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spaic lì a venezia

Ultimo Aggiornamento: 01/09/2006 17.58
01/08/2006 14.34
 
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In preda al panico
A un anno dalla tragedia, il documentario del regista afroamericano
che accusa l'amministrazione Usa di non essere stata all'altezza
Katrina, la denuncia di Spike Lee
contro Bush e il sistema-America

<B>Katrina, la denuncia di Spike Lee<br>contro Bush e il sistema-America</B>


WASHINGTON - Ce n'è per tutti. Per la Fema, la protezione civile degli Stati Uniti, per chi ha organizzato i soccorsi, e naturalmente anche per l'Amministrazione Bush. Tutti responsabili di essere intervenuti tardi, lasciando al loro destino sfollati, poveri, e tutta la popolazione nera di New Orleans. Farà scuotere le coscienze d'America e solleverà di certo polemiche When the Leeves Broke (Quando gli argini cedono), film-documentario diretto da Spike Lee per ricordare, a un anno di distanza - era il 29 agosto del 2005 - la tragedia provocata dal devastante passaggio dell'uragano Katrina.

Il film, ispirato in parte da un servizio fotografico che Lee e suo fratello realizzarono all'epoca del disastro, sarà trasmesso il 21 e il 22 agosto dalla rete televisiva Hbo e, in Italia, sarà presentato (nella sezione "Orizzonti DOC" dedicata ai documentari) alla 63ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia, in programma dal 30 agosto al 9 settembre).

Il film, prima ancora di essere proiettato, è stato accolto con pareri discordanti. L'attuale direttore della Fema, R. David Paulison, che prese il posto Michael Brown, dimissionario dopo Katrina, ha detto che guarderà il documentario: "Può essere d'aiuto, per comprendere se e dove la Fema sbagliò nella tragedia". Ma il portavoce della Casa Bianca, Tony Snow, ha detto che non sa se Bush abbia intenzione di "prendere visione del documentario di Spike Lee".

Non è la prima volta che il regista di Inside Man, She Hates Me e Summer of Sam - per citarne solo alcuni - si occupa della tragedia che sconvolse New Orleans. Già lo scorso gennaio, in occasione dell'inaugurazione di Pitti Immagine a Firenze, aveva presentato una mostra fotografica intitolata "Notes of Freedom": soggetto degli scatti, una delle tante bande d'ottoni della città americana, la "Hot 8 Brass Band", i cui musicisti, suonando i loro strumenti dopo l'uragano, si sono fatti portatori di speranza tra gli evacuati e simbolo dell'anima jazz della città.

(1 agosto 2006)

come cazzo si fa ad imparare il francese e a non diventare froci..................oddio [SM=x584441][SM=g1569733]
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Terrore e Raccapriccio
Deve essere una proiezione molto interessante...

Chissà che non trovi il tempo di seguire Venezia meglio del solito quest'anno...

[SM=x584426]
Conoscere le nostre paure è il miglior metodo per occuparsi della PAURA degli altri.
(Carl Gustav Jung)

[IMG]http://www.paura.info/immagini/loghino.bmp[/IMG]
01/09/2006 17.58
 
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In preda al panico
Lunga ovazione dopo le 4 ore di "When the Levees Broke"
documentario sulla tragedia seguìta all'uragano un anno fa
Katrina e le bugie di Bush
Spike Lee infiamma Venezia

"Il presidente ha detto che New Orleans è stata ricostruita: sono tutte frottole
Sbagliato dire che a lui non importa dei neri. E' dei poveri, che non gli frega nulla"
dal nostro inviato CLAUDIA MORGOGLIONE


VENEZIA - Solo un beniamino dei festival come Spike Lee poteva compiere il miracolo: tanta folla, e una lunga ovazione, per un documentario che dura la bellezza di quattro ore. Ovvero When the Levees Broke - Requiem in Four Acts, potente atto d'accusa sull'uragano Katrina e le colpe dell'amministrazione Bush. E del resto anche il regista - reduce dal successo internazionale di Inside Man - sottolinea, oggi, il legame speciale con la Laguna: "L'anno scorso ero a Venezia, proprio qui alla Mostra, quando si è scatenato l'inferno su New Orleans, e invece di vedere film, ho trascorso le giornate incollato alla tv. E mi è venuta l'idea di lavorarci su".

Il risultato è un documentario ricco di informazioni, che non trascura davvero nessun aspetto della questione. In cui appaiono anche personaggi noti: come Sean Penn, che si precipitò a New Orleans per partecipare ai soccorsi. Ma ciò che resta impresso, dopo la lunghissima visione, sono i volti della gente comune. I poveri, quelli che non avevano nemmeno un mezzo di trasporto per lasciare la città, alle prime avvisaglie della tempesta. E che, di fronte alla macchina da presa di Spike, ripercorrono la loro odissea.

Lee, il suo When the Leeves Broke è stato trasmesso qualche giorno fa negli Usa dalla rete Hbo. Quali sono state le reazioni?
"Ha avuto un effetto profondo sulla gente. E abbiamo causato un bel po' di imbarazzo a Bush e alla sua amministrazione. Il presidente a fine agosto, nell'anniversario di Katrina, è tornato a New Orleans, facendo conferenze stampa fasulle, in cui ha dichiarato che la città è stata ricostruita. Non bisogna credere a queste frottole: in alcune zone, è come se l'inferno si fosse scatenato ieri. E poi ricordiamo che, come mostro nel documentario, la catastrofe è stata provocata non dall'uragano, ma dalla rottura degli argini delle dighe, di responsabilità del genio civile".

Insomma, tutta una questione di ingegneria pubblica.
"Già. E' incredibile pensare che in un Paese piccolo e civile come l'Olanda, si sia raggiunta una tecnologia, nel settore, che il Paese più potente della storia del mondo non ha. Il fatto è che l'America è molto brava a nascondere alcuni suoi aspetti, come la povertà: per scoprirla, è necessario scavare a fondo. Spesso si sente dire che a Bush non importano i neri, ma è sbagliato: a lui è dei poveri che non frega nulla. Anche se sono bianchi o ispanici".

Crede che Bush e il suo staff abbiano visto il film?
"Non credo proprio. Mi piacerebbe fare come in Arancia meccanica di Kubrick (in cui un personaggio viene costretto a guardare, tenendogli aperti con violenza gli occhi, ndr); ma purtroppo non posso...".

Ma i cittadini americani, dopo l'Iraq e Katrina, cosa pensano davvero di chi li governa?
"Credo che l'uragano e il fiasco della guerra abbiano aperto gli occhi agli americani. Il gradimento di Bush, a metà del suo secondo mandato, è bassissimo. Spero che nessuno si beva le sue ultime bugie, come paragonare il conflitto in Iraq alla lotta al nazismo".

E invece cosa farebbe lei se, per un'ipotesi quasi fantascientifica, arrivasse alla Casa Bianca?
"Non avrei nemmeno il tempo di mettere la mano sulla Bibbia per giurare... mi ammazzerebbero prima!".

Tornando a Katrina, ritiene che anche i media abbiano delle responsabilità, nella iniziale sottovalutazione della tragedia di New Orleans?
"No, io credo al contrario che anche i media si siano sentiti traditi dalla presidenza. E che per questo si siano, come dire, tolti i guanti. Realizzando reportage abbastanza coraggiosi".

Anche il suo film è un reportage? O un documento storico?
"No, non vuole essere solo storia, ma un atto di denuncia. Per questo ci tengo che lo vedano quante più persone possibile, in tutto il mondo. Punto insomma a una distribuzione internazionale. Quanto agli Usa, sta per uscire il dvd. E ne distribuiremo migliaia di copie alle scuole e alle università. Lo scopo è far crescere un movimento che spinga alla ricostruzione effettiva di New Orleans".

La gente, almeno per il momento, è con lei?
"Credo di sì. Sono vent'anni che faccio film, ma nemmeno per Malcolm X o Inside Man ho avuto tanta risposta popolare. La gente mi ferma, esprime il suo apprezzamento: si vede che ho toccato una corda sensibile".

(1 settembre 2006)

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