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Lo sfacelo della scuola italiana

Ultimo Aggiornamento: 05/08/2008 02.53
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Città: TORINO
Età: 39
Sesso: Maschile
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05/08/2008 02.53
 
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Il problema sta a monte.
Io sono convinto che ogni persona ha delle potenzialità.
Non esiste la persona che non può riuscire.
Ma la società, così come è strutturata, impedisce al singolo,
spesso ribelle, mal seguito, preda e non consigliato durante
la propria adolescenza piena di dubbi, cattivi esempi,
di trovare una propria strada, di trovare interesse in qualcosa
che non sia semplicemente facile da ottenere.
Come dire: 'se si fatica non fa per me!
Meglio rubare, vagabondare, sballarsi con un goccetto,
fumo e sesso e magari cercare di diventare velina o calciatore.'.
Ma addirittura la comunicazione che diamo oggi è neanche più
fai il tronista quanto sii protagonista di qualche
indagine giudiziaria che diventi famoso!
Si pensi a Chiara, alla Franzoni, Erica e Omar et similia...


La società è disorganizzata.
Ognuno dovrebbe essere favorito nel trovare la propria identità
passando per il merito.
Fin quando non si capirà questo avremo insegnanti mal pagati e ignoranti che trasmetteranno l'inutilità,
confermata anche dalla società odierna, di una buona cultura,
di una conoscenza tecnica o specialistica.

I pilastri di uno Stato competitivo e autorealizzato nei suoi
singoli individui si basa su due grandi piedistalli:
la ricerca e la scuola.

In Italia entrambe le cose sono alla sfacelo.




La scuola NON INSEGNA. E su 4 punti in particolare.


1. Non insegna in modo adeguato a livello tecnico o di studi superiori in genere.
Spesso escono gente, ma anche a livello universitario,
che devono ancora fare esperienza pratica.
Hanno qualche conoscenza ma peccano di COMPETENZA.

2. Non insegna ad imparare. Io non ho mai visto un insegnante o
un docente, tranne qualche corso apposito a livello universitario
ma in modo comunque sommario e a scoppio ritardato a mio avviso,
mettersi ad insegnare agli allievi COME SI IMPARANO LE COSE.
Studiare il metodo di studio. Velocizzare l'apprendimento.
Come colmare le lacune. Migliorare la memoria.
Rendere interessante la cosa studiata.
Scoprire, individuo per individuo il perché ha delle lacune.
Aiutarlo e a superarle e aiutarlo nella sua autonomia organizzativa.
Inculcargli fiducia in sè stesso.
Come migliorare il proprio metodo di studio,
dalla sintesi ad approci di memotecniche, etc...

3. Non insegna la praticità. C'è gente, anche laureati,
che non sanno neanche fare una raccomandata! O non conoscono il
mondo politico, sociale, storico, le realtà del mondo,
come si organizza un viaggio, un colloquio di lavoro,
come creare una strategia, come fare la spesa!!!, o qualsiasi
altra cosa CHE SERVE nella vita di tutti i giorni e nel
lavoro in generale.

4. Non insegna ad amare.
Riassumo con una frase che sentì in un serial medico: 'Siamo adolescenti con il bisturi'.
L'attrice si riferiva al fatto che gente specializzata,
per anni e anni sui libri e sul lavoro medico in quel caso,
non sapeva assolutamente nulla dei sentimenti.
Ma questo dovrebbe essere frutto di una interazione sociale
che nasce non solo in famiglia, nucleo societario basale,
ma anche a scuola, dove bisogna comprendere che ci sono
delle regole come nella più grande società del lavoro.
Capire noi stessi.
Gestire la propria interiorità, soprattutto per un adolescente,
gli servirà per tutta la vita, non solo per far uscire
le sue potenzialità durante gli anni della scuola.
Queste non sono filastrocche ma teorie comprovate
che fanno parte dello studio sull'intelligenza emotiva.
Grandi autori sul caso sono la Filliozat o Goleman.
Nessuno ci insegna nulla.

Poi ci lamentiamo che la gente si ammazza per futili motivi. Addirittura a scuola, dove dovrebbe esserci un minimo
di tentativi per migliorare il rapporto emotivo con sè stessi e
con gli altri, gli alunni si picchiano,
insultano e denigrano l'autorità dell'insegnante,
fanno i filmini col telefonino mentre picchiano un bambino down
e poi lo mettono su youtube...


Le soluzioni possono essere trovate solo insieme.
Lavorando per aiutare la gente che sarà il nostro futuro.
Insegnanti, allievi, genitori.
Ma se tutti e tre non hanno voglia di rispecchiare i proprio ruoli
la cosa diventa grottesca e la paghiamo tutti.

Una cosa che mi piacerebbe, sarebbe trattare in modo
rigido ma meritevole l'insegnante.
Guadagnerai di più, ok, ma devi dimostrare di avere
le competenze per un lavoro che è un lavoro particolare
quale quello di avere a che fare con persone.

Un'altra cosa, piuttosto utopica e che va un poco controcorrente,
sarebbe avere classi più piccole.
Il gruppo troppo grande non serve ed è dispersivo.
Ogni allievo necessita di maggiore attenzione.
Spesso il non riuscire o la ribellione nasce da incomprensione o
impotenza a situazioni vissute, oggettivamente o meno,
come opprimenti.
E' dimostrato che il gruppo piccolo,
da tre a massimo 6 allievi con un insegnante,
è più proficuo.
Perché si mantiene l'intereazione orizzontale con i compagni di studio
e allo stesso tempo si migliora il rapporto e la comprensione reciproca con il docente.
Insomma si prende il meglio della classe numerosa
e della lezione col singolo che da soli sono imperfetti ed utili
solo in alcuni casi.

Le mie sono solo idee.

Se prima ci mettiamo ad ascoltare,
forse saremo ascoltati.

Se diamo importanza al nostro prossimo quello la darà a noi.



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