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Lettera ai cardinali sul prete cacciatore

Ultimo Aggiornamento: 01/08/2012 11.12
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Lettera ai cardinali sul prete cacciatore
Sezione: Cristianesimo e Animali

Lettera ai cardinali sul prete cacciatore

Castiglion Fiorentino, 10/11/99

Sua Eminenza Martini
Cardinale di Milano
Curia Arcivescovile.
Diocesi di Milano
Milano

Sua Eminenza Ersilio Tonini
Cardinale di Ravenna
Curia Arcivescovile.
Diocesi di Ravenna
Ravenna

Sua Eccellenza Gualtiero Bassetti
Vescovo di Arezzo.
Curia Arcivescovile.
Diocesi di Arezzo
Arezzo

P.c: WWF, LAV, LAC. LIPU, AISPI, VERDI, LEGAMBIENTE, PETA, UNA, PRO NATURA,
LIMAV, COORD. BOCC. AVVELENATI.

Eminenze,
una sera ho incontrato un ambientalista che mi raccontato una storia assai strana: mi ha detto che a Foiano della Chiana nella provincia di Arezzo, il parroco di Santa Maria del Carmine, Don Vannuccio Fabbri, un prete cacciatore, celebra “una Messa propiziatoria” per tutti i cacciatori del territorio all’apertura della stagione venatoria. La cerimonia, con susseguente cena, è stata riportata da “La Nazione” del 4.9.98 e del 15.9.99.
Dall’articolo della Nazione del 4.9.98 si evince che il sacerdote è “un provetto cacciatore”, un appassionato della caccia stanziale e pratica questo “sport” con grande passione” da 12 anni. Va a caccia due o tre volte la settimana. Forma squadre e si “diverte” a praticare la caccia di gruppo con amici (10 Rambo contro un pollo-fagiano). E’ un prete e non un Francescano (quindi non sente gli oblighi etici verso le altre creature che ispiravano il Poverello di Assisi). Sul resto dell’intervista, Eminenze, sorvolo perchè trovo le dichiarazioni semplicemente offensive.

Dalla seconda si evince che Don Fabbri non desidera strumentalizzazioni, che anche i cacciatori hanno un anima (cosa che mi sembra ovvia dal momento che anche Tommaso Moro e Himmler l’avevano), che la cerimonia è opera di aggregazione e di amicizia e che se i cacciatori “padellano”
(non uccidono qualche animaletto) si limitano solo a qualche imprecazione innocente, rispettando la figura del sacerdote. In termini semplici se non colpiscono un fagiano non bestemmiano dal momento che Don Fabbri è presente. Se ne deduce: più animali massacrati = meno bestemmie.
Cento esserini massacrati contano meno di una bestemmia che offende il Buon Dio. La logica è logica.
La cerimonia è stata pubblicizzata con locandine e cartelli nei negozi di armeria che invitano alla celebrazione della Messa e ha riscosso un grande successo. Hanno partecipato all’evento religioso 140 cacciatori, raccolti in devota preghiera con il loro simpatico parroco.

La LAV, la Lega Antivivisezione, informata, ha indagato. La responsabile regionale dell’organizzazione, una fervente cattolica, si è rivolta al sacerdote e ha chiesto spiegazioni.
Il sacerdote ha risposto con tono, a dir poco, scortese che è esistito un Papa che aveva una riserva di caccia. L’ha inoltre invitata a rileggersi attentamente la Genesi, dopo averla sfidata a scrivere al Vescovo. Ad un certo punto, dopo uno scambio vivace di battute il sacerdote, e dopo le eterne menate sull’aborto, gli americani e le vittime del Cenis, ha affermato: ” Mi fate schifo” riferendosi ad ambientalisti, verdi, vegetariani, animalisti e altre mostruosità di questo tipo.

E tra le schifezze ambientaliste ci infiliamo anche Francesco d’Assisi, San Tommaso Moro, che immaginava una Stato utopico senza cacciarori, oltre agli innumerevoli cattolici che hanno la stessa perversa sensibilità del santo umbro e rispettano gli altri esseri viventi oltre alle cose inanimate. Francesco chiamava fratello e sorella anche il sole, la luna e il vento. E se la dirigente cattolica della LAV si ispira al Poverello non c’è dubbio che il parroco di Foiano abbia sfoderato dal suo armamentario teologico qualcosa che ricorda vagamente Alessandro VI- Borgia o qualche papa del genere. Sarebbe stato meglio tirar fuori, dai riferimenti biblici e teologici, Nimrod il cushita che fu “gran cacciatore al cospetto del Signore” (Genesi 10; 8-12) e non un papa rinascimentale, che, probabilmente, con il suo comportamento, aiutò a scatenare la rivolta luterana.

Ognuno ha il suo Dio, Eminenze. Forse non sono giusto, ma la visione di Don Vannuccio Fabbri benedicente ha attivato nel mio cranio un corto circuito di immagini che si sono seguite con intensa rapidità. Ho visto il prete che benedice gli animali a Roma, le sontuose scene di caccia del secondo tragico Fantozzi, Toto Riina che leggeva nel carcere la vita dei santi, il mafioso che viveva immerso in una chiesetta fai-da-te in un clima surriscaldato da misticismo apocalittico, i ragazzini di Mendelin che pregavano Maria Ausiliatrice prima di uccidere un disgraziato per 250 dollari,. Ognuno ha il suo Dio: Lutero, Calvino, Paolo di Tarso, Pio XII, Francesco d’Assisi, Cesare Borgia, il parroco di Foiano, il commandante del campo di Auschwitz e la signora della LAV. Ogni pulviscolo di cenere ha il suo Dio.

Forse esagero, Eminenze, sono ingiusto, e bisognerebbe limitarsi a Fantozzi, ma proprio in quei giorni stavo leggendo il volumetto del signor Eugen Drewermann ” Sulla immortalità degli animali”. La teologa tedesca scrive: “La dottrina cristiana della resurrezione ha reso l’esistenza umana a giusto titolo infinitamente grande e preziosa¸ questo risultato, tuttavia, fondato su un presupposto essenzialmente filosofico, è stato ottenuto a un prezzo insostenibile: essa vale esclusivamente per gli esseri umani, e la considerazione assoluta dell’uomo si basa sul disprezzo di tutte le altre creature viventi.”

Jameson, nel 1854, scriveva che il cristianesimo primitivo, nell’evidenziare con forza la vita eterna degli esseri umani, aveva escluso le altre creature isolandole, negandole la compassione degli uomini e ponendo le fondamenta del fururo strazio animale.

E ciò fa pensare, anche se in maniera radicalmente differente, all’inaudita violenza verso le cose, il “refrain” fondamentale di Severino. Cose che oscillano nel nulla, secondo la visione dell’Occidente, cose, che non essendo eterne ma caduche e radicate nel nulla, dal nulla originano e nel nulla ritornano, e possono, perciò, essere manipolate e distrutte a piacimento. Ciò che viene dal niente e ritorna nel niente può subire l’inaudita violenza degli uomini. Ciò che non possiede un’anima immortale può essere torturato, vivisezionato senza remore. O massacrato da Don Vannuccio.
E le sue pecorelle.

L’idea dell’immortalità dell’anima è una tarda scoperta nella Bibbia, una specie dominante, egemone
nel pianeta, può inventarsi tutto. L’idea dell’immortalità di un unica specie sul pianeta crea la base ideologica del dominio sulle altre creature. Ciò che non ha diritto alla vita eterna è una cosa. Un cane randagio conta quanto una lattina di birra vuota. La nostra vita più di un infinito numero di passeri, secondo il Vangelo (Luca 12:6-7). L’ebreo Saadia afferma, nel X sec.d.C., che l’intero universo è stato creato per l’uomo. Il grande filosofo ebreo Maimonide scrive che tutte le cose nel mondo sublunare sono state create per gli esseri umani.
Lo svalutamento sistematico di ciò che non è umano, cominciando dalla visione stracolma di ubris
dei pensatori dell’ebraismo, dello stoicismo e del primo cristianesimo, ha portato al macello infinito. Ciò che non è umano non conta.

Stavo anche seguendo, per una ricerca, le tesi del teologo Luigi Lorenzetti riguardo gli animali. Lo studioso si chiede: ” Gli animali buoni vanno in paradiso ?” E risponde: “I testi sacri ammettono che gli animali hanno un soffio vitale e che l’hanno ricevuto da Dio…quindi saranno redenti e liberati dalla schiavitù della carne”.

Il Papa era India e conoscerà le tesi del teologo cattolico indiano Pannikar che scrive: ” Tutto è incarnazione del divino. Divino ed umano non si possono separare altrimenti avremmo da una parte l’umano e dall’altra il trascendente.”

Tutto è divino. Echi lontani della lettera ai Romani (8,19,24) quando Paolo di Tarso, in un raro momento di compassione verso altre forme di vita, accenna alla creazione che attende di essere liberata e geme nelle doglie del parto. Echi lontani dell’utopia dell’Alleanza di Ezechiele ( 34; 25-28 ) e di Osea (2:18). Echi lontani di Isaia (11,1,8 e 14,3,8) che parla del vitello e del leoncello che pascoleranno insieme e del bambino che metterà la mano nel covo dei serpenti quando il Signore spezzerà la verga degli iniqui, per far riposare la terra.

Isaia e la verga spezzata degli iniqui per far riposare la terra.
E mentre il parroco di Foiano mi ronzava, come un moscone, nel cranio con il suo papa cacciatore, pensavo a quello che avevano affermato altri pontefici:

Giovanni XXIII: ” Se mi dicessero che per ottenere i miei scopi dovrei uccidere una formica io non l’ucciderei “.
Paolo VI, se non erro, rivolto ad un bambino che lamentava la morte di un suo animale: “Gli animali sono la parte più piccola della Creazione divina ma noi un giorno li rivedremo nel Mistero di Cristo”.
Papa Luciani: “Uomo, vegetali, animali siamo tutti nella stessa barca; non si tocca l’uno senza che a lungo andare non si danneggi l’altro”
Giovanni Paolo II nel “Redemptoris Hominis”: “Padroni e custodi intelligenti e nobili della natura e non sfruttatori e distruttori senza alcun riguardo”
Ed ancora il Papa polacco : “E’ necessario e urgente seguire l’esempio del povero di Assisi e decidere di abbandonare sconsiderate forme di dominio, cattura e custodia verso tutte le creature”

Seguire l’esempio del povero di Assisi. Stuzzicato intellettualmente dal Parroco di Foiano, rilessi con attenzione uno dei pochi capitoli biblici illuminati da una luce peculiare: l’asina di Balaam (Numeri 22,22.34).Uno dei pochi brani che dimostra, da parte degli scrittori biblici, una comprensione particolare dell’infinito strazio animale. Non Balaam, ma l’asina massacrata di botte riconosce l’angelo. Come se la potenza epifanica della Luce Ipersensibile possa essere percepita dalle umili bestie ma non dai profeti di Dio. Rilessi dell’angelo che rifiuta la carne del capretto offerta da Manoach.

Don Fabbri continuava a svolazzarmi nel cranio come un pipistrello mentre pensavo ad Albert Schweitzer, un esempio luminoso di cristiano, che confrontandosi con il problema del male e della sofferenza degli essenti affermava: “L’etica è la responsabilità verso tutto ciò che vive.”
Mirabili le pagine ove il missionario descrive la compassione che prova anche verso i vermi della terra. Rispetto e cura verso i lebbrosi ma rispetto e compassione anche verso gli animali e anche verso gli insetti. Immagino il gregge armato di Don Vannuccio sbellicarsi dalle risate.

E pensavo Francesco, rileggendo la vita scritta da San Bonaventura del santo d’Assisi ( farebbe bene Don Fabbri a leggerla con attenzione.). Pensavo al santo che chiama tutte le creature fratello e sorella, mentre il serafico parroco di Foiano benedice avvelenatori e sterminatori di animali. E benedice la “Mala Caccia”, la caccia proletaria aperta a tutti i sadici massacratori, l’assassino delle tortore della mia casa, gli avvelenatori, la lobby della prepotenza e della violenza,
i massacratori di cinghialini, coloro che distruggono per il gusto di uccidere, coloro che allevano bestie indifese per annientarle, coloro che avvelenano la terra per poter preservare e per poi massacrare creature allevate con l’unico scopo di spappolarle a fucilate, coloro che avvelenano
la vita delle bestie per i loro miseri tartufi, coloro che le fanno soffrire.
Benedice tutti Don Vannuccio Fabbri nella sua immensa cristiana compassione.

Visitino questo centro di umanesimo, eminenti Padri, per vedere uomini di 90 chili, armati come Rambo, che stanano un povero fagiano disperato, allevato in una gabbia per il solo gusto di ucciderlo. Non sport ma libidine della morte, sadismo puro, estrema viltà. Poichè è solo viltà confrontarsi con esseri disarmati e incapaci di difendersi. E questo vale per gli esseri umani del Kossovo, di Timor, del Ruanda ma anche per gli animali.
Leggano il disperato appello di un uomo che è andato a vivere in isolamento a tre chilometri da un centro abitato e grida contro il mondo perchè gli hanno avvelenato i cani che abbaiavano disturbando la selvaggina. Selvaggina: così, le pecorelle del gregge di Don Vannuccio, chiamano i polli- fagiani allevati per il sadico gusto di massacrarli.

Certo, Eminenze, malgrado Francesco D’Assisi, la difesa degli animali da parte della Chiesa è stata ed è ben povera cosa. Leggere un volumetto di cattolici animalisti che cercano di provare l’interesse biblico per gli animali è una cosa molto triste. Le tesi non reggono e fanno acqua dappertutto. Leggere le tesi dei vegetariani cristiani degli Stati Uniti tipo “Jesus Was a Vegeterian” è deprimente. La verità è che il problema del dolore animale non è neanche sfiorato nel Vangelo.
Gesù non si cura degli animali e si disinteressa della natura questa è la cruda verità. Basta ricordare i porci posseduti dai demoni e la maledizione del povero fico.

E che colpa ha un porco di essere un porco o un fico ad essere fico, Eminenze ? Siamo tutti gettati nel cerchio dell’esistere, non scegliamo la nostra esistenza. Nasciamo con un corpo e con un cervello particolare. Il corpo è il nostro destino. Siamo gettati, come dice Heidegger, nel mondo. Che colpa hanno gli alberi di fico se sono sterili o i maiali se sono maiali ? E non poteva Gesù allontanare i demoni, farli svanire nell’aria leggera invece di far impazzire di terrore tutte quelle povere bestie ?
Avrebbe il Buddha maledetto l’albero di fico ? O indirizzato i demoni verso i porci ?
Deuteronomio 14: 3-8 ha marchiato per sempre questi poveri animali. Poi ci ha pensato Pietro a riscattarli, da allora non hanno avuto più pace. Io vivo in un luogo ove molti si sono arricchiti sul loro strazio. E se Paolo è indifferente al destino delle bestie, Pietro, nel suo sogno- lucido, è micidiale. E mi riferisco ad Atti 10: 9-16 ” Alzati, Pietro, uccidi e mangia…!” Tre volte Jahvè gli ripete l’ingiunzione che a me sembra di natura diabolica. Ecco parte della base teologica dello sterminio.

Ai vegetariani e agli animalisti cristiani consiglierei di leggere con attenzione il sogno di Pietro e il Levitico, e di piantarla lì, di non farla lunga. Non c’è nulla da fare. Il cristianesimo è una religione antropocentrica. Continuarla con le menate che il cristianesimo si preoccupa degli animali è come cercar di provare che Lenin era un liberale russo, o Stalin una spia del Vaticano, o Cossutta un agente segreto della CIA.

Mentre i Jainisti organizzavano ospedali per gli animali nel sesto secolo prima della nascita del Cristo e il Buddha predicava la compassione verso tutti gli esseri viventi nello stesso secolo, Pio IX, nel suo tempo, non permetteva la nascita di una organizzazione per la prevenzione della crudeltà verso gli animali. La ragione: l’uomo non ha doveri verso le bestie.
Anche San Francesco il più attento al problema della sofferenza animale, invitò un discepolo, che aveva tagliato le zampe di un porco vivo, a chiedere scusa al propretario dell’animale per aver danneggiato la sua proprietà e non disse una parola per la bestia sofferente.

E’ un disperato tentativo provare l’interesse del mondo cristiano per gli animali. Il Drewermann interpreta Marco 11:15-16 e afferma: ” Jeshua….arrivato al tempio di Gerusalemme fu colto dall’ira o meglio dall’orrore. Vide infatti le vittime sacrificali, destinate alla macellazione, secondo il rito ebraico, pugnalate alla gola e condannate ad un lento dissanguamento secondo il rito ebraico. Jeshua gridò: ” Voi fate della casa di preghiera una spelonca di assassini.”

La teologa tedesca, secondo il mio modesto parere, sbaglia: non era il problema dello strazio animale che colpisce Gesù ma il dilagante, incontenibile consumismo del tempio. La mercificazione del sacro. Il problema della sofferenza di innocenti, inermi creature immolate nel casa di Jahvè, non lo colpisce. A meno che i Vangeli non abbiano occultato questo aspetto del Cristo, seguendo la logica cristallina del sogno di Pietro: uccidi tutto quello che vive e mangialo. Se così fosse sarebbe una travisamento orrendo che ha prodotto oceani di sangue.

Bisogna valicare le vette dell’indifferenza e della crudeltà. Scavare alle radici.
Basti pensare al macigno teologico delle affermazioni di Jahvè che condanna uomini colpevoli e animali innocenti alla stessa morte. Mi riferisco a Esodo 9,3,6- 9,9,10- 9,19,25- 11,4,7 - 12,12 - 12,29 - 19,13 a Deuteronomio 13,16, a Giosuè 6,21, a 1 Samuele 15,3 e 22,19, Ezechiele 25,13-
29,8,1, a Geremia 21,6-36,29 eccetera….eccetera…sterminio crudele di uominie e bestie, come se gli animali fossero colpevoli delle nefandezze degli esseri umani.

Un Dio spietato e capriccioso fa passare tutti a fil di spada: neonati, vecchi, donne, animali. A monte di tutto c’è Genesi. 6,7 - 1,26,28 - con il suo invito al dominio sugli altri esseri. L’invito all’egemonia spietata sulla terra. La punizione per il peccato di Adamo che ricade, ingiustamente, sugli animali. C’è Genesi 9, 1- 7 con il suo orrendo Messaggio ed ha ragione Don Vannuccio a citarla: “E il tuo terrore visiterà ogni bestia della terra e dell’aria. Essi sono in tuo potere….tutto ciò che si muove e ha vita ti sarà di cibo…” Perentoriamente contraddetto, da Genesi 1,29,30 che sembra, invece, un ingiunzione al vegetarismo nell’Eden: “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme…e ogni albero che produce seme: saranno il vostro cibo A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde.”. In un’ipotetica età dell’oro uomini e bestie vivevano in totale armonia.
Il paradiso è un posto per vegetariani ?

Calvino dice a proposito dell’ingiustizia palese: ” Abbiamo meritato una grande maledizione dal momento che tutte le creature della terra e del cielo sono punite per i nostri peccati. E’ per colpa nostra che si battono nella corruzione. La condanna della razza umana è impressa nei cieli, nella terra e in tutte le creature”. Poi giunge l’ingiustizia del diluvio. Se erravano gli uomini che c’entravano le bestie ? E mi riferisco a Genesi 9,9,17. E ha inizio lo strazio infinito.

Lascino perdere gli animalisti cristiani, in un senso deleterio, ha ragione don Vannuccio, il quale sfodera qualche papa degenere. Aiutiamolo nelle citazioni che forse ignora. La Bibbia non dice nulla contro la caccia. Anzi. Nimrod, il cacciatore, come ho scritto, è grande agli occhi di Jahvè. Nel libro dei Proverbi l’uomo non è invitato a non uccidere ma a non sprecare la carne della preda (12:27). In Levitico (17:13) si trovano le istruzioni per dissanguare gli animali, e sempre nello stesso libro le ingiunzioni a non mangiare animali morti di morte naturale o uccisi da altri predatori (17:15). La caccia è naturalmente accettata. Don Vannuccio può andare sicuro se si basa sul Vecchio Testamento; il Nuovo ignora totalmente il problema.

Certo una cosa è Dersù Urzula, un’altra il fantozziano “cummenda” milanese che spara ai camosci, durante uno sciopero dei custodi di un parco nazionale, e li lascia stecchiti tra i picchi.
Una cosa è l’indiano che abbatte un bisonte per necessità e lo ringrazia per la sua carne,
un’altra il cacciatore occidentale, imbevuto di cristianesimo protestante, che massacra mandrie intere di bisonti per tagliar loro la lingua.

Cristo mangiava carne e pesce in abbondanza, ma erano altri tempi. Un oceano di tempo è trascorso. Si è evoluta l’immagine di Jahvè. C’è stato Francesco d’Assisi. Ora andiamo sulla luna, giungiamo fino a Marte, abbiamo stravolto la visione dell’universo. Bisognerà anche trascendere, superare ingiunzioni valide per pastori racchiusi in universo biblico- tolemaico, prigioneri di un problematico tempo. Ogni volta che i cristiani hanno cercato di affrontare questo problema sono finiti male.I Catari, ad esempio, affogarono in un mare di sangue.

E c’è un tempio a Gerusalemme che è un autentico mattatoio. Uno scannatoio funzionante a tempo pieno. Un massacro continuo, mentre Jahvè abita silenzioso e immoto il suo Sancta Sanctorum, il suo Kaddosh. E questo è il Padre misericordioso di Gesù. Ed è anche il Padre che sceglie l’offerta sanguinante di Abele e rifiuta i frutti della terra di Caino. Ed anche quello è un profondo mistero.

Ogni tanto un profeta intuisce l’orrore (1 Samuele 15,22): “Il Signore forse gradisce gli olocausti ed i sacrifici ? Ecco obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è più del grasso degli arieti…”
O Isaia (1,11,20: ” Che me ne faccio del grasso degli arieti ? Che me ne faccio della moltitudine delle vostre offerte ? Sono sazio dell’olocausto di arieti…il sangue dei buoi, degli agnelli, dei capri non lo gradisco…..”
O ancora Isaia (66,13): ” Uno sacrifica un bue e uccide un uomo. Uno imola una pecora e poi strozza un cane. Uno presenta un’offerta e poi il sangue di porco. Uno brucia incenso e venera l’iniquità. Costoro hanno scelto i loro sentieri dilettandosi nell’abominio.”
Ogni tanto un angelo rifiuta, misteriosamente, di mangiar carne (Giudici 13,15.16).
Ogni tanto qualcuno si chiede “Chi sa se il soffio vitale dell’uomo salga in alto e se quello della bestia scenda in basso ? ” (Ecclesiaste 3,18,21)

Poi ci sono le squisitezze di Esodo 23,19-34,26: “Non cuocete il capretto nel latte della madre”
E l’orrore del Levitico. Sul trattamento degli animali, la Bibbia sussurra, mormora qualcosa, ma è troppo poco. Esodo 21:28-32, Deuteronomio 22:1-4, 22:6-7, 22:10, 25:4. Troppo poco.

Schopenauer scrive che il “benemerito” Circolo per la protezione degli animali di Monaco, nel 1852, divulgò una serie di citazioni per provare che la Bibbia prescrive la compassione per gli animali: Proverbi di Salomone 12,10, Ecclesiastico 7,24, Salmi 147,9 -104, 14, Giobbe 39,41, Matteo 10,29. Il filosofo risponde che forse il primo brano è accettabile, ma il resto è una “pia fraus”, una pia frode. E afferma che il cristianesimo è contro natura “perchè ha staccato l’essere umano dal mondo degli animali, al quale appartiene per essenza, dando esclusivo valore all’uomo e considerando gli animali addirittura come cose.” Conseguenza della creazione “ex nihilo” e del potere che Jahvè attribuisce all’uomo.

E Schopenahauer urla la sua rabbia al Dio biblico: ” Potevi dire una sola parola e non l’hai voluta dire!”

Ma la parola l’ha detta. Più tardi i Padri della Chiesa ci donano gemme risplendenti di saggezza.
Sant’ Agostino: “Trattenersi dall’uccidere gli animali o distruggere piante è il colmo della superstizione” contraddetto da Jahvè stesso in Deuteronomio 20,19: “L’albero è forse un uomo ? Perchè abbatterlo durante l’assedio”
E ancora Sant’Agostino nella “Città di Dio”: “Quando sentiamo dire ” Non uccidere” noi sappiamo che non è riferito agli alberi, poiché gli alberi non hanno i sensi, né è riferito agli animali, poiché gli animali non hanno rapporti con noi. Di conseguenza il comandamento si riferisce solo agli uomini.”
E il vescovo di Ippona, ulteriormente, imperversa: “Per il giusto decreto di Dio vita e morte degli animali dipendono dalla nostra discriminazione”
Poi Tommaso d’ Aquina, nella Domanda 64 Articolo 1 della Summa, tira le ovvie conclusioni:
“Non è peccato usare una cosa per l’uso per la quale è stata creata. Nell’ordine delle cose l’imperfetto è soggetto al perfetto.”
Lapidario, Tommaso che esclude la possibilità della compassione verso il mondo animale. Basta leggere la domanda e la risposta XCVI della Summa Teologica (Articolo 1 e 2 ) per provare un vero senso di orrore e di profonda pena.
E si scivola verso le nefandezze di Francesco de Sales. Non sono da meno i protestanti, basti pensare a Calvino, a James Whisker, John Canon Mc Carthy e a tanti altri.

Per poi passare, Eminenze, all’orrore della scienza moderna. Alla visione Baconiana della natura sottoposta a tortura per carpirle i segreti. Per passare alle bestialità di Malebranche e all’imbecillità Cartesiana che conduce alle pratiche descritte magistralmente da un eretico giansenista: “Amministrano colpi ai cani con perfetta indifferenza, e si prendono gioco di coloro che provano compassione verso quelle creature. Dicono che gli animali sono simili ad orologi. E che i guaiti emessi dalle bestie non sono altro che rumori di molle, ma che il corpo non prova dolore. Inchiodano le povere bestie a tavole e le vivisezionano per studiare la circolazione del sangue che è un grande soggetto di conversazione.”

E chi insorge contro questo orrore oltre l’eretico gianseista, Fontaine ? Si indigna un nemico della chiesa, Voltaire: “Ci sono barbari che prendono un cane, che sorpassa l’uomo in fedeltà ed amicizia, e lo e lo inchiodano ad una tavola e lo vivisezionano per mostrare il sistema delle vene ! Scoprirai gli stessi organi che tu possiedi ! Rispondimi, meccanicista, la natura ha organizzato tutte le molle del sentire negli animali con lo scopo che non provassero nulla ?”
Lo stesso imperativo categorico kantiano non si estende fino alle bestie.

Eminenze, affrontare con un armamentario aristotelico- tomistico il terzo millennio è semplicemente suicida. Bisogna chiedersi perchè tanta gente diventa buddhista o sceglie altre vie.
Io sono un agnostico, ma se dovessi scegliere una fede cercherei qualcosa che si rivolge compassionevolmente verso tutti gli esseri viventi. L’antropocentrismo è alla lunga perdente, limitato, ottuso e Don Fabbri è l’esempio vivente di ciò che non bisogna essere.

Un giovane riflette sull’ideale del Bodhisattva e lo paragona al parroco di Foiano.
Da una parte il prete sorridente che benedice i massacratori di passeri e di allodole per non farli bestemmiare. Dall’altra un santo che rifiuta il Nirvana e decide di attraversare, nuovamente e dolorosamente, i mondi samsarici, fino alla liberazione, dalla ruota della vita, di ogni essere vivente, fino alla liberazione dell’ultimo insetto. Giudicate voi, eminenti Padri.

Non ci vuole una gran testa per capire che una civiltà avanzata ed evoluta, con almeno mille anni di sviluppo più di noi, escluderebbe dalla sua visione delle cose: capitalismo, religioni antropocentriche, fame nel mondo, la violenza verso tutti gli esseri viventi, la violenza verso la natura, e controllerebbe il terrore della civiltà della tecnica, vedendo in questo tempo un’età di orrenda barbarie e di oscurità. E’ inconcepibile che una religione antropocentrica sopravviva il prossimo millennio. Una religione basata sul sogno di Pietro inesorabilmente declinerà.

Nel frattempo Don Fabbri benedice il suo gregge armato mentre le sue pecorelle continuano a massacrare con piombo e veleni esseri inermi e indifesi, ma senza un anima immortale.
Pensate, Eminenze a che cosa può condurre una fesseria filosofica. Le parole non sono macigni ma bombe nucleari. Bastava una parola e non l’hai detta. Esattamente così. O ancora meglio: ne hai dette parecchie e hai provocato un infinito sterminio.

Personalmente, Eminenze, credo a quello che afferma Qoelet figlio di David (Ecclesiaste 3:19-21):
“Il destino dell’uomo o della bestia è lo stesso; come muore uno, muore l’altro.
Hanno lo stesso soffio vitale e l’uomo non è superiore alla bestia; poiché tutto è vanità.
Tutto finisce nello stesso luogo: tutto origina dalla polvere e nella polvere ritorna.”
Sono un uomo qualunque che crede, come tanti, che la compassione può essere generata dal nulla. Non occorre una struttura dell’Oltremondo, non occorre un mondo invisibile dietro al mondo per provarla. Non occorrono premi iperuranici. Non occorrono paradisi o Nirvana. La compassione è come un fiore nel deserto. E’ totalmente gratuita.
Sono un uomo che non appartiene a gruppi, e mentre scrivo, sto curando un’allodola ferita da un colpo di arma da fuoco che le ha trapassato un’ala e provo profonda rabbia.
E spero che un giorno un pontefice si inginocchierà davanti ad un cane vivisezionato, davanti ad una cavia con le corde vocali recise, e piangerà lacrime amare.

Un giorno la Chiesa dovrà chiedere perdono agli animali, Eminenze, è nell’ordine inesorabile delle cose. O sarà il terzo millennio a non perdonare la Chiesa.

O forse un santo sognerà un nuovo sogno ed udirà la voce di Jahvè ingiungergli tre volte:
” Non uccidere più, rispetta tutti gli esseri viventi, rispetta tutte le cose della terra, del mare e dell’aria, rispetta ciò che si muove e che striscia….”

Qualcuno se lo potrebbe inventare questo lucido sogno come Simon Pietro si inventò l’ingiunzione degli Atti.

Forse quel giorno non è lontano, e quel giorno potrebbe limitare lo strazio.

Se Jahvè si è evoluto dal Signore terribile e capriccioso che ordinava gli stermini sino al misericordioso Padre del Cristo, perchè non dovrebbe procedere oltre, e diventare, in una terza fase, trascendendo la visione cristiana attuale, il padre compassionevole di tutta la creazione ? Basta reinterpretare, limare e smussare Francesco e un nuovo mondo si aprirebbe. Necessita un nuovo Gioacchino da Fiore con il suo eone dello Spirito.

Perchè non provarci, Eminenze ?

Distinti saluti.

Paolo Ricci.
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01/08/2012 11.12
 
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