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IL GIORNO DEL SIGNORE RISORTO E DELLA CHIESA

Ultimo Aggiornamento: 17/05/2018 15.29
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17/05/2018 15.29

Paolo Ferrini

“Fin dalla sua prima origine, la comunità cristiana ha individuato il giorno come suo proprio, e lo ha chiamato «giorno del Signore» (Ap 1, 10). Questo giorno era il primo della settimana ebraica (At 20, 7); in esso i cristiani si riunivano per «spezzare il pane» e per ascoltare la predicazione degli apostoli e dei loro collaboratori (At 2, 46)” (Celebrare in Spirito e verità, 84).

Giorno della risurrezione di Cristo

Questo primo giorno dopo il sabato era tenuto in grande considerazione dalle prime comunità cristiane, perché era il giorno della risurrezione del Signore Gesù. Dai Vangeli emerge chiaramente che al terzo giorno, dopo la morte di Gesù, le donne si recarono con aromi, di buon mattino al sepolcro. Esse vi andarono dopo la Pasqua e trovarono il sepolcro vuoto; non trovarono il corpo del Signore, ma ebbero delle visioni che attestavano che lui era risorto dai morti ed era vivo. Alla sera di quel primo giorno il Signore stesso apparve a due di loro che da Gerusalemme andavano verso Emmaus (cf Lc 24, 13-35), e poi ai dodici riuniti nel cenacolo. I vangeli stessi ci ricordano che queste apparizioni del Risorto avvengono tutte il primo giorno della settimana. Il Signore non esaurirà le sue apparizioni al giorno della risurrezione ma “otto giorni dopo” di nuovo Gesù apparve ai discepoli riuniti nel cenacolo. Questo ritmo settimanale, dato da Cristo, porta le prime comunità a ricordare “il primo giorno dopo il sabato” come il giorno del Signore, giorno in cui il Risorto è apparso alla sua Chiesa, giorno in cui la Chiesa si incontra con il Risorto e ripete questo appuntamento ogni otto giorni. Per le comunità cristiane diventa quindi essenziale celebrare il fondamento di tutta la fede, che è la risurrezione del Signore, in questo giorno; il nome pagano “giorno del sole” attribuito al primo giorno della settimana, sarà sostituito proprio con il nome di “giorno del Signore” (da “dies Domini), la domenica.

Giorno della Pasqua

La fedeltà delle comunità alla celebrazione della domenica porterà ad una maggiore comprensione del significato di questo giorno. In esso Cristo è risorto dai morti e con la sua risurrezione fa nuove tutte le cose. La Pasqua è così il compimento pieno di quella creazione che il Padre aveva iniziato “al primo giorno della settimana” nel principio del mondo. In quel giorno “Dio disse: «Sia luce». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattino: primo giorno” (Gen 1,3-5). Nel primo giorno del mondo la luce vince le tenebre ed è l’inizio della creazione: al “primo giorno dopo il sabato” la luce di Cristo che risorge glorioso vince e disperde le tenebre del peccato e della morte e ha inizio una nuova creazione in Cristo. Come all’inizio Dio benedisse ogni cosa, così anche la risurrezione di Cristo è principio di ogni benedizione e di ogni dono per l’umanità.

Giorno del dono dello Spirito Santo

Al cinquantesimo giorno dopo la Pasqua, la Chiesa ha ricevuto il dono dello Spirito Santo. Anche questo evento della nostra salvezza avviene al primo giorno della settimana, in esso lo Spirito scende sugli apostoli nel Cenacolo e nasce la Chiesa, nuovo popolo di Dio e primizia della nuova creazione. “Apparendo agli apostoli la sera di Pasqua, Gesù alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi»” (Gv 20,22-23). L’effusione dello Spirito fu il grande dono del Risorto ai suoi discepoli la domenica di Pasqua. Era ancora domenica, quando, cinquanta giorni dopo la risurrezione, lo Spirito scese con potenza, come “vento gagliardo” e “fuoco” (At 2,23) sugli apostoli riuniti con Maria. La Pentecoste non è solo evento originario, ma mistero che anima permanentemente la Chiesa. Se tale evento ha il suo tempo liturgico forte nella celebrazione annuale con cui si chiude la “grande domenica”, esso rimane inscritto, proprio per la sua intima connessione col mistero pasquale, anche nel senso profondo di ogni domenica. La “Pasqua della settimana” si fa così in qualche modo, “Pentecoste della settimana”, nella quale i cristiani rivivono l’esperienza gioiosa dell’incontro degli apostoli con il Risorto, lasciandosi vivificare dal soffio del suo Spirito (cf Dies Dominici, 28).

Giorno del ritorno glorioso del Signore

Nel Nuovo Testamento la domenica appare sia come primo giorno della settimana ma anche come giorno che prolungava il settimo giorno, cioè il sabato, e per questo essendo il giorno dopo il settimo, diventa ottavo. L’ottavo giorno è un giorno che va al di là del tempo e dello spazio, è il giorno dopo lo scorrere di tutto il tempo, è il giorno dell’eternità. Gregorio Magno scrive: “La domenica, in quanto ottavo giorno, annuncia l’ultimo giudizio e al risurrezione universale, di cui la risurrezione del Signore ci ha dato il pegno. Terzo giorno dopo la passione e ottavo in rapporto alla creazione, è quello in cui risusciteremo dalla morte corporale e la carne parteciperà alla felicità dell’anima”. L’ottavo giorno è il giorno del ritorno definitivo di Cristo, è il giorno senza tramonto in cui noi entreremo al banchetto festoso delle nozze dell’agnello, è il giorno che annuncia la vita eterna.

Giorno della Chiesa

A fondamento della sua fede e della centralità della risurrezione di Cristo nella vita dei cristiani, la Chiesa non poté e non potrà mai tralasciare la celebrazione della domenica; per essa è un giorno irrinunciabile!
Il Signore ha promesso di essere con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo, ma ha promesso di essere presente dove due o più sono riuniti nel suo nome. “Perché tale presenza sia annunciata e vissuta in modo adeguato, non basta che i discepoli di Cristo preghino individualmente e ricordino interiormente, nel segreto del cuore, la morte e la risurrezione di Cristo. Quanti infatti hanno ricevuto la grazia del battesimo, non sono stati salvati solo a titolo individuale, ma come membra del corpo mistico, entrati a far parte del Popolo di Dio. È importante perciò che si radunino, per esprimere pienamente l’identità stessa della Chiesa, la ekklesía, l’assemblea convocata dal Signore risorto, il quale ha offerto la sua vita «per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi» (Gv 11,52). Essi sono diventati «uno» in Cristo (cf Gal 3,28), attraverso il dono dello Spirito. Quest’unità si manifesta esteriormente quando i cristiani si riuniscono: prendono allora viva coscienza e testimoniano al mondo di essere il popolo dei redenti composto da «uomini di ogni tribù, lingua, popolo, nazione» (Ap 5,9). Nell’assemblea dei discepoli di Cristo si perpetua nel tempo l’immagine della prima comunità cristiana disegnata con intento esemplare da Luca negli atti degli apostoli, quando riferisce che i primi battezzati «erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere» (2,42) (Dies Domini, 31). Proprio nel giorno del Signore la Chiesa si riunisce e trova nell’Eucarestia domenicale celebrata da tutta la comunità il centro di tutta la sua vita (cf Catechismo della Chiesa cattolica, 2177). L’Eucaristia domenicale è manifestazione piena della comunità, da essa nasce e prende forza la Chiesa che nel mondo è chiamata a portare le buona notizia agli uomini e a vivere il comandamento dell’amore che Cristo le ha lasciato.

Giorno della Parola e dell’Eucaristia

Nella celebrazione eucaristica la Chiesa trova la sua piena identità. Nella preghiera eucaristica il sacerdote dopo aver invocato la potenza dello Spirito Santo sui doni perché diventino il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, invoca lo stesso Spirito perché discenda sulla comunità radunata che comunicando all’unico pane e all’unico calice sarà trasformata in un solo corpo e in un solo spirito: il corpo ecclesiale di Cristo. Nell’Eucaristia la Chiesa incontra il risorto partecipando alla mensa della Parola e alla mensa del pane e del vino.
Nella lettura della Parola è il Cristo stesso che parla alla sua Chiesa, “giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura” (SC 7). È nell’Eucaristia che la Chiesa si nutre del pane di vita che riceve dalla mensa della Parola di Dio e del corpo di Cristo ed è in essa che la Chiesa venera le divine Scritture come il corpo del Signore.

Vivere il giorno della Chiesa

La Chiesa nell’ascolto della Parola e nell’Eucaristia si incontra con il Signore. In questo giorno rinnova, come l’apostolo Tommaso, la propria fede nel suo Dio e da lui riceve la beatitudine per quelli che credono senza aver visto. È proprio nel giorno del Signore che la comunità dei credenti riunita in assemblea rinnova la propria fede battesimale; fede rinnovata nel giorno della risurrezione del Signore a cui i credenti partecipano sacramentalmente attraverso il Battesimo: sepolti con Cristo nella morte e con lui rinati ad una vita nuova.
È un giorno di gioia per la salvezza ricevuta, la stessa grande gioia che provarono i discepoli al vedere il Signore. Nella risurrezione c’è la causa e il motivo di tanta gioia nella Chiesa. Per questo nella domenica è bandito ogni digiuno ed è proibito pregare in ginocchio. La Didascalia Apostolorum ci ricorda: “Nel primo giorno dopo il sabato siate nella gioia in ogni momento”. La domenica, giorno della risurrezione del Signore, è il giorno della letizia, il giorno della gioia per tutti.
La domenica è il giorno più adatto per vivere il comandamento dell’amore fraterno, della carità, della condivisione. Come il Cristo ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e della morte attraverso la sua risurrezione, la Chiesa, soprattutto nella Pasqua settimanale, è chiamata ad operare “liberazioni” per l’umanità, per i fratelli che sono nella schiavitù della miseria e della sofferenza. Fin dai primi secoli la comunità dei credenti ha ritenuto necessario, proprio di domenica e non in altri giorni, fare una colletta e poi deporla ai piedi di colui che presiede l’assemblea perché possa soccorrere – come dice Giustino nella Prima Apologia – gli orfani, le vedove, i pellegrini e coloro che in mezzo a noi sono nel bisogno.
Per poter vivere nell’ascolto della Parola, nella preghiera, nella condivisione e nell’amore questo giorno la Chiesa ha ritenuto opportuno, soprattutto quando l’autorità civile e statale glielo ha permesso, di astenersi da qualsiasi tipo di lavoro per potersi dedicare a vivere la domenica come un giorno da dedicare tutto al Signore, per pensare a lui e vivere in comunione con lui e con i fratelli. L’astensione dal lavoro e dal ogni atteggiamento che comporti ansia ci aiuta a vivere nella serenità e nella gioia la domenica e ad occuparci delle cose del Signore e soprattutto ci permettono una partecipazione piena, attiva e serena alla celebrazione dell’Eucaristia.
Ad Abitene (una cittadina dell’odierna Turchia), nel 304, venne arrestato un gruppo di cristiani. Di fronte la proconsole che li accusava di riunirsi illecitamente, Saturnino, uno di loro, rispose: “Noi dobbiamo celebrare il giorno del Signore: è la nostra legge”. Dopo di lui fu interrogato il proprietario della casa, di nome Emerito. Il proconsole gli chiese: “Ci sono state riunioni proibite a casa tua?”. “Sì, abbiamo celebrato il giorno del Signore”, rispose Emerito. “Perché hai permesso loro di entrare?” chiese il proconsole. Ed Emerito rispose: “Sono fratelli e io non potevo impedirlo”. “Avresti dovuto farlo” replico il proconsole. Ed Emerito affermò: “Non potevo farlo, perché noi non possiamo vivere senza la domenica”. E, al proconsole che insisteva, un altro martire rispose: “Come se un cristiano potesse esistere senza celebrare l’assemblea domenicale o l’assemblea domenicale potesse essere celebrata senza un cristiano! O non sai che l’essere cristiano è una cosa sola con l’assemblea domenicale e che l’assemblea domenicale è una sola cosa con il cristiano, al punto che l’uno non può stare senza l’altro?”.


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