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Ultimo Aggiornamento: 03/06/2010 17.06
15/06/2006 14.49
 
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a proposito dei link di selvadega, qualcuno sa perchè
Oltre 60 statue sparite in pochi giorni a opera di singolari movimenti Svizzera, furti di nani da giardino.
«Liberati» Nel canton Friburgo le «missioni» rivendicate da un Fronte per la liberazione dei nanetti.
Ritrovati 23 pezzi dalla polizia

FRIBURGO - In Svizzera i nani da giardino vanno letteralmente a ruba. Nel senso che vengono proprio asportati dai lindi giardini elvetici. Dall'inizio di maggio una sessantina di statuine sono state rubate in varie località della zona meridionale del Cantone Friburgo. Tutti i furti sono stati rivendicati dal Fronte di liberazione dei nani da giardino (Flng). Perchè, anche se qualcuno non ci crederà, ci sono da qualche anno dei veri e propri «movimenti» non soltanto in Svizzera, ma anche in Francia e in Italia, che si organizzano per «liberare» i nani da giardino. Costruendo, da quella che in origine era una semplice questione di gusto (o cattivo gusto), una vera e propria «filosofia» che viene addirittura illustrata in siti dove, debitamente mascherati, gli aderenti si fanno fotografare dopo le proprie «missioni», ovvero i furti di nanetti nei giardini. Lo si vede nel sito del Malag (italiano) e del Flnj francese. Esiste perfino un inno per la liberazione del nanetto.



DENUNCE - Le denunce, in Svizzera, si sono accumulate soprattutto nei distretti di Gruyère, Gláne e Broye. «Altre due sono state inoltrate oggi, concernenti cinque nani di Sorens», ha detto la portavoce della polizia cantonale Francine Zambano, confermando gli articoli pubblicati da vari giornali locali. Una sola denuncia è stata ritirata: riguarda 23 nanetti scomparsi a Porsel e ritrovati a Prez-vers-Siviriez. Al posto delle loro amate figurine, i proprietari hanno ritrovato un breve messaggio firmato dall'Flng in cui si annuncia che «i vostri nani sono tornati in libertà».

ALCUNI «LIBERATI» - Il Fronte di liberazione dei nani da giardino lo scorso autunno a Friburgo aveva sottratto 77 nani che erano stati «posti in libertà in modo da poter assistere alla corsa Morat-Friburgo». Il Fronte per la liberazione dei nani da giardino è apparso alla fine degli anni Novanta, dapprima in Francia poi in altri Paesi europei, negli Stati Uniti e in Canada. Il Flng-Francia sostiene che 4.205 nani da giardino sono finora stati liberati. La «popolazione» europea di nani è stimata in circa 30 milioni di statuine.


[Modificato da Giusitta 15/06/2006 16.40]

Domenica 15 ottobre: Prato - MONZAblog191284 pt.17/10/2017 21.46 by Monza72
Maria Vittoria Morano (TGR Calabria)TELEGIORNALISTE FANS FORU...42 pt.18/10/2017 00.22 by delfinoodelfno
sul sangueTestimoni di Geova Online...40 pt.17/10/2017 23.14 by (SimonLeBon)
14/15 OTTOBRE - VIGHIZZOLO D'ESTE FINALE CAMPIONATO ITALIANO ACI/SPORTIl Forum di www.autocross...37 pt.17/10/2017 22.42 by Andre Cross
La mia Yankee Freemont forum30 pt.17/10/2017 22.53 by Stefano Bellini.2016
16/06/2006 09.11
 
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Re: Non si può stare mai tranquilli.....

Scritto da: lemiemanisudite2. 14/06/2006 13.57
Jack lo Squartatore era una donna
Lo rivela l'esame del Dna
Il codice genetico letto grazie a una nuova metodologia


LONDRA - Jack lo Squartatore potrebbe essere stato una donna. La clamorosa rivelazione è avvalorata dalle analisi del Dna contenuto nei resti di saliva ancora presenti dietro i francobolli delle lettere che il serial killer inviò a Scotland Yard.

Lo studio del Dna di Jack lo Squartatore a 118 anni dai fatti è stato reso possibile da una nuova metodologia messa a punto dall'Università di Brisbane. Il nome datole dagli scienziati è Cell-Track ID, e permette di amplificare le tracce del Dna residuo su documenti vecchi oltre un secolo per centinaia di volte, riportandolo ad un apprezzabile livello di leggibilità.

Un processo applicato a quegli esigui resti di saliva rilevati sulle affrancature delle lettere (molto poche, su un totale di oltre 600 opera di sciacalli e mitomani) usate dall'assassino per sfidare la polizia.

Ai medici legali di Brisbane è bastata una sola cellula per stabilire una serie di punti fermi sull'identità dello Squartatore, laddove anche le tecnologie in possesso dell'Fbi hanno bisogno di un campione 200 volte superiore.

Ian Findlay, il responsabile dell'equipe, ha spiegato all'Independent: "La prova assoluta dell'identità di Jack lo Squartatore ancora manca, perchè anche se è possibile risalire al sesso dell'individuo, non ci è possibile trovare un nome certo".

Dunque, niente nomi anche se, a questo punto, Jack lo Squartatore potrebbe addirittura essere quella Mary Parcey che, tempo dopo il quinto ed ultimo delitto del mostro dell'East End, uccise con modalità similiari la moglie dell'amante per finire a sua volta sulla forca.








Ora ci manca solo che Cleopatra fosse un travestito, noto ai più come Lola, che Cesare chiamava Antonio con sommo sbigottimento di Cesarione.


(scusate, è la digestione...)
20/06/2006 13.11
 
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22/06/2006 08.18
 
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Arroganza nazionale

di Marco Lillo (L'Espresso)

La moglie, il fratello, la cognata e il segretario di Gianfranco Fini. Tutti nel business della sanità. Finché non scoppia una lite per soldi e palazzi Daniela Di SottoNella hit parade delle intercettazioni celebri sta per balzare in testa alla classifica Daniela Di Sotto. Al confronto il ritornello sui "furbetti del quartierino" del vecchio Ricucci impallidisce. La moglie di Gianfranco Fini incide il suo hit sul nastro della Polizia di Potenza alle ore 20 del 19 aprile 2005: «Io sono andata a sbattermi il culo con Storace». Scioccato da tanta schiettezza, il pm Henry John Woodcock ha piazzato su questa frase un omissis. "L'espresso" invece la pubblica integralmente perché è significativa per capire gli affari di rilevanza pubblica di cui parlano al telefono Daniela Fini e il segretario di suo marito Francesco Proietti, detto Checchino, oggi deputato.

A differenza delle altre nove volte nelle quali la moglie e il braccio destro dell'ex vicepremier ricorrono alla stessa parola nel corso della telefonata, qui non c'è omissis che tenga. Lo "sbattimento" di Daniela con Storace ha prodotto una convenzione per la clinica della famiglia Fini. Secondo il pubblico ministero Henry John Woodcock: «Francesco Proietti e Daniela Di Sotto (nome da nubile della signora Fini, ndr) fanno esplicitamente cenno all'interessamento profuso dalla Daniela Di Sotto presso Francesco Storace - all'epoca dei fatti presidente della Regione Lazio - affinché la clinica Panigea operasse in regime di convenzione l'esecuzione di esami clinici (Tac e risonanza magnetica) particolarmente costosi». Attenzione ai tempi: la richiesta di convenzione della Panigea porta la data dell'11 febbraio, il parere favorevole della Asl è del 14, la delibera della giunta (che due mesi dopo andrà a casa) è del 18, alla faccia della burocrazia regionale.

La telefonata intercettata è dell'aprile 2005. Daniela Fini e Proietti dovrebbero brindare per i futuri incassi e invece sono infuriati perché a beneficiare della convenzione prodotta dallo "sbattimento" non saranno loro due ma il loro socio di maggioranza. Si chiama Patrizia Pescatori e non è un socio qualunque: è la cognata di Gianfranco Fini. Patrizia Pescatori ha sposato Massimo Fini, un dottore che lavora dal 1986 per la Tosinvest di Giampaolo Angelucci (il re delle cliniche finito ai domiciliari in un'altra indagine dei pm di Bari lunedì scorso). Massimo Fini è il direttore sanitario dell'Istituto San Raffaele, la struttura più importante del gruppo Tosinvest che ha ceduto alla fine degli anni Novanta a sua moglie il centro Panigea, mantenendovi una piccola quota simbolica. La società che gestisce il Panigea (Poliambulatorio Cave Srl) fatturava nel 2004, già prima di avere l'accreditamento, ben 2 milioni e 300 mila euro all'anno. Più piccola invece la seconda struttura della premiata ditta Daniela&Checchino: la Emmerre 3000 srl. Si tratta di un centro fisioterapico che ha visto esplodere il suo fatturato dai 30 mila euro del 2002 ai 540 mila del 2004. Anche in questo caso l'accreditamento è arrivato grazie alla giunta Storace. Il centro infatti lo aveva perso a causa del crack della società che ne era titolare. La Asl Roma C ha però espresso parere favorevole al trasferimento dell'accreditamento dalla fallita alla società dei Fini (MR 3000 Srl) il 14 marzo 2003.


Nonostante gli affari vadano a gonfie vele per entrambe le società, le cognate litigano e vogliono separare le loro strade. I magistrati di Potenza descrivono così la situazione: «Socio di maggioranza del poliambulatorio Panigea è Patrizia Pescatori, la quale, al fine di acquisire l'intero controllo della struttura, propone di scambiare la quota da lei posseduta in Emmerre con le quote possedute da Daniela Fini e da Francesco Proietti in Panigea». Daniela e Checchino vogliono liberarsi della cognata ma «non intendono dismettere le loro quote in Panigea, investimento che ritengono particolarmente vantaggioso. Dal 2003, pur non comparendo ufficialmente quali soci, Proietti e Daniela Fini avrebbero investito in Panigea 100 mila euro pro capite, quota il cui valore sarebbe destinato a rivalutarsi nel tempo, proprio grazie al volume d'affari generato dalle prestazioni sanitarie effettuate in regime di convenzione». A mettere zizzania tra i due rami dei Fini è proprio la convenzione. Daniela si rammarica di avere faticato tanto per portare quattrini a una società nella quale è in maggioranza la cognata: «Lo sai qual è stato il nostro errore? Quando sono andata a sbattermi con Storace bisognava fare un'altra società a cui intestare le convenzioni della risonanza e della Tac». Che fare? Vendere no. «E che, ora che diventa il pozzo di San Patrizio te la do? 'A bella...!», dice Daniela parlando della cognata.

A complicare ulteriormente le cose, secondo i pm di Potenza, arriva «un nuovo vantaggioso affare di cui Proietti è stato l'abile e occulto regista, ovvero l'acquisto, ad un'asta giudiziale, della struttura in cui è ubicata la Emmerre». Il prezzo basso per il valore effettivo dello stabile (un milione e 150 mila euro) è stato sostenuto con un mutuo da Daniela e Checchino che ora non vogliono assolutamente spartirlo con la cognata. Insomma il classico intreccio di soldi e parenti nel quale chiunque metta il dito rischia di farsi male. Saggiamente Gianfranco Fini se ne tiene alla larga. Per il pm Woodcock il leader di An è all'oscuro di tutto. Comunque in un'intercettazione Daniela dice a proposito della questione dell'immobile: «Gli ho fatto vedere il foglio a Gianfranco. Dico: "Io ho tirato fuori 'sti soldi, e a te non t'ho chiesto niente. Perché tu mi hai detto "non mi mettete più in mezzo". Ok. Però tu sappi che se tiri fuori mille lire per tuo fratello, andiamo a litigare io e te. Secondo poi, mi sono rotta il cazzo che la gente c'ha le cose quando pagano gli altri». Il culmine della tensione si tocca quando l'amministratore della Panigea, Marco Bertucci, convoca l'assemblea con la cognata senza avvertire Daniela che si infuria: «Gli ho detto: Marco, tu vai a rubare a casa dei ladri. Ricordati che l'unica università che ho conosciuto io a differenza di te, è quella della strada, hai capito?». Proietti con involontaria ma esilarante ironia corregge: «Quella del marciapiede». Lei presa dal discorso conferma sempre più arrabbiata: «Esatto. Io ho conosciuto quella di università e con quella io ti spacco il culo!».

Anche le nuove leve fanno la loro apparizione. La figlia di Gianfranco Fini sponsorizza l'amico del cuore. Mamma Daniela prima pensa a farlo assumere come portantino da Giampaolo (probabilmente Angelucci) poi Francesco Proietti tira fuori dal cilindro una soluzione: «Alle Poste. Lo posso fa piglia' subito tre mesi per tre mesi con la società interinale e poi lo faccio assumere direttamente». Ma il ragazzo inspiegabilmente rifiuta. Checchino lo chiama sorpreso: «M'ha chiamato Susan, la segretaria dell'amministratore delle Poste, Massimo Sarmi. Mi ha detto che ti hanno chiamato e tu gli hai detto che avevi un altro lavoro, è vero?». «Mica le Poste», risponde l'amico della figlia di Fini, «un'agenzia di lavoro interinale, Obiettivo Lavoro, mi ha chiamato. E io gli ho detto no che sto aspettando una chiamata per lavoro a tempo indeterminato». Il ragazzo è poco sveglio o fa il difficile. Comunque Proietti non si dà per vinto: «Richiamo per andare a parlare con l'amministratore delegato».

Per i magistrati di Potenza «non v'è dubbio che le vicende in esame, sia per ciò che riguarda la convenzione con la Regione Lazio, sia per ciò che riguarda più specificamente i rapporti societari tra Proietti e Daniela Fini, i loro prestanomi e gli altri soggetti interessati alle società impongono un particolare ulteriore approfondimento investigativo». E chissà che non si muova anche l'Antitrust. La legge sul conflitto di interessi imponeva a Daniela Fini di dichiarare le sue società per vigilare sul conflitto di interessi con il marito. A "L'espresso", risulta che abbia dichiarato solo la Davir Srl, società che ha comprato tra maggio e giugno le quote di Panigea (10 per cento) e Emmerre (44 per cento). Eppure Daniela Fini si sentiva padrona ben prima. All'amministratore che non la considerava socia di Panigea replicava: «Che cazzo vuol dire che io non ho le quote? Oh! Non ce le ho intestate, che è differente. Non è che non ce l'ho».
23/06/2006 04.03
 
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Non vi riporto nessun articolo.

Anzi, potrebbe essere che per un bel pezzo non vi riporti più nessun articolo.


Il manifesto sta passando la sua solita crisi economica.
Fate un'opera buona, compratene una copia, ogni tanto.
1,10€ e difendiamo la libertà di stampa.

Per maggiori informazioni http://www.ilmanifesto.it/ (e in particolare leggete gli articoli sul giornale del 22/06)

Vi ricordo che Il Manifesto è una cooperativa, dove dal Direttore alla Centralinista tutti prendono lo stesso stipendio - 1200€- e che sopravvive senza la pubblicità (tranne quella a associazioni "amiche)

[Modificato da astrodanzante 23/06/2006 4.06]

23/06/2006 11.18
 
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Re:

Scritto da: astrodanzante 23/06/2006 4.03
Non vi riporto nessun articolo.

Anzi, potrebbe essere che per un bel pezzo non vi riporti più nessun articolo.


Il manifesto sta passando la sua solita crisi economica.
Fate un'opera buona, compratene una copia, ogni tanto.
1,10€ e difendiamo la libertà di stampa.

Per maggiori informazioni http://www.ilmanifesto.it/ (e in particolare leggete gli articoli sul giornale del 22/06)

Vi ricordo che Il Manifesto è una cooperativa, dove dal Direttore alla Centralinista tutti prendono lo stesso stipendio - 1200€- e che sopravvive senza la pubblicità (tranne quella a associazioni "amiche)

[Modificato da astrodanzante 23/06/2006 4.06]





Non vi riporto nessun articolo.
Anzi, potrebbe essere che per un bel pezzo non vi riporti più nessun articolo.
Il manifesto sta passando la sua solita crisi economica.
Fate un'opera buona, compratene una copia, ogni tanto.
1,10€ e difendiamo la libertà di stampa.


Meraviglioso Astrodanzante in questo tuo messaggio mi sembvrava di rileggere un articolo di cuore (la rivista che faceva satira) con il titolo a tutta pagina:

PER L'AMOR DI DIO VOTATE COMUNISTA...
POTREBBE ESSERE L'ULTIMA VOLTA CHE POTETE FARLO!!

(alla nascita del PDS)
23/06/2006 11.21
 
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Le sigarette che fanno venbire il cancro costano in media 3,20.

Un giornale che fa venire voglia di pensare accetta un'offerta di 1 uero.

Qualcosa in tutto questo tempo deve essere andato storto.
23/06/2006 11.28
 
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Re:

Scritto da: WalterA 23/06/2006 11.21
....

Un giornale che fa venire voglia di pensare accetta un'offerta di 1 uero.

....


un giornale che, in genere, mi fa pensare che domani non avrò voglia di comprarlo .....




e non si dica che c'ho le mani bucate.
23/06/2006 11.51
 
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CartaCanta di Marco Travaglio da -La Repubblica-
Padri ricostituenti/2


"La legge sulla devolution è nata in una baita a Lorenzago, tra i monti del Cadore, 'tra polenta formaggi e costine di maiale'. Lo racconta il ministro leghista per le Riforme, Roberto Calderoli, che fa il resoconto delle riunioni che hanno portato alla proposta sul federalismo e sulle modifiche da apportare alla Costituzione. A dispetto della serietà del tema, ricorda l'esponente del Carroccio, la 'stesura del testo si svolse in un clima rilassato'. E
soprattutto, in un contesto spartano: un rifugio in montagna senza elettricità: 'quando calava il sole usavamo le lampade a carburo', sorride Calderoli. In quel giugno del 2003, con Giulio Tremonti e Umberto Bossi, c'erano i saggi indicati dalla maggioranza: Domenico Nania (An), Andrea Pastore (Fi) e Francesco D'Onofrio (Udc), oltre al sottosegretario Aldo Brancher (FI). E proprio quest'ultimo era incaricato di preparare da mangiare: 'Si metteva ai fornelli a fare la polenta in grossi recipienti di rame. Quando era pronta la portava in tavola con costine di maiale e formaggi. Così il clima si scaldava - ricorda Calderoli -, il vino scorreva e anche le divergenze tra di noi venivano superate facilmente. Quelle giornate hanno aperto la strada all'accordo all'interno della maggioranza che sembrava difficile da raggiungere" (Adnkronos, 2005).

(23 giugno 2006)


________________
NO DAL MOLIN
23/06/2006 11.51
 
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Re:

Scritto da: astrodanzante 23/06/2006 4.03
Non vi riporto nessun articolo.

Anzi, potrebbe essere che per un bel pezzo non vi riporti più nessun articolo.


Il manifesto sta passando la sua solita crisi economica.
Fate un'opera buona, compratene una copia, ogni tanto.
1,10€ e difendiamo la libertà di stampa.

Per maggiori informazioni http://www.ilmanifesto.it/ (e in particolare leggete gli articoli sul giornale del 22/06)

Vi ricordo che Il Manifesto è una cooperativa, dove dal Direttore alla Centralinista tutti prendono lo stesso stipendio - 1200€- e che sopravvive senza la pubblicità (tranne quella a associazioni "amiche)

[Modificato da astrodanzante 23/06/2006 4.06]




E chi può farlo faccia lo sforzo di comprare Manifesto 35(20 euro).Contribuisci alla causa e hai un documento bellissimo su 35 anni di Manifesto e di storia italiana.






__________________________________________________
Una domanda per Obama. Ci invadete spontaneamente o dobbiamo proprio rifarlo tutto, il fascismo?

*********************
La palla che lanciai giocando nel parco non è ancora scesa al suolo.
23/06/2006 15.45
 
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Re: Re:

Scritto da: mant(r)a 23/06/2006 11.28

un giornale che, in genere, mi fa pensare che domani non avrò voglia di comprarlo .....




e non si dica che c'ho le mani bucate.




per curiosità
che quotidiano leggi normalmente?
23/06/2006 15.48
 
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Re: Re: Re:

Scritto da: astrodanzante 23/06/2006 15.45



per curiosità
che quotidiano leggi normalmente?


la Repubblica
25/06/2006 21.31
 
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Re:

Scritto da: astrodanzante 23/06/2006 4.03

Vi ricordo che Il Manifesto è una cooperativa, dove dal Direttore alla Centralinista tutti prendono lo stesso stipendio - 1200€- e che sopravvive senza la pubblicità (tranne quella a associazioni "amiche)



ecco... niente crisi economiche se al manifesto accettassero di vivere in una società schifosamente capitalistica, dove la pubblicità [in quanto letame] è nutrimento e fertilizza... con le penose richieste enomiche ai lettori si chiede di finanziare la libertà di stampa o la libertà all'ottusità di stampa?

io lo leggo volentieri, ma ho la malsana abitudine di non acquistare quotidiani, come il 99.9% dei miei connazionali, rifacendomi per quanto possibile con settimanali e mensili [il quotidiano alle 2 di pomeriggio è già vecchio di 20 ore]...

e poi "Lotta comunista" costa 1 euro e offre visioni critiche socio-politico-economiche che non trovo in nessun altro giornale... almeno finchè non passano dal lato critico-descrittivo all'aspetto attivo-propositivo

[Modificato da bradiporosso 25/06/2006 21.40]



_________________________________

per ingoi [sempre più] indigesti



mi trovate, se mi volete, nel giardino

04/07/2006 15.21
 
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Vizi privati e pubbliche volgarità
di Giorgio Bocca

L'Italia delle intercettazioni telefoniche è talmente laida e plebea che ti toglie la voglia di farci su una qualsiasi morale. E questa sarebbe la modernità?


L'Italia delle intercettazioni telefoniche è talmente laida e plebea che ti toglie la voglia di farci su una qualsiasi morale. Una latrina e basta.

Sembra che l'Italia del potere e degli affari abbia totalmente rinunciato a una scuola di normale educazione, appena si sentono protetti dall'inesistente anonimato telefonico i nostri rappresentanti, la nostra crème, i nostri ricchi svaccano, si rivoltolano nel brago.

E che lo faccia il discendente di una delle più antiche case reali d'Europa non è casuale: la buona società attuale parla come Alberto Sordi, è la società italiana intera che ama stare o si rassegna a questo livello.

Il calciatore romanesco Francesco Totti è famoso in Italia non tanto per le sue imprese sportive, quanto per un libro di barzellette grevi e idiote. Il calciatore Daniele De Rossi, arrivato da Ostia, quello che spacca a gomitate la faccia degli avversari, è adorato dai tifosi e il più lodato dalla stampa sportiva che pure sa che è un impunito, uno alla Tyson, votato alla scorrettezza, alla violenza. Non lo sapeva il gentleman Marcello Lippi che era fatto così e che non sarebbe mai cambiato?

Leggendo le imprese di questa Italia, i suoi vizi, il suo linguaggio, la sua impudenza, ci si chiede dove mai sia finita la scuola famigliare che per secoli ha garantito un minimo di civiltà del paese.

Non credo che la mia famiglia potesse essere considerata bigotta o baciapile. Era una famiglia della piccola borghesia d'ordine, di risorse economiche modestissime, di cento libri, di consumi limitati con i valori della Italia monarchica, ma quanto a educazione morale, quanto a buona educazione, intransigente, inconcepibile l'uso di un linguaggio volgare, l'esibizione sessuale. Faceva scandalo una nostra cugina che faceva la ballerina, che vedemmo al Valentino di Torino su un palcoscenico.


Era una morale ipocrita, da piccoli borghesi? Certamente sì, ma più sopportabile del bordello generalizzato che ha il suo luogo nelle televisioni di Stato e private.

A leggere le intercettazioni telefoniche di principi, ministri, sottosegretari e notabili vari si ha l'impressione di un rompete le file generale, di una corsa di tutti al laido, all'illecito, al volgare.

Si è arresa anche la Chiesa: di fronte alle richieste pubblicitarie del maggiore ascolto, della clientela di massa, ha smesso di denunciare, di proibire, di regolare, ha persino lasciato che alcuni sacerdoti e membri di ordini religiosi diventassero personaggi di basso spettacolo. È riemersa una Chiesa borgiana, mondana, ipnotizzata dal piccolo schermo.

Il principe corrotto e puttaniere trova sui giornali una ospitalità che la dice lunga sul decadimento generale dei costumi e del gusto. Migliaia di pagine su conversazioni da caserma e da taverna. Per casa Savoia è una novità? Non del tutto. Il padre della patria Vittorio Emanuele II era di gusti popolari e di maniere così rozze da aver quasi sedotto la regina Vittoria.

Umberto I metteva in imbarazzo il barone Rattazzi scorreggiando sullo scalone del Quirinale quando rientravano da battute di caccia vergognose in cui avevan ucciso cento fagiani e una cinquantina di lepri. Ma ogni tanto si ricordavano anche di essere dei re, andavano a combattere a Villafranca o San Martino.

Questo loro erede non è neppure capace di stare in galera, cade dal letto a castello e nelle conversazioni con i suoi manutengoli è cento volte più villano e spudorato di loro.

L'eclisse della morale, certo, ma anche il decadimento del gusto che esso comporta. Abbiamo tutti una idea dello stato penoso, miserabile dello spettacolo televisivo. Ma pochi hanno potuto farsi un'idea di ciò che accade nelle piccole televisioni private. Lì il turpiloquio e la pornografia non hanno più limiti. È questa la modernità?

06/07/2006 12.36
 
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che ne dite ?

(ne abbiamo parlato mille volte, ma questo sembra essere un bel concentrato)

La sinistra al potere e il problema della guerra

• da La Repubblica del 4 luglio 2006, pag. 1

di John Lloyd

E’ adesso il turno della sinistra italiana di avvertire tutta la pressione di un nuovo tipo di globalizzazione, la globalizzazione della politica, degli ideali e delle decisioni da prendere sulla guerra e sulla pace. In America e in Gran Bretagna la sinistra ne ha sofferto. In Francia, Germania e Spagna le sinistre l'hanno evitata. La sinistra italiana, ora al governo, deve sperimentarla in forma acuta, ma così facendo potrebbe essere di esempio alle altre. La globalizzazione ha portato vicino a noi la sofferenza altrui. Lo ha fatto in modi diversi: quello più ovvio è tramite i nostri schermi televisivi e i giornali, dove osserviamo e leggiamo di atrocità mentre sono ancora in corso. Il modo assillante con cui lo ha fatto è tramite la nostra percezione della sicurezza: ci rendiamo progressivamente conto che né le guardie alla frontiera e neppure le armi nucleari possono garantirla, poiché ad essa attentano pericoli aventi origine in Paesi che alimentano il terrorismo o che sono talmente devastati che, del tutto indifesi, ne diventano basi essi stessi. Queste sono forme ben note di globalizzazione, ma ce n'e un'altra ancora.


Adesso possiamo sapere o informarci di tutto quello che accade nel mondo ogniqualvolta lo desideriamo. Possiamo vedere con i nostri occhi, sempre più chiaramente, che esistono movimenti che ambiscono a distruggere il nostro modo occidentale e democratico di vivere. Possiamo osservare in che modo questi movimenti dichiarano guerra prima di tutto a loro stessi con cittadini e correligionari. Siamo pertanto obbligati a considerare il mondo uno spazio politico. Ciò implica che i criteri che abbiamo applicato alla nazione debbano ora essere applicati al globo. Per la nostra coscienza, per la nostra sicurezza, per concretizzare i nostri ideali politici siamo travolti in conflitti e atrocità che non possiamo eludere più a lungo.


Il più grande conflitto di questo tipo e stato l'Iraq, causa di spaccatura nei partiti di centrosinistra americani e britannici. In entrambi i Paesi una parte del più importante partito di sinistra i Democratici statunitensi e il Partito Labour britannico è stata favorevole all'invasione dell'Iraq, mentre un'altra parte vi si è opposta. Negli Stati Uniti i Democratici hanno il lusso di essere all'opposizione e di poter discutere da lì delle loro posizioni. In Gran Bretagna il New Labour avverte la pressione del governo, che finora ha fatto si che il partito in Parlamento restasse fedele al primo Ministro Tony Blair, anche se spesso controvoglia.


In Italia la questione dell'Iraq è stata accantonata, in seguito alla decisione del governo Prodi di ritirare il contingente italiano una decisione già presa in linea di principio dall'ex governo di Silvio Berlusconi. La crisi interna di cui ora soffre riguarda l'Afghanistan, la decisione da parte di otto senatori della sinistra di votare contro il finanziamento delle truppe italiane lì dispiegate, episodio che ha costretto il governo a dipendere dai voti dei partiti di destra. E’ un inizio deludente per il mandato di D'Alema alla Farnesina. Finora il ministro italiano degli Esteri ne aveva discusso in termini diplomatici, affermando che l’Italia deve rispettare gli accordi presi con i suoi alleati per dare aiuto nella ricostruzione dell'Afghanistan e per difendere il locale governo eletto. Sicuramente questo è un ragionamento che va fatto, ma ce n'é un altro. Si tratta di un ragionamento di principio, un principio che unisce, o può unire, i democratici di tutte le opinioni e lo si rinviene in quel vecchio punto di aggregazione della sinistra che e l'internazionalismo.


Questo principio e stato ricordato nel corso di un meeting tenutosi a Roma a giugno per la presentazione del libro di Christian Rocca "Cambiare regime”. Tra i relatori provenienti dagli Stati Uniti c'erano Christopher Hitchens e Paul Berman, e dalla Gran Bretagna è arrivato il sottoscritto, ma l'incontro e stato degno di nota per la partecipazione di Adriano Sofri al suo primo convegno pubblico da quando è stato scarcerato e per quella di Piero Fassino, leader dei Ds. Nonostante siano stati contrari alla guerra in Iraq, entrambi hanno accettato la posizione internazionalista, in base alla quale laddove è possibile i tiranni debbono essere destituiti e la retorica della sinistra che ha appoggiato il cambiamento democratico in tutto il mondo dovrebbe avere le sue premesse nell'azione.


Queste cose, ovviamente, sono più facili a dirsi quando si è all'opposizione che non quando si è al governo, e sono più difficili ancora a dirsi in quei Paesi, come Italia e Germania, nei quali le costituzioni del dopoguerra vincolano tutti i partiti a opporsi a prendere parte a una guerra. Ma se ne deve discutere. E’ la stessa cosa che fece D'Alema quando da primo Ministro impegnò l'Italia a dare il suo supporto all'intervento di Stati Uniti, Regno Unito e Francia contro la Serbia per come si era comportata in Kosovo. E’ la stessa cosa che fece Joschka Fischer quando da ministro degli Esteri tedesco volle impegnare il Bundeswehr in missioni di peacekeeping in Bosnia. E’ il ragionamento in base al quale la posizione della sinistra non può
semplicemente essere pacifista, ma deve impegnarsi attivamente nelle battaglie utili a togliere dall'oppressione quanti la subiscono.


Che cosa significa questo in pratica? Certo non può significare intervenire ovunque: il governo cinese opprime chi crede in una religione (cattolici inclusi) e i dissidenti politici, ma nessun leader responsabile proporrebbe qualcosa di diverso da una pressione diplomatica. Il governo della Corea del Nord impone al suo popolo un regime stalinista e minaccia i Paesi vicini, ma il fatto di possedere armi atomiche la rende per il momento invulnerabile. (Una delle buone ragioni per invadere l'Iraq era fermare Saddam così che non potesse arrivare alla medesima posizione, cosa che egli sperava di poter fare). Significa però, prima di tutto, solidarietà e una più attiva promozione di campagne e pressioni su quei governi che palesemente rappresentano un pericolo per le loro popolazioni. Significa solidarietà con la popolazione dello Zimbabwe, che ora deve fare i conti con una carestia per le disastrose politiche di mania di grandezza del presidente Robert Mugabe. Significa discutere nel modo più serio possibile sulle alternative per il Darfur, Paese nel quale nonostante tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite e di altre, proseguono stermini e violenze di massa. E significa altresì solidarietà con gli iracheni rappresentanti dei sindacati, esponenti di sinistra e democratici appartenenti alla Scia, comunità sunnite e curde che dalle elezioni democratiche degli ultimi due anni si battono per creare un governo stabile. Anche là dove si ritirano le truppe come nel caso dell’Italia e
chiaramente imperativo per un governo di sinistra vedere in queste battaglie altrettanti sforzi utili a dare a quel Paese una politica normale, con la quale si possa affrontare e infine superare l'eredità della tirannia di Saddam. Quali che siano le motivazioni addotte dalla sinistra, le atrocità di Saddam sono state molto peggiori degli errori di George Bush e di Tony Blair e il dovere di rendere sicura la democrazia in Iraq e molto più importante che scovare un personaggio al quale imputare tutta le colpe di una cattiva politica e della mancanza di preparazione.


Dovere della sinistra, più di ogni altra cosa, e portare davanti all'elettorato le importanti problematiche del mondo, e tra le più importanti vi è questa: con l'Islam radicale ci troviamo di fronte a un movimento che è più simile al fascismo di qualsiasi altro mai visto dall'ultima guerra a oggi. E’ un movimento che anela a distruggere la democrazia o contrastarne l'affermazione, a sostituirle la legge islamica dello stigma, che vorrebbe subordinare il singolo allo Stato e lo Stato alla parola di un Profeta le cui frasi sono interpretate in modo tale da negare i diritti delle donne, da considerare nemici i non musulmani e da legittimare l’omicidio e la mutilazione allorché sono praticati da quanti si definiscono giusti.


Le tradizioni della sinistra democratica sono quelle della tolleranza, dell'eguaglianza e della giustizia. Non possono essere limitate a un solo paese. Devono invece diventare il diritto di tutti, acquisito alla nascita. Una delle ragioni per le quali la sinistra aspira al potere di governo e eliminare l'oppressione tutte le volte che può farlo.


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Georg Buchner, nella Morte di Danton , atto quarto: "Il Nulla è il Dio mondiale nascituro".
06/07/2006 12.45
 
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Ma vaffanculo!


Dovere della sinistra, più di ogni altra cosa, e portare davanti all'elettorato le importanti problematiche del mondo, e tra le più importanti vi è questa: con l'Islam radicale ci troviamo di fronte a un movimento che è più simile al fascismo di qualsiasi altro mai visto dall'ultima guerra a oggi



Che dovrebbe significare questo?

E' dovere della sinistra portare davanti all'elettorato queste posizioni dopo aver preso voti portando avanti posizioni diametralmente opposte?

Dicesi prendere per il culo i propri elettori...

(me voi popo fa parla'?)
06/07/2006 12.48
 
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Scritto da: astrodanzante 06/07/2006 12.45
Ma vaffanculo!


Dovere della sinistra, più di ogni altra cosa, e portare davanti all'elettorato le importanti problematiche del mondo, e tra le più importanti vi è questa: con l'Islam radicale ci troviamo di fronte a un movimento che è più simile al fascismo di qualsiasi altro mai visto dall'ultima guerra a oggi





E' dovere della sinistra portare davanti all'elettorato queste posizioni dopo aver preso voti portando avanti posizioni diametralmente opposte?

Dicesi prendere per il culo i propri elettori...

(me voi popo fa parla'?)



Beh, secondo me l'espressione chiave è
Islam Radicale....che può anche non voler dir nulla.

Anche perchè poi si contraddice con se stesso, quando dopo afferma che il lavoro di diplomazia deve basarsi sull'incontro con la parte di popolo che non ci sta a farsi martirizzare dall'elitè di potere teocratica/petroliera.

Ecco, il coraggio di infiltrarsi, in senso positivo, dentro le crepe del sistema "islam".
Questa cosa che il fascismo si sia reincarnato nell'islam radicale è una cosa pericolosa da dirsi e anche da pensarsi.
La sinistra, se ha capito i propri errori, deve combattere contro l'ignoranza e la semplificazione delle visioni.
Quando vengo a sapere che alcuni maghrebini sono stati arrestati assieme ad italiani, l'altra sera, sfasciando i bus delL'ataf di firenze, non mi pare proprio di intravedere una differenza cosi incredibile tra l'islam e il modo occidentale di darsi alla pazza e violenta gioia dopo le gesta italiche.
da qui,forse, si potrebbe ripartire.

Con le pinze, ma apprezzo il discorso sull'internazionalismo. Su quello si può lavorare.


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Georg Buchner, nella Morte di Danton , atto quarto: "Il Nulla è il Dio mondiale nascituro".
06/07/2006 13.00
 
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senti, ti risulta che quando la spagna decise di ritirarsi dall'iraq, aumentò il proprio contingente di stanza in afghanistan ?


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Georg Buchner, nella Morte di Danton , atto quarto: "Il Nulla è il Dio mondiale nascituro".
06/07/2006 13.02
 
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Diego io questo rovesciamento di posizioni non lo capisco.



Le tradizioni della sinistra democratica sono quelle della tolleranza, dell'eguaglianza e della giustizia. Non possono essere limitate a un solo paese. Devono invece diventare il diritto di tutti, acquisito alla nascita. Una delle ragioni per le quali la sinistra aspira al potere di governo e eliminare l'oppressione tutte le volte che può farlo.



Questo è sempre stato il mio pensiero (cft topiccone sulla guerra).


Il punto non sono i contenuti.

Il punto è che ben 3 partiti si sono presentati dietro la bandiera del pacifismo, che a me pare non sia un pensiero debole (senza se e senza ma non l'ho detto io).
Ma a pochi giorni spuntano i Se e spuntano pure i Ma.

Come la mettiamo con chi li ha votati proprio per le idee pacifisti di cui si sono fatti portatori?
"Scusate ci siamo sbagliati?"

Non stupiamoci se ne vedremo delle belle quando si parlerà di legge 30, di riforma Moratti e compagnia cantante.

Poi se abbiamo decretato che farci prendere per i fondelli è cosa buona e giusta, è un altro paio di maniche.



Scritto da: ongii 06/07/2006 13.00


senti, ti risulta che quando la spagna decise di ritirarsi dall'iraq, aumentò il proprio contingente di stanza in afghanistan ?



Sì, ma mi risulta che Zapatero non sventolava bandiere arcobaleno.

[Modificato da astrodanzante 06/07/2006 13.03]

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