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[PALAZZO DEL GOVERNATORE] Ithilbor, Shane *§*Ti riporto a casa*§* {ok}

Ultimo Aggiornamento: 18/03/2015 11.32
17/03/2015 11.30
 
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RIASSUNTO: Poche fiaccole e un silenzio surreale, nella sala del trono. L’Antica, dopo aver sconfitto se stessa, torna nell’ultimo posto in cui è stata vista; e lo fa vittima della Frenesia, nelle vesti di una Bestia senza controllo e senza ragione che « sbatte contro le pareti della stanza come un uccello intrappolato ». Ad attenderla, fatalmente e provvidenzialmente, c’è Shane: Guerra, Flagello, figlio devoto della Sposa, non esita a contrastare l’attacco che Ithilbor scaglia scompostamente contro lui, come avrebbe fatto contro il più acerrimo dei suoi nemici. L’Apocalisse non si fa cogliere impreparato e, con l’esperienza a giocar nella sua squadra, riesce a mordere il Fu Ductor, riportandola, così, alla Ragione. E, infine, a casa. Alla Torre Oscura.

COMMENTO: Se mi avessero detto che, una notte, mi sarei ritrovata a dover giocare Ithilbor in stato di frenesia, avrei pensato a tutt’altri motivi rispetto a quelli che mi hanno portato a questo punto. Grazie a master Alias per aver tirato fuori dal cilindro questo spunto: avrei potuto fare di meglio, ma la ruggine va via poco alla volta!

Poi, non potevo sperare in compagnia migliore. Shane è un compagno di giochi eccezionale. La sua “penna” ha un potere straordinario: e puoi anche attendere un’ora per leggere le sue meraviglie e giorni per inseguire i suoi folli orari. Ne vale la pena. Grazie, davvero. Per la millesima e una volta :)

MOTIVO ASTERISCHI:

In seguito a QUESTA giocata:

- Ithilbor viene morsa da Shane: lo status di Frenesia cessa, la Sete resta. Utilizza poteri del sangue fisici senza alcuna spesa di punti di sangue – a causa della Frenesia stessa – dei quali resterà sempre in difetto fino a che non si nutrirà.

- Shane utilizza gli artigli della bestia [Istinto II], spende un punto sangue.




ITHILBOR [*§*Sala del Trono*§*] Comanda Lei. Le catene sono state spezzate, ogni controllo rinnegato in favore di un abbandono totale ed inebriante a colei contro la quale ogni notte combatti. Contro la quale, ogni notte, fino a questa notte, hai trionfato. Adesso no. Adesso è lei che ti scaglia, a briglia sciolta, in un mondo che hai imparato a conoscere nelle lunghe notti della tua vita, in quelle ancor più lunghe della tua dannazione. La dimensione che ti ha reso prigioniera di te stessa si è sfaldata. Si è sgretolata a contatto con il furore della presa di coscienza, della piena consapevolezza di chi fosse, una volta di più, il tuo peggior nemico. Tu. Tu, vittima di te stessa. Tu, che hai inferto al tuo corpo una ferita e hai lasciato che il sangue scorresse. Tu, che dello stesso non ti nutri da un numero di notti che non vuoi e non riusciresti nemmeno a contare. Non adesso, ma nemmeno domani. Poiché il tempo ha perso ogni connotazione e tu stessa ogni riferimento. Ti ritrovi, così, catapultata nella sala del trono, l’ultimo luogo in cui sei stata vista. L’ultimo in cui sei stata Ductor. L’ultimo in cui hai sentito chiamare il tuo nome non da un’allucinazione, ma da carne e sangue. Sangue. Tutto quello che realmente conta. Tutto quello che desideri. Tutto ciò di cui necessiti. Non ci sono pensieri, in quella mente che solitamente ne è affollata. Non ci sono considerazioni, valutazioni: la mente, prima tra gli infami e alleata considerevole tanto quanto nemica acerrima, è come se fosse imbrigliata in una tela magica intessuta da un insolito ragno, che le impedisce del tutto di… funzionare. La Ragione è svanita, data in pasto a un Istinto che non conosce alcun tipo di ostacolo. Libero, sfoga la propria furia riversandola in artigli che si allungano dalle dita [Istinto II], in zanne in bella mostra e nell’agitazione di un animale che, sin da quando ha visto l’alba di questa dannazione infinita, non ha mai, mai sperimentato una simile libertà da un controllo ossessivo. Nemmeno nella giovinezza estrema. Nemmeno nella Sete senza fine. Lo fa adesso, rendendo schiava di sé l’Antica, la Prima tra gli Immortali di quelle terre, una schiera di suoi stessi figli. E lo fa in modo trionfale e beffardo, costringendoti a correre all’impazzata lungo il perimetro di quella sala immensa: e vuota. Sbattendo contro le pareti. Cercando un varco alla cieca, senza che intuito, ricordi o valutazioni possano correre in suo soccorso e aiutarla a trovare la strada verso la distruzione. Perché questo sei, Sposa, adesso. Distruzione. [Frenesia - Turno I]

SHANE [anticamera>sala del Trono] Non mettevi più piedi al Palazzo da quella sera, quando l’unico Sole di cui bramavi la vista scomparve nel nulla. Da allora, ti senti esposto, come mai ti era accaduto prima, anche quando eri solo un giovane uomo. Varchi il grande portone dell’edificio entrando nell’anticamera di accoglienza. Le sue decorazioni sontuose passano in secondo piano ai tuoi occhi rispetto ai grandi dipinti delle epoche passate della landa. Li osservi uno per uno e quasi ti aspetti di sparire a tua volta in uno degli scenari così dettagliatamente riprodotti, mentre incedi sul tappeto rosso che attraversa longitudinalmente la stanza sino alla sala del trono. Niente accade ed il tuo viso perfetto, dal roseo incarnato frutto del potere di Tenebra, si trasforma subito in una maschera di delusione. Poi l’odi, e ancor prima la senti, e ti paralizza per un attimo il pensiero che in realtà la tua mente abbia partorito solo un’altra allucinazione, come tutte quelle che hai inseguito nelle notti trascorse a cercarla. Ma è solo un momento, perché quello dopo attraversi l’uscio dell’anticamera con tutta la velocità di cui disponi per arrestarti tremante circa due metri dopo, rannicchiato in avanti, nutrendoti subito dell’immagine di Lei come dell’acqua di una fonte dopo mille miglia di terribile arsura. Ma è un’immagine terribile. La tua Regina che sbatte contro le pareti della stanza come un uccello intrappolato. Eccoti allora, ergerti in tutta la tua statura come un titano del mito scomparso e levare entrambe le braccia al soffitto, quasi a voler rivendicare con quelle il primato della ragione sulla furia scomposta. Dovresti farti Lucifero, catapultarti nel Suo inferno per portarvi la luce delle tue ali nere. E, invece, non riesci neppure a parlare; cerchi di attirare la Sua attenzione come il più infantile dei bimbi nei confronti della madre che lo ha smarrito nel parco dei giochi. [celerità 3, veggenza 1, tenebra 1]

ITHILBOR [*§*Sala Del Trono*§*] No, Shane il Flagello non può essere inghiottito da nessun arazzo. No, Guerra non è nemico di se stesso al punto tale da riuscire a costruire un mondo parallelo in cui rifugiarsi e consumare quella lotta. Lui è rimasto, lì, come tutti gli altri. Ha continuato a perpetrare la sua esistenza mentre tu consumavi, superbamente, granelli di prezioso tempo che gli umani si affanno a cercare. A pensare e ripensare, a fare congetture, a ignorare la Sete con l’arroganza di un Antico, a resistere alle Sue tentazioni con la tempra che si acquisisce in notti e notti di indesiderata convivenza. E adesso che ne è stato di quei pensieri? Sono svaniti, abbandonati al loro miserevole destino, soffocati da un Istinto che è pura mancanza di controllo. Ed è paradossale quanto tu, se solo avessi facoltà di fermarti a rimuginare sulla tua condizione, in questi istanti, ti sentiresti preda di una libertà assoluta e giustificata, che non abbisogna di scuse e rinnega la compostezza. Tu, che sotto il vessillo della mente sei rinata alle tenebre, adesso sei Bestia e nulla di più. Una bestia cieca e furiosa che non è in grado di far altro che ricercare ossessivamente sangue e vita. Sangue e vita. E, per uno strano scherzo del Destino, o, forse, ancor più probabilmente, per una mano che lo stesso tende in tuo soccorso, si ritrova davanti solo morte e riflesso della sua stessa dannazione. Non c’è dolore avvertito da un corpo preda della Frenesia: nemmeno una smorfia di dolenza su quel viso completamente distorto dalla Furia in seguito a quegli scontri continui con le antiche e salde pareti della sala del trono. Gli occhi rossi, gli artigli in bella mostra e le zanne fameliche esposte alla notte non lasciano alcun dubbio sulla tua condizione. Regredita ad animale senza facoltà mentali, dimentica di ogni strategia e della possibilità stessa di considerazione. Dimentica di chi fu amico e nemico. Nei tuoi occhi, che seguirebbero la direzione dettata dal profumo che esala dal corpo del Maestro, non c’è altro che il riflesso di un demone fuori controllo, incapace di riconoscere chicchessia. Sarebbe solo questione di istanti, in fin dei conti. Non dovresti impiegare troppi attimi di questa notte per scorgere una figura, una sagoma che, seppur silenziosamente, cerca di attirare la tua attenzione: come se fosse possibile ignorare la presenza di chi si è vestito, per l’occasione, di inconsapevole balocco. Un urlo, un ringhio feroce: questo il saluto al sangue del tuo sangue mentre la folle corsa cercherebbe di riprendere, furiosa e scomposta, in sua direzione, cercando di coprire tutti i metri che vi separano (//9?) [Celerità IV]. E ti muoveresti priva della solita grazia che ti contraddistingue, con movimenti pesanti e per nulla armoniosi, spinta solo dalla cieca rabbia. Una volta raggiunta una distanza di 1 metro da Shane, proveresti a spiccare un balzo verso di lui, con il braccio sinistro proteso in avanti, gli artigli della bestia in esposizione [Istinto II] e le zanne affamate delle carni del cainita. La mente è muta: non riesce a trasmettere alcun suggerimento, nemmeno la sua inorridita incredulità. E prega, silenziosamente, che Il Flagello capisca, dal modo di fare e di comportarsi, da tutta quella stranezza, come quella che si ritrova davanti, dopo infinite notti di ricerca, non sia affatto un’allucinazione. Ma nemmeno la sua Sposa. [Frenesia – Turno II]

SHANE [Sala del Trono] È lei, inequivocabilmente. Eppure, totalmente priva di consapevolezza, nel momento stesso in cui ti scorge scatta verso di te come una fiera, mirando ad affondarti nel collo gli artigli della mancina, protesi verso di te come le ferali zanne. Non comprendi come sia potuto accadere che lo stato di Frenesia abbia colpito proprio lei che nulla ha mai lasciato al Caso. Se esiste Demiurgo, in vero, quello è Ithilbor l’Antica, ma stanotte toccherà a te porgerle un dono, infinitamente più piccolo dell’Immortalità cui ti consegnò. Sai quello che devi fare e lo avresti fatto come prima cosa non appena l’avessi rivista, in ogni caso. È quel che precede quel gesto, però, che mai avresti osato neppure pensare, ossia tentar di colpirla per difendere te. Desideri muoverti più velocemente possibile perché il suo scatto è poderoso, perciò abbandonando ogni umano sembiante farai spuntare gli artigli della Bestia e proverai a schivare l’attacco attraverso uno spostamento laterale in controtempo con un passo di intagliata, richiamando il piede sinistro e poi il destro, mentre il busto, nel contempo, ruoterebbe prima in senso orario e poi bruscamente, con moto frustato, in verso antiorario, per caricare una sorta di tondo diritto che effettueresti con la dritta con la quale vorresti deviare la mancina di Ithilbor con un colpo brusco sul polso di lei portato usando tutta la forza che possiedi mentre, un istante dopo, al braccio sinistro faresti compiere una rotazione dal basso verso l'alto in avanti, tenendolo quasi completamente disteso, mirando ad effettuare un montante verso il mento della tua Creatrice. Nella combinazione di dritto e montante impiegheresti tutti i doni di abilità, velocità e forza di cui disponi. Hai poco tempo e devi agire in fretta perché non sai da quanto tempo la Sposa stia così, e non puoi permetterti di rischiare. Non quando c’è di mezzo Lei. [combattimento disarmato lv.1, celerità 3, vigore passivo 3, istinto 2].

ITHILBOR[*§*Sala del Trono*§*] Nemici giurati. Acerrimi. La Bestia, preda della sua incapacità di valutazione, non sa vedere altro che questo. Vittime. Indistintamente. In ogni cosa che ti circonda. Nei pesanti tendaggi. Nelle pareti che danno forma e definizione ai confini della tua gabbia. Nelle fiaccole che, seppur sparute, creano una falla nell’assolutezza del buio. Persino nelle ombre che, fugaci, paiono attraversare tutta la sala del trono con il solo scopo di farsi rincorrere da un inseguitore affamato e delirante. Privo di sapienza e spinto alla caccia da una furia cieca e stolta. Non c’è catena che possa accorrere in tuo soccorso, non c’è nemmeno la volontà di innalzare un’implorazione affinché tutto finisca: poiché libertà è anche questo, la mancanza di decisione nel fare un passo indietro e riprendere, semmai fosse possibile, le redini di quella fiera assetata che ha il controllo totale del tuo corpo e delle tue azioni. E non potrebbe essere altrimenti, considerato che non ha nemmeno lontanamente i contorni di un balzo di gioia quello che compi verso Shane, nell’istante in cui gli occhi rossi di furore e i sensi tutti ne percepiscono la presenza. Non distingui tratti familiari da quelli avversari, non senti altro che il richiamo di un’esistenza, qualunque essa sia: poiché lo scopo della bestia lasciata a briglia sciolta non è altro che un bieco fine di devastazione, l’apoteosi del desiderio di annichilimento totale e indistinto che si riversa su vivi e morti. E, nella sua folle dedizione all’attacco reiterato e incosciente, a malapena forse le sarebbe dato di accorgersi di quanto tecnica e consapevolezza e ragione mettano in atto dalla parte opposta. Shane non rimane fermo a guardare: Shane non spreca il tempo a sua disposizione in elucubrazioni e domande che non potranno trovare risposta se non in una Sposa rinsavita. Shane è una macchina da Guerra e come tale agisce. Gli occhi colmi di rabbia forse riuscirebbero a rintracciare i movimenti del suo braccio destro e, in seguito a questo, la bestia che ti controlla intenterebbe una sorta di malsana difesa, che poi si risolverebbe sempre in quella propensione all’attacco fine a se stesso. Il busto ruoterebbe in senso antiorario, da destra verso sinistra, di circa 45°, provando a portarsi dietro, nel movimento, il braccio destro con gli artigli esposti [Istinto II]. La relativa mano, poi, vorrebbe intercettare il cainita che si appresta ad arrestare la tua sinistra, provando a raggiungere il polso destro di Shane e lì chiudersi con tutta la forza che il tuo corpo possiede [Vigore IV – attivo]. A prescindere che riesca o meno, i movimenti non terrebbero comunque conto di quello compiuto dal braccio opposto del Maestro, poiché la reazione scomposta della Furia sarebbe del tutto dettata da quel primo allarme percepito dall’occhio. Le Zanne sarebbero ancora in bella mostra e il viso proverebbe a sporgersi verso il braccio destro di Shane, se solo la mano l’avesse raggiunto: per poter provare a sfogare in altro modo tutta quella rabbia repressa [Frenesia – Turno III]

SHANE [ sala del trono] La reazione istintiva con cui ti contrasta riesce in gran parte, poiché il tuo tondo di dritta è artigli contro artigli, i tuoi che viaggiano verso il suo polso non trovano che unghie dure come osso, che si ritraggono subito dopo per ritornare a correre verso il tuo avambraccio al fine di serrarlo in una presa saldissima. Quella stretta però ti fornisce un appoggio perfetto per completare il montante con cui riesci a colpire sulla mandibola destra l’Antica con l’effetto di sospingere il capo di Lei ancora di più verso il tuo braccio. Ma è questo il momento che attendevi, e null’altro tenteresti adesso che tentare una prova di forza tra il braccio sinistro di Ithilbor e il destro tuo. Facendo perno sul piede sinistro leggermente avanzato, ruoteresti il ginocchio dx in senso orario per assecondare e conferire vigore al moto del braccio dx con cui tireresti quello sx della Cainita verso di te ed in basso, quasi volessi sradicare l’anello di una catena dal muro. Ci metti ancora tutta la forza che possiedi e conti sul fatto che Ithilbor – già portata a muovere verso sx per provare ad azzannarti – ne risulti un poco sbilanciata, quel tanto da offrirti un varco ancora maggiore nell’incavo tra spalla dx e collo, ove dirigeresti immediatamente, a tua volta, le zanne tue snudate, mentre col braccio sinistro ti proteggeresti il cuore, richiamando gli artigli a guardia del petto [combattimento disarmato lv.1, celerità 3, vigore passivo 3, istinto 2].

ITHILBOR[*§*Sala del Trono*§*] Sete. Rabbia. Il flebile terrore esercitato da quelle fiaccole sparute, lingue di fuoco che si fanno partecipanti di tutto uno status che avrebbe potuto colpire chiunque, ma che avresti giurato non avrebbe mai colpito te. E, invece, Sposa, ti ritrovi a camminare, col velo abbassato sul volto, a testa china, tra i sentieri più oscuri della tua natura, costretta ad assistere come impotente spettatrice allo spettacolo che la Bestia mette in atto. Senti l’oppressione della mancata onnipotenza, tu che dalla seduzione della stessa sei stata avvinta in vita e in morte. Senti, allo stesso tempo, la libertà da ogni costrizione e da ogni smorzatura: la piena giustificazione di ogni azione poiché a tuo scudo si erge la cessione delle redini e la predominanza della Bestia sulla Bella. Ma chi monderà te stessa dal peccato di aver lasciato che tutto ciò accadesse? È come se il velo della Sposa che ti copre il viso rendesse la vista meno acuta: come se cercasse di mitigare lo strazio che potrebbe derivare dell’effettiva visione di quanto il tuo corpo, privo di razionalità, arreso completamente agli aspetti più infimi del tuo essere, stia compiendo. Hai Sete: una Sete senza fine, irresistibile a tal punto che potrebbe portarti persino a dissanguare un elfo, se solo fosse nelle vicinanze. Invece la rabbia, che a questa, inevitabilmente, si unisce, si riversa tutta sul Flagello, ch’è figlio ed è fratello. E lo fa perché non è in grado di preoccuparsi delle conseguenze, non è in grado di prevedere alcuna mossa o di elaborare alcuna strategia: ché, tra tutti coloro che popolano queste e quell’altre terre, Shane sarebbe stato sicuramente l’ultimo contro cui avresti intentato un attacco. Invece lo fai e il suo braccio diventa una meta da raggiungere disperatamente; il suo sangue, anelito ineguagliabile e illusoria panacea a tutto questo male. Le zanne snudate probabilmente non riescono nemmeno a sfiorare le dure carni del Maestro: poiché il braccio opposto ti colpisce con una forza inaudita, allontanandoti dal desiderio e gettando altra legna sul fuoco dell’ira. Ci sono nuovi ringhi e un rossore più vivido, l’esplosione fuori controllo di follia pura. Affronto. La punizione di una Bestia Antica ad opera di un suo simile. E se tu, dall’antro in cui sei stata rinchiusa dall’Istinto, riesci a comprendere e a rallegrarti di quel gesto compiuto da Shane, non ci si potrebbe mai aspettare lo stesso dalla Furia. Che agiterebbe le mani artigliate [Istinto II] in maniera scomposta e convulsa, priva della logica che tanto aberra in favore di una dannosa liberà, ma pregna di tutta la potenza che appartiene al Sangue Antico [Vigore IV – attivo]. La mandibola non duole, ma l’ego è ferito, profondamente; il viso non smetterebbe nemmeno in seguito a quell’oltraggio di tendere verso la pelle e le vene del cainita, incurante di quanto l’opposto tenda esattamente e specularmente nella stessa direzione. Tu, Sposa, in quell’istante sollevi il viso e chiudi gli occhi: scossa tutta nell’attesa fremente di quell’istante. L’istante in cui i canini di Shane si chiudono sul tuo collo, in un Bacio che ha il potere di essere ardentemente desiderato e fortemente non voluto, custode di un dualismo perfetto fatto di opposti che non possono trovare alcun equilibrio: ma solo la bellezza di un Caos puro [Frenesia – Turno IV]

SHANE [sala del trono] I canini della Tua Creatrice sfiorano soltanto la tua pelle d’alabastro, perché i tuoi sono già affondati nel suo collo a suggere il sangue più potente della terra, quello che ti diede l’Immortalità e più d’ogni altro ti dona piacere, più profumato e gustoso dell’ambrosia, mesciuta da un calice demoniaco. Mentre bevi, tenti di circondare il corpo di Ithilbor col braccio sinistro, facendolo scivolare da sinistra verso destra sulla schiena di lei, mentre il busto tuo ruoterà in senso orario, sì da consentire alle dita di ghermire la cainita proprio sotto l’ascella, quasi volessi esibirti in un casquè. Poi chiudi gli occhi, bandendo il resto del mondo dalla tua percezione visiva perché l’unica cosa che esiste in esso e di cui davvero ti importi la stringi già tra le braccia. E nel bacio che le doni, c’è tanta lussuria da ben meritare il castigo infernale, oltre all’ossessione profonda mista ad un rispetto ed una devozione che non conoscono materiali confini, o limiti di sorta. [I turno di suzione - Veggenza I]

ITHILBOR[*§*Sala del Trono*§*] Dal basso di quella prigione in cui ti sei rinchiusa, assisti al prodigio attraverso la prospettiva di una mente intrappolata: quella che sa apprezzare la prontezza e la decisione, nonché la precisione dei movimenti del tuo stesso figlio. Colui che non lascia spazio all’esitante valutazione, ma che agisce, violento e impietoso, contro la propria creatrice. Per poterla salvare. Le zanne della Bestia non arrivano che a sfiorare solamente la sua pelle candida: poiché le fauci, poi, si spalancano per urlare tutto il disappunto nell’istante solenne del Bacio. Punture di spillo che si insinuano in quello stesso collo che una e più notti hai offerto ai tuoi figli, affinché potessero saggiare la potenza del sangue che alla notte li aveva condotti. E quel collo è la porta di ingresso attraverso la quale l’estasi comincerebbe a farsi strada, a forza, nel tuo corpo. Se nelle vene ancora scorre follia liquida, suggendo da te è come se Shane la prendesse con sé, come se si facesse carico di quel peso e decidesse di portarlo sulle sue spalle. Lui che s’è gettato a capofitto nell’Abisso per recuperare la chiave della tua gabbia, per renderti libera e mondarti dal peccato di aver ceduto alla Sublime Tentazione e all’Arrendevole Abbandono. Tu, Sposa, resti col viso sollevato, come una bambina che attende il salvifico e consolante tocco di gocce di pioggia: tu aspetti che quell’incanto scenda su di te con la potenza di un uragano, spazzando via ogni mancanza di controllo e risollevandoti verso la piena consapevolezza di te e delle tue azioni. Senti le mani di lui: che ti stringono e ti sorreggono, come se sussurrasse silenziosamente la sua presenza, come se ti rassicurasse con la certezza che, d’ora in poi, andrà tutto bene. Tutto bene. Ora non la senti, la solitudine. Adesso quello spettro che ti perseguita non riesce ad aggrapparsi alle tue spalle e sogghignare la propria vittoria. Non senti nemmeno la persecuzione dell’abbandono, che tanto ti ha inseguito in vita e in morte. Tu, Sposa, senti il calore di un conforto insperato e, per questo, ancor più avvolgente e travolgente. Ma la Bestia è fatta di tutt’altra pasta rispetto alla Bella. Lei sente solo l’affronto. Sente l’onta e la sconfitta profilarsi in un orizzonte fin troppo vicino. Sente l’offesa di chi ha vissuto meno notti e gode di minore consapevolezza, avverte la sua forza farsi sempre meno possente. E in quell’abbraccio non vede conforto, ma il tentativo di braccarla e imprigionarla. E di quel Bacio non avverte l’estasi, ma l’inesorabile sconfitta. Eppur s’abbandona. Dalle fauci s’invola un ultimo, disperato urlo. Prima che le zanne si ritraggano. Prima che gli artigli comincino a cercare la via di ritorno, a nascondersi dietro le sembianze di unghie perfettamente normali. Prima che le mani non respingano, ma cerchino di chiudere un abbraccio da altri suggerito e cominciato. Ma Shane sentirà quel corpicino esile come un giunco abbandonarsi del tutto alle sue forze, ché di proprie, ora che la Furia è svanita, non ne possiede a iosa.

SHANE [Sala del Trono] Gli istinti più oscuri della natura che condividete scemano come brina disciolta dal primo sole. Apri gli occhi adesso ed osservi la trasformazione di Lei realizzarsi tra le tue braccia; più volte inspiri, come volessi far penetrare il suo odore sin nelle profondità più cupe dell’animo tuo, inneggiando muto alla fonte del Potere della tua dannazione per il pericolo scampato. Non osi chiederti come sarebbe stato se fossi arrivato troppo tardi mentre osservi rapito la creatura perfetta che è Ithilbor. E’ un attimo ma il tuo sguardo già si accende di acuto scintillio, d’uno stupore ancora squisitamente umano che la Morte non è ancora riuscita a reclamare del tutto, a relegare insieme a tanti altri aspetti della tua umanità nella stanza dei ricordi di chi non sarai mai più. L’hai ritrovata, ed è l’unica cosa cui pensi ebbro di gioia furiosa, mista ad un senso pressante di urgenza che ti spinge a riportare il più in fretta possibile alla Torre nera la tua Regina, senza che nessuno possa scorgerla in quello stato di debolezza, per cui esiste un unico rimedio. “Tornerai più forte di prima” la rassicuri parlandole all’orecchio, sollevandola senza alcuno sforzo ed adagiandola con fare protettivo al tuo torso mentre ti vesti di Tenebra. Poi le sussurri più piano “Ti riporto a casa”, e con gli occhi già contempli l’uscita della sala [Tenebra 1, Vigore 3].

ITHILBOR[*§*Sala del Trono*§*] Quello è il momento dell’incontro. Quello è l’istante in cui gli occhi furiosi della Bestia si gettano nei tuoi, sempre evocanti un campo di fiordalisi o un cielo gonfio di nuvole. Lei rovina verso il basso, trascinata in direzione dell’antro dal quale le era stata concessa, fino a questo istante, una parziale libertà. Torna, con la coda tra le gambe e furiosa, a occupare la gabbia che tu hai abitato nell’ultima, indecifrabile notte. Vorresti guardarla con aria di sfida: vorresti irriderla e canzonarla. Non puoi: poiché il Grande Sonno ti avrebbe accolto tra le sue braccia, se solo la Bestia avesse continuato a sfogare la propria, istintiva foga. Se non persino la Morte Ultima, nel momento in cui, cieca di rabbia, avresti osato abbatterti contro chiunque capitasse sulla tua scia di distruzione. E allora la guardi mestamente, mentre la passione del Bacio non fa che richiamare te in primo piano, lasciando lei sullo sfondo. Ed è come se le passassi attraverso, in questo nuovo scontro-incontro: come se volesse donarti l’ultimo assaggio della sua reale rabbia, come se volesse lasciarti un monito. Ed è un brivido che tutta ti scuote. Che ti percuote, mentre gli occhi si socchiudono e la bocca abbandona un sussurro, eco della rassicurazione che il Flagello non manca di portarti in ausilio *§*Portami a casa…*§* Chiedi. Quasi implori, avvinta da quella debolezza che ti spalanca innanzi lo spettro del Torpore. Le sue braccia sono riparo sicuro, scudo dietro il quale non può esservi alcun timore. La sua spalla rappresenta un porto presso cui trovare ristoro, banchina dove il capo tuo approda. Eppure il cuore suo, cui Tenebra concede illusorio vigore e singulto, intona un canto che ricorda e rimbomba al ritmo della Sete: la peggiore che tu abbia mai provato, persino inseguendo il ricordo della prima, vera notte della tua dannazione, quando il sangue del Nano, al cimitero, ti fu negato da un’armatura troppo meticolosa e un’esperienza assolutamente nulla. È come fuoco liquido che scivola nelle vene e, nella sua corsa, consuma senza pietà; è come se, improvvisamente e contro ogni logica, avessi bisogno di respirare e ti ritrovassi il collo stretto in una morsa letale. È come se ogni dignità crollasse miseramente, lasciandoti nuda dinanzi al Maestro: nuda come mai lo sei stata. La sua eco torna: più forte di prima. Ma le tue labbra sono schiuse e urlano, silenziosamente, la pesantezza di un’arsura letale. Ma le tue palpebre si farebbero quasi pesanti, sedotte dalla promessa di liberazione da tutto quel male che assume il profilo del Sonno. Ma le tue mani sono fatte di dita ossute che cercano di aggrapparsi a qualunque appiglio: le vesti di quell’uomo fasullo che intraprende la strada verso quella che chiama, giustamente, Casa. *§*Casa…*§* biascichi, non aggiungendo altro, richiamando a te, di riflesso, la vanità mortale [tenebra I] e relegando in un cantuccio quei sensi che giocherebbero, adesso, a tuo netto svantaggio.

SHANE La sua voce è un mormorio appena accennato eppure, come canto di sirena, risuona alle tue orecchie forte come un coro di demoni che intoni l’acuto finale. L’eco della melodia accompagna i tuoi passi, dapprima solenni e marzialmente cadenzati, poi meno circospetti quando, lasciata la costruzione, ti dirigi verso la Torre Oscura al massimo della velocità consentita al tuo rango di Maestro. La strada lastricata di pietra produce tonfi sordi al tuo passaggio, fin quando la sequenza dei passi non si arresta davanti al portone che dona ingresso alla vostra dimora. E non farai in tempo a sdraiare Ithilbor su di un capace giaciglio, che già il testo di una lettera andresti componendo nella mente. Una convocazione. Un invito che non si può rifiutare. [Tenebra 1, Celerità 3, Vigore 3].



I knew all the rules but the rules did not know me
guaranteed..


[IMG]http://img10.imageshack.us/img10/5067/k1x3.png[/IMG]


Grazie Serafin *_*
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A mio vantaggio imparai che a questo mondo niente è pericoloso quanto sperimentare il dolce tocco di una carezza. Poi, scoprii che anche un bacio può uccidere. Ma quello fu il giorno un cui divenni immortale.

Grazie a Te, mio Sire, e madre, e compagna di sorte.
Mio Istinto.
Grazie a te, mio Tutto.
Shane
18/03/2015 11.32
 
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MOTIVO ASTERISCHI:

In seguito a QUESTA giocata:

- Ithilbor viene morsa da Shane: lo status di Frenesia cessa, la Sete resta. Utilizza poteri del sangue fisici senza alcuna spesa di punti di sangue – a causa della Frenesia stessa – dei quali resterà sempre in difetto fino a che non si nutrirà.

- Shane utilizza gli artigli della bestia [Istinto II], spende un punto sangue.



OK

Bentornata [SM=g27838]



"Hai fatto un patto col Diavolo; e il Diavolo torna sempre a riscuotere."

[IMG]http://38.media.tumblr.com/f27ee613effebacf63df0b52a8c1e61c/tumblr_nxeozpbbVS1qhjakao1_400.gif[/IMG]





Yawp
"...over the rooftops of the world."

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