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«Gesù di Nazareth. Dal Battesimo alla Trasfigurazione»

Ultimo Aggiornamento: 04/10/2007 15.34
23/04/2007 00.45
 
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Credo, ergo sum

«Molti agnostici hanno parlato di Cristo, ma sono caduti nell’errore di porlo sul piano dei grandi pensatori. Il suo ritratto perfetto sono le Beatitudini»

Di Paolo Viana

«Giù le mani da questo libro se non hai la fede». Nel commentare Gesù di Nazaret Giovanni Reale rispolvera la nettezza dei milieu accademici tedeschi, dove ha studiato negli anni Settanta, gli stessi di Joseph Ratzinger. E il nostro filosofo più «agostiniano» non ha dubbi nel giudicare l'opera «la più bella di quest'autore». Il giudizio è la spia di un coinvolgimento totale: «Le Beatitudini raccontate nel libro sono il ritratto perfetto di Cristo. E come sono commoventi le pagine su Pietro: sicuramente, le ha composte quand'era già Pontefice; chi le ha scritte sa di essere il 264° successore di Pietro».
Ratzinger dichiara che il libro vuole «favorire nel lettore la crescita di un vivo rapporto con Lui». È possibile leggere «Gesù di Nazaret» se non si crede?
«Effettivamente, c'è una condizione necessaria per leggerlo e intenderlo: avere la fede o essere in cerca di essa. Come dice Heidegger, soltanto un uomo religioso può comprendere la vita religiosa, altrimenti non dispone di alcun dato genuino. E soggiunge: giù le mani per colui che non si sente sul giusto terreno. Noi potremmo dire: giù le mani dal Gesù di Nazaret di Benedetto XVI per colui che non si sente nel giusto terreno. A chi non possiede la fede Cristo non lo può spiegare nessuno, neppure il Pontefice. Se uno non ha almeno un anelito alla fede lo interpreta in chiave mitologica, politica, sociologica, eccetera. Parlare a costoro di Cristo è come parlare a un cieco della luce e dei colori».
Qual è l'idea motrice dell'opera?
«La troviamo nel Salmo 27: "Il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto". Ho l'impressione che corrisponda a una domanda che Ratzinger si è sentito porre: Joseph, chi pensi che io sia? Molti hanno parlato di Cristo senza credere, ma sono caduti nell'errore ermeneutico di porre Gesù sul piano dei grandi pensatori. L'ha fatto Jaspers, ponendolo accanto a Socrate, Buddha e Confucio. La risposta di Ratzinger , invece, è stupenda: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". È la risposta di Pietro e, leggendola, mi sono commosso».

Che idea di fede permea il libro del Papa?
«Che credere in Cristo è credere nel Regno di Dio in persona. Questo vuol dire essere cristiano, oggi come duemila anni fa. Rileggiamo Il sale della terra, sempre di Ratzinger: "La sostanza di questa fede è che riconosciamo Cristo figlio di Dio vivente, incarnato e divenuto uomo, e per mezzo suo crediamo nella Trinità". In Deus caritas est, poi, scrive che la fede è una decisione che riguarda l'intera struttura della vita e ha a che fare con la parte più profonda di ognuno di noi: "Se l'uomo comincia a guardare a partire da Dio, se cammina in compagnia di Gesù, allora vive secondo nuovi criteri, e allora un po' di ciò che deve venire è già presente adesso. A partire da Gesù entra gioia nella tribolazione"».

Se l'«eschaton» è anche di questo mondo, dev'essere comprensibile anche per la ragione e non solo per la fede.
«È l'architrave dell'opera di Ratzinger ed è una convinzione agostiniana. Mi sono accorto che il Papa ama molto Giovanni e io sto traducendo il commentario di Agostino a quel Vangelo: vi si trovano delle frasi che sono assolutamente in sintonia con il pensiero del Pontefice: "Il profeta Isaia disse: se non crederete non capirete. Per mezzo della fede - scrive Agostino - ci uniamo a Lui, per mezzo dell'intelligenza veniamo vivificati". E ancora: "Abbiamo creduto per poter conoscere. Se avessimo voluto conoscere prima di credere non saremmo riusciti né a capire né a credere". Infine: "Vuoi capire? Credi". Parole di Agostino, concetti di Ratzinger. Del resto, Benedetto XVI aveva già dato ragione a Barth nel rifiutare la filosofia come fondamento della fede indipendentemente da quest'ultima».

Il rapporto tra fede e ragione in Ratzinger è sempre stato centrale, come in Agostino. Ma qual è il punto esatto in cui la seconda piega il capo?
«Per Ratzinger si potrebbe usare un sillogismo cartesiano: credo dunque sono. Pone il credere al vertice, non toglie la ragione ma l'associa e la subordina alla fede. Tu capisci, se credi. Questo dice il Papa: la fede è una decisione che coinvolge la totalità della vita e quindi non ha solo un valore assiologico, ma ha addirittura una portata ontologica: la tua vita di uomo, se credi davvero, viene cambiata e plasmata. Tu sei in rapporto a ciò in cui credi e in funzione della misura e della forza con cui credi».

Si dice che quest'opera riconcili il metodo storico-critico con l'esegesi biblica. È così?
«Il metodo del Papa richiama spesso quello storico-critico e ammette che è importante ma non sufficiente; se applichi il metodo storico-critico in modo impeccabile ma non credi, esce un Cristo storicamente ricostruito ma dai lineamenti sfuocati. Invece, il libro considera il Gesù storico a partire dalla sua comunione con il Padre, lo comprende, oltre che con i criteri storico-critici, anche con quelli della fede».

Guardiamo al futuro, che in realtà è un po' presente, perché il Papa sta già scrivendo la seconda parte del libro. Dove ci porterà?
«Questo libro contiene già il nocciolo del sogno di Benedetto XVI: il tentativo di ridare unità ai cristiani. Il minimo comun denominatore c'è: credere che Cristo è il Dio fatto uomo, che si è fatto crocifiggere ed è risorto per redimerci. Le confessioni cristiane possono partire da lì. Visto che tutti ci crediamo, tutti possiamo ripartire da lì».
Concatenare persone e personaggiOasi Forum95 pt.27/04/2017 19.15 by Fatascalza
Gioco di associazione di parole Ipercaforum74 pt.27/04/2017 15.22 by possum jenkins
Roma - LazioSenza Padroni Quindi Roma...45 pt.27/04/2017 18.02 by jandileida23
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Ed ecco il parere di Vittorio Messori

Vittorio Messori: Chi ha paura del vero Gesù


[IMG]http://www.danikrscanskekulture.info/2006/Program_files/Predstavlj_files/messori.jpg[/IMG]



Sin dalle prime righe della Premessa al suo Gesù di Nazaret, Joseph Ratzinger (come preferisce essere indicato, scrivendo qui come studioso privato) spiega perchè, con una sorta di urgenza, ha dedicato al libro «ogni momento libero» anche dopo «l’elezione alla sede episcopale di Roma». E spiega pure perchè, «non sapendo quanto tempo e quanta forza saranno ancora concessi», ha deciso di anticipare i capitoli centrali del testo progettato, quelli sulla vita pubblica del Nazareno, rinviando al futuro la riflessione sui “vangeli dell’infanzia“ e sul “mistero pasquale“, cioè i racconti di passione, morte, risurrezione. Ratzinger, dunque, spiega questa fretta usando un’espressione significativa, che sembra in contrasto con i suoi toni sempre pacati ed equilibrati. Se ha deciso di andare alle radici stesse, al Fondatore medesimo, è perchè c’è oggi «una situazione drammatica per la fede». Fede che sta dissolvendosi, se non si contrasta l’ aggressione – che viene anche da certa intellighenzia cattolica – alla verità storica dei racconti evangelici. Il Cristo, il Messia, il Figlio di Dio annunciato e adorato dalla Chiesa non sarebbe che una costruzione tardiva, che poco o nulla avrebbe a che fare con il «Gesù della storia», oscuro predicatore come tanti altri all’interno della tradizione ebraica. «E’ penetrata profondamente nella coscienza comune della cristianità» scrive colui che ora è papa «l’impressione che sappiamo ben poco di certo su Gesù e che solo in seguito la fede nella sua divinità avrebbe plasmato la sua immagine».

Questo libro, dunque, vuole essere uno strumento per “ricominciare da capo“, per procedere a quella rievangelizzazione già auspicata pressantemente da Giovanni Paolo II. Pagine, queste, pensate e volute per rivisitare, riaffermare, salvaguardare il fondamento dell’intero edificio cristiano. Soltanto alla luce di una certezza di fede ritrovata è possibile darsi ad elevazioni spirituali e trarre conseguenze morali. Ma se Gesù non è l’Unto annunciato dai profeti ed è solo uno Yeoshua, un predicatore vagante dagli incerti contorni dell’era tra Augusto e Tiberio, sono abusive e grottesche le elucubrazioni che si ricavano da un insegnamento frutto di chissà quali oscure manipolazioni e interpolazioni.

Pur allergico alle iperboli giornalistiche, questa volta aggettivi come “ prezioso”, se non “decisivo” (per i credenti, ma forse non solo) mi sembrano applicabili al Gesù del teologo bavarese che proprio oggi compie il suo ottantesimo anno e da due è Vicario di quel Cristo di cui qui parla. Mentre le attuali classifiche dei best seller librari nereggiano di titoli che compatiscono l’innocenza o denunciano l’ignoranza di coloro che si ostinano a dirsi credenti, ecco un papa-professore che spiazza piccoli e grandi “maestri del sospetto“, mostrandosi più aggiornato di loro. In effetti, vanno oggi per librerie dei libelli che vorrebbero dimostrare che “non possiamo più essere cristiani“ riesumando la propaganda dei polemisti ottocenteschi, ripetendo le trite grossolanità dei farmacisti e dei notai della provincia massonica. Si presentano cioè, come rivelazioni devastanti per la fede argomenti che entusiasmavano anche un giovane socialista, un autodidatta, tal Benito Mussolini che – sul palco dei comizi, avvolto in una bandiera rossa – dava un minuto d’orologio all’inesistente Dio per fulminarlo.

Si diffondono, poi, libri certamente più insidiosi perché più sofisticati, ma dove su Gesù discettano professori formatisi sugli schemi novecenteschi, secondo i quali le incerte, spesso arbitrarie, metodologie dette “storico-critiche” sarebbero “scienza” e, dunque, oggettive, indiscutibili. Dimenticando, però, di avvertire il lettore che quegli schemi sono tanto poco “storici“ e tanto poco “critici“ che ogni generazione di esegeti confuta quella precedente, dando per sicura un’altra verità, destinata ovviamente ad essere essa pure ribaltata. Anche perchè, come ricorda con ironia ma con verità Ratzinger, «chi legge queste ricostruzioni del “vero” Gesù può subito constatare che esse sono soprattutto fotografie degli autori e dei loro ideali», ciascuno spacciando per “scienza“ il suo temperamento e lo spirito del suo tempo. Difficile prendere sul tragico biblisti come questi, che per decenni hanno venerato come principe tra loro o, almeno, hanno rispettato un Rudolf Bultmann (al quale Ratzinger dedica qualche battuta ironica) che sentenziò che non esiste, che non può e che non deve esistere alcun rapporto tra ciò che i vangeli raccontano e ciò che davvero è successo, ma che al contempo rifiutò sempre di andare in Palestina: se i luoghi e l’archeologia confutavano la teoria libresca, tanto peggio per loro, non per la teoria.

A chi è rimasto al XIX o al XX secolo, ecco ora far controcanto non un papa che si appella al principio di autorità o formato a quella che Hans Küng chiama, con lo sprezzo del clericale “adulto“, la «arcaica teologia romana», ma uno studioso tra i più apprezzati al mondo che ha attraversato tutta la modernità per affacciarsi, alla fine, al post-moderno. L’epoca, cioè, in cui, dopo aver triturato in ogni modo i versetti evangelici per piazzarne i detriti nel cestino del mitico, del didascalico, dell’edificante, dell’interpolato, ci si è accorti che, in realtà, in questo modo l’enigma di Gesù non si dissolveva ma diventava più fitto. E che, forse, la lettura semplice dei vangeli “così come stanno“ può essere più chiarificatrice di quella di un accademico tedesco.

Dico tedesco non a caso perché in Germania – dove ogni università anche pubblica ha due facoltà di teologia e di esegesi, una protestante l’altra cattolica – è nato e si è via via ampliato, sino a divenire ipertrofico, quel metodo “storico-critico“ accettato poi ovunque dai biblisti, intimiditi da nomi teutonici che si richiamano alla severa, inappellabile Wissenschaft, la Scienza con la maiuscola. Formgeschichte, Redaktiongeschichte, Wirkunggeschichte, Entmithologisierung, Ur-Quelle ed infinite altre teorie e sistemi che il professor Ratzinger conosce benissimo, che sono nati e coltivati nelle università in cui è stato docente, che nella sua giovinezza hanno affascinato anche lui. E che ora non condanna né rinnega, sia chiaro. «Spero» scrive «che il lettore comprenda che questo libro non è stato scritto contro la moderna esegesi ma con riconoscenza per il molto che ci ha dato e continua a darci». Nulla rifiuta di quanto di valido venga dagli accademici sui colleghi. Non vuole andare contro ma oltre, consapevole che proprio la ricerca –purché concreta, sensata e, dunque, pronta a ogni possibilità, persino a quella di aprirsi al Mistero- può mostrarci che ci sono ben più cose nella Scrittura di quanto non scorga la critica positivista, il razionalismo esegetico. Così, alla fine lo specialista come lui, consapevole di ogni obiezione, rotto a ogni teoria, sistema, metodo può concludere che, se si vuol raggiungere Gesù , «ci si può fidare dei vangeli», che non è vero che la ricerca storica sia in contrasto insanabile con la fede. Al contrario, alla fine può confermarla. In questo senso, il libro che il nostro docente ha iniziato da cardinale e ha completato da pontefice, sembra nella linea del grido di colui che sempre chiama «il mio venerato e amato Predecessore». Ma sì, il «non abbiate paura!» di Giovanni Paolo II risuona anche in queste pagine che non temono la critica dei sapienti, che la rispettano, che ne colgono quanto vi è di positivo ma la sorpassano.
26/04/2007 23.45
 
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Studiando i vangeli si è allargato il campo alle tracce epigrafiche, papirologiche, numismatiche. È sempre più evidente la storicità di Cristo, che, come scrive il Papa, non può essere ridotto a leggenda». Parla la grande storica dell’Antichità

Sordi: «Il Gesù di Ratzinger vince l’angoscia»

«Nel mondo pagano e romano, la grande novità evangelica si innesta sull'attesa, molto viva nel periodo augusteo, di una comunione tra il mondo degli uomini e quello degli dèi»


Di Paolo Viana

Si potrebbe dire che da decenni si confronta con Gesù, ma solo per caso. Nel senso che l'interesse scientifico di Marta Sordi, una delle massime studiose di storia romana, si concentra proprio su quell'età imperiale all'inizio della quale si svolse la vicenda storica di Cristo, ma non su di Lui. Leggere il Gesù di Nazaret di Benedetto XVI per lei significa confrontarsi con un metodo, oltre che con un'epoca, una persona e una fede. In quest'intervista analizza la via seguita da Ratzinger per descriverli.

Il libro del Papa, nel sancire l'unità tra due profili spesso alternativi nell'esegesi, cioè il Cristo della storia e quello della fede, mette sotto esame il metodo storico-critico. Quali sono i suoi limiti?

«Ratzinger non nega il metodo storico-critico ma ne individua effettivamente limiti e rischi, che nascono, come scrive il Papa, dalle distinzioni sempre più sottili di tradizioni stratificate e dalla trasformazioni di ipotesi in verità indiscutibili. Il metodo storico-critico applicato ai Vangeli è nato tra il XIX e il XX secolo nell'ambito di una storiografia impostata sull'ipercritica. Quest'approccio però è stato superato, almeno in parte, dalla storiografia recente. Studiando il mondo greco e romano coevo ai Vangeli, non ci si è accontentati più delle fonti letterarie, ricorrendo anche a quelle numismatiche, papirologiche, epigrafiche, ecc. Quanto quest'evoluzione sia stata proficua lo dimostrano vari esempi: Valerio Publicola, personaggio chiave nel passaggio tra la monarchia e la repubblica romana, è rimasto avvolto nella leggenda finché non fu trovata un'epigrafe che permise di riscriverne la storia. Ebbene, molti esegeti, anche attuali, non hanno seguito quest'evoluzione e sembrano aver perduto ogni contatto con le fonti. Essi continuano a costruire le loro interpretazioni sulle ipotesi dei loro predecessori, stratificazioni che per loro diventano dei dogmi».

Quindi lo strappo tra il Cristo della storia e quello della fede che Ratzinger "ricuce" non è il figlio del metodo storico-critico ma rappresenta la sua degenerazione.

«Esattamente. E questo vale anche per la scoperta e l'applicazione dei generi letterari alla Bibbia. Così, se è stato fondamentale, per comprendere l'Antico Testamento, riconoscere il carattere sapienziale e non storico di libri come quelli di Giobbe e di Giona, un'acquisizione che dobbiamo precisamente al metodo storico-critico, è devastante quando si pretende di applicare ai Vangeli un genere letterario differente da quello storico o storico-biografico».

Come capiamo che i Vangeli appartengono al genere storico?

«Dal prologo di Luca. Il suo Vangelo è uno dei sinottici, non un testo scollegato dagli altri, e utilizza un linguaggio e un'architettura tipici della storiografia scientifica di tipo tucidideo, con quel richiamo all'akribia, il senso critico, e all'autopsia, che esalta la testimonianza oculare dei fatti raccontati. Del resto, i Vangeli sono scritti in un'epoca critica, segnata dalla trasmissione scritta delle conoscenze, e quanto si tenesse a una testimonianza diretta degli eventi lo dimostra la scelta degli stessi Apostoli, che dopo l'Ascensione, scegliendo il dodicesimo di loro, individuano Mattia perché era stato testimone della vita di Gesù dal battesimo di Giovanni fino alla Resurrezione».

Qual è la personalità di Cristo che emerge dalla sintesi ratzingeriana?

«Il centro della personalità di Gesù - Benedetto XVI lo dice a più riprese - è il suo rapporto con Dio Padre. Devo aggiungere che la persona che emerge da quest'esegesi che "unifica" i due profili è molto più coerente e storicamente attendibile di quella che ci propongono certuni esegeti, che vedono nel Cristo il rivoluzionario fallito o il mite moralista che tutto permette, come sottolinea anche l'autore. Su questa personalità di Gesù non avrei dubbi perché il Papa ci ritorna continuamente nel libro: dalla confessione di Pietro, al racconto della Trasfigurazione, sino al famoso "Io sono" con cui afferma l'identità col Padre».

Se non prometteva né rivoluzioni, né riforme, quale fu, per i contemporanei, la novità del messaggio cristiano?

«Ratzinger risponde: Gesù ha portato Dio. Rileggiamo il suo libro: non il pane, non la pace, né il benessere, o meglio tutto questo ma nel giusto ordine, che vede Dio al primo posto... Una novità che emerge dalle pagine sulle tentazioni, sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci, sull'istituzione dell'Eucaristia. Nel mondo pagano e soprattutto in quello romano, la grande novità del cristianesimo si spiega con l'attesa, particolarmente sentita nel periodo augusteo, di una comunione tra il mondo degli uomini e quello degli dei. Catullo rimpiangeva l'età degli eroi perché allora gli dei camminavano in mezzo agli uomini e condividevano con loro nozze e mense. Virgilio rivela nella quarta egloga la stessa esigenza. Non dimentichiamo che nozze e mense sono simboli anche nella Rivelazione biblica. Individuano la comunione con Dio».

Questo significato può valere anche per i moderni?

«Anche noi abbiamo un immenso bisogno di comunione con Dio e l'angoscia di oggi non è molto diversa dal sentimento che pervadeva i romani negli anni delle guerre civili, quando, scrive Catullo, il fas e il nefas, il diritto divino e il suo rovesciamento, si mescolano e vige il totale disordine, gli dei si allontanano e la luce sul mondo si spegne...»

Avvenire, 26 aprile 2007
29/04/2007 19.16
 
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Ratzinger superstar
Secondo le rilevazioni ufficiali dell'associazione librai, il libro di Ratzinger/Benedetto XVI "Gesù di Nazaret dal battesimo alla trasfigurazione" è di gran lunga il libro più venduto in Italia [SM=g27811] [SM=g27811] [SM=g27811]

....intanto oggi in Piazzo San Pietro folla record per il Regina Caeli, oltre 65.000 persone [SM=x40799] [SM=x40801]
"Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo ecclesiam meam et portae inferi non praevalebunt adversum eam " (Mt 16,18)
Nel menù di hitleriani e maomettani, gli ebrei, pochi di numero e relativamente deboli, sono soltanto l'antipasto: il piatto più consistente è a base di cristiani! (C. Langone)
EXTRA ECCLESIAM NULLA SALUS
01/05/2007 02.18
 
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Interessante opinione sulla Gazzetta di Sondrio...
A GUIDARE LA CHIESA NON SONO LE COMMISSIONI BIBLICHE, MA LO SPIRITO SANTO

di Gianni Toffali

Molti si saranno chiesti perché l’uscita del Gesù di Nazareth di Ratzinger abbia avuto, a differenza di altri libri, abbondante risonanza mediatica. Il motivo è tanto semplice quanto inquietante. Per capire quello che è in ballo, bisogna fare un salto nell’Ottocento quando alcuni teologi iniziarono, a parlare di un Gesù mitico e a guardare al Vangelo come semplice fatto di fede. Dopo secoli di interpretazione letterale delle Sacre Scritture, fu cosi introdotto il cosiddetto metodo "storico critico", attualmente applicato in quasi tutti i seminari del mondo. Questo metodo, come ha scritto il Papa nel libro"divenne sempre più nebuloso e prese contorni sempre meno definiti". Basti infatti pensare che non pochi uomini di Chiesa si sono spinti al punto di negare la veridicità dei miracoli e addirittura di mettere in dubbio, sia la divinità che la resurrezione corporale di Gesù. Il risultato di tale discutibile esegesi, è che la Chiesa [G]si è spaccata in modo netto in due "partiti". Da una parte un’ala progressista, più critica e meno "dogmatica" incarnata dal Cardinal Martini (non a caso definito l'anti Ratzinger), dall’altra, quella conservatrice e più cauta dell’attuale Pontefice. Qualcuno si chiederà dove stia la "verità". Se è vero che a guidare la Chiesa non sono le commissioni bibliche, ma lo Spirito Santo, l’elezione del Vicario di Cristo parla da se.
Gianni Toffali

www.gazzettadisondrio.it
03/05/2007 14.42
 
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Mi sono ripromessa che sarà il prossimo libro che leggerò non appena finito "il senso religioso".
Fra l' altro apprezzo moltissimo che proprio un Papa abbia scritto un libro che si propone di spiegare il vero Gesù e renderlo "conoscibile" a tutti. Dico questo riferendomi all' allontanamento delle persone dalla religione. Ovvero un errato stile di pensiero di massa che tende a considerare la religione come qualcosa che non ci riguarda in prima persona e che di consegueza porta a considerare Dio come "qualcosa che se ci fosse" non potrebbe essere conosciuto da noi.
03/05/2007 19.23
 
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Appuntamento convegno

A MILANO SARA' PRESENTATO 'GESU' DI NAZARET' DI PAPA BENEDETTO XVI


Sara' il Duomo di Milano ad ospitare, venerdi' 18 maggio 2007 alle ore 21.00, la prima presentazione pubblica in Italia del libro 'Gesu' di Nazaret' di Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI, edito da Rizzoli.

L'evento si colloca all'interno di 'A passo d'uomo', il progetto culturale ideato e condotto da Massimiliano Finazzer Flory, in collaborazione con l'Ufficio per la Cultura della regione Ecclesiastica Lombarda e voluto dall'Arciprete del Duomo di Milano, Monsignor Luigi Manganini, che dal 2004 ogni sei mesi mette a confronto pensatori credenti e laici su temi centrali e decisivi nel nostro clima culturale, filosofico e teologico.

A discutere del libro di Joseph Ratzinger, alla presenza dell'Arcivescovo di Milano Card. Dionigi Tettamanzi, interverranno, moderati da Massimiliano Finazzer Flory, il Cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unita' dei Cristiani e lo storico Ernesto Galli della Loggia.
07/05/2007 14.58
 
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[IMG]http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788817016599[/IMG]


C'è un importante fenomeno editoriale che in questo periodo si impone al di là di tutte le chiacchere lobbystiche che vorrebbero uno scollamento tra la base cattolica e la gerarchia (da loro definita) "vaticana".

E' un fenomeno ovviamente sottovalutato da quei media che abitualmente ospitano pensose riflessioni laicistiche sul distacco che, a loro giudizio, si sarebbe creato tra i fedeli cattolici e il magistero ecclesiastico.

Se così fosse il libro di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI dovrebbe essere un libro di "nicchia", letto da pochi clericali affezionati al Papa, assente dalle classifiche editoriali.

Invece "Gesù di Nazaret" è attualmente il libro più venduto. Eppure non è un libro polemico come tanti in questo periodo ne sono stati pubblicati. Non è un libro che, come i suoi antagonisti, promette ruffiane scoperte shock, o rivoluzioni dottrinali tali da ipotizzare una curiosità superficiale, esteriore.

Eppure "Gesù di Nazaret", in molti passaggi, non è un libro di immediata lettura. Benedetto XVI alterna profondi exscursus storico-teologici a piacevolissime riflessioni.

No. Il fenomeno editoriale è un chiaro segno che la realtà della Chiesa è viva e solida, che i numerosi fedeli hanno esigenza di ascoltare il loro Pastore, di crescere nella fede, di abbeverarsi di "dottrina" (parola fortemente vituperata dai media). Con buona pace di tutti i profeti di sventura.

fonte
09/05/2007 01.09
 
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Resoconto conferenza
Conferenza alla “Regina Apostolorum” sul volume di Joseph Ratzinger


Lunedì sera, presso l’Università Pontificia “Regina Apostolorum”, è stata organizzata una dissertazione sul libro di Joseph Ratzinger/Benedetto XVI dal titolo Gesù di Nazaret, che ha di recente surclassato il settimo volume della saga di Harry Potter, mentre in Germania ha battuto un mostro sacro della letteratura mitteleuropea come il Premio Nobel Günter Grass.

Ad analizzare i contenuti e la struttura del libro sono stati tre docenti dello stesso Ateneo: padre Antonio Izquierdo, LC, professore di Vangeli Sinottici, don Nunzio Capizzi, professore di Teologia fondamentale, e padre Paolo Scarafoni, LC, professore di Teologia trinitaria.

Nello sviluppare la sua opera – ha esordito padre Izquierdo – il Santo Padre ha seguito quattro criteri: in primo luogo un criterio di carattere personale, nella misura in cui egli ha concepito il libro molti anni addietro, ripercorrendo un lungo cammino intellettuale e di fede che intende superare i forti contrasti dottrinali, culminati negli anni ’70, che hanno portato, attraverso differenti esegesi storico-critiche, a un interpretazione del Gesù storico molto lontana dalla realtà”.

In secondo luogo Papa Ratzinger ha seguito un criterio scientifico, per l’esattezza storico-critico – ha proseguito il biblista –. Un metodo molto efficace, ad avviso del Papa, ma con alcuni limiti: non permette collegamenti logici con il presente, non va oltre la parola umana e difficilmente riesce a ricomporre i singoli frammenti storici in un unico mosaico”.

C’è poi il criterio dell’esegesi canonica – ha detto ancora padre Izquierdo – che sviluppa in modo organico il metodo storico-critico e ne fa una vera teologia. Le Sacre Scritture, in questo senso, sono guidate dalla forza dello Spirito e vanno interpretate nell’ottica di questa unità”.

L’ultimo criterio è riferito alla fiducia nella veridicità dei quattro vangeli: si dà per acquisito che Gesù Cristo è una figura sensata e convincente”, ha continuato.

Sul tema dell’attualità degli interrogativi che circondano la figura del Nazareno è intervenuto don Nunzio Capizzi, sottolineando in primo luogo che “attraverso l’Incarnazione la Divinità entra nella storia reale, quindi le Sacre Scritture devono necessariamente richiamarsi al dato storico e non semplicemente ad un nucleo di simbologie”.

“Sia i credenti che i non credenti – ha proseguito Capizzi – si domandano sovente in che modo le parole di Gesù possono ‘dire qualcosa’ a noi contemporanei. Qui è l’approccio canonico che interviene: è il popolo di Dio di allora che parla e comunica al popolo di Dio attuale”.

In altre parole – ha spiegato – siamo, noi fedeli del nostro tempo, a far vivere ancora quelle stesse parole di duemila anni fa, anche con codici e linguaggi diversi. In un certo senso il quinto vangelo è quello di chiunque racconta e trasmette la parola di Gesù”.

Un altro interrogativo ricorrente – ha aggiunto il teologo – è come si possa convincere a credere chi non ha fede. La premessa è che la figura di Gesù e il suo modo di vivere affascinano anche i non credenti e che l’accentuazione dell’umanità di Gesù va incontro all’uomo moderno”.

Quindi l’annuncio del Regno non è solo un’affermazione ma un avvenimento, così come Gesù è un avvenimento – ha chiarito –. Possiamo rimanere vicini a Lui, anche nella lontananza se meditiamo e riflettiamo sulla realtà della Sua tentazione, il cui racconto è in stretto rapporto con il battesimo di Nostro Signore”.

Le riflessioni di padre Paolo Scarafoni sono andate, invece, nello specifico dei capitoli IX (confessione di Pietro e Trasfigurazione) e X di Gesù di Nazaret (le tre definizioni che Gesù dà di se stesso: Figlio dell’Uomo, Figlio e ‘Io Sono’) .

Quelle descritte nel capitolo IX, ha spiegato padre Scarafoni, sono “due vicende che svelano la natura di Gesù Cristo, come messia, salvatore e Figlio di Dio. Epiteti, questi ultimi, che sono pressoché impossibili da ricostruire a posteriori ed è inverosimile che gli apostoli, in tempi successivi alla Sua morte, possano essersi messi d’accordo nell’attribuire a Gesù una natura anche divina, come vorrebbe una certa letteratura ‘alternativa’”.

“Figlio dell’Uomo, Figlio e ‘Io Sono'” – ha poi affermato padre Scarafoni – sono, invece, definizioni che solo ed esclusivamente Gesù si attribuisce e che non appaiono in bocca a nessun altro personaggio del Nuovo Testamento.

L’espressione ‘Figlio dell’Uomo’ – ha proseguito – è già presente nell’Antico Testamento nei libri dei profeti Daniele e Isaia. Se in Daniele l’avvento del Figlio dell’Uomo ha carattere collettivo, con Gesù si personalizza”.

Le espressioni ‘Figlio’ e ‘Figlio di Dio – ha detto ancora padre Scarafoni – nell’antichità erano riferite ai figli di re e imperatori. Con Gesù la parola ‘Figlio’ si distacca dal potere temporale e politico e si associa alla dialettica Padre-Figlio e alla loro conoscenza reciproca (“Nessuno conosce il Figlio se non il Padre e nessuno conosce il Padre se non il Figlio”, Mt 11,25)”.

Questa conoscenza non viene donata ai sapienti ma ai semplici, di qui l’umiltà, la figliolanza e la purezza di cuore che si manifesta nell’espressione Abbà”, ha proseguito.

L’affermazione ‘Io sono’ – ha concluso padre Scarafoni – fa riferimento alla coscienza della propria natura da parte di Gesù e si manifesta sia in forma ‘semplice’ che nelle varie forme ‘composte’ ‘Io sono la luce del mondo’, ‘Io sono il buon pastore’ , eccetera. Da un lato, dunque, i discepoli lo riconoscono come il Figlio del Dio vivente, dall’altro è Gesù stesso a presentarsi come tale”.
09/05/2007 18.57
 
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Conferenza ad Agrigento
"Gesù di Nazaret", oggi si presenterà il libro di papa Benedetto XVI

Un libro che parla di Gesù ma che affronta anche i temi decisivi del nostro tempo dalla politica alla morale. «Ho voluto fare il tentativo di presentare il Gesù dei Vangeli come il Gesù reale, come il Gesù storico in senso vero e proprio», una figura «storicamente sensata e convincente». È questa una delle affermazioni che aprono il nuovo libro del Papa presentato alla stampa in Vaticano. «Gesù di Nazaret», questo il titolo della nuova fatica di studioso del Papa teologo, un'opera impegnativa che si compone di 448 pagine. Una ricerca profonda ma, precisa il Papa nella premessa, non un atto di magistero: «Questo libro non è in alcun modo un atto magisteriale, ma è unicamente l'espressione della mia ricerca personale del volto di Cristo. Perciò ognuno è libero di contraddirmi. Chiedo solo alle lettrici e ai lettori quell'anticipo di simpatia senza il quale non c'è alcuna comprensione».
All'incontro, aperto a tutti, interverranno don Carmelo Petrone che introdurrà i lavori, don Baldo Reina (docente di Sacra Scrittura) che tratterà il tema «"Gesù di Nazaret": un metodo, contenuti e prospettive» ed il prof. Fabio Mazzocchio (Direttore dell'Istituto Vittorio Bachelet di Roma) che intratterà i presenti con una relazione su "Il contributo del Santo Padre nell'attuale contesto culturale". Concluderà i lavori mons. Carmelo Ferraro.
14/05/2007 18.39
 
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Io ho iniziato a leggerlo da poco, e sono ancora al primo capitolo.
Ma già mi sento di consigliarne la lettura: dalle pagine di questo libro emerge una luce tutta particolare, la sensazione di scoprire veramente la figura di Gesù. Perchè chi scrive lo fa davvero con amore, nella sincera ricerca del Suo volto...

Elisa B.
15/05/2007 00.06
 
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Incontro 15 Maggio -Ancona
"Gesú di Nazareth" a Palazzo Camerata

Introdurranno l'arcivescovo Menichelli e il prof. Galeazzi. Presenti due esperti di cristologia, docenti dell'Università Lateranense


C'è forte attesa per la presentazione domani 15 maggio alle ore 17,30 a Palazzo Camerata (via Fanti 9), sede dell'assessorato alla cultura del Comune , del libro di Papa Benedetto XVI "Gesú di Nazareth".

Si tratta di una iniziativa che si colloca nella rassegna denominata "Libri per pensare" e che è stata presa dall'Istituto superiore marchigiano di scienze religiose, per il ventennale di questo Istituto. "Un'operazione -hanno sottolineato l'assessore Pierluigi Fontana e il filosofo Giancarlo Galeazzi- di rilevante interesse dal punto di vista sia filosofico sia culturale, che speriamo i cittadini accolgano con ampia parrtecipazione".

L'opera è già un best-seller, ma non è il solito best-seller, per il tema trattato e l'autorevolezza del suo autore. Pubblicato in questi giorni dall'editore Rizzoli, il libro appare in traduzione in numerosi altri Paesi. Si tratta in effetto di un vero e proprio evento, in quanto richiama l'attenzione su una questione che da sempre interessa, cioè il rapporto tra il Gesú storico e il Cristo dei Vangeli. Benedetto XVI sostiene la loro identificazione nel Gesú Cristo della Chiesa. A tal fine, procedendo con ragione e passione, il papa teologo mostra la necessità di coniugare insieme il metodo storico critico con il metodo esegetico canonico, perché con questi due approcci è dato di comprendere adeguatamente la figura esistenziale e messianica di Gesú, la sua portata epocale e religiosa. Secondo papa Ratzinger, la rivoluzione spirituale che Gesú ha operato puó essere colta nella sua effettiva portata se la si legge juxta propria principia, vale a dire con un approccio storiografico non meno che interpretativo, scientifico non meno che teologico. Il libro di Papa Ratzinger è un libro che sta suscitando un vivace dibattito, e la sua presentazione, che si va svolgendo in diverse sedi, offre ad un vasto pubblico la possibilità di riflettere e discutere sulle questioni affrontate. All'incontro di Palazzo Camerata interverranno l'arcivescovo di Ancona-Osimo, mons. Edoardo Menichelli, il prof. Giancarlo Galeazzi e due studiosi di cristologia docenti alla Pontificia Università Lateranense : un teologo, il prof. Mario Florio, e un filosofo, il prof. Francesco Giacchetta che, oltre a presentare il volume saranno a disposizione del pubblico per rispondere alle questioni che verranno loro poste. L'ingresso è libero
16/05/2007 19.13
 
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Le parole del Papa

In Duomo, per la prima volta in Italia, viene presentato il libro di Benedetto XVI in un incontro pubblico con il cardinale Tettamanzi

[IMG]http://www.corriere.it/vivimilano/media/foto/2007/05/15/benedict--240x180.jpg[/IMG]

«Questo libro non è in alcun modo un atto magisteriale, perciò ognuno è libero di contraddirmi»: così, nelle prime pagine del suo nuovo libro «Gesù di Nazaret» (Rizzoli), Joseph Ratzinger, papa Benedetto XVI, dà il via alla sua personale ricerca del «volto di Gesù» e all’analisi della figura del Gesù descritto dai Vangeli, che nel libro definisce «molto piu logica e dal punto di vista storico anche più comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni». La prima presentazione pubblica in Italia dell’opera del Pontefice sarà a Milano (al Duomo) venerdì 18 maggio per il ciclo di incontri «A passo d’uomo», ideato e condotto da Massimiliano Finazzer Flory. Nella serata, alla presenza dell’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi e dopo un’introduzione dell’arciprete del Duomo monsignor Luigi Manganini, si confronteranno sui temi sollevati dal libro il cardinale Walter Kasher, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e lo storico Ernesto Galli della Loggia.

«Proprio a partire dalla frase "ognuno è libero di contraddirmi" — spiega Finazzer Flory — proporremo una tripla lettura del libro: da un punto di vista culturale, teologico e storico. Nello spirito del ciclo "A passo d’uomo", che lavora proprio sulle differenze. Visto che un passo non è mai uguale all’altro, cercheremo di mettere a confronto posizioni diverse, quella religiosa e quella laica, chiedendo agli ospiti di spiegare qual è il rapporto tra il Cristo storico e il Cristo della fede». Rapporti tra Stato e Chiesa, autonomia della Chiesa rispetto alla politica, spiritualità e identità della cristianità, saranno alcuni degli argomenti intorno ai quali si snoderà il dibattito a partire dal testo del Pontefice. Conclude Finazzer: «Discuteremo della profonda attualità del libro, e di questioni importanti del mondo contemporaneo: per esempio, chiederò al cardinale Kasher di illustrarci il legame tra le chiese cristiane, da quella cattolica alle riformate, proprio nel segno della figura evangelica di Cristo così come emerge dalla ricerca del Pontefice e inviterò lo storico Galli Della Loggia a parlarci tra l'altro del rapporto esistente in Italia tra lo Stato e la Chiesa. Insomma sarà una discussione a trecentosessanta gradi, che affronterà anche gli spigoli più aspri tra le diverse posizioni, in particolare quelle tra credenti e non credenti».

«A passo d’uomo»: presentazione del libro «Gesù di Nazaret» di Benedetto XVI, venerdì 18 maggio, Duomo, ore 21, ingresso libero fino a esaurimento posti, tel. 02.87.70.48 o 349.09.08.883.
17/05/2007 00.29
 
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Gesù di Nazareth sbarca negli USA

ARRIVA NEGLI STATI UNITI IL LIBRO DEL PAPA SU GESU'

Il nuovo libro di papa Benedetto XVI, già best-seller internazionale, è arrivato martedì nelle librerie statunitensi. Come riporta Usa Today il volume di 400 pagine, ha già venduto più di un milione di copie da quando è uscito il mese scorso in Italia, Germania e Polonia. Sono previste versioni in 20 lingue.

E' il primo libro pubblicato da Benedetto XVI durante il suo pontificato e si tratta di uno studio sulla vita di Gesù, dal battesimo nel fiume Giordano fino alla Trasfigurazione sul monte Tabor, basato su un'esegesi del Vecchio e Nuovo Testamento.

L'enfasi del Papa è sul Gesù dei Vangeli e vuole riaffermare gli elementi messianici e di divinità presenti nelle Sacre Scritture, anche in risposta al movimento del cosiddetto 'Gesù storico', che cerca di ricostruire la vita di Gesù come figura storica e profeta basandosi unicamente su elementi storico-archeologici.
24/05/2007 10.46
 
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Ieri, a Parigi, larcivescovo emerito di Milano ha offerto una sua analisi del libro del Papa

«Ammiro il Gesù di Ratzinger,
ma non è lunico»


Martini: «Una lettura alla luce di Fede e Ragione, che si oppone al metodo storico-critico»

Cercherò di rispondere a cinque domande: 1. Chi è lautore di questo libro? 2. Qual è largomento di cui parla? 3. Quali sono le sue fonti? 4. Qual è il suo metodo? 5. Che giudizio dare sul libro nel suo insieme?

1. Lautore di questo libro è Joseph Ratzinger, che è stato professore di teologia cattolica in varie Università tedesche a partire dagli anni Cinquanta e, in questa veste, ha seguito levolversi e le diverse vicissitudini della ricerca storica su Gesù; ricerca che si è sviluppata anche presso i cattolici nella seconda metà del secolo scorso. Lautore ora è Vescovo di Roma e Papa con il nome di Benedetto XVI. Qui si pone già una possibile questione: è il libro di un professore tedesco e di un cristiano convinto, oppure è il libro di un Papa, con il conseguente rilievo del suo magistero? In verità, per quanto riguarda lessenziale della domanda, è lautore stesso nella prefazione a rispondere con franchezza: «Non ho bisogno di dire espressamente che questo libro non è in alcun modo un atto magisteriale, ma è unicamente espressione della mia ricerca personale del "volto del Signore". Perciò, ciascuno è libero di contraddirmi. Chiedo soltanto alle lettrici e ai lettori di farmi credito della benevolenza senza la quale non cè comprensione possibile» (p.19). Siamo pronti a fare questo credito di benevolenza, ma pensiamo che non sarà facile per un cattolico contraddire ciò che è scritto in questo libro. Comunque, tenterò di considerarlo con uno spirito di libertà. Tanto più che lautore non è esegeta, ma teologo, e sebbene si muova agilmente nella letteratura esegetica del suo tempo, non ha fatto studi di prima mano per esempio sul testo critico del Nuovo Testamento. Infatti, non cita quasi mai le possibili varianti dei testi, né entra nel dibattito circa il valore dei manoscritti, accettando su questo punto le conclusioni che la maggior parte degli esegeti ritengono valide.

2. Di cosa parla? Il libro ha come titolo Gesù di Nazaret. Penso che il vero titolo dovrebbe essere Gesù di Nazaret ieri e oggi. E questo perché lautore passa con facilità dalla considerazione dei fatti che riguardano Gesù allimportanza di questultimo per i secoli seguenti e per la nostra Chiesa. Il libro è pieno di allusioni a problematiche contemporanee. Per esempio, parlando della tentazione nella quale dal demonio viene offerto a Gesù il dominio del mondo, egli afferma che il «suo vero contenuto diventa visibile quando constatiamo che, nella storia, essa prende continuamente una forma nuova. LImpero cristiano ha cercato molto presto di trasformare la fede in un fattore politico per lunità dellImpero& La debolezza della fede, la debolezza terrena di Gesù Cristo doveva essere sostenuta dal potere politico e militare. Nel corso dei secoli questa tentazioneassicurare la fede mediante il poteresi è ripresentata continuamente» (p. 59). Questo genere di considerazioni sulla storia successiva a Gesù e sullattualità, conferiscono al libro unampiezza e un sapore che altri libri su Gesù, in genere più preoccupati dalla discussione meticolosa dei soli eventi della sua vita, non hanno. Lautore dà anche volentieri parola ai Padri della Chiesa e ai teologi antichi. Per esempio, per quanto concerne la parola greca epiousios, egli cita Origene, il quale dice che, nella lingua greca, «questo termine non esiste in altri testi e che è stato creato dagli Evangelisti» (p. 177). Circa linterpretazione della domanda del Padre Nostro «E non indurci in tentazione», egli richiama linterpretazione di San Cipriano e precisa: «Così dobbiamo riporre nelle mani di Dio i nostri timori, le nostre speranze, le nostre risoluzioni, poiché il demonio non può tentarci se Dio non gliene dà il potere» (p. 187). Quanto alla storia di Gesù, il libro è incompleto, perché considera solo gli eventi che vanno dal Battesimo alla Trasfigurazione. Il resto sarà materia di un secondo volume. In questo primo volume sono trattati il Battesimo, le tentazioni, i discorsi, i discepoli, le grandi immagini di San Giovanni, la professione di fede di Pietro e la Trasfigurazione, con una conclusione sulle affermazioni di Gesù su se stesso. Lautore parte spesso da un testo o da un evento della vita di Gesù per interrogarsi sul suo significato per le generazioni future e per la nostra generazione. In questo modo il libro diventa una meditazione sulla figura storica di Gesù e sulle conseguenze del suo avvento per il tempo presente. Egli mostra che, senza la realtà di Gesù, fatta di carne e di sangue, «il cristianesimo diviene una semplice dottrina, un semplice moralismo e una questione dellintelletto, ma gli mancano la carne e il sangue» (p. 270). Lautore si preoccupa molto di ancorare la fede cristiana alle sue radici ebraiche. Gesù, ci dice Mosè, «è il profeta pari a me che Dio susciterà& a lui darete ascolto» (Deuteronomio, 18,15) (p. 22). Ora, Mosé aveva incontrato il Signore.EIsraele può sperare in un nuovo Mosè, che incontrerà Dio come un amico incontra il proprio amico,ma al quale non sarà detto, come a Mosè, «Tu non potrai vedere il mio volto» (Esodo, 33,20). Gli sarà dato di «vedere realmente e direttamente il volto di Dio e di potere così parlare a partire da questa visione» (p. 25). E quel che dice il prologo del Vangelo di Giovanni: «Dio, nessuno lha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Giovanni 1,18). «E qui il punto a partire dal quale è possibile comprendere la figura di Gesù» (p. 26). E in questo reciproco intrecciarsi di conoscenze storiche e di conoscenze di fede, dove ognuno di questi approcci mantiene la propria dignità e la propria libertà, senza mescolanza e senza confusione, che si riconosce il metodo proprio dellautore, di cui parleremo più avanti.

3. Quali sono le sue fonti? Lautore non ne tratta direttamente, come spesso avviene in diverse opere dello stesso genere. Forse ne parlerà allinizio del secondo volume, prima di affrontare i Vangeli dellinfanzia di Gesù. Ma si vede con chiarezza che egli segue da vicino il testo dei quattro Vangeli e gli scritti canonici del Nuovo Testamento. Egli propone anche una lunga discussione sul valore storico del Vangelo di Giovanni, respingendo linterpretazione di Rudolf Bultmann, accettando in parte quella di Martin Hengel e criticando anche quella di alcuni autori cattolici, per poi esporre una propria sintesi, vicina alla tesi di Hengel, sebbene con un equilibrio e un ordine diversi. La conclusione è che il quarto Vangelo «non fornisce semplicemente una sorta di trascrizione stenografica delle parole e delle attività di Gesù, ma, in virtù della comprensione nata dal ricordo, ci accompagna, al di là dellaspetto esteriore, fin nella profondità delle parole e degli eventi; in quella profondità che viene da Dio e che conduce verso Dio» (p. 261). Penso che non tutti si riconosceranno nella sua descrizione dellautore del quarto Vangelo quando egli dice: «Lo stato attuale della ricerca ci consente perfettamente di vedere in Giovanni, il figlio di Zebedeo, il testimone che risponde con solennità della propria testimonianza oculare identificandosi anche come il vero autore del Vangelo» (p.252).

4. Tutto questo rivela con chiarezza il metodo dellopera. Si oppone fermamente a quello che recentemente è stato chiamato, in particolare nelle opere del mondoanglosassone americano, «limperialismo del metodo storico-critico». Egli riconosce che tale metodo è importante, tuttavia corre il rischio di frantumare il testo come sezionandolo, rendendo così incomprensibili i fatti ai quali il testo si riferisce. Egli piuttosto si propone di leggere i vari testi rapportandoli allinsieme della Scrittura. In questo modo, si scopre «che esiste una direzione in tale insieme, che il Vecchio e ilNuovo Testamento non possono essere dissociati. Certo, lermeneutica cristologica, che vede in Gesù Cristo la chiave dellinsieme e, partendo da lui, comprende la Bibbia come ununità, presuppone un atto di fede, e non può derivare dal puro metodo storico. Ma questo atto di fede è intrinsecamente portatore di ragione, di una ragione storica: permette di vedere lunità interna della Scrittura e, attraverso questa, di acquisire una comprensione nuova delle diverse fasi del suo percorso, senza togliere ad esse la loro originalità storica» (p. 14). Ho fatto questa lunga citazione per mostrare come, nel pensiero dellautore, ragione e fede siano implicate e «reciprocamente intrecciate», ciascuna con i suoi diritti e il proprio statuto, senza confusione né cattiva intenzione delluna verso laltra. Egli rifiuta la contrapposizione tra fede e storia, convinto che il Gesù dei Vangeli sia una figura storica e che la fede della Chiesa non possa fare a meno di una certa base storica. Ciò significa, in pratica, che lautore, come dice egli stesso a pagina 17, «ha fiducia nei Vangeli», pur integrando quanto lesegesi moderna ci dice. E da tutto questo scaturisce un Gesù reale, un «Gesù storico» nel senso proprio del termine. La sua figura «è molto più logica e storicamente comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni» (p. 17). Lautore è convinto che «è soltanto se qualcosa di straordinario si è verificato, se la figura e le parole di Gesù hanno superato radicalmente tutte le speranze e tutte le attese dellepoca che si spiega la sua crocifissione e la sua efficacia», e questo alla fine porta i suoi discepoli a riconoscergli il nome che il profeta Isaia e tutta la tradizione biblica avevano riservato solo a Dio (cf. pp.17-18). Applicando questo metodo alla lettura delle parole e dei discorsi di Gesù, che comprende parecchi capitoli del libro, lautore rivela di essere persuaso «che il tema più profondo della predicazione di Gesù era il suo proprio mistero, il mistero del Figlio, nel quale Dio è presente e nel quale egli adempie la sua parola» (p. 212). Questo è vero per il Sermone della montagna in particolare, a cui sono dedicati due capitoli, per il messaggio delle parabole e per le altre grandi parole di Gesù. Come dice lautore affrontando la questione giovannea, cioè il valore storico del Vangelo di Giovanni e soprattutto delle parole che egli fa dire a Gesù, così diverse dai Vangeli sinottici, il mistero dellunione di Gesù con il Padre è sempre presente e determina linsieme, pur restando nascosto sotto la sua umanità (cf. p. 245). In conclusione, bisogna «che noi leggiamo la Bibbia, e in particolare i Vangeli come unità e totalità come richiesto dalla natura stessa della parola scritta di Dio  che, in tutti i suoi strati storici, è lespressione di un messaggio intrinsecamente coerente» (p. 215).

5. Se tale è il metodo di lettura dellautore, cosa dobbiamo pensare della riuscita globale dellopera, al di là del numero di copie vendute nel mondo intero, che tutto sommato non è un indice particolarmente significativo del valore del libro? Lautore confessa che questo libro «è il risultato di un lungo cammino interiore» (p. 19). Se pure ha cominciato a lavorarvi durante lestate 2003, il libro è tuttavia il frutto maturo di una meditazione e di uno studio che hanno occupato unintera vita. Ne ha tratto la conseguenza che «Gesù non è un mito, che è un uomo di carne e di sangue, una presenza tutta reale nella storia. Noi possiamo seguire le strade che ha preso. Possiamo udire le sue parole grazie ai testimoni. E morto ed è risuscitato ». Questa opera è quindi una grande e ardente testimonianza su Gesù di Nazareth e sul suo significato per la storia dellumanità e per la percezione della vera figura di Dio. E sempre confortante leggere testimonianze come questa. A mio avviso, il libro è bellissimo, si legge con una certa facilità e ci fa capire meglio Gesù Figlio di Dio e al tempo stesso la grande fede dellautore. Ma esso non si limita al solo dato intellettuale. Ci indica la via dellamore di Dio e del prossimo, come quando spiega la parabola del buon Samaritano: «Ci accorgiamo che tutti noi abbiamo bisogno dellamore salvifico che Dio ci dona, al fine di essere anche noi capaci di amare, e che abbiamo bisogno di Dio, che si fa nostro prossimo, per riuscire ad essere il prossimo di tutti gli altri» (p. 226). Pensavo anchio, verso la fine della mia vita, di scrivere un libro su Gesù come conclusione dei lavori che ho svolto sui testi del Nuovo Testamento. Ora, mi sembra che questa opera di Joseph Ratzinger corrisponda ai miei desideri e alle mie attese, e sono molto contento che lo abbia scritto. Auguro a molti la gioia che ho provato io nel leggerlo. (traduzione dal francese di Daniela Maggioni)

Carlo Maria Martini
24 maggio 2007

02/06/2007 13.20
 
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Marco Damilano per "L'espresso"



Abramo fu chiamato a sacrificare il figlio Isacco sul monte Oreb?
Macché, era il monte Moria.

Gesù entrò a Gerusalemme il giorno della domenica delle Palme?
Impossibile:
ai tempi di Gesù la festività non esisteva, non esisteva neppure la domenica, in verità.


Chissà cosa avrebbe fatto un docente di teologia con un allievo che nella sua tesi di laurea fosse incappato in simili errori. E chissà come li avrebbe giudicati, ai tempi in cui insegnava a Münster, Tubinga e Ratisbona, il professor Joseph Ratzinger.



Ma in questo caso impugnare la matita rossa e blu è più complicato. Perché l'autore del testo in questione non è uno studentello alle prime armi, ma il teologo tedesco famoso in tutto il mondo, la cui opera si compone di "seicento articoli e un centinaio di libri tradotti in tutte le lingue", come vanta la quarta di copertina del suo ultimo volume. Proprio lui: Ratzinger, papa Benedetto XVI.

Il suo libro 'Gesù di Nazareth', edito da Rizzoli, in poco più di un mese ha raggiunto la tiratura di un milione e mezzo di copie (con edizioni in Italia, Germania, Slovenia, Grecia, Polonia, Stati Uniti e Gran Bretagna e con traduzioni in corso in 30 lingue). Un successo enorme di pubblico, accompagnato dall'applauso dei fan: "Ha l'aria di avere in pugno la storia più interessante in circolazione della storia del mondo", si è commosso Giuliano Ferrara.


Gli specialisti, gli esperti di Scrittura, però, non condividono tanto entusiasmo.
E forse pensava a loro, il collega Ratzinger, quando ha scritto l'introduzione: "Questo libro non è magisteriale. Perciò ognuno è libero di contraddirmi. Chiedo solo alle lettrici e ai lettori quell'anticipo di simpatia senza il quale non c'è alcuna comprensione". Quasi un invito alla clemenza, con l'ansia dell'intellettuale che teme il giudizio dei critici su ciò che gli è più caro: l'opera del suo ingegno.

Altro che simpatia. Dagli esegeti arrivano stroncature impietose. Segnalazioni di errori che 'L'espresso' ha raccolto con l'assicurazione dell'anonimato. Sviste, confusioni sintattiche, anacronismi, luoghi comuni. E qualche autentico strafalcione.

A pagina 51, per esempio, Ratzinger parla del racconto rabbinico secondo cui "Abramo, sulla strada per il monte Oreb dove avrebbe dovuto sacrificare il figlio, non prese né cibo né bevanda per quaranta giorni e quaranta notti". Ma qui il papa fa confusione tra due episodi biblici: nel capitolo 22 del libro della Genesi il monte indicato per il sacrificio di Isacco è il Moria. E Abramo arriva nel luogo dell'olocausto il terzo giorno. Mentre, in effetti, c'è un altro personaggio fondamentale che digiuna per quaranta giorni camminando verso il monte Oreb: ma è il profeta Elia, come racconta il capitolo 19 del libro dei Re. Scambiare Abramo con Elia è da "non possumus".

Ma a pagina 356, il papa tedesco scivola sull'Oreb, per la seconda volta. Parlando dei "monti della rivelazione" ne indica tre: il Sinai, l'Oreb e il Moria. Ma il Sinai e l'Oreb nel linguaggio della Bibbia sono la stessa cosa, simboleggiano il monte dove Dio parla al suo popolo.

C'è poi l'equivoco per cui Ratzinger scrive che Gesù entrò a Gerusalemme durante la festa della domenica delle Palme:

il papa lo ripete quattro volte, a pagina 213, 272, 315, 335.
Ma si tratta di un evidente anacronismo: la domenica delle Palme, come è ovvio, all'epoca era una festività inesistente. La benedizione dei ramoscelli d'ulivo che ricorda quel giorno fu istituita molti secoli dopo.

A voler essere pignoli, poi, e solo Dio e Ratzinger sanno quanto possono esserlo certi teologi, si scova di tutto. Scambi di genere: a pagina 362 la parola ebraica sukkot (capanne) viene utilizzata al maschile, e invece è femminile. Scambi di declinazione: l''epistàta' di cui si legge a pagina 348, che in greco significa presidente, capo, maestro, è un vocativo, il nominativo è 'epistàtes'.

Luoghi comuni: l'asina "cavalcatura dei poveri", di cui si parla a pagina 105, sa un po' di fiaba bavarese. Si può aggiungere che 'malkut' è una parola ebraica, e non una radice come afferma il papa a pagina 79. E ancora: a pagina 62 Benedetto XVI traduce il termine 'doxa' in gloria, ma nel greco classico in realtà la parola significa opinione, solo nel Nuovo testamento, nei Vangeli, assume un nuovo significato.

Discussioni sul sesso degli angeli?
Mica tanto. Come si è visto la settimana scorsa a Parigi quando alla caccia all'errore nel testo del professor Ratzinger si è aggregato un lettore d'eccezione:
il Cardinal Carlo Maria Martini.
Recensendo il libro del papa nella sede dell'Unesco il cardinale gesuita, ex rettore dell'Università Gregoriana, raffinato studioso delle Scritture, ha soavemente scagliato qualche bel pietrone.
Prima ha fatto notare che l'assenza di note non consente di capire a cosa si riferisca Ratzinger quando parla di versioni recenti della Scrittura: "Il testo ebraico non è una versione", ha commentato l'arcivescovo emerito di Milano.

Segnalando, en passant, che il primo libro dei Re di cui si parla nell'edizione francese, in quella italiana viene citato come il secondo. Poi si è dedicato a gettare un'ombra sulla preparazione dell'autore: "Egli non è esegeta, ma teologo, e sebbene si muova agilmente nella letteratura esegetica del suo tempo non ha fatto studi di prima mano per esempio sul testo critico del Nuovo Testamento". Come dire che il papa è rimasto alla teologia dei primi anni Settanta, non ha studiato oltre. Detto a un dottor sottile come Ratzinger, è una bacchettata niente male.


Qualcuno attribuisce gli errori alla stesura accidentata del testo, cominciata nell'estate del 2003, quando Ratzinger era un cardinale in vista della pensione, e terminata, stando alla data della prefazione, il 30 settembre 2006, nel pieno delle polemiche seguite alla lectio magistralis di Benedetto XVI nell'Università di Ratisbona, il più grave cortocircuito comunicativo del suo pontificato. Un testo scritto nei "momenti liberi", e questo può giustificare qualche imprecisione.

Qualcun altro, invece, se la prende con l'imperizia dei curatori dell'edizione italiana: Ingrid Stampa, la signora che da quindici anni fa da governante a Ratzinger e oggi è integrata nella sezione tedesca della segreteria di Stato, ed Elio Guerriero, irpino di Capriglia, responsabile di 'Communio', la rivista teologica internazionale fondata nel 1972 da Hans Urs von Balthasar, Henri de Lubac e dallo stesso Ratzinger per fare da contraltare a 'Concilium', la voce dei teologi progressisti negli anni dell'immediato post Concilio su cui scrivevano Hans Kung, Johann-Baptist Metz e Karl Rahner.

Anche il gioco delle interpretazioni sul 'Gesù' di Ratzinger ripropone l'antica divisione tra progressisti e conservatori. In ballo, al di là di dispute fin troppo sofisticate, c'è il metodo storico-critico di interpretazione dei Vangeli, che si è affermato nel secolo scorso ed è considerato essenziale dai principali esegeti. Mentre Benedetto XVI lo elegge a suo bersaglio polemico, lo smantella fin dall'introduzione, lo accusa addirittura di essere tra i principali responsabili dell'indebolimento della fede cristiana negli ultimi decenni.

"Chi legge alcune ricostruzioni", scrive il papa, "può constatare che esse sono molto più fotografie degli autori e dei loro ideali che non la messa a nudo di un'icona fattasi sbiadita. In conseguenza di ciò, la figura di Cristo si è ancora più allontanata da noi". E così mezzo secolo di ricerche sui testi evangelici e sulla storicità di Gesù sono serviti. Martini ha preferito sorvolare sull'attacco. Ma nella presentazione parigina ha declassato il testo del papa al rango di meditazione personale: "Questa opera è una grande e ardente testimonianza su Gesù di Nazareth", ha detto il cardinale con apparente benevolenza. Aggiungendo, con una certa dose di malizia: "È sempre confortante leggere testimonianze come questa".

Una bella testimonianza, insomma, e ci mancherebbe, ma nulla di più: non certo la parola definitiva sulla figura di Gesù. E il successo popolare del testo ratzingeriano? "Tutto sommato non è un indice particolarmente significativo del valore del libro", ha concluso Martini. E questa suona come la più perfida delle critiche.


Fonte: 1 Giugno 2007
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Non condivido le tue idee, ma darei la vita per vederti sperculeggiare quando le esporrai.
07/06/2007 00.21
 
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PRESENTATO A FIRENZE "GESU' DI NAZARETH" DEL PAPA

Una presentazione con una platea di oltre seicento persone: e' quella davanti alla quale il direttore de "Il Foglio" Giuliano Ferrara, il presidente della Provincia di Firenze Matteo Renzi ed Andrea Bellandi, Preside della Facolta' teologica dell'Italia Centrale, hanno illustrato il libro "Gesu' di Nazareth" di Joseph Ratzinger. Una pubblicazione che e' frutto di una lunga ricerca compiuta dal teologo, divenuto Papa, Benedetto XVI. "Fecondazioni varie, family day, abusi sessuali, eutanasia: tutte le volte che sale alla ribalta un argomento del genere, il pensiero di questi tempi corre alla Chiesa - ha detto il Presidente Matteo Renzi.
- Anche per questo ho pensato a questa occasione non come oggetto di una riflessione etica, anche se naturalmente l'etica non manca, ma come opportunita' di confrontarsi sul lavoro di una persona che costituisce per i cattolici ben piu' di un semplice essere umano. Con Gesu' e con la Chiesa - secondo Renzi bisogna confrontarsi con uno sguardo libero, laico, facendo i conti con un fatto storico, antidoto alla semplificazione di chi coglie ogni cosa come ingerenza. La Chiesa e' incontro con Cristo ed e' bella la chiesa che mette al centro Gesu' di Nazareth, quando si coltiva nel tempo, per riprendere i termini di un gesuita citato da Ratzinger, attraverso la costante fedelta' e l'adorazione mai tradita". Ad una domanda specifica sul 'Family day', Renzi ha poi risposto che "e' difficile capire perche' c'e' uno sguardo carico di ideologia sulla famiglia. Tutto cio' che viene detto dalla chiesa viene visto come ingerenza. Non c'e' bisogno di essere cattolici - ha concluso il presidente della Provincia - per difendere la famiglia".
08/06/2007 03.52
 
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Ma perche non ho visto ancora qualche revisione o commentario da qualcun'utente italiano/a del Forum sul libro? Ne ho gia fatto due commentari nella sezione inglese - e impossibile leggerlo per non dire qualcosa subito dopo!
[IMG]http://i601.photobucket.com/albums/tt96/MARITER_7/2011-1/2011-MISCELLANEOUS/0-MTM-FIRMA-1303012_zps59672c47.jpg[/IMG]
08/06/2007 17.26
 
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Benedetto XVI - Gesù di Nazaret Una sorprendente libertà

dal blog di lella, il commento del cardinale Lehman

di K. Lehman

Note sul libro di papa Ratzinger Regno Attualità 8/2007

Alla domanda d'un giornalista se quello del papa su Cristo sia un libro come gli altri, un noto teologo ha risposto con lucidità: «È un evento! Non c'è stato sinora nulla di paragonabile. Un papa scrive un'opera su Gesù e si confronta in tal modo con le strutture argomentative della ragion critica».

Davvero sorprendente è il fatto che il papa non dia in questo volume una forma organica alle catechesi e alle omelie su Gesù Cristo, da lui regolarmente tenute, ma che scriva e pubblichi un'opera su Gesù scientificamente fondata e sistematicamente articolata.

Il servizio di questo papa è caratterizzato in modo determinante dalla sua capacità di valorizzare la parola. La sua retorica è davvero sorprendente. Ha un'innata tendenza a cesellare la parola, conferendole una particolare bellezza, manifestando talvolta i tratti del poeta e dello scrittore. È in grado di destare nei suoi interlocutori un'attenta sensibilità per il Vangelo e per la persona di Gesù Cristo.

Sono doti che gli sono state date sin dalla nascita e che sono state poi affinate da uno studio approfondito, condotto alla scuola di grandi maestri, e da una particolare passione per la teologia. Sin dall'inizio ha desiderato consacrarsi completamente al compito della predicazione e a quello di fornire agli altri un orientamento sia spirituale sia teologico. Si è pertanto affermato non solo come ricercato maestro della teologia, ma anche come predicatore convincente e costantemente richiesto. È questo un servizio che egli compie da oltre cinquant'anni. Essere scrittore è parte integrante della sua vita.

L'ultimo libro pubblicato porta il semplice titolo Gesù di Nazaret. S'inserisce in una determinata tradizione di opere teologiche cui il papa fa esplicito riferimento sin dalla premessa: «Al libro su Gesù (&) sono giunto dopo un lungo cammino interiore. Al tempo della mia giovinezza - negli anni trenta e quaranta - esisteva una serie di opere entusiasmanti su Gesù. Ricordo solo il nome di alcuni autori: Karl Adam, Romano Guardini, Franz Michel Willam, Giovanni Papini, Daniel-Rops». Questi libri - analogamente a quelli della generazione più giovane, cui appartengo - rappresentano come pochi altri non solo un'introduzione al cristianesimo in generale ma un approccio concreto alla figura di Gesù Cristo. Il loro nucleo centrale è quel Gesù uomo che è al contempo Figlio di Dio, proveniente dal cuore del Padre.

In quest'opera si concretizza in un certo senso un sogno che il teologo Joseph Ratzinger perseguiva da tempo. In collaborazione con il suo futuro collega Johannes Auer (Regensburg) aveva previsto di pubblicare nella «Breve dogmatica cattolica» - curata ed edita in comune - un volume su Il mistero di Cristo; lo prova il piano dell'opera allora reso noto. Successivamente Johannes Auer dovette comunicare che, in seguito alla nomina ad arcivescovo di Monaco, Joseph Ratzinger non avrebbe più avuto il tempo di completare Il mistero di Cristo (come documenta l'introduzione dello Auer stesso al volume IV/1 della «Breve dogmatica», Regensburg 1986, p. 15).

L'unico volume pubblicato nella «Breve dogmatica» da Ratzinger nel 1977, prima della sua nomina ad arcivescovo di Monaco (e di lì a poco a cardinale), è Escatologia: morte e vita eterna (vol. IX, Regensburg 1977; la sesta edizione è stata riveduta nel 1990, una nuova edizione, con una premessa del papa, è del 2007; pp. 11-14). Nelle intenzioni dell'autore il piano di scrivere un libro su Cristo ha pertanto una lunga genesi, anche se una sua collocazione all'interno della «Breve dogmatica»avrebbe verosimilmente conferito all'opera un'impronta piuttosto manualistica.

Per quanto possa essere un «evento» la circostanza che un papa scriva un libro teologico su questo tema e con quest'impronta, sta di fatto che la sua pubblicazione corrisponde a un desiderio e un proposito maturati da tempo nel cuore di papa Benedetto XVI. Ciò spiega perché l'autore abbia dedicato tutto il suo tempo libero per lavorare all'opera intrapresa. Egli stesso afferma: «Come ho detto dall'inizio di questa premessa, il cammino interiore verso questo libro è stato lungo. Ho potuto cominciare a lavorarci durante le vacanze estive del 2003. Nell'agosto del 2004 ho poi dato forma definitiva ai capitoli dall'1 al 4. Dopo la mia elezione alla sede episcopale di Roma ho usato tutti i momenti liberi per portare avanti il libro».

Il papa ci tiene a far presente la volontà di pubblicare - sotto forma di un primo tomo dell'opera complessiva - solo i primi dieci capitoli, relativi al periodo compreso tra il battesimo di Gesù e la sua trasfigurazione. Il secondo tomo dell'opera verterà invece sulla passione, sulla morte e sulla risurrezione di Gesù, nonché sulla discesa dello Spirito Santo a Pentecoste con la conseguente nascita della Chiesa; come il papa afferma, il volume comprenderà anche le storie dell'infanzia di Gesù. È verosimile che contestualmente alle professioni di fede in Gesù Cristo vi venga trattato il credo cristologico esposto nei vari simboli apostolici della Chiesa antica.

Possiamo pertanto attenderci un volume che presenterà probabilmente uno spessore analogo a quello attuale. In un tono riflessivo il papa afferma che intende pubblicare perlomeno la prima parte dell'opera «poiché non so quanto tempo e quanta forza mi saranno ancora concessi».

Il libro presenta uno spessore di 448 pagine; il testo è chiaro e, dopo una premessa iniziale, si suddivide in dieci ampi capitoli. Un indice bibliografico - comprendente brevi commenti ad alcuni lemmi, evidentemente scritti dall'autore stesso - documenta le fonti scientifiche e la letteratura di base cui il papa si riferisce. La casa editrice ha aggiunto un'ampia appendice con un indice e un glossario, che facilitano l'orientamento in un'opera organicamente strutturata a vari livelli.

La premessa e l'introduzione provano la profonda conoscenza dei più recenti risultati dell'esegesi neotestamentaria di cui dispone il pontefice nella sua erudizione. Egli non ha alcuna difficoltà a mettersi alla scuola di noti esegeti evangelici, per quanto si rifiuti di far pedissequamente sue le soluzioni proposte. Afferma pertanto con chiarezza: «È chiaro che con questa visione della figura di Gesù io vado al di là di quello che dice ad esempio Schnackenburg in rappresentanza di una buona parte dell'esegesi contemporanea. Io spero, però, che il lettore comprenda che questo libro non è stato scritto contro la moderna esegesi, ma con grande riconoscenza per il molto che essa ci ha dato e continua a darci. Ci ha dischiuso una grande quantità di materiali e di conoscenze attraverso le quali la figura di Gesù può divenirci presente con una vivacità e una profondità che pochi decenni fa non riuscivamo neppure a immaginare. Io ho solo cercato, al di là della mera interpretazione storico-critica, di applicare i nuovi criteri metodologici, che ci consentono un'interpretazione propriamente teologica della Bibbia e che però richiedono la fede, senza con ciò volere e potere per nulla rinunciare alla serietà storica».

Non v'è dubbio che la discussione scientifica dei prossimi mesi valuterà in che misura il tentativo fatto da Joseph Ratzinger sia effettivamente riuscito e in che senso egli abbia rispettato il metodo storico-critico e al contempo gli sia andato oltre. È un tentativo che comporta una notevole disponibilità al rischio. Nel compierlo il papa ha dimostrato un coraggio che gli va apertamente riconosciuto.

I dieci capitoli ripercorrono il cammino di Gesù nel corso della sua predicazione pubblica: il suo battesimo (29-47), le tentazioni (47-69), il Vangelo del Regno di Dio (69-87), il discorso della montagna (87-157), la preghiera del Signore, il Padre nostro (157), i discepoli (203-219), il messaggio delle parabole (219-257), le grandi immagini giovannee: l'acqua, la vite e il vino, il pane, il pastore (257-333), nonché due momenti importanti del cammino di Gesù: la confessione di Pietro (333-352) e la trasfigurazione (352-367). Il libro si concentra infine sulle più importanti affermazioni di Gesù su se stesso: sui titoli di «Figlio dell'uomo»(369-384) e di «Figlio»(384-395) e sul suo «Io sono» (395-407).

Il papa sa che queste tre affermazioni celano il segreto di Gesù e al contempo lo rivelano: «Le tre affermazioni si radicano tutte profondamente nella parola di Dio, nella Bibbia di Israele, nell'Antico Testamento. Solo però nel segreto queste tre affermazioni acquistano il proprio profondo significato; in un certo senso hanno atteso alla rivelazione di questo segreto: nelle tre affermazioni si manifesta l'originalità di Gesù - la sua novità, ciò che gli è esclusivo e che non devia da altra premessa se non dal fatto d'essere possibili solo sulle sue labbra».

Le vivaci discussioni di questi ultimi giorni erano viziate dal fatto che del libro non era noto il contenuto. Ora che il volume è disponibile si dovrebbero lasciare da parte tutte le speculazioni di tipo teologico-politico o politico-ecclesiale. Desidero citare il noto detto tratto dalla vita di sant'Agostino, tanto caro al papa: «Prendi e leggi». Si tratta di un libro, questo, caratterizzato da attenzione e riflessione, equilibrio e finezza, da una tranquillità e al contempo una semplicità che affascina; un libro che desidera (e certamente vi riuscirà) conquistare molti lettori a condividere il cammino di Gesù. Chi lo leggerà avvertirà - analogamente a quanto avviene nella lettura di altri autori di teologia del ventesimo secolo - che il cristianesimo non è prevalentemente un sistema etico-dogmatico di proposizioni di fede e di prescrizioni morali, ma una persona concreta che c'invita a condividere il suo cammino.

È questa la ragione che ha indotto il papa a intraprendere con assoluta sincerità - mi pare sia questo il termine più appropriato - il tentativo d'aprirci la strada alle fonti del nostro sapere su Gesù Cristo e soprattutto alla comprensione dell'unicità della sua persona, senza peraltro chiederci di rinunciare alla nostra ragione. Gesù di Nazaret è un'opera scientificamente fondata e al contempo un libro di fede: nella tranquillità del suo impulso missionario è un testo di cui oggi abbiamo un profondo bisogno.

Come teologo e come vescovo desiderio ringraziare di cuore Joseph Ratzinger/Benedetto XVI d'averci dato questo libro: per il suo contenuto, ma soprattutto per il coraggio che esso documenta. Il papa ha compiuto il 16 aprile ottant'anni. Con questo libro si è fatto il miglior regalo. Egli non ha però scritto quest'opera per se stesso, ma per fare un dono a tutti coloro che sono alla ricerca della verità - soprattutto ai cristiani che ricercano costantemente l'autentico volto del loro Signore -. E che altro avrebbe potuto fare un papa se non prendere per mano queste persone e aiutarle nel loro cammino di ricerca?

Il percorso che Joseph Ratzinger/Benedetto XVI invita a intraprendere non ha pertanto bisogno d'essere legittimato in termini autoritativi. L'autore stesso ci invita a leggere il libro in completa libertà di spirito: «Non ho di sicuro bisogno di dire espressamente che questo libro non è in alcun modo un atto magisteriale, ma è unicamente espressione della mia ricerca personale del "volto del Signore" (cf. Sal 27,8). Perciò ognuno è libero di contraddirmi. Chiedo solo alle lettrici e ai lettori quell'anticipo di simpatia senza il quale non c'è alcuna comprensione». Una sorprendente libertà!

Karl Lehmann

Il Regno, maggio 2007
24/08/2007 20.51
 
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Da Petrus

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Presentato anche in Cile il libro del Santo Padre su Gesù di Nazaret

CITTA’ DEL VATICANO - Tre Università del Cile hanno presentato ufficialmente in un Congresso, il primo in America Latina, il libro di Papa Benedetto XVI “Gesù di Nazaret”. Il simposio organizzato dagli atenei si è tenuto presso l’Universita' dele Ande di Santiago del Cile ed è stato presieduto dal decano Jaime Danoso e dalla linguista Eliana Raos. Alla manifestazione ha partecipato anche il nunzio apostolico in Cile, Monsignor Aldo Cavalli, che ha affermato: "E’ un libro splendido, una ricostruzione della vita e della storia di Gesù che consiglio a tutti i fedeli e anche a chi non è cattolico". In America Latina il libro è pubblicato dalla editrice “Planeta” ed è tradotto da Carmen Alvarez. La settimana prossima, il giorno 28, il libro “Gesù” di Nazaret sarà presentato in Spagna e sarà meso in vendita a partire da quella data, pubblicato da “Editorial de las Estrellas”, al costo di 19 euro e 50 centesimi.
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