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Ultimo Aggiornamento: 03/06/2010 17.06
14/03/2006 18.07
 
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Un amico e collega di master è ora a Ramallah, da mesi ormai. Potrei cedere a qualsiasi religione se potessi riabbracciarlo domani.

E' facile perdere la lucidità anche solo se c'è una una persona lontana in pericolo, immagino, o meglio, non riesco a immaginare cosa passi per la testa di chi in questo momento sta assaltando tutto quello che si trova davanti.

Ho paura


I soldati pretendono la consegna di Ahmed Saadat incarcerato
dopo aver rivendicato l'uccisione del ministro israeliano Zeevi
Assedio israeliano a Gerico
Esplode la rabbia dei miliziani
Uccisi tre palestinesi. La Farnesina: "Lasciate Gaza"
Sequestrati almeno otto stranieri. Chiuso il valico di Rafah

Assedio israeliano a Gerico
Esplode la rabbia dei miliziani
Danneggiati gli uffici di rappresentanza inglesi a Gaza

GERUSALEMME - Si alza, violenta e improvvisa, la tensione nei Territori occupati. La causa è il blitz dell'esercito israeliano contro il carcere di Gerico, mirato alla cattura del capo del Fronte popolare di liberazione della Palestina incarcerato dopo aver rivendicato l'uccisione del ministro israeliano Rehavam Zeevi. Un attacco che ha scatenato la reazione dei miliziani palestinesi: a Gaza e in alcune città della Cisgiordania ci sono stati violenti scontri con le forze dell'ordine dell'Anp e numerosi stranieri sono stati rapiti. Una situazione in cui il leader in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, ha ammonito Israele a non far del male ai detenuti del carcere di Gerico e ha chiesto alla comunità internazionale di intervenire per fermare l'attacco al carcere palestinese. Mentre altri esponenti radicali hanno minacciato di colpire duramente gli occidentali, in particolare statunitensi e britannici.

A Gaza la rabbia dei militanti palestinesi è sfociata in attacchi agli uffici europei e agli stranieri. Un numero imprecisato di persone, almeno otto, sono state sequestrate. Tra questi un operatore delle televisione coreana, una giornalista francese, un giornalista britannico e due operatrici di Medici senza Frontiere. E dalla Farnesina arriva l'invito ai nostri concittadini a lasciare la Striscia di Gaza. Al ministero degli Esteri risultano nell'area una decina di italiani, in gran parte cooperanti.

Gerico. Duri scontri sono in corso nella città della Cisgiordania fra reparti dell'esercito israeliano e agenti della polizia palestinese che tengono in custodia nel carcere cittadino il leader del Fplp Ahmed Saadat. Nello scontro a fuoco tre palestinesi (due guardie e un detenuto) sono stati uccisi, 18 i feriti. Molti i prigionieri che sono stati fermati dalle truppe israeliane. "Non ci arrendiamo - replica Saadat - Devono venire dentro e forse ci cattureranno vivi o morti. Ma noi non ci arrendiamo". E le truppe israeliane lanciano l'ultimatum ai palestinesi detenuti: "Arrendetevi o morirete sotto le rovine della prigione".

Saadat fu incarcerato anni fa, dopo aver rivendicato la paternità della uccisione del ministro israeliano Zeevi. Nei giorni scorsi la sua liberazione era stata discussa dal leader palestinese Abu Mazen con Ismail Haniye, il premier incaricato e capolista di Hamas. Abu Mazen, secondo la stampa locale, ha fatto presente che liberare Saadat significherebbe esporlo al rischio di essere catturato dagli israeliani.

Gaza. Nella Striscia è esplosa violentissima la rabbia per i fatti di Gerico. Un civile statunitense, sorpreso da miliziani armati, è stato sequestrato e la polizia palestinese è riuscita a liberarlo in pochi minuti. Sorte peggiore per almeno otto occidentali prelevati da miliziani palestinesi armati. Rapiti anche il capo della locale Croce Rossa e tre giornalisti. Tra i sequestrati ci sono anche due operatrici di Medici senza Frontiere. Mentre un miliziano del Fronte è rimasto ucciso negli scontri con la polizia palestinese. Ma il portavoce delle brigate dei martiri di al-Aqsa Abu ha avvertito: "L'incolumità dei civili statunitensi e britannici a Gaza è adesso in pericolo. Stati Uniti e Gran Bretagna di non avere onorato gli impegni presi sulla custodia di Saadat".

Ramallah. Nel frattempo reparti militari israeliani sono stati avvistati alla periferia settentrionale di Ramallah, dove militanti palestinesi hanno preso d'assalto il Centro culturale britannico. Le forze stanno dirigendosi nella zona della Muqata, il quartier generale dell'Autorità nazionale palestinese.

Chiuso il valico di Rafah. In questa situazione gli osservatori stranieri di stanza al confine con l'Egitto sono stati richiamati per motivi di sicurezza. Il valico di Rafah è stato quindi chiuso.

(14 marzo 2006)


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«partigiano, come poeta, è parola assoluta, rigettante ogni gradualità»
(Beppe Fenoglio)


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Dolores Ibarruri è orgogliosa di appartenere agli Ascolti Deplorevoli (sezione Ascolti Cervellotici)
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15/03/2006 08.46
 
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Guardate questo sondaggio su cosa il prossimo governo, qualunque esso sia, dovrebbe svolgere nei prossimi 100 giorni:
http://sondaggielettorali.it/asp/visualizza_sondaggio.asp?idsondaggio=1892

C'è qualcosa che non mi quadra.
Che ne pensate?
15/03/2006 08.54
 
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Re:

Scritto da: pescetrombetta 14/03/2006 18.07
Un amico e collega di master è ora a Ramallah, da mesi ormai. Potrei cedere a qualsiasi religione se potessi riabbracciarlo domani.

E' facile perdere la lucidità anche solo se c'è una una persona lontana in pericolo, immagino, o meglio, non riesco a immaginare cosa passi per la testa di chi in questo momento sta assaltando tutto quello che si trova davanti.

Ho paura

Il fanciullo si è fatto vivo e sta bene [SM=g27823]


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15/03/2006 09.41
 
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pfui [SM=g27817]


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lasciando perdere attese e ritorni, ho aperto gli occhi dall'orlo increspato, ho visto un'alba blu, ho visto un'alba blu

l'intelligenza sta nel chiedersi sempre serenamente se c'è la propria vita in allarme rosso e non fare finta di ridere, con autoironia non mentire mai.

Ma soprattutto: sono in intimo allineamento con il palpitante ronzio del Divino Wow
15/03/2006 10.04
 
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Re: Re:

Scritto da: pescetrombetta 15/03/2006 8.54
Il fanciullo si è fatto vivo e sta bene [SM=g27823]



So cosa hai provato.Sono felice per te(e per il tuo amico) [SM=g27838]





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Membro degli Ascolti Deplorevoli
Federica la figlia del sindaco



15/03/2006 10.34
 
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anch'io penso di sapere cosa hai provato. bene, Pesce! [SM=g27823]
15/03/2006 10.35
 
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Re:

Scritto da: astrodanzante 15/03/2006 8.46
Guardate questo sondaggio su cosa il prossimo governo, qualunque esso sia, dovrebbe svolgere nei prossimi 100 giorni:
http://sondaggielettorali.it/asp/visualizza_sondaggio.asp?idsondaggio=1892

C'è qualcosa che non mi quadra.
Che ne pensate?


che non sanno che Caspio fare ..? [SM=g27824]

[Modificato da kitaj 15/03/2006 10.35]

15/03/2006 10.42
 
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Re:

Scritto da: astrodanzante 15/03/2006 8.46
Guardate questo sondaggio su cosa il prossimo governo, qualunque esso sia, dovrebbe svolgere nei prossimi 100 giorni:
http://sondaggielettorali.it/asp/visualizza_sondaggio.asp?idsondaggio=1892

C'è qualcosa che non mi quadra.
Che ne pensate?



Faccio un esempio: dal sondaggio emergerebbe

[IMG]http://sondaggielettorali.it/asp/uploads/immaginidomande/1892_4.jpg[/IMG]

che messe in relazione con

[IMG]http://sondaggielettorali.it/asp/uploads/immaginidomande/1892_13.jpg[/IMG]

e i risultati del referendum... non mi tornano affatto.

cioè avremmo un 78% che avrebbero dovuto votare sì in un campione che non è neanche lontanamente vicino al 78% di votanti a sinistra

[Modificato da astrodanzante 15/03/2006 10.43]

16/03/2006 10.43
 
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da rockol.it
Professore finlandese canta tutto Elvis Presley in latino

Non saranno certamente molte le persone a poterlo capire perfettamente, il professor Jukka Ammondt, quando si mette a cantare "Nunc hic aut nunquam" di Elvis Presley. Anche perché la canzone è decisamente più nota col titolo di "It's now or never". Già, perché la specialità di Ammondt è quella di interpretare brani del King in pura lingua latina. Il professore, finlandese, 60 anni, docente di lingue classiche presso una università della sua nazione, si fa chiamare Roman Rocker e pare che sia davvero bravo. In seconda battuta gli piace anche fare cover di Elvis in sumero: ecco così che "don't step on my blue suede shoes" diventa "nigname siibakkeen esir kuszagingu barataggeen". Il prof, che ha pubblicato l'album "The legend lives forever in latin", lo scorso fine settimana ha partecipato ad un festival di lingua latina e dintorni in Francia.

(15 mar 2006)
16/03/2006 11.36
 
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dal corriere della sera...
È la noia l'arma letale del ragionier Prodi di MARCELLO VENEZIANI

Dov'era la politica, l'altra sera nel faccia a faccia tra Berlusconi e Prodi? Dov'erano le passioni che dividono i due schieramenti, le due Italie, con le loro diverse sensibilità sui temi della famiglia e delle coppie, dell'ordine pubblico e dell'ordine naturale, dei valori religiosi e dell'amor patrio, (...) dell'Europa e dell'Islam? Ma soprattutto dove si era cacciato Berlusconi, quello che deborda frizzante e galante nei dibattiti ed emoziona le primedonne di sinistra nei congressi americani? Berlusconi era momentaneamente assente, rispondeva il suo ragioniere. Perché di uno scontro tra ragionieri si è trattato, almeno per due terzi della trasmissione. Uno scontro frigido, ho detto a caldo, più che noioso, magari utile per conoscere un lato solitamente trascurato nei dibattiti pubblici, l'aspetto ecomonico-tributario. Ma in un faccia a faccia sulla contabilità meglio sarebbe stato Tremonti che sa trasmettere eccitazione sulle cifre. E poi non si può prescindere nel faccia a faccia tra chi guiderà il paese dal futuro, dalle strategie, dai conti con il mondo, la politica estera, l'egemonia culturale, la sicurezza, il modello Zapatero, la presenza della Chiesa, le famiglie, e via dicendo. Che sono poi i temi dove veramente si contrappongono i due schieramenti e rispecchiano le due Italie. In un incontro così ingessato da regole e domande di quel tipo, è evidente che si giocava in casa Prodi.
18/03/2006 18.04
 
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STATI UNITI
Chi ha deciso le sorti del mondo?
Con una decisione amministrativa clandestina, il voto del 2008 in California (e dunque negli Usa) è stato deciso il mese scorso. Vincerà il clan di Bush, con un broglio già pronto.

CHRIS FLOYD Giornalista americano. Il testo è tratto da «The Empire Burlesque» Le nuove macchine da voto della Es&S alla prova in Florida

Tre settimane or sono, un oscuro funzionario repubblicano dello stato di California, non eletto ma nominato dal partito, ha deciso il futuro del mondo. Questo futuro sarà - almeno per i prossimi 6-7 anni a venire - un crescente incubo di guerra, corruzione, repressione, dissesti, atrocità e terrore. E questo perché il leale apparatchik, con un tratto di penna, ha garantito la permanenza al potere della fazione militarista di George W. Bush nel 2008 e oltre. Una delle poche certezze nelle moderne faccende di politica interna statunitensi è che nessun candidato democratico può sperare di vincere la corsa alla Casa bianca senza vincere in California. Grazie al sistema da
asilo infantile dei Collegi Elettorali messo in piedi dagli Oligarchi Fondatori per tener lontana la gente di bassi natali dal votare direttamente per il presidente, la grossa sporta di voti elettorali della California è decisiva per i Democratici per superare la moltitudine di piccoli e spopolati stati che votano sempre con sicurezza per i Repubblicani. Mettere in saccoccia la California non garantisce ovviamente la vittoria democratica; ma senza la California, i conteggi elettorali mozzafiato delle taroccate elezioni del 2000 e
del 2004 non sarebbero stati neanche necessari. E dunque: la decisione del segretario di stato della California Bruce McPherson, presa in segreto e all'improvviso, di passar sopra le obiezioni avanzate dai suoi stessi esperti e di certificare come valide per uso ufficiale in tutto lo stato delle «macchine per votare» Diebold - completamente aperte all'intervento di hackers e prodotte da un'azienda privata politicamente schierata - significa molto semplicemente che per le
presidenziali del 2008 l'imbroglio è già fatto. Non ha importanza chi sarà a correre per i Democratici - Hillary Clinton, Barack Obama, John Edwards, George Clooney o Gesù Cristo vestito da Zio Sam - perché questo non farà un'unghia di differenza. La California è già perduta, la presidenza è già perduta, i Bushisti sono già in sella. I giochi
sono fatti. Risultati impressionanti Dopo che le macchine di Diebold avevano fallito miseramente in una serie di test l'anno scorso - scrive il giornalista investigativo Brad Friedman - questo McPherson aveva pensato di tenere in sospeso la loro certificazione fin quando una commissione di esperti, da lui stesso scelti uno per uno, non avesse esaminato ben bene il sistema prima di dirgli addio. La commissione ha consegnato il suo parere conclusivo il mese scorso e i risultati sono impressionanti, molto al di là dei peggiori timori del
più ardito «teorico della cospirazione». La commissione in sostanza ha trovato che le macchine Diebold sono letteralmente crivellate di curiose anomalie, «buchi» strutturali che in pratica «lasciano il completo controllo del sistema» a eventuali hackers, che dall'esterno potrebbero «cambiare i totali dei voti, modificare i rapporti, cambiare i nomi dei candidati, cambiare la competizione che si sta votando». E non basta: quel che è più importante, per fare il loro
lavoro sporco gli hackers non avrebbero bisogno di conoscere password o chiavi crittografiche, o di avere accesso ad altre parti del sistema», come ha riportato all'epoca il Los Angeles Times. «Elettori, candidati e osservatori delle elezioni non saprebbero di esser stati imbrogliati». Si potrebbe immaginare a fatica un mezzo più perfetto per truccare un'elezione. E la faccenda non richiederebbe nient'altro che un pugno di fedeli zeloti high-tech, non una larga e facilmente scopribile cospirazione. Naturalmente, dopo una simile, rovente
condanna, questo McPherson ha fatto quello che avrebbe fatto ogni funzionario cui è stata affidata la responsabilità di garantire la serietà e la credibilità delle elezioni nel suo stato: ha approvato lo scalcagnato sistema alla luce della luna, nelle ultime ore di un venerdì prima di un weekend festivo, senza nessuna discussione pubblica - addirittura senza aspettare i risultati di controllo federale in corso sui codici infestati di «cimici» delle macchine Diebold. E adesso questi aggeggi - i cui cronici «guasti» hanno fatto da protagonisti in numerose elezioni contestate degli ultimi anni e
nelle vittorie-miracolo dell'ultima ora di candidati repubblicani in giro per il paese - avranno il controllo della pentola d'oro elettorale californiana. Un buon esempio di come questo controllo effettivamente funziona può essere visto nel caso dell'Alaska. Lì, il partito democratico dello stato ha cercato lungamente di ottenere una verifica di alcuni dei risultati del 2004 «contati» dalle macchine Diebold, che avevano presentato una serie di strane anomalie - tra cui l'omaggio a George Bush di centomila voti extra che erano poi
risultati inesistenti. Dapprima, dei funzionari dello stato avevano bloccato la richiesta perché questo tipo di informazioni - il conteggio dei voti di un'elezione pubblica - era un «segreto aziendale» che apparteneva esclusivamente alla Diebold. Poi decisero che i risultati potevano in effetti essere verificati - ma solo a condizione che alla Diebold e ai funzionari repubblicani fosse consentito di «mettere le mani nei dati» prima di lasciarli verificare. Alla fine,
persino questa sporchissima trasparenza è apparsa eccessiva per gli sgranocchiatori di schede bushisti: il mese scorso, i funzionari dell'amministrazione dell'Alaska ci hanno ripensato e hanno improvvisamente dichiarato che verificare i risultati avrebbe posto un terribile ma non precisato «rischio per la sicurezza» dello stato.
Teocrazia totalitaria Le votazioni in America sono sempre più
controllate da un piccolo numero di corporations legate tra loro: Diebold, Es&S, Sequoia, tutte aziende che hanno strettissimi legami politici e finanziari con la fazione di Bush - e con altre forze oscure allo stesso tempo. Diebold e Es&S sono state entrambe finanziate dal tycoon Howard Ahmanson, che è stato anche uno dei principali fondatori del movimento cristiano «Dominionista» - un organismo che reclama apertamente una teocrazia totalitaria per l'America, con tanto di pena di morte per gli omosessuali, riduzione in schiavitù dei debitori insolventi, lapidazione per i peccatori e privazione della cittadinanza per i non credenti. Come riferisce Max
Blumenthal, questi estremisti sono stati accolti con entusiasmo come parte integrante della «base» bushista fatta di evangelici
politicizzati, i cui quadri hanno silenziosamente riempito i posti di governo negli ultimi cinque anni. E da parte sua Sequoia - le cui macchine contavoti hanno prodotto qualcosa come 100.000 «errori» in una sola contea della Florida nelle elezioni del 2004, secondo una recente verifica - è un'azienda di proprietà di una consociata del gruppo Carlyle, la holding finanziaria i cui traffici di insider e profitti di guerra hanno portato milioni di dollari di guadagno alla
famiglia Bush. E così dunque le elezioni del 2008 saranno condotte in larga misura attraverso macchine per votare totalmente aperte, programmate da partigiani dichiarati e da finanziatori di una gang spietata che ha già commesso provati brogli elettorali su larga scala per costruire le risicate «vittorie» nel 2000 e nel 2004. E allora non
ha importanza chi gareggia; non conta chi vota; non interessa quanto profondamente impopolare sia diventata la fazione di Bush con il disastro omicida dei suoi programmi militar-aziendali. Il «consenso dei governati» sarà annegato comunque nel fiume di denaro che ha comprato il processo elettorale della nazione.
20/03/2006 09.14
 
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20/03/2006 10.04
 
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Non so dove metterlo...

Vi riporto un progetto appena nato, dai propositi interessanti

Openpolis http://www.openpolis.it/wiki/index.php/Home_Page

Il loro primo lavoro http://www.voisietequi.it/
20/03/2006 11.44
 
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"Così incendieremo i Mondiali"
Summit clandestino per preparare scontri e parate
nazionalsocialiste nelle città delle partite di calcio


il tifo nazi si raduna a Braunau
I capi nella città di Hitler: "I nemici, polizia e islamici"
dal nostro inviato PAOLO BERIZZI


BRANAU (AUSTRIA) - USCIAMO alla chetichella, un po' soldati un po' carbonari, ognuno con la sua dose di violenza iniettata negli occhi. "Un-due! Un-due!" ripete una voce rotta. L'accento è inconfondibilmente veneto, il ritmo, quello ossessivo della marcia militare. L'accento è inconfondibilmente veneto, il ritmo quello ossessivo della marcia militare. Uno skin inglese, un pezzo di omone rossiccio, di quella marcia riproduce alcuni passi. Va in automatico. Gli fanno segno di fermarsi, a lui e anche all'italiano, un tipo magro magro col cranio completamente glabro e un'aquila tatuata sul collo. Nessuno deve disattendere la consegna di non dare nell'occhio. Non ora che siamo di nuovo all'aria aperta, non più protetti dalla normalità di un capannone dove si lavora il legno (la zona ne è piena).

Braunau, la Predappio nazista, è ancora circondata dalla neve. Siamo venuti qui da tutta Europa, nella città di Hitler. Per siglare un patto nazifascista per i Mondiali di calcio. Un cartello che riunisce tutte le più accese tifoserie xenofobe del vecchio continente. Il piano d'azione per incendiare Germania 2006. L'agenda di questa riunione, segretissima, di teppisti da stadio cresciuti nel culto del Fuhrer prevede il raggiungimento di un obiettivo preciso: sovvertire con mirate azioni d'attacco ogni regola di convivenza civile durante i Mondiali. Fare casino nel nome di Hitler e dell'odio razziale verso i popoli del Sud del mondo. Di quelli islamici, Turchia in testa.

"Feinde zu vernichten", nemici da distruggere. E contro la polizia, certo. Fare la guerra. Altro che condanne immediate a chi allo stadio saluterà col braccio teso (lo prevedono le norme antiviolenza decise dalle autorità tedesche). Il documento sottoscritto in questa placida cittadina al confine tra Austria e Germania è una lista della spesa che mette i brividi. Assalti premeditati contro le forze dell'ordine. Agguati ai tifosi "nemici". Parate nazifasciste. Sfoggio di bandiere con croci uncinate e celtiche (le stesse che campeggiano sugli indumenti indossati da chi ha preso parte all'assemblea), svastiche rivisitate per cercare di dribblare l'apologia, simboli delle SS, fasci littori. Cori inneggianti all'olocausto e altro repertorio canoro.
Come il sibilo inventato da certe curve inglesi e olandesi per riprodurre il suono delle camere a gas. Per chi ancora ignorasse l'esistenza di questo sibilo, c'è qui apposta un hooligan del Feyenoord. I capelli platino con la sfumatura altissima. Gli anfibi viola. Una cicatrice che gli attraversa la fronte. Sta seduto su una panca di legno accanto a un tornio. Quando arriva il momento, incalzato da un amico, emette un interminabile "sssssssssssssssssssssssss". Avrà venticinque anni. Fa impressione vederlo sorridere dopo essersi prodotto nell'esibizione; appoggiare di nuovo le labbra sottili al collo della bottiglia di birra, e infine liberare un poderoso rutto in faccia a un compagno di odio in giacca mimetica. Di birra ce ne sono casse piene. Siamo graditi ospiti degli austriaci: skinhead locali, mi dicono.

Ma forse ci sono pure austriaci di fuori. Conto le teste, non tutte rasate, che si agitano dentro il capannone. Una settantina. Folta la rappresentanza italiana. Dieci ultrà legati ai movimenti dell'estrema destra. Forza Nuova, Fronte Veneto Skin. Vengono da Roma (due di sponda giallorossa, due laziale), da Verona, Trieste, Ascoli. "Anvedi l'inglese, quello è tosto", dice un estremista capitolino. L'oggetto di tanta ammirazione è un "Blue lion" in età matura, vecchia guardia della teppaglia che segue il Chelsea di Abramovich. Ogni centimetro delle braccia, enormi e flaccide, è appaltato a tatuaggi che spaziano dai dragoni alla svastica, intervallati dai nomi degli amori calcistici e non. Braccia che si levano in aria e prendono a roteare. E' il modo in cui il titolare dei tatuaggi simboleggia il caos che dovrà essere scatenato dai diecimila tifosi inglesi (almeno la metà, secondo le stime di Scotland Yard, sono hooligans) che assisteranno all'esordio della Nazionale il 10 giugno a Francoforte contro il Paraguay.
"Bad! Bad! Bad!", grida a pieni polmoni l'uomo. Si alza in piedi, e si capisce. Da quel momento in poi, quel poco di diffidenza che si respirava all'inizio dell'incontro si scioglie in una miscela contagiosa. Una schiuma collettiva da vomitare sul mondo. "Questo i negri e gli ebrei di merda li ammazza davvero", è il commento di un giovane fascista veronese. Siamo tutti figli del fuhrer, o discepoli del Duce. I primi a tendere la mano destra, nel più solenne degli Hitler-gruss, il saluto romano tedesco, sono i fanatici dello Schalke 04 e del Bayern Monaco. Li seguono a ruota due energumeni dei Braunau Bulldogs, gli ultras del posto già protagonisti, lo scorso anno, di un truce pellegrinaggio al vicino ex campo di concentramento di Mauthausen. Le immagini della gita, fieramente registrate, finirono sul sito Internet del gruppo. In Austria fu un caso nazionale. Qui l'apologia di nazismo, così come la negazione dell'Olocausto, costituiscono reato. Dettagli ai quali nessuno dei presenti sembra attribuire la minima importanza. La pianificazione degli appuntamenti con la violenza in molte delle città che ospiteranno le partite della Coppa del Mondo: questo è ciò che importa davvero.

Adrenalina pura, sento ripetere ai miei connazionali. "Il nazismo ripartirà dalla Germania". I francesi dell'Olympique Marsiglia, in bomber verde e bretelle, sembrano agnellini. Seguono con attenzione i lavori del primo convegno dell'Internazionale nazista. Annuiscono quando i tedeschi spiegano che la polizia bisogna attaccarla lontano dagli stadi, nei luoghi meno prevedibili e dunque dove le divise sono in minoranza.
Dicono, sempre i francesi, di non avere in programma niente di particolare, loro, ma che in questi due mesi e mezzo - tanto manca al fischio d'inizio dei Mondiali - si daranno da fare perché la Francia "non faccia brutta figura agli occhi del mondo". Gli olandesi, ed è una notizia, confermano che non rinunceranno a presentarsi in Germania indossando i temuti (dalla polizia) elmetti nazisti arancioni. La Free Time Products ne ha già venduti quindicimila. Sono di plastica e sopra ci sono scritte di incitamento come "all'attacco" e "eccolo là", rivolto ai tedeschi. La cosa sembra molto divertire uno dei capi degli ultras Sur, i tifosi franchisti del Real Madrid. E' venuto in macchina dalla Spagna. Ha dormito in un ostello assieme ai francesi. Domani mattina (oggi, ndr) all'alba rientra. Di mestiere fa l'imbianchino, come il suo Hitler che a Braunau nacque nel 1889. Sono le 7 della sera. Sul tetto della falegnameria, riscaldata solo dagli odori per lo più alcolici sprigionati dai fanatici degli stadi, il sole ha smesso di battere da un po'. E' arrivato il momento di fare capolino nella campagna innevata. Qualcuno accenna il passo dell'oca affondando le suole nel fango misto alla coltre bianca. Vicino allo stadio di Braunau, in un parco giochi, i bambini si divertono sulle altalene. Su un cartello lungo la strada c'è l'immagine della mascotte dei Mondiali, il simpatico leone Goleo VI.

(20 marzo 2006) - La Repubblica online
20/03/2006 16.09
 
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ok il clima di tensione, ok prevenire... ma...
[SM=g27825]

Sms da aereo, scatta allarme terrorismo
Ma era solo uno scherzo alla moglie

TORINO - Un sms minaccioso, dal significato inquietante, inviato dal volo Alitalia Napoli-Torino, ha fatto scattare l'allarme antiterrorismo. "Se non mi senti entro un'ora e mezza guarda la tv". Poche parole, che il passeggero Claudio Urciolo, 42 anni, ha inviato a sua moglie: lei, allarmata, ha pensato subito a un attentato o una catastrofe e ha avvertito la polizia. Ma era solo uno scherzo.

L'uomo, napoletano, funzionario di una società torinese, ha scritto l'sms alla moglie poco prima che l'aereo prendesse il volo dallo scalo di Capodichino. In preda al panico, la donna ha subito avvertito la polizia dell'aeroporto, che a sua volta ha lanciato l'allarme ai colleghi di Caselle.

E' scattata quindi la procedura d'emergenza: l'aereo è stato fatto atterrare in un'area isolata, circondato dai mezzi dei vigili del fuoco e dalle forze dell'ordine che hanno portato anche dei tiratori scelti. Quando gli agenti della Polaria sono saliti sul velivolo, hanno individuato il passeggero "burlone" che aveva inviato il messaggino: l'uomo ha subito chiarito l'equivoco e ha ammesso la sua responsabilità. E' stato denunciato per procurato allarme.
La vicenda è stata ricostruita dall'Enac. "Nell'aeroporto di Torino sono immediatamente scattate le previste procedure di applicazione del piano antiterrorismo", ha riferito, "l'attivazione delle procedure ha comportato un rallentamento dell'operatività per un breve periodo". L' Enac, nell'ambito del programma nazionale di sicurezza, ha annunciato che "si riserva di attivare eventuali iniziative".

[Modificato da ..kiara 20/03/2006 16.10]









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Ma io sopravviverò
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20/03/2006 16.17
 
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Re: ok il clima di tensione, ok prevenire... ma...

Scritto da: ..kiara 20/03/2006 16.09
[SM=g27825]

Sms da aereo, scatta allarme terrorismo
Ma era solo uno scherzo alla moglie

TORINO - Un sms minaccioso, dal significato inquietante, inviato dal volo Alitalia Napoli-Torino, ha fatto scattare l'allarme antiterrorismo. "Se non mi senti entro un'ora e mezza guarda la tv". Poche parole, che il passeggero Claudio Urciolo, 42 anni, ha inviato a sua moglie: lei, allarmata, ha pensato subito a un attentato o una catastrofe e ha avvertito la polizia. Ma era solo uno scherzo.

L'uomo, napoletano, funzionario di una società torinese, ha scritto l'sms alla moglie poco prima che l'aereo prendesse il volo dallo scalo di Capodichino. In preda al panico, la donna ha subito avvertito la polizia dell'aeroporto, che a sua volta ha lanciato l'allarme ai colleghi di Caselle.

E' scattata quindi la procedura d'emergenza: l'aereo è stato fatto atterrare in un'area isolata, circondato dai mezzi dei vigili del fuoco e dalle forze dell'ordine che hanno portato anche dei tiratori scelti. Quando gli agenti della Polaria sono saliti sul velivolo, hanno individuato il passeggero "burlone" che aveva inviato il messaggino: l'uomo ha subito chiarito l'equivoco e ha ammesso la sua responsabilità. E' stato denunciato per procurato allarme.
La vicenda è stata ricostruita dall'Enac. "Nell'aeroporto di Torino sono immediatamente scattate le previste procedure di applicazione del piano antiterrorismo", ha riferito, "l'attivazione delle procedure ha comportato un rallentamento dell'operatività per un breve periodo". L' Enac, nell'ambito del programma nazionale di sicurezza, ha annunciato che "si riserva di attivare eventuali iniziative".

[Modificato da ..kiara 20/03/2006 16.10]



ahahahhahah
era successa la stessa cosa qualche tempo fa...un tizio aveva inviato un messaggio alla moglie dove diceva chiaramente che l'aereo era stato dirottato,e quella ha chiamato la polizia! [SM=g27827]:
22/03/2006 18.30
 
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GENOVA (Reuters) - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha apostrofato oggi col termine "coglione" un giovane manifestante che a Genova aveva gridato ironicamente "Viva Mangano", facendo allusione all'ex stalliere della villa di Arcore accusato di appartenere alla mafia.

Lo scambio polemico è arrivato al termine di un pomeriggio di contestazioni nel capoluogo ligure, contrassegnato da una serie di scontri tra manifestanti e forze dell'ordine, che hanno provocato il ferimento di una 17enne, ricoverata in ospedale per un trauma facciale dopo aver ricevuto un colpo di manganello in volto, secondo quanto riferito da fonti della polizia.

Mentre si recava a Palazzo Ducale dopo il comizio al Teatro Carlo Felice, Berlusconi è stato accolto dalle proteste di alcuni giovani, tenuti a distanza dalla polizia . Ma quando uno dei contestatori ha gridato "Viva Mangano! Viva Mangano!", il premier è tornato sui suoi passi e si è rivolto direttamente al giovane.

"Non ti permettere di dire cose del genere a una persona perbene come me - ha detto Berlusconi - e tu sei solo un coglione".

A Palazzo Ducale è in corso un'iniziativa elettorale con alcuni imprenditori liguri per sostenere Forza Italia in vista delle elezioni politiche del 9-10 aprile.

da qui

obbellodev'essere quel faccione sorridente che dice"coglione"!
24/03/2006 16.33
 
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sempre dal corriere della sera...
Guzzanti: «Prodi conosceva il covo di Moro» «Via Gradoli era un luogo noto al leader dell'Unione». La replica del Professore: «Insinuazioni, lo querelo»

Le presenta come «verità pazzesche» di quello che è uno dei misteri più fitti della storia d'Italia: il caso Moro. A evocare il fantasma degli anni di piombo è Paolo Guzzanti, senatore di FI e presidente della commissione Mitrokhin che svela retroscena inediti del sequestro dello statista democristiano rapito il 16 marzo 1978 e ucciso dalle Br dopo 55 giorni di prigionia. Guzzanti accusa in particolare Romano Prodi di aver taciuto, pur sapendolo, sul covo nel quale il presidente della Dc fu tenuto segregato. E subito scoppia la polemica.

Tutto nasce dall'intervista che Guzzanti rilascia a «Nessuno Tv», piattaforma Sky, dove il senatore azzurro anticipa alcuni degli elementi della prossima relazione finale della commissione che guida. Racconta Guzzanti: «Aldo Moro fu catturato con una vera e propria operazione di commando, l'unica messa in atto dopo la seconda guerra mondiale. Tutta la scorta fu assassinata ed era presente anche un tiratore scelto straniero che non fu mai preso e del quale non si è mai parlato. Moro è stato poi tenuto nascosto in un luogo, peraltro noto a Romano Prodi». Il riferimento è all'appartamento di via Gradoli, il covo utilizzato dalle Brigate rosse morettiane come quartier generale per la preparazione della strage di via Fani e il rapimento del presidente della Dc.

E' storia che il 2 aprile del '78 Prodi partecipò a una seduta spiritica in una casa di campagna di alcuni amici. Raccontò, quando fu chiamato a testimoniare davanti alla Commissione Moro, che nel corso della seduta il «piattino» utilizzato avrebbe composto la parola Gradoli. La rivelazione fu comunicata agli inquirenti che andarono a cercare Moro nel paese di Gradoli, nel Viterbese. Ma non trovarano nulla.

Alle telecamere di «Contro Adinolfi», trasmissione condotta dal giornalista di Europa Mario Adinolfi, Guzzanti ricorda l'audizione alla Mitrokhin dell'attuale leader dell'Unione: «Quando l'ho interrogato per chiedergli i motivi, in commissione, con me ha farfugliato sputacchiando. Ma poiché nessuno crede agli spiriti, alle sedute spiritiche o ai piattini che girano, sta di fatto che il professor Romano Prodi sapeva che Moro era prigioniero a via Gradoli. Disse Gradoli senza dire via: qualcuno volle capire Gradoli paese. Moro fu messo in un luogo dove gli fu organizzato una sorta di tapis roulant con documenti che entravano ed uscivano. Nel corso della prigionia scomparvero dalla cassaforte del ministro della Difesa, che mi pare fosse Ruffini, tutti i documenti militari top secret della Difesa Nord dell'Italia, che poi ricomparvero dopo la morte di Moro. Tornarono nella cassaforte del ministro della Difesa con le loro gambe. Il capo dei servizi segreti di allora, l'ammiraglio Martini, ebbe su questo punto un alterco violentissimo con il ministro della Difesa».

Conclusione di Guzzanti: «Moro fu ucciso perché non poteva essere lasciato vivo e fu il veicolo di tramite di segreti militari. Il sequestro e l'assassinio di Aldo Moro fu gestito dai servizi segreti dell'Est. Ci sono le carte. Tra due settimane andremo a Budapest perché abbiamo ricevuto documenti scritti dalla Repubblica d'Ungheria in cui è provato che moltissimi brigatisti rossi, tra cui Antonio Savasta, erano semplicemente agenti operativi della Stasi e del Kgb. Ci sono le carte, non le chiacchiere. Se uno va a vedere le direttive del Kgb, su ordine del Pcus, c'era l'indicazione di compiere nei paesi occidentali atti di terrorismo cieco, affinchè venissero scardinati i servizi di sicurezza interni di ogni singola nazione occidentale. C'era il terrorista Carlos, che era titolare di un'agenzia internazionale terroristica, e nelle carte dei paesi dell'est abbiamo trovato la certezza che è stato Carlos a far saltare il treno 904. Anche sulla strage di Bologna bisogna indagare ancora».
Parole che scatenano l'immediata reazione di Prodi che tramite il suo ufficio stampa parla di «gravissime insinuazioni» e annuncia querele contro il senatore azzurro. «Sulla questione legata al nome Gradoli, Prodi ha infatti già esaurientemente risposto in tutte le sedi giudiziarie e parlamentari in cui è stato convocato», è quanto afferma la nota dell'Ufficio stampa del leader dell'Unione. «Tornare sulla questione- prosegue il comunicato - è solo voler strumentalizzare a fini politici una vicenda dolorosa per il Paese, seminando ancora una volta dubbi, insinuazioni e bugie che già in passato sono stati verificati essere privi di qualsiasi fondamento».
24/03/2006 16.39
 
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dalla repubblica....
Dal fotoromanzo al trash
e la magia di Silvio scompare
L'opuscolo forzista 5 anni dopo: trionfa l'anonimato
di FILIPPO CECCARELLI


La rivista Berluscony Story uscita nel 1994
COME si dice in questi casi: aridatece, o meglio arispeditece Una storia italiana. Perché appena finito di sfogliare La vera storia italiana, e cioè il nuovo almanacco illustrato di propaganda berlusconiana che diversi milioni di famiglie stanno per ricevere per posta, si è colti da smarrimento, delusione e nostalgia.

Ma quale "vera storia"? Meglio quella "falsa", allora. E comunque: quanto più ricco, quanto più avvincente e curato, l'opuscolo elettorale di cinque anni fa! Si trattava anche in quel caso di una agiografia, e in 130 pagine il Cavaliere vi compariva 250 volte. Ma la novità e l'impudicizia stessa dell'operazione, l'assortimento delle pose, le foto sfolgoranti, i titoli squillanti, le testimonianze dei buoni padri salesiani, le avventure di mamma Rosa, ecco, tutto questo inaugurava o forse riportava in dote alla post-modernità l'antico genere encomiastico.

Fu a suo modo un grande colpo pubblicitario, e il miglior complimento Una storia italiana se lo conquistò quando l'allora consigliere berlusconiano Crespi volle promuoverla al rango del "fotoromanzo". Ecco: più che un sequel, questo nuovo prodotto appare un'emulazione raffazzonata e trafelatissima del precedente, con il che rientra in pompa magna nei canoni del trash.

Forse dipende dagli autori. Quelli dell'almanacco del 2001, d'altra parte, erano due autentici poeti del berlusconismo cortigiano: Sandro Bondi e Guido Possa, che per l'occasione diedero il meglio della loro arte glorificatoria a loro volta rielaborando un modello di opuscolo uscito quasi clandestinamente nel 1994 per le edizioni Trend - 3.900 lire che ogni collezionista di magagne dell'immaginario non si pentirà mai di aver speso. Berlusconi story, s'intitolava: belle foto, spesso inedite, titoli efficaci, testi a puntino.

Possa & Bondi rimpastarono quel materiale apocrifo, ma di ovvia produzione berlusconiana. L'aggiornarono, piazzando nel primo sfoglio l'immagine del Cavaliere che annusava i fiori, tolsero un po' di Veronica, aggiunsero un po' di mamma Rosa e il "fotoromanzo" era perfetto.

Si dimenticarono solo di cambiare l'oroscopo. Quello del 1994 era identico a quello del 2001, entrambi garantendo a Berlusconi transiti di Saturno nei Pesci, ma soprattutto "risultati all'impegno profuso". Nella Vera storia l'oroscopo non c'è più. In compenso a pagina 42 c'è Padre Pio, oltretutto curiosamente presentato nel sommario come uno che "ha dedicato tutta la sua esistenza allo studio della religione cattolica". Cosa c'entrerà mai, il santo di Pietrelcina, sulle pagine di un almanacco elettorale, è certo un mistero poco glorioso, a parte la santificazione sia avvenuta nel giugno del 2002, cioè sotto il governo Berlusconi. Ma pazienza.

L'opuscolo di quest'anno è anonimo. "Committente Responsabile" risulta l'amministratore di Forza Italia, Rocco Crimi. Gli indirizzi dei destinatari li ha forniti l'archivio elettronico della Postel. Oltre che poco primaverile, la foto di copertina che ritrae Berlusconi in paltò è leggermente sfocata. Per via di Luca di Montezemolo, la Ferrari alla destra del presidente è come minimo improvvida. La grafica ondeggia tra Famiglia cristiana e Nuova polizia. I contenuti - promessi come "il dietro le quinte del governo Berlusconi" - appaiono un po' confusi; l'ordine cronologico si intreccia con i temi causando ripetizioni.

Alcuni titoli suonano buffi, per esempio: "Nonostante l'11 settembre il governo continua a lavorare". E poi, paradossalmente, c'è poco Berlusconi, come se il ruolo istituzionale ne avesse incapsulato l'energia. Per via del proporzionale, gli alleati italiani non esistono proprio. Tra gli stranieri c'è parecchio Papa Ratzinger e forse troppo Putin (quattro foto). La diplomazia della pacca sulle spalle è dispiegata sul piano fotografico in forme quasi imbarazzanti con occhiate languide, abbracci, carezze e strizzate corporee tra il Cavaliere e Aznar, Schroeder e Blair.

Le biografie degli uomini di governo di Forza Italia sono a tratti grottescamente incensatorie, senza per questo mai smettere di essere noiose nella loro ufficialità. Letta è "l'infaticabile"; Martino "il ministro di pace"; la Moratti "la lady di ferro". "Se tutti i ministri sono come Pietro Lunardi - si legge - allora ben vengano". Il carattere di Micciché è "indomito"; la carriera politica di Scajola "aveva nella storia della sua famiglia tutti i segni premonitori". Tremonti "è senz'altro con Silvio Berlusconi - è specificato - la principale icona di questo governo". Del sottosegretario Bonaiuti si scrive che si è guadagnato "il plauso divertito addirittura del nuovo Pontefice, Benedetto XVI, attento osservatore delle cose italiane al quale la figura del Portavoce non era affatto sfuggita". E vai!

Scoperto è l'intento manipolatorio delle foto di Prodi (smorfia), Rutelli (occhi al cielo, quasi storti) e D'Alema (mano sulla bocca). Qui e lì alcune primizie storiche: l'assassinio di Gentile, le decimazioni nell'Armata rossa, le cattiverie di Mao e di Hitler.

Sempre sul piano delle illustrazioni dominano i laboratori di analisi, i carrelli della spesa e un sacco di soldati e poliziotti (ben 18 fotografie, con mitra, sciabole, mezzi militari). Privo del tocco mistico e magico, questo inedito berlusconismo guerriero si sposa maluccio con le immagini delle coppie e delle famiglie felici. Quasi tutti sono modelli - alcuni, si direbbe, nemmeno italiani. I cittadini ripresi sullo sfondo hanno quasi tutti il volto schermato. E proprio qui forse casca l'asino della propaganda, perché gli oscuri agiografi del berlus-trash avevano paura di renderli riconoscibili. E quindi autentici, reali, insomma veri: a differenza della Vera storia italiana che sta per arrivare nella cassetta delle lettere.

(24 marzo 2006)
24/03/2006 22.00
 
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