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Cosa mi sta succedendo? Non riesco più a nascondermi

Ultimo Aggiornamento: 13/09/2011 07.49
20/06/2011 13.33
 
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Vorrei raccontare la storia di quello che mi è successo 8 anni fa, mi scuso anticipatamente per la lunghezza del testo, per le cose terribili che scriverò, per gli errori di ortografia, le ripetizioni. Lo scriverò tutto d'un fiato, ne ho bisogno, non ne posso più, sono stanca di uccidere questa parte di me.
Lo conobbi in treno al ritorno me lo presentò sua moglie, una ragazza con cui chiacchieravo spesso. La prima volta che lo vidi mi colpì perché era evidentemente bello, aveva di più di 30 anni. Ero una ragazza carina, riflessiva, un pò timida, mi piaceva studiare, avevo dei sogni, delle ambizioni, non avevo mai nemmeno baciato un ragazzo. L'uomo del treno era sempre molto discreto, c’erano altre ragazze con cui si parlava, ma parlava soltanto con me e sono sicura che una volta sua moglie lo guardò malissimo dopo che avevamo parlato per tutto il viaggio, da quella volta cercai di mantenere le distanze e a quanto pareva anche lui, non ci diedi peso, la gelosia è una cosa normale e la maggior parte delle volte ingiustificata. Tramonto, estate, era caldo,non riesco a collocare quel giorno, giugno o forse luglio, avevo 15 anni, non ricordo perchè mi trovavo lì alla stazione dei treni, ma aspettavo il treno per tornare a casa.Poi arriva una macchina bianca forse una golf che accosta di fianco a me, la vedo attraverso una bicicletta,Ricordo come un eco nella mia testa quello che mi ha detto: – ciao piccola! Che fai qui tutta sola? Dai che ti porto io a casa. Ricordo che quel piccola e la sua disinvoltura mi avevano lasciata un po’ sorpresa, era sempre stato molto discreto nei miei confronti. Gli dissi che aspettavo il treno e gli chiesi se ci fosse qualcosa che non andava, era molto nervoso. Sorride e la sua risata è nervosa e ambigua – No bambola, anzi sono un po’ eccitato per una cosa che devo fare, non preoccuparti per me, e dai vieni in macchina che ti racconto!- La distanza fra di noi era di più o meno 2 metri, poi si è avvicinato mentre gli rispondevo che dovevo andare. Avevo capito da come mi guardava che qualcosa non andava, e si era avvicinato talmente da farmi indietreggiare, eravamo sullo stesso scalino, io con una gamba su quello che saliva. Mi ha cinto i fianchi con un braccio il sinistro, prendendo anche le braccia , ho un immagine insistente del libro che cade e si lacera, mi stringeva fortissimo, con l’altra mano da sotto la manica ha tirato fuori un coltello che mi ha puntato sul mento, era freddo, avevo i brividi e li ho anche in questo momento. Non so come ogni fibra di me aveva già capito nel momento in cui si avvicinò, avevo tanta paura ma allo stesso tempo non credevo possibile che una cosa del genere potesse succedere, lo rifiutavo, speravo volesse baciarmi e finita lì, ma dal modo in cui strinse ogni possibilità di fuga era stata cancellata dalla mia mente, era forte, troppo forte per me e mi faceva malissimo. Probabilmente riuscii a dire un debole no, l’ho sognato diverse volte e spesso ancora mi succede di non riuscire ad emettere altro che un debole no, la voce mi si blocca e sento un brivido di adrenalina che mi porta il cuore in gola tanto forte da non riuscire a muovermi questo succede se qualcuno fa qualcosa che non vorrei o mi provoca dolore in un momento di intimità, spesso l’altra persona non se ne accorge. Ricordo che speravo qualcuno vedesse da dentro la stazione, ma nessuno mi aiutò. Sono sicura di aver visto qualcuno guardare da una finestra dall’altra parte della strada in fondo forse una donna. Non riuscii ad urlare, forse qualche gemito, ricordo le mie lacrime che hanno bagnato il suo viso quando mi ha sussurrato nell’orecchio di baciarlo e di seguirlo in macchina, ha cominciato a mordermi le labbra e mi ha ficcato la lingua in bocca, il coltello era freddo, lo premeva sulla gola in posizione verticale. Ricordo perfettamente il suo sapore, l’ho sognato tante di quelle volte, ricordo la sua lingua e le unghie che affondavano sul mio fianco mentre mi teneva ferma la mano e me la premeva contro, i brividi che si trasformarono in gelo e una strana sensazione di calore, due sensazioni opposte coesistevano, queste sensazioni sono per me più familiari di altre sensazioni positive legate a bei momenti della mia vita. Non potevo muovermi, volevo solo che finisse, sentii scariche di adrenalina e poi persi il senso dello spazio e del tempo, ero debole. Non poteva essere vero, no doveva essere uno scherzo.Mi sollevò per portarmi giù dalle scale, non ricordo come arrivai in macchina. Salì dietro con me ,mi fece stendere sul sedile a forza, mentre mi legava i polsi e le caviglie e mi tolse le scarpe, mi diceva che ero una troia, che sapeva che quando lo guardavo con quegli occhi da ... non riesco nemmeno a scriverlo. - piccola ..., ... mi piace il tuo nome da troia-. Mi disse altre cose del genere. Non aveva le mutande, mentre si strusciava su di me tirandomi i capelli e con una mano stringeva fortissimo il seno sotto la maglietta, sulla gamba lo sentivo duro, era caldo, sudato, il suo fiato addosso, la sua voce troppo vicina troppo profonda, mi faceva male, pesava troppo sopra di me mi mancava il respiro, stringeva il mio seno in modo terribile, sembrava pazzo, era eccitato e diventò rosso in viso gli occhi sbarrati, una bestia schifosa sopra di me, non riuscivo a tollerarlo, mi coprì con una coperta pesantissima. Salire sul sedile posteriore quando guida qualcun altro mi rende nervosa, anche guidare a volte mi da una sensazione di rabbia, di claustrofobia, come se non riuscissi mai ad avere il controllo totale, mi sento inadeguata alla guida e non ho senso dell'orientamento da quel giorno, spesso mi sono persa a causa di un momento di rabbia o panico. Poi mi mise una benda sugli occhi molto stretta, come strettissimo aveva legato anche i miei polsi. Cercai di urlare ma il nodo alla gola era così stretto che non riuscii nemmeno a piangere, avevo la nausea. Mise in moto, non ricordo il viaggio, chiusi gli occhi e cercai di capire dove svoltasse, ma mi sentivo troppo intontita per concentrarmi, dalla radio musica classica, violini, sognavo spesso violini, ma non riuscivo a capire cosa fosse quando ancora non ricordavo, dopo due anni iniziai a ricordare qualcosa e ascoltai molta musica classica con violini per ritrovare la sensazione di resa ,di malinconica rassegnazione che mi davano, come suonassero al mio funerale. La macchina profumava troppo, il profumo era fortissimo e si mescolava al suo. Non so dove mi portò ricordo una discesa su sterrato e poi mi tirò fuori tirandomi per le gambe e mi portò in braccio dentro un posto caldissimo, mancava l’aria e si sentiva debolmente il fastidioso suono dei grilli, solo dopo anni ho capito perchè non sopportavo il verso che fanno. Sotto un odore che assomigliava a quello del legno marcio era buio, molto buio, il suo respiro era profondo, sentivo l’odore del suo sudore. Accese delle luci. Mi gettò su un materasso, mentre cadevo ho avuto la sensazione che il tempo rallentasse, una fortissima fitta alla testa e un dolore forte alla schiena, avevo le mani legare dietro. Sentii che apriva la zip della felpa, era salito sul letto, era nudo sopra di me, mi tolse la benda mi baciò di nuovo con violenza e mi accarezzò il viso– voglio vedere i tuoi occhi, sei bellissima, adesso guarda cosa mi fai fare!- C’erano candele ovunque, io le vedo ovunque nei miei sogni. Mentre parlava la voce tremava, sembrava una bomba che stava per esplodere, ero pietrificata dalla paura e non riuscii a pregarlo di lasciarmi andare, mi tolse la gonna e le mutande e mi tolse la maglietta e strappò il reggiseno e mi slegò polsi e caviglie, lo rivivo come se stesse succedendo e non riesco a smettere di piangere così come non posso smettere di scrivere. Quando mi slegò tentai di graffiarlo, di togliermi le sue mani di dosso ma mi prese il petto tra le mani, lo graffiai con tutta la forza che avevo, cercai di divincolarmi dalla sua presa ma mi teneva ferme le gambe con le sue, sembrava non fare caso ai miei pietosi tentativi di liberarmi. Aveva le mani grandi, e con i pollici premeva forte sui capezzoli e poi scendeva giù fino ai fianchi sempre tenendo premuto fortissimo, ricordo che urlavo forte dal dolore, poi strinse forte i miei glutei, tirò fuori il coltello e me la sfiorava, mentre lo faceva ribaltava gli occhi e gemeva, mi aprì le gambe tenendone ferma solo una, con l’altra ... con l’impugnatura del coltello, mi tagliai cercando di chiudere le gambe, mi rise in faccia, mi faceva malissimo. Mi disse cose terribili, non posso nemmeno scriverle.
Ricordo il dolore terribile che mi fece inspirare fortissimo e che mi irrigidì completamente, quando mi penetrava. Sembrava che la pelle si strappasse, ho infatti riprovato una sensazione simile durante l’episiotomia durante il parto e ricordo che per me è stato bruttissimo mentre mi ricucivano perché la mia gioia era inquinata da quella sensazione terribile che non riuscivo al momento a collegare, tutti mi dicevano e leggevo ovunque che non avrei sentito il dolore dell’episiotomia perché tra anestesia e dolore troppo forte mi sarebbe sembrato un solletico, ma non era solo di dolore la mia sensazione, era semplicemente troppo piena di sentimenti insostenibili. Oltre il fatto che ero vergine i colpi erano troppo forti ,lo faceva con furia, lui era molto forte e mi affondava le unghie sulla pelle, mi divaricava le gambe come se volesse spezzarle e sentivo dolore in tutto il corpo, persi tantissimo sangue, lo ricordo sulle lenzuola verde chiaro lo sento ancora quando mi infilò la lingua dentro sporcandosi di sangue e poi mi bacia e mi morde tutto il corpo sporcandosi e sporcandomi ovunque, lo sento ancora di notte mentre mi diceva – l’odore del tuo sangue oh dio ti amo ti amo troia, ti amo ...- poi ritornò dentro e con le mani sulla mia gola mi fece quasi svenire mi sputava addosso e urlando come una bestia era venuto, mi baciò ancora dolcemente questa volta e mi accarezzò come per consolarmi, mi disse ancora non so quante volte che mi amava. A quel punto mi ero arresa, ero come una bambola disarticolata, non avevo più anima. Poi disse che ne aveva ancora per me, cominciò a tagliare, non sentii dolore, non sentivo più niente. Mi fece dei tagli superficiali su quasi tutto il corpo incidendo la sua iniziale, mentre lo faceva ansimava e si strusciava, il suo sudore la sua pelle grattava bruciavano le mie ferite. Mi sollevò e mi buttò a terra, mi costrinse ad inginocchiarmi mi disse di aprire la bocca e poi me lo mise dentro con forza fino alla gola, mi sentii soffocare, mi veniva da vomitare, non riuscivo a tenere la bocca aperta, mi sembrava che la mandibola si stesse staccando. Sperai di morire in quel momento. Mi urlò di non stringere così tanto, ma non potevo farci nulla, non riuscivo più a respirare, stavo per svenire, lo speravo. Quando vedeva che stavo per soffocare lo toglieva, tossivo ,mi costringeva a leccargli i testicoli, era grondante di sudore e avevo la nausea, ma ero nelle sue mani, alla fine mi disse di berlo tutto, mi teneva la testa fra le mani. Poi mi mollò e mi spinse a terra. Ho un vuoto dopo questo, ma so che non mi mossi di lì mentre lui per un pò andò via, ero semisvenuta, come addormentata del tutto ora, la sensazione di non essere in me era al massimo, per questo ricordo solo quella e che ero sfinita, credevo che le forze mi avrebbero abbandonata e lo speravo, non volevo guardarmi e tenevo gli occhi chiusi. Poi tornò chiedendomi se avevo sete, mi urinò in bocca costringendomi a berla tutta. Mi stuprò ancora per un tempo infinito, urlava in modo terribile, terrificante. Da qui in poi tutto è in realtà confuso, ricordo le sensazioni, le rivivo ogni giorno più o meno intensamente, ricordo il dolore, la voglia di morire, il fatto che mi sentissi al di fuori di me, guardando l’evento come se stesse accadendo a qualcun altro, cercavo di concentrarmi sul danzare delle fiamme, sui riflessi che producevano il fuoco continua a darmi una sensazione di conforto, come se bruciassi insieme a lui e il dolore si trasformasse in pacifica morte, le candele invece mi mandano in panico, è difficile da spiegare, odio sentir pronunciare il mio nome, mi fa sentire nuda. Oggi ricordo come mi picchiò: mi schiaffeggiò fortissimo dicendo che lo facevo soffrire, mi diede un pugno sulla mascella, mi ruppe anche la pelle in bocca, disse che lo illudevo facendo la troia, si alzò in piedi e cominciò a darmi calci sulla pancia e in mezzo alle gambe. Ricordo la sua furia e come piangeva di rabbia rosso in viso. L’ultimo ricordo che ho è il dolore provocato dalla penetrazione anale, mentre mi mordeva da dietro volevo solo che finisse, ma non finiva mai e l’odore del mio sangue trasformava quel posto nel tempio del mio sacrificio e negai il mio corpo, negai quel giorno, volevo solo che mi uccidesse. Come mi strinse forte riempiendomi di baci e carezze, mi accarezzava i capelli e mordeva fortissimo i capezzoli, li fece sanguinare e beveva il mio sangue, si mise dietro di me e mi strinse dolcemente sussurrando. Da qui ricordo solo che ero cieca, non so dove fossi, non vedevo nulla e camminavo a fatica, mi ritrovai a casa. Tutto quello che feci fu automatico, ricordo solo la sensazione del sangue e dello lo sperma che scendevano dalle gambe mentre camminavo e il dolore insopportabile in tutto il corpo.Ogni mattina quando mi sveglio sento che mi dice – sei la più dolce, la più bella e ora che sei mia sei ancora più bella, vorrei tanto tenerti con me- di quando tornai a casa ricordo solo l’acqua sporca di sangue che scendeva da me mentre facevo la doccia e il bruciore dell’acqua sulle ferite. Non so collocare di preciso i giorni successivi al trauma, nel senso che ricordo solo che un giorno mi sono svegliata e i miei vestiti erano sul lavandino a bagno e ricordo di aver pensato che il sangue va lavato via con acqua fredda e grattato via con qualcosa. Li ho stesi fuori dalla finestra per poi buttarli a lavare quando fossero stati asciutti, non mi chiesi perché ero ancora in uno stato particolare, infatti non ricordo gran ché di quello che provavo quei giorni, come se non fossero ricordi miei. I miei amici mi chiedevano perché avevo dei tagli e perché ero strana, mi chiesero diverse volte di andare al mare o in piscina ma declinai sempre con scuse davvero pietose.I miei genitori non si accorsero di nulla, non mi chiesero mai perchè in luglio fossi vestita eccessivamente, non mi chiesero mai come stessi e perchè avessi dei tagli, perchè consumassi scatole e scatole di assorbenti, perchè non mangiavo, perchè non dormivo? Erano troppo impegnati a mantenere una parvenza di perfezione, nemmeno ora mi ascoltano, non si chiesero mai perchè fossi tornata che era quasi mattina. Ricordo che mi medicavo da sola lividi e tagli e che camminare in modo normale era necessario come respirare anche se ogni passo mi faceva trattenere il fiato, i tagli in bocca erano infetti e non riuscivo a parlare avevo male anche la mascella,mettevo il fondotinta sui tagli più evidenti e cerotti negli altri, ero un'automa programmata per nascondere e simulare. Da quei giorni ogni mattina mi sveglio e quando non c’è nessuno mi guardo allo specchio con la voglia di sputarmi addosso cercando di fingere che quella sia un’altra e cerco di sorridere nel modo più convincente possibile, imito le conversazioni degli altri per sembrare felice e normale ma non sono più riuscita a sorridere come una volta perché provo vergogna, rabbia, disprezzo per me stessa, e la consapevolezza di non meritare nulla se non il dolore. Tutto intorno a me sembrava e continua a sembrare assurdo, come se i miei occhi fossero velati ci sangue rappreso che non si lava via, come se percepissi tutto quello che ho intorno semplicemente assurdo, ingiusto, come se non fossi più parte del tutto, ma fossi più un ricordo vivente che continua a andare avanti con gli occhi che guardano indietro, come se fossi morta e osservassi un luogo che non mi appartiene più il passato mi possiede e mi intrappola e spesso nei miei sogni mi vedo camminare piena di sangue vestita come quel giorno ridotta come quel giorno, con un espressione senza vita, una bambola dagli occhi vuoti, ancora adesso mi chiedo se la mia stessa vita sia mia e come ho fatto a viverla, sento di avere ancora 15 anni, sento che tante cose le ho sopportate perché mi sono chiusa nel mio intorpidimento, ho guardato la mia vita dall’alto e le cose sono andate bene. Non riesco più ad avere il controllo di me stessa, non sono più tutt’uno con questa vita, la guardo con gli occhi di una bambina morta e fa venire i brividi perché quando mi guardo allo specchio vedo i miei occhi di pietra, quando faccio l’amore, sento l’odore del suo sudore e le sue mani intorno al collo, ho paura che non finirà mai, so che non andrà mai via, i tagli e i lividi non ci sono più ma io li vedo ancora adesso che ricordo quasi tutto ho più paura ed è stato come riviverlo e non smetterò mai di vivere quel giorno, niente laverà via lo sporco e il male. Poi trovai un ragazzo che mi portava lontano da casa, dove i miei genitori non urlavano per nulla (odio quando qualcuno alza la voce, divento aggressiva) grazie a questo ragazzo il mio piano inconscio per salvarmi era perfetto, ero come sospesa in una situazione di sicurezza che non mi dava alcuna soddisfazione, che mi permetteva però di essere protetta e amata senza che io provassi nulla, sapevo cosa stavo facendo ma non sapevo perché lo facevo, mi mettevo al sicuro soddisfacendo il bisogno di amore di qualcun altro concedendo una falsa me stessa a un ragazzo che si era illuso ci potesse essere un futuro, per me non c’era un concetto di futuro, ho cambiato scuola, ho abbandonato i miei sogni giustificandomi con me stessa e con gli altri dicendo che non ero all’altezza, che non riuscivo più a studiare, a memorizzare e a fare un discorso compiuto, era effettivamente la verità ma non mi venne nemmeno in mente di chiedermi perché, imputai tutto alla storia con questo ragazzo. Avevo bisogno di lui, e lo odiavo da morire, e mi odiavo da morire sapendo nel profondo da qualche parte di meritare di più, disprezzavo me stressa e lui e questo ci teneva legati in una bugia, era come una droga per me, un modo per uscire di casa, per non vedere le persone che ritenevo in realtà responsabili di tutto il mio dolore, i miei genitori. Il mio ragazzo mi violentò un giorno sul letto di sua sorella, ero in preda a uno dei miei soliti pianti isterici e malinconici, davo la colpa a qualsiasi cosa mi venisse in mente, non potevo accettare di piangere senza alcun motivo, dopo avermi lanciato addosso un casco facendomi molto male io mi bloccai completamente, mi stesi sul letto di sua sorella e mentre piangevo mi violentò, riprovai quella sensazione di svenimento a metà e sentii che era quello che meritavo, pensai che ero capace di fare solo quello per gli altri che ormai per amare fosse troppo tardi. Rimasi immobile piangendo, mi disse che gli dispiaceva ma poi non mi avrebbe vista per due giorni era troppo tempo gli sarei mancata troppo, e poi mi disse che ero sexy quando piangevo, sorrisi piangendo e gli dissi che era ora di cena. Quindi paradossalmente riscoprendo questa sensazione ebbi il bisogno di ritrovarla, di soffrire ancora.Fino ai 18 anni la mia vita è stata così, ricordo quello che ho fatto, ma come se non l’avessi fatto io, come se quella che viveva fosse la parte di me che era sopravvissuta, l’unica che riusciva ad emergere, la parte di me più razionale che andava avanti per inerzia, per istinto di sopravvivenza, quella che ci ha salvate tutte e due da un ricordo troppo pesante, peccato che questa parte di me fosse senza cuore per se stessa e per gli altri, sapeva fingere l’amore, ma non lo provava, provava solo odio rabbia e tanta paura, voleva essere al sicuro anche se questo significava lasciar morire il futuro. Senza amore per se stessa ha dovuto arrangiarsi con i suoi mezzi, vivere senz’anima. Non riuscivo più a trovare me stessa, avevo perso dei pezzi, vedevo quella ragazzina piena di vita scappare da me, impaurita e disgustata da quello che ero diventata, io stessa anzichè abbracciarmi e consolarmi, mi respingevo come una minaccia alla stabilità. mi sono sentita due persone per tanto tempo e spesso una prendeva il controllo e l’altra si eclissava. Ancora adesso che sto cercando un integrazione non riesco a conciliare due menti che sono state separate per tanto tempo, che si sono odiate e amate per tanto tempo come fossero due cose distinte. Poi un giorno esplosi. Tutto cominciò quando il mio ragazzo mi stuprò, cominciai a fare degli incubi, Non mangiavo più e dormivo solo in classe o qualche ora di notte ogni tanto, non volevo dormire. Ma non capivo cosa stesse succedendo, ero in crisi totale, avevo allucinazioni e bevevo sperando questo le mandasse via, nemmeno fumare qualcosa serviva, anzi tutto sembrava amplificare il male che mi consumava, e se penso a quel periodo vedo solo tanto dolore, ero sconvolta e stavo rivivendo tutto, cercavo di ricostruire la cosa, ma mi sfuggiva, era confusa, era luglio o giugno (stranamente i miei incubi più vividi e il recupero della memoria con conseguenti crisi si presentano sempre in giugno o in luglio a distanza di 2 o 3 anni). Non avevo nessuno ero di nuovo sola, speravo che il mio ragazzo mi avrebbe aiutata a capire, ma era più bambino di me e non capì arrabbiandosi perché non gli avevo detto niente prima, mi chiarì che se avesse saputo che ero stata con altri non mi avrebbe nemmeno considerata e mi chiese di restare amici. Non ebbi il coraggio di dire niente a nessun altro avevo paura che mi costringessero a denunciarlo, e non volevo farlo, mi sentivo in colpa, ero stata io a sedurlo, ero una troia, non valevo niente, lui aveva il diritto di prendersi tutto, ero fatta per questo, perché gli altri mi usassero e godessero di me, e così sarebbe stato, la mia parte razionale era passata in secondo piano e la mia anima era malata, Nicola forse aveva ragione ero anche stronza, ero stata con un altro e non gli avevo detto che non ero più vergine, peccato non lo ricordassi quando l’avevo conosciuto. Non credevo in niente, non avevo un’identità, non avevo un futuro né una volontà se non quella di pagare per quello che avevo fatto a me stessa, arrivai persino a pensare di tornare dal bastardo che mi aveva rovinato la vita e di chiedergli di fare l’amore, credevo di amarlo e che lui quella notte mi amasse e che quello che mi aveva fatto era normale, era così che doveva essere per me. Avevo bisogno di esprimermi scrissi quindi delle poesie sul mio blog, lì conobbi un uomo capii subito che non era una persona raccomandabile. Ci incontrammo mi confessò di avere moglie e due figli una della mia età. Mi feci fare di tutto, non dissi di no a nulla, notti intere senza sosta provavo quella sensazione, mi legava e mi bendava, mi picchiava e faceva ogni genere di cosa, gli piaceva sentirmi urlare, spesso svenivo sia perché ero sfinita, sia perché mi sentivo morire. Lo ripagai con affetto, lo feci sentire giovane e amato, ero una schiava uno strumento, questo mi sentivo, ho annullato la mia persona. Intanto quando lui non c’era andavo con altre persone che mi trattavano malissimo, compreso il mio ex che si drogava e minacciava che si sarebbe suicidato se non ci fossimo visti ( intendeva dire se non gliel’avessi più data). 2 volte mi è successo di dover scappare, la prima volta un uomo era ubriaco e non volevo mi venisse dentro, un amico per fortuna l’ha buttato fuori e mi ha aiutata a riprendermi dopo che mi aveva spogliata e picchiata, la seconda volta era il ragazzo di un’amica e sono riuscita a scappare, mi ha baciata e ha fatto solo con le dita e con la lingua, non ho detto nulla. Ho collezionato una serie di esperienze che mi riportavano a quella sensazione che mi puniva e mi svuotava, mi uccideva. Volevo suicidarmi, ho provato a smettere di mangiare e di bere, ma non ce l’ho fatta mi facevo pena, ho provato a tagliarmi le vene, ma ho finito per riempirmi di nuovo il corpo di tagli, ho provato a sbattere la testa contro il muro ma sono svenuta e mi sono risvegliata con un mal di testa ancora più forte. Pensai che se non riuscivo a suicidarmi o morire non era poi così facile o forse ero io che non volevo mollare alla fine, quindi c’era una speranza per me forse, era il primo pensiero positivo che formula dopo quel giorno. Lasciai l'uomo che avevo conosciuto nel blog che mi perseguitò con scenate di gelosia e continue telefonate a me, alla mia famiglia alle mie amiche, lo ignorai e provai a chiamare un numero che mi aveva dato, era una ragazza lesbica, pensai che forse era ora di finirla, gli incubi non finivano il mal di testa mi uccideva, ricordavo sempre più cose ed ero stanca, volevo provare cose nuove, magari il problema erano gli uomini, riuscii a odiarli più di quanto odiassi me stessa. Mi divertii molto per la prima volta fu piacevole e non mi avvertii quella sensazione, ma non provai amore per lei, forse non ero in grado di amare qualcuno, continuavo a considerarmi la vittima, la schiava, la bambola, il giocattolo o il trofeo di qualcuno. Ultimamente mi da fastidio vedermi nuda, sebbene il mio corpo sia cambiato e le scalinate, soprattutto quelle larghe e brevi mi fanno uno strano effetto, oggi tirarmi i capelli mi faceva venire i brividi e quando corro vorrei scappare, è come se scappassi da qualcosa che mi insegue soprattutto di sera e in luoghi affollati, il verde, le macchine bianche, l'odore del legno e un'infinità di cose, parole, movimenti... è un continuo sbatterci addosso, un continuo eccesso di emozioni che mi ha fatta ammalare per un periodo, ovviamente vergognandomi imputai sempre tutto al posto di lavoro o a altre cause stupide.Un giorno lo incontrai, stavo lavorando ero in banca, mi toccò e mi disse delle cose orribili, una promessa che sarebbe tornato, mi bloccai, il luogo era affollato, mi persi per la città nel tentativo di scappare, senza ricordarmi che sarei potuta tornare in ufficio, quando finalmente tornai dopo ore le mie colleghe e il mio datore di lavoro mi sommersero di rimproveri e io dovevo stare a sentire, ero in condizioni orribili, sembravo pazza e non riuscivo in alcun modo a parlare di quello che era successo. Successero molte altre cose fra cui la pubblicazione on line di alcune foto in cui ero nuda che mi erano state rubate e altre cose che mi hanno ulteriormente portata al limite.
Ma la fortuna è arrivata anche per me quando ho incontrato mio marito, mi sta aiutando, ora che ricordo tutto, è grazie a lui se mi sento al sicuro, grazie a mio figlio se ho una ragione per vivere e considerarmi utile a qualcuno, qualcuno che mi ama e che mi rispetta. Ho ancora molta strada da fare, ma sono sicura che questa volta non cadrò troppo in basso perchè ho deciso di chiedere aiuto, meglio tardi che mai. Tutte le persone che hanno subito queste cose sappiano che non sono sole, che non tutto il mondo è ostile. E' faticoso chiedere aiuto, ma il tempo non può guarirvi, solo qualcun'altro può aiutarvi ad aiutare voi stessi, a tirarvi fuori da una dimensione vuota. Grazie per la possibilità di sfogarmi, non riesco ancora a parlare, spero sarà il prossimo passo.
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21/06/2011 11.12
 
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Ciao Aghata e benvenuta in forum, ti ringrazio per aver portato la questa testimonianza...

La tua storia è "agghiacciante" e sembra in ogni evento una copia del tuo precedente passato. Non hai mai sperimentato l'amore, ne conosciuto il rispetto che un uomo deve avere per il tuo corpo, ne la libertà di esprimere ciò che sei.

A parte tuo marito hai mai chiesto aiuto a centri di supporto psico-pedagogico? Credo che l'amore di un'uomo sia importante ma iniziare un percorso con operatori specializzati sia importante per ricostruire te stessa, la tua vita e il tuo essere donna...anche perchè hai scritto: "non ne posso più, sono stanca di uccidere questa parte di me"

Riguardo al tuo passato hai mai pensato di fermare "l'orco"? L'hai mai più incontrato?

Come vivi il rapporto con tuo marito e con tuo figlio?

23/06/2011 20.07
 
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Mia cara amica,
ho letto la tua testimonianza con le lacrime agli occhi tanta è la sofferenza che traspare dalle tue parole... lo stupro è qualcosa di talmente devastante per noi donne che è difficile anche solo parlarne figuriamoci affrontarlo, ma è un percorso che va fatto per il nostro bene... perchè un'esperienza così(nel tuo caso seguita da diverse copie) ti lascia dentro dei segni indelebili... magari per qualche breve periodo possiamo anche illuderci che faccia parte del nostro passato e che siamo serene ma purtroppo in casi come questi il tempo non guarisce affatto anzi peggiora la situazione.
Sono d'accordo con Gae quando ti dice che l'amore di un uomo può aiutare ma serve anche un'aiuto specializzato e competente che possa aiutarti a fare chiarezza dentro te stessa e costruire una vita migliore per te e di conseguenza anche per la tua famiglia... hai vissuto delle esperienze distruttive ma puoi ricostruirti come persona e come donna... il primo passo l'hai già fatto scrivendo qui e ti assicuro che qui ci sono persone che svolgono questo lavoro con serietà, professionalità e competenza... io sono solo una ragazza che ha sperimentato cosa vuol dire essere stuprata, andare per anni facendo finta che tutto vada bene e poi ritrovarsi con una marea di emozioni che scoppiano e che non si sanno più gestire ma posso dirti che con la volontà, la costanza, la tenacia ed un aiuto competente e specializzato si può tornare a vivere.

Ti abbraccio forte

Veronica [SM=g27998]
[IMG]http://im2.freeforumzone.it/up/21/81/1186827036.gif[/IMG]

...e quando ti sarai consolato, sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me e aprirai a volte la finestra, così per il piacere...E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando le stelle...
23/06/2011 22.26
 
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Dici bene cara Veronica lo stupro è qualcosa di talmente devastante che difficilmente lo si può lasciare alle spalle senza averlo "affrontato" a viso scoperto, siamo ben consapevoli che le conseguenze derivanti da una violenza sessuale sono traumatiche dal punto di vista fisico, emotivo e psicologico e non possono rimanere "inascoltate".

Quello che trovo privo di senso è, scusate se lo dico, l'atteggiamento della famiglia che in tutto quel tempo non si era accorta (?) delle devastanti ferite fisiche e psicologiche della nostra amica.


I miei genitori non si accorsero di nulla, non mi chiesero mai perchè in luglio fossi vestita eccessivamente, non mi chiesero mai come stessi e perchè avessi dei tagli, perchè consumassi scatole e scatole di assorbenti, perchè non mangiavo, perchè non dormivo? Erano troppo impegnati a mantenere una parvenza di perfezione, nemmeno ora mi ascoltano, non si chiesero mai perchè fossi tornata che era quasi mattina.



Non può passare inosservato un episodio così traumatico, così fortemente "umanizzato". Questo mi fa capire che all'interno della tua famiglia mancava quel dialogo e quella presenza che i genitori dovrebbero avere con i proprio figli...e questo è molto deleterio perchè a mio avviso non ha fatto altro che gettarti ancora più nel panico e ne silenzio...

Adesso lei ha una vita di coppia e sentimentale stabile, ma ancora leggo ferite presenti... spesso parli al presente:


Ogni mattina quando mi sveglio sento che mi dice – sei la più dolce, la più bella e ora che sei mia sei ancora più bella, vorrei tanto tenerti con me- di quando tornai a casa ricordo solo l’acqua sporca di sangue che scendeva da me mentre facevo la doccia e il bruciore dell’acqua sulle ferite.



L'esperienza che hai vissuto è ancora viva e forte nella tua mente e se hai deciso di parlarle vuol dire che alla tua porta ancora bussano i ricordi devatanti di quei momenti. Quello che fai oggi, i disagi che vivi durante la giornata sono frutto di un trauma non superato...







30/06/2011 14.27
 
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Grazie che mi ascoltate!
E' bellissimo per me realizzare che ci sono molte persone disposte ad ascoltare, negli ultimi giorni sono riuscita a collegare molte altre cose e ho deciso di rivolgermi ad una psicologa, finalmente ho capito che quello che ho vissuto non è stata una cosa normale o frutto della mia fantasia, come ho voluto credere per anni. Purtroppo non riesco ad odiarlo, nonostante l'abbia visto altre volte con la sua famiglia o da solo, come quella volta durante lavoro, mi blocco di fronte a lui e mi sento legata da qualcosa di inspiegabile, è come se mi avesse ipnotizzata, provo pena per lui e mi sento come se dovessi proteggerlo, è orribile, voglio liberarmi di questa gabbia, non merita questo e sono divisa in due, intrappolata in una ragnatela. Allo stesso modo vorrei lasciarmi tutto alle spalle, non sarei forte per gli altri se mi preoccupassi troppo per me stessa o forse sarei una persona migliore se non crollo. Sono confusa, più realizzo la verità più sono confusa, paradossalmente. Purtroppo non ho mai avuto aiuto dalla mia famiglia, sembra la famiglia perfetta, ma è bella solo da fuori. Non hanno voluto vedere, le loro facce quando gliene ho parlato dopo anni erano molto eloquenti, sapevano eccome, le mie lenzuola si sporcavano spesso, le lavava lei e ci vede bene, ma erano troppo presi, ancora adesso quando gli dico che sto male per quello mi rispondono : - dai ancora per quello, devi andare avanti- poi discorso chiuso, non ne hanno mai mai mai parlato con me, come se non ricordassero che gliene ho parlato e quando al telegiornale passa una notizia di quel genere, devo andarmene perchè se aspetto loro che cambino canale o smettano di fare commenti sto fresca. quando lasciai il bastardo del mio ragazzo mia mamma mi diceva che ero una troia,che l'avevo delusa, che dovevo farmi i fatti miei, questo quando tornavo e le chiedevo di smettere di urlare contro a tutti e avevo mal di testa. Non si chiedeva perchè tornassi a casa di notte piena di lividi, poi le ho detto che ero insieme a un quarantenne che mi scopava e mi picchiava e che preferivo uscire con lui e altri stronzi piuttosto che restare con persone inutili come loro. Ero arrabbiata, gliel'ho detto sperando in una loro reazione, ma nulla di significativo se non l'avermi costretta a rimanere a casa quando volevo scappare definitivamente da lui. Proprio una famiglia modello. Per fortuna la mia famiglia, quella propriamente detta, mi aiuta ogni momento, prendermi cura di loro e avere qualcuno che si prende cura di me e dei miei sentimenti, mi fa sentire viva, utile, amata. Sono sicura che ce la farò e ci sarò sempre per loro.Scusate lo sfogo, non so chi odio di più, se loro o chi mi ha causato tutti questi problemi.
30/06/2011 15.11
 
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Cara Agatha
non preoccuparti qui puoi scrivere quando e quanto vuoi con la certezza che noi ti ascolteremo con il cuore e faremo tutto il possibile per aiutarti a trovare la soluzione per le sofferenze che ti porti dentro.
Hai fatto molto bene a chiedere un aiuto specializzato(magari sarebbe il caso di contattare un centro antiviolenza, sai sono un porto sicuro per donne che come noi hanno vissuto certi drammi) perchè quello che hai subito sicuramente non è frutto della tua fantasia, sicuramente non è una cosa normale e soprattutto non è giusto, non è qualcosa che ti meriti per chissà quale tua ipotetica colpa... non è così fissalo bene in testa e non dimenticarlo mai, la colpa è di chi fa del male non di chi lo subisce.
Capisco che forse è difficile per te anche solo pensarlo, ma hai mai pensato di fare qualcosa contro l'uomo che ti ha fatto così tanto del male? Di certo incontrarlo non è una cosa che ti fa bene, e questo "legame" che senti con lui non sono un'esperta ma credo che sia dettato dalla paura.
Io ho provato sulla mia pelle il bisogno di lasciarsi tutto alle spalle in fretta, la convinzione che dovevo essere forte per gli altri e quindi non potevo concentrarmi su me stessa e che se crollavo non ero abbastanza "brava"... ma credimi non si può lasciare cancellare tutto con un colpo di spugna, il percorso per affrontare certi traumi è lungo, ma solo allora sarai abbastanza forte per te stessa e anche per gli altri, adesso fingi soltanto di esserlo ma in realtà sei molto fragile(e come potresti non esserlo?)... non c'è niente di sbagliato nel concentrarsi su se stesse, anzi il prenderti cura di te è qualcosa che non solo ti meriti ma che devi a te stessa.
Non c'è nessun paradosso nell'essere confusa credimi, quando si comincia a fare i conti con certi traumi la confusione, la paura, le insicurezze e i dubbi sono frequenti e sono compagni di viaggio, ma non permettere loro di prendere il sopravvento, hai iniziato un percorso che pian piano farà chiarezza dentro di te e ti aiuterà a convivere serenamente con il tuo passato e a guardare avanti con occhi nuovi.
Come ti ha detto anche Gaetano, nella tua famiglia di origine è mancato quel supporto e quel dialogo che ti avrebbero aiutata, purtroppo i tuoi genitori, allontanando da loro le tue sofferenze e restando sordi alle tue richieste di aiuto, ti hanno gettata ancora di più nella confusione e nel silenzio, ma ci sono tante persone che incontrerai in questo percorso che hai intrapreso che non lasceranno inascoltate le tue sofferenze, ma anzi le porteranno nel loro cuore insieme a te e ti aiuteranno a trovarne una via di uscita.
Hai imboccato la strada giusta chiedendo aiuto, non abbandonarla... noi saremo qui a leggere le tue parole, a supportarti quando sarà necessario e a gioire di ogni tuo piccolo passo avanti.

Ti abbraccio
Veronica
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...e quando ti sarai consolato, sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me e aprirai a volte la finestra, così per il piacere...E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando le stelle...
06/07/2011 00.49
 
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Grazie Stella! Scrivere la mia storia e guardarla da un punto di vista esterno mi sta aiutando a odiare chi mi ha fatto queste cose, è difficile, ma la rabbia sta trovando il giusto percorso.Sto imparando a fregarmene dell'apparenza e sento il bisogno di smettere di provare vergogna. Ho letto la tua storia, ho riflettuto molto, non voglio più sentirmi "intrappolata in filamenti di folle perversione" come scrivo nelle mie canzoni, sono stanca di cedere, di avere paura. Non ho intenzione di lasciare che me stessa sparisca sotto l'effetto del veleno, mentre i ragni intessono la tela. Perchè dovrei sparire se c'è ancora qualcosa da salvare? Perchè devo fare a me stessa quello che loro hanno fatto a me? Ho scritto molte altre cose in questi giorni e ho scoperto di aver lasciato passare cose anche peggiori senza fare nulla, perchè le consideravo una giusta pena per me, la normalità per una che non poteva più essere altro che una troia. La verità è che la verità mi renderà davvero libera, per quanto sarà dura ottenere il controllo di me stessa ora qualcosa è cambiato perchè credo ne valga la pena!
06/07/2011 12.08
 
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Scrivere di se stessi è sempre propedeutico alla realizzazione di quella consapevolezza che ci può aiutare a comprendere.
Aghata dentro di te non è tutto risolto, molto deve essere ricostruito e molte zone d'ombra devono essere illuminate.
Sono contento che mediante il forum tu riesca a guardarti in faccia e scrutare dentro il tuo cuore. Spesso si fa un grande errore, a mio avviso, cercare rimedi nel presente senza aver fatto i conti con il proprio passato. Siamo come un libro le pagine vanno lette tutte per una piena comprensione di tutti gli eventi...

Continua a scrivere... a leggere il tuo libro, la tua storia... e non fermarti alla lettura... alimenta quella "rabbia" sana che ti consentirà gradualmente di mettere te stessa al primo posto, costruendo dentro di te una nuova prospettiva di vita.

La vergogna è alimentata dai sensi di colpa... ma tu non hai nessuna colpa...

Non tralasciare il particolare che lui è ancora libero e nessuna può considerarsi fuori pericolo...

[SM=g28002]
07/07/2011 00.18
 
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Sì scrivere e rileggere la propria storia è veramente un primo passo verso la consapevolezza di noi stesse e di ciò che ci è successo, l'ho provato sulla mia pelle come ho provato a cercare nel presente le soluzioni per il passato... ma ho visto con i miei occhi che non funziona... quella tela in cui ti senti ingarbugliata sono tutte le cose non risolte che ancora ti porti dentro e che, come ti dice Gae, puoi risolvere solo se leggi pagina per pagina il libro della tua vita, quelle pagine che sicuramente ti faranno male mentre le leggerai ma pian piano ti porteranno a vivere serenamente.
Cara Agatha, la rabbia verso chi ti ha fatto del male è un sentimento sano che devi "alimentare"(senza arrivare agli estremi ovvio), la vergogna invece non lo è... quello è un sentimento che piano piano devi allontanare da te stessa, semplicemente perchè tu non hai NESSUN motivo nè di vergognarti nè di sentirti in colpa.
Certo che c'è qualcosa da salvare, ed è un qualcosa enorme... te stessa, tu puoi e devi salvarti, non è giusto permettere a quel veleno di contaminarti la vita, vedrai che con gli aiuti giusti potrai liberartene per sempre... non nel senso che dimenticherai, quello no non è possibile, ma potrai eliminare dalla tua anima quel veleno che adesso senti così presente, e che ti fa sentire così vuota e impotente. Riguardo a questo posso chiederti se non sono indiscreta se hai andata da una psicologa o che tipo di percorso hai intrapreso?

Riguardo a ciò che ti dice Gae sul fatto che lui sia ancora libero, vorrei farti una domanda che vuole essere soltanto un piccolo spunto di riflessione niente di più: credi davvero che un uomo simile non rifaccia a qualche altra ragazza ciò che ha fatto a te? E queste altre ragazze si sentiranno esattamente come ti senti tu adesso... io credo che tu non voglia che questo accada e sinceramente credo che incontrarlo di tanto in tanto ti faccia male... lo so che ci vuole tanto coraggio per fare certe scelte ma so anche che tu questo coraggio dentro di te ce l'hai.

Come sempre prendi con le molle tutto ciò che ti dico perchè, anche se dico le cose con il cuore, non sono un esperta e se per caso le mie parole dovessere offenderti o ferirti non esitare a farmelo notare.

Ti abbraccio
Veronica
[Modificato da Stella.85 07/07/2011 00.24]
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07/07/2011 03.00
 
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Grazie di nuovo, quello che mi dite non può fare altro che aiutarmi a capire dove continuo a bloccarmi. Rispondendo alla tua domanda Stella, mi sono stancata di aspettare che mi diano un appuntamento, ho chiamato un'associazione UCTEM mi pare si chiami e anche l'ospedale che organizza una terapia di gruppo.Ehm non sono di Milano come ho scritto, non uso più il mio vero nome, non voglio rischiare ancora di incontrare dei bastardi a causa della mia impulsività e delle mie tendenze a volte incontrollabili a cercare gente così.Purtroppo, dicevo, questa associazione al momento può darmi un appuntamento solo a settembre,dall'ospedale non ho più avuto notizie, posso provare ad aspettare ma non so quanto resisterò senza aiuto, dato che ho deciso di smettere far pesare queste cose a mio marito, sto cercando di fargli credere che va tutto bene adesso, che la crisi è passata, ma lui non la beve ovviamente. Non voglio vederlo stare così male per me, non è giusto.Non riesco a parlare di quello che faccio con nessuno che mi conosce, mi vergogno di dire loro che sono debole, potrebbero dirmi che sono davvero stupida e non voglio non voglio sentirlo, perchè mi sento già inutile. Un'amica mi ha dato il numero di una psicologa non lontano da dove abito, è questione di giorni poi la chiamerò perchè non solo il fatto di non dormire mi fa tornare le allucinazioni durante il giorno e mi rende davvero cattiva, quello è il minimo, il problema più grande sta nel fatto che mi faccio davvero male, se fino alla settimana scorsa cercavo sempre di essere in compagnia per non sentirmi sola, adesso scappo da tutti e vado nei posti dove mi hanno fatto del male o posti che ci assomigliano e faccio delle cose terribili contro me stessa. Sto cadendo di nuovo ora che non voglio più il sostegno di mio marito, ho bisogno di aiuto, perchè da sola proprio non ce la faccio? perchè da sola non valgo niente, perchè continuo a contraddirmi? L'altra notte sono uscita di casa piano piano, non riuscivo più a stere chiusa qui. Mi sento soffocare. Rispondendo sia a te che a Gae, è anche il fatto che loro siano liberi di fare queste cose ad altre persone che mi fa sentire colpevole, stupida e inutile per non ave agito prima, ora è troppo tardi. qualche giorno fa ho trovato di nuovo le mie foto su internet, quelle che aveva messo uno degli "uomini" che si divertiva a farmi del male, motivo in più per sentirmi giù, devo chiamare il mio avvocato, non voglio che lui si vendichi un giorno, ho paura che faccia qualcosa alla mia famiglia. So che è tardi, ma questa volta devo avere la forza di dire la verità al mio avvocato e chiederle se c'è qualcosa che posso fare per farlo smettere senza rischiare che lui mi cerchi. La prima volta che l'ho denunciato per le foto sono rimasta incinta pochi mesi dopo, non ho avuto quindi la forza di affrontare il processo e siamo scesi al patteggiamento, ci ho guadagnato gran poco. Ho una confusione terribile in testa, mi sento in colpa perchè li proteggo e vorrei rimediare e allo stesso tempo ho paura di affrontare tutto questo, se non mi credessero? se negassero tutto? Non ho nessuna prova se non la mia parola e la mia condizione psicologica. Spesso, in momenti di rabbia, prima di avere una famiglia avevo pensato di attirarli a me, lasciare che mi facessero ancora quelle cose e andare dritta in ospedale, nella peggiore (o migliore) delle ipotesi mi sarei fatta uccidere. E' terribile quello che penso, lo so, mi sento di avere ancora 15 anni, sono una madre, una moglie, devo trovarmi un lavoro, non lo trovo, devo sistemare anche il presente, è il momento meno opportuno per pensare al passato... Perchè non voglio prendermi la responsabilità di risolvere questa cosa? Sono debole, per questo vorrei tanto avere ancora il potere di nascondere tutto, ma non riesco, in realtà non voglio più nascondermi, ho scritto qui per questo, sto impazzendo per questo, ma non ne posso più.Non riesco a ripulire la mia testa e non voglio sparire sotto questo cumulo di sporcizia. Devo iniziare a ripulire. Sono stanca, scusate, devo smettere di scrivere...
07/07/2011 11.40
 
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Cara Agatha... sono stata lontana dal forum per un po' a causa di problemi in famiglia, e ho letto solamente oggi la tua terribile storia.
E' molto difficile, la rinascita. Fa male. Ma non fa più male del dolore eterno di chi non si rialza.
Una cosa mi ha colpito molto. Dici che non vuoi più l'aiuto di tuo marito, che non vuoi continuare a "pesare" su di lui.
Tesoro... l'Amore, quello vero, non sente pesi. Capisco che tu non voglia restare aggrappata a lui... ma se tu fossi in mezzo all'oceano, senza saper nuotare, abbandoneresti le spalle del tuo soccorritore, lasciandoti morire, solo per non "pesare" su di lui?
Tuo marito ti Ama e ti accetta come sei, e se vuole che tu stia meglio è solo per Amore. Abbandonare le sue mani significa dolore per entrambi.
Hai sicuramente bisogno di aiuto specializzato, e fai benissimo a muoverti in quella direzione, ma non sottovalutare la forza che può dare una persona che ti Ama incondizionatamente.
Non sei il suo giocattolo, ma la sua compagna. Non dimenticarlo. Tu meriti tutto l'aiuto e l'Amore che ci sono al mondo...
Affronta un giorno alla volta, un'ora alla volta, un minuto alla volta. E' giusto che tu sia arrabbiata. Quello che ti hanno fatto è assolutamente fuori da ogni concezione di normalità e giustizia. E soprattutto NON è quello che meriti.
Ogni essere umano è speciale. TU sei speciale.
Accetta l'aiuto che ti viene offerto, perché nasce dal Cuore.
Sai, molti di noi, qui, sono passati attraverso notti buie. A ognuno la sua. Il Sole spunta per tutti, credimi. Non sono frasi fatte, è la realtà.
"Voglio cambiare il mondo", disse la ragazzina.
"Ah sì? E come pensi di farlo?", chiese il professore.
"Con l'Amore", rispose lei sorridendo.
07/07/2011 12.45
 
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Re:
Mia cara,
ti chiedo scusa già da adesso se ti rispondo un po' frettolosamente ma oggi ho un milione di cose fare.
Come ti avevo detto in un altro post forse è il caso di rivolgersi ad un centro antiviolenza, sai loro hanno sia psicologi che avvocati che lavorano ogni giorno con queste situazioni e potrebbero aiutarti ad avere un quadro del percorso che dovresti fare e non dovrebbero farti aspettare molto... non pensare che non ti crederanno, che penseranno che sei debole o che non vuoi prenderti la respondabilità della tua vita perchè non è così... il lavoro degli operatori dei centri antiviolenza mira a dare conforto e coraggio alle donne che hanno vissuto certi drammi, sono un porto sicuro dove rifugiarsi.
Se non vuoi dire qui dove abiti(cosa comprensibilissima), puoi cercare un centro antiviolenza nella tua città dalla mappa che trovi qui in forum in alto a destra, oppure puoi dirlo privatamente agli operatori del progetto.

I tuoi sentimenti sono contradditori e come potrebbero non esserlo? In questo momento sei fragile, confusa e devi fare conti con le tue sofferenze... è tutto normale ci siamo passate un po' tutte attraverso questi sentimenti.

Concludo dicendoti che non puoi sistemare il presente senza aver affrontato il passato... la nostra vita non è fatta da episodi separati, ma è un tutto unico e non s può proprio cercare di sistemarne soltanto un pezzetto.

Adesso devo scappare.

Un abbraccio forte

Veronica
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11/07/2011 03.18
 
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Re:
Carissima Amica in te si inseguono e susseguono tutta una serie di meccanismi psicologici che ha qualsiasi persona che subisce traumi di tale entità.

Da soli non si riesce non perchè si è inutili ma perchè si ha davvero necessità di una "voce" estranea ed esterna che razionalizzi e ne sia emotivamente non coinvolta in prima persona.

I centri antiviolenza o comunque i gruppi di sostegno non dovrebbero avere tempi così lunghi nel prestare assitenza e supporto, il "tempo" è deleterio per una persona che ha dentro di se sconvolgimenti emotivi e psicologici, e più si allunga più si annebbiano le risposte che sono sepolte dentro.

Ritengo opportuno che tu segua un percorso psico-pedagogico in modo da ricostruire con un supporto esterno il tuo vissuto e fare chiarezza anche su tutto ciò che fai oggi e che ti sembra assurdo:



il problema più grande sta nel fatto che mi faccio davvero male, se fino alla settimana scorsa cercavo sempre di essere in compagnia per non sentirmi sola, adesso scappo da tutti e vado nei posti dove mi hanno fatto del male o posti che ci assomigliano e faccio delle cose terribili contro me stessa.



Dentro di te sono presenti a mio avviso terribili sensi di colpa e qualsiasi cosa tu faccia al tuo corpo non è altro che una sorta di autopunizione per aver "sbagliato" pr aver "concesso" per essere riuscita ad...

Allora forse sarebbe necessario iniziare una completa anamnesi e scandagliare dettagliatamente gli eventi traumatici della tua vita così da ritrovare in essere le motivazioni dei disagi odierni.

Per quanto riguarda i centri antiviolenza se mi trasmetti i tuoi dati ne posso cercare qualcuno e se vuoi contattarlo per tuo conto...

Una cosa è certa... il tempo non è dalla tua parte e adesso devi cominicare a fare i conti con te stessa e con il tuo passato.

Ti abbracci
Gae




15/07/2011 20.14
 
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Cara Agatha intanto anche io ti do il benvenuto nel nostro Forum...
Ho letto con attenzione la tua storia, sicuramente un fissuto molto doloroso ma questo non vuol dire che non si possa affrontare e superare...
Hai scritto che eri riuscita ad affrontare molti eventi del passato grazie a tuo marito, al fatto che hai iniziato a parlarne con lui...
Adesso perchè hai smesso, perchè fingi che tutto vada bene?
Giusto il fatto che tu ti rivolga a qualche centro, funzionale il fatto che scrivi qui ma, secondo me, è un percoso che va fatto includendo in un certo senso lui...
E' il compagno della tua vita, il padre di tuo figlio, la persona che ami e che ti ama e può essere fonte di coraggio e forza...
Il consiglio che ti do è di continuare a scrivere in Forum, possiamo insieme ma in maniera molt graduale ricostruire la tua vita e dare un futuro diverso alla tua vita, essere seguita da un Centro Antiviolenza( come ti consiglia il mio collega può contattarne uno lui per te in quanto queste strutture non possono avere appuntamenti così rari con le utenti)e non escludere dal tuo passato, dai tuoi ricordi dolorosi tuo marito. Altrimenti, se fingi con lui, è come se reciti la vita di una donna ma che non sei tu.
Per quanto concerne gli aspetti legali perchè non poni questi quesiti al nostro avvocato, c'è in Forum uno spazio creato proprio per questo...
Coraggio, non sei sola...
26/08/2011 01.18
 
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Ringrazio ancora per le vostre risposte e i vostri consigli!
Purtroppo ci sono molte cose che non ho scritto in questo post, che ho omesso o nascosto, la verità è difficile da tirare fuori tutta insieme, fa paura, fa male, è una luce che acceca e brucia, lasciandoti nudo e vulnerabile. Questo me lo aveva detto lui tanti anni fa, lo conosco meglio di quanto io voglia ammettere... e lo cerco sempre, questa vita troppo bella circondata dall'amore della mia famiglia è troppo per me, a momenti sento di non meritarla per quello che ho fatto, perchè dentro non ho in realtà nulla di buono da condividere a parte le bugie, la bugia di una vita normale, quando la mia vita normale non è mai stata. Mio marito non può sapere tutto perchè mi lascerebbe, non capirebbe alcune delle mie scelte, alcune vanno anche contro di lui, mi sento in colpa ma è la mia natura l'essere sporca e bugiarda, non riesco purtroppo a negarla. Lo amo davvero mio marito ma non riesco a liberarmi della parte depressa di me, quella che mi trascino dietro, quella che somiglia alla mia ossessione e che si butta in situazioni pericolose senza controllo, nella disperazione. Non so più cosa voglio, non so più cos'è importante, giro giro giro e non arrivo a nulla, mai. L'unica cosa che mi tiene legata alla realtà è mio figlio, ora è per lui che vivo, per me non riuscirò mai a vivere... Non sono nulla senza la mia famiglia, senza di loro sono sua per sempre. Devo riuscire a lasciarlo andare una volta per tutte, io sono utile alla mia famiglia adesso, indispensabile a loro come continuo a esserlo per lui purtroppo. Continuo a legarlo a me perchè non posso accettare che ora lui sia guarito mentre io soffro e sconto le sue pene, deve continuare a soffrire a causa mia... che stupida che sono... vorrei solo riuscire a perdonarlo davvero per quello che mi ha fatto, vorrei lasciare andare questa rabbia che non mi appartiene... per non continuare a chiuderci nella stessa gabbia, vorrei in realtà che ne uscissimo entrambi, non diventerò lui. Devo smettere di bruciare, così mi sento, non mi controllo e non contengo più ormai, faccio una cavolata dietro l'altra poi mi sembra che tutto mi crolli addosso e penso solo a farmi del male, ma resisto perchè so di non essere io, so che non sono in me. Mai mi ha detto dove mi ha portato la nostra "prima volta", credevo non si sarebbe più fatto vedere, invece abbiamo vissuto per anni entrambi una doppia vita pur di stare insieme, usavo il mio ragazzo come copertura ed ero una vera stronza, lo usavo anche per distrarmi, perchè mi sembrava quasi di vivere come una ragazza normale se mi sforzavo di entrare nella parte. Poi fingevo di tornare a casa, invece mi aspettava nascosto nel parcheggio.per 3 anni, poi se n'è andato, io mi sono sentita crollare tutto addosso, ho cominciato a cercarlo in altri uomini, a chiedere loro di uccidermi, volevo solo morire, senza di lui non ero più nulla. Poi mi ha chiamata chiedendomi scusa e spiegandomi il motivo per cui mi aveva lasciata lì come una scema, ho cominciato a ragionare, ho cpminciato a odiarlo, a odiare tutti, a ricordare il male che mi aveva fatto e a occultare a me stessa il bene per non avere nostalgia. Ero cinica come lui, ma per una volta mi sono sentita bene grazie a mio marito che mi ha fatta innamorare di nuovo. Poi si è rifatto vivo quella volta in banca e nei 2 giorni successivi ha sfogato i suoi anni di astinenza, ma ero così persa che ancora una volta ho nascosto, ho mentito, ho protetto... e sono crollata di nuovo... la gravidanza però mi ha salvato la vita, come aveva fatto mio marito prima. Aveva bisogno di me, voleva farmi sentire la sua rabbia, l'avevo capito sì, da quell'estate terribile ormai capivo cosa provava, contenevo tutto il suo dolore. Sa essere l'uomo perfetto e una bestia, ero innamorata di lui e lui ha tradito la mia fiducia, nonostante questo per anni ho curato la zampa del lupo che mi ha sbranata. E per anni lui ha continuato a massacrarmi, alternando periodi di amore e pentimento per ciò che aveva fatto a periodi di terrore e dolore in cui di nuovo mi annullava. E' difficile da dire tutto questo, perchè continuo a non capire fino infondo, continuo a ricordare il male che mi ha fatto che mentre ero con lui cancellavo per non vedere, per non esserne abbagliata, volevo vedere solo la faccia luminosa della luna, perchè era amore per me, era terrore per me. Ah non capisco più nulla, probabilmente le mie parole non hanno senso, mari, fiumi, oceani di cose che non ho mai fatto uscire e non hanno fine, non riesco a unire i pezzi in modo coerente eppure mi sforzo di capire, mi sforzo per una volta di far uscire e dare un senso anche se ancora non lo vedo e non capire mi fa arrabbiare, mi fa sentire impotente ulteriormente... E l'ho visto di nuovo quest'anno, volevo urlargli per l'ennesima volta la mia rabbia, ma i suoi occhi... lui è così bello per me che mi scava negli occhi, mi toglie l'orgoglio, e sono per lui. L'ho visto diverso, mi ha promesso che non mi tormenterà più, mi ha promesso tra un singhiozzo e l'altro che questo è davvero un addio perchè ora ha capito molte cose e si odia per quello che mi ha fatto, per questo deve lasciarmi andare perchè io sia finalmente felice. Sapere di doverlo vedere per mesi mi ha messa in crisi, dopo averlo visto sono ancora più in crisi ma so di essere finalmente libera, devo solo aprire la porta della gabbia, ora il lucchetto è rotto.Posso passare tutto questo, devo, devo crescere e sincronizzarmi con la vita, appena ieri mi sarà chiaro potrò vivere oggi e pensare finalmente a domani. A volte tutto mi è chiaro, a volte tutto è uno scarabocchio confuso...
[Modificato da Agatha... 26/08/2011 01.52]
05/09/2011 23.09
 
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carissima amica,ho letto tutto piangendo..la tua storia mi ha commossa e anche fatta tremare di rabbia al pensiero che questi schifosi luridi rovivano la vita di noi donne!dovrebbero essere messi alla forca o castrati come le bestie!So che è difficilissimo ma come dicono gli altri amici che ti hanno risposto,non è tardi!inizia un cammino interiore per ritrovare piano piano quella pace che ti è stata strappata duramente,ovviamente con l'aiuto oltre che della tua famiglia,di centri specializzati e psicologi.Ricorda che non sei sola e fai bene a parlare qui..io sto passando un periodo orribile ma trovando per caso questo forum e raccontando la mia storia mi sta aiutando a sentirmi un po capita e meno sola..ti sono vicina col cuore..un abbraccio forte
valentina
13/09/2011 03.24
 
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Oggi ho parlato di alcune cose con la psicologa, ho detto due parole, ma mi sento davvero strana, sento che ci sto riuscendo e uscire... E continuo a pensare a tutto il male che mi ha fatto e ho voglia di scriverle, ne ho bisogno, anche se fa male, perchè è vero che farà sempre meno male che tenerle nascoste. Non voglio vendetta, non riesco ad avercela con lui nonostante tutto, quello che voglio è diventare abbastanza forte da sapergli dire di no, la prossima volta... anche se tante volte ho pensato di farlo rinchiudere per il resto della vita, ho capito che ormai non è più questo che voglio, anche se lo meriterebbe, gli darò l'ultima possibilità di non farsi più vedere. Ho pensato spesso a una cosa in questi giorni, rileggendo i miei diari dopo gli incubi di queste notti che mi hanno fatta urlare... dopo quello che è successo quella notte, ero consapevole del ritardo del ciclo, ero convinta di essere incinta, decisi che mi sarei suicidata in tal caso. Mi chiamò da una cabina qualche giorno dopo, risposi ma appena sentii la sua voce non riuscii a dire gran chè. Lo lasciai parlare, - ciao ..., mi manchi amore, mi dispiace se non sono più venuto in treno, ma lei ha scoperto che abbiamo fatto l’amore, gliel’ho detto a dire la verità. Adesso mi tiene sempre d’occhio, ....... ma oggi è tutto il giorno fuori, ho bisogno di te amore, ti aspetto fuori ok?.- Non riuscii a dire niente per un po’, poi mi uscì solo un – no, vai via, ti prego amore, vai via da me, ok?- piangevo mentre lo dicevo e la voce era strozzata in gola, ero tristissima e avevo paura. – ti conviene esserci o ti vengo a prendere- e ha messo giù. Ho deciso di andare e l’ho visto arrivare, mi si è congelato il sangue, non smettevo di piangere, avevo male ovunque. Mi ha baciata e mi ha sorriso, mi ha abbracciata e ho visto le stelle dal male, ho urlato piano dal dolore, lui mi ha baciata ancora e ha guardato i tagli sul mio seno e ha sospirato di piacere. Poi ha tirato fuori dalla tasca cento euro e mi ha detto che quelli erano per comprare tutto per curarmi ma che non dovevo andare in ospedale, mi chiese scusa per non avermeli dati subito ma non ci aveva pensato e mi ringraziò per aver mantenuto il nostro segreto, mi disse che mi amava ancora di più e mi baciava, mi toccava e io avevo tanto male. Non mi lasciava sola un attimo in quel periodo, penso che fosse anche per il senso di colpa, ma passò presto e cominciò a sfogarsi con le botte. Mi ricordo un giorno siamo andati a passeggiare in un posto, come facevamo spesso, tutto era diverso ora però, abbiamo costeggiato il monte, senza risalirlo, camminare era difficile per me, ma lui ne aveva voglia e non mi andava di contraddirlo, ero troppo debole per reagire e ogni suo strano movimento mi faceva andare il cuore a mille e mi scendeva la pressione ulteriormente, ero come ammalata, in effetti poi avevo un po’ di febbricola. Abbiamo camminato e io parlavo poco, ma lui cercava di farmi ridere con le sue storielle buffe o con qualche battuta geniale delle sue. Mi cantava le nostre canzoni, ma io non potevo cantare, la mia bocca era in fiamme piena di ulcere e la mia voce era rotta da tutte le urla che avevo fatto, lo ascoltavo, comunque non mi andava di cantare. Non provavo nulla, nulla, solo malessere, con tutti i calci che mi dava, le miei ossa protestavano probabilmente anche il mio modo di camminare e tutte le volte che sono caduta mi hanno fatto venire un mal di schiena potente, avevo qualche perdita di sangue, ma leggera, i tagli superficiali erano guariti, era passato un mese perché sono convinta fossero i primi di ottobre, non mi veniva il ciclo infatti da 2 mesi, ho saltato il mese di settembre e ancora a ottobre non venivano. Ricordo che a un certo punto mi ha chiesto come andavano i tagli e il resto, gli ho detto che andava meglio per quanto riguardava i tagli superficiali, il problema era che era come se mi avesse rotto qualcosa dentro perché mi sentivo male e pensavo all’inizio che fosse colpa del mio intestino essendo il dolore simile e essendo che da un mese non facevo che vomitare e andare in bagno di continuo, a scuola era una tragedia, dovevo prendere sempre medicine per mantenere l'apparenza di star bene. Avevo la pancia gonfia, pensavo da ignorante che il ciclo stesse per arrivare, era ormai un pezzo che avevo la sindrome premestruale, me ne accorgo perché mi si gonfia il seno, mi fa piacere, ma quando mi picchiava era molto peggio. Siamo passati di fianco a una panchina e senza dire niente mi ha presa in braccio e mi ci ha stesa, ha fatto quello che gli pareva come se non avesse ascoltato una parola di quello che avevo detto data la "delicatezza", come un animale isterico e arrabbiato. Sembrava ruggisse. Bruciava da morire, avevo male ovunque, in effetti ho imparato che le ferite fanno più male quando vengono riaperte piuttosto che quando vengono inflitte. Poi ricordo che mi ha ordinato di girarmi e ha finito. Mi sono piegata, dal dolore non riuscivo a respirare ne a urlare, era insopportabile, ma sapevo che lo avrebbe fatto prima o poi. Lui si è rivestito, poi mi ha detto “alzati se vuoi che ti vesta, dai, in effetti abbiamo perso anche troppo tempo, quando hai avuto il ciclo l’ultima volta amore? Dai su parla, che c’è? Hai tanto male?”, non sono riuscita a parlare subito, mi sentivo come li lì per esplodere. Dopo un po’ il dolore si è come attenuato di colpo e sono riuscita a dirgli che mi aveva fatto male, che forse avremmo dovuto aspettare ancora un poco. Allora mi ha detto qualcosa tipo “ ah si? Perché? Dillo che ti sei già fatto quell’altro?- io gli ho detto a fatica che non lo vedevo da un pezzo proprio perché ero dilaniata, ero riuscita a alzarmi appoggiata alla panchina. Allora mi ha dato un pugno sulla stomaco, come se non avessi già abbastanza male, mi ha dato una sberla, mi ha presa per il collo e ricordo solo che ero per terra e mi riempiva di calci, soprattutto in mezzo alle gambe e mi dava tanti pugni in testa, mi aveva rimbambita, non capivo più niente, non sentivo più neanche il male a tratti, poi tornava e diventavo di pietra,c’era qualcosa che non andava, speravo che sarei morta di lì a poco, sentivo di esserci molto vicina e ero in un certo senso rassegnata, speravo solo arrivasse presto. In quei giorni mi picchiava talmente forte che il mio corpo cominciava ad abituarsi al dolore, ma questo era più forte e quasi speravo mi picchiasse ancora più forte per non sentire più nulla… Mi diceva delle cose ma non le ricordo, mi ricordo cosa mi ha detto dopo, mi ha rivestita e mi ha chiesto scusa, che non capiva perché si comportava così con me che ero il suo angelo custode, la sua musa, la sua vita ecce cc ecc… mi ha chiesto di nuovo quando mi era venuto il ciclo, perché bisognava darsi da fare, gli ho detto che il ciclo non mi veniva da agosto, ma avevo tutti i segnali che sarebbe arrivato presto. – cosa? Non ti vengono da agosto? E non mi dici proprio un c***o tu!? Ma ti rendi conto che potresti essere incinta?-, - no, incinta no, in effetti però ho la nausea-,- si si si, e non ti arrivano!! Sei incinta! Ma ti rendi conto?-, - so solo che ho male e che mi sa che ti tocca portarmi in ospedale o nascondere il mio cadavere sotto qui.- mi ha portata in braccio per un pezzo, mi sentivo lurida, bagnatissima, ho pensato che poteva avermi davvero rotto tutto là dentro, ho avuto ancora qualche fitta, mi faceva male il seno per tutti i calci, ma quello era normale, le fitte, quelle erano strane, forse mi era venuto il ciclo proprio in quel momento. Ha iniziato a parlare di figli, era raggiante, l’esaltazione fatta a persona, mi sorrideva e io ero contagiata, ero gocciolante di sudore e facevo fatica a respirare, dovevo essere di un verdino… Poi siamo arrivati a un’altra panchina e mi ha sussurrato – dai ancora un po’, faccio presto, ho voglia di te amore, smettila di essere così bella- Intanto mi ha appoggiata in ginocchio culla panchina, poi l’ho sentito urlare, aveva tutta la manica della felpa un pò sporca di sangue, mi guardava, le mie gambe erano coperte di sangue, sono solo riuscita a stendermi di lato, non avevo più forze ormai, non capivo cosa provavo, non capivo cosa stesse capitando, vedevo solo il sangue e lui con le mani sui capelli, pazzo, folle urlava e piangeva senza ritegno era davvero straziante quella situazione. Poi mi ha urlato contro: - puttana, ti odio! Hai ucciso il mio bambino, perché non mi hai detto niente? Volevi che lo uccidessi? Hai rovinato tutto, Lo sai che era un miracolo vero?-. Mi chiedevo solo perchè fosse così agitato, stavo così perchè mi aveva picchiata e mi era venuto il ciclo tutto là... Poi aveva detto di essere sterile, quante possibilità c'erano che mi avesse messa incinta? Mi ha sputato addosso, mi ha presa in braccio, stavo per svenire, non ricordo tanto, solo che ero in macchina poi a casa sua. Ero di nuovo vicinissima alla morte, sentivo il corpo che mi abbandonava. Lui era tutto indaffarato correva e correva, mi sono ritrovata nuda sulla vasca, sentivo l’acqua dolcissima che scorreva e lui che delicato mi accarezzava, vedevo solo il sangue nero scorrere, ho continuato a vedere queste immagini per anni quando chiudevo gli occhi e mi succede ancora da dopo il parto di rivedere queste cose, il suo viso preoccupato e terrorizzato.... ero sfinita, non ricordo molto da qui, solo una sensazione di sofferenza insopportabile, peggio di qualsiasi dolore, ero triste. Devo essere svenuta perché mi sono ritrovata fra le sue braccia sul letto avvolta in una coperta, mi aveva vestita e sistemata, il dolore non finiva e il sangue non si fermava... Nonostante tutto fosse così morto lì dentro, il suo calore era tutto quello che avevo e mi sentivo bene. Nei giorni successivi mi ha curata e mi imponeva di mangiare, è stato un periodo di assenteismo anche 4 giorni a settimana da scuola. Ero da lui a riposare, mi faceva dormire, mi preparava la camomilla, l’antibiotico e gli antidolorifici, mi medicava e mi aiutava a farmi il bagno. Eravamo due ignoranti in medicina, ma alla fine sono guarita in 2 mesi quasi del tutto e mi è tornato il ciclo prima di natale con dolore, durante quei due mesi mi sono presa 3 volte l’influenza e avevo un bel po’ di eritemi della pelle, mettevo un sacco di crema, alla fine passavano. Ero un rottame, ma lo nascondevo bene, ho iniziato a truccarmi davvero tanto e mi vestivo malissimo. Io ero vuota, tutto quello che ero era morto del tutto e non ci voleva pensare di aver perso un bambino, volevo restare nell’ignoranza per continuare a negare, sempre sempre quello che era successo. Aspettavo un bambino, un bambino innocente, che è stato picchiato e chissà cosa avrà pensato di me nella sua breve vita, neanche un mese e chissà come ha sofferto.. avrà sentito le mie urla? Avrà pianto? Avrà vissuto il mio incubo? Ma cosa importa, lui l’ha ucciso, avrei abortito comunque uccidendomi, così avevo deciso dall’inizio, avrei davvero fatto questo? No, mai. Quel bambino è stata una vittima innocente, non posso lasciar correre questo, per questo l’ho chiuso in una cassaforte, per negare l'evidenza in modo da non soffrirne, come con il resto.... Quanto ho pianto per lui in quei giorni, e quanto ho pianto per lui nel 2008 quando il ginecologo dopo il mio racconto (chiaramente non completo, per paura che mi facesse l'interrogatorio) mi ha confermato che secondo lui si trattava di aborto spontaneo completo, e quanto ancora piango, come non avessi mai smesso, come fosse appena successo. E davo la colpa a me stessa per non aver avvertito lui sul ritardo e per aver preso una quantità industriale di medicine per il dolore. Dopo una settimana non ho avuto più perdite. Ero triste da morire e non capivo perché, non riuscivo a fare nulla di nulla e ero persino peggio di prima. Ancora cerco di illudermi che non sia mai successo, alla fine non ho avuto conseguenze, forse era un semplice ciclo, ma la verità la so dentro di me...Un lato positivo è stato che da quel giorno non mi ha più picchiata così forte così spesso, lo faceva con criterio, dato anche il fatto che poi il mio ragazzo ufficiale voleva vedermi più spesso di una volta al mese! E anche io sinceramente avevo bisogno di distrarmi e di scappare di lui quindi ho cominciato a insistere per stare di più con questo ragazzo, soprattutto con la sua famiglia, lì mi sentivo al sicuro, lui era si un mezzo per nascondere Marco, ma anche un mezzo per evitare Marco nei suoi momenti peggiori. Mentre nessuno si accorgeva di nulla, io mi sentivo un po’ sollevata un po’ ulteriormente delusa da chi avevo intorno, solo mio fratello aveva notato che ero triste, tutti i miei amici si erano allontanati dato ceh anche se si preoccupavano io li ignoravo, poi cambiando scuola le cose sono peggiorate, ero un’esclusa, ma rispettata. Facevo il minimo indispensabile per portare a casa voti decenti e non attirare più l’attenzione della mia famiglia su di me. Soffrivo da morire a sentire le storie di persone che venivano abbandonate, maltrattate o le storie di aborti, piango tanto per gli altri, ma mai una lacrima per me. Sono esausta, è come aver rivisto tutto e sono giuù da morire... [SM=g27999] ho bisogno di sfogare queste cose anche se mi spezzano davvero il cuore uscendo ... Grazie che esistete [SM=g27998]

13/09/2011 07.49
 
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Agatha... so quanto sia dura scrivere, vuol dire rivivere, e lo si fa con l'angoscia che strazia il cuore e l'anima. Ma è uno dei segni che stai rinascendo. Per quanto possa essere difficile, stai dimostrando di essere in grado di farlo. Tutte lo siamo.
Il dolore espresso fa sempre meno male del dolore trattenuto. Quando una ferita è infetta, deve spurgare. E' la natura delle cose.

Ti tengo la mano, non sei sola.
"Voglio cambiare il mondo", disse la ragazzina.
"Ah sì? E come pensi di farlo?", chiese il professore.
"Con l'Amore", rispose lei sorridendo.
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