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Ultimo Aggiornamento: 03/06/2010 17.06
27/03/2006 13.34
 
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Contiene Citazioni non forumist(ich)e, e anche qualche vagonata di post politici, non è proprio un articolo, ma facendo la conta è saltato fuori questo thread.

A volte mi chiedo se questo spaventoso conflitto di civiltà contro il quale io polemizzo continuamente – e non solo io – non sia alla fine un mostro marginale, confinato su qualche blog e giornalino di opinione più o meno presentabile. Una comoda sponda per argomenti che comunque rimbalzano subito da un'altra parte.
(Leonardo*, qui il post completo)

* è un blogger. Ad essere precisi uno dei primi blogger italiani, il primo che ho letto quando nemmeno sapevo che caspita fosse un blog. Ad essere parziali, uno dei (se non il) più bravi in circolazione.

[Modificato da pescetrombetta 27/03/2006 13.40]



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«partigiano, come poeta, è parola assoluta, rigettante ogni gradualità»
(Beppe Fenoglio)


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Dolores Ibarruri è orgogliosa di appartenere agli Ascolti Deplorevoli (sezione Ascolti Cervellotici)
"la presa della Bastiglia del nostro cuore bambino"
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31/03/2006 08.51
 
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Il “Diario” di Enrico Deaglio è uscito oggi con un numero dedicato a possibili brogli elettorali dovuti allo scrutinio elettronico che sarà utilizzato per la prima volta in Italia nelle elezioni politiche grazie al decreto legge del 3 gennaio 2006.
Le regioni interessate sono quattro: Lazio, Liguria, Puglia, Sardegna, per un totale di 12.680 sezioni e undici milioni di elettori.
Lo scrutinio elettronico prevede che un operatore inserisca i dati su un computer in ogni sezione, i dati vengano copiati su una chiavetta usb, le chiavi siano inserite in un computer che le invia quindi al Ministero dell'Interno.
Questa operazione, non necessaria e non richiesta da nessuno, costa 34 milioni di euro, è stata assegnata a trattativa privata per motivi di urgenza, “stante il brevissimo lasso di tempo disponibile” secondo Stanca, è stata vinta, tra le altre aziende, da Accenture, EDS e Telecom Italia.
Deaglio fa notare che il figlio del ministro dell'Interno Pisanu è partner in Accenture e che EDS è la società coinvolta nei presunti brogli elettorali in Florida nell’elezione di Bush.
Deaglio aggiunge che in caso di contestazioni ci vorrebbero mesi per confrontare il voto cartaceo con quello elettronico.
Mesi di instabilità assoluta e con un Presidente della Repubblica in uscita.

L’applicazione informatica usata per lo scrutinio elettronico è inoltre oggetto di contestazione da parte della Ales, un'azienda italiana che ne rivendica la paternità che a suo avviso le sarebbe stata sottratta dalla EDS e di cui pubblico la lettera che il suo amministratore mi ha inviato alcuni giorni fa insieme a un documento e un'intervista.

“ Gentile Beppe Grillo,
mi chiamo Antonio Puddu, sono l’amministratore di una piccola società informatica con sede in Sardegna, la Ales s.r.l. Nel 2001 abbiamo ideato una soluzione innovativa per lo “scrutinio elettronico”, che nel 2004 è stato sperimentato con la nostra collaborazione in 1500 sezioni elettorali.
Nel 2005 ci è stato “scippato” dalla EDS Italia S.p.A., una multinazionale alla quale avevamo venduto 2500 licenze per lasperimentazione del 2004.
Un mese fa abbiamo citato EDS Italia in giudizio al tribunale di Roma, chiedendo risarcimento per i danni subiti dalla mia società che ammontano a oltre 9 milioni di euro, e abbiamo diffidato il Ministero dell’Interno e il Ministero dell’Innovazione dall’usare nella prossima sperimentazione un numero di licenze che superasse le 2500 da noi vendute. Infatti per la sperimentazione in occasione delle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006 dovrebbero servirne circa 12.500. Distinti saluti”.

Antonio Puddu.

31/03/2006 16.40
 
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Dal sito di Beppe Grillo......



E' in arrivo l'uomo bionico.
I metalli che ingeriamo ci stanno trasformando in ferramenta ambulanti.
L'elenco che segue riporta alcuni metalli contenuti in prodotti che mangiamo tutti i giorni, metalli come Titanio, Cobalto, Argento.
Basta saperlo.
Come per le sigarette è sufficiente aggiungere un'etichetta
con su scritto: "Attenzione, vetro all'interno", oppure "Piombo,
Bismuto e Solfato di Bario possono produrre effetti collaterali".

L'elenco:

Pandoro Motta: Alluminio, Argento
Salatini Tiny Rold Gold
(USA): Ferro, Cromo, Nichel (cioè acciaio), Alluminio
Biscotti Offelle
Bistefani: Osmio, Ferro, Zinco, Zirconio, Silicio-Titanio
Biscotti
Galletti Barilla: Titanio, Ferro, Tungsteno
Macine Barilla: Titanio
Granetti Barilla: Ferro, Cromo
Nastrine Barilla: Ferro
Bauletto Coop:
Ferro, Cromo
Plum cake allo yogurt Giorietto Biscotti: Ferro. Cromo
Ringo Pavesi: Ferro, Cromo, Silicio, Alluminio, Titanio
Pane carasau
(I
Granai di Qui Sardegna): Ferro, Cromo
Pane ciabatta Esselunga:
Piombo,
Bismuto, Alluminio
Pane morbido a fette Barilla: Piombo,
Bismuto,
Alluminio
Paneangeli Cameo: Alluminio, Silicio
Pane Panem:
Ferro,
Nichel, Cobalto, Alluminio, Piombo, Bismuto, Manganese
Cornetto
Sanson
(cialda): Ferro, Cromo e Nichel (cioè acciaio)
Biscotto
Marachella
Sanson: Silicio, Ferro
Omogeneizzato Manzo Plasmon:
Silicio, Alluminio
Omogeneizzato Vitello e Prosciutto Plasmon: Ferro,
Solfato di Bario,
Stronzio, Ferro-Cromo, Titanio
Cacao in polvere
Lindt: Ferro, Cromo,
Nichel
Tortellini Fini: Ferro, Cromo
Hamburger
McDonald's: Argento
Mozzarella Granarolo: Ferro, Cromo, Nichel
Chewing
gum Daygum Microtech
Perfetti: Silicio (cioè vetro)
Integratore
Formula 1 (pasto
sostitutivo) Herbalife: Ferro, Titanio
Integratore
Formula 2 Herbalife:
Ferro, Cromo

I metalli elencati sono tutti sotto
forma di particelle
nano e micro-metriche (nano = dal miliardesimo al
decimilionesimo di
metro, micro = dal milionesimo al centomillesimo di
metro).
Nessuno
degli inquinanti particolati di cui sopra è
biodegradabile e, dunque,
resta dov'è per sempre.
E dov'è è un tessuto
umano.





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O ricercatore, l'estasi naturale è la migliore
31/03/2006 16.54
 
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Minchia, nelle macine [SM=g27813] le ho mangiate per anni..
in effetti ho anche fumato per anni sapendo che faceva male.. bah..








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Ma io sopravviverò
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31/03/2006 16.56
 
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Scritto da: ..kiara 31/03/2006 16.54
Minchia, nelle macine [SM=g27813] le ho mangiate per anni..
in effetti ho anche fumato per anni sapendo che faceva male.. bah..



Anche io sono pieno di TITANIO in corpo perchè le Macine le ho mangiate, e le mangio anche ora............
Praticamente è da + di vent'anni che assumo Titanio via Macine!


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Il destrosio è uno zucchero un pò amaro
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il riscaldamento centralizzato più riscalda e più conviene
03/04/2006 10.35
 
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Luxuria aggredita a Guidonia
Insulti e lancio di finocchi


ROMA - Finocchi lanciati come sassi, striscioni più che allusivi. Vladimir Luxuria, il transgender candidato di Rifondazione comunista alla Camera, racconta l'aggressione di Guidonia, un comune vicino Roma. "Era già successo ad Ardea, ma a Guidonia è stato più grave. Sono arrivata e c'erano una quindicina di uomini, tra cui Cipriani e Lombardo, ex consiglieri di Alleanza Nazionale. Hanno srotolato uno striscione con la scritta "Ieri falce e martello, oggi falce e pisello"". E non solo. "Avevano dei finocchi che ci hanno lanciato addosso. Io ho schivato per un pelo uno di questi finocchi volanti e non c'era la polizia. Le forze dell'ordine sono intervenute dopo 45 minuti".

È successo nel pomeriggio. La sera, fortunatamente, Luxuria era già a ricostruire il fatto negli studi di Canale Italia, alla trasmissione di Pierluigi Diaco. Doveva esserci un comizio a Guidonia. Comizio di Rifondazione con i due candidati del Lazio, Salvatore Bonadonna per il Senato e Luxuria per la Camera. Loro arrivano, ma una quindicina di contestatori presidia la strada. Per Bonadonna è andata così: "L'accesso è stato bloccato da squadre di fascisti, tra questi c'era anche l'ex assessore all'urbanistica Lombardo e il consigliere comunale Cipriani, tutt'e due di Alleanza Nazionale". Le forze dell'ordine ci sono, ma in quel momento non possono fermare la contestazione: sul posto infatti "si vede solo una macchina con due carabinieri", racconta gli esponenti di Prc. Bonadonna e Luxuria si attaccano al telefono, vogliono fare il loro comizio. Chiamano tre volte la Prefettura, chiedono rinforzi, per così dire. Luxuria comunque non si spaventa. I due candidati di Rifondazione scelgono di non rispondere alla provocazione. E più tardi Luxuria parla con il questore di Roma strappandogli la garanzia di una presenza delle polizia alle sue prossime iniziative.

Resta il fatto di ieri. "Vogliono turbare la campagna elettorale - contrattacca Vladimir -. E solo dopo quarantacinque minuti è arrivata la polizia. Da parte nostra abbiamo scelto di non creare disordini cercando un facile scontro. Ma è necessario garantire l'ordine pubblico". Dalle parole di Luxuria si capisce che il suo tour è segnato da piccoli e grandi episodi di questo genere. Ma questa è la prima volta che arriva la denuncia pubblica di un atto di intimidazione. Finora sul transgender sono piovute polemiche verbali: prima inserito nella categoria degli "impresentabili", poi utilizzato dal centrodestra per mettere in discussione la credibilità del centrosinistra. Ma a sorpresa era arrivato il pieno riconoscimento politico di un dirigente di An, Maurizio Gasparri. A Guidonia evidentemente non la pensano come l'ex ministro.

(30 marzo 2006)






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come puttana fragile in cerca d'occasioni
07/04/2006 00.13
 
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FottiamoCI...

BRAMO LE ROVINE AUGUSTE E GLI ARIOSI CROLLI
AMO LE MIE COLPE I GUASTI E LE PAPPAMOLLE



Eccheccazzo!!!
10/04/2006 11.51
 
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E' un po' che mi interrogo, da solo, su questo
argomento, su internet, sul prima e dopo internet.
Questo è un punto di partenza interessante, da
Repubblica...


Decifrare il vuoto del volto
La spasmodica ricerca di sé

di UMBERTO GALIMBERTI

Io un po' li capisco quanti, invitati da Repubblica a fornire per via telematica una loro fotografia per avere un'immagine degli italiani, in poche ore hanno intasato con migliaia di foto la redazione del quotidiano. Una risposta così massiccia e immediata lascia intendere una spasmodica ricerca di sé, un bisogno insopprimibile di dar forma a quel vuoto che per ciascuno di noi è il nostro volto.

A nessuno, infatti, è concessa l'immagine fedele del proprio volto. La mia vista non può vedere quel viso che sono e che mi esprime. Anche con lo specchio non raggiungo lo scopo, perché l'immagine riflessa non è sovrapponibile ma simmetrica: la destra cioè diventa la sinistra e siccome le due parti non sono perfettamente identiche, l'espressione che vedo riflessa non è la mia espressione.

Quel che la Bibbia a più riprese dice di Dio: "Non ti farai immagine alcuna" (Deuteronomio, 4, 15) può benissimo essere applicato al nostro volto, sempre al di là della sua immagine, sempre diverso. Il dramma di Narciso e la sua tragica conclusione dicono, in altra cultura e in altro modo, l'impossibilità di afferrare la nostra immagine.

La nostra immagine, infatti, è qualcosa che noi costruiamo, come lascia intendere la parola "faccia", dal latino "facies" che rinvia a "facio", verbo che dice qualcosa da costruire. È una costruzione che compiamo con lo sguardo, per cui la "faccia" è anche "viso", dal latino "visus", da cui il francese "visage" e il tedesco "Gesicht", dove evidenti sono le allusioni all'atto del vedere.

Guardando il volto di un uomo, solo una nostra supposizione ci fa ritenere che a lui siano noti i tratti che noi vediamo. In realtà per ciascuno di noi il volto è il vuoto del nostro corpo spalancato sul mondo. Forse per questo il greco "stoma" e il latino "os", oltre che "viso", significano "bocca", quindi "apertura", "voragine".

Se il mio volto è il vuoto del mio corpo non mi sorprende che così tante persone si dispongano davanti a un telefonino o a una macchina fotografica digitale per ottenere l'immagine che riempia quel vuoto. E poi, dopo averla trasferita sul computer, la manipolino per renderla verosimile all'immagine che si sono fatti di sé e che non sempre corrisponde all'immagine resa dalla fotografia, perché questa, nell'istante incontrollabile di un flash, può rubarmi un'espressione che non riconosco come mia, dopo avermi già sottratto la gestualità che tanto racconta del mio modo d'essere.

Ma anche la riproduzione fotografica e la sua pubblicazione sul giornale non placa la mia ansia che vuole riempire il vuoto del mio volto nella spasmodica ricerca della mia fisionomia, perché quel me stesso che cercavo nella fotografia mi è reso da quella cosa che vedo e che divento ogni volta che cesso di abitarmi per cogliermi nella forma dell'esteriorità. La fotografia, infatti, mi sorprende dall'esterno e mi spaventa quando, raggiungendomi impreparato, mi cede quel suo segreto che è il mio volto colto dal di fuori.

Siamo irrimediabilmente nelle mani degli altri che con il loro riconoscimento costruiscono la nostra fisionomia, che la psicologia e la filosofia chiamano "identità". Quel che siamo sono gli altri a dircelo. Ed è solo la nostra amicizia o inimicizia con gli altri a farci accettare o rifiutare quell'aspetto che noi siamo e che il nostro volto esprime come nostra assoluta impotenza.

Fotografare il nostro volto è un tentativo di reperirlo, e in questa ricerca sta forse la segreta essenza dell'uomo, che però non può essere affidata alla fotografia, ma alla risposta che ci giunge dallo sguardo dell'altro, perché, come ci ricorda Platone: "Se uno, con la parte migliore del suo occhio (la pupilla), guarda la parte migliore dell'occhio dell'altro, vede se stesso".
10/04/2006 11.57
 
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"Se uno, con la parte migliore del suo occhio (la pupilla), guarda la parte migliore dell'occhio dell'altro, vede se stesso".
Mi batte il cuore [SM=g27835]


B.

...sfuggo per un attimo al mondo della divisione ed entro nel mondo dell'unità,
dove una cosa, una creatura dice all'altra
"questo sei tu".



" Soltanto chi non ha bisogno nè di comandare nè di
ubbidire è davvero grande ".

J.W.Goethe
10/04/2006 12.55
 
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Habemus attentatum
(fonte)

Alle 3 del mattino tre molotov contro la scuola elementare e un ordigno
sopra una finestra: "Doveva esplodere all'uscita dei militari"
Treviso, bombe contro un seggio
"Una trappola per uccidere"
La rivendicazione del "Gruppo Libertario", indagini in ambito anarchico

Treviso, bombe contro un seggio
"Una trappola per uccidere"

TREVISO - Non bottiglie incendiarie destinate a fare pochi danni, ma una trappola pensata per uccidere. Le indagini sulle bottiglie incendiare lanciate intorno alle tre della prima mattina di elezioni contro un seggio a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, portano alla pista anarchica. Questa sera i carabinieri hanno fatto l'ipotesi che gli attentatori volessero attirare gli agenti della guardia di finanza di guardia al seggio in una trappola. Le tre bottiglie molotov dovevano servire a fare uscire gli agenti, l'ordigno doveva quindi esplodere per ucciderli. Secondo gli investigatori la pista della trappola è definita "molto verosimile" e le indagini si svolgono nell'ambiente anarchico locale.

L'attentato. Questa mattina al seggio le operazioni sono state regolari, ma le indagini hanno portato a una diversa considerazione del fatto avvenuto nella notte, intorno alle 3, quando contro le pareti di una scuola elementare di Vittorio Veneto, sede di un seggio elettorale sono state lanciate tre bottiglie incendiarie. Al momento, all'interno, si trovavano soltanto alcuni militari della guardia di finanza per il normale servizio d'ordine. All'esterno, però, si è poi trovata una vera e propria bomba, inesplosa, costruita artigianalmente con un tubo, riempito di pezzi di ferro, viti, bulloni, e polvere pirica. Un ordigno la cui potenza, confermano gli investigatori, poteva ferire gravemente, ma anche uccidere.

L'ordigno, che sarà analizzato dai Ris di Parma, era dotato di una miccia che però si è spenta. Questa sarebbe stata la fortuna dei due giovani militari della Guardia di Finanza, di guardia al seggio elettorale, usciti dalla scuola per verificare quanto era successo dopo gli scoppi provocati dalle tre bottiglie incendiarie lanciate poco prima. La bomba era stata lasciata sul davanzale di una finestra, lontana alcune decine di metri dal portone d'ingresso al seggio.

Le indagini. Carabinieri e polizia vogliono accertare se la pista anarchica locale - il "Gruppo Libertario" che ha firmato i volantini di rivendicazione ma non aveva mai compiuto prima atti così eclatanti - sia quella privilegiata, oppure se la matrice non possa essere nascosta in altre frange dell'eversione politica.

La rivendicazione. Qualche ora dopo l'attentato, infatti, sono stati trovati dei volantini di rivendicazione nella zona, firmati dal "Gruppo libertario" appartenente all'area anarchica. La sigla era già apparsa il 4 novembre scorso a Maserada, un comune a una decina di chilometri da Treviso. In quella occasione sul muro perimetrale di una caserma dismessa del XV Reggimento genieri di Padova, erano apparse frasi contro l'esercito. Anche in quella occasione furono lasciati dei volantini in cui si invitava la popolazione a prendersi il territorio, scacciando dall'area ogni luogo di proprietà militare.

Nei volantini lasciati oggi nel Vittoriese, da quanto è filtrato, gli attentatori oltre a sottolineare la loro rivolta contro l'esercito, hanno fatto riferimento alle istituzioni e alla politica, su varie tematiche attuali. Nel corso della giornata ci sono state numerose perquisizioni nelle case di militanti anarchici della zona, ma senza risultati.

Le reazioni. "Si sta lavorando a 360 gradi - ha detto il Questore di Treviso, Filippo Lapi - e stiamo seguendo, assieme all'arma dei carabinieri, delle ipotesi investigative". "Di sicuro nel nostro Paese non siamo scarsi a imbecilli - ha commentato l'accaduto il Governatore del Veneto Giancarlo Galan - In ogni caso episodi del genere non possono che convincere ancora di più i cittadini a andare a votare nella più assoluta tranquillità e serenità".

Per il sindaco di Vittorio Veneto Giacarlo Scottà, il lancio delle tre bottiglie incendiarie "è un episodio molto, molto strano". Scottà, che guida una maggioranza di centrodestra, si è detto stupito dell'azione che ha definito "terroristica". Per quanto riguarda le indagini, Scottà ha auspicato che qualche aiuto all'inchiesta possa anche arrivare dalle molte telecamere che coprono parte di questa città di quasi 30 mila abitanti.

(9 aprile 2006)


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Carmen bolormaa dal pc contorto (che seleziona arbitrariamente i topic che la nostra può leggere) mi chiede di riportarvi questo articolo.

Ritrovate le memorie di una giovane uccisa in guerra
Furono scoperte per caso da un militare americano
Anna Frank del Vietnam
il diario è già un bestseller

di STEFANIA DI LELLIS

Anna Frank del Vietnam
il diario è già un bestseller


LONDRA - L'hanno chiamata l'"Anna Frank del Vietnam". I suoi diari, ritrovati un anno fa da un militare americano, raccontano le speranze di una vita finita troppo in fretta, nel 1970 a 27 anni, combattendo contro l'odiato nemico yankee. Oggi quelle memorie sono diventate un bestseller, il suo paese natale le ha intitolato un ospedale e organizza addirittura giri turistici sui "suoi" luoghi. E presto saranno tradotti. L'eco della guerra arriva da una soffitta americana. Da un diario trovato in un villaggio in fiamme e poi lasciato in fondo a un baule per decenni. Porta il suono delle bombe sganciate dai soldati Usa sul Vietnam, le urla dei feriti, la rabbia e il coraggio di una dottoressa in prima linea. Dang Thuy Tram, il nome dell'autrice di quelle pagine. Un nome che fino a poco tempo fa non diceva nulla e oggi sta diventando un simbolo della memoria da una parte all'altra del Pacifico.

La donna fu uccisa durante una battaglia nel 1970, a 27 anni. Aveva trascorso i precedenti tre a curare i vietcong. Con loro in trincea. Con loro a maledire gli yankee, ma anche a criticare il partito, a piangere in silenzio, a sperare nella fine di tutto quell'inferno. Il suo diario è tornato alla luce quasi per caso un anno fa. E in Vietnam l'hanno già ribattezzata la Anna Frank nazionale, racconta il domenicale britannico The Observer. Anche se non si era dovuta nascondere, anche se non è morta in un lager. Il libro è diventato un best seller, il suo paese natale le ha intitolato un ospedale, e la provincia di Quang Ngai, dove lei aveva lavorato, organizza addirittura giri turistici sui "suoi" luoghi.

Eppure quegli appunti non sono solo una celebrazione delle glorie rosse. "Ci sono vermi e insetti che divorano l'onore del Partito", annota Dang Thuy Tram in un passaggio, sfogando la sua insofferenza contro i boss comunisti che avevano rifiutato la richiesta di tesseramento della giovane dottoressa borghese, figlia di un chirurgo e di una professoressa universitaria. "Se non annienteremo tutti quei vermi e quegli insetti, essi distruggeranno il nostro amore per il partito e il nostro credo".

La prima pagina del diario porta la data dell'8 settembre 1968: "Ho fatto un'operazione di appendicite quasi senza medicinali. Soltanto un po' di novocaina, ma quel govane soldato non ha pianto né urlato. Ha continuato a sorridere per incoraggiarmi. Guardando quel sorriso tirato sulle sue labbra inaridite, conoscendo il suo dolore, ho sofferto. Molto male, il suo stomaco era infettato, ma non per l'appendicite. Ho provato a cercare la causa per un'ora, ma non sono riuscita a capire. Gli ho accarezzato leggermente i capelli. Gli avrei voluto dire quanto pazienti come lui, che non riesco a curare, mi provochino angoscia. Come la memoria di quelli come lui non svanirà".

Accanto alla compassione e alla disperazione, l'ira. Che esplode senza freni contro gli americani quando a cadere in battaglia o a smettere di respirare nell'ospedale improvvisato è un amico. "Come suscita odio tutto questo. Siamo tutti umani, ma alcuni sono così crudeli da voler bagnare il loro albero d'oro con il sangue degli altri. Non c'è mai abbastanza per soddisfare la cupidigia e le folli ambizioni di questi demoni assetati di sangue". La storia di come il diario di Dang Thuy Tram sia uscito dall'oblio sembra un romanzo. Un ufficiale dell'intelligence Usa l'aveva trovato in Vietnam. Stava per gettarlo in un falò considerandolo un documento non interessante da trasmettere a Washington quando l'interprete lo fermò.

"Fred, non bruciarlo - disse - c'è già abbastanza fuoco in quelle pagine". Venti anni dopo l'ufficiale e suo fratello decisero di tradurre quel testo e di cercare di rintracciare la famiglia dell'autrice. Ne parlarono a un seminario dell'Archivio vietnamita della Tech Texas University e uno degli ascoltatori si impegnò a ritrovare i parenti della dottoressa. La madre di Dang Thuy Tran impiegò dieci giorni per leggere quelle pagine. Si fermava a piangere a ogni paragrafo. E ora centinaia di migliaia di vietnamiti fanno lo stesso. Presto uscirà la versione inglese del libro. Ma già gli stralci, pubblicati su internet, commuovono anche gli yankee.

10 aprile 2006)


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Arrestato Bernardo Provenzano
il padrino era a Corleone
Il boss mafioso Bernardo Provenzano è stato arrestato dalla Polizia nel Corleonese. Lo confermano il procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone ed i pm della Dda Prestipino e Marzia Sabella.


11:41 Provenzano arrestato dalla polizia
Il boss mafioso Bernardo Provenzano è stato arrestato dalla Polizia di Stato nel Corleonese. Lo confermano il procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone ed i pm della Dda Prestipino e Marzia Sabella.

11/04/2006 12.08
 
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Buongiorno
di Massimo Gramellini
massimo.gramellini@lastampa.it


11 aprile 2006
Il Cavalier per sempre


Comunque vada a finire, la vera sorpresa di queste elezioni è che l'Italia non cambia mai. O forse a essere stupefacente è solo il nostro stupore, alimentato da anni di sondaggi ed elezioni locali a senso unico. A furia di leggere e scrivere che il popolo del centrodestra non ne poteva più di Berlusconi, avevamo finito col sottovalutare un particolare decisivo: che qualsiasi nausea e delusione sarebbero sempre state inferiori alla paura procurata dal pronostico di una vittoria altrui. E quel popolo detesta i valori della sinistra e ne teme l'attuazione pratica al punto da essere disposto a turarsi ogni volta il naso, pur di non mandarla comodamente al potere.

Berlusconi non è la democrazia cristiana, ma i suoi elettori sì, e non averlo mai voluto capire è la colpa strategica dei partiti dell'Ulivo. I berluscones sono l'Italia che si sente all'opposizione dai tempi «di quel comunista di Fanfani», tranne aver sempre continuato a votare per chi stava al governo, lamentandosene. L'Italia dissimulatrice che mente agli exit polls perché non vuol far sapere in giro per chi vota: mica per vergogna, ma per disinteresse, non considerandolo un motivo particolare di orgoglio. La maggioranza silenziosa che non ha una passione speciale per la politica e se avesse un Moretti o una Guzzanti di centrodestra non andrebbe nemmeno a vederli, perché preferisce le commedie romantiche e i giochi a premi. Un fiume carsico che scorre sotto traccia per badare agli affari propri e riappare in superficie solo il giorno delle elezioni nazionali, quando bisogna sbarrare il passo ai «cattivi» che vogliono portargli via «la roba».

Sono quelli che preferiscono l'America all'Europa, le barzellette agli appelli e i libri della Fallaci a quelli di Terzani. Sullo Stato hanno idee chiare: non lo considerano un amico, ma un padrone che vogliono affamare con la riduzione delle tasse, e pazienza se all'inizio a rimetterci non saranno le autoblu dei ministri ma i servizi, perché «è come nelle diete, prima di arrivare a perdere la pancetta devi rassegnarti a dimagrire anche dove non vuoi».

L'unica speranza che l'Unione aveva di ammansirli era mettere in pista il suo finto democristiano: l'ipnotizzatore di masse variegate Walter Veltroni. Invece ha insistito col voler schierare quello vero, Romano Prodi. Ora, se c'è una categoria che gli elettori democristiani detestano con tutta l'anima sono i cattolici rossi o almeno rosè. Già il cuore piccolo borghese della democrazia cristiana era convinto che i propri voti difensivi servissero ai vertici del partito per promuovere politiche progressiste e candidati molto più a sinistra del loro elettori. Prodi rappresenta la sintesi di ciò che essi detestavano e detestano: don Camillo che va a pranzo da Peppone. Più prosaicamente, il sindacato rosso che si mette d'accordo con la Confindustria sulla pelle del ceto medio dei piccoli produttori.

Nessuno, a sinistra, ha provato sul serio a esorcizzare queste antiche paure, pensando che il fallimento del governo Berlusconi avrebbe influito sugli esiti del voto più di qualsiasi pregiudizio contrario nei loro confronti. Non è così. Non nel Nord industriale del Paese. Quello che ha eletto a suo filosofo di riferimento un commercialista, Giulio Tremonti, e almeno a parole vorrebbe riforme liberali, ma in ogni caso preferisce tenersi stretto il suo monopolista preferito che affidare la dichiarazione dei redditi agli amici del compagno Visco.

Nulla riesce a smuoverli dalle certezze dell'esperienza e il sentirsi perennemente descritti dagli intellettuali come uomini ignoranti e allergici alle regole non fa che alimentare la convinzione di essere nel giusto. Dopo dodici anni si tengono ancora stretto Berlusconi: è diventato una ossessione, ma sempre meno che per gli altri, «i comunisti».

Se aveva ragione Borges, e la democrazia perfetta è quella in cui i cittadini non ricordano come si chiama il loro presidente, l'Italia di questi anni è stata di un'imperfezione assoluta. Riesce ormai difficile persino immaginare che sia esistito un tempo in cui i giornali potevano uscire la mattina senza avere sulla prima pagina il marchio di quelle quattro sillabe, Ber-lu-sco-ni, abbinato a qualche dichiarazione dirompente: «Scendo in campo!», «Magistrati comunisti!», «Farò l'Italia come il Milan!», «Giornalisti stalinisti!», «Meno tasse per tutti!», «Bollitori di bambini maoisti!», «Sì, avete capito bene, a-bo-li-rò l'Ici!», «Chi non vota per i propri interessi è un coglione!» e ogni punto esclamativo era il profilo della sua dentatura, sorridente o digrignante a seconda del copione. Ma risulta altrettanto improbo ricordarsi un film, un libro, un monologo satirico, un'inchiesta giornalistica e finanche una conversazione privata su un oggetto politico, calcistico o televisivo che non andassero prima o poi a sbattere lì, addosso a Sua Invadenza. Lui che se fosse un elemento del creato, non sarebbe fuoco che brucia ma acqua che sommerge, occupando ogni spazio vuoto aggirabile o non ostruito da una diga.

Eppure i berluscones continuano a sopportarlo, a considerarlo uno di loro. Qualche sua bizza ha il potere di imbarazzarli, ma nessuna veramente di sconvolgerli. Lo accettano come il fratello un po' troppo disinibito che avrebbero voluto avere e, in fondo, essere. Li accomuna la stessa visione utilitaristica delle istituzioni e l'idea assolutamente rivoluzionaria che lo Stato e la politica debbano essere gestite da un padrone, proprio come le aziende. Che la democrazia non sia partecipazione diffusa e continua, ma consista nel trovare 5 minuti ogni 5 anni per andare a votare, delegando per il tempo rimanente qualcuno che abbia non solo la voglia bizzarra di occuparsene, ma anche un interesse personale nel farlo, perché «se Berlusconi non avesse le tv e tutto il resto, non avrebbe alcun tornaconto a far andare bene l'Italia, diventerebbe un politico e si metterebbe a rubare come gli altri», mi ha spiegato un idraulico romano che lo vota da una vita: immaginarlo a colloquio con un girotondino dà la misura della incomunicabilità delle due Italie che non hanno più un linguaggio di valori condivisi con cui parlarsi o almeno capirsi. Ognuna delle due addossa all'altra i mali della modernità: l'immobilismo delle gerarchie, l'impoverimento del ceto medio, la diminuzione delle garanzie, la superficialità delle emozioni, l'orgoglio dell'ignoranza, il sadismo dei reality show. Si guardano in cagnesco, mentre la barca affonda. Senza nemmeno più rendersi conto che è la stessa barca.

11/04/2006 12.21
 
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Re:

Scritto da: :Bacco: 11/04/2006 11.45
Arrestato Bernardo Provenzano



"Bernardo Provenzano comunicava con i "pizzini" per evitare di essere intercettato. Al capo indiscusso ed ex primula rossa della mafia gli investigatori della Polizia di Stato hanno infatti sequestrato i bigliettini con cui impartiva gli ordini ai suoi uomini. Nel casolare è stata anche sequestrata una macchina da scrivere."

La polizia ha sequestrato la macchina da scrivere... manco fosse un computer.





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O ricercatore, l'estasi naturale è la migliore
11/04/2006 12.22
 
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Re:

Scritto da: Giusitta 11/04/2006 12.08
Buongiorno
di Massimo Gramellini
massimo.gramellini@lastampa.it


11 aprile 2006
Il Cavalier per sempre



mi piace molto


bb
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11/04/2006 13.48
 
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sono indignata
Un gruppo di giovani studenti ha fotografato con i cellulari l'atroce morte di Nicoletta Zanchetta, una 30enne sposata che giovedì in via Manzoni, ad Asti, è caduta dal balcone di casa finendo infilzata dalle punte di una cancellata in ferro. Intervenuta immediatamente, la polizia, profondamente sconcertata, ha sequestrato ai ragazzi i telefonini, provvedendo a cancellare le raccapriccianti immagini.


Grande stupore è stato espresso dalle forze dell'ordine giunte sul posto, nel centro della città piemontese, proprio nei pressi di un complesso di scuole superiori.
"Ormai i ragazzi - ha commentato il capo della Squadra Mobile, Gianfranco Cattaneo - sembrano vivere tutto come fosse uno show, uno spettacolo e non una dolorosa realtà. I miei agenti sono rimasti colpiti da questo atteggiamento. Molte volte, inoltre, simili immagini vengono messe su siti di internet".

Nicoletta Zanchetta sarebbe rimasta vittima di una disgrazia. Le testimonianze del marito, dei vicini di casa e dei numerosi passanti farebbero escludere l'ipotesi di suicidio. Dalla ricostruzione fatta dalla squadra Mobile di Asti risulta che la donna aveva pranzato col marito e, sparecchiato il tavolo, era andata sul balcone per stendere la tovaglia.

Ma sporgendosi troppo ha perso l' equilibrio, precipitando nel vuoto dal terzo piano e finendo infilzata su una punta acuminata del cancello che le ha trapassato il torace e spaccato il cuore. I vigili del fuoco hanno recuperato il corpo e lo hanno portato nella camera mortuaria dell'ospedale. Ma nel frattempo gli studenti avevano ripreso la scena con i telefonini.

[Modificato da ..kiara 11/04/2006 13.49]









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Ma io sopravviverò
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12/04/2006 08.08
 
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Sembra fresco di stampa questo Articolo. BuonGiorno.
PASOLINI CONTRO LA TELEVISIONE.

di P. Pasolini, "Corriere della Sera", 9 dicembre 1973




Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l'adesione ai modelli imposti dal Centro, è tale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L'abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la "tolleranza" della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana. Come si è potuta esercitare tale repressione? Attraverso due rivoluzioni, interne all'organizzazione borghese: la rivoluzione delle infrastrutture e la rivoluzione del sistema d'informazioni. Le strade, la motorizzazione ecc. hanno oramai strettamente unito la periferia al Centro, abolendo ogni distanza materiale. Ma la rivoluzione del sistema d'informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l'intero paese che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un'opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè - come dicevo - i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un "uomo che consuma", ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neo-laico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane. L'antecedente ideologia voluta e imposta dal potere era, come si sa, la religione: e il cattolicesimo, infatti, era formalmente l'unico fenomeno culturale che "omologava" gli italiani. Ora esso è diventato concorrente di quel nuovo fenomeno culturale "omologatore" che è l'edonismo di massa: e, come concorrente, il nuovo potere già da qualche anno ha cominciato a liquidarlo. Non c'è infatti niente di religioso nel modello del Giovane Uomo e della Giovane Donna proposti e imposti dalla televisione. Essi sono due persone che avvalorano la vita solo attraverso i suoi Beni di consumo (e, s'intende, vanno ancora a messa la domenica: in macchina). Gli italiani hanno accettato con entusiasmo questo nuovo modello che la televisione impone loro secondo le norme della Produzione creatrice di benessere (o, meglio, di salvezza dalla miseria). Lo hanno accettato: ma sono davvero in grado di realizzarlo?

No. O lo realizzano materialmente solo in parte, diventandone la caricatura, o non riescono a realizzarlo che in misura così minima da diventarne vittime. Frustrazione o addirittura ansia nevrotica sono ormai stati d'animo collettivi. Per esempio, i sottoproletari, fino a pochi anni fa, rispettavano la cultura e non si vergognavano della propria ignoranza. Anzi, erano fieri del proprio modello popolare di analfabeti in possesso però del mistero della realtà. Guardavano con un certo disprezzo spavaldo i "figli di papà", i piccoli borghesi, da cui si dissociavano, anche quando erano costretti a servirli. Adesso, al contrario, essi cominciano a vergognarsi della propria ignoranza: hanno abiurato dal proprio modello culturale (i giovanissimi non lo ricordano neanche più, l'hanno completamente perduto), e il nuovo modello che cercano di imitare non prevede l'analfabetismo e la rozzezza. I ragazzi sottoproletari - umiliati - cancellano nella loro carta d'identità il termine del loro mestiere, per sostituirlo con la qualifica di "studente". Naturalmente, da quando hanno cominciato a vergognarsi della loro ignoranza, hanno cominciato anche a disprezzare la cultura (caratteristica piccolo borghese, che essi hanno subito acquisito per mimesi). Nel tempo stesso, il ragazzo piccolo borghese, nell'adeguarsi al modello "televisivo" - che, essendo la sua stessa classe a creare e a volere, gli è sostanzialmente naturale - diviene stranamente rozzo e infelice. Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio "uomo" che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali. La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto "mezzo tecnico", ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si concreta una mentalità che altrimenti non si saprebbe dove collocare. È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in concreto lo spirito del nuovo potere. Non c'è dubbio (lo si vede dai risultati) che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogans mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l'aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre.



ho i brividi
12/04/2006 08.23
 
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BONGIORNO

HOMO VIDENS


B.

...sfuggo per un attimo al mondo della divisione ed entro nel mondo dell'unità,
dove una cosa, una creatura dice all'altra
"questo sei tu".



" Soltanto chi non ha bisogno nè di comandare nè di
ubbidire è davvero grande ".

J.W.Goethe
12/04/2006 12.10
 
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ma questo ? [SM=g27820]:

Roma, gettate nel cassonetto
cento schede elettorali

ROMA - Circa un centinaio di schede elettorali votate, sono state gettate in uno scatolone abbandonato, insieme ad altri, vicino ad un cassonetto della spazzatura a Roma, in via Marco Decunio, quartiere Tuscolano. Gli scatoloni non erano distanti dalla scuola elementare Damiano Chiesa che ha ospitato i seggi elettorali: è molto probabile che le schede appartenessero ad uno dei seggi chiusi lunedì. Gli inquirenti non escludono che l'incidente sia la conseguenza di un macroscopico errore del presidente di seggio, complici gli addetti dell'impresa di pulizia che si occupa dell'igiene nella scuola, colpevoli di aver portato gli scatoli in strada. La Procura di Roma ha aperto un'inchiesta; presto sarà sentito il presidente del seggio a cui erano state assegnate le schede.





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come puttana fragile in cerca d'occasioni
12/04/2006 12.42
 
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Senza Berlusconi aumenteranno i salari, le pensioni, l’occupazione, gli asili nido, forse le tasse, sicuramente la noia.

jena

la stampa 12/04/06
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