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Il cammello e la cruna dell'ago

Ultimo Aggiornamento: 24/05/2011 21.08
08/12/2009 14.08
 
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Questo è l’atteggiamento di Gesù di fronte
al denaro e ai beni di questo mondo:

È più facile che un cammello passi per la cruna
di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio.
( Marco 10,25 )



Per lei un sovrano avrebbe rinunciato
a nascere, e un cammello si è lanciato
in una cruna d'ago, smascherando
l'acrobata di sabbia in sé sopito.



La metafora biblica già presente nel lessico
panelliano (la grandine, la pioggia di rane e la
distillazione del mare ) ritorna ancora attraverso
il cammello e il deserto. Il deserto è il luogo del
culto, della solitudine, attraverso il quale la massa
di schiavi usciti dall’Egitto divenne il popolo di Dio.
Il libro dell'Esodo narra l'oppressione del popolo
israelita, la successiva persecuzione dei nascituri
voluta dal faraone, il concepimento e la salvezza
del neonato Mosè, allevato dalla figlia del sovrano
e divenuto profeta a seguito della chiamata divina.
L'acrobata delle sabbie sembra riconducibile alla
figura di Mosè e il suo popolo; dopo aver vagato
40 anni nel deserto guidati da Mosè affrontando
peripezie di ogni sorta, gli ebrei raggiunsero
finalmente Canaan, la terra promessa.


Sono io quella ragazza dice,
il giorno prima come il giorno dopo,
e il giorno in mezzo me lo metto al dito,
così sarà un anello e non un peso.
E per lei, qualche atleta contenzioso
si è battuto, smantellato da solo,
crollando coi talenti e i gusti intatti.
Sono io quella ragazza,
infatti è lei.


Un altro rimando biblico, è la parabola dei talenti,
narrata nel Vangelo secondo Matteo 25,14-30.
Una sorta di competizione fra tre atleti che si contendono
il Paradiso. La parabola parla di un uomo che parte per
un viaggio ed affida i suoi beni ai suoi servi.
Ad un servo affida cinque talenti, ad un secondo
due talenti e ad un terzo un talento. I primi due,
sfruttando la somma ricevuta, riescono a raddoppiarne
l'importo; il terzo invece va a nascondere il talento
ricevuto. Quando il padrone ritorna apprezza l'operato
solo dei primi due servi, condannando il comportamento
dell'ultimo, poichè non riesce mettere a frutto il tesoro
ricevuto, lasciando intatta la dote ricevuta.




Il vate galante
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Re:
Ciao caro, a parte il significato letterale di questi rimandi biblici (che sicuramente ci sono) ti inviterei a considerare questi episodi come una sequenza di “colmi” proprio secondo il senso del linguaggio delle barzellette.

Il colmo per chi è sovrano dalla nascita è di rinunciare al proprio regno (alla propria eredità), rinunciando a nascere anziché semplicemente abdicare. E quale è il colmo per un cammello? Lanciarsi come un acrobata nella cruna di un ago!

Per lei un sovrano avrebbe rinunciato
a nascere, e un cammello si è lanciato
in una cruna d'ago, smascherando
l'acrobata di sabbia in sé sopito.


L'episodio precedente è significativo: quale è il colmo per la Venere di Milo se non quello di adeguarsi alla moda estiva delle mezze maniche!?

Il gusto si fa estivo a mezze maniche,
esaminando la Venere di Milo


Insomma, questi “colmi” sono cose d’Egitto, assurde combinazioni umoristiche basate sul doppio significato delle parole.

E allora permettimi di continuare su questo tono: cosa succederà alla ragazza? Alla ragazza nubile in genere “succede” la sposa! Magari la sposa occidentale. Ma prima c’è il fidanzamento e quel giorno la nostra ragazza se lo lega al dito come un anello appunto…

Sono io quella ragazza dice,
il giorno prima come il giorno dopo,
e il giorno in mezzo me lo metto al dito,
così sarà un anello e non un peso.


Ma forse il fidanzato si è smontato/smantellato da solo?

E per lei, qualche atleta contenzioso
si è battuto, smantellato da solo,
crollando coi talenti e i gusti intatti.
Sono io quella ragazza,
infatti è lei.


In una contesa il colmo per uno strenuo difensore di un qualche nobile ideale è di dimostrare da solo l’infondatezza e la falsità delle sue stesse tesi!

Dunque la nostra ragazza passa tutto il giorno a spasso nella città e forse guardando un cartellone pubblicitario lei si riconosce ed escalama: “Sono proprio quella ragazza”: S.P.Q.R… e il colmo è che la città in cui si trova è proprio Roma…
24/05/2011 21.08
 
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Panella è romano come te e questo potrebbe starci benissimo :-) Ma prendiamo una terza via e ripercorriamo la genesi artistica di Panella. Conosciamo bene la sua passione: tanti anni fa, a teatro, faceva quella che si chiamava sperimentazione. " Non mi meravigliava tanto l'assurdità delle cose che facevamo - disse tempo fa Panella - ma che esistesse un pubblico numeroso che se ne interessava " Era la scuola del Teatro dell'assurdo, una corrente della letteratura drammatica contemporanea affermatasi sulle scene francesi negli anni Cinquanta. Fra i maggiori esponenti del Teatro dell'assurdo non si possono dimenticare Samuel Beckett ed Eugène Ionesco. Fra gli autori italiani fu spesso accostato al genere Achille Campanile, che tuttavia respinse tale accostamento. E allora proviamo scordare le acque del Tevere e lasciamoci trasportare tra le rive della Senna, a Parigi, dove visse per buona parte della sua vita Ionesco. Nel 1958 con la pubblicazione di Rinoceronte, Ionesco raggiunse il massimo successo. La storia ebbe inizio quando qualcuno vide passare per le strade della città un rinoceronte in carica. Presto, però, iniziarono a succedere cose molto strane: una sorta di epidemia inizia a colpire progressivamente tutti gli abitanti. Tutti si stanno trasformando in rinoceronte! La ferocità dell'animale, la sua indole alienante, la sua crudezza agressiva, rimandano un'immagine decisamente inquietante tra gli uomini. Il rinoceronte è considerato uno degli animali più pericolosi per via del temperamento aggressivo, ma anche a causa della sua pessima vista. E' portato a caricare qualsiasi cosa che abbia un odore non familiare nel suo ambiente. Insomma sono esseri molto scorrevoli che non si lasciano affatto mettere in padella ( tra i carciofi tenerelli ) come molti altri animali. Per chi non lo sapesse, nelle vicinanze del centro parigino esiste anche un rinoceronte immobile con il l freno a mano tirato. Un bel rinoceronte statuario vicino alla Torre Eiffel esiste per davvero. Proviamo a fare quattro passi a Tuileries, i giardini eleganti della zona del Louvre dove gli aristocratici amavano passeggiare. Oggi i Giardini di Tuileries sono accessibili a tutti, ricchi di divertimenti come il Luna Park e lo Stagno dove giocare con le barchette e...un bel Rinoceronte ! Il rinoceronte parigino Ma Parigi è anche la città della Venere di Milo...dei riti d'Egitto e della piramide. Proviamo ad emozionarci veramente entrando al Louvre Venere di Milo e scopriremo una raccolta dedicata all'Egitto antico contenente 55.000 pezzi; è la più importante del mondo dopo quella del Cairo. La Sully dove al piano terra e al primo piano c'è l'Egitto Faraonico e la Denon, con l'Egitto copto e romano nel piano ammezzato. Ma la vera regina, la grande attrazione, la più bella e affascinante donna mai immortalata in un quadro, sappiamo tutti chi è, e dove sta. Sono io quella ragazza, infatti è Lei... Moltissimi i suoi innamorati ogni giorno le rendono grazia, senza scordare quanti in passato sognarono di infilarle al dito un simbolico anello di fidanzamento. Il marchese de Sade ad esempio la considerava la “quintessenza della femminilità”, mentre Napoleone la chiamava “Madame Lisa” e per quattro anni – dal 1800 al 1804 – la custodì nella sua stanza da letto alla Tuileries. Stiamo parlando della Gioconda di Leonardo da Vinci, nota anche con il nome di Monna Lisa, un capolavoro sui quali da secoli si arrovellano esperti, storici dell'arte, scrittori, artisti e appassionati. Un'opera misteriosa e affascinante che scatena una sorta di “Giocondolatria”, in cui si cerca, nei lineamenti del viso, nelle labbra, tra le mani appoggiate al grembo, nei capelli e nel paesaggio, un messaggio cifrato lasciato ai posteri dal genio del Rinascimento italiano. Tanto per citarne uno: qualche studioso asserisce che il paesaggio acquatico alle spalle di Monna Lisa fosse di casa per Leonardo, il quale, ai nostri tempi, costituirebbe parte del territorio del comune di Laterina nonché, in misura minore, quello di Pergine Valdarno. Nei dintorni la zona non era altro che la parte terminale di un acquitrino... ( in uno sprazzo acrilico a colori mimetici soltanto di se stessi, e di un papero, a sbuffo accidentale, contro un mazzo una messe di cielo, o rosso mormorio di un acquitrino )

Il vate galante
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