e preghiera come essa faceva prima. (Proverbi 28:9) Essa sentirà certamente questa perdita."

Lettere che la Betel - sede romana dei Testimoni di Geova - ha inviato a degli "anziani" in risposta a domande su argomenti di vario genere:

(SCB:SSC 5.8.83)
“Se un fratello carnale insiste di passare le vacanze col proprio fratello dovrebbe essere ammonito facendogli notare il pericolo che incorre nell'avere associazione con questa persona. Se insiste nel volersi associare con tale persona allora valgono le informazioni della W 1.1.82 dove sono indicati i possibili motivi per cui un parente potrebbe anche associarsi ad un disassociato, solo comunque per stretta necessità. Ma passarci le vacanze insieme non è una di quelle cose strettamente necessarie. Quindi la persona potrebbe essere soggetta alla disassociazione se persiste in questo “

(SCD:SSD 27.3.91)
“Ci presenti una situazione che riguarda una persona interessata che ha contatti con un disassociato. Il principio esposto in 1Co 5:11 risponde alla domanda. Se questa persona interessata vuole divenire un componente della congregazione deve sostenere il punto di vista di Geova espresso in questo versetto e troncare ogni rapporto con i disassociati. Certamente il proclamatore che tiene lo studio dovrebbe aiutare questa persona a capire e rispettare questo principio”

(SSE 15.9.84)
“In occasione del matrimonio, se fosse presente il parente disassociato, i cristiani che sono stati invitati, "parenti o no, potrebbero decidere di non andarvi per non mangiare con lui e non stare in sua compagnia". W 1.1.82 p 31. Tali invitati dovranno decidere il da farsi. Ovviamente i fratelli dovranno essere informati in anticipo se sarà presente al pranzo nuziale il parente disassociato, affinché possano assumersi le loro responsabilità di decidere senza essere oggetto di pressioni. Se venissero a conoscere della presenza del disassociato solo una volta presenti al ricevimento, sarebbero messi in notevole imbarazzo e difficoltà. Ognuno si assumerà la responsabilità delle proprie azioni “


(SSC 24.2.84)
“ESSERE CLIENTI O FARSI CURARE DA UN DISASSOCIATO:
Ci chiedete se è giusto farsi curare da un disassociato. Come voi sapete bene, coloro che sono leali a Geova non rivolgono ai disassociati né il saluto né la parola, questo perché seguono il consiglio di 2Gv 911. Ora nel caso in cui un cristiano fosse obbligato sotto il profilo contrattuale o finanziario a continuare un determinato rapporto con un disassociato, allora potrà discutere con lui su questioni di lavoro, ma le conversazioni spirituali e i rapporti d'amicizia sarebbero cose del passato. Coloro che sono implicati nel problema farebbero bene a chiedersi: È indispensabile che mi rivolga a questo disassociato per ricevere i suoi trattamenti? Potrei rivolgermi altrove? Che cosa penseranno i miei fratelli del fatto che mi faccio curare da un disassociato? Potrei col mio comportamento influenzarli in maniera negativa? Potrei io essere in qualche modo influenzato dal comportamento di questo disassociato? “


Circolare del 21/01/2010:

[IMG]http://im2.freeforumzone.it/up/24/11/1136416171.jpg[/IMG]

[Modificato da (Mario70) 30/12/2012 11.21]
04/02/2011 21.13
 
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3) Esperienze di ostracismo indotto o espletato tra familiari:


La maggior parte delle esperienze sono prese da racconti veri di persone che si sono iscritte al forum e al sito di:


http://www.infotdgeova.it/esperienze.php

e

http://forum.infotdgeova.it/index.php?sid=897f720c3cf3b888d4bbbfe6111ce4a4


di serenè » 30/12/2010, 12:23

“Salve a tutti ! Vorrei dire che ieri ho saputo che mio padre, che evidentemente aveva dato segni di cedimento, è stato subito tirato in riga dai signori anziani i quali lo hanno letteralmente minacciato dicendogli che se mi frequenta senza, che ci siano gravi motivi, perderà tutti i suoi privilegi, tra cui la nomina di servitore di ministero a cui lui tiene moltissimo. Dato che considero questo uno sporco ricatto, ho avvertito i carabinieri chiedendo di essere accompagnata in sala per chiedere spiegazioni ai caporali in loro presenza… mi hanno detto che l' episodio è grave, poiché un culto può avere le sue regole ma queste non devono essere volte a circuire le persone, specie se si tratta della sfera privata; così mi ha consigliato di fare una bella denuncia presso di loro o in questura. Io intendo proseguire…”

StellaDelMattino » 24/08/2010, 15:17

Ora da due mesi mi sono sposata e un altra realtà mi ha sconvolto...quella di non poter più consumare un pasto con i miei genitori. E questo mi ha fatto aprire gli occhi su tante cose ancora. E poi il fatto che i miei "amici" piangono quando sono uscita e ora quando ti incontrano per la strada manco ti salutano!!!!!!!!!!! Meglio così che li ho persi, vuol dire che non erano amici neanche prima. Io per la strada vado a testa alta perché sono in pace con Dio e con me stessa mentre prima non lo sono mai stata.

Una storia assurda pubblicata sul periodico GO 5/2010.. München (Bayern) purtroppo solo in lingua tedesca

“Il ragazzo nella foto figlio di Tdg (padre anziano di congregazione) dopo aver abbandonato la setta ha tentato di togliersi la vita tagliandosi le vene dei polsi........CAUSA: ISOLAMENTO TOTALE!!!!..............fortunatamente...salvato in tempo
Donatella 26 luglio 2009:

“All’inizio mio marito non riusciva ad accettare la mia decisione che secondo lui equivaleva ad una condanna a morte. Geova mi avrebbe punito severamente e ad Harmaghedon sarei morta. Si è sentito ingannato e tradito, in un’occasione mi ha detto: “Tu non puoi farmi questo, quando ci siamo sposati eri una testimone e dovevi continuare ad esserlo per sempre”. Gli ho spiegato che non era nelle mie intenzioni tradire nessuno, e che invece ero io quella che si sentiva tradita, si erano approfittati di me, della mia ingenuità, della mia inesperienza, ma le persone, per fortuna, crescono, maturano, cambiano, acquistano forza interiore.
Mi accusava di aver influenzato negativamente nostro figlio diciassettenne, ignorando volutamente i fatti.
Io non riuscivo a capire come potesse non rendersi conto che non era giusto continuare a sacrificare la vita per una religione farisaica che ha sostituito la spiritualità con un insieme assurdo di regole e regolette che avvelenano l’esistenza di chi le segue.
Nel rapporto con mio marito qualcosa si è irrimediabilmente spezzato per sempre. Un male profondo si è insinuato fra noi. Spesso incontravamo i “fratelli” che si fermavano a parlare amichevolmente con mio marito, ignorandomi come se fossi invisibile, al punto che ero costretta a mettermi in disparte. Qualcuno ha osato entrare in casa mia senza salutarmi! Tutto questo mi ha profondamente ferito.”

19/02/01, Andrea
“Sono nato nel 1974, in una famiglia di Testimoni di Geova. Fu il mio innato amore per Dio che mi fece amare anche quell'organizzazione, così a tredici anni decisi di battezzarmi. Ma la maturazione, la scuola, gli amici mi fecero comprendere che qualcosa non quadrava; a diciotto anni mi dissociai.
Da allora iniziò l'inferno, l'ostracismo, l'emarginazione: non vengo invitato ai matrimoni dei miei stretti e strettissimi familiari, vedo la mia famiglia uscire la sera per andare a cene e incontri dove puntualmente non vengo più invitato. Ma quello che mi fa più male è vedere mio padre, mia madre e mio fratello accettare tutto questo, apparecchiare la tavola in sala per gli ospiti e in cucina per me. Fa molto male questa assurdità. Non riesco a digerire che mio padre, mia madre e mio fratello accettino che venga in casa gente che non vuole pranzare con me, non mi saluta e non mi guarda nemmeno in faccia.
Sono precipitato in un inferno. Per otto anni ho subìto questo.
Un anno fa me ne andai a vivere da solo Mia mamma mi ha chiesto di non farmi vedere più in casa se non per 'motivi gravi ed eccezionali'. Così ha smesso pure di telefonarmi e informarsi sulla mia salute. A niente sono serviti i miei pianti. Quando ho detto ai miei genitori che potevo essere morto e stare marcendo in casa non mi hanno risposto.”

Renato:
Tutti convengono che non esiste libertà dove vi sono costrizione, forme di ricatto affettivo, sopruso e violenza psichica e morale; ma questi sono proprio gli strumenti che vengono usati dai TdG per indurre le persone a non uscire o, se escono, per indurle a ritornare fra le loro file! Perché dico questo? Perché nei confronti di chi lascia, i TdG prendono - "per il bene della persona medesima", a loro dire - durissimi provvedimenti "disciplinari", e vengono imposte sanzioni disciplinari anche a chi, essendo ancora un membro del gruppo, non segue le direttive che vietano ogni contatto sociale, compreso il semplice saluto, nei confronti dei disassociati. Tutto questo ostracismo dovrebbe indurre la persona che ha lasciato al "pentimento" e al ritorno nella congregazione.
Cosa significa tutto questo in pratica? Significa che dal momento che uno se ne va perde ogni rapporto sociale, di amicizia e anche di parentela. Infatti, se anche gli stessi familiari TdG non vivono sotto lo stesso tetto, i rapporti dovranno limitarsi a serie ed indispensabili questioni familiari. Ogni altro contatto è vietato.
La mia esperienza personale può far capire cosa accade quando in una famiglia di TdG vi sono dei disassociati. Mia suocera, Testimone da quasi cinquant'anni, è morta recentemente a causa di problemi cardiaci. Negli ultimi anni in particolare, stava molto male e diverse volte è stata ricoverata all'ospedale. Mia figlia Debora, anche lei disassociata, andava due volte alla settimana a fare le pulizie a casa della nonna. Io invece l'accompagnavo dal dottore, al mare, a fare la spesa, ecc. Accadeva spesso che ci fermavamo, io e mia figlia, a mangiare a casa dei suoceri, che erano entrambi Testimoni.
Appena la cosa è stata risaputa dalla congregazione, sono stati presi dei provvedimenti nei confronti dei miei suoceri, perché ignoravano le direttive che vietano questi contatti con gli ex membri. Hanno addirittura minacciato di disassociarli se non cambiavano condotta, smettendo di mangiare assieme a noi.
tutti hanno smesso di frequentarli, anche se mia suocera era malata e bisognosa di aiuto; non è stata nemmeno invitata al matrimonio dei nipoti, alle feste e, quando era all'ospedale, nessuno è andato a trovarla. Il caso ha voluto che, mentre era ricoverata, nella stanza accanto alla sua ci fosse un'altra TdG: i "fratelli" - compresi gli stessi parenti e familiari - andavano da questa persona e passavano oltre la stanza di mia suocera.

Debora:
"…Vengo così disassociata. Da quel giorno tutta la mia famiglia mi evita, non rivolgendomi un saluto neppure quando sono dentro il cortile di casa mia!! Le mie migliori amiche mi hanno fatto sapere che sono deluse perché avrei dovuto avere pazienza e aspettare che Geova facesse giustizia.
Ho sofferto enormemente ma continuavo ad andare in sala per fare contenta mia mamma e perché credevo che fosse la verità e io fondamentalmente in torto ad averla rigettata. Fino alla domenica in cui mi fu detto che in sala mi era proibito tenere in braccio il bambino neonato di mia cugina TdG, che avevo come unica occasione di vederlo all'adunanza. Mi sono sentita come se mi avessero tolto il cuore e ci fossero passati sopra con un camion. Da quel momento non ho più voluto andare e mille dubbi si sono insinuati nella mia mente, aiutata dal mio meraviglioso compagno che a mia insaputa si documentava sui TdG da mesi. Un po' alla volta mi si sono aperti gli occhi e la tristezza per essere lontana dall'organizzazione di Dio ha lasciato il posto alla rabbia per essere stata ingannata da uomini che si mascherano da pastori per avere il controllo sulla tua mente e sulla tua vita"

Sara:
Ora sono fuori... vedo le cose da un punto di vista nuovo... e non è affatto facile. Mi sento come se tutto quello su cui ho sempre basato le mie scelte non fosse stato altro che una bolla di sapone. Mi sento stupida, arrabbiata, ingannata. Persino la mia migliore amica mi ha cancellato dalla sua esistenza, e persone che mi hanno presa in braccio da piccola si girano per strada quando passo. I miei fratelli (tranne il maggiore) mi rivolgono a malapena un ciao, e mia mamma mi ha detto che avrebbe sofferto di meno se fossi morta. Mio fratello si sposa, e io non sono la testimone. Non sono nemmeno invitata... e mi è stato chiesto di restare in fondo, se volessi vedere la cerimonia, in modo da non mettere in imbarazzo i presenti. Ma fortunatamente ho un buon carattere e mi sto facendo numerose nuove amicizie, e il mio compagno mi è sempre di sostegno. Mi sento libera... ma allo stesso tempo sento anche tutta la pressione psicologica dei condizionamenti che ho subìto per trent'anni. So di essere forte, ma credo che ci vorrà tempo prima che io riesca a ritrovare il mio equilibrio interiore

Simone: Lettera inviata al quotidiano Il Tirreno, il 27 novembre 1994.

“Testimoni di Geova
Così mia madre mi ha abbandonato”
VORREI lanciare un accorato appello a mia madre e non trovo altra maniera che questa, anche se so benissimo che a lei come Testimone di Geova non sarà consigliato leggerlo. Sono uscito fuori dall'Associazione dei testimoni di Geova per una serie di circostanze e ora gli anziani mi tengono lontano da mia madre convincendola a punirmi con il suo comportamento completamente distaccato dalla mia persona come se io non esistessi proprio. È questo il classico comportamento che si usa con le persone che escono dalla congregazione.


La storia di Marinica, uscita dal gruppo:
Articolo pubblicato dal periodico La Nuova Periferia
del 4 ottobre 2006 - Chivasso (TO).

“I miei cari mi considerano morta”
La mia vita, un inferno”
Ha “osato” lasciare i Testimoni di Geova:
“Dal pulpito, nella Sala del regno, davanti a quattrocento persone hanno detto che mi ero dissociata. Mi hanno denigrato, da quel momento la mia vita è cambiata: quelli che erano miei amici mi trattano male, se mi incontrano per strada nemmeno mi salutano. Da allora non ho più avuto contatti con i miei fratelli e con i miei nonni, Testimoni di Geova, per loro non esisto più. Eppure io non ho fatto nulla, non ho né rubato né commesso adulterio, Dio non ha bisogno di una lettera di dimissioni. Per anni ho partecipato attivamente alla vita della comunità, poi mi sono resa conto che c’erano delle pecche. E ho fatto una scelta, nemmeno il matrimonio è così vincolante.”


Suicidio tra i tdg: Scritto da Vania, Venerdì 21 Settembre 2007, articolo inserito nella rivista online Bipensiero di Massimo Merighi:

“Rachele che non sorride più
Aveva quindici anni. Aveva finito la scuola media e s'era iscritta all'alberghiera. Ma i suoi genitori s'erano opposti. Allora s'era iscritta ad un corso per parrucchiera. S'erano opposti ancora.
Si chiamava Rachele, Rachele Scicolone. Aveva 15 anni e sua madre e suo padre erano Testimoni di Geova. Rachele non poteva studiare solo per questo. Rachele non doveva mischiarsi con "le persone del mondo", avrebbero potuto corromperla, traviarla. Rachele era mora, slanciata, solare: entrava in un posto e il suo sorriso illuminava la stanza. Rachele aveva la vita che le fioriva negli occhi.
Aveva sogni da ragazzina, Rachele. Sognava i jeans della Levi's, le scarpe della Nike, la maglietta di CocoNuda. Ma non avrebbe mai potuto averli, perché la madre e il padre di Rachele erano Testimoni di Geova, e le "cose del mondo" a Rachele erano proibite: niente Nike, niente Levi's, niente maglietta. Un mondo piccolo, troppo piccolo, per un sorriso così grande, per tutta quella vita negli occhi.

E tutti i suoi desideri ruotavano intorno all'hamburger da McDonald's, ad una passeggiata per le strade di Licata, a qualche chiacchierata con gli amici. Amici. Rachele aveva solo compagni di fede, di una fede che non riconosceva sua. Una fede subita. Aveva il permesso di uscire di casa solo per "servizio": con in braccio i suoi giornalini, a bussar casa per casa, per diffondere la parola di Geova. Rachele sentiva il bisogno di amici. Amici veri, che non stessero lì a controllarne ogni gesto, a misurarne ogni respiro, a valutarli nell'ottica del peccato, con le uniche categorie mentali di bene e male, di giusto e sbagliato. Troppo stretto, quel mondo, troppo stretti quei lacci che non aveva mai riconosciuto come suoi.
E per le Nike, per l'hamburger da McDonald's, Rachele aveva rubato. Pochi spicci, durante le adunanze, rubati dalle tasche dei cappotti. I soldi di un hamburger, di un rossetto. Cose comuni, tra ragazzini. Un sintomo di disagio, una muta richiesta d'aiuto. Ma non l'avevano vista così suo padre e sua madre. Rachele era una peccatrice. E da peccatrice era stata trattata, denunciata agli anziani della congregazione. E "per il suo bene" gli anziani della congregazione l'avevano segnata. Dinanzi all'intera congregazione dei fedeli avevano raccontato il suo peccato, coprendola di vergogna, di disonore, di umiliazione. Pochi spicci, un peccatuccio veniale, da ragazzi.
Se Rachele avesse fatto un'altro sbaglio l'avrebbero "disassociata", buttata fuori dalla congregazione, trattata da reietta. Rachele aspettava di compiere diciott'anni, aspettava il giorno in cui avrebbe potuto gettar via il giogo e assaporare la libertà. La libertà di una passeggiata, di un libro, di un hamburger. Ma quanto sembrano lunghi tre anni, quando se ne hanno quindici! La vergogna, l'umiliazione, le bruciavano la faccia. Se gli anziani l'avessero buttata fuori, anche sua madre e suo padre l'avrebbero cancellata dalla loro vita. Avrebbe perduto il loro affetto, il calore di casa, quel sentirsi al sicuro e protetta nel suo letto. Certo, sua sorella le aveva detto che se la sarebbe presa in casa, ma non sarebbe mai stata davvero a casa.
E poi c'era stata la faccenda delle sigarette. La madre le aveva trovate nel suo zaino, nascoste sotto i libri, il portafogli, il pacchetto di fazzoletti di carta. Rachele sapeva che lo avrebbe detto agli anziani. Sapeva che bastava quello a farla mettere fuori. A perdere l'amore di sua madre, di suo padre, l'amore di casa.
Era il 21 settembre 2006. Giornata di adunanza. Rachele era andata con sua madre. Erano tornate tardi. Sua madre l'aveva lasciata davanti al portone di casa, le aveva detto di salire a riscaldare la cena mentre lei andava a parcheggiare. Pochi minuti, il tempo di trovar uno spazio libero ai bordi della carreggiata. Cinque minuti. Rachele aveva aperto il portone, aveva fatto cinque rampe di scale, aveva aperto la porta di casa. E forse aveva pensato che in quella casa non ci sarebbe rimasta a lungo. Bastava una parola degli anziani. Una parola, una sola, e avrebbe perso tutto.
Aveva spalancato il balcone, aveva preso una sedia, l'aveva accostata alla ringhiera. Aveva afferrato un foglio, scritto con mano malferma poche parole: "Perdonatemi, vi voglio bene". Poche parole, e tutta la vita negli occhi consumata in un rigo, consumata nel salire sulla sedia. Era tardi. Era buio. Era notte. I lampioni erano occhiate di luce sull'asfalto. C'era un'aria leggera, calda ancora d'estate. Chissà quanto pesava quell'aria. Meno del peso che sentiva nel cuore, nella testa, nello stomaco. Era buio. Meno buio del buio che le aveva mangiato la vita dagli occhi. Meno buio. Sembrava buono, quel buio. Caldo, sicuro. Sembrava chiamarla. Piano, in un sussurro gentile. Era buono, quel sussurro. Caldo, sicuro. E Rachele chiuse gli occhi e si gettò nel buio. “


Jay 16/1/2011
"Voglio raccontarvi la visita pastorale da parte del sorvegliante di circoscrizione a mia madre.
Il sorvegliante la visita insieme ad un anziano di congregazione, visita improvvisata.
Dopo i preliminari cioè i complimenti che si devono fare ai proclamatori, sono passati all’attacco.

Sorvegliante: Allora sorella come va con tuo figlio jay?

Mia madre: Bè caro fratello non e più nella verità e questo mi addolora.

Sorvegliante: Ma si vocifera che viene a mangiare a casa tua dietro tuo invito.

Mia Madre: Si e vero, è pur sempre mio figlio, ho cinque figli e li invito tutti insieme, l’ho sempre fatto.

Sorvegliate: Sai la Bibbia vieta anche di mangiarci insieme.

Mia Madre: Si lo so ma è pur sempre mio figlio, se anche ha lasciato la verità, l’amore di una madre per un figlio rimane.

Sorvegliante: Se ci trovassimo nell’ antico Israele, sai come ti saresti dovuta comportare?

Mia Madre: Avrei dovuto lanciare la prima pietra!

Sorvegliante: Hai risposto bene cara sorella.

Mia madre: Per fortuna quei tempi non ci sono più, e poi non siamo più sotto l’obbligo della legge, perché Cristo l’ha appesa al palo.

Sorvegliante: Sai cosa significa essere apostata?

Mia madre invece di dargli la definizione del libro ragioniamo, gli dice: Apostata è quella persona che abbandona Geova e Cristo. Ma mio figlio non ha perso l’amore per Geova e Cristo. Si è solo aperto nel dire che ci sono delle cose che non vanno nell’organizzazione, perché non vengono fatte in armonia con la Parola di Dio.

Sorvegliante: Prende Matt 24:45, gliela legge e dice: abbiano un solo canale che Geova usa qui sulla terra, quando dice una cosa lo schiavo fedele e discreto è come se la dicesse Geova., ubbidire allo schiavo significa ubbidire a Geova stesso. E ne tu e ne tuo figlio siete il canale scelto da Geova.

Mia Madre: Si chiude in un silenzio tombale.

Il sorvegliante una volta annichilita mia madre, prende un articolo della torre di guardia e glielo legge. Sottolinea l’importanza di non avere con il disassociato più i rapporti che aveva prima della disassociazione, poi prende la Bibbia in 1 corinti 5:9-13, e gli fa una bella lettura enfatica. Finito di leggere dice: La Bibbia dice di non mangiare con tali persone.
Che ne pensi?

Mia madre con l’innocenza di una bambina dice: beh nella descrizione dei peccati qui elencati dall’apostolo Paolo il peccato di jay non c’è. Non c’è scritto che chi parla di errori che la società ha fatto nel corso del tempo sia un peccatore. Caro fratello , toglimi una curiosità? Tutto quello che dice il nostro corpo direttivo a te va tutto bene?

Sorvegliante: No ma comunque aspetto Geova!

Mia madre: e allora! Vedi che anche tu sei come tutti noi. Ci sono cose che anche a te non quadrano.

Il sorvegliante diventa color rosso. E dice a mia madre: tu sei uguale a tuo figlio!

Mia madre: Caro fratello quando incontriamo persone che ci accusano di dividere le famiglie, come gli dobbiamo rispondere?Che è vero?.
Il sorvegliante continua ad avere il suo color cremisi ma non risponde.

Comunque finiscono la loro visita dicendo che se non si conformava al canale di Geova poteva essere espulsa dalla congregazione. A queste parole mia madre si è sentita ricattata e addolorata. Nel frattempo le era tornato alla mente che qualche giorno prima me lo aveva sottolineato come una persona molto brava e piena di conoscenza della Bibbia .
Quando mia madre mi racconta dell’ accaduto dicendomi anche che i nostri rapporti dovevano cambiare, se no l’avrebbero buttata fuori dalla congregazione, la cosa mi ha messo non poca tristezza . Capisco che essere disassociata alla sua età sarebbe una tragedia quindi l’ho rassicurata dicendole di non preoccuparsi che nel momento del bisogno gli sarei stato accanto comunque."

Mary 6/3/2011

“Sai mi dispiace vedere le persone che si definivano miei "fratelli" e "sorelle" incontrarmi e girarsi dall'altra parte, e mi dispiace che i miei genitori dopo una prima ribellione si stanno allineando piano piano con le direttive del CD e mi stanno lasciando andare. Mio papà non viene quasi più e mia mamma passa a salutare i bimbi ma non entra in casa, non andrò più a mangiare dai miei e mia sorella che è incinta mi ha già detto che non potrò essere con lei in ospedale quando nascerà il bambino.
Ho spiegato al pioniere speciale che in questa situazione non trovo niente di amorevole, nè verso di me nè verso i miei bimbi, nè verso la mia famiglia, gli ho anche detto che queste cose su di me non fanno presa, mi allontanano sempre di più perchè mi rendono chiaro che qui di Divino non c'è niente.
Se la mia famiglia si lascia fare una violenza simile cosa ci posso fare io? Solo essere triste e pensare che forse nemmeno il loro amore era sincero. Ma ritengo un insulto verso Dio pensare che una cosa così brutta possa mai venire da Lui, quindi cosa ne sarebbe di me se tornassi a essere Tdg? Sarei falsa, bugiarda, disonesta e perderei il rispetto di me stessa.
No, non c'è pericolo. La mia vita da Tdg non esiste più, e con lei è sparita anche la mia vita con la mia famiglia.”

Antonello:

“e li è cominciato il vero calvario... di colpo dal conoscere migliaia di persone e avere alcuni "amici" da frequentare per fare cose carine, mi sono trovato nel più totale isolamento! Anche i miei sono tutti testimoni di Geova... insomma sono solo davvero, SOLO! ho passato di giorni a chiedermi cosa ne sarebbe stato di me, mi ponevo domande come: con chi parlare? come fare nuove amicizie a 43 anni? perchè dovevo rinunciare all'affetto dei miei familiari? e poi pensieri negativi (come se fossi un bambino in punizione): Dio non mi ama perchè mi sono comportato male, ho sbagliato e devo pagare... Tanto autolesionismo gratuito inflittomi da solo da una pena sproporzionata, un annullamento della persona, la più grave lesione che puoi fare ad un essere umano, un essere nato per vivere in compagnia di altri esseri umani, l'ostracismo sociale... ancora oggi ne pago le conseguenze ed il percorso per uscirne del tutto sarà lungo.”

Zapatero: 8/4/2011

“Tutti nelle sale del Regno di Napoli si ricorderanno di un giovane bello, aitante, ( metterò solo
le iniziali L.C. per rispetto della famiglia, per la privacy, ma nello stesso tempo per dimostrare
ad eventuali detrattori di questo forum che la storia nella sua tragicità purtroppo è vera al 100%)
che aveva un “solo grande difetto “ non era un tdg e si innamorò di una giovane sorella la figlia di
un anziano.
Se volevano sposarsi dovevano fare i “giusti passi” il ragazzo fingersi interessato , fare progresso e
battezzarsi , perché mica si sposava con una “ Pinco Pallina“ qualunque, ma con la figlia di uno
degli anziani piu’ “quotati “ a Napoli.
I 2 dopo un paio di anni di fidanzamento clandestino si sposarono, lui divenne un tdg, ebbero una
bella figlia ma qui cominciarono i guai.
Tutti i giovani della sala si sentivano in diritto di fidanzarsi con chi non era tdg, lo aveva fatto la figlia dell’ anziano… In breve l’ anziano perse i privilegi, i rapporti con il genero divennero
pessimi, gli rimproverava che era stato lui la causa dei suoi problemi teocratici.
Il giovane entrò in una profonda depressione, si accontentava pur di tirare avanti la famiglia anche di umili lavori, ragazzo del carrozziere, muratore o quant’altro gli si offriva al momento.
Una mattina alcuni suoi colleghi muratori, salirono sui ponteggi dell’ impalcatura di un palazzo dove stavano facendo lavori ….e lo trovarono lì……con la corda al collo…..si era impiccato!!!!”

Sole di maggio 15/4/2011:

Sono una ex TG uscita nel 1980 a 23 anni con un figlio di 4, è stata dura anzi durissima.
Solo adesso leggendo le vs esperienze capisco come mi sentivo e come mi sento tutt'ora. SOLA.
Si amici ancora adesso mi sento SOLA. Mi manca la mia famiglia..
Ho un lavoro che mi soddisfa, i miei figli sono grandi, ho una nipotina. ma mi manca la mia famiglia....o meglio mio fratello, ancora TG, anziano, almeno così so dell'ultima volta che lo vidi circa 4 anni fa.
Mamma morì nel 2005 quindi funerale, ovvio tutti mi evitavano, nessuno che mi dava le condoglianze, fino all'ultimo non sapevo nemmeno se mi facessero entrare nella sala per la funzione, i miei amici e colleghi venuti anch'essi sono rimasti scioccati.
Comunque sia...per qualche tempo ci siamo sentiti solo per la spartizione delle cose di mamma e per vendere la casa.
Poi il nulla...

Mia madre TG ha sempre avuto contatti con me spesso di nascosto, mi diceva "sei sempre mia figlia e ti voglio bene" ......si sono stata fortunata......molto fortunata. Qualche volta mi invitava a pranzo la domenica ed invitava anche mio fratello con la moglie, eppure non si diceva di non parlare, magiare, dormire sotto lo stesso tetto di un disassociato? ma rimanevano comunque a pranzo, senza rivolgere direttamente parola a me; triste molto triste.

animapersa81 4/5/2011:

"Stavo dormendo placida nel mio caldo letto di malattia (ah l'influenza) quando sono stata svegliata da una chiamata di mia sorella che tra singhiozzi convulsi e lacrime mi ha letto le lettere che mia madre ci ha scritto.

In seguito all'articolo della torre di guardia del luglio 2011, ha capito che "chi ama più un figlio di Geova non merita il suo amore" (vado a memoria) ecco perché,nonostante il bene che prova per me, non mi cercherà più a meno che io non sia in gravissime difficoltà.

Ha ribadito ancora una volta che la scelta l'ho fatta io e che posso cambiare le cose solo tornando indietro. Ho mille cose da dire ma mi stanno letteralmente tremando le mani.

In un colpo solo ha abbandonato due figlie e due nipoti (mia sorella era più disperata per i bambini che per se stessa) in nome di un Dio che è così vendicativo e, perdonatemi, anche infantile da dire "se parli con loro con te non gioco più". (Mi sembra di essere tornata ai tempi dell'asilo quando litigavi con un amichetta e imponevi all'altra amichetta di non salutarla).

Le ho chiesto di farmi quanto meno la scansione della lettera e appena l'avrò la pubblicherò."

La lettera: (tra parentesi il commento di erika)

“Cara Erika, (si è il mio nome ormai giusto renderlo noto)

questa è l’ultima volta che mi rivolgo a te.

Ho combattuto con i forti sentimenti che nutro per te, e questo mi ha impedito di essere pienamente leale con Geova.
Lo studio di questa settimana mi ha fatto comprendere che la lealtà a Geova viene PRIMA di ogni altra cosa. Gesù disse che chi ha affetto più per figlio o figlia che per lui non è degno di lui. Matteo 10:35
Tu hai scelto di rigettare Geova, (ancora una volta la colpa è mia) io invece DEVO e VOGLIO rimanere fedele e leale a lui e a suo figlio Gesù che ha dato la sua vita per noi.
Ti ho amato con tutto il mio cuore (al passato? Ora non più? Ho perso il diritto ad essere amata da mia madre?) non dimenticarlo, ma la scelta che TU hai fatto ha creato un baratro tra me e te.

Se vuoi puoi colmarlo, dipende da te!! (ergo, o torni indietro o dimenticati di avere una madre)

Ti voglio un mondo di bene,

Mamy"

(E questo nasce dall’articolo di febbraio. Non oso immaginare cosa penserà quando leggerà la rivista di luglio. Evidentemente si sentirà ancora di più dalla parte del giusto).


Mia sorella mi ha dato il permesso di pubblicare anche la sua, tralasciando il nome.

"Cara xxxx,
questa è la prima e l’ultima lettera che io ti scrivo. Credimi per me è molto doloroso dirti quello che sto per dirti ma ogni scelta che facciamo ha la sua conseguenza. Tu tanti anni fa hai scelto di rigettare Geova e sapevi BENISSIMO a cosa andavi incontro.

Io in questi anni mi sono lasciata prendere dai forti sentimenti che nutro per te e per i tuoi figli ma lo studio della torre di guardia di questa settimana mi ha fatto comprendere che la fedeltà a Geova viene prima di ogni altra cosa o persona.

Io sono determinata a rimanere leale a Lui anche se questo significa non avere più rapporti con te.
Tu sei una figlia speciale, ti voglio un mondo di bene e so che anche tu me ne vuoi ma la tua scelta ha alzato un muro tra noi e io sono COSTRETTA a decidere e scegliere GEOVA.

Mi mancherai tanto e non immagini quanto!! Dipende solo da te far cadere quel muro e ti prego di farlo e di far conoscere Geova ai tuoi figli così da poter dar loro un futuro!

Chiama se hai GROSSE difficoltà o stai male.

Ti abbraccio forte forte

Mamma”

di Blackpth » 20/12/2011:
"Ciao a tutti, mi presento sono Deborah, ho 31 anni, sono sposata da 3 mesi e trasferita nella splendida Olanda da un mese. Ho trovato questo forum per caso mentre facevo una ricerca. Sono contentissima di averlo trovato! Non vedo l'ora di condividere con altri che hanno provato cosa vuol dire sulla propria pelle e psiche ciò che implica il vivere da Tdg. Io sono nata in una famiglia di bravi fratelli, mia madre molto molto severa a riguardo, mi ha cresciuto sotto una campana. più che di vetro, di piombo. Non sono andata all'asilo, perchè al tempo la società raccomandava alle mamme che non lavoravano, di tenere i figli a casa il più possibile per evitare che crescessero a contatto con il mondo. Negli anni '80 uscì il cartone dei Puffi, e ho un ricordo piacevole della mia famiglia mentre guardavamo i puffi tutti insieme prima di mettermi a letto. Durò poco, perchè in un discorso dissero che film, cartoni e fumetti in cui ci fossero folletti e magia, erano satanici. Quindi niente più puffi. E così via per tutta la mia infanzia. Alle elementari esclusa da qualsiasi compleanno, durante i quali, per istruzione dei miei genitori alla maestra, io dovevo uscire dalla classe. Dalle medie in poi le mie continue ribellioni a causa delle restrizioni estreme, come quella di non poter fare i compiti con i compagni di classe al pomeriggio. Sempre da sola, isolata ma sempre più costretta a stare solo ed esclusivamente con i fratelli della sala. La settimama era scandita da preparazione dello studio di libro, studio familiare, studio personale, servizio e la cosa più deludente di tutte era la preparazione della torre di guardia al sabato sera. Da adolescente è una vera tortura, specialmente quando senti i tuoi compagni a scuola che si raccontavano di essere usciti o andati a ballare la domenica pomeriggio...io la domenica pomeriggio avevo l'adunanza!! Saltando varie cose umilianti accadute fino ai 19 anni, non potendo assolutamente uscire dalla congregazione, tento il suicidio nel '99. Non potevo vivere più così, e i miei non mi permettevano di dissociarmi, quindi ho pensato che essendo già morta dentro dovevo solo completare l'opera finendo anche il corpo. Il mio tentativo fallì (per fortuna) e quando mi risvegliai dal coma trovai mia madre di fianco al letto e mi disse "facciamo finta che non sia successo nulla". Così facemmo. Lei disse che era meglio stare zitti per la reputazione che mi sarei fatta in congregazione e per la probabilità che mi segnassero visto che avevo rifiutato il dono che Geova mi aveva fatto. Non mi fecero fare una terapia per la grave depressione che avevo, perchè gli psicologi avrebbero accusato la religione perchè non capiscono e non sanno. Fino al 2003 in cui venni disassociata per fumo perchè una sorella aveva fatto la spia, il segreto nella congregazione non esiste perchè la congregazione deve essere mantenuta pura. (conosco diversi fratelli che vanno a p****ne da 20 anni ma sono servitori di ministero..). Frase emblematica al termine del comitato giudiziario: "Abbiamo deciso di mostrare misericordia, quindi il comitato decide per la disassociazione". Mi sembrò tanto una presa in giro... Pianti, isterismi, ricatti morali mi fecero sentire così in colpa da andare a tutte le adunanze, nella mia bella sediolina in fondo, da sola, ignorata da gente che fino al giorno prima mi chiamava loro sorella. Dopo 6 mesi di questa tortura inizio a mangiare meno fino a smettere del tutto di mangiare e quindi mi ammalo di anoressia. Piano piano volevo scomparire...ne sono uscita solo da un anno e tutto perchè mia mamma e mio padre mi facevano sentire un'inetta.
Anni in questo modo di vivere settario e isolato dal mondo, in cui tutto è visto come Satana anche frequentare i compagni di scuola per fare i compiti, anni di umiliazioni pubbliche, di sensi di colpa, di terrore per Armaghedon, dopo che mi hanno imbavagliato la bocca, ne sono uscita del tutto. Con sorpresina finale.... Mia zia da 15 anni si aspettava di farmi da testimone al mio matrimonio se mai fosse accaduto. Quando ho comunicato la notizia alla famiglia, lei è stata entusiasta. Siamo anche andati insieme a comprare le fedi, io lei e mio marito. Due settimane prima del matrimonio mi ha chiamato mio zio scusandosi per il fatto che non sarebbero venuti al matrimonio e per il fatto che mia zia non poteva farmi da testimone perchè aveva paura di essere segnata. Paura. E lei non aveva il coraggio di dirmelo di persona. Purtroppo anche i miei genitori, per paura che mio padre perdesse il "privilegio" di essere servitore di ministero, non hanno partecipato al rinfresco dopo la cerimonia. Questo mi ha veramente fatto rendere conto di quanto l'organizzazione terrorizzi le persone che ne fanno parte. Un'altra volta ho ricevuto un duro colpo. E un'altra volta mi rendo conto di essermi salvata uscendone.
Spero di non avervi annoiata e spero di poter condividere la mia esperienza con tutti voi."

Si vedano inoltre i seguenti video:

http://video.repubblica.it/copertina/abbandonare-i-testimoni-di-geova-perdere-amici-e-famiglia-il-documentario/66133?video=&pagefrom=1

http://www.youtube.com/watch?v=3j5pUbYciao&list=HL1349630516&feature=mh_lolz

http://www.youtube.com/watch?v=EUfRYAS6cKY

http://www.youtube.com/watch?v=bG8jrWZhObY

http://www.youtube.com/watch?v=llyJPO-in6k&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=3kT4WduOzDk&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=J6qnNnrgkGE
[Modificato da (Mario70) 11/10/2012 19.11]
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