Il Muro dei Tifosi - RANGERS 1976 EMPOLI ULTRAS - VECCHIA GUARDIA
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Gabriele Sandri, tifoso Lazio ucciso all'Autogrill

Last Update: 9/11/2009 6:53 AM
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12/4/2007 10:12 AM
 
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Dal Blog di Cristiano Militello (Striscia lo striscione)
TRENTA ORE
In questo lunedì 12 novembre di pausa forzata - ma sacrosanta - ho avuto modo di riflettere e sono giunto ad una conclusione definitiva: noi non siamo un paese normale.
Nel ricostruire la vicenda del povero tifoso laziale (mi vengono i brividi a pensare alle decine di volte che sono passato da quei due autogrill) sono state date e/o messe in circolo le seguenti versioni in rigoroso ordine di apparizione:
1)lo hanno ucciso dei tifosi rivali in una rissa
2)aveva dei precedenti penali specifici e forse era diffidato (come se fosse un’attenuante eventuale per l’omicida e un’infamia per il morto)
3)sono stati sparati due colpi in aria
4)il primo in aria, poi mentre l’agente correva gli è sfuggito il secondo
5)forse l’agente ha sparato alle gomme
6)(ma c’è voluto un testimone e 30 ore) l’agente ha sparato a braccia tese
Trenta ore così, a cercare di capire se trattavasi di mira eccellente o di tragicosmica sfortuna. O una via di mezzo, ci mancherebbe.
Trenta ore tuttavia sono poche rispetto ai decenni da cui pendono tanti misteri italiani irrisolti: io cerco di trovare (quasi) sempre il lato positivo della cosa.
Magari fossero bastate un pugno di ore per sapere la verità sul caso di Raciti.
No perché, se qualcuno se ne fosse dimenticato, ancora “non si sa chi è stato e comincio a credere che non si saprà mai. La realtà è che due famiglie hanno da piangere un morto che non doveva morire così”. E non lo dico io, lo ha scritto Gianni Mura su Repubblica di oggi.
Nove ore sono ancora meno di trenta, ma sono state troppe per decidere se rinviare o meno Roma-Cagliari.
La verità – la “loro” verità – la sapevano evidentemente già tutti i sepolcri imbiancati che, a partire dai Tg dell’ora di pranzo fino a notte inoltrata, hanno rovesciato luoghi comuni e sentenze nelle case italiane.
A Buona domenica c’era, scusate il termine, Luciano Moggi. Si è arrivati a chiedergli (a lui) come si salva il calcio.
Ha detto: “i violenti vanno allontanati, ma non per pochi anni, per sempre”. Proprio come i dirigenti che stabilivano le griglie degli arbitri prima dei designatori.
Servirà vietare le trasferte e inasprire ancora di più misure e pene innalzando tensione e livello dello scontro? No. Non servirà. Vietare le trasferte dopo ciò che è accaduto ieri, sarà ne più ne meno come vietare i tamburi e gli striscioni dopo i fatti di Catania: illogico e sostanzialmente inutile.
Queste misure sono il contrario di quello che diceva Mao – colpirne uno per educarne cento. Dal marzo dell’anno scorso la logica è evidentemente colpirne cento per educarne uno.
A Cagliari un bischero tira un petardo a un proprio giocatore? Chiusa tutta la curva.
A San Siro appaiono 4 striscioni che si commentano da soli? Ottomila persone costrette a traslocare.
A Genova nel 1995 un delinquente ammazza un genoano? Dodici anni dopo – l’omicida è fuori con l’indulto – e nessun milanista può andare a Genova.
Tutto ciò è libertà? E’ civile? E’ democratico? E’ sicuro? E’ costituzionale? E’ migliorativo? E’ giusto? Ma soprattutto è CREDIBILE?
Perché questo – a mio personalissimo avviso – è il discorso. Sconsigliabile prendere provvedimenti sempre più duri se non si ha prima dalla propria la dovuta credibilità.
Ma:
Se si convocano i giornalisti come ieri, ma senza consentire loro domande.
Se si dà il grado di rischio 4 a Udinese-Torino e il rischio 3 a Roma-Lazio.
Se davanti ai pestaggi di Roma-Manchester si è negata anche l’evidenza (chiedere al Trio Medusa).
Se nel derby di Roma del 2004 lo stadio intero ha creduto a tre invasori di campo anziché alle autorità.
Beh, allora qualche dubbio mi viene.
Dev’essere un vizio di famiglia. All’ingresso della nostra redazione, del resto, c’è una frase appesa al muro, è un modus pensandi e operandi: il dubbio è il padre di Striscia. E non dovremmo essere i soli ad averne.

Cristiano Militello
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anche l'altra campana...
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UN GIORNO DI STRAORDINARIA FOLLIA
14-11-2007

Scrivere a botta calda è difficile e rischioso, ma la tragicità di un evento come la morte di Gabriele Sandri non solo non lascia spazio a temporeggiamenti, ma obbliga a prendere una posizione, di certo coerente con i pensieri di sempre e dunque distante dai pensieri dominanti.
Domenica 11 novembre è stata una giornata dura e dolorosa, ed il delittuoso avvenimento nell'area di servizio della A1 ne è solo una parte. Ma andiamo con ordine.
La notizia arriva via telefono verso mezzogiorno, improvvisa e perfida come un montante in pieno volto. Subito cerco conferme e dettagli in tv, dove intanto prende corpo il più classico teatrino mediatico e si recita un copione già visto e rivisto: nel leggere i lanci di agenzia la morte del giovane tifoso laziale viene inserita nel quadro di scontri tra opposte tifoserie, pur essendo stato raggiunto da un colpo di pistola. Che sul posto sia intervenuta la Polizia per tentare di sedare una presunta rissa è un particolare, a questo punto, ovvio quanto determinante.
Scrivo a distanza di quarantotto ore e nel frattempo è emerso il "dettaglio" che, per certo, un agente ha sparato, a rissa già conclusa, dall'opposta corsia dell'autostrada: roba da poliziesco americano di quarta serie. Come sempre in questi casi le autorità hanno dato conto di colpi sparati in aria a scopo dissuasivo, ma la verità è che un proiettile ha centrato un bersaglio che stava coi piedi ben saldi a terra e che alla rissa forse nemmeno aveva preso parte. Un testimone delle ultime ore afferma di avere visto il poliziotto sparare a due mani, nella tipica posizione da poligono da tiro, mentre dalle dichiarazioni di altri agenti sembra ci fosse la piena consapevolezza che i protagonisti del diverbio fossero dei tifosi. Mi si rivolta lo stomaco: il dolore e la rabbia, nonché le improbabili ricostruzioni che i questurini di turno hanno tentato di farci bere, sono gli stessi che ho vissuto alla morte di un altro fratello, Carlo Giuliani.
Quel poco di sensatezza che sopravvive all'inesorabile coinvolgimento emotivo, da ultras e con gli ultras, mi fa pensare per un attimo che l'assurda gravità di quanto è accaduto travalica e precede, ma forse il condizionale è preferibile, qualsivoglia successivo collegamento calcistico: in un paese civile e democratico gli sceriffi non possono avere cittadinanza ed un fatto del genere dovrebbe (il condizionale, appunto) fare insorgere l'intera opinione pubblica e, perché no, la stessa casta politica. Ma siamo nel Paese delle emergenze e del garantismo a senso unico, pretendere un po' di buon senso appare del tutto fuori luogo.
Infatti, sin dalle prime tribune televisive, gira e rigira si finisce sempre a parlare della violenza ultrà, degli incappucciati da stadio, delle trasferte da vietare tout-court come sublimazione totale di tutti i decreti e di tutti i divieti.
Già, perché la morte di Gabriele innesca sì un processo, ma i principali imputati, anche stavolta, sono gli ultras, nella fattispecie quegli ultras che hanno dato sfogo alla loro rabbia: al di là dei fatti accaduti a Roma nella sera di domenica, dai quali mi dissocio perché frutto di dinamiche da rileggersi in chiave prettamente extracalcistica, sono bastate due vetrate mandate in frantumi e quattro schiaffoni qui e là per oscurare la tragedia di un ragazzo (un tifoso, ma poteva essere un padre di famiglia in gita domenicale) ucciso senza motivo.
Appena otto mesi dopo la morte dell'Ispettore Raciti, sulla cui vera ricostruzione continua a persistere un mistero impenetrabile, gli ultrà tornano loro malgrado ad essere in cima ai problemi di un intero Paese, oscurando ogni altra questione: morti sul lavoro, criminalità organizzata, immigrazione clandestina, corruzione, persino i lavavetri di Firenze avranno qualche giorno di tranquillità.
Per il mondo del tifo organizzato la sentenza è già stata scritta ed è pronta la ricetta di sempre: repressione e divieti, divieti e repressione …
Il tutto, naturalmente, senza diritto ad alcun contraddittorio, ci mancherebbe altro, ma anche senza cercare di capire cosa può essere passato per la mente e per il cuore di migliaia di ragazzi che, in una mite domenica d'autunno, si sono sentiti dei "dead men walking" e che hanno pensato, anche solo per un attimo, che Gabriele potevano essere loro, che così non si può andare avanti, che c'è un limite a tutto.
Passi il vergognoso silenzio che da sempre si portano con se' le morti di Stefano Furlan, di Celestino Colombi, di Fabio Di Maio, di Sergio Ercolano. Passi il sistematico insabbiamento delle pistolettate ad Empoli-Vicenza del 1992 e delle vicende Alessandro Spoletini (2001) e di Paolo di Brescia (2005). Passino gli assurdi divieti del decreto Melandri-Amato, i Daspo e le denunce a tradimento, passino persino i pestaggi gratuiti dei blu, ma morire a 28 anni in questo modo non poteva che scatenare una reazione forte… O qualcuno pensava forse che certe cose si possano esprimere con dei comunicati stampa o con uno sciopero della fame?
Qualcuno può spiegarmi perché se un agente di pubblica sicurezza, piuttosto che un Ministro od un altro soggetto "upper class", compie un reato la responsabilità (semmai verrà accertata) è sempre individuale, mentre se il colpevole è un ultras si sputano sentenze sommarie e si criminalizza un intero mondo fatto di centinaia di migliaia di giovani?
Qualcuno può dirmi cosa sta succedendo alle Forze dell'Ordine italiane, negli ultimi anni protagoniste di svariati episodi poco limpidi (l'eufemismo è d'obbligo…): dal G8 di Genova al caso di Federico Aldrovandi, dalla mattanza di Roma-Manchester fino alla recentissima morte di un falegname 54enne nel carcere di Perugia?
Eppoi, fuor di retorica, di buonismo e di politically correct, ci dicano i nostri politici di mezza età come reagivano negli anni Settanta quando queste cose capitavano (eccome se capitavano!) ad un loro compagno o ad un loro camerata…
La mia maledetta domenica la vivo proprio a Bergamo, per Atalanta-Milan, dove va in scena il meglio (o il peggio, vedete voi…) della rabbia ultrà. Da queste parti la solidarietà ultras ha radici lontane e quando la tragica notizia si diffonde la rabbia monta, inevitabilmente, contro il primo nemico, così all'ora dell'aperitivo un gruppo di cellulari viene fatto sloggiare, manu militari, dall'avamposto vicino alla Nord. Pim-pum-pam: oggi non è aria per voi, sparite dalla circolazione.
Ma la vera sorpresa giunge poco più tardi, cioè quando arrivano gli ospiti. Mai avrei pensato di vedere le due fazioni, nemiche di lunghissima data, mischiarsi e partire, insieme, contro le divise blu. Anche questo la dice lunga sullo stato d'animo che alberga nei cuori ultras, un'esasperazione cresciuta negli anni che certo non giustifica, ma spiega certo sì, certi atteggiamenti. Dopo i preliminari di rito parte una carica senza se e senza ma, le Fdo sono costrette a sparare lacrimogeni e tuttavia devono ripiegare pesantemente.
La situazione si calma ma è tutt'altro che normale, ed anche dentro lo stadio l'atmosfera è pesante. Lo splendido colpo d'occhio di un Brumana da tutto esaurito fa a pugni con una tensione che si taglia a fette: gli ultras dell'una e dell'altra parte chiedono di sospendere la partita, mentre il coro "Assassini-assassini" rimbomba più volte dalle due curve. Dopo la reazione di pancia, sbagliata come forse lo sono tutte le reazioni di pancia, gli ultras ora chiedono un segnale di rispetto, un gesto di buon senso ancora prima che simbolico: fermiamo il carrozzone del calcio, riflettiamo su quello che è successo senza pregiudizi e senza reticenze, cerchiamo di capire cosa non sta funzionando e cosa non ha funzionato in questo turbine di tolleranza zero.
Anche nei palazzi del potere si è appena discusso se giocare oppure no, ma se dal mondo sportivo sembrava aprirsi uno spiraglio, quello politico ed istituzionale hanno chiuso subito la porta a doppia mandata: i giornali del lunedì, in particolare, riferiscono di un vero e proprio diktat del capo della Polizia Manganelli, contrario ad ogni possibile paragone con lo stop decretato alla morte di Raciti. A sua volta il Ministro degli Interni Amato avalla tale decisione e spiega che in questo modo si sono evitati ulteriori disordini, ma se una cosa del genere poteva forse giustificare la disputa di una finale di Coppa Campioni preceduta da 39 morti, questa volta appare come una posizione preconcetta, ed infatti larga parte del mondo politico, senza vincoli di maggioranze, criticherà tale decisione…
A Bergamo come altrove, eccezion fatta per Inter-Lazio, la partita dunque si gioca, pur cominciando con 10 minuti di ritardo e con il lutto al braccio dei giocatori. Gli ultras non si rassegnano alla logica dello spettacolo che deve continuare: ai cori si aggiunge qualche torcia che piove in campo dalla Nord, ma il match inizialmente va avanti. I bergamaschi optano allora per la linea dura e cominciano ad infierire contro una vetrata che dà accesso al campo, fintanto che la stessa non dà segni di cedimento. Il resto è storia nota: i giocatori che si avvicinano alla curva, la discussione coi tifosi, la sospensione della partita, i processi mediatici, gli arresti, le istituzioni e la stessa Atalanta Bergamasca Calcio che annunciano di costituirsi parte civile.
Pensatela come volete, ma tra tutte le cose che si potrebbero dire a proposito di un tombino usato a mo' di ariete, io dico che i ragazzi della Nord hanno dovuto ricorrere all'unica opzione che avevano per essere presi sul serio, e la morte di Gabriele era una cosa maledettamente seria per non tentare il tutto e per tutto. Dico di più: come fecero i genoani quando morì Spagna, anche domenica scorsa gli ultras avevano il diritto di pretendere la sospensione della partita ed il dovere morale di imporre a tutto il mondo del calcio una profonda riflessione su quanto accaduto. Chiamatelo forse anche diritto al rancore, ma è un rancore che non nasce dal nulla…
State pur certi che decine, forse centinaia di ragazzi pagheranno un conto salatissimo per la loro azione, a Bergamo, come a Taranto, come altrove. State altrettanto certi che per loro non sarà contemplata nessuna presunzione di innocenza fino al processo, nessuna attenuante, nessuno sconto di pena: ne va dell'immagine di uno Stato incapace di garantire l'ordine pubblico, se non vietando, proibendo e, spiace dirlo, mostrando tanti muscoli e poco cervello, soprattutto se si tratta di perseguire il ladro di polli e non il pappone o il bancarottiere di turno.
Ma ha ancora un senso argomentare su tutto questo? Si dice che la morte non ha colori ed è uguale per tutti, ma non è vero. Non lo pensa lo Stato, impegnato soprattutto a minimizzare il vero fatto scandaloso della giornata; non lo pensano le Istituzioni sportive, che sospendono i campionati in una domenica in cui la serie A già era ferma; non lo pensa il tifoso comune, soprattutto quello che allo stadio ci va solo, appunto, per un Atalanta-Milan e le altre 37 partite le guarda in poltrona. Già, perché al dolore per la morte di un fratello, nell'imbrunire di questa maledetta domenica si palesa uno stadio che non solo non appoggia, ma addirittura insorge contro le due fazioni ultras, irridendole con cori offensivi e, di fatto, isolandole come tanti buoni predicatori da anni chiedevano si facesse. Mi gioco la testa che questi "tifosi modello" erano già pronti a spellarsi le mani per un ringhio di Gattuso o una punizione da Pirlo, erano pronti a festeggiare il goal dell'una o dell'altra squadra, forse anche a lanciare la classica bottiglietta d'acqua contro il guardialinee venduto…
Preferisco stare con chi ha forse esagerato ma lo ha fatto per un motivo serio, ma quando, dentro e fuori il Brumana, ultras atalantini e rossoneri si mescolano ed alzano gli ultimi cori insieme, mi sfiora un brivido: e se fosse il canto del cigno?!
Sappiamo che sarà sempre più dura andare avanti, ma abbiamo un motivo in più per stringere i denti e non mollare… ciao Gabriele.
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Ultras. Dove nasce la rabbia
21 - 11 - 2007

Dopo l'omicidio di Gabriele Sandri (ultras della Lazio inspiegabilmente ucciso da un agente di Polizia), gli ultras di Roma hanno sfogato la loro rabbia contro caserme, auto e sedi del Coni. Sono stati lanciati sassi, rotti vetri, bruciate auto, motorini e cassonetti, e feriti vari agenti. 40 sono ricorsi alle cure mediche ma, come dichiarato da un loro ufficiale «[...] fortunatamente nessuno si è fatto veramente male [...]» [1]. «[...] quello più grave: ha avuto una prognosi di 20 giorni» [2], gli altri «hanno avuto prognosi che variano dai tre agli otto giorni» [3].
Alla sede del Coni, oltre ad aver rotto i vetri, hanno lanciato una bomba carta nell'atrio che ha rovinato il marmo. Sono stati rubati anche alcuni computer, altri sono stati distrutti.
Nei pressi dello stadio Olimpico un giornalista dell'Ansa è stato strattonato e gli è stato dato uno schiaffo. L'aggressore ha anche cercato di rubargli la macchina fotografica.
I ragazzi arrestati, con l'accusa d'aver partecipato a tali danneggiamenti, hanno ricevuto anche l'aggravante di terrorismo.

Non ci piacciono gli atti di vandalismo (che abbiamo praticamente debellato dall'azione del nostro Gruppo) ma ancor meno gli omicidi (mai sparato a nessuno). Qualsiasi azione sbagliata (specie se ripetuta nel tempo, specie se non sanzionata grazie a taluni privilegi) tende a generare una reazione (non sempre composta e controllabile).
A Parma, il 4 maggio del 1986, la nostra gente reagì con veemenza ad una carica ingiustificata delle forze dell'ordine e 30 agenti finirono all'ospedale. Nel 1987, dopo pesanti scontri con i Carabinieri a Cremona e alcuni fermi, la rabbia esplose in atti vandalici sul treno del ritorno.
Mai stati terroristi... ne noi, ne i nostri vecchi. Semplicemente: farsi mettere i piedi in testa non piace a nessuno.

A Bergamo, dove gli ultras hanno danneggiato una vetrata per far sospendere la partita (affinché si rispettasse un morto), sono stati arrestati 5 ragazzi. A Milano 2; uno per aver fatto scritte offensive su un muro utilizzando una bomboletta spray, uno per travisamento del volto.
L'agente che ha ucciso senza motivo Gabriele Sandri (seppur «Sono tre ormai i testimoni oculari che hanno visto l'agente a braccia tese in posizione di tiro, come al poligono.» [4]) rimane fuori. «Allo stato attuale - spiega Di Cicco [procuratore capo di Arezzo, ndr] non ci sono gli elementi per un provvedimento di custodia cautelare. In base alle regole non esiste la possibilità di un arresto. Dove stanno infatti il pericolo di reiterazione del reato, di fuga, di inquinamento delle prove?» [5].

Si arresta chi ha rotto una vetrata in plexiglass, chi ha imbrattato un muro, chi si è coperto il volto. Si lascia libero chi ha ucciso un ragazzo.

Gli ultras sono regolarmente diffidati. Basta un sospetto (anche infondato), e non c'è bisogno né di prove né di processo.
Gli ultras vanno anche in galera, e di volata, perché per loro ci sono regole e attenzioni "speciali". In molti casi le accuse sono ridicole e il giorno dopo il G.i.p. non convalida gli arresti. Ma intanto: per una notte si è stati in galera, con tutte le conseguenze del caso.

Per molti altri, invece, ci sono trattamenti diversi. Divisi in caste, passano immuni di scandalo in scandalo, di abuso in abuso, di morto in morto.

I tanti fatti di domenica 11 novembre (l'omicidio, la disinformazione, le proteste, i danneggiamenti) sono stati presentati dai media senza le giuste proporzioni e relazioni. Il che ha alterato la percezione della realtà nella pubblica opinione. L'omicidio (in attesa che «la giustizia faccia il suo corso» [6], come si suole ripetere in certe occasioni) è stato percepito (e liquidato, almeno da molti media) come tragico, ma semplice, "errore". Mentre i danneggiamenti sono stati percepiti come il più grave dei delitti. Ma non solo. La pubblica opinione, attraverso il condizionamento di una "informazione" che non vuole "informare" (e quindi "formare"), è stata stimolata a concettualizzare i fatti (per come gli sono stati presentati) come "un nuovo crimine di ultras e tifosi". Ovvero: spariscono (o si attenuano enormemente) le gravi responsabilità di alcuni (c'è un morto), per esaltare a dismisura quelle (assolutamente minori e comunque consequenziali all'omicidio, e alla disinformazione e al menefreghismo che lo hanno accompagnato) degli altri.
Addirittura, e siamo al grottesco, alcuni media impongono la discussione se sia opportuno, o meno, vietare le trasferte, per fermare le "violenze dei tifosi". Una specie di test, per verificare se la disinformazione è passata. Ma anche chi vuole far passare in secondo piano l'omicidio per dare risalto al vetro rotto di Bergamo e ai disordini di Roma, sa che tali azioni non sono state compiute da tifoserie in trasferta. Per quanto riguarda Roma: neppure allo stadio.
Domenica 11 novembre 2007 è stato ucciso un ultras che stava andando in trasferta e non lo ha ucciso un altro tifoso, lo ha ucciso un agente di Polizia. E non lo ha ucciso con uno striscione, con una bandiera, con un megafono, con un tamburo, o con una coreografia. Lo ha ucciso con una pistola.

L'11 novembre è stato ucciso Gabriele Sandri. Ogni giorno viene uccisa la verità, perché altrimenti non si fa carriera...
E la rabbia cresce.

www.boysparma1977.it

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11/21/2007 6:17 AM
 
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Atalanta, gli ultrà: "La città ci massacra per un vetro rotto"
Dopo la sentenza quella della Nord non mollano

FRANCO GIUBILEI per la stamapa
La città ci sta massacrando». Detta da un ultrà di lungo corso come il Baffo, uno che nella curva Nord dell’Atalanta ci milita da più di quarant’anni, la frase rende bene l’idea di quanto i fatti di una settimana fa abbiano deteriorato i rapporti fra la «Bergamo per bene», quella delle istituzioni, dei tifosi tranquilli e della società di calcio, e i suoi ultras.

È il giorno della maxisanzione che punisce i supporter della Nord con oltre quattro mesi di chiusura della loro curva, fino al 31 marzo, una mazzata pesantissima per chi vive di pane e Atalanta. Ma non è solo questo il punto: è come se la crepa, aperta a colpi di tombino nel plexiglas dagli ultras inferociti, si fosse allargata fino a formare un fossato di risentimento fra la città e lo zoccolo più duro del tifo. Una frattura insanabile, i cui segni si potevano vedere e sentire già la domenica della morte di Gabriele Sandri: «Quel giorno ci siamo sentiti dare dei figli di puttana da 25 mila persone, mi sono arrivati gli sputi della gente», racconta Francesco Palafreni detto Baffo, 53 anni, di professione artigiano, sposato con un figlio, che mentre la recinzione veniva giù parlava animatamente con i giocatori, chiedendo che tornassero negli spogliatoi.

Nella stessa curva non tutti hanno gradito, c’era molta confusione, ma loro, gli ultrà, dicono di non aver niente da rimproverarsi: «Anche se a Bergamo sono considerato peggio di quello che ha sparato, anche se oggi, dopo 40 anni di curva, mi verrebbe da mollare tutto, rifarei tutto quello che ho fatto. Qualcuno potrà avere esagerato, ci possono essere stati eccessi, ma di qui a criminalizzarci tutti ce ne corre. E ora siamo del tutto isolati dalla città».

La sindrome dell’accerchiamento corre ora attraverso un gruppo ultrà – la Curva Nord Atalanta 1907 che da tempo ha preso il posto delle vecchie Brigate neroazzurre – conosciuto per essere fra i più coriacei e temuti d’Italia anche se, secondo il codice ultras, gode fama di una certa correttezza, perché negli scontri non ricorre alle lame. A sentir loro, la settimana scorsa la Nord è stata attaccata con durezza inusitata soprattutto dai media locali, dalla società e, naturalmente, dall’autorità che ha disposto gli arresti per otto tifosi. L’ultima bastonata ieri, con la squalifica della curva: «No che non me l’aspettavo, pensavo che avrebbero sospeso per 3-4 giornate, invece hanno chiuso la curva per quattro mesi per un vetro rotto. A me sembrano più gravi i cori razzisti». Ma giornali e tv insistono, e danno sfogo alla rabbia degli altri tifosi atalantini, che non ci stanno a essere ostaggi degli ultras: «Anni addietro abbiamo passato momenti critici, ma mai come stavolta: sono stato insultato in televisione, sono arrivati cento messaggi in cui mi attaccano pesantemente, e adesso sto verificando se ci sono estremi per andare per vie legali».

Con la società i rapporti sono in frantumi: il comunicato di condanna della curva del presidente Ruggeri, firmato da tutti i giocatori, viene inteso come un gesto opportunistico, per limitare i danni. Con la squadra invece c’è «un ottimo rapporto: hanno subìto il comunicato, ma poi sono usciti con un secondo in cui, pur condannando la violenza, invitavano a non criminalizzare la curva». Da allora però con i giocatori nessun contatto, «Bergamo è piccola, non è mica come Roma dove le cose si possono fare senza che si sappia», mentre l’esclusione di Zampagna dalla rosa viene interpretata dagli ultras «forse come la risposta a un’eccessiva vicinanza del giocatore alla curva». E adesso cosa faranno gli ultrà? «È troppo presto per dare una risposta, ma dimostreremo con i fatti che si sbagliavano sul nostro conto. Ricevo messaggi di tanti ragazzi che non vogliono mollare», conclude Palafreni. E da un altro esponente di spicco della curva arriva la stessa reazione incredula: «Non ci aspettavamo niente del genere, non la Nord chiusa per quattro mesi. Se paghi così per un vetro rotto, a San Siro cosa dovevano fare col motorino buttato giù dalla curva, chiudere lo stadio per tre anni? Qui anche gli altri devono prendersi le loro responsabilità: si sono usati due pesi e due misure per Raciti e per il ragazzo della Lazio, se questa è giustizia... Ci assumiamo le nostre colpe per il plexiglas, ma quella partita non andava giocata».

Il capo ultrà della Nord aggiunge un dettaglio al capitolo della distanza fra curva e città: «A Bergamo hanno persino chiuso il nostro bar, perché dicevano che era frequentato da diffidati». Per le prossime partite in casa, ancora nessuna decisione, gli ultras atalantini aspettano di incontrarsi: «Dobbiamo prima parlare fra noi, dico solo che le nostre riunioni continuano, noi viviamo per l’Atalanta. Subiamo ma andiamo avanti, anche se questa è una bella mazzata».
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11/20/2007 6:15 PM
 
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Su questo sito ci sono molte fonti di riflessioni su quello che sta accadendo al mondo ultras.

www.asromaultras.it/updates.htm

Merita di perderci un pò di tempo con una attenta lettura.

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Compagno di Muro
11/20/2007 1:25 PM
 
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Come al tempo della peste, e' tutta una caccia all'untore ultras, dimenticando che tale universo presenta migliaia di sfaccettature diverse: Cos'hanno in comune i Rangers di Empoli coi violenti di Bergamo? Eppure si auspica lo scioglimento di tutti i gruppi!?!?
Dice bene Oliviero Beha, in questa vicenda dobbiamo sentirci TUTTI sconfitti. Siamo, bene o male, contemporanei di questa società violenta che, ogni tanto, partorisce nuovi mostri. L'antidoto? Vivere l'amore, la pace, l'accettazione dell'altro nella nostra vita di tutti i giorni. Altro che lo scioglimento dei gruppi ultras!
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13.11.2007

IN MEMORIA DI UN INNOCENTE
di Oliviero Beha - pubblicato su l'Unità di oggi

In memoria di un innocente vorremmo avere delle parole di verità dai colpevoli, o almeno dai responsabili della tremenda domenica. Se non serviranno purtroppo a rendere la vita a un giovane di 28 anni, almeno ci aiuteranno a capire perché è accaduto, e perché da questa domenica non esce l’immagine di un Paese in cui è avvenuto “un tragico errore” bensì quella di un Paese sconvolto, attraverso il calcio ma non solo. E non solo per gli italiani, ma anche per i mass-media dell’universo mondo.
La prima verità riguarda che cosa è accaduto nella stazione di servizio incriminata. Davvero, e senza mediazioni opportunistiche. Come è possibile che un ragazzo che dormiva in un’ automobile che stava riprendendo la sua strada sia finito morto ammazzato. Qualsiasi verità, anche la peggiore, è meglio di qualunque supposizione. Certo, si metta a fuoco il contesto, la rissa eccetera, ma la morte ancorché casuale è un’altra cosa. Adesso anche per il disgraziato agente che l’ha causata indagato per “omicidio colposo”.

La seconda verità riguarda quello che è accaduto nelle prime ore successive al “tragico incidente”. Né la polizia, nella persona del suo capo Manganelli, né il Questore competente, né il Ministro degli Interni ci devono aver impiegato molto a sapere come fossero andate realmente le cose. Come è possibile dunque che abbiano lasciato lievitare le voci su un “tifoso laziale morto in seguito a scontri” e immediatamente dopo “per un colpo sparato in aria da un poliziotto della stradale”, versione ufficiale che è rimasta in piedi (si fa per dire) per ventiquattr’ore? Non si rendevano conto che mentre la meccanica del “tragico errore” era certo tragicamente “solo” quella, nel caso di un collegamento con il mondo del calcio bisognava controllarne gli effetti? C’era bisogno di un genio per metterla così? Perché non hanno detto subito e ufficialmente che era stato ucciso per colpa o per sbaglio un ragazzo? Non sarebbe bastato, nel dramma irreparabile di un ventottenne dalla vita spirata in quel modo?

La terza verità riguarda l’affidabilità decisionale e organizzativa di chi era preposto a orientare la domenica calcistica, quindi sempre i tutori dell’ordine pubblico ma di conserva con i vertici del calcio e dello sport. Domenica mattina sarebbero stati in grado di concordare se sospendere il campionato perché “era scomparso tragicamente un giovane tifoso” oppure più logicamente e sensatamente farlo disputare regolarmente perché un poliziotto aveva sparato immotivatamente a un giovane su un’ automobile. La soluzione intermedia, una partita rinviata, una sospesa e la terza, il posticipo serale, rimandato in extremis ufficialmente “per una questione di civiltà” (la lingua come al solito tradisce in tutti i sensi), è stato quanto di peggio si potesse immaginare. Ma appunto un peggio rivelatore della situazione complessiva.

La quarta verità riguarda il ruolo dei mass-media, nel caso, per una questione soprattutto di orario e di modalità arruffone istantanee, la tv, la radio, gli sms con le agenzie, internet. E’ stato un massacro mediatico, che ha ribadito la necessità che almeno per fare informazione ufficiale (internet è un caso insieme a rimorchio e di traino, ma pressoché incontrollato) ci voglia una specie di “patente”, come diceva Karl Popper riferendosi vent’anni fa esclusivamente alla tv. Vedete, anche i mass media sono armi, e se mal maneggiati possono far partire dei colpi. E’ quello che è accaduto e che sta accadendo da domenica mattina.

Sia nell’uso del linguaggio (conduttrici/veline che definiscono una vicenda così delicata un “delitto” tout court, conduttori che straparlano di un morto in simili circostanze con la stessa leggerezza con cui giudicano i giocatori in campo) che nello smercio delle immagini, a partire dalla corsa a quale emittente mostrava per prima la foto del giovane colpito a cadavere caldo, gli addetti ai lavori cui mi riferisco hanno solo spacciato una merce, senza minimamente tener conto del loro ruolo obbligatoriamente (? !? ) anche di servizio. E’ ormai una storia annosa, ma rotolando per questa china ogni volta è peggio. Quanto all’informazione ufficiale, ho sentito per l’intiera giornata colleghi con incarichi di prestigio riferire di un ragazzo seduto sul sedile posteriore di un’auto ferito a morte al collo da colpi sparati in aria da una considerevole distanza. Nessun commento, naturalmente, perché la fonte era ufficiale. Dunque deficienti in senso tecnico, cioè colleghi mancanti di associazioni logiche, o talmente abituati alla dipendenza da qualunque fonte di potere dal ritenere impensabile metterne in dubbio la veridicità (processo mentale che non fa fare carriera)?

La quinta verità riguarda il mondo del calcio. E’ tale evidentemente la cattiva coscienza di chi ha gestito fin qui malissimo il potere sportivo, non facendo nulla per seminare cultura specifica e invece badando quasi esclusivamente appunto a potere, denaro, immagine in una commistione brulicante con il potere politico tout court, che domenica senza minimamente ragionare e distinguere per non cadere indietro si sono buttati avanti, vaneggiando di un caso Raciti(l’ispettore morto a Catania in febbraio) che nulla aveva a che fare con il “tragico incidente” di Gabriele.
Del resto che costoro non si rendano affatto conto di come va il mondo, non solo quello del calcio-oppure che se ne rendano conto fin troppo bene per i loro vantaggi-, lo dimostra il fatto che nei punti nevralgici di questo potere sono tornati in sella gli stessi che c’erano prima dello scandalo di Calciopoli. Senza che nessuno eccepisca alcunché.

La sesta verità riguarda la guerriglia pomeridiana simbioticamente calcistica di Bergamo e altrove, e quella spaventosa serale romana post-calcistica o quasi extra-calcistica, per la quale ci sono stati una impressionante quantità di feriti tra gli agenti e degli arresti in odore di “terrorismo”. La virgolettatura ha delle ragioni argomentative. Da un pezzo si conosce il potenziale eversivo dei simbolismi calcistici, o rotondolatrici. Ho cominciato a parlarne nel 1983 nel libro “All’ultimo stadio-Una Repubblica fondata sul calcio”, quando il povero Gabriele doveva avere quattro anni. Per dire che durante questa generazione purtroppo nulla si è fatto per prevenire gli effetti di un calcio di volta in volta palesemente metafora della guerra e della religione, o delle due cose insieme. C’era bisogno di una flebo di coscienza e di consapevolezza, dentro e fuori dal calcio, nella classe dirigente che invece ha usato il pallone per motivi economico-politici, spremendolo fino al midollo. Non a caso quando si gioca per forza è sempre per questioni inerenti ai diritti tv, ovvero la fonte seria di capitale pallonaro.

Il punto è che nel midollo del Paese ci sono soprattutto i giovani, i ventenni “guerriglieri” delle immagini di un Paese stravolto, e i ventenni o trentenni che cercano nel calcio quello che il calcio, specie “questo calcio” non può dare loro, cioè la simulazione di una vitalità e di un’appartenenza depresse altrove. I “buoni” ancora reggono nell’identità di tifosi di una squadra mentre la loro di giovani italiani è prematuramente sbiadita. I “cattivi” trovano la loro identità, nello smarrimento generale e precario in tutti i risvolti del termine, ”contro”, nel caso e da tempo contro una divisa, quella delle forze dell’ordine, se è vero che ultras di Roma e Lazio si coalizzano nelle Grandi Occasioni. Ho usato le stesse maiuscole che sono repertorio di una stampa irresponsabile che suona la gran cassa per vendere tutto insieme, il Calcio e i suoi Balordi, perché alla faccia di ogni ipocrisia ormai si vendono tutto compreso, come in un pacchetto Sky…
Naturalmente non si tratta di assolvere i teppisti, non sono certo “innocenti” come il morto sparato dell’autostrada, tifoso o no, laziale o no, semplicemente uno di 28 anni stroncato così. Sto dicendo soltanto che gli ultras non sono la parte malata di un Paese, bensì una parte del Paese malato cui metter mano molto più onestamente, energicamente e coralmente di quanto non si faccia, in un’emergenza che urla il suo principio di realtà nel calcio come altrove.

Per questo che il Ministro competente proponga di sospendere il campionato per qualche domenica non è una soluzione più che irrisoria. Si accinga casomai a proporre la sospensione del Paese per qualche tempo, oppure affronti il problema di un calcio da salvaguardare in quanto area importante di un Paese da bonificare. Certo, misure più efficaci ancora, magari domeniche blindate senza tifosi in trasferta in una specie di “pallone in quarantena”, possono sembrare ed essere un farmaco d’occasione. Ma se non si seminano un po’ di quelle verità riassunte fin qui in morte di un innocente, francamente la vedo bruttissima. Più di quanto non la veda il povero Abete, ex viceCarraro, oggi presidente della Federcalcio e terminale di una simpatica cerchia industriale che lo collega ai poteri forti, il quale sostiene da Marte che sospendere è sempre “una sconfitta per il calcio”. E’ il Paese sconfitto, seduto su una polveriera, altro che calcio.


Postato da Oliviero Beha
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11/19/2007 4:36 PM
 
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Dopo una settimana di necessaria e doverosa pausa di riflessione sui drammatici fatti accaduti domenica 11/11/2007, pur consapevoli del brutto momento che stiamo attraversando, riprendiamo a scrivere di calcio e di tifo sul nostro sito e sul nostro muro dei tifosi.


RACCOMANDIAMO A TUTTI DI USARE IL NOSTRO MURO/FORUM CON INTELLIGENZA E MODERAZIONE.
RICORDIAMO CHE CHI SCRIVE SI ASSUME PERSONALMENTE LA TOTALE E PIENA RESPONSABILITA' DEL CONTENUTO DEI PROPRI MESSAGGI E NEL CASO VI SI RISCONTRASSE UNA QUALSIASI VIOLAZIONE DI LEGGE PUO' ANCHE ESSERE PERSEGUITO DAGLI ORGANI DI POLIZIA CHE MONITORANO IL SITO E CHE IN OGNI MOMENTO POSSONO RINTRACCIARE L'AUTORE TRAMITE I FILE DI LOG



[Edited by WEB RE1976 11/22/2007 11:24 AM]
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11/16/2007 5:21 PM
 
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Calcio, tifoso Taranto: "Anche da noi poteva scapparci il morto"
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MILANO - Un tifoso del Taranto racconta cosi' gli incidenti di domenica scorsa all'interno della stadio ''Erasmo Iacovone'' che hanno determinato la sospensione della gara tra la squadra pugliese e la Massese. "Quello che e' accaduto domenica all'Erasmo Iacovone non si e' verificato in nessun altro stadio italiano - afferma l'anonimo tifoso nel racconto raccolto dal sito web di Sky - Tifosi della stessa squadra che arrivano a picchiarsi tra di loro: un regolamento di conti becero tra diversi settori". Il tifoso racconta anche quanto accaduto una volta arrivata la notizia della morte di Sandri: "La maggioranza dello stadio ritiene giusto che si giochi lo stesso nonostante sia morto un ragazzo che andava a vedersi una partita di pallone. I nostri inviti alla calma, a smetterla con questi atteggiamenti, non li sentiva piu' nessuno. Il danno era fatto. Un gruppetto di una trentina di persone coperte in volto, fanno irruzione in gradinata e si scagliano contro un paio di ragazzi con i quali si erano scambiati insulti e gesti fino a quel momento. E' il caos totale. Il morto poteva scapparci anche da noi". (Agr)

fonte gazzetta.it

meglio non commentare che è meglio
[Edited by WEB RE1976 11/22/2007 6:47 PM]
11/15/2007 1:45 PM
 
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ULTRA' ACCUSATO TERRORISMO, ORA IN OSPEDALE
Claudio Gugliotti, il tifoso della Roma, arrestato domenica sera, a cui è contestata anche l'aggravante del terrorismo, è stato ricoverato nell'ospedale Sandro Pertini. Ne ha dato notizia il suo difensore, l'avvocato Francesco Romeo. Non si conosce al momento la causa del ricovero: Gugliotti, il cui arresto è stato convalidato ieri dal Gup ed è detenuto a Regina Coeli, insieme con Saverio Candamano, avrebbe accusato difficoltà respiratorie tali da rendere necessario il trasferimento in ospedale. Ieri Gugliotti presentava, durante l'interrogatorio, un vistoso cerotto alla testa. Il giovane, fu fermato dalla polizia dopo l'assalto alla caserma di via Guido Reni.

...sarà sicuramente "scivolato" mentre lo facevano salire sul cellulare o la pantera....... [SM=g8046]
11/13/2007 1:09 PM
 
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Re:
zeman!, 2007. 11. 13. 12:50:

TIFOSO UCCISO: AMATO, CENTRALI EVERSIVE ALIMENTANO ULTRAS
ROMA - Ci sono ''centrali eversive che alimentano l'estremismo nelle tifoserie, che cercano di assoldare come militanti armati contro la polizia tanti giovani che trovano cosi' la loro identita'''. Lo ha detto il ministro dell'Interno Amato riferendo in aula alla Camera sulla morte di Gabriele Sandri. La procura di Roma, ha proseguito, ''ha inteso verificare se negli incidenti di domenica sera c'e una possibile connessione terroristico-eversiva, ma questo e' uno dei temi che dobbiamo affrontare e dobbiamo liberarne il calcio''.

''Noi abbiamo vissuto ore difficili, non siamo stati in grado di dare un'informazione tempestiva, ma il Viminale non ha occultato nulla che sapesse'', ha detto anche il ministro che ha parlato di morte 'assurda e ingiusta'.

Gabriele Sandri ''non sarebbe morto se quel poliziotto non avesse sparato, ma neanche se i tifosi di due squadre diverse, incontrandosi in un autogrill, non si cimentassero in risse, ma bevessero un caffe' insieme. Nel basket e in tutti gli altri sport e' cosi' che capita, nel calcio continuano invece ad accadere questi fatti tremendi'', ha aggiunto Amato sottolineando poi che domenica sera, a Roma, le forze dell'ordine non hanno reagito come potevano ma hanno deciso di ''controllare'' i violenti e cosi' ''e' stata evitata una mattanza''. "L'uccisione del tifoso laziale e' stata per i tifosi violenti ''l'occasione cercata e trovata per rialzare le bandiere ammainate dopo la morte di Raciti". "C'e' stata rabbia cieca ed eversiva', ha detto il ministro.

(ansa)

p.s. via se non riesci a condannare gli assalti alle caserme, le devastazioni al coni (non più congrua la lega calcio?) almeno le mazzate al cameramen di tg4, ...poveracco lui riprende soltano....oppure era responabile delle parole di fede?



....via giù, posso pure non condividere (condannare, per me, è un vocabolo di raro uso) l'assalto al CONI. Per quanto riguarda i cameramen, primo si sa poi quelle riprese a chi fanno "comodo", secondo, scusa tanto ma anche loro, se vanno nel mezzo, non possono pretendere che vengano trattati coi guanti. Se poi vogliamo dirla tutta, pure gli elmetti hanno trattato a male parole quelli, se non sbaglio, di studio aperto....questo dimostra che, anche a loro, danno "fastidio".....per motivi diversi.


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11/13/2007 12:50 PM
 
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TIFOSO UCCISO: AMATO, CENTRALI EVERSIVE ALIMENTANO ULTRAS
ROMA - Ci sono ''centrali eversive che alimentano l'estremismo nelle tifoserie, che cercano di assoldare come militanti armati contro la polizia tanti giovani che trovano cosi' la loro identita'''. Lo ha detto il ministro dell'Interno Amato riferendo in aula alla Camera sulla morte di Gabriele Sandri. La procura di Roma, ha proseguito, ''ha inteso verificare se negli incidenti di domenica sera c'e una possibile connessione terroristico-eversiva, ma questo e' uno dei temi che dobbiamo affrontare e dobbiamo liberarne il calcio''.

''Noi abbiamo vissuto ore difficili, non siamo stati in grado di dare un'informazione tempestiva, ma il Viminale non ha occultato nulla che sapesse'', ha detto anche il ministro che ha parlato di morte 'assurda e ingiusta'.

Gabriele Sandri ''non sarebbe morto se quel poliziotto non avesse sparato, ma neanche se i tifosi di due squadre diverse, incontrandosi in un autogrill, non si cimentassero in risse, ma bevessero un caffe' insieme. Nel basket e in tutti gli altri sport e' cosi' che capita, nel calcio continuano invece ad accadere questi fatti tremendi'', ha aggiunto Amato sottolineando poi che domenica sera, a Roma, le forze dell'ordine non hanno reagito come potevano ma hanno deciso di ''controllare'' i violenti e cosi' ''e' stata evitata una mattanza''. "L'uccisione del tifoso laziale e' stata per i tifosi violenti ''l'occasione cercata e trovata per rialzare le bandiere ammainate dopo la morte di Raciti". "C'e' stata rabbia cieca ed eversiva', ha detto il ministro.

(ansa)

p.s. via se non riesci a condannare gli assalti alle caserme, le devastazioni al coni (non più congrua la lega calcio?) almeno le mazzate al cameramen di tg4, ...poveracco lui riprende soltano....oppure era responabile delle parole di fede?
11/13/2007 12:41 PM
 
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Re: cito
zeman!, 2007. 11. 13. 12:27:


l'ultras vero, quello duro e puro si scontra eventualmente solo con chi è ultras come lui, non devasta, non saccheggia e non picchia chi non centra nulla.



questa è sempre stata la definizione, il concetto di ultras che ho, avevo....
il resto è teppismo e criminalità, aggiungo di basso livello....

ma evidentemente arguisco sempre più che la definizione va ampliata...e le aggiunte non migliorano l'essenza, tutt'altro.






..se mi parli di devastazioni e saccheggi ok, anch'io ho sempre evitato di fare ciò, ma non mi risulta assolutamente che le tifoserie nell'occhio del ciclone per i fatti di domenica, abbiano aggredito gente che non c'entra nulla...a meno che tu non includa in questa categoria, anche i rappresentanti dell'ordine....
Per Mik: indubbiamente, infatti io per "..ancora qualche passo" intendevo che è un qualcosa in più, da aggiungere alla già ulteriore situazione vergognosa del Paese.
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11/13/2007 12:27 PM
 
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cito

l'ultras vero, quello duro e puro si scontra eventualmente solo con chi è ultras come lui, non devasta, non saccheggia e non picchia chi non centra nulla.



questa è sempre stata la definizione, il concetto di ultras che ho, avevo....
il resto è teppismo e criminalità, aggiungo di basso livello....

ma evidentemente arguisco sempre più che la definizione va ampliata...e le aggiunte non migliorano l'essenza, tutt'altro.



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11/13/2007 12:22 PM
 
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Re: Re: Re:
Alex ven., 13/11/2007 11.35:



avanti Italia, ancora qualche passo e saremo al primo posto come paese più buffone d'Europa.




Io credo che lo siamo di già, ma mica solo per il calcio.

Tornando a noi: possibile che siano così ciechi e ottusi ?
Se vogliono togliere i casini, chiudere gli stadi e vietare le trasferte è la via più sbagliata che ci sia...
Ah, chissà 'ndo sta di casa un po' di "gnegnero" al governo...


11/13/2007 11:35 AM
 
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Re: Re:
dabustoarsizioxlempoli, 2007. 11. 12. 17:09:



quei 20-30 che seguono la squadra sempre, a udine come a catania.. io non so quanti di loro scrivono su questo muro, ma da quel poco che so di loro sono sicuro che non siano teppisti,



.....infatti, hai ragione, non sono teppisti, ma ultras e quindi, diversi di questi, pronti nel caso, a menare eccome le mani. Se a ciò non credi, allora spiace dirlo, ma svegliati ed esci dal mondo delle fiabe.
Capitolo divieto trasferte...se uno si vuol menare si mena uguale, divieto o no. Semplicemente, il problema verrà in parte oscurato trasbordandolo dalle immediate vicinanze degli stadi agli autogrill o stazioni.....e vediamo se ora possono vietarmi anche di mettermi in viaggio per i cavoli miei, anche solo per farmi un giro degli autogrill! Per catturare un boss della mafia, che lo sapeva anche il mi' cane dov'era, c'hanno messo secoli. Però, senza dubbio, e su questo concordo, un gruppo di ultras è più pericoloso......avanti Italia, ancora qualche passo e saremo al primo posto come paese più buffone d'Europa.



11/13/2007 11:17 AM
 
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Re:
Empoli1920, 2007. 11. 12. 15:34:

mi tocca a scrivere qualcosa, sennò qualche ultras di un altra città che per sbaglio legge questo forum pensa che gli empolesi son tutti spie, lobotomizzati o moralisti/moralizzatori come alcuni qui dentro. Nessun vero ultras empolese passato prensente e futuro penserebbe mai di fare la spia o di incitare i poliziotti alla carica, neanche contro qualsiasi peggior "nemico".

è difficile spiegare tante cose a chi c'ha i paraocchi da sempre, sicchè mi limito a poche semplici pensieri:
a chi che disse che metterebbe le mitragliatrici contro gli ultras violenti: ecco, sei stato accontentato, hai vinto, almeno abbia la dignità di stare zitto.
a chi auspica i MUSCOLI e l'intervento alla cieca dei macellai, augurati di non restare mai ni mezzo a una bella carica, impareresti però un pò di cose e vedresti come si muovano i tuoi angeli custodi.
a chi si chiede tutto questo COSA CAZZO C'ENTRA CN LO SPORT, si chieda anche come mai l'ultras è sempre il peggior male d'italia, cancro al pari anzi peggio della mafia, e si chieda come mai questa volta si sono tutti affrettati a dire che lo sbirro non sapeva che erano ultras; se lo chieda.

uomo in divisa, omicidio colposo, condizionale, buona condotta, un paio d'anni di domiciliari, forse.

avrei tante cose da dire, ma ovviamente le tengo per me, sarebbe solo una perdita di tempo; ho voluto solo puntualizzare il fatto che gli ultras a Empoli non la pensano come quelli che scrivano qui sopra. parlo a titolo personale ma metterei la mano sul fuoco anche sugli altri.



........ [SM=x1380974] [SM=x1380974] [SM=x1380974]


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11/12/2007 6:04 PM
 
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Re:
Empoli1920, 12/11/2007 17.45:

io aggiungo solo una cosa poi mi eclisso che ho da lavorare io e non ho altro tempo da perde qui: qui sopra non ho giustificato nessuno e non penso che uno è nel giusto se va a fare a botte allo stadio.
infatti nessun ultras chiede impunità, ma solo di essere trattato e eventualmente punito come un qualsiasi cittadino.

detto questo, prima di mettere in bocca parole non scritte, pensateci 2 volte perchè mi sto rompendo i coglioni...

tu zeman hai scritto che spareresti e questo mi basta, che avresti caricato in curva (con le conseguenze che anche tu puoi immaginare): ti ricordo per tranquillizzarti che ci sono le telecamere che ti guardano anche il buco del culo, che anche il capo-divisa di bergamo ha avuto piu cervello di te evitando una mattanza, quindi non ti preoccupare che quei brutti yankee assassini con la sciarpa al collo li acciufferanno e potrai dormire sogni tranquilli nella tua oasi felice.
Il resto è solo una bella minestra qualunquista.

te bustocco te lo ripeto, scrivi pure di calcio, ma lascia perdere numeri e cose che non sai.

addio nini



è pagato per avere più cervello di me, è il suo campo...
ma si è dimostrato nei fatti più incapace di molti colleghi visto che altrove (in serie c1, c2, d, ecc. in oltre 40 città) hanno giocato, e senza mattanze...

purtroppo le ore passano...e ancora nulla di nuovo...da quel di bergamo...

....poi ..... mattanza bastava che si mettessero a ventaglio davanti la vetrata......o dietro la vetrata...

la mia osai è felice...ma me la guastano ogni tanto...e soprattutto mi rendono più difficoltoso seguire le partite...

ma su una cosa empoli1920 siamo piena in sintonia.... trattato e punito come ogni cittadino...concordo in pieno...e che dio, budda,UN MAGISTRATO ONESTO E CORRETTO ecc. c'accontenti!

chi è zeman!?
solo un tifoso, non un ultras!


[Edited by zeman! 11/12/2007 6:22 PM]
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11/12/2007 5:52 PM
 
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Ecco, ora arrivano i politici con le loro vomitevoli strumentalizzazioni. Fermiamoci tutti, e' meglio. Un mese, due, tre....e vaffanculo a Sky e ai diritti tv!
11/12/2007 5:45 PM
 
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io aggiungo solo una cosa poi mi eclisso che ho da lavorare io e non ho altro tempo da perde qui: qui sopra non ho giustificato nessuno e non penso che uno è nel giusto se va a fare a botte allo stadio.
infatti nessun ultras chiede impunità, ma solo di essere trattato e eventualmente punito come un qualsiasi cittadino.

detto questo, prima di mettere in bocca parole non scritte, pensateci 2 volte perchè mi sto rompendo i coglioni...

tu zeman hai scritto che spareresti e questo mi basta, che avresti caricato in curva (con le conseguenze che anche tu puoi immaginare): ti ricordo per tranquillizzarti che ci sono le telecamere che ti guardano anche il buco del culo, che anche il capo-divisa di bergamo ha avuto piu cervello di te evitando una mattanza, quindi non ti preoccupare che quei brutti yankee assassini con la sciarpa al collo li acciufferanno e potrai dormire sogni tranquilli nella tua oasi felice.
Il resto è solo una bella minestra qualunquista.

te bustocco te lo ripeto, scrivi pure di calcio, ma lascia perdere numeri e cose che non sai.

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11/12/2007 5:39 PM
 
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Tifo violento, Napolitano «preoccupato»
Bertinotti: «Non si occulti la verità»
Il ministro Amato martedì a Montecitorio. Cossiga sugli scontri : «Assalto alle caserme? Noi avremmo sparato»


Bertinotti (Veneroni)
ROMA - «Sono molto preoccupato per gli incidenti di ieri». Dal Qatar, dove si trova in visita di Stato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano parla degli incidenti che domenica, dopo la tragica morte di Gabriele Sandri, hanno visto il coinvolgimento di numerose tifoserie. «Sono stato informato dal ministro dell'Interno. Le immagini degli incidenti - ha aggiunto il capo dello Stato - sono state diffuse dalle tv di tutto il mondo».

BERTINOTTI - Sull'argomento interviene anche il presidente della Camera Fausto Bertinotti. «In una vicenda come questa si farebbe malissimo a occultare la verità. Bisogna affermare la verità e quando ci sono delle responsabilità bisogna evitare che queste diventino memoria collettiva nei confronti delle forze dell'ordine, e vengano punite, così da ripristinare una credibilità ed una fiducia» ha detto Bertinotti commentando la morte di un tifoso della Lazio ai microfoni di Gr Parlamento.

«ACCERTARE LE RESPONSABILITA' - «In Italia - spiega il presidente della Camera - la verità fa troppa fatica ad affermarsi. In una società violenta le forze dell'ordine devono essere elemento di garanzia assoluta che difende i cittadini, non un qualcosa di cui aver paura. Io non ho il minimo dubbio che la maggior parte degli operatori delle forze dell'ordine siano dedite e caratterizzate da una cultura democratica, ma quando accadono cose che sembrano dire il contrario bisogna intervenire». Dunque, sottolinea il presidente della Camera, «non c'è nessuna ragione per criminalizzare alcuno. Ci può essere tutta la condivisione dell'errore umano. Ma questo non può confondersi con l'oscuramento della responsabilità».

«IL CAMPIONATO DOVEVA FERMARSI» - Sull'opportunità di giocare dopo la tragedia Bertinotti non ha dubbi: «Personalmente ieri io avrei sospeso le partite, ma non saprei dire se dal punto di vista dell'ordine pubblico sarebbe stata una scelta efficace. Avrei sospeso le partite semplicemente per lutto, per dire che ci si ferma per un atto di rispetto per una tragedia».

AMATO ALLA CAMERA - Intanto, il ministro dell'Interno Giuliano Amato ha fatto sapere che martedì mattina alle10.30 riferirà alla Camera sull'uccisione di Gabriele Sandri e sui successivi scontri avvenuti in tutta Italia. Il ministro probabilmente riferirà mercoledì a Palazzo Madama.

CASINI - I fatti di Arezzo e gli scontri a Roma accendono il dibattito politico. Per il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini «quello che sta avvenendo in queste ore è vergognoso: troppi politici - secondo Casini - se la prendono con il poliziotto che ha sbagliato invece di prendersela con i teppisti che incendiano l'Italia e distruggono le auto. Questo è inaccettabile e intollerabile» ha detto l'ex presidente della Camera, commentando le reazioni politiche all'omicidio del tifoso laziale. A chi gli chiede se le sue parole sono riferite a quanto detto dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti, Casini risponde: «Io mi riferisco a tutti e a nessuno. Ciascuno risponde alle cose che dice, ai paragoni che fa, e alle sensibilità che ha rappresentando le istituzioni».

COSSIGA - Non usa mezzi termini il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga: «Negli anni di piombo non si sarebbero neanche sognati di assaltare caserme dei carabinieri o della polizia. Se gli autonomi lo avessero fatto, noi avremmo sparato subito e la seconda volta non ci avrebbero riprovato» ha detto il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, uscendo dal Viminale dove ha incontrato il capo della Polizia, Antonio Manganelli, cui ha portato la sua solidarietà dopo gli incidenti di domenica.

VELTRONI - Per Walter Veltroni, sindaco di Roma e segretario del Pd «bisogna definire tutte le responsabilità e al tempo stesso stroncare ogni forma di violenza che possa essere lo strumento attraverso il quale si esprime il dolore e la rabbia: questi non possono avere come linguaggio la violenza» ha detto Veltroni sottolineando che «non può succedere che un ragazzo muoia in quel modo, non è immaginabile che questo possa accadere né che alla morte di un ragazzo si succedano tali episodi di violenza».

MASTELLA - Per il Guardasigilli Clemente Mastella «è assolutamente necessario che sia fatta piena chiarezza sull'uccisione del giovane Gabriele Sandri nel più breve tempo possibile e senza reticenze. Allo stesso tempo - aggiunge il ministro - chiedo che la giustizia faccia il suo corso nell'accertamento delle responsabilità per tutti coloro che, prendendo a pretesto il tragico avvenimento di Arezzo, si sono abbandonati ad una vera e propria guerriglia urbanaa Roma e in altre città. Si tratta di autentici delinquenti che vanno identificati e puniti in modo esemplare, così da evitare che episodi come quelli di ieri si abbiano a verificare nuovamente».

CALDEROLI - «Il presidente Napolitano non può più chiudere gli occhi, a questo punto, davanti a quello che sta accadendo, il Paese non ha più un governo e quando si attaccano impunemente caserme di Polizia e dei Carabinieri significa che dietro l'angolo c'è la guerra civile». Lo ha affermato il coordinatore delle segreterie della Lega Roberto Calderoli. «Ha ragione il presidente emerito Cossiga quando afferma che cose del genere non si erano viste neppure negli anni di piombo. Apra gli occhi presidente prima che sia troppo tardi: il Paese è privo di una guida e dietro l'angolo non c'è solo il rischio di un esercizio provvisorio ma anche quello della rivolta dei cittadini onesti, stufi di essere usati come schiavi e neppure in grado di potersi difendere dai criminali o di essere difesi dallo Stato. Il governo di centrosinistra è stata la più grande jattura per il paese dal '48 ad oggi: adesso scacci, per favore, i mercanti dal tempio e ridia la parola al popolo, prima di arrivare -conclude Calderoli- ad una guerra civile».

12 novembre 2007 www.corriere.it
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Compagno di Muro
11/12/2007 5:36 PM
 
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Non ho parole nè commenti per quello che è successo, una disgrazia immensa: un innocente che perde "per niente" la vita ed un uomo che se la rovina, e soprattutto si rovina la coscienza interiore dopo essersi conto di quello che ha fatto, non avrà pace finchè vivrà con il proprio rimorso.
Le mie più sentite condoglianze alla famiglia Sandri.
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Compagno di Muro
11/12/2007 5:23 PM
 
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Alla fine oltre al dispiacere x la morte di 1 ragazzo giovane rimane l'amarezza che a pagare xqualche incivile delinquente mascherato da Tifoso...sn i tifosi che vanno allo stadio x seguire e sostenere la propria squadra...e le nuove leggi di cui si parla andranno a colpire prima di tutto chi nn c'entra niente e vive ancora la partita cn ansia, tensione, amarezza e senza infrangere leggi, a volte è vero troppo dure e penalizzanti, ma fatte x colpa dei pochi violenti che hanno rovinato il nostro sport preferito !!!
Fiero di essere tifoso dell'Empoli!!!
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Compagno di Muro
11/12/2007 5:09 PM
 
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Re:
Renaissance'96, 12/11/2007 17.01:

Oops, concordo con il pensiero di Zeman.Non l'ho scritto all'inizio dell'intervento.



d'accordo anch'io... poi non mi sembra il caso di mettersi a dare arbitrariamente la patente di ultras. per intenderci, chi ad empoli può dirsi ultras? quei 20-30 che seguono la squadra sempre, a udine come a catania.. io non so quanti di loro scrivono su questo muro, ma da quel poco che so di loro sono sicuro che non siano teppisti, e sono sicuro che non giustifichino le violenze avvenute a bergamo o a roma ieri sera. che cosa ha ottenuto quel branco di teppisti che ieri sera ha devastato mezza roma? soltanto che forse da qui alla fine dell'anno non riuscirò a seguire la mia squadra, perchè senza trasferte organizzate, senza settore ospiti andare a milano, torino, genova, diventa non solo più difficile, ma anche decisamente più triste e più brutto.

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11/12/2007 5:06 PM
 
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Tifoso ucciso, nel pomeriggio l'autopsia
«Il colpo sparato ad altezza uomo»
L'agente indagato per omicidio colposo. Ma rischia un'accusa più grave, come conferma il questore di Arezzo

AREZZO - È indagato per omicidio colposo Luigi Spaccatorella l'agente della polizia stradale che domenica ha sparato e ucciso in un'area di servizio sull'A1 il tifoso laziale Gabriele Sandri. «Il magistrato, nel nominare il consulente tecnico per gli accertamenti irripetibili durante l'autopsia - rende noto la questura di Arezzo - ha notificato all'operatore di polizia il reato di omicidio colposo. È questa una prima conclusione giudiziaria a seguito della ricostruzione dei fatti iniziata nel pomeriggio di ieri e protrattasi fino a tarda notte». Ma «c'è la possibilità che la rubricazione di reato di omicidio colposo possa avere una evoluzione peggiorativa» ha detto il questore di Arezzo, Vincenzo Giacobbe, durante la conferenza stampa precisando che in base ai primi esiti delle perizie «uno dei due colpi è stato sparato ad altezza uomo, il perchè lo stabiliremo». Intanto è stata ritrovata l'ogiva addosso al giovane Gabriele Sandri. Il proiettile è compatibile con uno dei due bossoli sparati dall'agente. Ora si cerca il secondo.

«OGGETTI USATI PER LA RISSA» - Nell’area di servizio di Badia al Pino in direzione Nord «sono stati ritrovati oggetti atti a offendere, forse usati per la rissa» ha detto il questore di Arezzo, spiegando che si trattava «ombrelli, un paio di coltelli, biglie, sassi». Giacobbe tuttavia ha spiegato che non c’è la certezza che questi possano essere stati utilizzati nel corso della rissa che si è verificata a Badia al Pino, ribadendo che le automobili presenti erano almeno due, forse tre: una era la Renault dei ragazzi laziali, l’altra, che non è stata ancora rintracciata, sarebbe «una Mercedes Classe A scura, probabilmente nera, con danneggiamenti alla fiancata destra e al tettuccio».

«NESSUNO VUOLE COPRIRE L'AGENTE» - Dalla questura di Arezzo il vice questore di Arezzo, Giuseppe Priore aveva precisato prima della conferenza stampa che «nessuno ha intenzione di coprire l'agente» che ha esploso il colpo di pistola mortale. «È un atto deprecabile che non ha nulla a che vedere con il calcio», ha poi commentato il vice questore vicario. I testimoni dei fatti sono stati sentiti tutta la notte dal magistrato. L'agente della polizia stradale coinvolto, secondo quanto si apprende, avrebbe ammesso che il proiettile che ha colpito Sandri mortalmente gli sarebbe partito accidentalmente mentre correva.

«INTERVENTO MALDESTRO» - Il capo della Polizia, Antonio Manganelli ai microfoni del Tg1 ha poi spiegato che il poliziotto che ha sparato «nulla sapeva delle ragioni del litigio e della rissa che si era creata e dunque non interveniva nell’ambito del contrasto alla violenza nel mondo dello sport». L’intervento di Spaccatorella, il poliziotto dalla cui arma è partito il colpo mortale, «evidentemente - ha detto Manganeli - è stato maldestro, perché ha provocato da parte di una persona che era lì per portare legalità, non certo per portare lutti, la morte tragica di un povero ragazzo».

AUTOPSIA - Intanto per tutta la giornata proseguirà la ricostruzione della vicenda da parte degli investigatori, in attesa anche degli esiti delle perizie balistiche e dei rilievi svolti dalla polizia scientifica nell'area di servizio. nel pomeriggio è prevista l'autopsia sul corpo di Gabriele Sandri. Domenica l'agente di polizia che ha sparato è stato ascoltato per tutto il giorno dal pm che conduce le indagini, Giuseppe Ledda. Davanti al pm anche i quattro tifosi laziali che si trovavano in auto con Sandri.

PELLEGRINAGGIO NELL'AREA DI SERVIZIO - Un vero e proprio pellegrinaggio di tifosi lunedì mattina nell'area di servizio Badia al Pino ad Arezzo, dove è stato ucciso Gabriele Sandri, il tifoso laziale. Ad un cartello stradale vicino al luogo della tragedia sono state annodate diverse sciarpe di squadre italiane, soprattutto della Roma. Alla base del cartello ci sono foto, biglietti e pelouche. «Un essere indegno ti ha spezzato la vita», è scritto in un messaggio, mentre un secondo firmato da un ultrà napoletano recita: «Nel cielo biancazzurro brilla una stella, Gabriele non ti dimenticheremo». Appuntato ad un pelouche c'è un biglietto con scritto: «Un saluto dalla gradinata rossoblù del Genoa».

12 novembre 2007
www.corriere.it/cronache/07_novembre_12/sandri_autopsia.shtml

fossi il questore d'arezzo mi sarei nascosto in un tombino da ieri sera, oppure avrei preso le ferie...
ma ognuno ha la sua sensibilità....lui un poveraccio, che ha paura delle domande, che non è rispettato neanche dai suoi sottoposti, visto che gli mentono spudoratamente, ma son gente d'esperienza...ma lui quanta esperienza di figurette si sta facendo?
lui e amato subito a casa....
[Edited by zeman! 11/12/2007 5:10 PM]
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Compagno di Muro
11/12/2007 5:00 PM
 
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Concordo non al 100% ma al 10.000% con l'intervento di Zeman. E' bellissimo,veritiero e rappresenta assolutamente il mio pensiero.
Ragazzi,bisogna pensare:non si può credere di essere nel giusto andando allo stadio a fare a botte.Qual'è lo Stato che consente a dei propri cittadini di andare in un luogo dove si pretenda che non esistano regole? Quella che vige per gli altri luoghi civili deve valere anche allo stadio.
Piano piano,ci stanno sottraendo il divertimento domenicale che già ora a causa degli "eroi" di Catania è diventato una noiosa tiritera.
Non ci si può arrogare il diritto di fare a schianti con chi ci pare in un luogo pubblico.
[Edited by WEB RE1976 11/12/2007 5:11 PM]
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Compagno di Muro
11/12/2007 4:20 PM
 
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Nn mi sembra né il momento né il luogo di polemizzare....poi siamo in democrazia e ognuno è libero di pensare quello che vuole.....Xò mi preme puntualizzare 1 cosa....x me chi fa casino o crea disordini nn sn né ultras né tifosi..ma delinquenti che devono stare fuori dalla curva....come ho scritto nel mio intervento è vero che tanti poliziotti sbagliano.....a volte esagerano...e si comportano alla stregua dei delinquenti...Xò nn sn tutti così....Che male c'è se quando mi è capitato di andare allo stadio ho incontrato dei poliziotti che hanno fatto il loro dovere io corretto cn loro loro corretti cn me....se dicessi il contrario sarei 1 bugiardo....e nn si tratta di fare la spia, di parlare di angeli custodi...o altre espressioni fuori luogo...ma di sperare in 1 calcio migliore in un mondo migliore in cui 1 ragazzo di 26 nn deve morire xchè sta andando alla partita...in cui i caramba nn hanno bisogno di fare cariche e i tifosi nn hanno bisogno di picchiarsi x una partita di calcio.....
Adesso demonizziamo tutti i poliziotti o tutti gli Ultras...ma ci dimentichiamo che il vero male di questo calcio sn la mentalità odierna e gli interessi economici che si sn creati attorno e che hanno portato grande scompiglio.
Ripeto io nn mi permetto di giudicare nessuno...e nn difendo nessuno o solo parlato del mio caso di semplice tifoso dell'Empoli che ha seguito qualche partita...Nn mi permetto di fare il moralizzatore....ma credo di essere libero di dire le mia...
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